Legge anticorruzione


Piano triennale anticorruzione

La Legge attribuisce alla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (Civit) il compito di redigere un Piano nazionale anticorruzione.

Sulla base delle linee guida che saranno fissate dal piano nazionale, gli enti locali elaborano un piano triennale di prevenzione della corruzione, avvalendosi, dietro richiesta, del supporto del Prefetto.

Come precisato nel comma 8 sta all’organo di indirizzo politico adottare entro il 31 gennaio di ogni anno il piano triennale di prevenzione della corruzione, curandone la trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica e alla Regione di appartenenza.

L’attività di elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione.

Il piano triennale dell’ente deve contenere la valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al rischio di corruzione e l’indicazione degli interventi organizzativi a prevenzione di tale rischio.

La mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale.

Nel comma 14 si precisa inoltre che la violazione, da parte dei dipendenti dell’amministrazione, delle misure di prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare.

 

Responsabile anticorruzione

Il comma 7 dell’articolo 1 stabilisce che gli enti locali debbano nominare un responsabile della prevenzione della corruzione, che sarà individuato, di norma, nel segretario, salva diversa e motivata determinazione.

Al responsabile è affidato il compito di presentare all’organo di indirizzo politico dell’ente una proposta di piano triennale di prevenzione alla corruzione. Una volta che il piano approvato dall’ente il responsabile è chiamato a definire procedure appropriate per selezionare e formare, con appositi corsi di legalità ed etica, i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione.

Il responsabile è altresì tenuto

a) alla verifica dell’efficace attuazione del piano e della sua idoneità, nonché a proporre la modifica dello stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell’organizzazione o nell’attività dell’amministrazione;

b) alla verifica, d’intesa con il dirigente competente, dell’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività nel cui ambito è più elevato il rischio che siano commessi reati di corruzione;

c) ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di etica e legalità.

Il responsabile è altresì tenuto ad pubblicare entro il 15 dicembre di ogni anno nel sito web dell’amministrazione una relazione recante i risultati dell’attivita’ svolta, da trasmettere anche all’organo di indirizzo politico dell’amministrazione. Nei casi in cui l’organo di indirizzo politico lo richieda o qualora il dirigente responsabile lo ritenga opportuno, quest’ultimo riferisce sull’attività.

Pesanti responsabilità sono infine imputate alla figura del responsabile anticorruzione. Ai sensi del comma 10 in caso di commissione, all’interno dell’amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, si prevede a carico del responsabile la responsabilità ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, ed anche sul piano disciplinare, oltre che per il danno erariale e all’immagine della pubblica amministrazione, salvo che non si provino tutte le seguenti circostanze:

a) la predisposizione, prima della commissione del fatto, del piano triennale anticorruzione e di aver il rispetto delle prescrizioni previste per la sua adozione e sul suo contenuto;

b) la vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del piano.

Si stabilisce che comunque la sanzione non può essere inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di un mese ad un massimo di sei mesi.

Nel comma 62 ci si preoccupa di fornire precisi parametri per la quantificazione del danno di immagine della Pubblica Amministrazione derivante dalla commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in giudicato, che si presume, salva prova contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente.

il responsabile è inoltre chiamato a rispondere (ai sensi dell’articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, nonché, per omesso controllo, sul piano disciplinare) per eventuali ripetute violazioni delle misure di prevenzione previste dal piano.

 

Revoca dei segretari

Visto il notevole appesantimento del carico di funzioni e responsabilità che graveranno sui segretari comunali nella veste di responsabili anticorruzione a loro attribuita, salvo eccezioni, dalla Legge Anticorruzione, la norma si è preoccupata di rafforzarne la posizione nell’ambito dell’ente, prevedendo che la revoca del segretario da parte del sindaco per gravi violazioni d’ufficio deve essere inviata dal Prefetto alla Civit, che si pronuncia entro 30 giorni. Decorso tale termine la revoca diventa efficace, salvo il caso in cui l’autorità rilevi il suo collegamento con l’attività di prevenzione anticorruzione.

 

Trasparenza

Ai sensi del comma 15 gli enti devono pubblicare sui propri siti web istituzionali le informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione.

