I principi fissati dalla Cassazione sulle dichiarazioni di terzi

Con sentenza n. 21813 del 5 dicembre 2012 (ud. 29 ottobre 2012) la Corte di Cassazione ha fissato una serie di principi in ordine al valore delle dichiarazioni di terzi, che qui di seguito indichiamo.

Nel processotributario, le dichiarazioni del terzo, acquisite dalla G.d.F. e trasfuse nel p.v.c., a sua volta recepito dall’avviso diaccertamento, “hanno valore indiziario, concorrendo a formare ilconvincimento del giudice (C. 9876/11). Il tutto, se riveste i caratteriall’art. 2729 c.c., da luogo a presunzioni semplici (D.P.R. n. 600, art. 39,e D.P.R. n. 633, art. 54), generalmente ammissibili nel contenziosotributario, nonostante il divieto di prova testimoniale (C. 9402/07)”.

La disposizione contenuta nell’art. 7, c. 4, del D.Lgs. n. 546/92, secondo cui non sonoammessi il giuramento e la prova testimoniale, “limita i poteri del giudice tributario e non pure i poteri degli organi di verifica. Sicchè la limitazione vale soltanto per la diretta assunzione, da parte del giudice stesso, della narrazione dei fatti della controversia compiuta da un terzo, ovverosia per quella narrazione che, in quanto richiedente la formulazione di specifici capitoli e la prestazione di un giuramento da parte del terzo assunto quale teste, acquista un particolare valore probatorio. Le dichiarazioni, invece, dei terzi raccolte da verificatori o finanzieri e inserite, anche per riassunto, nel processo verbale di constatazione, hanno natura di mere informazioni acquisite nell’ambito di indagini amministrative e sono, pertanto, pienamente utilizzabili quali elementi di convincimento (cfr. C. 20032/11)”.

“Nessuna norma richiede che le dichiarazioni extraprocessuali rese da terzi siano assunte e/o verbalizzate in forme dialettiche con il contribuente; solo per le operazioni di verifica contabile, accesso, ispezione, il D.P.R. n. 600, art. 33, comma 6, (in tema di imposte sui redditi) prevede esse siano compiute ‘alla presenza di un responsabile della sede o dell’ufficio’, mentre il D.P.R. n. 633, art. 52, comma 6, (in tema di IVA) stabilisce che il relativo verbale sia sottoscritto dal contribuente. Ne consegue la legittimità dell’operato della G.d.F. e della pretesa fiscale pur quando il processo verbale di constatazione non sia stato redatto in contraddittorio con il contribuente (C. 27060/2007), a maggior ragione quando si tratta di riportare le informazioni orali fornite da terzi circa i rapporti intercorsi con il contribuente medesimo”.

In base al principio del giusto processo e della parità di armi processuali tra le parti, “è riconosciuta ampia facoltà di prova contraria, potendosi il contribuente avvalersi, se lo ritenga, anche di analoghi mezzi conoscitivi da riversare nel processo (C. Cost. 109/07)”.

 
Brevi note giurisprudenziali
Con sentenza n. 23397 del 9 novembre 2011 (ud. del 29 settembre 2011) la Corte di Cassazione, nel confermare che “ l’atto pubblico fa fede fino a querela di falso solo relativamente alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l’ha formato, alle dichiarazioni al medesimo rese e agli altri fatti dal medesimo compiuti o che questi attesti essere avvenuti in sua presenza (Cass. 10702/2005; 10219/1996, 12386/2006)”, ha affermato che “tale efficacia privilegiata non si estende, invece, alla intrinseca veridicità delle dichiarazioni rese al pubblico ufficiale da terzi (nella specie dal lavoratore), che costituiscono materiale probatorio liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle ulteriori risultanze istruttorie (Cass. n. 9251/2010)”.
Ricordiamo che con la sentenza n. 4269/2002 la Corte ha riconosciuto anche al contribuente la possibilità di utilizzare in suo favore eventuali dichiarazioni a lui rese da terzi al di fuori del giudizio, fermo restando il valore di indizi, mentre con la sentenza n. 703 del 29 novembre 2006 (dep…

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