Novità fiscali del 26 ottobre 2012: fondo patrimoniale e tutela contro le pretese del Fisco

Pubblicato il 26 ottobre 2012



l’immobile nel fondo patrimoniale non è tutelato penalmente; accordi bilaterali di sicurezza sociale; fondo trasporto aereo: regolamento per le prestazioni a sostegno del reddito; rimborso Iva: entro il 31 ottobre l’istanza per il 3° trimestre 2012; ricorso tributario: ecco come fatturare le spese del consulente; legge di stabilità 2013: Siciliotti, troppa improvvisazione; Fisco: Siciliotti, al congresso Commercialisti, la legge delega non basta; accertamento fiscale legittimo anche senza preventivo confronto sulle risultanze della verifica bancaria

 

 

Indice:

1) L’immobile nel fondo patrimoniale non è tutelato penalmente

2) Accordi bilaterali di sicurezza sociale

3) Fondo trasporto aereo: regolamento per le prestazioni a sostegno del reddito

4) Rimborso Iva: entro il 31 ottobre l’istanza per il 3° trimestre 2012

5) Ricorso tributario: ecco come fatturare le spese del consulente

6)  Legge di stabilità 2013: Siciliotti, troppa improvvisazione

7) Fisco: Siciliotti, al congresso Commercialisti, la legge delega non basta

8) Accertamento fiscale legittimo anche senza preventivo confronto sulle risultanze della verifica bancaria

 

 

1) L’immobile nel fondo patrimoniale non è tutelato penalmente

Ok alla confisca della casa confluita nel “fondo coniugale” in caso di reato penale.

Infatti, i beni conferiti nel fondo patrimoniale, anche se siano soggetti a vincoli di disponibilità, soddisfano il criterio richiesto dell’appartenenza che giustifica l’adozione del sequestro preventivo.

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza 40364 del 15 ottobre 2012, ha stabilito che la misura del sequestro preventivo finalizzato alla confisca può riguardare anche beni rientranti in un fondo patrimoniale, poiché comunque appartenenti al “reo”; i vincoli previsti dall’art. 169 c.c., infatti, attengono solamente alla disponibilità degli stessi e, in ogni caso, non riguardano i profili relativi alla responsabilità penale.

La suddetta sentenza si conforma, quindi, ai precedenti giurisprudenziali (Cassazione, sentenze 6290/2010 e 29940/2007) per cui il sequestro preventivo può avere a oggetto il fondo patrimoniale coniugale, poiché i vincoli di disponibilità previsti dall’art. 169 c.c. non riguardano la disciplina della responsabilità penale.

Per la Cassazione non vi è neppure lesione dei diritti del minore in giacché dall’atto costitutivo non é emerso la destinazione del fondo ad esclusivo interesse del figlio prevedendosi la possibilità di effettuare, usufruendo della deroga consentita dall’art. 169 del c.c., atti di disposizione in forma sì congiunta, ma senza bisogno dell’autorizzazione giudiziale.

 

2) Accordi bilaterali di sicurezza sociale

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che ai fini della determinazione del cosiddetto “importo soglia” - previsto per la pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata di coloro il cui primo accredito è avvenuto a decorrere dal 1° gennaio 1996 – occorre considerare anche il pro-rata estero, in tutti i casi in cui tale requisito sia richiesto per la concessione di una prestazione pensionistica.

Pertanto, l’importo del pro-rata estero dovrà essere sommato all’importo della pensione in liquidazione per verificare se il trattamento complessivo spettante non sia inferiore all’importo soglia.

(Inps, circolare n. 126 del 25 ottobre 2012)


3) Fondo trasporto aereo: regolamento per le prestazioni a sostegno del reddito

Il Comitato Amministratore del Fondo Speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e per la riqualificazione del personale del Trasporto Aereo con deliberazione n. 204 del 22 ottobre 2012 ha approvato il Regolamento del Fondo.
Considerata la peculiare situazione del settore del trasporto aereo, l’Inps sottolinea l’importanza del suddetto Regolamento che disciplina le prestazioni a sostegno del reddito a carico del Fondo e l’iter procedurale per la presentazione delle richieste di prestazione, in particolare per le domande di formazione.

