Novità fiscali del 12 novembre 2012: scheda carburante ecco quando serve ancora

Pubblicato il 12 novembre 2012



niente scheda carburante se si paga con carta di credito: è arrivata finalmente la prima circolare delle entrate sull’argomento; l’Agenzia delle entrate presenta il “Redditest”; utilizzo dei crediti derivanti dalla soppressa addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica; trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici: prime istruzioni operative; lavori temporanei all’INAIL, denunce dispensa on line; contratti a termine, intervallo modificabile dalle parti; determinazione della base imponibile IRAP: chiarimenti da Assonime; pubblicato il D.L. sul riordino delle province e l’istituzione delle città metropolitane; adesione della Turchia alle convenzioni UE-EFTA “Transito comune”

 

 

Indice:

1) Niente scheda carburante se si paga con carta di credito: è arrivata finalmente la prima circolare delle entrate sull’argomento

2) L’Agenzia delle entrate presenta il “Redditest”

3) Utilizzo dei crediti derivanti dalla soppressa addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica

4) Trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici: prime istruzioni operative

5) Lavori temporanei all’INAIL, denunce dispensa on line

6) Contratti a termine, intervallo modificabile dalle parti

7) Determinazione della base imponibile IRAP: chiarimenti da Assonime

8) Pubblicato il D.L. sul riordino delle province e l’istituzione delle città metropolitane

9) Adesione della Turchia alle convenzioni UE-EFTA “Transito comune”

 

 

1) Niente scheda carburante se si paga con carta di credito: è arrivata finalmente la prima circolare delle entrate sull’argomento

Se si usa la moneta elettronica non serve la scheda carburante: In una circolare i primissimi chiarimenti per lavoratori autonomi ed imprese a distanza di circa un anno dall’avvento del provvedimento di semplificazione in materia.

I titolari di partita Iva possono fare a meno della scheda carburante se utilizzano per l’acquisto esclusivamente carte di credito, di debito e prepagate. La scheda carburante resta indispensabile, per usufruire della detrazione Iva e della deduzione dei costi ai fini delle imposte dirette, per chi paga anche, o solo, in contanti.

È questo uno dei principali chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, con la circolare 42/E del 09 novembre 2012, in merito alla semplificazione introdotta dal Decreto Sviluppo (art. 7, D.L. n. 70/2011) in materia di documentazione delle operazioni di acquisto di carburante per autotrazione.

La documentazione necessaria

Perché sia garantita la detrazione dell’Iva e la deducibilità dei costi, il mezzo elettronico di pagamento deve:

- essere rilasciato da operatore finanziario soggetto all’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria;

- intestato al soggetto che esercita l’attività economica.

Inoltre, le ricevute dei pagamenti effettuati con la carta elettronica devono contenere tutti gli elementi per l’individuazione dell’acquisto quali, ad es., la data e il soggetto presso il quale è effettuato il rifornimento, nonché l’ammontare del relativo corrispettivo.

La carta non deve essere necessariamente “dedicata”

È possibile utilizzare la carta elettronica per effettuare anche altre spese, a patto che l’acquisto di carburante avvenga con una transazione distinta. Il documento di prassi, inoltre, precisa che non possono essere considerate moneta elettronica le “carte fedeltà”, ossia le tessere magnetiche associate ai contratti di “netting”, che l’utente utilizza per il pagamento e che sono rilasciate direttamente dalle società petrolifere.

No al sistema delle “carte fedeltà”

Quindi, le disposizioni introdotte dal Decreto sviluppo non interessano il sistema delle “carte fedeltà” associate al contratto di “netting”, in forza del quale il gestore dell’impianto di distribuzione si obbliga verso la società petrolifera ad effettuare cessioni periodiche o continuative in favore dell'utente il quale utilizza, per il pagamento, un sistema di tessere magnetiche rilasciate direttamente dalla società petrolifera.

La scheda carburante rimane per chi paga in contanti

Chi acquista il carburante in contanti o con mezzi diversi dalla moneta elettronica, deve continuare a utilizzare l’apposita scheda che resta, in questo caso, l’unico mezzo per beneficiare della detrazione dell’Iva e portare legittimamente in deduzione le spese.

