Novità fiscali del 30 ottobre 2012: per i revisori nessuna novità tranne l’aumento del contributo

Pubblicato il 30 ottobre 2012



i revisori contabili attendono, intanto aumenta il contributo; fatture false: prova a carico del Fisco; ganasce fiscali: prima la cartella esattoriale; IVA: all’acquirente diritto di rimborso; prima di cassa di lusso: no agevolazioni, ok al recupero; novità sulle agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali alle ONLUS; decreto Crescita bis: modifiche alla disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento; comuni in ritardo: rata IMU rischia il rinvio;accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali; imprese: Anie, per Agenzia Entrate nessuna IVA per avvisi pagamento; CDL: servizi INPS da rivedere; Dogane: diminuisce il Contributo Consortile per l’anno 2012

 

 

Indice:

1) I revisori contabili attendono, intanto aumenta il contributo

2) Fatture false: prova a carico del Fisco

3) Ganasce fiscali: prima la cartella esattoriale

4) IVA: all’acquirente diritto di rimborso

5) Prima casa di lusso: no agevolazioni, ok al recupero

6) Novità sulle agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali alle ONLUS

7) Decreto Crescita bis: modifiche alla disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento

8) Comuni in ritardo: rata Imu rischia il rinvio

9) Accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali

10) Imprese: Anie, per Agenzia Entrate nessuna Iva per avvisi pagamento

11) CDL: servizi INPS da rivedere

12) Dogane:  diminuisce il Contributo Consortile per l’anno 2012

 

 

1) I revisori contabili attendono, intanto aumenta il contributo

Ancora non si è del tutto completato il passaggio dalla vecchia gestione dei Dottori Commercialisti alla nuova della ragioneria generale dello Stato.

Intanto, il MEF ha deciso di aumentare il contributo per l’iscrizione che passa da 15,49 a 50 euro e riguarda anche i tirocinanti.

Anche questo potrebbe essere un modo per far cassa considerando che gli iscritti al registro sono circa 150mila ?.

Dallo scorso 13 settembre è in vigore la nuova disciplina ma l’effettivo trasferimento delle competenze dalla Srl del Cndcec all’istituzione pubblica non si è verificato.

L’incertezza ha spinto la categoria a chiedere un chiarimento all’Economia. Non è trascurabile il fatto che negli anni trascorsi i commercialisti hanno gestito con oculatezza il registro risparmiando quasi il 50% delle somme riscosse.

E’ stato dunque pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 251 del 26 ottobre 2012, il Decreto 1 ottobre 2012 che reca “Determinazione dell’entità e delle modalità di versamento degli oneri in misura fissa previsti dal decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 in materia di revisione legale dei conti e dei relativi regolamenti attuativi”.

Contributi di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze

I contributi di competenza del Ministero dell’economia e delle finanze, sono determinati come segue:

a) contributo per l'iscrizione al registro del tirocinio: € 50,00;

b) contributo per l'iscrizione al registro dei revisori legali delle persone fisiche: € 50,00;

c) contributo per l’iscrizione al registro dei revisori legali delle società di revisione: € 50,00;

d) contributo per l’iscrizione dei revisori legali di altri Paesi dell’Unione europea o dei Paesi terzi: € 100,00.

L’ammontare dei contributi potrà essere aggiornato con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Incasso della contribuzione

I contributi andranno versati mediante bonifico ordinario su apposito conto corrente intestato a Consip S.p.A., che ne tiene distinta contabilità, anche al fine della rendicontazione al Ministero dell’economia e delle finanze.

 

2) Fatture false: prova a carico del Fisco

Spetta al fisco dimostrare la falsità dell’operazione. Solo dopo che l’ufficio, con dati concreti, dimostra l’emissione di documenti falsi per operazioni inesistenti, l’onere probatorio si sposta sul contribuente.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18446 depositata il 26 ottobre 2012.

Il caso ha riguardato la rettifica di alcuni costi disconosciuti a una società perché le relative fatture non riportavano gli elementi necessari per accertare l’effettivo servizio reso alla contribuente da altre imprese legate alla stessa da puntuali accordi contrattuali.

Ne conseguiva la rettifica delle imposte sui redditi e dell’Iva relativa a detti costi

 

3) Ganasce fiscali: prima la cartella esattoriale

Il fermo amministrativo è illegittimo se al contribuente non viene prima notificata la cartella di pagamento. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18380 del 26 ottobre 2012.