Sempre sul sito web istituzionale delle devono essere pubblicati anche i bilanci e i conti consuntivi, nonché i costi unitari di realizzazione delle opere pubbliche e di produzione dei servizi erogati ai cittadini (questi ultimi redatti sulla base di uno schema tipo predisposto dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture).

Gli obblighi di pubblicazione sono incentrati sui procedimenti che manifestano sovente una maggiore predisposizione alla corruzione, ossia:

a) autorizzazione o concessione;

b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture; in particolare devono essere indicati:

  • le stazioni appaltanti sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali:

  • la struttura proponente;

  • l’oggetto del bando;

  • l’elenco degli operatori invitati a presentare offerte;

  • l’aggiudicatario;

  • l’importo di aggiudicazione;

  • i tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura; l’importo delle somme liquidate.

c) concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati;

d) concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera.

Tutte le informazioni da pubblicare sul sito istituzionale dell’ente devono inoltre essere trasmesse in via telematica alla Civit.

Le amministrazioni, qualora non lo avessero già fatto, devono, secondo quanto previsto dal comma 29, pubblicare sul proprio sito web istituzionale un indirizzo di Posta elettronica certificata (PEC), a cui il cittadino può rivolgersi per trasmettere istanzee ricevere informazioni circa i provvedimenti e i procedimenti amministrativi che lo riguardano.

Infine a carico delle amministrazioni viene posto dal comma 30 l’obbligo di rendere accessibili in ogni momento agli interessati, tramite strumenti di identificazione informatica di cui all’articolo 65, comma 1, del codice di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005 n.82, e successive modificazioni (cosiddetto Codice dell’amministrazione digitale), le informazioni relative ai provvedimenti e ai procedimenti amministrativi che li riguardano, ivi comprese quelle relative allo stato della procedura, ai relativi tempi e allo specifico ufficio competente in ogni singola fase.

Come specificato dal comma 31 l’effettiva entrata in vigore di tutte queste disposizioni di trasparenza è però demandata ad uno o più decreti del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per le materie di competenza e sentita la Conferenza unificata.

Il mancato rispetto dei suddetti obblighi di trasparenza costituisce violazione degli standard qualitativi ed economici e determina l’emergere di responsabilità dirigenziale ai sensi dell’articolo 21 del D.Lgs. n. 165/2001.

Di eventuali ritardi nell’aggiornamento dei contenuti sugli strumenti informatici saranno chiamati a rispondere i responsabili del servizio.

 

Arbitrati

La Legge nei commi 19 e seguenti delinea un quadro di maggior trasparenza anche per gli arbitrati sulle controversie derivanti dai contratti di appalto.

Il ricorso agli arbitri, infatti, va motivato e autorizzato dalla giunta. L’inclusione della clausola compromissoria, senza preventiva autorizzazione, nel bando o nell’avviso di gara ovvero, per le procedure senza bando, nell’invito, o il ricorso all’arbitrato, senza preventiva autorizzazione, sono nulli.

La nuova disciplina degli arbitrati (che si applica anche agli appalti delle società partecipate, ma che non riguarda quelli conferiti prima dell’entrata in vigore della legge) prevede che la nomina degli arbitri avvenga nel rispetto dei principi di pubblicità e di rotazione, nonché di quelli previsti dal Codice dei contratti pubblici.

Le Pubbliche amministrazioni devono nominare come arbitro preferibilmente un dirigente pubblico, prevedendone anche il compenso massimo.

Nei casi in cui non è possibile individuare l’arbitro tra i dirigenti pubblici, la Legge Anticorruzione consente la nomina di un altro soggetto, che deve però avvenire secondo le procedure del D.Lgs. n. 163/2006 e con provvedimento motivato.

 

Rispetto dei tempi procedurali

Secondo quanto stabilito nel comma 28 le amministrazioni devono organizzare un periodico monitoraggio del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la tempestiva eliminazione delle anomalie, provvedendo ad renderne consultabili i risultati sul sito web istituzionale dell’ente.

 

Enti soggetti agli obblighi

La platea dei soggetti tenuti ad applicare le disposizioni della prima parte della Legge anticorruzione è assai vasta. Secondo quanto indicato nel comma 34 le misure dei commi da 15 a 33vanno applicate, oltre che alle amministrazioni pubbliche e agli enti pubblici nazionali, anche alle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea.