 

2) L’Agenzia delle entrate presenta il “Redditest”

Martedì 20 novembre, l’Agenzia delle Entrate presenta il Redditest, il nuovo strumento di compliance che permette a tutti i contribuenti di valutare la coerenza tra il proprio reddito e le spese sostenute.

I giornalisti che intendono partecipare alla conferenza stampa, che si terrà alle ore 11 presso la sede di via Cristoforo Colombo 426 c/d, possono inviare una richiesta di accredito al seguente indirizzo e-mail ae.ufficiostampa@agenziaentrate.it, entro le ore 14 di lunedì 19 novembre.

(Agenzia delle entrate, nota del 08 novembre 2012)

 

3) Utilizzo dei crediti derivanti dalla soppressa addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 261 del 8 novembre 2012, il Decreto del 7 agosto 2012 - Min. Economia e Finanze recante Utilizzo dei crediti derivanti dalla soppressa addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica di cui all’art. 6, del D.L. 28 novembre 1988, n. 511, convertito dalla llegge 27 gennaio 1989, n. 20, per la quota di spettanza erariale.

Utilizzo degli eventuali crediti erariali dell'addizionale sull'energia elettrica

Le somme relative all’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica, versate all’erario, in eccedenza di quanto dovuto, quali risultano dalla dichiarazione di consumo, relativa all’anno 2011, possono essere detratte, previa apposita comunicazione, fino alla concorrenza della medesima eccedenza, dai versamenti delle rate di acconto dell’accisa sull’energia elettrica, a valere dalla rata avente scadenza successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.

La predetta comunicazione va presentata all’Agenzia delle dogane dal soggetto che intende avvalersi della facoltàdi detrazione dai versamenti delle rate di acconto dell’accisa sull’energia elettrica.

La detrazione non opera per i crediti derivanti dai versamenti per addizionale, qualora il presupposto d’imposta si sia verificato nel territorio di una regione a

Statuto speciale.

 

4) Trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici: prime istruzioni operative

L’art. 1 del decreto legge 29 ottobre 2012, n. 185 contiene disposizioni per l’attuazione della sentenza della Corte costituzionale dell’8-11 ottobre 2012, n. 223. La citata sentenza ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità costituzionale dell’art. 12, comma 10, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 nella parte in cui non esclude l’applicazione della rivalsa pari al 2,5% della base contributiva prevista dall’art. 37, comma 1, del DPR 29 dicembre 1973 (di approvazione del testo unico delle norme sull’indennità di buonuscita a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato).

In particolare, l’art. 1 del decreto legge n. 185/2012 ha disposto l’abrogazione dell’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010 a decorrere dal 1° gennaio 2011 e, nel contempo, la riliquidazione d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto stesso (31 ottobre 2012) di tutti i trattamenti di fine servizio liquidati in base all’art. 12, comma 10 del D.L. 78/2010 (abrogato) senza recupero delle eventuali somme erogate in eccedenza al dipendente.

La norma dispone anche l’estinzione di diritto di tutti i processi pendenti nonché l’inefficacia di tutte le sentenze emesse (tranne quelle passate in giudicato) in materia di restituzione del contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5% della retribuzione contributiva utile prevista dall’art. 11 della legge 8 marzo 1968, n. 152 e dall’art. 37 e 38 del DPR 23 dicembre 1973, n. 1032.

Di seguito sono descritti gli effetti della norma in esame e sono fornite le prime istruzioni operative alle sedi provinciali e territoriali ed alle amministrazioni iscritte alla gestione ex Inpdap ai fini dei trattamenti di fine servizio.

Ripristino del computo delle prestazioni secondo la normativa previgente all’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010

L’abrogazione, con effetto dal 1° gennaio 2011, dell’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010 determina il ripristino della normativa previgente in tema di calcolo dei trattamenti di fine servizio comunque denominati (indennità premio di servizio, per i dipendenti delle autonomie locali, delle regioni e della sanità, indennità di buonuscita per i dipendenti civili e militari dello Stato, indennità di  anzianità per i dipendenti degli enti pubblici non economici e delle altre amministrazioni che erogano questa prestazione e che non sono iscritte alle gestioni del Tfs dell’ex Inpdap). Venendo meno il computo della prestazione su due quote (la seconda delle quali con modalità simili a quelle del calcolo del Tfr per le anzianità successive al 2010) i trattamenti di fine servizio di competenza dell’Istituto devono essere determinati esclusivamente in base alle disposizioni di cui al DPR 29 dicembre 1973, n. 1032 e alla legge 8 marzo 1968, n. 152, a seconda che si tratti di indennità di buonuscita o indennità premio di servizio, che individuano quale base di calcolo la retribuzione contributiva utile percepita alla cessazione del rapporto previdenziale (retribuzione dell’ultimo giorno di servizio, espressa su base annuale, per l’indennità di buonuscita, ovvero degli ultimi dodici mesi di servizio effettivo per l’indennità premio di servizio) da riferire all’anzianità utile complessiva.