I giudici della sezione tributaria hanno dato ragione a un contribuente che aveva ricevuto un provvedimento di fermo amministrativo, senza la preventiva notifica della cartella esattoriale.

Per questo aveva impugnato il provvedimento di fronte alla C.T.P. di Milano che lo aveva accolto.

La C.T.R. della Lombardia aveva confermato il verdetto. Ora la Cassazione lo ha reso definitivo respingendo definitivamente il ricorso di Equitalia.

 

4) IVA: all’acquirente diritto di rimborso

Il centro analisi, poiché svolge attività esente, non può chiedere il rimborso dell’Iva pagata sull’acquisto di macchinari.

E’ dedicata alla controversia tra una società che si occupa di analisi cliniche e l’Agenzia delle Entrate la pronuncia n. 18425 depositata il 26 ottobre 2012 della Corte di cassazione.

Per i giudici di legittimità chi acquisisce beni per l’esercizio dell’attività d’impresa, a differenza del consumatore finale, è soggetto attivo nel rapporto Iva.

E come tale può chiedere all’Erario il rimborso delle somme indebitamente versate o al Fisco pervenute, promuovendo la conseguente controversia tributaria.

Ciò non significa che ne abbia diritto poiché il rimborso spetta solo a chi rivende beni preliminarmente acquistati e svolge attività in esenzione Iva.

Cosa che non accade per un laboratorio di analisi mediche che acquista macchinari e beni gravati da Iva ma rende prestazioni in esenzione.

 

5) Prima casa di lusso: no agevolazioni, ok al recupero

Se l’immobile acquistato con l’agevolazione “prima casa” ha, in realtà, le caratteristiche “di lusso” che impediscono l’accesso al regime agevolato, l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate può recuperare direttamente in capo all’acquirente la maggiore IVA dovuta e la sanzione del 30%.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18378, depositata il 26 ottobre 2012.

 

6) Novità sulle agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali alle ONLUS

Ecco le novità sulle agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali alle ONLUS contenute nella legge n. 96 del 2012, come commentate nella nota pubblicata su Diritto.it del 29 ottobre 2012.

Per le ONLUS - Organizzazioni non lucrative di utilità sociale - è particolarmente importante, come fonte di finanziamento (attività di raccolta di fondi), la possibilità di essere destinatarie di erogazioni liberali per le quali il donatore persona fisica od ente non commerciale (associazione riconosciuta o non, fondazione, comitato) gode di una detrazione dall’IRPEF dovuta pari al 19% di quanto versato fino ad un massimo di 2.066,00 Euro.

La detrazione IRPEF è consentita se il versamento di tali erogazioni è effettuato tramite banca od ufficio postale o con gli altri sistemi di pagamento previsti dall’art. 23 del Decreto Legislativo n. 241 del 1997, che sono: le carte di credito, di debito e prepagate, gli assegni bancari e quelli circolari.

Questa norma varrà ancora per i redditi delle persone fisiche relativi all’anno 2012: per quelli del 2013 la detrazione aumenterà al 24% e per quelli conseguiti a partire dal 2014 al 26%, come disposto dal 3° comma dell’art. 15 della Legge n. 26 del 2012, che ha introdotto il comma 1.1 dell’art. 15 del TUIR ed abrogato in parte la lettera i – bis dello stesso articolo a partire dal 1° Gennaio 2013.

L’ammontare massimo della erogazione liberale su cui calcolare la detrazione e le modalità con cui effettuare l’erogazione stessa resteranno invariate.

Nel caso in cui l’erogatore sia un ente non commerciale la detrazione è sull’IRES, poiché tali enti sono soggetti passivi di questa imposta ai sensi della lettera c) del 1° comma dell’art. 73 del TUIR.

Questa detrazione varrà ancora soltanto per i redditi del 2012 perché essa si ricava dall’art. 147 del TUIR che fa riferimento alla parte della lettera i – bis dell’art. 15 del TUIR che sarà abrogata a partire dal 1° Gennaio 2013, come disposto dal 2° comma dell’art. 15 della Legge n. 96 del 2012 che non ha introdotto una norma sostitutiva.

Questo vale anche per le erogazioni effettuate dalle società di persone (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e società di fatto) nel qual caso la detrazione del 19% si suddivide tra i soci sulla base della ripartizione del reddito della società fra i soci stessi prevista dall’atto costitutivo o dalla legge (che prevede che l’imputazione del reddito al socio, indipendentemente dalla percezione di esso, sia proporzionale alla sua quota di partecipazione agli utili che è a sua volta proporzionale al valore dei conferimenti effettuati da ciascun socio nella società), ai sensi del comma 3° dell’art. 15 del TUIR che richiama l’art. 5 sempre del TUIR.

