Gli studi di settore sono semplici indizi

SENT. N.58/30/11 PRONUNCIATA 11.04.11, DEPOSITATA IL 28.10.11, C.T.R. DI TORINO SEZ. 30,

Sull’appello avverso la sentenza n.1151/10 emessa dalla C.T.P. di Novara,

proposto dall’ufficio Ag. Entrate Dir. Prov. Uff. Controlli Novara,

Atto impugnato: avviso di accertamento Iva + Irpef 2001.

 

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Parte appellante (Ag. Entrate Direz. Prov. Di Novara Uff. Controlli):

  1. Accogliere l’appello dell’ufficio per la riforma della sentenza impugnata e contestuale conferma dell’atto impositivo notificato;

  2. Condannare l’appellato a rifondere le spese di giudizio come da allegata nota.

Parte appellata (…):

  1. Voglia rigettare l’appello dell’Agenzia e confermare la sentenza di primo grado;

  2. Condannare l’A.F. alla rifusione delle spese del giudizio ex art.15 DL 546/92, forfettizzabili in €.1.000,00 + 4% CPDC e Iva, oltrechè spese per €.100,00.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente esercita l’attività di installazione di impianti radio rice-trasmittenti ed aveva presentato regolare denuncia dei redditi per l’anno 2001.

L’Agenzia Entrate Direz. Prov. Di Novara Uff. Controlli (allora Agenzia Entrate di Borgomanero), in fase di controllo della dichiarazione, convocava la parte per definire mediante concordato, un accertamento basato sugli Studi di settore per l’anno 2001, utilizzando lo studio SD75U che il contribuente aveva indicato essere quello a lui afferente per tipo di attività.

Il contribuente, nel corso del contraddittorio, faceva presente che lo studio applicato non era quello più vicino alla attività svolta e produceva pertanto i risultati di uno studio di settore e precisamente il SD41U a suo giudizio, più adatto a rappresentare la realtà lavorativa svolta.

L’ufficio, sul punto, non opponeva alcuna censura.

Il contribuente, considerato che anche in questo caso, il reddito dichiarato non risultava congruo (circa 8%), a fronte del nuovo imponibile (differenza rispetto al dichiarato di €.7.822,00) rigettava l’accertamento dell’ufficio, perché lo stesso non era completamente sovrapponibile alla sua situazione, e presentava tempestivo e motivato ricorso.

L’ufficio si costituiva in giudizio insistendo sul suo proprio corretto operato ed affermando che lo studio di settore applicato si adattava perfettamente alla tipologia dell’azienda interessata chiedendo perciò il rigetto del ricorso.

I primi giudici della C.T.P. di Novara accoglievano il ricorso del contribuente e compensavano le spese, in base ai seguenti motivi:

“… l’art.62 sexies, comma 3, L. 427/93, non può non essere applicato in modo diverso da quello che la stessa letteralmente dispone: “gli accertamenti di cui agli artt.39 dpr 600/73 e 54 dpr 633/72 possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze … desumibili dalle condizioni di esecuzione dell’attività svolta ovvero dagli studi di settore elaborati ex art.62 bis…”.

Inoltre, la Commissione deduce dagli atti come “… il ricorrente s’è opposto alla presunzione ed ha motivato la differenza tra il reddito dichiarato e quello accertato, con argomentazioni plausibili e condivisibili, tenuto conto del volume d’affari dichiarato”.

L’ufficio appellava che nel richiamare quanto già esposto in sede di controdeduzioni di primo grado impugnava la decisione sotto un duplice aspetto:

  1. Possibilità di operare un accertamento analitico induttivo a fronte di una differenza tra quanto perviene dallo studio di settore e il dichiarato;

  2. A parere dell’ufficio i giudici di primo grado non avevano motivato il perché dello scostamento.

Concludeva come in epigrafe.

Il contribuente controdeduceva sostenendo come già in atti (doc.3 del ricorso introduttivo) erano stati evidenziati le peculiarità della sua attività e le caratteristiche della sua azienda che avevano determinato la differente redita.

Concludeva come in epigrafe.

DISPOSITIVO DEL COLLEGIO – MOTIVAZIONE DELLA DECISIONE

Il collegio ritiene dover confermare la sentenza dei primi giudici.

Sul punto della possibilità dell’ufficio di operare un controllo, a fronte di un eventuale reddito non conforme agli studi di settore, il Collegio ritiene che appare corretto osservare che non vale da sola, a dar conto del superamento di un contabilità regolarmente tenuta, la semplice constatazione di un reddito inferiore alla media del gruppo di appartenenza, ma che è sicuramente indizio (come richiama l’ufficio sent. N.26635/2009 della Suprema Corte di Cassazione), di una possibile evasione.

Per quanto riguarda il metodo di rettifica, si osserva, che lo stesso non è rimesso alla discrezionalità dell’ufficio finanziario ma è vincolato alle condizioni previste dalla legge e che i presupposti legali che regolano l’esercizio del potere di accertamento devono rigorosamente sussistere nel concreto caso di specie.

Avuto riguardo alle risultanze degli atti acquisiti al fascicolo processuale, ritiene il Collegio di dover rilevare, come nel caso di specie, il difensore del contribuente ha rilevato come:

  1. Le caratteristiche delle aziende facenti parti del campione statistico (SD41U) fossero ben differenti da quelle della propria azienda;

  2. Tutti gli indici di normalità economica erano coerenti, due indici di coerenza su tre erano coerenti e lo scostamento del terzo indice (MOL sulle vendite) era già stato giustificato in sede di contraddittorio con l’Agenzia;

  3. Tra i clienti vi erano solo imprese medio-grandi ed enti pubblici con le quali si subisce il prezzo ed è impossibile sotto-fatturare;

  4. Il valore dei beni strumentali (costo storico) non rispecchia il valore reale dei beni essendo gli stessi senescenti ed obsolescenti ed infine l’applicazione nei suoi confronti dell’esclusione dagli studi di settore in quanto l’impresa ricadrebbe nell’ipotesi di “marginalità economica” come previsto dalle CM 31E/2007 e 38E/2007.

A fronte di tutto ciò il Collegio ritiene opportuno confermare la sentenza impugnata.

Sul punto spese, comunque, ritenuta la peculiarità della tematica trattata, il Collegio giudica equa la compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio e del precedente.

PQM

Il Collegio respinge l’appello dell’ufficio, dichiarando compensate le spese di giudizio.

Torino, 11.04.2011


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