Novità fiscali del 15 novembre 2012: il consiglio di Stato e l’IMU sui beni ecclesiastici

Pubblicato il 15 novembre 2012

ok del Consiglio di Stato sul regolamento per l’IMU sulla Chiesa, ma con osservazioni; indice TFR del mese di ottobre 2012; autotutela non legata all’assoluzione del contribuente; redditi diversi: sul Fisco incombe l’onere della prova; gestione deleghe servizi web per artigiani e commercianti; raccomandata: non fa fede la ricevuta on line delle Poste; pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge anticorruzione: riguarda anche l’illecito delle figure apicali della società (amministratori, sindaci, liquidatori, direttori generali...); estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai reati introdotti dalla legge anticorruzione; extraue: entro il 16 novembre il pagamento del pregresso; requisiti e ruolo del mediatore: le riflessioni del CNDCEC; dal CNDCEC inoltre documenti a raffica: territorialità servizi Iva, tares, bilanci 2011 ed Irap, ed altro ancora; rapporto “doing business subnational in italy 2013”: i risultati premiano l’italia e le innovazioni dell’Agenzia del territorio

 

Indice:

1) Ok del Consiglio di Stato sul regolamento per l’IMU sulla Chiesa, ma con osservazioni

2) Indice TFR del mese di ottobre 2012

3) Autotutela non legata all’assoluzione del contribuente

4) Redditi diversi: sul Fisco incombe l’onere della prova

5) Gestione deleghe servizi web per artigiani e commercianti

6) Raccomandata: non fa fede la ricevuta on line delle Poste

7) Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge anticorruzione: riguarda anche l’illecito delle figure apicali della società (amministratori, sindaci, liquidatori, direttori generali...)

8) Estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai reati introdotti dalla legge anticorruzione

9) Extraue: entro il 16 novembre il pagamento del pregresso

10) Requisiti e ruolo del mediatore: le riflessioni del CNDCEC

11) Dal CNDCEC documenti a raffica: territorialità servizi Iva, tares, bilanci 2011 ed Irap, ed altro ancora

12) Rapporto “doing business subnational in italy 2013”: i risultati premiano l’italia e le innovazioni dell’Agenzia del territorio

 

 

1) Ok del Consiglio di Stato sul regolamento per l’IMU sulla Chiesa, ma con osservazioni

Una sezione del Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole, ma con osservazioni, al regolamento del Governo messo a punto per l’applicazione dell’IMU sugli immobili delle organizzazioni non lucrative, compresa la Chiesa, destinati però ad usi commerciali. L’IMU su questi beni scatta dal gennaio 2013.

E’, dunque, arrivato il primo parere positivo da parte del Consiglio di Stato, il n. 4802, che ha dato un ok, sia pure non complessivo, al regolamento proposto dal governo.

Il pronunciamento di Palazzo Spada è arrivato a circa un mese dal precedente, che aveva, invece, bocciato su tutta la linea le istruzioni diramate dal Ministero dello sviluppo economico.

Questa volta, invece, il regolamento ha incontrato un giudizio favorevole, in special modo per la parte in cui si specificano le modalità per la Chiesa e gli enti no profit di pagamento dell’Imu a partire da gennaio 2013.

Le perplessità emerse in sede di analisi del documento, il Consiglio di Stato le ha espresse, particolarmente, su quegli edifici che andranno classificati come “attività mista”.

Si tratta, in primo luogo di strutture educative o ricettive, come alberghi e pensionati, ma, in misura del tutto significativa, anche di cliniche, ambulatori e ospedali.

 

2) Indice TFR del mese di ottobre 2012

L’indice TFR del mese di ottobre 2012 è 2,980769.

Indice dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie

Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato, si utilizza l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi.

 

Indice generale

106,4

Variazione percentuale rispetto al mese precedente

0,0

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente

+2,7

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese di due anni precedenti

+6,0

 

3) Autotutela non legata all’assoluzione del contribuente

Sul rifiuto di annullamento in autotutela dell’accertamento IVA, da parte del fisco, contro un contribuente assolto dall’accusa di fatture false, si è pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19740 del 13 novembre 2012, stabilendo che non può essere impugnato.

