Novità fiscali del 27 novembre 2012: tutti gli aggiornamenti sull’IMU

Pubblicato il 27 novembre 2012



in Gazzetta il Decreto IMU sugli enti non commerciali per gli immobili misti; in G.U. anche il regolamento sulle nuove regole per i contratti agricoli; Cassazione: niente Irap anche per chi si avvale di collaboratori; Modello F24: soppressi i codici tributo “REDO” e “RESU”; pubblicati nuovi studi del Notariato: prime note sulle società tra professionisti; aziende agricole: addizionale INAIL per la copertura del danno biologico per l’anno 2011; amministratori locali in aspettativa con onere del versamento in proprio della contribuzione a partire dal 2008; sicurezza, chi ha già il DVR potrà non utilizzare la procedura standardizzata; bilancio abbreviato per le PMI: le critiche del CNDCEC; enti non commerciali nuove regole Imu sotto lente di Bruxelles; agenzia del territorio: quaderni dell’Osservatorio n. 2 del 2012; regime IVA applicabile alle cessioni di punti premio di concorsi fedeltà tra società partner; fondo di previdenza complementare per il personale della banca: regime fiscale applicabile ai rendimenti maturati fino al 31.12.2000

 

 

Indice:

1) In Gazzetta il Decreto IMU sugli enti non commerciali per gli immobili misti

2) In G.U. anche il regolamento sulle nuove regole per i contratti agricoli

3) Cassazione: niente Irap anche per chi si avvale di collaboratori

4) Modello F24: Soppressi i codici tributo “REDO” e “RESU”

5) Pubblicati nuovi studi del Notariato: prime note sulle società tra professionisti

6) Aziende agricole: addizionale INAIL per la copertura del danno biologico per l’anno 2011

7) Amministratori locali in aspettativa con onere del versamento in proprio della contribuzione a partire dal 2008

8) Sicurezza, chi ha già il DVR potrà non utilizzare la procedura standardizzata

9) Bilancio abbreviato per le PMI: le critiche del CNDCEC

10) Enti non commerciali nuove regole Imu sotto lente di Bruxelles

11) Agenzia del territorio: quaderni dell’Osservatorio n. 2 del 2012

12) Regime IVA applicabile alle cessioni di punti premio di concorsi fedeltà tra società partner

13) Fondo di previdenza complementare per il personale della banca: regime fiscale applicabile ai rendimenti maturati fino al 31 dicembre 2000

 

 

1) In Gazzetta il Decreto IMU sugli enti non commerciali per gli immobili misti

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 274 del 23 novembre 2012, il D.M. n. 200 del 19 novembre 2012 concernente l’esenzione IMU degli immobili utilizzati dagli enti non commerciali e destinati ad attività senza scopo di lucro con modalità “non commerciali”.

Il comma 3 dell’art. 91-bis del D.L. n. 1/2012 ha previsto che in caso di utilizzazione mista degli immobili, qualora non sia possibile identificare i beni adibiti esclusivamente all’attività di natura non commerciale, i contribuenti interessati devono applicare l’esenzione in misura proporzionale all’utilizzazione non commerciale dell’immobile come risulta dall’apposita dichiarazione.

Le attività sono svolte con tali modalità “non commerciali” quando l’atto costitutivo o lo statuto dell’ente non profit prevedono:

- il divieto di distribuire utili e avanzi di gestione, oltre a fondi, riserve o capitale durante la vita dell’ente, in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge, o siano effettuate a favore di enti che per legge, statuto o regolamento, fanno parte della medesima e unitaria struttura e svolgono la stessa attività o altre attività istituzionali previste dalla normativa vigente;
- l’obbligo di reinvestire gli eventuali utili e avanzi di gestione solo per sviluppare attività funzionali allo scopo istituzionale di solidarietà sociale;
- l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente non commerciale, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altro ente non commerciale che svolga analoga attività, salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

Fatti salvi i requisiti appena enunciati, alcune attività (assistenziali e sanitarie, didattiche, ricettive, culturali e ricreative, sportive) sono intese svolte con modalità non commerciali solo ove, in relazione alla loro natura, presentino ulteriori requisiti, fissati dal neo Decreto (nell’art. 4).

