I reati tributari - parte XIII

Premessa

Prosegue anche questo mese l’illustrazione delle sentenze che hanno per oggetto i reati tributari.

Teniamo a precisare che, a seguito di numerose richieste, nella puntata di oggi – e per alcune a seguire –  non si riporta la semplice massime della sentenza, ma, più analiticamente, degli estratti dal contenuto integrale di esse.

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La falsa fatturazione nel contratto di leasing

Ove venga posta in essere una sovrafatturazione, il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false non sussiste se la falsa fatturazione ha luogo tra il cedente e la società di leasing, nonostante quest’ultima, proprio per effetto del leasing, fatturi all’utilizzatore il relativo canone.

I rapporti tra cedente ed utilizzatore, quindi “tra soggetti non coinvolti direttamente in quelle operazioni che hanno dato luogo alla emissione delle fatture”, non possono inficiare un dato pacifico quale il fatto che le fatture emesse dalla società di leasing non contenevano alcun dato fittizio, corrispondendo i canoni pagati a quelli indicati in fattura.

Inoltre, la restituzione di una parte del prezzo dal cedente all’utilizzatore comporta una riduzione dell’imponibile, ipotesi disciplinata dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 26, comma 2, con  la  conseguenza che l’utilizzatore della fattura avrebbe dovuto apportare una  rettifica  della  dichiarazione, portandosi in detrazione una minore IVA.  Può  “eventualmente  ravvisarsi nei confronti dell’utilizzatore della fattura, allorché si  accerti  la  non inerenza della stessa ovvero della prestazione ad essa relativa, le  diverse ipotesi di reato della dichiarazione  fraudolenta  mediante  altri  artifici (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 3) o della dichiarazione infedele (art.  4  del medesimo D.Lgs.”); ipotesi  queste,  però,  non configurabili nel caso di specie per mancato  superamento  della  soglia  di punibilità.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 45056/2010)

 

Soggetto responsabile per l’omessa dichiarazione e soglia di punibilità

E’ da confermare l’assoluzione del rappresentante legale di una società dall’accusa di omessa presentazione, per un triennio, delle dichiarazioni annuali Iva; i giudici di merito avevano fondato l’assoluzione sull’assunzione di responsabilità da parte del commercialista incaricato di tenere la contabilità aziendale e sul mancato superamento della soglia di punibilità.

A parere del ricorrente (Procuratore Generale presso la Corte d’Appello) la sentenza impugnata è affetta da vizio di motivazione apparendo del tutto illogico che una persona in buona fede circa la mancata presentazione della dichiarazione annuale per più annualità non avesse consapevolezza quanto meno del mancato versamento dell’imposta dovuta, il cui ammontare si collocava ogni anno nell’ordine di alcune decine di migliaia di Euro. In altre parole, si contestava l’operato del giudice di merito nella parte in cui escludeva l’esistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie in questione, ovvero del dolo specifico di evasione.

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, tuttavia, si limita a sottolineare la mancanza di prova certa in ordine al superamento della soglia di punibilità. Non appare corretto, dunque desumere dal caso di specie il principio di diritto che sancisce l’esclusione della responsabilità del contribuente nel caso in  cui l’omessa presentazione della dichiarazione sia imputabile esclusivamente al professionista incaricato di tenere la contabilità; principio che, peraltro, in ragione della necessità dell’elemento soggettivo del dolo specifico di evasione, sarebbe da condividere.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1806/2011)

 

Dichiarazione relativa al periodo prefallimentare

Spetta al fallito presentare la dichiarazione dei redditi per i periodi d’imposta anteriori al fallimento, mentre il curatore deve presentare quelle successive alla dichiarazione di fallimento, comprese quelle relative al periodo di imposta…

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