Nel determinare i corretti limiti del sindacato giurisdizionale in ordine ai provvedimenti di diniego di autotutela, la Corte di legittimità ha già avuto occasione di precisare che:

Il contribuente che richiede all’Amministrazione finanziaria di ritirare, in via di autotutela, un avviso di accertamento divenuto definitivo, non può limitarsi a dedurre eventuali vizi dell’atto medesimo, la cui deduzione deve ritenersi definitivamente preclusa, ma deve prospettare l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto. Ne consegue che contro il diniego dell’Amministrazione di procedere all’esercizio del potere di autotutela può essere proposta impugnazione soltanto per dedurre eventuali profili di illegittimità del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 1 1457 del 12/05/2010).

In particolare, il giudice del merito non ha fatto applicazione di tale principio, limitandosi a prospettare in via generale quali sono le ragioni a fondamento dell’istituto dell’autotutela, ma omettendo di evidenziare quali fossero nella concreta specie di causa le ragioni utili a connotare di illegittimità il rifiuto di autotutela, salvo analizzare poi nel merito la fondatezza dell’esercizio del potere impositivo, alla luce delle risultanze dell’istruttoria espletata nel processo penale parallelo a quello tributario.

Anche il caso esaminato dalla Corte Suprema é omologo a quello oggetto della pronuncia, poiché dalla sentenza impugnata è risultato che l’istanza di autotutela era retta dalla sola constatazione dell’avvenuta assoluzione nel processo penale dal reato di emissione di fatture fittizie, senza che sia stato addotto alcun (ulteriore e diverso) interesse pubblico all’annullamento, il quale non può farsi consistere (come assume il contribuente) nel dovere dell’Ufficio di esaminare i fatti emersi in sede penale, appunto perché ciò attiene manifestamente alla questione della fondatezza del potere impositivo e non alla questione della illegittimità del rifiuto di autotutela.

 

4) Redditi diversi: sul Fisco incombe l’onere della prova

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19802 del 13 novembre 2012, ha stabilito che l’onere della prova riguardo la sussistenza delle circostanze che giustificano l’avviso di accertamento grava sull’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di specie, il contribuente avendo dichiarato redditi per importi di incentivo all’esodo, ha ricevuto la contestazione dell’Agenzia delle Entrate che li aveva, invece, classificati diversamente, in particolare come trattamento di fine rapporto, procedendo, quindi, ad una nuova liquidazione.

Tuttavia, secondo la Corte Suprema, non spetta al contribuente fornire la documentazione necessaria a provare la natura e l’entità del proprio reddito dichiarato.

Deve essere, dunque, l’Amministrazione finanziaria a dimostrare che le somme percepite dal contribuente hanno natura differente rispetto a quelle dichiarate.

A nulla rileva, la circostanza che il contribuente non abbia fornito documentazione idonea a provare la propria tesi.

Peraltro, nel caso di specie, la Cassazione ha posto in evidenza che la Commissione regionale non ha tenuto conto che si trattava di una cartella di pagamento contenente una liquidazione effettuata a norma dell’art. 36 bis del D.p.r. n. 600/73, la quale costituiva il primo e l’unico atto con cui il contribuente veniva a conoscenza della pretesa erariale e quindi avrebbe dovuto contenere gli elementi essenziali per illustrare tale pretesa.

 

5) Gestione deleghe servizi web per artigiani e commercianti

L’Inps, con il messaggio n. 18543 del 13 novembre 2012, ha illustrato le modalità con le quali i soggetti abilitati possono accedere ai servizi web in qualità di delegati dei lavoratori autonomi iscritti alle gestioni degli artigiani e commercianti.

Questi ultimi possono delegare qualsiasi soggetto di propria fiducia ai fini dell’adempimento delle attività inerenti la gestione degli obblighi contributivi per se stessi o per i propri collaboratori.

Tutti i delegati, per poter comunque accedere ai servizi online, dovranno richiedere il codice PIN rilasciato dall’Istituto che gli consentirà di operare a seguito di delega rilasciata dal titolare dell’obbligo assicurativo, mentre coloro che sono già in possesso di un PIN dispositivo potranno operare direttamente dopo la delega.

