Sopravvenienze da riduzione dei debiti: è ancora preferibile il concordato preventivo

di Sandro Cerato - Il Caso del Giorno

Pubblicato il 9 ottobre 2012

vediamo perchè, nel momento di gestione della crisi d'impresa, il concordato preventivo è fiscalmente più conveniente delle soluzioni stragiudiziali allo stato di stress economico-finanziario

Il novellato art. 88, c. 4, del D.P.R. n. 917/1986, così come recentemente sostituito dal Decreto Crescita ed applicabile a partire dal periodo d’imposta in corso al 12 agosto 2012, stabilisce, in primo luogo, che – in sede di determinazione del reddito d’impresa – non si considerano sopravvenienze attive la riduzione dei debiti dell’impresa a seguito di concordato preventivo o fallimentare.

Il legislatore fiscale ha, inoltre, considerato che la decurtazione delle passività del debitore può derivare da altri strumenti di soluzione della crisi d’impresa, i cui effetti sono sostanzialmente assimilabili a quelli del concordato preventivo:

  • il piano di risanamento dell’impresa, attestato da un professionista indipendente – nominato dal debitore, tra gli iscritti al registro dei revisori legali dei conti in possesso dei requisiti per la nomina a curat