(Inps, nota n. 126 del 25 ottobre 2012)

 

4) Rimborso Iva: entro il 31 ottobre l’istanza per il 3° trimestre 2012

In scadenza l’istanza relativa al rimborso Iva del terzo trimestre 2012. Entro il prossimo 31 ottobre, i contribuenti che si trovano nelle condizioni previste dalla legge possono, infatti. presentare, esclusivamente per via telematica, l’istanza, redatta sul modello IVA TR, per la restituzione (o la compensazione) del credito maturato nel periodo luglio-settembre.

L’istanza deve essere presentata utilizzando il nuovo modello approvato con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 20 marzo 2012.

Le imprese che hanno effettuato nel terzo trimestre 2012 operazioni di vendita e di acquisto da cui risulti un credito Iva superiore a € 2.582,28, possono richiederne il rimborso purché nel periodo l’aliquota Iva media sulle vendite (maggiorata del 10%) sia stata inferiore a quella sugli acquisti oppure siano state effettuate operazioni non imponibili, intracomunitarie o extracomunitarie, per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate o, infine, qualora abbiano effettuato acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 dell’ammontare complessivo di tutti gli acquisti e le importazioni imponibili del periodo.

Inoltre, il rimborso può essere richiesto da coloro che svolgono (effettuazione, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello stato), nell’ambito del trimestre, per più del 50% prestazioni di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, o prestazioni di servizi rese da soggetti stabiliti fuori dalla Comunità europea, ovvero relative a beni trasportati fuori dalla Comunità stessa.

In caso di richiesta a rimborso (e non in compensazione) non vige il limite annuo di euro 516.456,90 (previsto invece per l’utilizzo in compensazione in F24 o per le richieste di rimborso annuale al Concessionario), poiché tale rimborso viene liquidato direttamente dall’Ufficio, e non viene quindi imputato al conto fiscale.

Due sono i modi per l’utilizzo del credito Iva trimestrale:

- Il rimborso;

- la compensazione.

In caso di utilizzo del credito in compensazione, il codice del terzo trimestre, da utilizzare sul Modello F24 è il seguente: 6038.

Il credito Iva trimestrale, a differenza del credito annuale non prevede la necessità di apporre il visto di conformità da parte del professionista.

Per utilizzare il credito Iva da modello TR occorre rispettare le regole previste dal D.L. 16/2012 (c.d. Decreto Semplificazioni), che ha ridotto a € 5.000,00 il limite che consente l’utilizzo in compensazione nel modello F24 del credito Iva, e che rinvia al giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione da cui esso emerge.

Pertanto, per crediti Iva superiori a € 5.000,00 la compensazione può avvenire solo a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione del modello.

Ovviamente, entro il limite di € 5.000,00, riferito a tutti i rimborsi infrannuali dello stesso anno solare, la compensazione può invece effettuarsi senza i predetti vincoli, ma occorre comunque la preventiva presentazione del modello TR.

 

5) Ricorso tributario: ecco come fatturare le spese del consulente

Chiarite le corrette procedure per l’emissione della parcella nel contenzioso tributario: La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, con il parere n. 24 del 24 ottobre 2012 ha illustrato i corretti adempimenti sulla normativa relativa alla gestione della ritenuta d’acconto e dell’Iva nella fattura.

Nell’ambito del contenzioso tributario gli oneri processuali gravano su chi è risultato soccombente in giudizio.

Dunque, proprio in tale contesto il nuovo documento dei CDL spiega quale sia la procedura da seguire per la corretta fatturazione del consulente nelle spese di giudizio.

Come predisporre la fattura

L’art. 93 c.p.c. prevede che “Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, “distragga” in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate.”.

