Novità fiscali del 5 ottobre 2012: ancora tanti dubbi sul nuovo registro dei revisori

Pubblicato il 5 novembre 2012



regole fiscali per gli intermediari quando la compagnia estera non è sostituto di imposta; sisma del 20 e del 29 maggio, firmato DPCM: differimento versamenti al 17 dicembre 2012; forniture commerciali: basta con i ritardi nei pagamenti; disciplina in materia di cessioni di prodotti agricoli agroalimentari; apprendistato: chiarimenti dall’Inps; riforma del registro dei revisori contabili: ancora problemi irrisolti

 

 

Indice:

1) Regole fiscali per gli intermediari quando la compagnia estera non è sostituto di imposta

2) Sisma del 20 e del 29 maggio, firmato DPCM: differimento versamenti al 17 dicembre 2012

3) Forniture commerciali: basta con i ritardi nei pagamenti

4) Disciplina in materia di cessioni di prodotti agricoli agroalimentari

5) Apprendistato: chiarimenti dall’Inps

6) Riforma del registro dei revisori contabili: ancora problemi irrisolti

 

 

1) Regole fiscali per gli intermediari quando la compagnia estera non è sostituto di imposta

Imposta sostitutiva sui redditi di capitale di natura assicurativa e prelievo sulle riserve matematiche dei rami vita. In una circolare le regole per gli intermediari quando la compagnia estera non è sostituto di imposta.

Le imposte sui redditi di capitale di natura assicurativa e sulle riserve matematiche dei rami vita devono essere applicate anche dai soggetti che riscuotono i redditi derivanti dai contratti stipulati da contribuenti residenti con compagnie estere di assicurazione.

Questi intermediari, infatti, devono operare in qualità di sostituto d’imposta quando la compagnia assicurativa estera non esercita l’apposita opzione.

Sono alcune delle indicazioni fornite dalla circolare n. 41/E del 31 ottobre 2012 con cui l’Agenzia chiarisce gli aspetti legati alle modalità di utilizzo del credito spettante al momento della liquidazione della polizza assicurativa, agli obblighi di fornire la provvista per l’effettuazione del versamento da parte dell’assicurato, nonché alle modalità di segnalazione all’Amministrazione finanziaria dei nominativi nei cui confronti l’imposta non è stata applicata.

Sostituzione di imposta

Per consentire il corretto adempimento di questo obbligo di sostituzione, l’intermediario deve disporre della documentazione necessaria per individuare la base imponibile da assoggettare a tassazione. A tal fine il contribuente deve fornire all’intermediario i dati necessari per il calcolo dell’imposta dovuta (importo dei premi versati, durata della polizza, data di stipula del contratto, composizione del patrimonio investito, ecc.) sulla base dei rendiconti ricevuti periodicamente dalla compagnia estera.

Resta fermo che, ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, il versamento delle imposte sostitutive derivanti dalle liquidazioni e dai riscatti delle polizze estere deve avvenire entro il sedicesimo giorno del mese successivo a quello della corresponsione.

Come applicare l’imposta sul valore dei contratti esteri

Gli intermediari devono versare l’imposta nella misura dello 0,35%, considerando come base imponibile il valore del contratto assicurativo “intermediato”.

Nel caso in cui gli intermediari non ricevano dal contraente la provvista per effettuare il versamento delle imposte, questi ultimi devono comunicarlo all’Amministrazione finanziaria, nel modello 770, che provvederà a iscrivere a ruolo gli importi dovuti.

Decorrenza

Entro il 16 novembre 2012 gli intermediari devono versare l’imposta sul valore delle polizze per il 2011.

Se la compagnia straniera non esercita l’apposita opzione, obbligo di sostituzione tributaria per banche e fiduciarie che riscuotono i redditi derivanti da tali contratti

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 41/E del 31 ottobre 2012, ha, inoltre, fornito i chiarimenti circa l’applicazione dell’art. 68 del D.L. n. 83/2012 (“decreto crescita”) che riguarda le polizze assicurative estere.

L’obbligo di sostituzione tributaria

Detto art. 68, entrato in vigore il 12 agosto, ha introdotto un obbligo di sostituzione tributaria per i soggetti attraverso i quali sono riscossi i redditi di capitale di natura assicurativa erogati da soggetti non residenti.