Ad es. lo svolgimento di attività culturali e ricreative è effettuato con modalità non commerciali se svolte a titolo gratuito o dietro versamento di un corrispettivo simbolico, non superiore comunque alla metà dei corrispettivi medi nello stesso ambito territoriale, oppure ad es. per gli enti sportivi, lo svolgimento di attività sportive viene ritenuto effettuato con modalità non commerciali se le medesime attività vengono svolte a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di un corrispettivo simbolico e, comunque, non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale, tenuto anche conto dell’assenza di relazione con il costo effettivo del servizio.

Per ciò che concerne (nei casi in cui l’ente non possa avvalersi dell’esenzione totale dall’IMU), invece, il rapporto proporzionale, legato all’utilizzazione non commerciale dell’immobile, esso viene poi determinato avuto riguardo a tre elementi (spazio, tempo e numero di soggetti nei confronti dei quali vengono svolte le attività con modalità commerciali o non).

In particolare, il D.M. stabilisce che:

Caso a) per le unità immobiliari destinate a utilizzazione mista, la proporzione è prima di tutto determinata in base alla superficie destinata ad attività diverse da quelle previste dall’art. 7, comma 1, lett. i) del D.Lgs. n. 504/92 e alle attività di cui alla citata lett. i), svolte con modalità non commerciali, rapportata alla superficie totale dell’immobile;

Caso b) per le unità indistintamente oggetto di un’utilizzazione mista, la proporzione è, invece, determinata in base al numero dei soggetti nei confronti dei quali le attività sono svolte con modalità commerciali, rapportato al numero complessivo dei soggetti nei confronti dei quali è svolta l’attività;

Caso c) nel caso in cui l’utilizzazione mista sia effettuata solo per specifici periodi dell’anno, la proporzione è determinata in base ai giorni durante i quali l’immobile è usato per attività diverse dal quelle previste dall’art. 7, comma 1, lett. i) del D.Lgs. n. 504/92 e delle attività di cui alla citata lett. i) svolte con modalità non commerciali.

Le percentuali che ne derivano, indicate per ciascun immobile nella dichiarazione IMU, si applicano alla rendita catastale dell’immobile in modo da ottenere la base imponibile ai fini della determinazione dell’imposta dovuta.

Per conseguenza, gli enti non commerciali, per l’anno 2013, dovranno presentare la “speciale” dichiarazione IMU (ex art. 9, comma 6 del DLgs. n. 23/2011), indicando distintamente gli immobili per i quali è dovuta l’imposta, oltre agli immobili per i quali l’esenzione IMU si applica in proporzione dall’utilizzazione non commerciale.

La dichiarazione non va presentata per gli anni in cui non ci sono variazioni.

Si ritiene, inoltre, che per l’anno 2012, invece, gli enti non commerciali dovranno presentare l’attuale dichiarazione IMU 2012, barrando la casella esenzione (totale) dall’IMU 2012.

Infine, entro il 31 dicembre 2012, gli enti non commerciali, interessati all’esenzione dall’IMU, dovranno predisporre o adeguare (nei casi in cui non sia già stato fatto in precedenza) il proprio statuto a quanto previsto dal regolamento (a valere, si ritiene, per l’anno 2013).

Alcune considerazioni

In conclusione, per l’anno 2012, riguardo gli immobili posseduti dagli enti non commerciali, valgono le vecchie esenzione previste ai fini dell’ex ICI, tuttavia, si dovrà presentare, entro il 30 novembre 2012 (salvo proroga annunciata da un emendamento parlamentare l 04 febbraio 20139, la dichiarazione IMU per l’anno 2012, chiedendo l’esenzione (barrare la casella).

Poi, appena sarà approvato lo speciale modello degli enti per l’IMU del 2013, nei casi di applicazione dell’IMU mista si dovrà compilare anche tale dichiarazione.

 

2) In G.U. il regolamento sulle nuove regole per i contratti agricoli

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 274 del 23 novembre 2012, il D.M. n. 199 del 2012, attuativo dell’art. 62 della legge n. 27/2012.

Dal 24 ottobre 2012, sono, infatti, efficaci le disposizioni contenute nel citato art. 62, che disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.

Le disposizioni previste mirano ad una maggiore trasparenza dei rapporti all’interno della filiera.

Le novità riguardano:

- la previsione dell’obbligo della forma scritta per i contratti di cessione di beni agricoli e alimentari;

- il divieto di pratiche commerciali sleali;

- i termini di pagamento per le cessioni di prodotti agricoli e alimentari (60 giorni per i prodotti non deperibili, 30 giorni per quelli deperibili).

