Redditometro KO se la casa acquistata dal figlio è stata pagata dal genitore

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 23 ottobre 2012



l'atto si configura come una donazione indiretta e, pertanto, l’accertamento sintetico nei confronti figlio beneficiario è nullo, in quanto i fondi vengono erogati direttamente dal genitore

Stando alle ultime dichiarazioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, rilasciate a margine del convegno del 16 ottobre scorso sull’abuso del diritto organizzato dall’ODCEC di Roma, il «redditometro 2.0» sta ormai prendendo forma e venendo definitivamente alla luce, probabilmente entro la fine del corrente mese.

Nell’attesa di conoscere le sostanziali novità al riguardo, giunge un’interessantissima sentenza della Suprema Corte, con cui gli Ermellini hanno sostanzialmente stabilito che se un contribuente privo di risorse finanziarie acquista un immobile e la liquidità necessaria viene fornita dal padre, che attesta tale circostanza nell’atto pubblico, si è di fatto in presenza di una donazione indiretta, per cui il figlio acquirente dell’unità immobiliare non può essere sottoposto ad accertamento sintetico sulla base dell’incremento patrimoniale conseguito con tale acquisizione, atteso che le risorse necessarie a tal fine non sono sue, ma di provenienza paterna.

Prima di esaminare più approfonditamente l’interessante pronunciamento in oggetto, pare opportuno delineare brevemente il contesto normativo dell’accertamento sintetico fondato sugli incrementi patrimoniali, anche alla luce delle novità introdotte dal DL 78/2010.

 

Gli incrementi patrimoniali come base per l’accertamento

L’accertamento sintetico di cui all’articolo 38 del DPR 600/1973 può effettuarsi anche attraverso la considerazione delle spese sostenute dal contribuente per gli incrementi patrimoniali da questi conseguiti: si tratta, tipicamente, di acquisto di immobili, ovvero di autovetture, navi, eccetera.

La previgente formulazione del predetto articolo 38 disponeva che le spese del contribuente per tali incrementi patrimoniali rilevassero per l’anno di effettivo sostenimento e per i quattro precedenti1. Nel caso in cui, per esempio, un soggetto avesse acquistato un’autovettura del valore di 50.000 euro nell’anno d’imposta controllato, l’Ufficio gli avrebbe potuto imputare soltanto 10.000 euro di reddito, relativamente a tale incremento patrimoniale.

Le nove disposizioni recate dall’articolo 22 del decreto-legge 78/2010, di riforma dell’intera disciplina dell’accertamento sintetico di cui al già menzionato articolo 38 del DPR 600/1973, hanno modificato, però, tale aspetto, prevedendo che le spese sostenute per incrementi patrimoniali rilevano, ora, integralmente nell’anno di sostenimento2. È stata abolita, di fatto, la presunzione di formazione del reddito in cinque quote annuali. Riprendendo l’esempio precedente, con le nuove norme, l’Ufficio attribuirà al contribuente l’intero importo della spesa pari ed euro 50.000, e non più 10.000.

È onere del contribuente fornire la prova contraria, ovvero la dimostrazione che il reddito necessario al sostenimento di tale spesa si sia formato anche in periodi d’imposta precedenti, oppure che si tratti di reddito esente o soggetto a ritenuta alla fonte o legalmente escluso dalla base imponibile.

Di fatto, quindi, tra vecchio e nuovo accertamento sintetico sulla base degli incrementi patrimoniali, ad eccezione della precedente previsione di ripartizione su più anni della spesa, non vi sono altre differenze. Pertanto, la pronuncia odierna afferente alla previgente disciplina torna applicabile anche a quella nuova ex articolo 22 del DL 78/2010.

 

I fondi erogati dal padre scagionano il figlio

Il caso devoluto alla cognizione dei Supremi Giudici rappresenta uno di quelli tipici di utilizzo dell’accertamento sintetico sulla base di incrementi patrimoniali: l’acquisto dell’abitazione. Tuttavia, nel caso specifico, l’immobile acquistato dal contribuente non era stato pagato con disponibilità proprie, bensì con i soldi del padre, che era intervenuto in sede di rogito notarile, attestando di aver fornito le risorse finanziarie per l’acquisizione dell’immobile del figlio.