Considerata tale possibilità sono state chiarite le due diverse ipotesi:

- la sentenza non ha disposto la “distrazione”: Allora il compenso del consulente deve essere pagato dal cliente vittorioso (e non dalla parte soccombente), salvo il diritto da parte del cliente medesimo di ottenerne il rimborso da parte del soccombente (cd. “principio della soccombenza”); il cliente vittorioso, all’atto del pagamento deve sempre operare la ritenuta d’acconto nei confronti del consulente del lavoro, proprio difensore;

- la sentenza ha disposto la “distrazione”: In questa seconda ipotesi, il compenso del consulente di parte vittoriosa deve essere pagato direttamente dal soccombente, il quale deve operare la ritenuta d’acconto (salvo che il soccombente sia un privato non sostituto d’imposta).

Viene poi evidenziato che in entrambi i casi, il consulente deve emettere la parcella solo al proprio cliente.

La gestione della ritenuta d’acconto

La ritenuta deve sempre essere effettuata dal soggetto che salda la parcella del consulente ancorchè la fattura debba sempre essere intestata al cliente del consulente.

Se è stata già pagata allora il consulente non dovrebbe chiedere al giudice la “distrazione” posto che ha già ricevuto ad opera del proprio cliente il pagamento delle competenze. Ne consegue che la parte soccombente non deve operare alcuna ritenuta.

La gestione dell’IVA in fattura

Riguardo l’IVA concernente le spese di giudizio a favore del legale distrattario della controparte vittoriosa viene chiarito che occorre distinguere tra:

- Il cliente del consulente è un soggetto che non detrae l’IVA (privato, ente non commerciale, ecc.);

- il cliente del consulente è un soggetto che detrae l’IVA.

Nel primo caso il soggetto soccombente in un giudizio, condannato al pagamento degli oneri e delle spese a favore del difensore della controparte, è tenuto anche al pagamento dell’IVA indicata in fattura.

Dunque, il consulente distrattario dovrà emettere fattura con addebito anche dell’IVA solo nei confronti del proprio cliente, posto che l’obbligo del pagamento delle spese a carico della parte soccombente trova titolo esclusivamente nella statuizione di condanna contenuta nella sentenza, anche se nella sentenza il giudice non dovesse fare riferimento all’IVA.

 

6)  Legge di stabilità 2013: Siciliotti, troppa improvvisazione

Inaccettabile la retroattività delle norme su detrazioni e deduzioni. Ancora una volta violato lo Statuto del contribuente. Lo si elevi a norma di rango costituzionale.

Nel corso del convegno dei Commercialisti a Bari, il 25 ottobre 2012: “Mi sembra si continui a procedere in maniera random, senza una reale programmazione, con troppa improvvisazione. L’unica cosa certa è che ancora una volta ci si sta affidando unicamente alla leva fiscale, tralasciando il nodo del taglio della spesa pubblica”.

E’ quanto affermato dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti, nel corso della sua relazione al 3° congresso della categoria, apertosi ieri a Bari. Secondo Siciliotti “in assenza di una visione organica, che muova dalla consapevolezza di dover agire innanzitutto sul versante della riduzione della spesa, si finisce per far ricorso a misure estemporanee, come la tassa di solidarietà del 3% per chi percepisce più di 150mila euro. Mi chiedo: sono davvero loro i ricchi o, piuttosto, sono quelli che in questo Paese producono, creano lavoro e ricchezza, che pagano le tasse e che forse non meritano questo ulteriore aggravio?

Le misure fiscali presenti nella legge di stabilità – ha proseguito Siciliotti - rispondono in parte al principio per noi condivisibile di spostare il peso delle tasse dalle persone alle cose. Lo scambio Irpef – Iva va in questa direzione, ma non è sufficiente per dire che ne trarrà beneficio la gran parte dei contribuenti. Gli italiani non stapperanno lo champagne”. “Nulla da dire – ha spiegato Siciliotti – sulla coerenza qualitativa di questa scelta rispetto al principio sovente ripetuto dello spostamento della tassazione dalle persone alle cose, ma molto da dire sugli aspetti quantitativi di questa scelta in questo momento”.