Il D.M. pubblicato in G.U., dunque, stabilisce le modalità applicative di tali disposizioni.

L’obbligo di pagamento entro 30 giorni delle forniture di prodotto agroalimentari riguarda quelli deperibili.

Il termine raddoppia in caso di prodotti non deperibili. Non sono obbligati al rispetto di questa tempistica gli imprenditori che conferiscono a cooperative di cui sono soci; le forniture alle organizzazioni di produttori a cui gli stessi operatori sono iscritti e le forniture di pescato effettuate tra imprenditori ittici. Per le forniture di prodotti soggetti a diversa tempistica di pagamento, al fornitore spetterà il compito di disporre fatture separate per differenti merceologie.

Per quanto concerne il momento di ricevimento della fattura da parte dell’acquirente in mancanza di certezza sulla data, si presupporrà che la stessa coincida con la data di consegna dei prodotti.

 

3) Cassazione: niente Irap anche per chi si avvale di collaboratori

Il professionista che si avvale “costantemente dell’apporto di collaboratori” non è soggetto a Irap.

Il fisco deve provare, infatti, la presenza di una struttura organizzata.

Lo dice la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 20812 del 23 novembre 2012, con la quale è stato accolto il ricorso di un avvocato a cui era stato negato il rimborso Irap perché lo studio si era avvalso in modo continuativo dell’aiuto di collaboratori ma non di dipendenti.

Dunque la sezione tributaria del Palazzaccio ha ribaltato il verdetto della Commissione regionale del Lazio che aveva dato ragione all’Amministrazione finanziaria che aveva negato il rimborso dell’imposta a un avvocato, il quale si era avvalso costantemente di collaboratori a studio ma non di lavoratori subordinati.

La Cassazione, ha sancito, contrariamente a quanto sostenuto finora, che i collaboratori non sono sufficienti a sorreggere il concetto di organizzazione che condanna i piccoli professionisti al prelievo fi scale.

I giudici supremi affermano: “Il ricorso è fondato in quanto il giudice di merito ha ritenuto sufficiente per la sottoposizione ad imposta il fatto che l’avvocato si sia avvalso costantemente dell’apporto di collaboratori senza dar conto del perché questi collaboratori, e non dipendenti, avrebbero dato luogo ad una struttura organizzata”.

 

4) Modello F24: Soppressi i codici tributo “REDO” e “RESU”

Con la Risoluzione n. 85/E del 31 agosto 2012 sono stati istituiti i codici tributo “REDO” e “RESU” per consentire il versamento, tramite modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, del contributo forfettario dovuto ai sensi dell’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo del 16 luglio 2012, n. 109.

Considerato che il termine per la presentazione della dichiarazione di emersione, previo pagamento del relativo contributo forfettario, è scaduto il 15 ottobre 2012, adesso è stata disposta la soppressione dei seguenti codici tributo:

- “REDO” denominato “Datori di lavoro domestico – regolarizzazione

extracomunitari - art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 109/2012”;

- “RESU” denominato “Datori di lavoro subordinato – regolarizzazione

extracomunitari - art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 109/2012”.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 100/E del 26 novembre 2012)

 

5) Pubblicati nuovi studi del Notariato: prime note sulle società tra professionisti

Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato, pubblicati il 26 novembre 2012, sono consultabili nella sezione “Studi e Materiali” ed hanno approfondito tematiche relative alla comunione legale, ai contratti, al diritto processuale civile e alle società tra professionisti:

- Comunione legale dei beni e diritti reali limitati - Studio n. 524-2011/C;

- Atti di destinazione. Guida alla redazione - Studio n. 357-2012/C;

- La riforma del procedimento di formazione dell’inventario (art. 769 c.p.c.) di cui alla legge n. 10 del 2012 - Studio n. 283-2012/C;

- Prime note sulle società tra professionisti - Studio n. 41-2012/I.

