Omessi versamenti IVA: (oltre che per l'acconto) il 27 dicembre è l'ultimo giorno per evitare il reato penale

Come è noto, la disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, introdotta dal D.Lgs. n. 74 del 10.03.2000, ha operato un radicale rovesciamento dei principi che stavano alla base del D.L. 10.07.82 n. 429, convertito nella legge 7 agosto 1982, n. 516.

La filosofia ispiratrice del nuovo impianto penale – tributario poggia su due principi essenziali: superamento della strategia fondata sul modello dei cd. reati di pericolo e introduzione di un sistema formato da un ristretto numero di fattispecie, di natura esclusivamente delittuosa.

 

L’omesso versamento Iva

Con il D.L. n. 223 del 4 luglio 2006, convertito in legge n. 248/2006, è stato sanzionato penalmente l’omesso versamento Iva.

La nuova regola dettata dall’art. 35, c. 7, del D.L. 223/2006, va sulla scia, di fatto, delle modifiche apportate dal comma 414, dell’articolo 1, della legge n. 311/2004 per l’omesso versamento delle ritenute certificate, atteso il richiamo ad essa sia per le pene che per i limiti.

Infatti, il comma 7, dell’art. 35, del D.L. n.223/2006, al D.Lgs. n. 74/2000, dopo l’art. 10-bis ha inserito l’art. 10-ter (Omesso versamento di IVA), prevedendo che “ la disposizione di cui all’articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo”.

 

La pena

La nuova norma introdotta, avendo agganciato i nuovi reati all’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000, comporta la reclusione da sei mesi a due anni per chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo.

 

Natura del reato

Il reato ha natura dolosa e pertanto per la sussistenza della fattispecie non basta la colpa (cioè la semplice dimenticanza) essendo necessario la coscienza e volontà (dolo generico) di non versare allo Stato le somme dovute.

 

Il perfezionamento del reato

Il reato introdotto, cui all’art. 10 ter del D.Lgs. n. 74/2000, si ritiene perfezionato solo nel momento in cui il contribuente non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, di ammontare superiore a 50.000 euro: in buona sostanza, se in sede di controllo, i verificatori constatano l’omesso versamento, per un ammontare superiore a quello previsto dalla norma, il contribuente potrebbe ancora sanare l’irregolarità provvedendo al versamento entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.

 

Il 27 dicembre

Il 27 dicembre è, quindi, la data ultima per versare, al fine di evitare il reato penale (il 27, naturalmente, va versato anche l’acconto).

Infatti, eventuali pagamenti successivi, anche a seguito del ricevimento della comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate (che richiede preliminarmente i versamenti), non fanno venire meno il reato ma possono giocare solo sul versante delle attenuanti di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 74/2000.

 

Il pensiero della Corte di Cassazione

Ricordiamo che con sentenza n. 6293 del 16 febbraio 2010 (ud. del 14 gennaio 2010) la Corte di Cassazione ha avuto modo di occuparsi del reato di omesso versamento dell’Iva e del conseguente momento di consumazione del reato: la consumazione del reato di cui all’art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000 è determinata allo spirare del termine per il versamento dell’acconto (27 dicembre dell’anno solare) per il periodo d’imposta successivo. Il sequestro per equivalente risulta applicabile esclusivamente a decorrere dal 1° gennaio 2008.

 

21 dicembre 2012

Francesco…

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