 

6) Raccomandata: non fa fede la ricevuta on line delle Poste

La semplice ricevuta del servizio on line delle Poste non fa fede della notifica, essendo necessario l’avviso di ricevimento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19387 del 08 novembre 2012, secondo cui, non può tenere luogo di tale avviso di ricevimento, al fine di comprovare l’avvenuto compimento del procedimento notificatorio con la ricezione dell’atto da parte del destinatario, il foglio stampato dal servizio on line di Poste Italiane allegato al ricorso:

L’indicazione della data di consegna della raccomandata ivi contenuta non fa fede della consegna reale, che è soltanto quella del timbro postale recato dall’avviso di ricevimento, come da avvertenza espressamente risultante dallo stesso foglio.

 

7) Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge anticorruzione: riguarda anche l’illecito delle figure apicali della società (amministratori, sindaci, liquidatori, direttori generali, ecc.)

Come avverte Assonime, con la nota del 14 novembre 2012, é stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012 la Legge 6 novembre 2012, n. 190, con la quale sono state introdotte misure volte a prevenire e reprimere la corruzione e l’illegalità nella pubblica amministrazione, nonché modifiche alla disciplina dei reati contro la pubblica amministrazione previsti dal codice penale.

Le disposizioni sulla prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione riguardano in particolare:

- l’attribuzione alla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT) della funzione di Autorità nazionale anticorruzione, in attuazione di quanto previsto dalle convenzioni internazionali (il ruolo è attualmente ricoperto dal Dipartimento della funzione pubblica);

- l’introduzione di specifiche misure volte ad aumentare la trasparenza dell’attività amministrativa, compresa l’attività relativa agli appalti pubblici, al ricorso ad arbitri e all’attribuzione di posizioni dirigenziali, oltre a misure per l’assolvimento di obblighi informativi ai cittadini da parte delle pubbliche amministrazioni;

- la previsione di una più stringente disciplina sulle incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi di dipendenti pubblici e attribuzione al Governo del compito di predisporre un codice di comportamento dei pubblici dipendenti;

- l’attribuzione della delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive locali e di governo a seguito di condanne definitive per delitti non colposi;

- la previsione di una tutela disciplinare (divieto di licenziamento, sanzioni e misure discriminatorie) e della privacy per il pubblico dipendente che denuncia o riferisce condotte illecite apprese in ragione del suo rapporto di lavoro (cd. whistleblowing);

- l’indicazione dell’elenco delle attività d’impresa particolarmente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa e l’istituzione presso ogni prefettura dell’elenco dei fornitori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa;

- l’aumento dei reati alla cui condanna consegue, per l’appaltatore, la risoluzione del contratto con una pubblica amministrazione;

- la previsione di una più restrittiva disciplina del “fuori ruolo” per i magistrati e gli avvocati dello Stato;

- l’attribuzione di una maggiore incisività del giudizio di responsabilità amministrativa nei confronti del dipendente pubblico che ha causato un danno all’immagine della pubblica amministrazione;

- l’introduzione nuove cause ostative alle candidature negli enti locali e nuovi casi di decadenza o sospensione della carica.

Le Regioni e gli enti locali sono tenuti ad adeguarsi alla nuova disciplina.

Per quanto riguarda le modifiche al codice penale, oltre a un complessivo aumento delle pene la legge dispone che:

- il reato di concussione (art. 317 c.p.) diventa riferibile al solo pubblico ufficiale (e non più anche all’incaricato di pubblico servizio) e la fattispecie per induzione diventa oggetto di un autonomo reato (art. 319 quater c.p.);

- l’attuale reato relativo alla cd. corruzione impropria del pubblico ufficiale (di cui all’articolo 318 c.p. prima rubricato “Corruzione per un atto d’ufficio”, ora rubricato “Corruzione per l’esercizio della funzione”) viene riformulato in modo da rendere più ampi e più evidenti i confini tra le diverse forme di corruzione: da una parte la corruzione propria che rimane ancorata alla prospettiva del compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio; dall’altra l’accettazione o la promessa di un’utilità indebita, da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, che prescinde dall’adozione o dall’omissione di atti inerenti al proprio ufficio. Le pene sono state aggravate;

- è introdotto il nuovo delitto di “Induzione indebita a dare o promettere utilità” (la ex concussione per induzione) che punisce sia il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che induce il privato a pagare, sia il privato che dà o promette denaro o altra utilità;

- è introdotto il nuovo delitto di traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.) che sanziona con la reclusione chi sfrutta le sue relazioni con il pubblico ufficiale al fine di farsi dare o promettere denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della sua mediazione illecita ovvero per remunerarlo in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio, o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio. La stessa pena si applica anche a chi indebitamente dà o promette;

- la fattispecie relativa all’infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità (regolata dall’articolo 2635 del codice civile) viene aggravata ed è ora denominata “corruzione tra privati”.