Tra di essi:

La riforma del procedimento di formazione dell’inventario (art. 769 c.p.c.) di cui alla legge n. 10 del 2012

Lo Studio n. 283-2012/C del Notariato (riforma del procedimento di formazione dell’inventario) affronta la tematica del procedimento di formazione dell’inventario alla luce della riforma dell’art. 769 c.p.c., di cui alla legge n. 10 del 2012, diretta a consentire alla parte a ciò legittimata di scegliere direttamente il notaio che dovrà procedere alla formazione dell’inventario, quando non sono stati apposti i sigilli ed il notaio non è già stato designato dal defunto nel testamento, anziché dover necessariamente ricorrere a tal fine all’Autorità giudiziaria, così come accadeva in precedenza.

Società tra professionisti e notariato

Secondo quanto viene affermato dal Notariato nello Studio n. 41-2012/I (Società tra professionisti), la società tra professionisti verrà “completata” con un regolamento “allo scopo di meglio disciplinare le materie previste.

L’intervento governativo potrà essere di esecuzione o al più di attuazione di quanto già previsto dalla normativa primaria.

L’art. 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988 stabilisce che i regolamenti ministeriali (o interministeriali) siano adottati con decreto del singolo Ministro (o con decreto interministeriale).

Per essi – come per i regolamenti governativi – è richiesto il parere del Consiglio di Stato e la registrazione della Corte dei conti. Prima della loro emanazione devono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri, all’evidente scopo di consentire a quest’ultimo di esercitare i poteri connessi alla funzione di mantenimento dell’unità di indirizzo politico e amministrativo (art. 95 Cost.). Anche tali atti devono recare la denominazione “regolamento” e sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale.

Diversamente dai regolamenti governativi, la legge n. 400 del 1988 non delinea una tipologia di regolamenti ministeriali, limitandosi a prevedere che “possono essere adottati nelle materie di competenza del ministro” (ovvero, ove si tratti di decreti interministeriali, di più ministri), “quando la legge espressamente conferisca tale potere” (art. 17, comma 3, che con riguardo ai regolamenti interministeriali precisa che resta ferma “la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge”), specificando, altresì, che tali atti “non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo”.

Sulla base di tali previsioni la dottrina esclude che i regolamenti ministeriali possano essere “indipendenti” o “delegificanti”.

Il Consiglio di Stato, Sezione Consultiva per gli atti normativi, nella adunanza di sezione del 7 giugno 2012, ha reso parere parzialmente favorevole, con taluni rilievi, sullo schema di Regolamento del Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico in materia di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico.

Dalla complessiva lettura dello schema di regolamento attualmente disponibile sembra che non sia stata fatta chiarezza sui profili problematici della disciplina: Per esempio, non sono risolti i dubbi di fondo, quali l’inquadramento del rapporto tra la disciplina generale delle società (dei singoli tipi) e le regole proprie della società tra professionisti, che sarebbe stato utile per sciogliere talune riserve, come ad esempio quella della applicazione delle regole dell’esclusione anche per il caso di ricorso al modello azionario.

O, ancora, e soprattutto, non emergono elementi utili a chiarire in che cosa effettivamente consista l’attività della società, delineata nella legge con l’espressione “l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci”.

Sorgono spunti che sembrano accentuare in modo più netto la distinzione - sulla quale si sofferma anche il Consiglio di Stato nel citato parere, e che costituiva una delle possibili chiavi di lettura della disciplina - tra esercizio della attività professionale (che può essere svolta anche in forma societaria) ed esecuzione dell'incarico (che deve essere effettuato dal singolo professionista).

Tale prospettiva, quindi, non fa che ribadire la personalità dell’esecuzione dell’incarico da parte del singolo professionista, incentrando invece sulla struttura societaria il momento della sua assunzione.

Soluzione, questa, che mal si concilia con lo svolgimento di una pubblica funzione quale quella notarile.

Il momento dell’assunzione dell'incarico, infatti, così come disegnato nello schema di regolamento (art. 4), è sostanzialmente incompatibile con i principi che regolano la prestazione del ministero notarile: Una pubblica funzione di natura concessoria delegata dallo Stato, il cui svolgimento assume un carattere personalissimo e che si articola in una serie di attività - indagine della volontà delle parti, adeguamento a schemi giuridici, controllo di legalità - non sussumibili esclusivamente in una prestazione professionale, ma implicanti appunto lo svolgimento della pubblica funzione.

Tanto più che, per come sembra delinearsi il rapporto tra società e professionista socio, l’incarico verrebbe conferito dalla società, con il rischio di una sottrazione al notaio della valutazione della sussistenza dei presupposti per la prestazione del proprio ministero, con pregiudizio delle ragioni di terzietà ed indipendenza che invece debbono connotare la funzione.