Se l’erogatore è, invece, una società di capitali o cooperativa o consorzio od un ente di diverso tipo, pubblico o privato, che abbia per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali (cioè uno degli altri soggetti passivi dell’IRES), esso ha diritto ad una deduzione dal reddito imponibile IRES pari nel massimo all’importo maggiore tra 2.066,00 Euro ed il 2% del reddito d’impresa dichiarato.

Sono, inoltre, deducibili dal reddito imponibile IRES le “spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS nel limite del cinque per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente (cioè del costo del lavoro), così come risultano dalla dichiarazione dei redditi”.

Queste norme, riportate nelle lettere h) ed i) del 2° comma dell’art. 100 del TUIR, non sono state modificate dalla Legge 96/2012.

Anche esse furono introdotte introdotte dal 1° comma dell’art. 13 del Dlgs 460/1997.
Mentre l’IRES grava sui redditi prodotti dalle società di capitali o cooperative (che sono persone giuridiche), dalle altre persone giuridiche (associazioni riconosciute e fondazioni), dalle associazioni non riconosciute e dai consorzi (art. 73 TUIR), l’IRPEF viene pagata dalle persone fisiche sui redditi da loro percepiti compresi quelli prodotti per mezzo delle società di persone (artt. 2, 5, 6 e 55 TUIR) o delle imprese individuali o del lavoro autonomo (artt. 6, 53 e 55 TUIR).
Da ciò deriva la conseguenza che le agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali effettuate dagli imprenditori individuali, dai lavoratori autonomi e dai soci delle società di persone alle ONLUS sono quelle previste per le persone fisiche (e quindi relative all’IRPEF) dalla lettera i – bis del comma 1° dell’art. 15 del TUIR, trattate nel primo capoverso di questo articolo, che, a partire dal 1° Gennaio 2013, sarà sostituita dal comma 1.1 sempre dell’art. 15 del TUIR introdotto dal 3° comma dell’art. 15 della Legge 96/2012.

 

7) Decreto Crescita bis: modifiche alla disciplina della composizione della crisi da sovraindebitamento

26/10/2012

Con l’art. 18 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (cd. Decreto Crescita bis) sono state introdotte alcune rilevanti modifiche alla disciplina della gestione della crisi da sovraindebitamento introdotta dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3.

Lo rileva Assonime nella nota del 26 ottobre 2012, secondo cui questa legge aveva introdotto una procedura per risolvere la situazione di crisi del debitore non assoggettabile alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare.

A tal fine si prevedeva la possibilità per il debitore in stato di sovraindebitamento di proporre ai creditori, con l’ausilio di appositi organismi, un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano che assicurasse il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso, compreso il pagamento integrale dei titolari dei crediti privilegiati ai quali gli stessi non avessero rinunciato anche parzialmente.

Le novità introdotte riguardano tre aspetti fondamentali:

- Le modifiche all’accordo di ristrutturazione del debitore;

- la previsione di una disciplina specifica per la gestione della crisi del consumatore;

- l’introduzione, in alternativa alla procedura di risanamento del debito, di una procedura di liquidazione con il conseguente beneficio dell’esdebitazione.

Con riguardo al primo aspetto le modifiche di maggior rilievo riguardano:

- La riduzione al 60% della soglia dei crediti necessari per il raggiungimento dell’accordo tra debitore e creditori;

- la possibilità di prevedere nel piano alla base dell’accordo il pagamento non integrale dei creditori privilegiati;

- l’estensione degli effetti dell’accordo omologato a tutti i creditori anteriori alla presentazione della domanda, con l’eccezione dei titolari di crediti impignorabili che devono essere integralmente soddisfatti.

Per la gestione della crisi del consumatore la legge introduce una disciplina specifica basata sulla presentazione di un piano per il risanamento del debito dal contenuto analogo a quello posto alla base dell’accordo di ristrutturazione del debitore non consumatore, per il quale non è tuttavia necessario il consenso dei creditori.

Il piano deve essere depositato presso il Tribunale del luogo in cui il consumatore ha la residenza unitamente ad una relazione dell’organismo di composizione della crisi che consenta al giudice di valutare la fattibilità del piano e la meritevolezza del consumatore.

In caso di omologa da parte del giudice il piano è obbligatorio per tutti i creditori anteriori.

In alternativa all’accordo per la composizione della crisi è stata, inoltre, introdotta una procedura per la liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato.

