La cancellazione dal registro delle Onlus

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 24 novembre 2012

la prassi che deve seguire il Fisco per cancellare una Onlus dal registro degli enti che godono delle agevolazioni e le opzioni per il contribuente che si vuole opporre a tale provvedimento

Parere dell'Agenzia per le ONLUS

L'art. 4, c. 2, del D.P.C.M. 21 marzo 2001, n. 329, dispone che "Le amministrazioni statali sono tenute a richiedere preventivamente il parere dell'Agenzia per le ONLUS in relazione a: ... f) decadenza totale o parziale delle agevolazioni previste dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460".

Il D.M. n. 266 del 2003(1), prevede espressamente le ipotesi in cui è obbligatorio richiedere il parere all'Agenzia per le Onlus prima di procedere alla notifica del provvedimento di cancellazione dall'anagrafe.

Il D.M. n. 266 non dispone che debba essere richiesto il parere all'Agenzia per le Onlus a seguito dell'esito del controllo preventivo(2).

Si è evidentemente ritenuto non necessario il parere con riferimento agli esiti di una procedura di controllo avente ad oggetto il preliminare riscontro documentale dell'esistenza dei requisiti previsti dal D.Lgs. n. 460 del 1997 relativamente a soggetti non ancora iscritti all'anagrafe.

L'art. 5 del D.M. n. 266 del 2003 prevede, invece, espressamente la richiesta del parere all'Agenzia per le Onlus, nel caso in cui la Direzione regionale intenda procedere alla cancellazione:

  • a seguito della valutazione delle segnalazioni provenienti dagli uffici dell'Amministrazione finanziaria che hanno riscontrato nell'ambito di autonomi controlli tributari, l'inosservanza in concreto dei requisiti previsti (comma 2);

  • qualora riscontri, successivamente all'iscrizione, il venir meno di uno o più requisiti di cui all'art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997 (comma 5).

L'obbligatorietà della richiesta di parere, fatta salva l'ulteriore particolare ipotesi di cui al comma 4 dell'art. 6 del D.M. n. 266 del 2003, è posta nei casi in cui i controlli evidenzino, con riferimento alle concrete modalità di svolgimento dell'attività da parte dell'organizzazione ed alle finalità effettivamente perseguite, l'inosservanza, sin dall'origine o sopravvenuta, di uno o più requisiti stabiliti dalla normativa in materia di Onlus(3).

In tale contesto la previsione della richiesta di parere all'Agenzia per le Onlus è finalizzata ad integrare la fase istruttoria con un ulteriore elemento di valutazione, ritenuto necessario ancorché non vincolante, in ordine alla rilevanza delle irregolarità riscontrate.

Nell'ipotesi considerata nel comma 5 dell'art. 5 l'elemento valutativo costituito dal parere dell'Agenzia per le Onlus è ritenuto necessario con riferimento alla posizione di un'organizzazione iscritta in anagrafe in possesso di tutti i requisiti richiesti, dei quali, successivamente all'iscrizione, venga rilevato il venir meno, anche in parte, a seguito di un controllo di natura documentale e/o sostanziale.

A sua volta l'art. 6 del regolamento, al comma 4, prevede espressamente la richiesta di parere dell'Agenzia per le Onlus nella particolare ipotesi di cancellazione dei soggetti che non provvedono ad integrare l'originaria comunicazione, neppure a seguito del sollecito da parte della Direzione regionale.

Il D.M. n. 266 del 2003 non prevede ulteriori ipotesi per le quali è espressamente richiesto il parere. Per ipotesi diverse da quelle sopra indicate non si ravvisa, pertanto, l'obbligatorietà del parere in argomento.

La Direzione regionale richiede il parere in argomento, qualora a seguito di controllo sostanziale ritenga, a causa dell'inosservanza in concreto dei requisiti previsti o per il venir meno di uno o più di questi, di procedere alla cancellazione di un'organizzazione iscritta all'anagrafe delle Onlus.