L’obbligo è su due fronti: da una parte sull’applicazione dell’imposta sostitutiva dovuta al momento dell’erogazione delle prestazioni assicurative e, dall’altra, sull’anticipo di tale imposta da corrispondere annualmente con riferimento all’imposta sul valore del contratto assicurativo.

In sostanza, viene equiparato il trattamento fiscale delle polizze stipulate dalle compagnie estere operanti nel territorio dello Stato in regime di libera prestazione di servizi (Lps), che non hanno optato per gli adempimenti da sostituto di imposta (direttamente o tramite un rappresentate fiscale) ai sensi dell’art. 26-ter del Dpr 600/1973, con quello previsto per le polizze di assicurazione italiane.

Infatti, allo stato attuale, le polizze estere godono solo su base opzionale di un regime fiscale analogo a quello previsto per le polizze stipulate con imprese di assicurazione residenti.

L’intervento nella riscossione dei redditi di capitale di natura assicurativa
La nuova disposizione amplia la platea dei soggetti tenuti agli obblighi fiscali in materia di polizze di assicurazione estere estendendo tali adempimenti anche ai sostituti d’imposta di cui all’art. 23 del Dpr 600/1973 (soprattutto banche e società fiduciarie) “attraverso i quali sono riscossi i redditi derivanti da tali contratti”.
A tale proposito, l’Agenzia chiarisce che, per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 26-ter del Dpr 600/1973, l’incarico alla riscossione delle polizze assicurative estere può essere conferito tanto dal cliente quanto dall’impresa estera, ma in ogni caso ciò che rileva è il mero accredito dell’importo corrispondente al riscatto della polizza per il tramite di un intermediario residente.

Mentre, per quanto concerne l’imposta sul valore delle polizze assicurative estere, viene precisato che tale imposta deve essere applicata anche dai soggetti attraverso i quali sono riscossi i redditi derivanti dai contratti di assicurazione esteri, quando questi operano quali sostituti di imposta su incarico del contribuente o della compagnia estera.

Esercizio dell’opzione da parte della compagnia estera

Ciò vale sempre nell’ipotesi in cui la compagnia estera non si avvalga della facoltà di provvedere agli adempimenti di sostituzione tributaria. Se la compagnia estera ha esercitato o eserciterà l’opzione, è tenuta, al pari delle imprese di assicurazione italiane, a corrispondere l’imposta sulle riserve matematiche iscritte in bilancio relative ai rami vita, che rappresenta un anticipo delle ritenute e imposte sostitutive previste sui redditi di capitale di natura assicurativa.

Gli intermediari, invece, non potranno che calcolare l’imposta sul valore del contratto assicurativo e il contraente deve fornire la relativa provvista.

Tuttavia, in considerazione della decorrenza retroattiva dell’imposta sul valore delle polizze al periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2011, è prevista una sorta di riammissione in termini (senza applicazione di sanzioni) per le compagnie di assicurazione estere che intendano esercitare l’opzione per tale periodo, nonostante sia scaduto il termine per il versamento dell’imposta sulle riserve matematiche.

E’, infatti, previsto che il versamento eseguito dalla compagnia estera entro il prossimo 16 novembre costituisce un “comportamento concludente” ai fini dell’esercizio dell’opzione per gli adempimenti di sostituzione tributaria, limitato, tuttavia, al versamento dell’imposta sulle riserve matematiche relative al ramo vita iscritte in bilancio al 31 dicembre 2011.

In questo caso, la sostituzione tributaria della compagnia estera ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva prevista dall’art. 26-ter del Dpr 600/1973 opera per i redditi di capitale derivanti dai contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione che saranno erogati a partire dalla data del versamento dell’imposta sulle riserve matematiche.

Verificatasi questa ipotesi, il contraente viene sollevato dall’onere della provvista per l’imposta in questione e, pertanto, la compagnia avrà cura di comunicare al contraente e/o all’intermediario l’avvenuto esercizio dell’opzione tramite il versamento, nonché di indicare l’opzione nel modello di dichiarazione dei sostituti di imposta e degli intermediari relativo all’anno 2012 (modello 770/2013).

