Novità fiscali del 25 ottobre 2012: nuovo contributo di solidarietà a favore degli esodati

Pubblicato il 25 ottobre 2012



fatturazione spese di giudizio del consulente: trattamento ritenute ed IVA chiarito dalla Fondazione dei CDL; corte Ue: per i servizi esteri niente ritenuta alla fonte; il termine per ricorrere contro la cartella INPS é perentorio; decreto Crescita 2.0: disciplina delle “start up innovative” spiegata da Assonime; regolamento UE sullo short selling: comunicazioni Consob e Banca d’Italia; la revoca dell’accertamento con adesione comporta delle conseguenze sui termini del ricorso; Commercialisti: dal 25 ottobre il terzo congresso nazionale; evento formazione revisori Enti locali; esodati, Governo battuto: arriva il contributo di solidarietà; si applica l’Iva sulle navi del Corpo forestale dello Stato per le operazioni non di salvataggio

 

 

Indice:

1) Fatturazione spese di giudizio del consulente: trattamento ritenute ed IVA chiarito dalla Fondazione dei CDL

2) Corte Ue: per i servizi esteri niente ritenuta alla fonte

3) Il termine per ricorrere contro la cartella INPS é perentorio

4) Decreto Crescita 2.0: disciplina delle “start up innovative” spiegata da Assonime

5) Regolamento UE sullo short selling: comunicazioni Consob e Banca d’Italia

6) La revoca dell’accertamento con adesione comporta delle conseguenze sui termini del ricorso

7) Commercialisti: dal 25 ottobre il terzo congresso nazionale

8) Evento formazione revisori Enti locali

9) Esodati, governo battuto: arriva il contributo di solidarietà

10) Si applica l’IVA sulle navi del Corpo forestale dello Stato per le operazioni non di salvataggio

 

 

1) Fatturazione spese di giudizio del consulente: trattamento ritenute ed IVA chiarito dalla Fondazione dei CDL

Contenzioso tributario: Le corrette procedure per l’emissione della parcella.

La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, con il parere n. 24 del 24 ottobre 2012 offre un’ampia panoramica sulla normativa di riferimento, sulla gestione della ritenuta d’acconto e dell’Iva nella fattura.

Il Decreto Legislativo n. 546/1992 ha introdotto nell’ambito del contenzioso tributario il principio in base al quale gli oneri processuali devono gravare su chi è risultato soccombente in giudizio.

Dunque, proprio in tale contesto il nuovo documento dei CDL spiega quale sia la procedura da seguire per la corretta fatturazione del consulente nelle spese di giudizio.

Come predisporre la fattura

L’art. 93 c.p.c. prevede che “Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, “distragga” in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate.”.

Considerata tale possibilità sono state chiarite le due diverse ipotesi:

- la sentenza non ha disposto la “distrazione”: Allora il compenso del consulente deve essere pagato dal cliente vittorioso (e non dalla parte soccombente), salvo il diritto da parte del cliente medesimo di ottenerne il rimborso da parte del soccombente (cd. “principio della soccombenza”); il cliente vittorioso, all’atto del pagamento deve sempre operare la ritenuta d’acconto nei confronti del consulente del lavoro, proprio difensore;

- la sentenza ha disposto la “distrazione”: In questa seconda ipotesi, il compenso del consulente di parte vittoriosa deve essere pagato direttamente dal soccombente, il quale deve operare la ritenuta d’acconto (salvo che il soccombente sia un privato non sostituto d’imposta).

Viene poi evidenziato che in entrambi i casi, il consulente deve emettere la parcella solo al proprio cliente.

Infatti, a parere della Fondazione studi dei CDL, il soccombente che pure ha effettuato il pagamento, non può mai pretendere l’emissione della relativa fattura nei propri confronti.

La conferma, univoca, viene dall’Avvocatura dello Stato, con parere n. 4332/92 del 5 ottobre 1992, nonché dal Ministero delle finanze, con nota n. 8/1619 dell’8 novembre 1991, e successiva Circolare n. 203 del 1994.