L’Agenzia delle Entrate, stante tale incremento patrimoniale, costituito dall’acquisto dell’immobile, procedeva all’accertamento sintetico ex articolo 38 del DPR 600/1973 nei confronti del figlio, rideterminando il suo reddito in base alla spesa sostenuta per tale acquisto. Questi impugnava l’atto impositivo, adducendo che le disponibilità finanziarie per l’incremento patrimoniale non erano sue, ma del padre, che, come indicato nell’atto pubblico, le aveva a tal fine fornite, sostanzialmente regalandogli la casa acquistata.

I giudici di prime cure accoglievano il ricorso, ma il collegio del riesame si pronunciava a favore del Fisco, affermando che non era stata fornita alcuna prova documentale idonea a dimostrare che le somme impiegate per l’acquisto dell’immobile fossero derivate da redditi esenti o non soggetti a tassazione ed, inoltre, secondo la Commissione tributaria regionale non si verteva in ipotesi di donazione, come asserito dal contribuente che aveva ricevuto il denaro dal padre, ma di atto di compravendita immobiliare.

La Cassazione, investita della questione, ha accolto il ricorso del contribuente avvalendosi di un percorso argomentativo fondato sostanzialmente sulla sua giurisprudenza pregressa in materia fiscale e in ambito civilistico, dal quale ha mutuato l’importante principio per cui “Nell'ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, si configura la donazione indiretta dell'immobile e non del denaro impiegato per l'acquisto; pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell'art. 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l'immobile e non il denaro (Cass. nn. 20638/2005, 20928/1999, 1257/1994)”.

Inoltre, per gli Ermellini, se è ben vero che la sottoscrizione di un atto pubblico (nella specie: una compravendita) contenente la dichiarazione di pagamento di una somma di denaro da parte del contribuente, può costituire elemento sulla cui base determinare induttivamente il reddito posseduto, in base all'applicazione di presunzioni semplici, che l'ufficio finanziario è legittimato ad applicare per l'accertamento sintetico, è altrettanto vero che il contribuente ha sempre la facoltà di fornire la prova contraria in merito al fatto che manca del tutto una disponibilità patrimoniale, essendo questa meramente apparente, per avere, l’atto stipulato, in ragione della sua natura simulata, una causa gratuita anziché quella onerosa apparente (in tal senso, Cass. nn. 8665/2002, 5794/2001, 11300/2000).

In conclusione, pertanto, la Cassazione ha stabilito che i giudici di merito avevano ignorato di considerare gli elementi offerti dal contribuente sottesi a dimostrare la provenienza delle risorse finanziarie utilizzate per la conclusa compravendita immobiliare, dissimulante una donazione ed in ipotesi, idonei a giustificare l'investimento patrimoniale effettuato; elementi evidenziati nelle fasi di merito e riproposti in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorso del contribuente è stato accolto e la sentenza cassata, con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale.

 

Alcune considerazioni

Il ragionamento svolto dai Giudici di piazza Cavour è sostanzialmente il seguente: se un contribuente acquista una casa, ma il pagamento di tale acquisto è effettuato da un genitore, trattandosi di una donazione, il contribuente acquirente non può essere assoggettato ad accertamento sintetico sulla base di tale incremento patrimoniale, atteso che il finanziamento della relativa spesa non proviene da sue disponibilità economiche, bensì da quelle del genitore, che ha fornito il denaro per l’acquisto immobiliare.

Occorre, tuttavia, prestare attenzione, perché, se in tal modo il figlio riesce a “scampare” lo «spesometro», il genitore, invece, potrebbe essere legittimamente sottoposto ad esso, dovendo fornire, quindi, a sua volta, una prova contraria idonea a vincere la presunzione che assiste l’accertamento sintetico.

Infine, occorre evidenziare che, nel caso di specie, il genitore aveva attestato nell’atto pubblico di aver fornito le risorse finanziarie per l’acquisto e tanto sembrerebbe essere bastato come prova contraria, ma è bene tener presente che tale dimostrazione inversa di cui è onerato il contribuente (figlio) deve essere sufficientemente convincente, secondo il prudente apprezzamento del giudice di merito. È suggeribile, quindi, conservare sempre idonea documentazione, ad esempio, bancaria, dalla quale si possa evincere il trasferimento di fondi dal genitore al figlio, e dichiarare anche tale circostanza in sede di rogito notarile, come avvenuto nel caso oggetto della pronuncia in commento.

 

23 ottobre 2012

Alessandro Borgoglio

1

Il vecchio articolo 38 del DPR 600/1973 prevedeva che “Qualora l'ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell'anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti”.

2

Più precisamente, il nuovo articolo 38, comma 4, del DPR 600/1973 dispone che “L'ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall'articolo 39, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d'imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d'imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile”.