L’imposta sul valore dei contratti

Nella circolare, particolare attenzione è dedicata all’imposta sul valore del contratto per la quale, come accennato, il contraente deve fornire la provvista all’intermediario del quale si avvale per la riscossione dei redditi derivanti dalle polizze assicurative estere. L’Agenzia precisa che, in assenza della provvista, gli intermediari devono segnalare, nella dichiarazione modello 770 ordinario, i nominativi dei contraenti nei cui confronti non è stata applicata l’imposta.
Nei confronti dei contribuenti segnalati all’Agenzia delle Entrate, l’imposta è riscossa mediante iscrizione a ruolo ai sensi dell’art. 14 del Dpr 602/1973 e la sanzione si applica nella misura del 30% dell’imposta non versata, secondo quanto previsto per la fattispecie di omesso versamento delle imposte dirette di cui al Dlgs 471/1997.

Verrà sanzionato l’intermediario che, pur disponendo della provvista, non effettui in tutto o in parte il versamento ovvero lo effettui oltre il termine previsto.

Un altro aspetto di rilievo riguarda le ipotesi in cui l’imposta complessivamente anticipata dal contraente (anche a seguito di versamento tramite ruolo) risulti eccedente rispetto a quella dovuta sui redditi di capitale liquidati al momento dell’erogazione della prestazione assicurativa. In questo caso, l’intermediario, operando nella qualità di sostituto d’imposta, è tenuto a restituire al contraente l’eccedenza di imposte versate annualmente. Tale restituzione determina un credito di imposta in capo al sostituto, che potrà recuperate secondo le regole ordinarie previste per tali soggetti in base alle disposizioni di cui al Dpr 445/1997.

Stesso discorso vale anche nell’ipotesi in cui il contraente affidi l’incarico della riscossione dei redditi a un intermediario diverso da quello che ha precedentemente versato l’imposta annua sul valore della polizza. L’intermediario uscente è tenuto a certificare le somme ricevute e versate per consentire al contraente di utilizzarle a scomputo dell’imposta sostitutiva dovuta al momento della prestazione, mentre l’intermediario che subentra restituirà al contraente l’eventuale eccedenza di imposte versate.

La posizione del contraente è altresì tutelata anche qualora, successivamente al versamento dell’imposta in esame, la compagnia di assicurazione decida di optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 26-ter del Dpr 600/1973.
Anche in questo caso, l’intermediario è tenuto a rilasciare al contraente la certificazione delle somme versate per conto dello stesso, che la compagnia dovrà, prioritariamente, scomputare dall’imposta dovuta in sede di erogazione della prestazione assicurativa.

Pertanto, l’obbligo di sostituzione tributaria introdotto dall’art. 68 del decreto comporta una gestione di tipo analitico di tali contratti a carico degli intermediari, anziché una gestione “per massa” come quella prevista per le compagnie assicurative estere (che esercitano l’opzione per operare come sostituto d’imposta) e italiane, per le quali, invece, l’imposta sulle riserve matematiche rappresenta un’imposta propria.

 

2) Sisma del 20 e del 29 maggio, firmato DPCM: differimento versamenti al 17 dicembre 2012

Le imprese che hanno subito dei danni a causa degli eventi sismici del 20 e del 29 maggio e che accedono al finanziamento garantito dallo Stato hanno la possibilità di differire al 17 dicembre 2012, senza alcuna maggiorazione, tutti i versamenti di tributi, contributi e premi normalmente previsti nel periodo tra l’1 e il 16 dicembre 2012. Questa agevolazione è prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato oggi per consentire ai soggetti coinvolti nella procedura di finanziamento di adottare, nella fase di avvio, i necessari atti amministrativi ed adeguare le relative procedure di gestione. I contribuenti hanno così a disposizione più tempo anche per inviare la richiesta di finanziamento alle banche e il modello di comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

Quest’ultimo, come previsto da un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31 ottobre 2012, deve essere inviato entro il 30 novembre 2012 (la precedente scadenza era il 16 novembre) esclusivamente in via telematica.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato n. 155 del 31 ottobre 2012)

 

3) Forniture commerciali: basta con i ritardi nei pagamenti

Il Consiglio dei Ministri si è riunito il 31 ottobre 2012 per l’approvazione del decreto legislativo che recepisce la direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese, e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese, attua la delega conferita al Governo con l’art. 10 della Legge n. 180 del 2011 (Statuto delle imprese).