La riduzione dell’IRPEF – ha affermato -, qualora confermata, non sarebbe priva di un significativo costo opportunità. Il Governo si era impegnato a utilizzare i risparmi di spesa sin qui raggranellati nella prima fase di spending review per scongiurare l’aumento dell’IVA di due punti percentuali. La scelta di intervenire sull’IRPEF ha comportato che, sul fronte dell’IVA, l’aumento è stato soltanto dimezzato. In questo scambio lo Stato ci ha guadagnato, perché le risorse che avrebbe dovuto trasferire ai cittadini per azzerare l’aumento dell’IVA già messo a bilancio sarebbero state pari a sette miliardi, il taglio dell’IRPEF costa 5 miliardi”.

Negativo il giudizio dei commercialisti sulla retroattività delle misure su detrazioni e deduzioni. “Ancora una volta – ha affermato Siciliotti – si è palesemente violato lo Statuto del contribuente con inaccettabili norme retroattive, punitive per i cittadini. Proprio da questo terzo congresso nazionale – ha concluso - ricordo come nella nostra precedente assise del 2010, presentammo una disegno di legge “chiavi in mano” per l’innalzamento dello Statuto a norma di rango costituzionale. L’unica via per impedirne il suo sistematico stravolgimento. Una proposta di disegno di legge che all’epoca raccolse il plauso unanime delle forze politiche, alle quali è evidentemente mancato il coraggio di agire”.

 

7) Fisco: Siciliotti, al congresso Commercialisti, la legge delega non basta

La vera riforma parte dalla revisione della spesa pubblica. “Meno spesa pubblica e meno debito pubblico. Solo se lo Stato saprà essere duro innanzitutto con se stesso, la lotta all’evasione fiscale risulterà più equa ed accettabile. E solo così si potrà pensare ad una riforma fiscale che punti anche alla riduzione delle tasse”. Lo ha affermato il presidente dei commercialisti, Claudio Siciliotti, nel corso del terzo congresso nazionale della categoria, in corso di svolgimento a Bari. “Il nostro sistema fiscale - ha affermato Siciliotti - continua ad essere un coacervo di norme farraginose e punitive per contribuenti e professionisti, basato su un impianto risalente ormai a 40 anni fa. Da questo punto di vista, la legge delega recentemente approvata alla Camera e ora in discussione al Senato, che pure contiene alcuni principi condivisibili, non è la riforma del sistema fiscale da tanto tempo attesa: tutt'al più si può parlare di manutenzione straordinaria dell'esistente. Nella prossima legislatura il tema della riorganizzazione e semplificazione complessiva del sistema andrà affrontato con un piglio diverso”.

Siciliotti ha sottolineato come “l’unica vera riforma fiscale oggi si chiama revisione della spesa”. “Tra il 2000 e il 2011 – ha detto - la spesa pubblica italiana è cresciuta in termini reali di 124 miliardi, di cui la metà circa sono puro aumento senza alcun ritorno per i cittadini in termini di servizi. Si tratta di circa 60 miliardi di minori spese che si possono recuperare per tornare ai numeri del 2000. Una cifra con la quale finanziare l'abrogazione integrale dell'IRAP per l'intero settore privato e il dimezzamento dell'IRES per le imprese labour intensive, ossia quelle che presentano una incidenza del costo del lavoro superiore al 50% del fatturato. La priorità è abbassare le tasse su imprese e professionisti che danno a loro volta lavoro, prima ancora che direttamente sui lavoratori”.

“Prima di preoccuparci di abbassare le tasse sulle case e sul lavoro dipendente – ha spiegato Siciliotti – dobbiamo rendere profittevole avviare attività economiche in Italia, soprattutto quelle che comportano significativa occupazione. Altrimenti avremmo redditi da lavoro dipendente meno tassati ma meno lavoro e case meno tassate con cittadini che non avranno però altro da fare che starsene a casa”.