L’illecito riguarda le figure apicali della società (amministratori, sindaci, liquidatori, direttori generali, dirigente preposti alla redazione dei documenti contabili societari) e i soggetti sottoposti alla loro direzione o vigilanza, che dietro dazione o promessa di denaro o altra utilità compiono od omettono atti in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando un danno alla società.

Il reato è punito con la reclusione da uno a tre anni se commesso dall’apicale, e fino a un anno e sei mesi se posto in essere dal sottoposto. Le pene previste si applicano anche a chi dà o promette denaro o altra utilità agli apicali o ai sottoposti. Il reato è procedibile a querela di parte, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza, ed è aggravato se dal fatto deriva una distorsione al mercato.

 

8) Estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai reati introdotti dalla legge anticorruzione

Con un'altra nota, sempre del 14 novembre 2012, Assonime procede ad illustrare l’estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai reati introdotti dalla legge anticorruzione.

L’articolo 77 della legge 6 novembre 2012, n. 190, con la quale sono state introdotte misure per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, è stato ulteriormente esteso il catalogo dei reati per i quali la società è responsabile ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001 se commessi da un soggetto in posizione apicale o da un sottoposto nel suo interesse o vantaggio.

In particolare, al ricorrere dei presupposti previsti dal decreto, l’ente è chiamato a rispondere:

- per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità previsto dall’articolo 319 quater del codice penale,

- per il delitto di corruzione tra privati, nel solo caso previsto dal terzo comma dell’articolo 2635 c.c., ossia quando il soggetto in posizione apicale o il sottoposto abbiano dato o promesso utilità ad amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili, sindaci, liquidatori e dipendenti di altra società.

Per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità è prevista per la società la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote, mentre per delitto di corruzione tra privati si applica la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote.

 

9) Extraue: entro il 16 novembre il pagamento del pregresso

Extraue, l’emersione richiede contributi e premi. Il 16 novembre è indispensabile effettuare i primi pagamenti del pregresso.

Lo ricorda il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro con la nota del 14 novembre 2012.

I datori di lavoro che hanno presentato domanda di regolarizzazione per lavoratori stranieri sono tenuti, entro il 16 novembre 2012, a versare le ritenute fiscali sulle retribuzioni derivanti dal periodo di lavoro oggetto d’emersione.

L’adempimento é previsto dal Decreto 29 agosto 2012.

Date da ricordare:

 

16 novembre 2012

pagamento Irpef relativa ai 6 mesi (minimi) di retribuzione

16 dei mesi successivi

pagamento Irpef contributi correnti (le retribuzioni seguono le scadenze dei ccnl ove previste)

 

Entro il 16 novembre 2012 andrà versata l’Irpef sulle somme corrisposte al lavoratore per il periodo di durata del rapporto di lavoro (in ogni caso non inferiore a 6 mesi – maggio/ottobre 2012)

Per le somme corrisposte dopo la data di presentazione della domanda il versamento andrà effettuato entro il 16 del mese successivo alla corresponsione.

Il datore di lavoro domestico, non rivestendo la qualifica di sostituto d’imposta, non dovrà effettuare alcuna trattenuta Irpef al lavoratore.

E’ obbligatorio regolarizzare per l’intero periodo se il rapporto di lavoro ha durata superiore a 6 mesi.

Il datore dovrà attestare, mediante apposita autocertificazione, la regolarizzazione, ai fini fiscali, delle somme dovute sulle retribuzioni corrisposte al lavoratore per la durata del rapporto di lavoro (non meno di 6 mesi).

 

10) Requisiti e ruolo del mediatore: le riflessioni del CNDCEC

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con il documento pubblicato il 14 novembre 2012, ha esaminato alcuni profili riguardanti la figura e l’attività di mediazione.

Si tratta, in particolare, degli obblighi formativi, dell’obbligo di riservatezza e di alcuni aspetti correlati alla formalizzazione dell’accordo.

