I reati tributari – parte XI

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 ottobre 2012



la rassegna giurisprudenziale del mese di ottobre è dedicata ai reati tributari

Premessa

A distanza di un anno, ritorniamo ad illustrare le sentenze in tema di reati tributari, la cui produzione sembra essere una delle più intense nell’intero panorama della Corte di merito.

Si tratta di sentenze recentissime...

 

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Campo di applicazione del sequestro conservativo

La misura cautelare del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, applicabile anche per i reati tributari, trova applicazione sia al prezzo quanto al profitto del reato.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 36293/11)

 

 

Confisca per equivalente nel caso di reato di sottrazione fraudolenta di beni per evadere le imposte e riscossione non “in atto”

La fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 11, è diversa rispetto all’omologa fattispecie, oggi abrogata, di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 97, comma 6, (come modificato dalla L. n. 413 del 1991, art. 15, comma 4), in quanto – a fronte della identità sia dell’elemento soggettivo costituito dal fine di evasione ed integrante il dolo specifico, che della condotta materiale rappresentata dall’attività fraudolenta - la nuova fattispecie, da un lato, non richiede che l’amministrazione tributaria abbia già compiuto un’attività di verifica, accertamento o iscrizione a ruolo e, dall’altro, non richiede l’evento che, nella previgente previsione, era essenziale ai fini della configurabilità del reato, ossia la sussistenza di una procedura di riscossione in atto e la effettiva vanificazione della riscossione tributaria coattiva. La nuova fattispecie delittuosa costituisce reato "di pericolo" e non più "di danno" e l’esecuzione esattoriale, quindi, non configura un presupposto della condotta illecita, ma è prevista solo come evenienza futura che la condotta tende (e deve essere idonea) a neutralizzare. Ai fini della perfezione del delitto, pertanto, è sufficiente la semplice idoneità della condotta a rendere inefficace (anche parzialmente) la procedura di riscossione - idoneità da apprezzare con giudizio ex ante - e non anche l’effettiva verificazione di tale evento (vedi Cass.: Sez. 3^, 9.4.2008, n. 14720; Sez. 5^, 26.2.2007, n. 7916 e Sez. n. 18.5.2006, n. 17071)

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 36290/11)

 

 

L’amministratore di fatto nei reati tributari

Le censure all’apprezzamento delle circostanze ed elementi di fatto che inducono il giudice del merito ad attribuire ad un soggetto la qualifica di amministratore di fatto devono essere dirette ad enunciare vizi motivazionali non essendo ammissibile in sede di legittimità un nuovo vaglio dei medesimi circostanze ed elementi.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35864/11)

 

 

Emissione fatture per operazioni inesistenti, obbligo di registrazione e omessa dichiarazione

Va richiamato il pronunciamento di questa Sezione secondo cui in tema di reati finanziari e tributari, il delitto di omessa dichiarazione a fini dell’I.V.A. è configurabile anche nel caso in cui siano state emesse fatture per operazioni inesistenti, in quanto, secondo la normativa tributaria, l’imposta sul valore aggiunto è dovuta anche per  tali fatture, indipendentemente dal loro effettivo incasso, con conseguente obbligo di presentare la relativa dichiarazione (Sent. cass. 39177/2008).

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35858/11)

 

 

Concorso formale tra dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Deve escludersi il concorso fra i precetti di cui agli artt. 2 e 8, D.Lgs. n. 74/2000 mentre non è escluso il concorso di persone nel reato che può rilevarsi anche dalla sottoscrizione per quietanza apposta sulle fatture da utilizzarsi con intento elusivo delle imposte.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35730/11)

 

 

Sottrazione fraudolenta dei beni al fine del mancato pagamento delle imposte

Integrano il requisito del fumus boni in ordine all’adozione di misure cautelari la prossimità temporale tra la consapevolezza dei debiti fiscali la stipula di atti di cessione volti a sottrarre i beni del contribuente alle pretese dell’erario nonché il permanere della materiale disponibilità degli immobili tramite lo strumento della locazione finanziaria.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35310/11)

 

 

Estensione dei reati anche all’amministratore di fatto

Questa Sezione, anche di recente, ha avuto modo di puntualizzare che le disposizioni del D.Lgs. n. 74 del 2000, debbano trovare applicazione anche per l’amministratore di fatto della società (sentenza n. 23425 del 10 giugno 2011). Ed anche Sez. 5 civ. 11.4.2008 n. 9496 ha riconosciuto legittimo il recupero dell’IVA relativa ad operazioni inesistenti quando l’autore della fatturazione di operazioni inesistenti si identifica con l’effettivo amministratore di fatto della società". Alla luce di quanto detto sembra senz’altro da condividere l’assunto di questa Sezione secondo cui l’art. 2639 c.c. (Estensione delle qualifiche soggettive), come modificato dal D.Lgs. 11 aprile 2002, n. 61., che recita: "al soggetto formalmente investito della qualifica o titolare della funzione prevista dalla legge civile è equiparato sia chi è tenuto a svolgere la stessa funzione, diversamente qualificata, sia chi esercita in modo continuativo e significativo i poteri tipici inerenti alla qualifica o alla funzione" ha nomiate in relazione ai reati societari un principio di carattere generale che, a questo punto, diviene irragionevole escludere proprio per i reati in esame. Nè possono essere in ogni caso trascurate le disposizioni sul concorso nel reato proprio certamente richiamabili in un contesto finalizzato alla elusione degli obblighi tributari di spessore e consistenza tale rispetto ai fatti in esame da giustificare l’ipotesi del reato associativo.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35307/11)

 

 

La nozione di profitto ai fini del “sequestro per equivalente”

I giudici di merito hanno applicato una corretta nozione di profitto, qualificandolo nel vantaggio economico di diretta ed immediata derivazione causale dal reato presupposto, utilità economica questa fornita di rilevanza anche in ordine ai reati tributari (v. Cass. S.U. 27/03/2008 n. 26654; Cass. 26/05/2010 n. 25890).

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 31332/11)

 

 

La stessa condotta non può essere punita due volte

Le due ipotesi di reato (D.Lgs. n. 74 del 2000, artt. 2 e 8), diversamente da quanto sostenuto dai ricorrenti, sono state correttamente contestate per fattispecie distinte e non relative alla medesima vicenda. Pertanto, non sussiste alcuna violazione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9, che esclude in principio che il medesimo soggetto possa rispondere tanto della condotta di emissione di fatture false (in concorso) che di quella di utilizzazione di esse, in relazione evidentemente alle medesime fatture, per evitare che la stessa condotta sia punita due volte (v. così la citata Cass. 17/03/2010 n. 14862).

(Cassazione, sezione IV penale, sentenza n. 31332/11)