La gestione della ritenuta d’acconto

La ritenuta deve sempre essere effettuata dal soggetto che salda la parcella del consulente ancorchè la fattura debba sempre essere intestata al cliente del consulente.

Peraltro, l’Agenzia delle Entrate con Risoluzione n. 91 del 24 luglio 1998 ha ulteriormente confermato che il soggetto soccombente in un giudizio, condannato al pagamento degli oneri e delle spese a favore del difensore della controparte vittoriosa, assume, nell'assolvimento di tale obbligazione, lo status di sostituto di imposta, ai sensi dell'art. 25 del D.P.R. 29.9.1973, n. 600 e, dunque, deve effettuare e versare la ritenuta d’acconto, salvo che si tratti di persona fisica non imprenditore e non professionista.

Tutto questo sulla base di leggi e documenti di prassi, tuttavia, osserva la citata Fondazione studi. nella pratica avviene spesso che all’atto del deposito della sentenza da parte del giudice, la parte vittoriosa ha già, in tutto o in parte, saldato le competenze addebitate con fattura dal proprio consulente nel corso del giudizio.

In questo caso il consulente non dovrebbe chiedere al giudice la “distrazione” posto che ha già ricevuto ad opera del proprio cliente il pagamento delle competenze. Ne consegue che parte soccombente non deve, nel rimborsare a parte vittoriosa l’importo, operare alcuna ritenuta.

L’art. 15 del D.Lgs. n. 546/1992 che regola la stessa materia nel giudizio tributario, prevede che “la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese di giudizio”.

La gestione dell’IVA in fattura

Riguardo l’IVA concernente le spese di giudizio a favore del legale distrattario della controparte vittoriosa, sulla base della circolare Ministero delle finanze n. 203 del 6 dicembre 1994, viene chiarito che occorre distinguere tra:

- Il cliente del consulente è un soggetto che non detrae l’IVA (privato, ente non commerciale, ecc.);

- il cliente del consulente è un soggetto che detrae l’iva.

Nel primo caso il soggetto soccombente in un giudizio, condannato al pagamento degli oneri e delle spese a favore del difensore della controparte, è tenuto anche al pagamento dell’IVA indicata in fattura.

Dunque, il consulente distrattario dovrà emettere fattura con addebito anche dell’IVA solo nei confronti del proprio cliente, posto che l’obbligo del pagamento delle spese a carico della parte soccombente trova titolo esclusivamente nella statuizione di condanna contenuta nella sentenza, anche se nella sentenza il giudice non dovesse fare riferimento all’IVA.

Nella fattura emessa nei confronti del proprio cliente il consulente deve evidenziare che il pagamento avviene (sia per ciò che riguarda l'onorario sia per ciò che concerne l’IVA) con danaro fornito dal soccombente.

Nel secondo caso, ossia nell’ipotesi in cui il soggetto vincitore è un soggetto IVA e la vertenza riguarda l0esercizio della propria attività di impresa, arte o professione che da quindi titolo di recuperare l’Iva della quale subisce la rivalsa in sede di esercizio del diritto di detrazione di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 633/1972, , il consulente distrattario può richiedere al soccombente solo l’importo relativo al suo onorario e alle spese processuali, e non anche quello relativo all’IVA che vi afferisce, essendo questo ultimo dovuto per rivalsa del proprio cliente.

Dunque, l’IVA dovrà essere saldata al consulente dal cliente.

Si tratta dell’orientamento che è stato pienamente condiviso dall’Avvocatura Generale dello Stato con il parere n. 4332/92 del 5 ottobre 1992 nonché dalla Sentenza della Cassazione SS.UU. del 12 giugno 1982, n. 3544.


2) Corte Ue: per i servizi esteri niente ritenuta alla fonte

A questa conclusione sono pervenuti i giudici comunitari sulla questione relativa alla differenza normativa tra le prestazioni rese a soggetti residenti e non.

Lo rende noto il notiziario fiscale dell’Agenzia delle entrate, nella sua edizione del 24 ottobre 2012.