La procedura di liquidazione:

- E’ aperta con decreto del Tribunale del luogo in cui ha la residenza o la sede principale il debitore;

- è attuata da un liquidatore nominato dal giudice;

- deve rimane aperta fino alla completa esecuzione del programma di liquidazione e in ogni caso non avere una durata inferiore a quattro anni, con la conseguenza che i beni sopravvenuti nei quattro anni successivi alla presentazione della domanda sono compresi nella liquidazione.

Al ricorrere di determinate condizioni al debitore persona fisica è riconosciuto il beneficio della liberazione dei debiti residui nei confronti dei debitori non soddisfatti.

 

8) Comuni in ritardo: rata IMU rischia il rinvio

Imu, Comuni in ritardo. ll saldo del pagamento della tassa è fissato per il 17 dicembre, ma solo il 18% dei Comuni hanno stabilito le aliquote: e la Consulta dei Centri di assistenza fiscale ha chiesto al governo una proroga per la presentazione delle dichiarazioni.

Imu, scadenze restano quelle attuali

“Le scadenze sono quelle previste e restano quelle”. Così il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, a margine dell'inaugurazione dell'ufficio dell’Agenzia delle Entrate dell’Aquila, risponde a chi chiede se é possibile una posticipazione della scadenza dell'Imu, fissata ora al 17 dicembre, dopo l’allarme lanciato dai Caf.

“Spero che i Comuni che non hanno deliberato lo facciano presto ma non è possibile spostare la scadenza, altrimenti si mettono a rischio gli obiettivi di deficit”, ha aggiunto Grilli.

La “riduzione delle tasse e del cuneo fiscale è un obiettivo e con la legge di stabilità è iniziato questo percorso”, ha detto poi Grilli.


9) Accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali

Sul sito delle Finanze, il 29 ottobre 2012, è stata pubblicata l’audizione del Direttore Generale delle Finanze, Prof. Fabrizia La pecorella, in Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria avvenuta il 23 ottobre 2012.

A parere di tale Direttore Generale, a rendere più complesso il quadro normativo è intervenuto l’art. 7 del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, la cui lett. gg-ter) del comma 2, ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2012, in deroga alle vigenti disposizioni, la società Equitalia Spa, nonché le società per azioni dalla stessa partecipate e la società Riscossione Sicilia Spa cessano di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni.

Il termine in questione è stato prorogato al 31 dicembre 2012 dall’art. 10, comma 13-octies, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Detto termine è stato da ultimo è stato differito al 30 giugno 2013 dal comma 4 dell’art. 9 del D.L. 10 ottobre 2012, n. 174.

Il sistema della riscossione delle entrate degli enti locali, come preannunciato nell’art. 9, comma 4, del D.L. n. 174 del 2012 è in attesa di un’organica revisione che si dovrebbe realizzare con la definitiva approvazione dell’A.S. n. 3519, in materia di delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita.

 

10) Imprese: Anie, per Agenzia Entrate nessuna IVA per avvisi pagamento

Le richieste di pagamento emesse dalle aziende per sollecitare il committente al versamento degli importi dovuti non costituiscono fattura e pertanto non comportano obblighi Iva: Lo ha riconosciuto l’Agenzia delle Entrate, accogliendo un'istanza di consulenza giuridica presentata da Anie-Confindustria, la Federazione del sistema confindustriale che rappresenta le principali aziende operanti in Italia nel settore elettrotecnico ed elettronico.

Nel caso di specie, sono stati sollevati dubbi interpretativi da parte di alcune aziende associate ad Assoascensori, in particolare nel settore dei servizi di manutenzione e riparazione di ascensori, montacarichi, scale mobili, impianti scorrevoli ed elevatori.

Ma la questione é stata posta da Anie per stabilire un principio che fosse valido per tutti i servizi di manutenzione e riparazione di impianti del settore elettrico ed elettronico.

A fronte delle prestazioni rese, le imprese associate vorrebbero predisporre degli avvisi di pagamento pro forma da inviare ai clienti al fine di informarli dell’importo dovuto; tali avvisi, secondo le specifiche inviate all’Agenzia non comportano la nascita di obblighi Iva, in quanto la comunicazione non contiene tutti i requisiti richiesti dall’art. 21 del Decreto Iva.

Solo in un momento successivo, ossia all’atto effettivo del pagamento del corrispettivo per il servizio reso, il prestatore emetterà la fattura vera e propria e adempirà ai relativi obblighi Iva.