Terzietà e imparzialità che sarebbero compromesse laddove si ammettesse l’applicazione di un modello che prevede soci di capitale potenzialmente in grado di orientare la gestione della società e quindi anche l’affidamento degli incarichi.

 

6) Aziende agricole: addizionale INAIL per la copertura del danno biologico per l’anno 2011

Gestione importi a credito per anticipazione prestazioni. Pubblicata la circolare Inps n. 132 del 26 novembre 2012.

L’Istituto, quale ente preposto alla riscossione dei contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, provvederà al recupero del contributo addizionale sui premi assicurativi, finalizzato all’indennizzo del danno biologico dovuto dalle aziende agricole assuntrici di manodopera.

Il 23 luglio 2012 è stato pubblicato sul sito internet del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Pubblicità Legale – il Decreto del 22 maggio 2012 relativo alla “Determinazione dell’addizionale sui contributi assicurativi agricoli per la copertura degli oneri relativi al danno biologico per l’anno 2011” . Tale recupero, dovuto per i lavoratori agricoli a tempo determinato e indeterminato è stato fissato nella seguente misura: Aumento del 0,71% del contributo assicurativo dovuto per l’anno 2011.

Modalità di recupero

Il recupero sarà posto in riscossione unitamente all’imposizione contributiva relativa alla competenza del 3° trimestre 2012, tramite lo stesso modello F24, come da tabella seguente:

Anno 2011

Addizionale oneri danno biologico sul contributivo Assistenza Infortuni sul lavoro 10,125 X 0,71% = 0,0719%.

Addizionale oneri danno biologico sul contributo Addizionale Assistenza Infortuni sul lavoro 3,1185 X 0,71% = 0,0221%.

Al recupero non verranno applicate somme aggiuntive.

 

7) Amministratori locali in aspettativa con onere del versamento in proprio della contribuzione a partire dal 1° gennaio 2008

Nella circolare Inps n. 133 del 26 novembre 2012 vengono illustrati criteri e modalità di attuazione dell’articolo 81 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267 per effetto delle modifiche ed integrazioni apportate dall’articolo 2, comma 24, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Il Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 - Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali – nel disciplinare lo status degli amministratori locali:

- ha individuato (art. 77, c. 2) le figure di amministratori locali rientranti nel regime delle aspettative, dei permessi e delle indennità;

- ha previsto (art. 81) che gli amministratori elencati all’articolo 77, comma 2, se lavoratori dipendenti, possano essere collocati – a richiesta – in aspettativa non retribuita per l’intera durata del mandato;

- ha posto a carico delle Amministrazioni locali (art. 86, c. 1) gli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi previdenziali in favore di determinate figure di amministratori espressamente individuate, escludendo da tale regime i consiglieri dei comuni anche metropolitani, i consiglieri delle province ed i consiglieri delle comunità montane.

Per effetto di tale esclusione, pertanto, sui periodi di aspettativa fruita dai consiglieri ha continuato a trovare applicazione per i lavoratori privati il regime dell’accredito figurativo di cui all’articolo 31 della legge 20 maggio 1970, n. 300 anche dopo l’emanazione del DLgs. n.267/2000 ovvero per i lavoratori iscritti alle Casse pensioni della Gestione ex INPDAP il regime contributivo contemplato dall’art. 2 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, che ha previsto il versamento da parte del datore di lavoro pubblico, con rimborso da parte dell’ente locale ove il lavoratore posto in aspettativa ha esercitato il mandato.

In materia di trattamento previdenziale degli amministratori locali è successivamente intervenuta la legge 24 dicembre 2007, n. 244 che, con l’articolo 2, comma24, ha modificato le disposizioni in materia di trattamento previdenziale degli amministratori locali di cui al DLgs. 18 agosto 2000, n. 267, con particolare riferimento al diverso regime previdenziale applicabile dal 1° gennaio 2008 agli amministratori locali che espletano il mandato di consigliere.

 

8) Sicurezza, chi ha già il DVR potrà non utilizzare la procedura standardizzata

Con interpello 7/12 il Ministero lavoro anticipa l’uscita del decreto.

L'utilizzo della procedura standard del Dvr non è obbligatorio, si può impiegare anche la procedura ordinaria e chi ha già provveduto con procedura ordinaria non è obbligato a rielaborare il documento di valutazione rischi.