 

8) Accertamento fiscale legittimo anche senza preventivo confronto sulle risultanze della verifica bancaria

Il contribuente non ha diritto ad essere preventivamente informato in relazione all’attività di controllo dei dati acquisiti attraverso inviti e richieste di trasmissione agli uffici finanziari di dati, documenti e informazioni, quali le richiesti di dati bancari agli istituti di credito, in cui detiene dei rapporti di conto corrente.

Nessuna norma prevede la previa comunicazione al contribuente dello svolgimento delle attività dì acquisizione e controllo dei dati inerenti conti, rapporti ed operazioni bancarie, delle quali peraltro lo stesso contribuente ha tempestiva notizia dalla stessa banca con la quale intrattiene rapporti, giusta il disposto dell'art. 32 comma 1, n. 7) ultima parte del Dpr n. 600/73 che prevede che la richiesta di informazioni, dati e documenti sia trasmessa dall'Ufficio finanziario alla banca che ne dà prontamente avviso al proprio cliente, mentre alcuna restrizione è imposta alla effettività del contraddittorio nella fase successiva (proposta di accertamento con adesione), ovvero, successivamente alla emissione del provvedimento impositivo (attivazione delle misure di autotutela; competente sede giudiziaria).

Con esclusione, pertanto, del procedimento tributario che segue ad accessi, ispezioni e verifiche presso i locali in cui il contribuente svolge la propria attività economica, cui si riferisce la disposizione dell'art. 12 comma 7 legge n. 212/2000, ma che non trova applicazione alla concreta fattispecie dedotta in giudizio, in cui l’accertamento è stato eseguito in base alla documentazione bancaria trasmessa all’Ufficio finanziario, l’intervento del contribuente nel procedimento amministrativo tributario risulta espressamente previsto solo in alcune ipotesi particolari (nel caso, sopra indicato, di “invito del contribuente a comparire personalmente” per fornire le giustificazioni ed i chiarimenti art. 32 comma 1 n. 2 Dpr n. 600/73; art. 51 comma 2 n. 2, Dpr n 633/72-: nella ipotesi in cui l’Ufficio finanziario intende procedere al recupero di imposta contestando "lo scopo elusivo" della operazione compiuta dal contribuente - art. 37 bis comma 4 Dpr n. 600/73-: o ancora quando l'Ufficio procede “con metodo sintetico” alla determinazione dell'imponibile -art. 38 comma 7 Dpr n. 600/73-; o nel caso in cui ricorrano i presupposti per la “determinazione induttiva del reddito derivante dall'esercizio di attività commerciali o di arti e professioni sulla base del solo contributo diretto lavorativo - art. 62 ter comma 2, D.L. n. 331/93 conv. in legge n. 427/1993- e più in generale per la determinazione del reddito mediante applicazione degli "studi di settore” - artt. 62 bis e 62 sexies del D.L. n. 331/93, come interpretati da Corte cass. SU 18.12.2009 n. 26635) che rispondono a peculiari esigenze dettate dalla complessità della verifica fiscale o dalla esigenza di ridurre il rischio di errori derivanti dal rilevante margine di incertezza dei dati disponibili per eseguire l'accertamento, o ancora dalla necessità -intrinseca al parametro di riferimento adottato- di verificare le ragioni dello scostamento reddituale indipendenza di eventi o condizioni non emergenti dalla documentazione acquisita, ed evidenziano la infondatezza della tesi del ricorrente secondo cui la anticipazione del contraddittorio già nella fase della ricerca, individuazione ed acquisizione dei dati, informazioni e documenti, costituirebbe un principio generalizzato nell’ordinamento, immanente a tutti i procedimenti svolti in ambito tributario.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 14026 del 03 agosto 2012)

 

Vincenzo D’Andò