La domanda di pronuncia pregiudiziale ha riguardato la tassazione delle prestazioni di servizi effettuate nei confronti di soggetti residenti nel territorio nazionale e dei non residenti.

I giudici europei sono stati chiamati a pronunciarsi sull’applicazione della ritenuta alla fonte sui redditi di prestazioni di servizi estere piuttosto che su quelle rese a connazionali.

Il caso

Una società calcistica organizzava due incontri di calcio rispettivamente nel 2002 e nel 2004.

Gli incassi delle partite, però, non vengono riversati ai calciatori partecipanti con conseguente mancato versamento delle imposte relative.

Ne deriva l’emissione da parte dell’Amministrazione finanziaria delle cartelle di pagamento per ritenute alla fonte non effettuate e per le mancate imposte versate. Nel giudizio di primo grado la società calcistica viene condannata al versamento delle ritenute e delle imposte.

La società decide, pertanto, di presentare ricorso per cassazione adducendo l’incompatibilità del diritto nazionale (Olanda) con l’art. 56 del Tfue.

Date le circostante il giudice nazionale (olandese) sospende il procedimento e per rivolgere alla Corte UE alcune questioni pregiudiziali riguardanti il regime nazionale di ritenute alla fonte.

Viene osservato che la ritenuta alla fonte costituisce una restrizione al principio di libertà di prestazione di servizi.

E non vi può essere giustificazione neanche da motivazioni di carattere di miglior sicurezza e riscossione delle imposte nonché di lotta alla evasione fiscale.

La decisione della Corte di giustizia UE

Alla luce delle argomentazioni sostenute dai togati della prima sezione della Corte di Strasburgo l’articolo 56 Tfue deve essere interpretato nel senso di prevedere uno stesso trattamento tra le prestazioni di servizi a soggetti residenti piuttosto che a quelli non residenti.

Alla luce di tale posizione, l’applicazione di una ritenuta alla fonte solamente alle prestazioni rese ai non residenti non è compatibile con il diritto comunitario laddove stabilisce il principio di libertà di stabilimento. In secondo luogo, come viene sottolineato nel testo della sentenza, una ritenuta siffatta non può essere giustificata dal raggiungimento di un obiettivo di lotta e contrasto all’evasione in una prospettiva di fattiva cooperazione tra gli Stati membri. Infine non ha rilevanza, ai fini delle valutazioni effettuate, il fatto che il soggetto non residente possa portarsi in detrazione le imposte sostenute in altri Stati membri.

(Sentenza 18 ottobre 2012, Corte di giustizia UE, procedimento C-498/10, come commentata su www.nuovofiscoggi.it)

 

3) Il termine per ricorrere contro la cartella INPS é perentorio

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18145 del 23 ottobre 2012, si è pronunciata sulla perentorietà del termine per presentare ricorso contro la cartella esattoriale dell’Inps relativa ad omissioni contributive.

La controversia all’esame della Corte ha riguardato la proposizione di un ricorso oltre il termine sancito dall’art. 24 comma del 6 D.Lgs. n. 46/1999, che sia il giudice del lavoro sia la Corte d’Appello avevano ritenuto tardivo, facendo così diventare definitiva l’imposizione.

Del resto, l’opposizione alla pretesa contributiva, contenuta nella cartella esattoriale, richiede, perché sia evitata la definitività del titolo, che l’opposizione stessa sia svolta mediante un ricorso giudiziale, che dà origine ad un giudizio contro il ruolo per motivi inerenti il merito della pretesa contributiva regolato dall'art. 442 c.p.c. e ss..

La richiesta proposizione dell'opposizione nelle forme suddette indica pertanto che tale opposizione viene in rilievo non già quale mera manifestazione di contestazione della pretesa contributiva, ma come mezzo al fine di ottenere una verifica giudiziale della fondatezza della pretesa stessa.

Secondo consolidato orientamento della Corte Suprema in tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine prescritto dal quinto comma dell'art. 24 del D.Lgs. n. 46 del 1999, per proporre opposizione nel merito onde accertare la fondatezza della pretesa dell'ente, è perentorio perché diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione e a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo.