Il Ministero del lavoro, in risposta all’interpello sicurezza n. 7/12, specifica che la procedura standardizzata è volta a fornire ai datori che occupano fino a 10 lavoratori uno strumento che permetta la predisposizione del Dvr in maniera coerente con quanto previsto dal TU sulla sicurezza. Il suo utilizzo mette al riparo da possibili contestazioni da parte ispettiva.

Il ministero anticipa che il decreto con la procedura standard è in corso di pubblicazione in GU e contiene le linee guida per la valutazione rischi e il relativo modello, è utilizzabile dalle imprese che occupano fino a 10 lavoratori, cioè da quelle aziende alle quali è ammesso autocertificare la valutazione dei rischi, possibilità, aggiunge il ministero, che è stata limitata tuttavia fino «ai tre mesi successivi all'emanazione del decreto interministeriale relativo alle «procedure standardizzate» di valutazione dei rischi o, comunque, non oltre il 31 dicembre 2012».

La Direzione generale per l'attività ispettiva, inoltre, nella nuova sezione del sito del Ministero del lavoro dedicata agli interpelli in materia di salute e sicurezza del lavoro, risponde ai seguenti quesiti:

- disposizioni in materia di fumo passivo nei luoghi di lavoro (interpello n. 6/2012);

- valutazione del rischio stress lavoro-correlato (interpello n. 5/2012);

- obbligo di designazione dei lavoratori addetti al servizio antincendio nella aziende fino a dieci lavoratori (interpello n. 4/2012);

- requisiti del personale destinato ad eseguire lavori sotto tensione (interpello n. 3/2012);

- formazione degli addetti al primo soccorso (interpello n. 2/2012);
- aziende con più unità produttive - unico servizio di prevenzione e protezione (interpello n. 1/2012).

(Consiglio Nazionale del Consulenti del lavoro, nota del 26 novembre 2012)

 

9) Bilancio abbreviato per le PMI: le critiche del CNDCEC

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha pubblicato il 26 novembre il “documento la redazione del bilancio delle società di minori dimensioni: disposizioni normative e criticità”, edizione novembre 2012.

Questi gli argomenti trattati nel suddetto documento redatto con il contributo della Commissione “Norme e principi contabili”:

- Ambito di applicazione e destinatari delle disposizioni sulle semplificazioni di bilancio;

- Le semplificazioni previste per il bilancio delle piccole società;

- Stato patrimoniale;

- Conto economico;

- Nota integrativa;

- Relazione sulla gestione;

Criticità e problematiche contabili ricorrenti nelle piccole società:

- Finanziamento soci;

- L’informativa sulle operazioni con parti correlate e sugli accordi “fuori bilancio” nel bilancio in forma abbreviata;

- Informativa sulle operazioni con parti correlate;

- Informativa sulle operazioni fuori bilancio;

- Informativa sulle operazioni di sospensione del pagamento delle rate dei finanziamenti a medio e lungo termine ai sensi della L. 3 agosto 2009, n. 102.

 

10) Enti non commerciali nuove regole Imu sotto lente di Bruxelles

Agevolazioni di alcuni enti non commerciali, in particolare la Chiesa, sarebbero considerati come aiuti di Stato illegali.

Il nuovo regolamento sull’Imu pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato scorso è ora sotto la lente di Bruxelles, che deve verificarne la compatibilità con le norme Ue e valutare quindi se chiudere la procedura d'infrazione aperta contro l'Italia.

Stiamo studiando le misure adottate”, ha assicurato il portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia, precisando che l’analisi della Commissione si inquadra “nel quadro della procedura sugli aiuti di stato in corso”.

Le agevolazioni fiscali di cui hanno finora goduto in Italia gli enti non commerciali, e in particolare la Chiesa, possono, secondo le norme europee, essere considerate come aiuti di stato illegali.

Il contenzioso con l’Antitrust Ue risale al 2007, quando erano partite le prime richieste di informazioni a Roma.

Almunia aveva deciso di riaprire il dossier dell’esenzione dell’allora Ici nei confronti della Chiesa nel 2010, dopo le denunce ripresentate dal deputato radicale Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, che si erano rivolti alla Corte di giustizia Ue per impedire l’archiviazione.