Tuttavia, occorre ricordare l’avvenuta bocciatura da parte della Consulta (comunicato stampa del 24 ottobre 2012) della mediazione obbligatoria.

Requisiti professionali del mediatore (art. 4, Comma 3, D.M. 180/2010)

I requisiti formali sono individuati dal Ministero della Giustizia all’art. 4, comma 3, del D.M. 180/2010.

In tale comma è previsto che:

a) i mediatori devono possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, devono essere iscritti ad un ordine o collegio professionale;

b) I mediatori devono, inoltre, essere dotati di specifica formazione e specifico aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione in base all’art. 18 del D.M. 180/20101, nonché vantare la partecipazione, nel biennio di aggiornamento ed in forma di tirocinio assistito, ad almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi iscritti;

c) infine i mediatori devono avere i seguenti requisiti di onorabilità:

i. non avere riportato condanne definitive per delitti non colposi o a pena detentiva non sospesa;

ii. non essere incorsi nell’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici;

iii. non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;

iv. non avere riportato sanzioni disciplinari diverse dall’avvertimento.

Particolare attenzione va posta alla lettera b) con la quale si richiede ai soggetti che intendono svolgere l’attività di mediatore di essere costantemente aggiornati. Il nostro legislatore, in proposito, ha previsto che tali soggetti debbano frequentare un percorso formativo di cinquanta ore articolato in corsi, teorici e pratici, e almeno quattro ore di valutazione. Tali corsi teorici e pratici devono avere ad oggetto le seguenti materie:

- normativa nazionale, comunitaria e internazionale in materia di mediazione e conciliazione;

- metodologia delle procedure facilitative e aggiudicative di negoziazione e di mediazione e relative tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa, anche con riferimento alla mediazione demandata dal giudice;

- efficacia e operatività delle clausole contrattuali di mediazione e conciliazione;

- forma, contenuto ed effetti della domanda di mediazione e dell’accordo di conciliazione;

- compiti e responsabilità del mediatore.

Dall’esame dell’oggetto dei corsi si evince che il legislatore ha voluto, per un verso, incentrare la conoscenza e l’attività del mediatore sulla gestione dei conflitti e sulla capacità di utilizzare le tecniche di comunicazione e, per altro verso, fornire al medesimo quegli strumenti necessari affinché possa usufruire, nella sua attività, dei format di mediazione studiati e strutturati nel mondo anglosassone, ovvero la mediazione “facilitativa” e la mediazione “valutativa/aggiudicativa”.

La pura formazione in tecniche negoziali, tuttavia, non è apparsa sufficiente al legislatore che esige, al contempo, un’adeguata competenza anche sotto il profilo procedurale e normativo.

Oltre alla preparazione di base, indispensabile per poter iniziare ad esercitare l’attività di mediatore, è stato, anche, previsto un vincolo di aggiornamento biennale, strutturato, sia in un percorso formativo di almeno diciotto ore, sia per effetto del D.M. 145/2011, nella partecipazione ad almeno venti casi di mediazione in forma di tirocinio assistito.

Circa la decorrenza degli obblighi formativi sopra indicati, occorre fare riferimento ai seguenti termini:

- per le diciotto ore, in assenza di esplicite indicazioni da parte della normativa, si fa riferimento alla Circolare del Ministero della Giustizia che in data 20 dicembre 2011 ha indicato che l’aggiornamento decorre dall’iscrizione del mediatore all’organismo deputato alla conciliazione. Per i mediatori iscritti agli organismi antecedentemente al 5 novembre 2010, il termine decorre appunto da tale data risalendo al 4 novembre 2010 la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.M. 180/2010;

- per i venti casi di mediazione, la stessa Circolare del Ministero della Giustizia del 20 dicembre 2011, fa decorrere l’obbligo:

- dal giorno successivo della pubblicazione del D.M. 145/2011, avvenuta in data 25 agosto 2011, per chi era già iscritto come mediatore presso un organismo;

- dalla data di iscrizione presso il primo organismo, per chi invece si sia iscritto

successivamente alla data sopra indicata.

Con riferimento alla data di iscrizione si intende la data del provvedimento del Ministero della Giustizia di iscrizione del nominativo del mediatore nell’elenco tenuto dall’Organismo ovvero la data di scadenza del termine di trenta giorni previsto per il perfezionamento tramite il cd. silenzio – assenso.

