Incentivi all'esodo e termine decadenziale per il rimborso

Decorre dal momento di applicazione della ritenuta, indipendentemente dall’eventuale intervento di uno jus superveniens o di una dichiarazione di contrasto con norme comunitarie, il termine decadenziale di 48 mesi, ex art. 38 DPR 602/73, per l’esercizio dell’azione di rimborso.
Pertanto, nelle liti tributarie riguardanti il cosidetto “incentivo all’esodo”, assumere – come data di decorrenza del suindicato termine – il deposito delle sentenze della Corte di Giustizia Europea, significa incorrere nella declaratoria di tardività dell’azione.
Questa è la conclusione espressa dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 17009 del 5/10/2012 e detto esito è sicuramente rilevante per l’ ampio contenzioso oggi pendente innanzi le commissioni tributarie in relazione alle (maggiori) somme versate dai lavoratori di sesso maschile per il descritto incentivo ex art. 19, c. 4-bis, Tuir., norma prima “riletta” dalla Corte di Giustizia Europea e poi abrogata dal d.l. Bersani.
Va ricordato che tale fattispecie interessa i lavoratori infra-cinquantacinquenni di sesso maschile già congedatisi, alla data del 4/7/2006, e poi “assistiti” da due distinte decisioni della Corte di Lussemburgo, statuenti sostanzialmente l’allineamento di tale categoria al regime impositivo di favore per le colleghe lavoratrici infra-cinquantenni, ciò in conformità della “paritaria” direttiva 72/207/CEE del 9/2/76.
 
RIEPILOGO DEL QUADRO DI RIFERIMENTO
Va rammentato che, con sentenza della Corte di Giustizia CE, Sez. I, 21 luglio 2005, causa C-207/04, i giudici comunitari affermavano l’illegittimità dell’art. 19, comma 4-bis, del TUIR 917/86, norma la quale così stabiliva: “Per le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori che abbiano superato l’età di 50 anni se donne o di 55 anni se uomini, … l’imposta si applica con l’aliquota pari alla metà di quella applicata per la tassazione del trattamento di fine rapporto… “.
In proposito la Corte di Giustizia CE – vista la direttiva 72/207/CEE che impone (sotto vari profili) la parità di trattamento tra sessi – stabiliva che “Una differenza di trattamento risultante dalla tassazione con aliquota ridotta alla metà delle somme erogate in occasione dell’interruzione del rapporto di lavoro a carico dei lavoratori che hanno superato i 50 anni, se donne, e i 55 anni, se uomini, costituisce una disparità di trattamento fondata sul sesso dei lavoratori”.
 
 
Conseguentemente, giusta art. 36, c. 23 DL 223/2006 convertito, con modificazioni, nella legge 248/2006, il legislatore nazionale disponeva l’abrogazione del comma 4-bis dell’articolo 19 del TUIR 917/86 aggiungendo , però, che “La disciplina di cui al predetto comma 4-bis continua ad applicarsi con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati prima della data di entrata in vigore del presente decreto…”.
 
La norma abrogatrice veniva emanata quando, per molti contribuenti, il termine previsto dall’articolo 38 dpr 602/1973 non era spirato; la disciplina transitoria da essa introdotta veniva poi giudicata dalla Corte europea comunitariamente illegittima, in quanto protraente nel tempo gli effetti della vietata discriminazione sessuale ed in contrasto la ripetuta statuizione.
Invero, la Corte di Giustizia CE, pronunciandosi ancora in proposito il 16 gennaio 2008, chiariva ulteriormente che “Qualora sia stata accertata una discriminazione incompatibile con il diritto comunitario, finché non siano adottate misure volte a ripristinare la parità di trattamento, il giudice nazionale è tenuto a disapplicare qualsiasi disposizione discriminatoria, senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione da parte del legislatore, e …

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