Per quanto concerne i tempi della fase di acquisizione del parere, ai sensi del comma 3 dell'articolo 4 del D.P.C.M. n. 329 del 2001, le direzioni regionali procedono autonomamente, in assenza della risposta, trascorsi trenta giorni dalla richiesta all'Agenzia per le Onlus, fatto salvo che quest'ultima nel frattempo abbia rappresentato la necessità di un'istruttoria più approfondita e quindi di un termine maggiore, da concordare caso per caso (cfr. circolare n.14/E del 2003).

La cancellazione di una Onlus dalla relativa Anagrafe avviene a seguito di un procedimento di esclusiva competenza dell’Amministrazione finanziaria – in particolare della Direzione Regionale delle Entrate in cui ha sede l’ente interessato – rispetto al quale l’Agenzia per il Terzo Settore svolge un ruolo essenziale, seppure di natura complementare. Il parere preventivo, come noto, è poi da rendersi entro i successivi trenta giorni dalla richiesta trascorsi i quali l’Agenzia procede autonomamente. La natura del parere di cui all'art. 4, c. 2, lett. f è da ritenersi non vincolante.

Mentre la formale richiesta di tale parere è obbligatoria per la DRE, il contenuto dello stesso non è tuttavia vincolante, con la conseguenza che l’Amministrazione finanziaria può procedere alla cancellazione anche nel caso in cui l’Agenzia per il Terzo Settore non abbia ravvisato la necessità di simile provvedimento di decadenza.

 

Novella normativa

A seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 16 del 2 marzo 2012 (art. 8 c. 23) pubblicato sulla G.U. n. 52 del 2 marzo 2012, l’Agenzia per il terzo settore (ex Agenzia per le Onlus) è stata soppressa.

Istituita con DPCM del 26 settembre 2000 – in osservanza delle disposizioni contenute nell’art. 3, cc. 190-193 della legge 23 dicembre 1996 – e regolamentata dal DPCM n.329/2001 e successive modifiche, l’Agenzia è stata operativa dal 7 marzo 2002 al 2 marzo 2012.

Ente di diritto pubblico di emanazione governativa vigilato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Agenzia ha operato per garantire la corretta osservanza delle disposizioni legislative in materia di terzo settore. Le sue funzioni sono state di vigilanza, promozione, indirizzo e controllo sugli enti non profit, con i quali si intende l’insieme delle organizzazioni non aventi finalità di lucro (Onlus, enti non commerciali, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, imprese sociali...).

L’articolo 8, comma 23, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, come modificato dalla legge di conversione 26 aprile 2012, n. 44, stabilisce che:

  • l’Agenzia per le Onlus è soppressa dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge (2 marzo 2012);

  • i compiti e le funzioni esercitati da detta Agenzia sono trasferiti al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che, con appositi regolamenti, provvederà ad adeguare il proprio assetto organizzativo;

  • nelle more della riorganizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le funzioni in precedenza attribuite all’Agenzia per le Onlus sono esercitate dalla “Direzione generale per il terzo settore e le formazioni sociali” del medesimo Ministero.

Gli uffici dell’Agenzia delle entrate, ai fini dello svolgimento delle attività di competenza nei confronti delle Onlus, devono fare riferimento alla predetta Direzione generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, soprattutto in relazione alle richieste di parere da effettuare preventivamente per poter procedere alla cancellazione degli enti dall’Anagrafe delle Onlus.

 

Regime processuale

Nei provvedimenti di cancellazione o di mancata conferma le direzioni regionali danno conto di aver richiesto il parere all'Agenzia per le Onlus e del contenuto dello stesso, nonché degli eventuali motivi che hanno condotto a disattenderlo. Nel caso in cui la Direzione regionale proceda autonomamente, in mancanza del parere dell'Agenzia per le Onlus, in quanto lo stesso non è stato reso entro i termini previsti dal comma 3 dell'articolo 4 del D.P.C.M. 21 marzo 2001, n. 329, si darà conto di tale circostanza nel provvedimento di cancellazione.

