Esenzione Iva per le cessioni di punti premio fra società partner

Con la risoluzione n. 101 del 26 novembre 20121, l’Agenzia delle entrate rispondendo ad un interpello presentato da una Società, ha chiarito il corretto trattamento fiscale da applicare al trasferimento dei bollini nell’ipotesi in cui un cliente richieda come premio, non un bene, ma i punti di un altro concorso.

La questione prende spunto dalla possibilità che il cliente, sulla base dei punti accumulati, decida di acquisire dei bollini di altre manifestazioni a premio. In tal caso, le Società prevedono su base contrattuale di scambiarsi i punti a fronte di un corrispettivo.

In particolare, esaminando la fattispecie concreta, la Società istante ha rappresentato di aver realizzato un programma di fedeltà attraverso il quale i clienti, sulla base dei punti accumulati e assegnati in occasione dell’acquisto dei beni commercializzati dalla medesima esponente, possono scegliere un premio all’interno di un apposito catalogo a ciò predisposto.

I clienti, oltre ai premi immediatamente fruibili, possono richiedere i punti di altre manifestazioni a premio similari a quelle progettate dall’istante e indette da Società partner della stessa.

In particolare, in forza di un accordo tra la Società istante e le partner, i punti premio di un organismo societario potranno essere trasformati in quelli di un’altra dietro pagamento di un corrispettivo (c.d. “rapporto di cambio”).

Pertanto, se il cliente della Società istante presenta i punti premio accumulati attraverso l’acquisto di prodotti commercializzati dalla medesima e, successivamente, chiede la “trasformazione” in punti premio di un altro concorso promosso da un partner, per entrare nel possesso dei punti da assegnare al proprio cliente, dovrà versare un corrispettivo per ciascun punto ricevuto.

In ogni caso, in base agli accordi intercorsi, il trasferimento dei punti tra le società partecipanti avviene a titolo oneroso.

Per quanto concerne l’inquadramento fiscale del corrispettivo, la Società istante ha chiesto all’Amministrazione finanziaria quale sia il corretto trattamento ai fini dell’Iva e dell’imposta sostitutiva del 20% prevista per le manifestazioni a premio dall’art. 19, ottavo comma, legge 449 del 1997.

 

Aspetti fiscali del “rapporto di cambio”. Le norma di riferimento

L’art. 4, c. 1, d.p.r. 430 del 2001 (Regolamento concernente la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio) prevede che “I premi messi in palio consistono in beni, servizi, sconti di prezzo e documenti di legittimazione di cui all’art. 2002 del codice civile, suscettibili di valutazione economica, assoggettati all’imposta sul valore aggiunto o alla relativa imposta sostitutiva, escluso il denaro, i titoli dei prestiti pubblici e privati, i titoli azionari, le quote di capitale societario e dei fondi comuni di investimento e le polizze di assicurazione sulla vita…”.

L’art. 2002 c.c. stabilisce che i documenti di legittimazione “servono solo a identificare l’avente diritto alla prestazione, o a consentire il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie della cessione2.

Relativamente ai documenti di legittimazione3 di cui all’art. 2002 c.c., occorre precisare che essi sono costituiti da quei titoli che, a differenza dei titoli di credito4, sono atti ad individuare l’avente diritto ad una prestazione e a facilitare la prova per la sua individuazione o a consentire il trasferimento del diritto senza l’osservanza delle forme proprie della cessione, potendosi dimostrare il diritto anche con altri mezzi di prova.

L’istante sostiene che i punti a premio non possono essere qualificati come documenti di legittimazione, secondo la definizione attribuita dall’art. 2002 c.c., ma, allo stesso tempo, ritiene che non possa essere invocato il richiamo a una delle ipotesi di esclusione richiamate nell’art. 4 citato.

A giudizio dell’istante, i punti sono qualificabili come premi in quanto suscettibili di valutazione economica, come previsto dall’art. 4 citato.

Prova è il fatto che il…

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