 

Incarichi discrezionali

Il comma 39 vuole effettuare una ricognizione degli incarichi, al fine di garantire al meglio la separazione tra indirizzo politico e gestione; le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165, nonché le aziende e le società partecipate dallo Stato e dagli altri enti pubblici, in occasione del monitoraggio posto in essere sugli incarichi a tempo determinato ai fini dell’articolo 36, comma 3, del medesimo D.Lgs. n. 165/2001, e successive modificazioni, son tenuti a comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, per il tramite degli organismi indipendenti di valutazione, tutti i dati utili a rilevare le posizioni dirigenziali attribuite a persone, anche esterne alle pubbliche amministrazioni, individuate discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione, nonché i curricula ed i titoli dei soggetti destinatari degli incarichi in questione.

 

Conflitto di interessi

I commi 41 e 42 regolano poi le ipotesi di potenziale conflitto di interessi. Si introduce nella Legge n. 241/1990 il nuovo articolo 6-bis, in base al quale il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale. La norma codifica l’obbligo di astensione per il dipendente pubblico in conflitto di interessi e si presume renderà più agevole contestare il reato di abuso di ufficio e quindi la repressione penale a carico del funzionario pubblico infedele. Nella sua formulazione letterale l’obbligo di astenersi sembra dovere emergere in qualsiasi caso in cui sorga anche il minimo dubbio di favoritismi o di inquinamento del pubblico interesse: ciò potrebbe creare teoricamente negli enti rischi di blocco dell’attività a causa di queste obbligatorie astensioni, in particolare nelle realtà di modeste dimensioni come i piccoli comuni.

 

Incarichi a dipendenti pubblici

La Legge Anticorruzione rafforza e rende più stringenti le procedure relative all’autorizzazione di incarichi professionali ai dipendenti pubblici da parte di soggetti privati o pubblici, modificando in varie parti le norme in tema di incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi contenute nell’articolo 53 del D.Lgs. n. 165/2001.

Ogni singola amministrazione deve darsi uno specifico regolamento per la disciplina del conferimento di incarichi a dipendenti pubblici e per il rilascio delle autorizzazioni a svolgere una seconda attività per i propri dipendenti. Va precisato che l’adozione di questo regolamento è subordinata all’emanazione da parte del Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione di disposizioni regolamentari volte ad individuare, secondo criteri differenziati in rapporto alle diverse qualifiche e ruoli professionali, gli incarichi vietati ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Nel regolamento deve essere contemplata anche la nuova ipotesi di conflitto di interessi, come elemento di cui l’amministrazione deve tenere conto nel rilascio di autorizzazioni in aggiunta alla incompatibilità di diritto e di fatti ed alla tutela dell’interesse al buon funzionamento, nella individuazione delle condizioni che vietano sia il conferimento di incarichi sia l’autorizzazione a svolgerne per conto di altri soggetti. Pertanto per effetto delle modifiche introdotte il provvedimento con cui l’amministrazione di appartenenza consente al dipendente di svolgere queste attività esterne deve ora contenere l’attestazione dell’avvenuta verifica dell’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi.

La Legge Anticorruzione rafforza l’obbligo per i dipendenti e dirigenti pubblici che ricevono illegittimamente compensi erogati da altri soggetti per seconde attività svolte in modo illegittimo, ad esempio senza la prescritta autorizzazione, a versare tali somme alla propria amministrazione, prevedendo l’emergere della responsabilità erariale in caso di mancato rispetto dell’obbligo.

Si modifica l’obbligo di trasmissione in forma telematica al Dipartimento Funzione pubblica delle informazioni relative agli incarichi conferiti a dipendenti pubblici e a quelli attribuiti da altri soggetti ai propri dipendenti che hanno avuto una specifica e preventiva autorizzazione. Viene innanzitutto stabilito che l’obbligo di comunicazione va esteso anche agli incarichi conferiti in via gratuita. Si modificano poi i termini della comunicazione, prima fissati al 30 giugno di ogni anno: per effetto della modifica introdotta dalla Legge Anticorruzione l’adempimento va effettuato entro i 15 giorni successivi il conferimento degli incarichi in questione. La comunicazione dovrà contenere l’oggetto dell’incarico, i criteri con i dipendenti sono stati scelti e le misure di contenimento di questo tipo di spesa.