I provvedimenti delle direzioni regionali che comunicano la non iscrizione o la cancellazione dall'anagrafe costituiscono atti di diniego o revoca di agevolazioni fiscali, come tali impugnabili ai sensi dell'art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, rientrando le relative controversie nell'oggetto della giurisdizione tributaria(4) così come definita dall'art. 2 del citato decreto legislativo, come sostituito dall'art. 12, c. 2, della L. n. 448 del 2001. Parte nel giudizio innanzi alla Commissione tributaria provinciale è la Direzione regionale che ha emesso l'atto impugnato. In applicazione del comma 3 dell'art. 19 del citato D.Lgs. n. 546, secondo cui "Ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essereimpugnato solo per vizi propri", l'eventuale mancata impugnazione delprovvedimento della Direzione regionale di non iscrizione o dicancellazione dall'anagrafe delle Onlus, rende non impugnabile, se non pervizi ulteriori rispetto al diritto alle agevolazioni, il successivo attodell'ufficio locale competente con cui vengono recuperate le relativeimposte.

Infatti, la controversia in ordine al diritto alle agevolazioni vanecessariamente instaurata con riferimento al provvedimento dicancellazione della Direzione regionale, che costituisce il primo attoautonomamente impugnabile portato a conoscenza dell'organizzazione.

 

Cancellazione

L'art. 5 del decreto del Ministro delle finanze del 18 luglio 2003, n. 266 disciplina i casi di cancellazione dall'anagrafe delle Onlus.

La norma distingue il venir meno di uno o più requisiti dalla mancanza degli stessi sin dall'origine.

Al comma 1 dell'articolo in argomento è sancito che, anche successivamente all'avvenuta iscrizione a seguito del controllo di cui all'art. 3, è possibile accertare sia la mancanza dei requisiti di cui all'art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997 sia il loro venir meno.

Il conseguente provvedimento di cancellazione deve essere notificato al soggetto interessato con le modalità di cui all'art. 60 del D.P.R. n. 600 del 1973.

Il comma 3 dell'articolo 5 stabilisce che dal giorno dell'avvenuta cancellazione la Onlus perde il diritto ai benefici fiscali del D.Lgs. n. 460 del 1997.

Il comma 4 disciplina gli effetti della cancellazione con riferimento alle agevolazioni fiscali fruite.

Stabilisce, infatti, che la mancanza fin dal momento dell'iscrizione anche di uno solo dei requisiti formali di cui all'art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997 determina la decadenza totale dalle agevolazioni fruite.

Dalla formulazione del comma 4 discende, tra l'altro, la possibilità per le direzioni regionali di notificare, anche dopo l'avvenuta iscrizione del soggetto all'anagrafe, gli esiti di un controllo che evidenzi la mancanza di uno dei requisiti formali di cui al più volte citato art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997, con conseguente cancellazione dell'organizzazione dall'anagrafe delle Onlus.

Ai sensi dell'ultimo periodo del comma 4, qualora la cancellazione sia conseguente al venir meno di uno o più requisiti, la Onlus decade dalle agevolazioni fiscali fruite dalla data in cui gli stessi requisiti sono venuti meno.

La sopravvenuta mancanza dei requisiti può emergere da controlli successivi all'avvenuta iscrizione dell'organizzazione a seguito del controllo preventivo.

Rispetto a quest'ultimo, che, come espressamente previsto dal D.M. n. 266 del 2003, non può che riguardare la presenza dei requisiti formali, i controlli successivi, che determinano la cancellazione, possono riferirsi ad una più ampia casistica ed in particolare al riscontro dell'osservanza in concreto dei requisiti richiesti dalla normativa.

L'inosservanza in concreto dei requisiti posti dal D.Lgs. n. 460 del 1997 può emergere, però, non solo a seguito di specifici controlli disposti dalla Direzione regionale ma anche a seguito di verifiche o controlli effettuati dagli uffici nell'ambito della propria ordinaria attività istituzionale, come espressamente previsto dall'art. 5, c. 2, del D.M. n. 266 del 2003, anche nei confronti di terzi.