Anche se il termine per il recepimento della direttiva sia fissato al 16 marzo 2013, il Governo ha, dunque, provveduto alla sua attuazione anticipata dal 1° gennaio 2013 in considerazione della importanza della normativa nonché dell'opportunità peculiare di garantire, in questo momento, le imprese e più specificatamente le piccole e medie imprese.

L’Italia, poiché è il primo grande Paese europeo a dare attuazione alla direttiva, si dota, così, in anticipo sui tempi europei di una più rigorosa disciplina per contrastare i ritardi di pagamento, in particolare per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni.

Sono così assicurati termini certi di pagamento:

Di norma 30 giorni, che non possono comunque superare i 60 giorni, consentiti solo in casi eccezionali.

Il decreto prevede, altresì, una maggiorazione del tasso degli interessi legali moratori, che passa dal 7% all’8% in più rispetto al tasso fissato dalla BCE per le operazioni di rifinanziamento.

Per quanto riguarda i rapporti tra imprese, il decreto legislativo dispone un regime rigoroso stabilendo che il termine di pagamento legale sia di trenta giorni e che termini superiori a sessanta giorni possano essere previsti solo in casi particolari e in presenza di obiettive giustificazioni.

La disciplina del Decreto Legislativo si applicherà ai contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2013.

Le Pubbliche Amministrazioni e le imprese avranno così il tempo per adeguarsi alle nuove norme e per adottare procedure operative e contabili più funzionali a prassi di pagamento rapido.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità.

Tale decisione è motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei.

Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario.

Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scatterà la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%.

Questa nuova procedura dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente.

In ogni caso, durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale.

 

4) Disciplina in materia di cessioni di prodotti agricoli agroalimentari

Il Legislatore ha disciplinato (attraverso l’art. 62, del D.L. n. 1 del 2012 convertito dalla Legge n. 27 del 24 Marzo 2012) le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari.

In particolare, sono stati regolati i contratti stipulati tra gli operatori della filiera agroalimentare, ad esclusione del consumatore finale.

Lo scopo è quello di salvaguardare il rapporto tra le parti da eventuali comportamenti dannosi che possono compromettere il buon andamento del sistema che deve tutelare la parte contraente più debole.

Cessioni di prodotti agroalimentari

Rientrano nella particolare disciplina tutte le cessioni di prodotti agricoli e alimentari, la cui consegna avviene in Italia.

Vengono esplicitamente escluse le cessioni:

- Di prodotti agricoli/alimentari effettuate alle cooperative da parte dei soci delle cooperative stesse;

- di prodotti agricoli/alimentari effettuate alle organizzazioni di produttori da parte dei soci delle organizzazioni stesse;

-di prodotti ittici effettuati tra imprenditori ittici;

- di prodotti agricoli/alimentari istantanee, con contestuale consegna e pagamento del prezzo pattuito.

Contratto ed informazioni

Il suddetto art. 62 della Legge 27/2012 ha introdotto per i contratti, stipulati a decorrere dal 24 ottobre 2012, aventi ad oggetto la cessione di beni agricoli e alimentari l’obbligo di essere conclusi in forma scritta, si prevede inoltre per i contratti stipulati prima di questa data l’adeguamento entro e non oltre il 31 dicembre 2012.

Per “forma scritta” viene intesa qualsiasi forma di comunicazione scritta, anche trasmessa in forma elettronica o a mezzo telefax, avente la funzione di manifestare la volontà delle parti.

La “durabilità” del prodotto (superiore o inferiore a 60 giorni) è riferita alla durata complessiva del prodotto stabilità dal produttore

Peraltro, i suddetti contratti devono prevedere, pena la nullità, l’indicazione della durata, della quantità, delle caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo e le modalità di consegna e pagamento.