In attesa dell’adeguamento delle procedure applicative, i trattamenti di fine servizio da definire successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (31 ottobre 2012) sono erogati in via provvisoria tenendo conto delle anzianità utili maturate fino al 31 dicembre 2010.

Pertanto, tutte le pratiche in uno stato diverso da “determinata” devono essere riportate in istruttoria e ridefinite secondo le modalità sopra descritte.

Le amministrazioni possono continuare a compilare i modelli PA04 secondo le modalità attualmente in uso, fino a nuove indicazioni.

Ulteriori istruzioni saranno diramate non appena rilasciate le nuove procedure di gestione del Tfs e dei riscatti.

La riliquidazione dei trattamenti di fine servizio erogati in base all’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010

L’art. 1, comma 1, del decreto legge n. 185/2012 dispone che i trattamenti di fine servizio, relativi a cessazioni intervenute successivamente al 31 dicembre 2010 e liquidati in base all’art. 12, comma 10 del D.L. 78/2010 fino al 30 ottobre 2012 devono essere riliquidati d’ufficio entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto stesso.

Se in sede di riliquidazione l’importo spettante risultasse inferiore a quello precedentemente erogato non si procede al recupero della somma erogata in eccedenza per effetto della previgente normativa.

Si procederà centralmente al calcolo di tutte le riliquidazioni.

Una volta completate queste operazioni, le sedi di competenza avranno la disponibilità delle pratiche in scrivania virtuale per le successive attività di validazione, associazione a determinazione, impegno e pagamento delle prestazioni.

Saranno ricalcolate anche le pratiche relative a Tfs definiti in modalità provvisoria dopo l’entrata in vigore del decreto legge n. 185/2012 e fino all’adeguamento delle procedure.

Successivamente saranno messe a disposizione delle sedi con le modalità sopra descritte.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 25 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 non sono poste in pagamento le prestazioni di importo inferiore a 12 euro (informativa Inpdap n. 9 del 7 luglio 2003).

In questa fase, le sedi provinciali e territoriali non devono procedere a riliquidazioni ad altro titolo di prestazioni riferibili a cessazioni del rapporto previdenziale successive al 31 dicembre 2010, fino quando non saranno state completate le operazioni di riliquidazione prima ricordate, ai sensi della norma in oggetto. In casi particolari ed urgenti (per esempio esecuzioni di sentenze) sarà possibile, in via eccezionale e previa richiesta al servizio di help desk “Assistenza utenti”, effettuare queste riliquidazioni prima del ricalcolo disposto dalla norma in esame.

Permanenza del contributo del 2,5% a carico del dipendente ed estinzione dei procedimenti e degli effetti delle sentenze in tema di restituzione del contributo stesso

In base alle istruzioni fornite in relazione all’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2010 dall’allora Inpdap con la circolare 17 dell’8 ottobre 2010, le amministrazioni hanno continuato a versare le contribuzioni dovute in base a quanto previsto dall’art. 11 della legge 152/1968 (per l’indennità premio di servizio) e dall’art. 37 del DPR 1032/1973 (per l’indennità di buonuscita), in ragione dell’immutata natura giuridica (Tfs) delle prestazioni in esame.

A seguito dell’entrata in vigore del decreto legge n. 185/2012 nulla cambia per quanto riguarda l’assolvimento degli obblighi contributivi, poiché, essendo state ripristinate le regole previgenti a quelle introdotte dall’art. 12, comma 10, del D.L. 78/2012, il contributo previdenziale sulla retribuzione contributiva utile rimane dovuto, anche per il periodo successivo al 31 dicembre 2010 sia per i dipendenti in servizio sia per quelli cessati successivamente al 31.12.2010, nella misura complessiva del 9,60% (7,10 a carico dell’amministrazione e 2,50 a carico del lavoratore) per gli iscritti alla gestione ex Enpas e nella misura complessiva del 6,10% (3,60 a carico dell’amministrazione e 2,50 a carico del dipendente) per gli iscritti alla gestione ex Inadel.