Per le Onlus sussiste il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge. Le attività di controllo che devono svolgere le DRE riguardano la verifica del rispetto dei requisiti statutari imposti dal richiamato art. 10 del D.Lgs. 460/97 e vogliono assicurare che l’obiettivo di solidarietà, del quale è permeata la legislazione in materia di Onlus, sia effettivamente e concretamente raggiunto e conseguito; dette attività, in particolare, vogliono evitare un utilizzo elusivo dello strumento Onlus con la creazione di strutture fiscalmente esenti per avvantaggiare soggetti direttamente interessati alla gestione della struttura stessa. Qualora gli uffici riscontrino elementi rilevanti con riferimento alla possibile inosservanza di fatto da parte di un soggetto Onlus delle condizioni e dei requisiti previsti, informano tempestivamente la Direzione regionale competente, che valuta la rilevanza della riscontrata inosservanza al fine dell'eventuale emanazione di un provvedimento di cancellazione, nel caso in cui non sia necessario procedere ad un'ulteriore attività istruttoria in merito. Analoga comunicazione è effettuata dagli uffici a seguito di processi verbali di constatazione o di segnalazioni provenienti da altri organi dell'Amministrazione finanziaria o di altre Amministrazioni, qualora detti organi non abbiano provveduto ad informare direttamente la Direzione regionale competente.

La Direzione regionale è l'ufficio competente alla gestione dei provvedimenti di cancellazione dall'anagrafe delle Onlus.

Il comma 1 dell'articolo 5 del decreto n. 266 del 2003 prevede espressamente, quale conseguenza dell'avvenuta cancellazione dall'anagrafe delle Onlus, l'effettuazione delle comunicazioni da parte della Direzione regionale agli uffici competenti al recupero dei tributi indebitamente non versati dall'organizzazione cancellata ed all'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 28 del D.Lgs. n. 460 del 1997 nonché di quelle previste dalle singoli leggi d'imposta. Le fattispecie sanzionatorie previste dall'art. 28 citato sono rivolte ai rappresentanti legali e ai membri degliorgani amministrativi delle Onlus che violano le disposizioni contenute nelD.Lgs. n. 460 del 1997 e a chiunque abusi della denominazione di Onlus. Tali sanzioni, come indicato al comma 1 dell'articolo 28, risultanoirrogate indipendentemente da ogni altra sanzione prevista dalle specifiche leggi tributarie. Anche le sanzioni in argomento possono essere comunque considerate violazioni di natura tributaria, in quanto sono volte a tutelare interessi strettamente correlati a norme disciplinanti obblighi e rapporti tributari.

Si rendono, quindi, applicabili le disposizioni generali sulle sanzioni amministrative in materia tributaria, contenute nel D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472. Il comma 2 del menzionato articolo 28, stabilisce che "Le sanzioni previste dal comma 1 sonoirrogate, ai sensi dell'articolo 54, primo e secondo comma, del decreto delPresidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dall'ufficio delleentrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale della Onlus".

La cancellazione dall’Anagrafe comporta il recupero, da parte del Fisco, i tutte le agevolazioni fiscali(5) di cui l’ente aveva fruito in precedenza, nonché l’applicazione di rilevanti sanzioni anche a carico dei componenti degli organi amministrativi.

 

Esecutività delle sentenze delle Commissioni tributarie di annullamento dei provvedimenti di diniego o di cancellazione dell’iscrizione all’Anagrafe unica delle ONLUS

Secondo una scelta ermeneutica dalla regola che attribuisce immediata e diretta efficacia alle sentenze tributarie deriva, in mancanza di un divieto normativo espresso, che anche le sentenze delle Commissioni tributarie di annullamento dei provvedimenti di diniego o di cancellazione dell’iscrizione all’Anagrafe unica delle ONLUS, non ancora passate in giudicato, sono provvisoriamente esecutive ossia producono in sostanza l’effetto dell’iscrizione o della reiscrizione nell’Anagrafe dei soggetti interessati. Secondo una diversa scelta ermeneutica le sentenze delle Commissioni tributarie di annullamento dei provvedimenti di diniego o di cancellazione dell’iscrizione all’Anagrafe unica delle ONLUS, non ancora passate in giudicato, non sono provvisoriamente esecutive ossia non producono in sostanza l’effetto dell’iscrizione o della reiscrizione nell’Anagrafe dei soggetti interessati.