L'Agenzia delle Entrate ha riconosciuto questa interpretazione come conforme “alle norme recate dagli art 6 e 21 del decreto Iva, all’unanime dottrina, alla risalente prassi amministrativa e a quella commerciale comunemente in uso” e ha dunque ritenuto che il documento emesso prima del pagamento (totale o parziale) del corrispettivo del servizio, contenente la dicitura avviso di pagamento e privo dei requisiti elencati dall’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 quali la data, il numero progressivo, l’aliquota Iva e l’ammontare dell'imposta dovuta, non sia titolo rilevante agli effetti dell’Iva.

 

11) CDL: servizi INPS da rivedere

Tutto sui servizi Inps in un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Il sito web dell'Inps risulta complesso e le risposte arrivano lentamente o comunque non sono esaustive.

La completa informatizzazione dell’INPS, la conseguente chiusura dei canali telefonici e il persistere di problematiche da discutere di persona, rende ormai complicata la gestione delle pratiche e l’ accesso alle sedi risulta difficoltoso.

Dalle risposte, provenienti da un panel strutturato di Consulenti del lavoro operanti in tutte le provincie italiane, emerge la fotografia della situazione in modo estremamente dettagliato sul territorio.

Ciò consentirà al Consiglio Nazionale di concentrare gli sforzi nelle aree di maggiore criticità.

La politica di informatizzazione dell’INPS non trova riscontra in un sito web che risulta complesso per la metà degli intervistati i quali ottengono risposte lente o comunque non esaustive. Le sedi provinciali comunque per l’89% non incentivano l’uso della Pec

La completa informatizzazione dell’INPS, la conseguente chiusura dei canali telefonici e il persistere di problematiche da discutere di persona, rende ormai complicata la gestione delle pratiche e per il 71% dei casi l’accesso alle sedi risulta difficoltoso. Nelle sedi provinciali nel 64% dei casi gli sportelli sono aperti anche nel pomeriggio, ma quasi sempre (78%) solo per appuntamento. Accesso alle sedi estremamente difficoltoso (impossibile o difficile per il 94% degli intervistati), con tempi di attesa inferiori a 30 minuti solo nel 19% dei casi e contatti telefonici impossibili rendono l’uso del cassetto previdenziale e dell’agenda telematica, nella maggior parte dei casi rispettata, gli strumenti utilizzati nella gestione delle pratiche.

L’istituto utilizza tutto il tempo a disposizione concessogli dalla norma per il rilascio del Durc, operazione che, infatti, avviene sempre a ridosso della scadenza del termine e spesso l’iter risulta bloccato per pratiche non definite o non acquisite dal sistema o per note di rettifica.

Oltre la metà degli intervistati lamenta, infatti, di dover tornare sulle pratiche ritenute già chiuse.

Con le difficoltà operative , gestionali ed economiche che provoca il ritardo dell'emissione del Durc. Una vera strozzatura per lo sviluppo delle aziende. Equamente suddivise inoltre le difficoltà di gestione dei rapporti nei vari settori (datori di lavoro, lavoro autonomo e prestazioni di integrazione salariale), mentre la gestione separata è quella che soffre maggiormente.

Risultano residuali quelle relative alla disoccupazione, ma questo si verifica solo perché non si tratta di attività gestita in prevalenza dai Consulenti del lavoro.

Comunque in linea generale il funzionamento dei processi in tutti i settori viene valutato scarso o appena sufficiente.

A completamento di una non rosea situazione si aggiunge un terzo dei Consulenti del lavoro che dichiara di ricevere richieste per contributi prescritti che solo nel 10% dei casi riesce a far annullare prima che le somme vengano iscritte a ruolo.

Il sondaggio rileva, infine, che la categoria si é adeguata perfettamente all'utilizzo del canale telematico, come strumento pressoché unico di comunicazione con l'istituto.

Il punto è che non tutte le sedi sono in grado di gestire la massa di informazioni che pervengono e molto spesso le richieste di intervento giacciono per giorni inevase.


12) Dogane:  diminuzione del Contributo Consortile per l’anno 2012

E’ stato deliberato di diminuire il contributo da corrispondere al Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, sugli oli lubrificanti immessi in consumo, per l’anno 2012 da 70,00 €/t a:

50,00 Euro per tonnellata a partire dal 1° novembre 2012.

I versamenti dovranno essere effettuati a favore del  CONSORZIO OBBLIGATORIO DEGLI OLI USATI.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 127572 del 26 ottobre 2012)



Vincenzo D’Andò