Inoltre, per i giudizi di opposizione a cartella per crediti relativi ad omissioni contributive, soggetti al rito di cui agli artt. 442 ss. cod.civ., non trova applicazione, ex art. 3 legge 742/1969, la sospensione feriale dei termini prevista da tale legge.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 18145 del 23 ottobre 2012)

 

4) Decreto Crescita 2.0: disciplina delle “start up innovative” spiegata da Assonime

Assonime, con la nota del 23 ottobre 2012, ha messo in evidenza come il D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012, (cd. Decreto Crescita bis) sia stata introdotta una specifica disciplina per la nascita e lo sviluppo di “imprese start-up innovative”.

Il decreto qualifica come “start up innovative” le società di capitali di diritto italiano o le Società Europee residenti in Italia che non siano quotate e che possiedano i seguenti requisiti:

- maggioranza di quote, azioni e diritti di voto detenuto da persone fisiche;

- attività avviata da non più di 48 mesi;

- sede principale dell’impresa in Italia;

- totale del valore della produzione annua a partire dal secondo anno d’attività non superiore a 5 milioni di euro;

- nessuna distribuzione passata o futura di utili, né possibilità che la società derivi da fusione, scissione o cessione d’azienda;

- oggetto sociale esclusivo rappresentato da sviluppo e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi o tecnologici.

In aggiunta a questi requisiti, la società deve rispettare almeno una di queste condizioni: effettuare spese in ricerca e sviluppo in misura uguale o superiore al 30% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione; impiego di almeno un terzo di personale altamente qualificato (ad es. in possesso di dottorato di ricerca); essere titolare o licenziatario di una privativa industriale che sia relativa all’oggetto sociale dell’impresa.

Per le società in possesso di tali requisiti sono previste alcune misure di favore che riguardano in particolare:

- il trattamento fiscale della remunerazione di amministratori dipendenti e collaboratori effettuata attraverso strumenti finanziari, che viene esclusa sia a fini fiscali che contributivi dal reddito imponibile;

- la non applicazione alle start up della disciplina delle società di comodo e delle società non operative;

- la riduzione degli oneri connessi all’iscrizione nel registro delle imprese;

- le deroghe alla disciplina societaria della perdita del capitale sociale, dirette a consentire all’impresa di non tener conto delle perdite che fisiologicamente si verificano nei primi due anni di attività;

- la previsione della possibilità per le start up innovative costituite in forma di s.r.l. di creare categorie di quote che forniscono diritti diversi; così come pure categorie di quote senza diritto di voto, a voto limitato o subordinato, nonché la possibilità che le quote siano oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari e di operazioni della società sulle proprie partecipazioni;

- l’applicazione in caso di crisi della disciplina della composizione della crisi da sovra- indebitamento;

- la possibilità di stipulare contratti di lavoro a tempo determinato per una durata di 48 mesi, esenti dal contributo addizionale a fini previdenziali introdotto dalla legge Fornero.

Per incentivare l’investimento nel capitale delle start up, con lo scopo di favorirne la crescita è riconosciuta, invece, alle persone fisiche e giuridiche la possibilità di detrarre o dedurre dal proprio reddito le somme investite entro determinati limiti ed è previsto che la raccolta del capitale di rischio potrà avvenire attraverso portali on-line gestiti da imprese di investimento, banche e soggetti iscritti in appositi albi tenuti dalla Consob.

Alcune delle agevolazioni previste per le start up sono riconosciute anche alle imprese che offrano servizi ad imprese innovative.

A tal fine si qualificano come “incubatori di star-up innovative certificati” le società di capitali di diritto italiano o le Società Europee residenti in Italia che: - dispongano di strutture, anche immobiliari, adeguate ad accogliere le start up innovative e adeguate all’attività da queste svolte;

- siano amministrate o dirette da soggetti di riconosciuta competenza in materia di impresa e innovazione;

- abbiano rapporti di collaborazione con università e centri di ricerca e comprovata esperienza nell’attività di sostegno alle start up innovative.