 

Rapporti tra giudizi relativi al diniego di agevolazioni e agli atti impositivi: sospensione necessaria di cui all’articolo 295 c.p.c.

I provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe costituiscono atti presupposti dei successivi atti impositivi emessi per recuperare le imposte non versate. Può quindi accadere che il contribuente impugni, in momenti diversi, il provvedimento di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe ed il conseguente atto impositivo, con la conseguenza che risultino, allo stesso tempo, pendenti due giudizi proposti avverso atti diversi. Tra i due giudizi si pone un rapporto di continenza ai sensi dell’articolo 39, comma 2, c.p.c.; in particolare, il giudizio sui provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe è continente rispetto a quello relativo all’atto impositivo. In tali casi è possibile chiedere la riunione dei giudizi. Qualora la riunione non sia possibile perché i giudizi pendono presso giudici diversi, il giudice è tenuto a disporre la sospensione della causa “pregiudicata” (giudizio relativo all’atto impositivo) in attesa che si concluda, in via definitiva, la causa continente “pregiudicante” (giudizio concernente il diniego di agevolazione). Nell’ipotesi di causa tributaria pregiudiziale è obbligatoria la sospensione del processo. Le cause pregiudiziali sono quelle la cui decisione può acquistare efficacia di giudicato esterno nella causa pregiudicata. La giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente confermato l’applicabilità dell’istituto della sospensione necessaria di cui all’articolo 295 c.p.c. al processo tributario. Ciò in quanto la previsione, da parte dell'art. 39 del D.Lgs. n. 546 del 1992, di ipotesi tipiche di sospensione necessaria, non osta all'applicazione dell’art. 295 c.p.c. nel processo tributario. Non contraddice a tale soluzione la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 31 del 1998 e ordinanze 8, 136 e 330 del 1999), la quale ha costantemente escluso che l'art. 39 contenga norme in contrasto con principi costituzionali, in quanto in tali decisioni si è semplicemente preso atto del diritto vivente, in un momento in cui non si era ancora formata un’interpretazione di detta norma. In altri termini, dalle citate pronunce della Corte Costituzionale emerge soltanto che un'interpretazione restrittiva dell’art. 39 non è in contrasto con la Costituzione, e non che tale norma debba essere necessariamente interpretata nel senso di costituire un blocco alla piena applicazione dell'art. 295 c.p.c. (cfr. Cass. n. 14788 del 2001). Trova, in definitiva,applicazione la sospensione necessaria del processo ex articolo 295 c.p.c.. Il giudizio avente ad oggetto i provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe costituisce una causa pregiudiziale rispetto al giudizio relativo agli atti impositivi emessi al fine di recuperare le imposte non versate o pagate in misura agevolata; pertanto, il secondo giudizio deve essere sospeso in attesa del passaggio in giudicato della sentenza emessa al termine del primo giudizio. Peraltro, in materia di esenzione e, in genere, agevolazioni tributarie, la Corte di cassazione, nel fare applicazione dell’articolo 295 c.p.c., ha affermato che “… è evidente la pregiudizialità logico-giuridica esistente tra la causa pregiudiziale, che atteneva all’impugnativa del diniego espresso di riconoscimento dell'esenzione decennale Irpeg-Ilor e che pendeva ancora davanti alla Commissione tributaria centrale, e la consequenziale causa pregiudicata… che riguarda l’impugnativa degli avvisi di accertamento con cui l'ufficio recuperava a tassazione le imposte dovute, sul ritenuto presupposto che non spettasse la richiesta esenzione” (Cass., 28 aprile 2006, n. 10013). La sospensione necessaria dei giudizi pregiudicati relativi agli atti impositivi, di liquidazione, di irrogazione delle sanzioni o di riscossione non comporta di per sé la sospensione degli effetti degli stessi, salvo che la loro esecuzione, laddove ne ricorrano i presupposti, venga sospesa con provvedimento giudiziale o amministrativo.