In ogni caso l’Italia, allo stato attuale, non rischia multe, ma solo l'ingiunzione da parte di Bruxelles di procedere al recupero presso i beneficiari degli aiuti illegali precedentemente percepiti.

Solo nell’ipotetico caso in cui l’Italia ricevesse l’ingiunzione e non procedesse nei tempi stabiliti al recupero, allora Bruxelles potrebbe aprire un'altra procedura d'infrazione che, una volta giunta nella fase finale, potrebbe a sua volta terminare con una multa da parte della Corte di giustizia.

 

11) Agenzia del territorio: quaderni dell’Osservatorio n. 2 del 2012

E’ stato presentato il secondo volume dei “Quaderni dell'Osservatorio - Appunti di Economia immobiliare”.

La pubblicazione, semestrale, raccoglie gli studi e le analisi dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare, e si propone come uno spazio aperto anche agli esperti del settore, che possono offrire spunti di riflessione e analisi dei dati sul mercato immobiliare italiano.

A questa duplicità di intenti corrisponde una organizzazione dei Quaderni basata su due distinte sezioni: “Ricerche e analisi della DC OMISE” e “Commenti e riflessioni”.

La prima parte di questa edizione, in particolare, contiene l’approfondimento di alcuni mercati immobiliari locali esaminati sotto diversi punti di vista.

(Agenzia del territorio, nota del 26 novembre 2012)

 

12) Regime IVA applicabile alle cessioni di punti premio di concorsi fedeltà tra società partner

Niente Iva sulla cessione dei punti premio tra società partner, si, invece, all’imposta sostitutiva del 20%.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 101/E del 26 novembre 2012, ha chiarito il trattamento fiscale da applicare al trasferimento dei “bollini”, nel caso in cui il cliente richieda come premio, non un bene, ma i punti di un altro concorso.

La questione, dunque, scaturisce dall’eventualità che il cliente, sulla base dei punti accumulati, opti per l’acquisizione dei bollini di altre manifestazioni a premio. Per tale ipotesi, le società prevedono, su base contrattuale, la possibilità di scambiarsi i punti a fronte di un corrispettivo.

L’Agenzia precisa, in primo luogo, che tali punti costituiscono un vero e proprio premio presente nel catalogo.

Quindi, il corrispettivo percepito dal cedente è esente dall’Iva e l’acquirente è tenuto al versamento dell’imposta sostitutiva del 20%, ai sensi dell’art. 19, comma 8, legge 449/1997.

La tesi, peraltro, rimarca quanto già precisato nella circolare 89/E del 24 marzo 1998, in cui veniva precisato che tra le operazioni non imponibili, che scontano l’imposta sostitutiva del 20%, devono essere comprese “anche quelle operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi che per un qualunque motivo non sono state assoggettate all’imposta sul valore aggiunto e quindi anche quelle non rilevanti o esenti”.

Per conseguenza, essendo l’acquisto dei punti un’operazione esente da Iva, la società partner che acquista i punti dovrà corrispondere l’imposta sostitutiva del 20%.

 

13) Fondo di previdenza complementare per il personale della banca: regime fiscale applicabile ai rendimenti maturati fino al 31 dicembre 2000

La prestazione di previdenza complementare erogata, in forma di capitale, ai “vecchi iscritti” e corrispondente ai rendimenti finanziari maturati fino al 31 dicembre 2000, deve essere tassata con la ritenuta a titolo di imposta del 12,50%, e non con l’aliquota del Tfr.

E’ quanto sostiene l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 102/E del 26 novembre2012, emanata a seguito di quanto stabilito dalle sezioni unite della Corte di cassazione nella sentenza n. 13642 del 22 giugno 2011.

La Corte Suprema, ha, infatti, chiarito che, qualora un fondo pensione corrisponda una prestazione in forma di capitale a un “vecchio iscritto”, il trattamento fiscale prescinde dalla tipologia di gestione adottata dal fondo (assicurativa o finanziaria) e le somme erogate sono comunque soggette alla ritenuta a titolo d’imposta del 12,50%, di cui all’art. 6 della legge 482/1985, per la quota relativa al rendimento finanziario, e all’aliquota del Tfr per quella corrispondente ai contributi versati.

Tutto ciò ha comportato un decisivo ripensamento dell’Amministrazione Finanziaria rispetto al precedente consolidato orientamento di prassi.

 

Vincenzo D’Andò