Tali informazioni possono essere contenute nei contratti stipulati tra le parti, sia nei seguenti documenti purché questi facciano espresso riferimento ai corrispondenti contratti o agli accordi:

- Nei contratti di cessione dei prodotti;

- documenti di trasporto (DDT) o di consegna, ovvero la fattura;

- ordini di acquisto con i quali l’acquirente commissiona la consegna dei prodotti.

Termini di pagamento e fatturazione

Il termine di pagamento della fattura deve essere effettuato:

- entro 30 giorni per le cessioni di prodotti deteriorabili;

- entro 60 giorni per le cessioni di tutte le altre merci agro-alimentari.

Si tratta di scadenze che iniziano a decorrere dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.

Scaduto tale termine iniziano a decorrere gli interessi per mancato pagamento; il saggio degli interessi è maggiorato di ulteriori 2 punti percentuali ed è inderogabile.

Inoltre, qualora vadano fatturati più prodotti che presentino termini di pagamento diversi, il cedente dovrà emettere fattura separata a seconda della scadenza di pagamento.

La data di ricevimento della fattura “è validamente certificata solo nel caso di consegna della fattura a mano, di invio a mezzo di raccomandata A.R., di posta elettronica certificata (PEC) o di impiego del sistema EDI o altro mezzo equivalente, come previsto dalla vigente normativa fiscale”.

In mancanza di data certa viene assunta come data di ricevimento della fattura, salvo prova contraria, la data di consegna dei prodotti.

Sanzioni

Queste le sanzioni previste per chi sorvola su detti obblighi:

- Da euro 516,00 a euro 20.000,00 se i contratti non hanno la forma scritta;

- da 516,00 a euro 3.000,00 qualora vi siano comportamenti vessatori a carico del produttore somministratore;

- da 500,00 a euro 500.000,00 (l’entità della sanzione viene determinata in ragione del fatturato dell’azienda, della ricorrenza e della misura dei ritardi) qualora non vengano rispettati i termini di pagamento (30 gg. e 60 gg.).

 

5) Apprendistato: chiarimenti dall’Inps

Il D.Lgs. n. 167 del 15 settembre 2011, ha riordinato la normativa in materia di apprendistato.

A tal fine, l’Inps, con la circolare n. 128 del 02 novembre 2012, ha fornito le analitiche indicazioni di carattere normativo, affrontando gli aspetti contributivi connessi all’istituto contrattuale.

L’art. 22 della Legge n. 183 del 12 novembre 2011 ha previsto l’azzeramento dei contributi a carico del datore di lavoro per i contratti di apprendistato stipulati dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016 da datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti.

 

6) Riforma del registro dei revisori contabili: ancora problemi irrisolti

Nonostante si susseguono di continuo i vari provvedimenti ai fini del trasferimento del registro dei revisori legali al MEF, non mancano le varie problematiche, peraltro, ben sottolineate dall’Unione Giovani Commercialisti:

Tra gli interventi più significatativi, la questione della domanda da presentare da parte dei revisori già iscritti nel vecchio registro ove vengono previste pesanti sanzioni in caso di negligenza a tale adempimento.

Si tratta di una vicenda veramente assurda. Anziché precisare che si tratta di un passaggio automatico dal vecchio al nuovo, si istituiscono sanzioni spropositate.

A tal fine, si riporta di seguito il comunicato stampa integrale dell’UNGDCEC del 02 novembre 2012:

<<Riforma del registro dei revisori contabili: i piccioni viaggiatori sono in sciopero!

Nuova puntata della “telenovela” riforma del registro dei revisori contabili; con tre distinti D.M emanati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze vengono quantificati i contributi forfettari ed annuali dovuti dai revisori e società di revisione per l’iscrizione al registro, nonché viene stabilita la composizione e i relativi compiti della Commissione centrale per i revisori legali.

In merito ai contributi forfettari per l’iscrizione nel registro dei revisori, il D.M del 1 ottobre 2012, pubblicato in G.U n. 251 del 26 ottobre ed in vigore dal giorno 27 ottobre, determina i contributi che gli iscritti ed i tirocinanti devono versare per le spese di gestione del Ministero. Tali contributi subiscono un brusco aumento, per i tirocinanti si passa difatti da 15,99 euro a 50 euro (circa il 312%) e per i revisori e le società di revisione già iscritti l’aumento è di circa il 240% si passa difatti da 20,66 euro a 50 euro, inoltre per i revisori residenti in altri paesi europei il contributo è di 100 euro.