 

Rimborso

Il giudizio avente ad oggetto i provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe costituisce una causa pregiudiziale rispetto al giudizio relativo agli atti impositivi emessi al fine di recuperare le imposte non versate o pagate in misura agevolata. Il passaggio in giudicato della sentenza emessa al termine del giudizio relativo ai provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe oppure secondo diversa impostazione il deposito della sentenza provvisoriamente esecutiva tra le parti del giudizio avente ad oggetto i provvedimenti di diniego (o di cancellazione) dell’iscrizione all’Anagrafe costituisce il giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione di quanto versato provvisoriamente in relazione agli atti impositivi emessi per recuperare le imposte non versate.

L’articolo 21 del D.lgs. n. 546/92 prevede un termine generale di due anni dal pagamento ovvero se posteriore dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione. Alla domanda di rimborso o restituzione si applica, in mancanza di una disciplina specifica posta dalla legislazione speciale in materia, la norma generale residuale di cui all'art. 16 d.p.r. n. 636 del 1972 (ora art. 21, c. 2, d.lgs. n. 546 del 1992), prevedente un termine biennale di decadenza per la presentazione dell'istanza, che non esclude tuttavia, una volta maturato il silenzio rifiuto, la decorrenza del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 cod. civ..

Il contribuente che intende azionare il proprio diritto al rimborso ha l’ onere di presentare all’ufficio competente l’apposita domanda amministrativa di rimborso ai sensi dell’articolo 21 del D.lgs. n. 546/92, che prevede un termine generale di due anni dal pagamento ovvero se posteriore dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione. Il termine citato ha carattere residuale ed opera in assenza di disposizioni specifiche .Il termine biennale di decadenza dal diritto ad ottenere dall’amministrazione finanziaria il rimborso di quanto corrisposto indebitamente, decorre, di regola, dal giorno dell’avvenuto pagamento. Può decorrere anche da un momento successivo, vale a dire “dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione”, ma questa locuzione si riferisce all’ipotesi in cui il sorgere del diritto al rimborso sia sottoposto a termine (iniziale) o a condizione, oppure - più ampiamente - al verificarsi di una fattispecie complessa a formazione progressiva, nella quale s’inseriscano una molteplicità di circostanze rilevanti. Giova osservare che il ricorso del contribuente al giudice tributario per ottenere il rimborso di somme che egli assume indebitamente versate postula il provvedimento di diniego, anche in forma tacita, del rimborso, la cui inesistenza, dovuta al non ancora avvenuto decorso del termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di restituzione, previsto dall’art. 21, c. 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 comporta l’inammissibilità del ricorso per difetto dell’atto impugnabile e cioè di un presupposto processuale, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio. La decadenza sostanziale dell’azione per il decorso di determinati termini previsti dalla legge attiene non ad un vizio processuale bensì alla stessa ammissibilità della tutela giurisdizionale. Il mancato decorso del termine specifico previsto dal legislatore (cioè i novanta giorni dall’istanza di rimborso) impedisce la formazione di un atto impugnabile e, conseguentemente, non è possibile invocare una tutela giurisdizionale.

In via cautelativa occorre tener conto che in base a quanto previsto dall'art. 38 del DPR 602/1973, "il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all'intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale e' stato eseguito il versamento istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell'obbligo di versamento".

 

Note

1) D.M. 18 luglio 2003, n. 266. Gazz. Uff. n. 218 del 19 settembre 2003. Art. 5.