I processi pendenti aventi ad oggetto la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio del 2,5% a carico dei lavoratori iscritti alle gestioni ex Enpas ed ex Inadel si estinguono di diritto. Le sentenze eventualmente emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato, restano prive di effetto.

(INPS, Messaggio n. 18296 del 09 novembre 2012)

 

5) Lavori temporanei all’INAIL, denunce dispensa on line

Attivo il nuovo servizio per gli intermediari. Le richieste all’Inail per la dispensa delle denunce di nuovo lavoro temporaneo si possono inviare solo on line. Il servizio si chiama “Istanza dispensa Dnl Temp” ed è accessibile dal sito internet www.inail.it. Lo rende noto lo stesso Inail nella nota protocollo n. 7859/2012.

La dispensa è possibile per lavori che richiedono l’impiego di non più di cinque persone e una durata non superiore a 15 giorni, nel caso si tratti di lavori edili, stradali, idraulici ed affini di modesta entità; ovvero nei casi in cui ne ravvisi l'opportunità nelle altre ipotesi di lavori.

Il servizio permette di compilare e inoltrare con modalità telematiche l'istanza alla sede Inail competente, rilasciando adeguata ricevuta.

 

6) Contratti a termine, intervallo modificabile dalle parti

Fattibile anche con accordi sindacali aziendali. Con la circolare n. 27 del 7 novembre 2012 il Ministero del Lavoro interviene sulle deroghe al rispetto degli intervalli temporali, fissati dalla riforma Fornero, tra due contratti a tempo determinato (dai 60 ai 20 e dai 90 ai 30 giorni) e impartisce indicazioni interpretative sulla portata delle recenti modifiche ex Dl 83/2012 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito in legge 134/2012.

Si potranno ridurre gli intervalli per il rinnovo di due contratti a termine con lo stesso lavoratore. Oggi la riforma fissa tali intervalli in 60 o 90 giorni, a seconda che i mesi di durata del contratto siano più o meno di 6.

Un eventuale intervento del Ministero potrà avvenire solo per puntualizzare la casistica delle “ragioni organizzative qualificate” (avvio di una nuova attività, lancio di un nuovo prodotto ecc...) che motivano accordi di livello interconfederale o di categoria - ovvero, in via delegata, a livello decentrato - di riduzione della durata degli intervalli.

Ogni altro caso previsto dai contratti collettivi, di qualsiasi livello, rende comunque valida ogni altra ipotesi di riduzione degli intervalli da parte della contrattazione nazionale, territoriale o aziendale, anche in ipotesi diverse e ulteriori rispetto a quelle legate ai processi organizzativi sopra considerati. Questo anche senza intervento ministeriale.

 

7) Determinazione della base imponibile IRAP: chiarimenti da Assonime

Determinazione della base imponibile IRAP: i recenti chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate. Pubblicata in proposito la circolare di Assonime n. 31 del 09 novembre 2012.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 26/E del 20 giugno 2012 ha fornito importanti chiarimenti in materia di determinazione della base imponibile IRAP. Assonime con la citata circolare illustra i diversi temi affrontati: la svalutazione delle immobilizzazioni materiali e immateriali, i costi di chiusura delle discariche, gli accantonamenti al fondo ripristino dei beni di aziende condotte in affitto, gli oneri finanziari e le spese per il personale capitalizzati, i costi per il personale addetto alla ricerca e l’applicabilità ai fini IRAP della clausola di salvaguardia prevista per i soggetti IAS-adopter.

 

8) Pubblicato il D.L. sul riordino delle province e l’istituzione delle città metropolitane

Il Decreto Legge 5 novembre 2012, n. 188, recante “Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane” completa il processo di riordino delle province delle regioni a statuto ordinario.