 

5) Regolamento UE sullo short selling: comunicazioni Consob e Banca d’Italia

Il 1° Novembre 2012 entrerà in vigore il Regolamento UE n. 236/2012 relativo allo short selling.

Il Regolamento introduce:

- l’obbligo di segnalazione alle autorità nazionali competenti delle posizioni nette corte individuali su azioni quotate quando la posizione ribassista è pari o superiore allo 0,2% del capitale sociale dell’emittente. Se la posizione netta corta raggiunge lo 0,5% è previsto l’obbligo di comunicazione al pubblico;
- l’obbligo di segnalazione alle autorità nazionali competenti delle posizioni nette corte individuali su titoli di Stato di un Paese UE quando la posizione ribassista è superiore a determinate soglie (l’Aesfem pubblica sul proprio sito internet le soglie di notifica per ciascuno Stato membro);

- il divieto di effettuare vendite allo scoperto (nacked short selling) in assenza della disponibilità dei titoli, su azioni e titoli di stato;

- il divieto di assumere posizioni speculative su credit default swaps (cds) su emittenti sovrani;

Gli obblighi e i divieti previsti dal Regolamento sono a carico di qualsiasi persona fisica o giuridica per cui l’Italia è Stato membro d’origine.
E’ prevista un’esenzione dalle suddette regole per le attività svolte dai primary dealer (limitatamente ai titoli di stato e CDS sovrani) e dai market maker, previa notifica alle autorità competenti.

In base alle disposizioni previste dal nuovo articolo 4-ter del TUF, introdotto con il Decreto Sviluppo (D.L. n. 179/2012), le autorità di vigilanza competenti al fine dell’applicazione del regolamento comunitario in Italia sono la Consob e la Banca d’Italia.

In particolare: Alla Banca d’Italia dovranno essere effettuate le notifiche delle posizioni corte nette sul debito sovrano (strumenti di debito emessi da un emittente sovrano) e le notifiche da parte dei market maker italiani e degli operatori principali autorizzati in titoli di Stato che intendono avvalersi delle esenzioni; alla Consob dovranno essere effettuate segnalazioni riguardanti le posizioni corte nette su azioni e l’utilizzo dell’esenzione da parte dei market maker sulle azioni stesse (comunicazione Consob n. 12083249 del 19 ottobre 2012).
La delibera Consob n. 18348 del 17 ottobre 2012 abroga, a partire dal 1° novembre, le precedenti delibere che stabilivano un regime obbligatorio di comunicazione delle posizioni nette corte su azioni (delibera n. 17862 del 10 luglio 2011) e il divieto di nacked short selling (delibera n. 17993 dell’11 novembre 2011), entrambe superate dall’entrata in vigore del Regolamento Short Selling.

(Assonime, nota del 24 ottobre 2012)

 

6) La revoca dell’accertamento con adesione comporta delle conseguenze sui termini del ricorso

Se si rinuncia all’accertamento con adesione finisce la sospensione termini per ricorrere.

Secondo l’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 24 ottobre 2012, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 17439 del 12 ottobre 2012: “Rifiutare l’instaurazione del contraddittorio significa abbandonare il procedimento e, di conseguenza, perdere i benefici temporali per l’impugnazione dell’atto. La revoca dell’istanza di accertamento con adesione non sospende il termine per ricorrere che non è più di centocinquanta giorni (sessanta ex articolo 21 del Dlgs 546/1992, più novanta di sospensione ex articolo 6 del Dlgs 218/1997), ma di sessanta più il tempo intercorrente tra la data di invio dell’istanza di accertamento con adesione e quella in cui vi è stata la rinuncia”.