Cancellazione dall'anagrafe - 1. La Direzione regionale delle entrate, qualora, successivamente all'avvenuta iscrizione a seguito del controllo di cui all'articolo 3, accerti la mancanza o il venir meno dei requisiti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, provvede alla cancellazione dall'anagrafe delle ONLUS con provvedimento motivato dandone tempestiva comunicazione al soggetto interessato, con le modalità di cui all'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, all'ufficio delle entrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale dell'ente interessato, ovvero, nell'ipotesi di intervenuto cambiamento di domicilio fiscale, ai vari uffici presso i cui ambiti territoriali l'ente abbia fissato il proprio domicilio fiscale, e agli uffici nei quali siano stati compiuti atti oggetto delle agevolazioni previste dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, per l'effettuazione dei controlli e l'eventuale applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 28 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, nonché di quelle previste dalle singole leggi d'imposta.

2. Gli uffici dell'Amministrazione tributaria che, nell'ambito della propria attività istituzionale di controllo o verifica, acquisiscono elementi dai quali risulti l'inosservanza, in concreto, di uno o più requisiti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, provvedono a darne tempestiva comunicazione alla Direzione regionale delle entrate, al fine della valutazione sulla necessità o meno di procedere, previo parere dell'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, alla cancellazione dall'anagrafe, con le modalità di cui al comma 1.

3. Dal giorno della avvenuta cancellazione dall'anagrafe, la ONLUS perde il diritto ai benefici fiscali stabiliti dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.

4. La cancellazione conseguente all'accertamento della mancanza, fin dal momento dell'iscrizione, anche solo di uno dei requisiti formali di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, determina la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite. Qualora, invece, la cancellazione sia conseguente al venir meno di uno o più requisiti, la ONLUS decade dalle agevolazioni fiscali fruite successivamente alla data in cui gli stessi requisiti sono venuti meno.

5. Ai sensi dell'articolo 4, comma 2, lettera f), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2001, n. 329, nel caso in cui si riscontri il venir meno, successivamente all'iscrizione, di uno o più requisiti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, la Direzione regionale dell'Agenzia delle entrate chiede preventivamente il parere all'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale al fine di provvedere alla cancellazione dall'anagrafe, con la conseguente decadenza dalle agevolazioni.

 

2) Il D.M. n.266 del 2003, non prevede il parere obbligatorio dell’Agenzia delle Onlus per l’ipotesi, qui specificamente considerata, della cancellazione dall’anagrafe in conseguenza del riscontro della mancanza, negli atti costitutivi dell’associazione, dell’espressa previsione di reimpiego degli utili od avanzi di gestione ai fini della realizzazione degli scopi istituzionali. Detto decreto prevede, infatti, il menzionato parere solo in caso: a) di riscontro di concreta inosservanza dei requisiti prescritti nello statuto; b) di riscontro del successivo venir meno dei requisiti presenti al momento dell’iscrizione (cfr. art. 5, cc. 2 e 5); c) di ostacolo al controllo della ricorrenza dei requisiti (cfr. art. 6, c. 4) (Sent. n. 14371 del 30 giugno 2011 della Corte Cass., Sez. tributaria).

La sent. n. 14371 del 30 giugno 2011afferma la non necessità del parere dell’Agenzia per il Terzo Settore nel caso in cui la cancellazione dall’Anagrafe si fondi su accertate e oggettive carenze statutarie Accertata la carenza formale dello statuto dell’ente, simile circostanza non è tra quelle per le quali, in caso di cancellazione, il D.M. n. 266 del 2003 richiede il parere preventivo dell’Agenzia per il Terzo Settore e l’osservanza, di fatto, dell’obbligo di reimpiego istituzionale dei proventi dell’ente non può surrogare la suddetta carenza statutaria. In tema di Onlus, l'art. 10, c. 1, l. f, del d.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, pur esigendo l'espressa previsione, nello statuto o nell'atto costitutivo, dell'obbligo di devolvere il patrimonio dell'organizzazione secondo le modalità ivi stabilite, non impone la pedissequa riproduzione del testo normativo, essendo sufficiente che la devoluzione del patrimonio, per il caso di scioglimento della Onlus, sia regolata in conformità allo stesso, anche mediante una diversa formulazione letterale della clausola; spetta, poi, al giudice del merito valutare la conformità della clausola statutaria alla disposizione di legge (Cassazione 03/11/2009 n. 23207).