Fermo restando che ai sensi dell’art. 8, comma 4, del D.M.180/2010, integrato dal D.M. 145/2011, “L’organismo iscritto è obbligato a consentire, gratuitamente e disciplinandolo nel proprio regolamento, il tirocinio assistito ….”, la Circolare del 20 dicembre 2011 ha indicato le modalità operative di espletamento dello stesso:

- il tirocinante è colui che è presente alla mediazione “senza compiere alcuna attività”;

- il tirocinio non può svolgersi mediante la partecipazione alla sola fase preliminare del procedimento di mediazione;

- ogni altra fase della mediazione rientra nel conteggio dei venti casi, compresa la mera redazione del verbale negativo redatto dal mediatore titolare.

Tali chiarimenti, pur avendo fornito importanti indicazioni, non risolvono alcuni problemi pratici:

- il limitato numero di mediazioni non garantisce, ad oggi, che tutti i mediatori iscritti possano assolvere concretamente all’obbligo di tirocinio;

- alcuni organismi, pur gestendo un numero adeguato di procedimenti, riservano il tirocinio ai soli iscritti nei propri elenchi riducendo ulteriormente la possibilità di svolgimento dello stesso agli altri mediatori;

- le parti potrebbero non autorizzare la presenza di tirocinanti.

Per superare, anche se solo in parte, queste difficoltà, alcuni organismi hanno introdotto la prassi di fruire di aule didattiche dove consentire ai tirocinanti la visione in presa diretta degli incontri di mediazione.

È, dunque, auspicabile che tali strumenti siano diffusamente utilizzati per superare le difficoltà sopra evidenziate e consentire a tutti i mediatori iscritti di adempiere al proprio obbligo di aggiornamento formativo.

Il Ministero della Giustizia non ha ancora chiarito quali siano le conseguenze qualora tali obblighi non fossero osservati. E’ da ritenere che il mediatore, sprovvisto di idoneo aggiornamento formativo, non possa essere designato a gestire procedimenti di mediazione da parte del responsabile dell’organismo. Sulla base di alcuni precedenti giurisprudenziali si verrebbe infatti a configurare una vera e propria irregolarità tale da impedire l’omologa del verbale di accordo.

La riservatezza nel procedimento di mediazione

L’art. 1 del D.Lgs. 28/2010 definisce la mediazione come: “l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa”.

Il mediatore è un terzo imparziale e indipendente che rimane privo, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo.

Va sottolineata la portata innovativa della norma che introduce in modo sistematico ed organico, riprendendo in parte quanto già previsto nella conciliazione societaria, uno strumento giuridico che incentiva la risoluzione di una lite attraverso un percorso fondato esclusivamente sulla volontà delle parti. Nella mediazione, il mediatore ha il controllo della procedura e può solo dettare alcune regole comportamentali in quanto le parti conservano piena autonomia per conseguire una soluzione che ritengano per esse stesse soddisfacente.

Ai procedimenti di mediazione si applicano sia la normativa di riferimento, ovvero il D.Lgs. 28/2010 e i relativi decreti attuativi, sia il Regolamento dell’Organismo che disciplina il procedimento stesso di mediazione. Il Regolamento è lo strumento tramite cui il mediatore o meglio l’organismo stesso gestisce il procedimento di mediazione sotto tutti i punti di vista e in esso sono regolati i compiti del mediatore.

Non essendoci una specifica norma di riferimento è necessario richiamare il D.Lgs. 28/2010 dove sono individuati gli obblighi per il mediatore.

In questo ambito, un ulteriore onere a carico del mediatore è quello di rispettare il principio della riservatezza. Infatti, oltre alle previsioni dell’art. 14, quelle degli artt. 9 e 10 del D.Lgs. 28/2010 fanno a questi divieto di rivelare esternamente al procedimento di mediazione le informazioni acquisite per le quali vige anche il segreto professionale. In più le informazioni che il mediatore

acquisisce nelle sessioni private non possono essere rivelate alle altre parti in mediazione senza autorizzazione espressa da parte di chi le ha rese. A tal proposito, è auspicabile che il mediatore, per sua tutela, conservi nel fascicolo del procedimento di mediazione tutto il materiale raccolto e proceda, in generale, a verbalizzare, per il tramite dei c.d. verbali intermedi, i singoli incontri (ovviamente senza riportare le parole dette dalle parti, ma giusto per lasciare una traccia). In relazione all’obbligo della riservatezza proprio della mediazione, deve intendersi che il mediatore in tirocinio sia equiparato al mediatore titolare del procedimento.