La linea di tutela si estende anche a un periodo di garanzia successivo all’eventuale cessazione del rapporto di lavoro con l’amministrazione pubblica. Per mezzo del nuovo comma 16-ter dell’articolo 53 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 infatti i dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle Pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attivita’ della Pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono sanzionati con la nullità ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le Pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti.

 

Risposta ad atti inammissibili, infondati o irricevibili

La formalizzazione delle decisioni delle Pubbliche amministrazioni va garantita anche in caso di istanze manifestamente irricevibili, inammissibili, improcedibili o di domande infondate: sulla base di questa ratio il comma 38 della Legge Anticorruzione stabilisce, con una modifica del comma 1 dell’articolo 2 della Legge n. 241/1990, che in tutte queste ipotesi vanno comunque prodotti provvedimenti espressi, redatti in forma semplificata, con una motivazione che può consistere in un sintetico riferimento all’elemento ritenuto risolutivo.

 

Codice etico

Il comma 44 della Legge Anticorruzione per mezzo di una nuova formulazione dell’articolo 54 del D.Lgs. n. 165/2001 impegna il Governo a definire un codice di comportamento dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni che miri ad assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico. Il Codice contiene una specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l’espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d’uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia.

Questo Codice etico, una volta varato dall’Esecutivo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale previa intesa in sede di Conferenza unificata, sarà consegnato ai singoli dipendenti, che lo sottoscriveranno all’atto dell’assunzione.

Spetterà poi alle singole amministrazioni integrare il Codice etico varato dal Governo con un proprio codice di comportamento, da adottare con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio organismo indipendente di valutazione.

Nella definizione dei propri codici di comportamento le amministrazioni si dovranno attenere a criteri, linee guida e modelli uniformi per singoli settori o tipologie di amministrazione, che saranno definiti con apposito provvedimento dalla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità’ delle amministrazioni pubbliche (Civit).

La vigilanza sull’applicazione dei codici viene affidata ai dirigenti responsabili di ciascuna struttura, alle strutture di controllo interno e agli uffici di disciplina.

Con cadenza annuale le Pubbliche amministrazioni saranno tenute ad un verifica dello stato di applicazione dei codici, provvedendo ad organizzare attività di formazione del personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi.

 

White list

La Legge Anticorruzione prevede ai commi 52 e seguenti l’istituzione di un elenco (wihite list) di soggetti che operano nei settori più a rischio e che si dimostrano non soggetti a condizionamenti di tipo mafioso. Le imprese inserite nella white list, oltre a logici benefici di immagine, potranno beneficiare di semplificazioni procedurali quali l’esclusione dagli obblighi sull’informativa antimafia.

L’elenco sarà aggiornato annualmente dal ministro dell’Interno e varrà per una serie di attività previste direttamente dalla stessa Legge anticorruzione: i trasporti in discarica e di rifiuti, quelle relative al bitume e al calcestruzzo, i noli, la fornitura di ferro, gli autotrasporti e la guardiania dei cantieri.

Le regole per la formazione e la gestione della white list, nonché per l’inclusione e la permanenza delle aziende in tale elenco, saranno dettate da uno specifico Decreto del presidente del Consiglio dei ministri da adottare 60 giorni successivi all’entrata in vigore della legge (termine ordinatorio).

La nuova disciplina della white list troverà comunque applicazione non prima di 60 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto attuativo.

 

Risoluzione dei contratti

La Legge Anticorruzione, per mezzo di una modifica apportata dal comma 58 all’articolo 135 del D.Lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), impone un forte ampliamento delle cause che impongono alle Pubbliche amministrazioni a la risoluzione dei contratti di appalto.

Viene infatti stabilito che, oltre alle ipotesi già contemplate, la sanzione è irrogata in tutti i casi in cui l’imprenditore viene condannato in via definitiva per un reato contro la Pubblica Amministrazione.

03 dicembre 2012

Dott. Marco Castellani

Dott. Fabio Federici


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