ll verbale interrompe la prescrizione della frode

Il processo verbale di constatazione di un reato finanziario interrompe la prescrizione della frode fiscale. La Suprema Corte, con sentenza n. 37933 del 1° ottobre 2012, ha ritenuto che il verbale di un reato finanziario, a prescindere dalla notifica al contribuente, è idoneo ad interrompere la prescrizione, anche indipendentemente dalla condizione che sia stato notificato all’interessato.

 

Attività di verifica: verbale di constatazione

La verifica fiscale si conclude con la redazione di un processo verbale di constatazione (PVC) in cui sono riportati i fatti, le violazioni contestate nonché le dichiarazioni del soggetto sottoposto a verifica fiscale. Il processo verbale di constatazione costituisce una prova documentale essenziale ai fini dell’evasione fiscale, anche nei confronti di soggetti non destinatari della verifica. Il giudice può ricorrere legittimamente al verbale redatto dalla Guardia di Finanza al fine della determinazione dell’imposta evasa come prova del reato di dichiarazione infedele nonché utilizzare l’accertamento induttivo quando le scritture contabili non sono tenute o irregolarmente tenute (Cass. 15 luglio 2011, n. 28053).Con l’istituto dell’accertamento con adesione, introdotto dal d.l. n. 112/2008, convertito dalla legge n. 133/2008, il contribuente destinatario di un processo verbale di constatazione, atto non autonomamente impugnabile, ha la facoltà di definire più velocemente la contesa mediante il ricorso all’istituto dell’adesione nonché di usufruire della riduzione delle sanzioni (1/6) e del pagamento rateizzato degli importi dovuti.

La verifica fiscale nei confronti del contribuente deve essere compiuta entra i termini previsti dalla legge e la stessa deve avvenire arrecando il minor disagio allo svolgimento dell’attività nonché alle relazioni commerciali o professionali del contribuente stesso. La permanenza degli operatori dell’amministrazione finanziaria o militari presso la sede del contribuente deve avvenire entro il termine di sessanta giorni di cui all’art. 12, c. 5, della legge n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente)1.

Relativamente ai poteri riconosciuti all’ufficio finanziario, occorre ricordare che l’art. 54, c. 5, Dpr n. 633/72, consente di procedere alla rettifica delle dichiarazioni in materia di IVA, potendo ricostruire presuntivamente l’esistenza di corrispettivi o maggiori redditi non dichiarati. attingendo dal materiale documentale informale rinvenuto durante accessi o verifiche (Cass. 15 luglio 2011, n. 28053). La giurisprudenza ha ritenuto che L’accertamento è nullo se l’amministrazione finanziaria produce in giudizio contro il contribuente soltanto uno stralcio del processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza. L’onere della prova circa la presentazione del verbale emesso dalla Guardia di Finanza incombe nel corso del giudizio all’ufficio finanziario (Cass., ord. 28 marzo 2012, n. 5020). Infatti il giudice non può sopperire all’onere probatorio che grava sul soggetto onerato, potendo solo integrare gli elementi forniti dalle parti, per cui l’art. 7 deve essere interpretato in maniera “restrittiva” ed applicato alla luce dell’art. 111 della Costituzione così come modificato dalla legge costituzionale n. 2/1999 (Cass. 17 novembre 2006, n. 24464). In tema di contenzioso tributario, l’art. 7 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, che prevede la possibile acquisizione d’ufficio di mezzi di prova, è norma eccezionale, la quale preclude al giudice di sopperire alle carenze istruttorie delle parti, sovvertendo i rispettivi oneri probatori in un processo a connotato tendenzialmente dispositivo (Cass. sez. 5, Sent. n. 14960 del 2010).

 

Il caso

A seguito della decisione del giudice penale di secondo grado il Gip aveva prosciolto in base all’art. 425 C.p.p. l’imputato dal reato di frode fiscale (art. 2 d.lgs. n. 74/2000) per avere, al fine di evadere le imposte, indicato nelle dichiarazioni annuali di imposta relative agli anni 2003 e 2004, elementi passivi…

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