Dubbi sembrano invece sussistere in merito al fatto che il mediatore in tirocinio possa invocare il segreto professionale previsto dall’art. 10 D.Lgs. n. 28/2010.

Non va dimenticato infatti che, se per un verso, i tirocinanti sono mediatori, per altro verso, non sono quelli nominati nella controversia; questi ultimi sono infatti gli unici effettivamente richiamati dalla normativa.

Si suggerisce, pertanto, che tutti i soggetti legittimati a partecipare alla mediazione esprimano palesemente il consenso alla presenza del tirocinante e che a quest’ultimo venga fatta firmare la dichiarazione di riservatezza. Sarebbe, inoltre, opportuno confrontarsi con le parti per quanto attiene alla presenza del tirocinante nelle sessioni private.

La redazione dell’accordo

Su tale aspetto non paiono esserci dubbi: l’accordo di conciliazione è un negozio di autonomia privata ed il mediatore non interviene né nella sua formazione, né nella sua redazione.

La presenza del mediatore non modifica, infatti, il principio dell’autonomia negoziale riservata esclusivamente alle parti.

Si tratta di un atto che non è opera di un soggetto terzo rispetto agli interessati coinvolti nella vicenda, ma origina proprio da coloro che sono i destinatari dei suoi effetti giuridici.

In ogni caso si ravvisa una responsabilità diretta dell’organismo qualora, il mediatore formulasse una proposta contraria all’ordine pubblico e alle norme imperative.

 

11) Dal CNDCEC documenti a raffica: territorialità servizi Iva, tares, bilanci 2011 ed Irap, ed altro ancora

Pubblicati, il 14 novembre 2012, sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, una serie di documenti di studio in materia fiscale (in particolare sono cinque), si tratta dei seguenti:

- Integrazione nuova territorialità IVA sui servizi;

- Rimborso della Tassa di concessione governativa sull’utilizzo dei telefoni cellulari: un quadro d’insieme delle interpretazioni in essere e sulle possibili soluzioni operative per gli Enti Locali;

- La Tares e l’Imposta sui servizi comunali;

- La rilevanza ai fini dell’Iva dell’attività immobiliare degli Enti Locali;

- Bilancio 2011 e seguenti per soggetti non IAS. IRAP per le società industriali, commerciali e di servizi. Punti aperti e casi dubbi.

 

12) Rapporto “doing business subnational in italy 2013”: risultati premiano l’italia e le innovazioni dell’Agenzia del territorio

I risultati del Doing Business Subnational in Italy 2013, presentato oggi a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, confermano l’importanza della trasmissione telematica del titolo notarile, nell’ambito degli adempimenti necessari per il rapido trasferimento della proprietà immobiliare.

Come già emerso in occasione del rapporto Doing Business National, presentato lo scorso mese di ottobre, che aveva visto il nostro Paese avanzare nella classifica mondiale dall’87° al 73° posto, la possibilità, da parte dei notai, di trasmettere telematicamente il titolo all’Agenzia del Territorio viene considerata dalla Banca Mondiale una delle principali innovazioni amministrative, ai fini della semplificazione nell’attività d’impresa in Italia.

Si evidenza altresì che già nello scorso mese di settembre, l’Agenzia del Territorio ha concretamente attuato il suggerimento proposto nel Rapporto Doing Business Subnational in Italy 2013 di estendere l’adempimento unico telematico (trasmissione telematica del titolo) a tutte le province italiane. Pertanto i notai italiani possono trasmettere telematicamente gli atti notarili su tutto il territorio nazionale presso le sedi dei 138 uffici preposti ai servizi di pubblicità immobiliare.

Il Rapporto Subnational studia le regolamentazioni che favoriscono o limitano l’attività imprenditoriale utilizzando cinque indicatori chiave (avvio d’impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare, risoluzione di dispute commerciali, commercio transfrontaliero marittimo) in tredici città italiane (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino) e sette porti (Cagliari, Catania, Genova, Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Trieste).

(Agenzia del Territorio, comunicato del 14 novembre 2012)

 

Vincenzo D’Andò