 

3) In materia di agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi, il D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10, c. 2, lett. a, sul riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle Onlus - a norma del quale si intende che vengono perseguite finalità di solidarietà sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi siano dirette ad arrecare benefici a "persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari" - dev'essere interpretato nel senso che è sufficiente che ricorra almeno una delle predette condizioni di svantaggio, non rilevando ad escludere il fine solidaristico che le prestazioni siano fornite dietro pagamento di un corrispettivo, sempre che non vi sia prova del perseguimento anche di un fine di lucro attraverso la distribuzione degli utili ovvero il loro impiego per la realizzazione di attività diverse da quelle istituzionali o a queste connesse.(Ordinanza n. 9688 del 13 giugno 2012 della Cassazione Civile, Sez. VI – 5; Ord. n. 11072 del 19 maggio 2011 della Corte Cass., Sez. tributaria).

Un ente che svolga esclusivamente attività di consultorio familiare, nel rispetto della legge che disciplina tale attività, può essere qualificato come Onlus. Anche quando svolga l’attività in regime di convenzione con amministrazioni pubbliche, in quanto i relativi contributi non concorrono a formare il reddito imponibile degli enti non commerciali in genere (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 143, c. 3, lett. b), e quindi anche delle ONLUS (L. n. 460 del 1997, art. 26, che estende alle Onlus la disciplina fiscale degli enti non commerciali (Sent. n. 9661 del 23 aprile 2009 della Corte Cass., SS.UU. Civ.).

La figura del cittadino consumatore non può farsi rientrare in alcuna delle categorie di soggetti in condizioni di disagio contemplate dall’ordinamento. La posizione di contraente debole del cittadino consumatore non costituisce affatto una situazione oggettiva, ma può venire ad esistenza eventualmente e sporadicamente solo in occasione di rapporti contrattuali con soggetti professionali e non sempre neanche in tali evenienze se il cliente è a sufficienza esperto e preparato a seconda pure del tipo di contratto che va a stipulare. Esattamente, quindi, il suo svantaggio non dipende da oggettiva situazione disagiata ma da asimmetria informativa rispetto alla controparte professionalmente preparata (CTP di Roma 11-11-2010 n.465 sez. 6).

 

4) La controversia riguardo al provvedimento di cancellazione (o al rifiuto di iscrizione) dall’anagrafe delle Onlus, di competenza dell’Agenzia delle Entrate, deve pertanto ritenersi attribuita al giudice tributario, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, avendo ad oggetto un atto di revoca (o diniego) di agevolazioni (art. 19, lett. h, del citato D.Lgs.) (Sent. n. 1625 del 27 gennaio 2010 della Corte Cass., SS. UU. Civ.). Il motivo di diniego di iscrizione al registro Onlus, non compreso tra i motivi dell’atto di diniego impugnato ma introdotto in grado di appello dall’ufficio è inammissibile per violazione del divieto di ius novorum (CTR di Roma 16-01-2012 n.39 sez. 1).

 

5) Il termine di cui all'art. 6 c. 4 del D.M. 18 luglio 2003 n. 266, per la richiesta di integrazione della comunicazione prevista dall’art. 11 del D.Lgs n. 460/97, ha natura perentoria; esso deve essere osservato rigorosamente, proprio in funzione della ratio ad esso sottesa che è quella di non consentire alla associazione Onlus di continuare a godere delle notevoli agevolazioni fiscali senza che l' A.F. possa procedere ai controlli formali e sostanziali in tempo utile (CTR di Roma 15-02-2012 n.99 sez. 14).

 

24 novembre 2012

Ignazio Buscema