Il D.L. n. 95/2012 (articolo 17) ha previsto un processo di riordino articolato in quattro fasi successive:

a. definizione da parte del Governo dei requisiti minimi in termini di dimensione territoriale e popolazione residente in ciascuna provincia (con la deliberazione del 20 luglio 2012 il Governo ha stabilito che i nuovi enti dovranno avere almeno 350 mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore a 2.500 chilometri quadrati);

b. deliberazione, sulla base di tali requisiti, delle ipotesi di riordino da parte dei consigli delle autonomie locali;

c. deliberazione di proposte di riordino da parte delle regioni;

d. riordino operato con atto legislativo di iniziativa governativa sulla base delle proposte delle regioni.

Con il decreto legge n. 188/2012 è data attuazione alla quarta fase.

Il decreto individua quali saranno le province nelle regioni a statuto ordinario a decorrere dal 1° gennaio 2014 (articolo 2). Il numero complessivo delle province risulta ridotto da 86 a 51. Le regioni a statuto speciale devono adeguare i propri ordinamenti alle disposizioni previste dal decreto che costituiscono principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica nonché principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica.

Il decreto definisce inoltre i criteri per l’individuazione del comune capoluogo di provincia. Gli organi di governo delle province hanno sede esclusivamente nel capoluogo e non possono essere istituite sedi decentrate (articolo 3).

Viene altresì previsto che nelle materie di cui all’articolo 117, commi 3 e 4 della Costituzione le regioni con propria legge trasferiscono ai comuni le funzioni già conferite alle province dalla normativa vigente, salvo che per assicurarne l’esercizio unitario tali funzioni siano acquisite dalle regioni medesime. Al trasferimento delle funzioni deve corrispondere quello delle corrispondenti risorse umane, finanziarie e strumentali (articolo 4). Sindaci e consiglieri comunali che rivestano anche la carica di presidente della provincia o consigliere provinciale non possono essere destinatari di emolumenti ulteriori rispetto a quelli spettanti per la carica di sindaco o consigliere comunale.

Il decreto legge n. 188/2012 prevede altresì la soppressione delle province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli con la contestuale istituzione delle relative città metropolitane, dal 1° gennaio 2014. Per Reggio Calabria, il passaggio avverrà a completamento della procedura di commissariamento. Il consiglio metropolitano non potrà avere più di dieci componenti (articolo 5).

Ogni provincia istituita ai sensi dell’articolo 2 succede a quelle preesistenti in tutti i rapporti giuridici e a ogni altro effetto. Un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato sentita l’UPI, potrà definire criteri e modalità operative uniformi. L’articolo 6 del decreto n. 188/2012 detta specifiche disposizioni sui rapporti di lavoro e sulla rideterminazione delle dotazioni organiche.

Il mandato degli organi di governo delle province nelle regioni a statuto ordinario cessa il 31 dicembre 2013. Nelle medesime province, dal 1° gennaio 2013 la giunta è soppressa e le funzioni sono svolte dal Presidente della provincia, che può delegarle a un numero di consiglieri provinciali non superiore a tre.

Entro il 30 aprile 2013 le province oggetto di riordino procedono alla ricognizione dei dati contabili ed economico-finanziari, del patrimonio mobiliare, incluse le partecipazioni, e immobiliare, delle dotazioni organiche, dei rapporti di lavoro e degli altri dati utili ai fini dell’amministrazione e li trasmettono al prefetto della provincia in cui ha sede il capoluogo di regione (articolo 7).

(Assonime, nota del 09 novembre 2012)

9) Adesione della Turchia alle convenzioni UE-EFTA “Transito comune”

Pubblicata dall’Agenzia delle dogane la comunicazione del 9 novembre 2012 - Adesione della Turchia alla Convenzione Transito Comune a decorrere dal 1° dicembre 2012.

Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 297, del 26 Ottobre 2012, è stata pubblicata la Decisione n° 4/2012 del Comitato Congiunto UE-EFTA sul Transito Comune, del 26 giugno 2012, che modifica la convenzione del 20 maggio 1987 relativa a un regime comune di transito.

Tale modifica, si è resa necessaria a seguito dell’adesione da parte della Turchia alla suddetta convenzione, a decorrere dal 1° Dicembre 2012.

La Decisione in questione, inoltre, prevede che i formulari relativi alla garanzia stampati secondo i criteri in vigore prima della suddetta data di adesione, possono continuare ad essere utilizzati con gli opportuni adattamenti geografici e di elezione di domicilio o di indirizzo del mandatario fino alla data limite del 31 Dicembre 2013.


Vincenzo D’Andò