Il contraddittorio azzera lo strumento presuntivo?

Con sentenza n. 19866 del 14 novembre 2012 (ud. 26 settembre 2012) la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi di parametri.

 

Il processo

La CTR della Puglia, in accoglimento dell’atto di appello di M.V., architetto libero professionista, ha dichiarato l’illegittimità di un avviso di accertamento col quale, relativamente all’anno 1996, in applicazione dei parametri stabiliti dalla L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3, c. 184, erano stati rettificati i compensi dichiarati ai fini delle imposte dirette e dell’Iva, rilevando, fra l’altro, che gli stessi non potevano costituire – in quanto tali – elementi sufficienti a motivare l’accertamento, dovendosi considerare alla stregua di semplici indizi, suscettibili di generare presunzioni aventi la caratteristica della gravità, precisione e concordanza soltanto ove assistiti da altri elementi; e nel caso di specie l’accertamento era stato basato soltanto sul riscontrato scostamento dai parametri, mentre era mancata ogni spiegazione della affermata inattendibilità dei valori e dei costi dichiarati, ed era mancato il confronto con altri elementi specifici certi, idonei a far ritenere non veritieri i valori esposti nelle dichiarazioni.

 

La sentenza

La Corte dà avvio al proprio ragionamento decisorio richiamando le pronunce a sezioni unite le quali, “componendo le anteriori divaricazioni giurisprudenziali sul tema, hanno difatti chiarito che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sè considerati (meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività), ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento (sez. un. n. 26635/2009)”.

Ove, invece, il contribuente non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, rimanendo inerte, “il contribuente assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l’ufficio può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli standards, dando conto dell’impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito; e il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all’invito medesimo. Per cui quel che da sostanza all’accertamento mediante l’applicazione dei parametri è il contraddittorio con il contribuente, dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell’impresa la presunzione indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato”.

Nel caso di specie è acclarato che “l’invito al contraddittorio non era stato eluso. Cosicchè l’avviso di accertamento non poteva esaurirsi nel mero rilievo del riscontrato scostamento dai parametri, ma doveva essere integrato (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali erano state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, in quanto era da questo più complesso quadro che potevano emergere la gravità, la precisione e la concordanza attribuibili alla presunzione basata sui parametri, e la giustificabilità di un onere della prova contraria”.

 

Brevi riflessioni

Si susseguono gli interventi della Corte di Cassazione in materia di strumenti presuntivi. In quest’ultimo intervento, la Corte richiama, innanzitutto, le sentenze a SS.UU. del 2009, secondo cui la procedura di accertamento standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sè considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio, esito che deve far parte e condiziona la motivazione dell’accertamento.

Nel caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte emerge che il contraddittorio endoprocedimentale con esito…

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