I successivi D.M del 24 settembre 2012 pubblicati in G.U n. 253 del 29 ottobre 2012 definiscono l’ammontare del contributo annuale, la composizione ed i compiti della Commissione Centrale per i revisori legali. Il contributo annuale è fissato in 26 euro in linea con quanto previsto negli anni precedenti (euro 26,84) e sarà da versare in un'unica soluzione mediante bollettino postale su apposito conto corrente intestato a Consip spa. In caso di mancato o omesso versamento e decorsi tre mesi dalla scadenza prevista, viene concesso il termine di trenta giorni per sanare la mancata contribuzione, decorso tale termine possono essere applicate le sanzioni previste all’art. 24 del D.lgs 39/2010 che consistono nella sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 150.000 euro, nella revoca da uno o più incarichi di revisione legale , nel divieto di accettare nuovi incarichi di revisione fino ad arrivare alla sospensione ed alla cancellazione dal Registro.

In merito alla Commissione centrale il D.M. prevede che questa sia composta da sette membri effettivi tra i quali il MEF designerà il Presidente scelto tra i magistrati civili, amministrativi o contabili anche a riposo. I Componenti saranno così designati: un dirigente del MEF; un dirigente del Ministero della Giustizia; un componente designato dalla Consob; un rappresentante della Banca d’Italia; due revisori legali designati dal MEF. I componenti durano in carica 4 anni e sono rieleggibili per non più di una volta, la Commissione avrà compiti di vigilanza e controllo sull’operato degli iscritti.

Relativamente all’iscrizione nel nuovo registro dei revisori e dei tirocinanti la Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato in data 30 ottobre la modulistica da utilizzare per la richiesta di iscrizione al Registro. La modulistica attualmente disponibile riguarda: la nuova iscrizione, la cancellazione dal registro e la comunicazione di decesso del revisore; per quanto riguarda i tirocinanti è a disposizione la modulistica riguardante la richiesta di iscrizione, la relazione annuale, il completamento del tirocinio e la cancellazione dal registro.

Non sono tuttavia stati pubblicati i modelli relativi al passaggio al nuovo registro per i soggetti già iscritti al 13 settembre 2012 e che entro il 12 dicembre devono presentare la domanda di passaggio al nuovo registro. Si ricorda che l’art. 17 del DM 145/2012, in tema di accesso al registro, concedeva ai revisori iscritti nel vecchio registro 90 giorni di tempo, a far data dal 13 settembre, per provvedere a comunicare i propri dati al MEF, sono ormai passati più di 45 giorni e la modulistica non è ancora disponibile. Inoltre si fa presente che in caso di mancata comunicazione si possono applicare le sanzioni previste dall’art 24, D.Lgs. n. 39/2010, che, come visto in precedenza vanno dalla sanzione pecuniaria (da 1.000 a 150.00 euro) fino alla cancellazione dal registro.

Curioso rilevare che la modulistica deve essere compilata attraverso l’uso di un computer, che si debba indicare un indirizzo PEC del revisore, ma che poi la domanda debba essere spedita tramite raccomandata. Il tutto suona anacronistico e bizantino (forse i piccioni viaggiatori sono in sciopero)!
L’UNGDCEC che già aveva espresso il suo dissenso sul nuovo registro dei revisori con il comunicato stampa diramato in data 11 settembre 2012 non può nuovamente tacere il suo sdegno alla lettura di tali normative mal fatte. Aumenti dei contributi, adempimenti burocratici non in linea con i tempi e la tecnologia a disposizione, incertezza per quanto riguarda la durata del tirocinio per chi è già Dottore Commercialista e non ancora revisore (sembrerebbe, da una prima lettura che i due periodi di tirocinio non si possano sovrapporre), mancanza di modulistica per chi è già iscritto all’attuale registro, sanzioni salate.

Il passaggio al MEF continua sembrare un buon affare solo per loro. Non ci siamo proprio!>>.

(Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili comunicato stampa del 2 novembre 2012)

 

Vincenzo D’Andò