La Corte ha, in particolare, affermato che “in tema di accertamento con adesione, la sospensione del termine di impugnazione dell’atto impositivo per 90 giorni conseguente alla presentazione dell'istanza di definizione da parte del contribuente…, non è interrotta dal verbale di constatazione del mancato accordo tra questi e l’Amministrazione finanziaria, poichè, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione, diretta a favorire il più possibile la composizione amministrativa della controversia, deve ritenersi che solo l’univoca manifestazione di volontà del contribuente possa escludere irrimediabilmente tale soluzione compositiva, attraverso la proposizione di ricorso avverso l’atto di accertamento, oppure di formale ed irrevocabile rinuncia all’istanza di definizione con adesione, facendo perciò venir meno la sospensione del temine di impugnazione…”.

 

7) Commercialisti: dal 25 ottobre il terzo congresso nazionale

Si apre il 25 Ottobre 2012 a Bari alle ore 15,00, presso il nuovo padiglione della Fiera del Levante, il 3° Congresso nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, intitolato “Preparare il domani. Crescita, sviluppo, Europa”. L’Assise sarà aperta dalla relazione del Presidente nazionale della categoria, Claudio Siciliotti. A seguire la prima delle sei tavole rotonde in programma, intitolata “Elezioni politiche 2013. E dopo?”. Intervengono Renato Brunetta, deputato PDL, Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro PD e Gian Luca Galletti, presidente gruppo UDC alla Camera.

 

8) Evento formazione revisori Enti locali

Pubblicata la nota informativa del CNDCEC n. 79 del 24/10/2012.

Il CNDCEC ha realizzato un evento per la formazione dei Commercialisti che sono interessati a fare parte dell’Elenco dei revisori degli enti locali tenuto presso il ministero dell’interno.

Sono previste due modalità di diffusione:

- DVD del corso;

- formazione on line sul sito www.commercialisti.it

 

9) Esodati, governo battuto: arriva il contributo di solidarietà

Arriva un contributo di solidarieta del 3% per la parte di reddito che supera i 150mila euro.

Governo battuto. La commissione lavoro della Camera ha approvato all’unanimità un emendamento alla Legge di Stabilità che amplia le garanzie per gli esodati.

La proposta, che dovrà essere esaminata dalla commissione Bilancio di Montecitorio, è passata con il no del governo.

L’ampliamento delle garanzie per i lavoratori esodati, votato in commissione Lavoro alla Camera con il sì quasi unanime, prevede tra le coperture anche un contributo di solidarieta del 3% per la parte di reddito che supera i 150mila euro.
Il parere contrario dell’Esecutivo è stato dato per ragioni di coperture finanziarie.

L’emendamento approvato in commissione Lavoro, che amplia le garanzie per gli esodati riscrive le misure messe a punto dall’Esecutivo con la Legge di Stabilità e, oltre il contributo di solidarietà, stabilisce che nel Fondo da 100 milioni previsto dal governo confluiscano tutte le risorse stanziate per i lavoratori esodati, pari a 9 miliardi di euro.

Inoltre prevede che eventuali risparmi all’interno di questo stanziamento restino a disposizione del Fondo e quindi dei lavoratori esodati.

Le misure riguardano gli anni 2013 e 2014 e secondo delle stime informali avrebbero bisogno di circa 3 miliardi di coperture.

I deputati hanno previsto anche una clausola di salvaguardia, vale a dire l’aumento delle accise sulle sigarette già potenzialmente previsto dal Salva-Italia, qualora le risorse previste risultassero insufficienti.

 

10) Si applica l’IVA sulle navi del Corpo forestale dello Stato per le operazioni non di salvataggio

Le unità nautiche in dotazione del Corpo forestale dello Stato, impiegate prevalentemente “per il pattugliamento degli ecosistemi marini e delle acque interne”, non sono istituzionalmente adibite a operazioni di salvataggio o di assistenza in mare e, per conseguenza, non possono beneficiare del regime di non imponibilità Iva.

Dunque, le operazioni di salvaguardia dell’ambiente marino, pure se sono universalmente ritenute meritevoli, esulano dal concetto di utilità pubblica, e, alle stesse non può essere accordato un regime Iva di favore poiché questo incrinerebbe l’equilibrio dell’ordinamento comunitario relativo all’Iva.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 97/E del 24 ottobre 2012)

 

Vincenzo D’Andò