Novità fiscali del 18 ottobre 2012: nuova stretta sui pagamenti tracciabili

Pubblicato il 18 ottobre 2012



cessione crediti GSE: sull’atto si applica l’imposta di registro proporzionale anche se collegato al leasing; variazioni colturali: definite le modalità di aggiornamento del catasto; MEF: trasmessa al Parlamento la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel 2011; ulteriore stretta sui pagamenti tracciabili; lavoro a chiamata: le sanzioni sono irrogate dalla Dtl; l’esenzione Iva non spetta per le prestazioni rese dai massofisioterapisti diplomati dopo una certa data; contributi sospesi a seguito del sisma in Abruzzo 2009: chiarimenti dall’Inps; anche la deduzione delle spese contributive si salva dalla stretta retroattiva

 

 

Indice:

1) Cessione crediti GSE: sull’atto si applica l’imposta di registro proporzionale anche se collegato al leasing

2) Variazioni colturali: definite le modalità di aggiornamento del catasto

3) MEF: trasmessa al parlamento la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel 2011

4) Ulteriore stretta sui pagamenti tracciabili

5) Lavoro a chiamata: le sanzioni sono irrogate dalla Dtl

6) L’esenzione Iva non spetta per le prestazioni rese dai massofisioterapisti diplomati dopo una certa data

7) Contributi sospesi a seguito del sisma in Abruzzo 2009: chiarimenti dall’Inps

8) Anche la deduzione delle spese contributive si salva dalla stretta retroattiva

 

 

1) Cessione crediti GSE: sull’atto si applica l’imposta di registro proporzionale anche se connesso a leasing

Si tratta di un negozio giuridicamente e fiscalmente autonomo anche se connesso a un’operazione di leasing a cui si applica la tassazione prevista per le transazioni a prezzo indeterminato.

Infatti, secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 95/E del 17 ottobre 2012, il contratto di cessione dei crediti vantati nei confronti del Gestore dei servizi energetici (Gse spa) stipulato, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, a garanzia del pagamento dei canoni derivanti da un contratto di leasing, è soggetto a imposta proporzionale di registro, con aliquota dello 0,50%, da calcolarsi sulla base del “valore dei crediti dichiarato” dalla parte in via presuntiva, salvo conguaglio o rimborso dopo la determinazione definitiva dell’ammontare degli stessi.

Tale chiarimento si è reso necessario a seguito del quesito posto da una società di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in relazione all’applicazione dell’imposta di registro all’atto di cessione in garanzia dei crediti Gse non ancora determinati al momento della registrazione dell’atto.

In particolare, nel caso di specie la società, che ha posto l’istanza di interpello (“società istante”), ha realizzato un campo fotovoltaico “a terra” e ha stipulato con il Gse una convenzione per il riconoscimento delle tariffe incentivanti, spettanti per la produzione di energia elettrica derivante dal medesimo impianto.

La stessa, inoltre, ha ceduto l’impianto fotovoltaico a una società di leasing, stipulando, nel contempo, un contratto di locazione finanziaria per la durata di 18 anni.

A garanzia del pagamento dei canoni derivanti dal contratto di locazione finanziaria, la “società istante” si è impegnata a cedere alla società di leasing, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, i crediti costituiti dalle tariffe incentivanti erogate dal Gse.

L’ammontare di tali crediti - calcolato moltiplicando la quantità mensile di energia prodotta per la tariffa riconosciuta dal gestore - non risulta determinato al momento della registrazione dell’atto.

Inoltre, la quantità di energia prodotta varia in ragione della produttività dell’impianto fotovoltaico.

Secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 278/2008), la cessione dei crediti è un negozio con una propria causa giuridica, poiché dotato di un’autonoma funzione economico-sociale, che non viene compromessa anche in presenza di un collegamento con lo schema unitario del contratto di leasing e che, pertanto, la tassazione applicabile a tali operazioni deve essere definita autonomamente.

Escluso, quindi, che il contratto di cessione dei crediti a garanzia dell’adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto di locazione finanziaria, possa essere ricondotto tra le operazioni di natura finanziaria soggette ad Iva e considerato il principio di alternatività Iva-Registro (art. 40 del Tur), al caso di specie si applica l’imposta di registro, nella misura dello 0,50% (articolo 6 della tariffa, parte I, allegata al Tur).

Peraltro, la neo risoluzione n. 95/E del 2012, fornisce ulteriori chiarimenti riguardo l’applicazione dell’imposta dovuta.

Poiché l’importo dei crediti ceduti non è stabilito al momento della registrazione dell’atto di cessione, a parere dell’Agenzia é possibile applicare le stesse modalità di tassazione previste per i contratti a prezzo indeterminato (art. 35, comma 1, del Tur).

La base imponibile deve essere, quindi, calcolata sul valore dei crediti dichiarato in via presuntiva dalla parte, salvo conguaglio o rimborso dopo la determinazione definitiva dell’ammontare delle somme maturate.

In sostanza, precisa l’Agenzia delle entrate, i contribuenti che richiedono la registrazione dell’atto di cessione dei crediti Gse devono dichiarare il valore previsto per l’intera durata del contratto, sulla base di criteri attendibili.

I contribuenti sono, altresì, tenuti a verificare se, nel corso del tempo, l’ammontare dei crediti erogati dal gestore superi il valore precedentemente dichiarato; in tal caso, sono tenuti a un ulteriore versamento d’imposta, previa denuncia come previsto dall’art. 19 del Tur.

Se, invece, le somme effettivamente erogate risultano inferiori all’importo indicato in sede di registrazione dell’atto, i contribuenti hanno diritto al rimborso dell’eccedenza d’imposta versata  (art. 35).

 

2) Variazioni colturali: definite le modalità di aggiornamento del catasto

Definite le modalità operative per l'aggiornamento del catasto  sulla base delle dichiarazioni per i contributi agricoli (provvedimento 16 ottobre 2012).

È stato, infatti, pubblicato sul sito internet dell’Agenzia del Territorio alla pagina http://www.agenziaterritorio.gov.it/index.php?id=6027, il provvedimento del Direttore dell’Agenzia del Territorio 16 ottobre 2012, con cui sono state definite le modalità operative per l’aggiornamento della banca dati catastale sulla base delle dichiarazioni relative all’uso del suolo.

Tali dichiarazioni sono rese dai soggetti interessati nelle domande finalizzate alla richiesta di contributi agricoli, presentate all’AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) o agli altri Organismi pagatori riconosciuti dalla normativa comunitaria e previsti dalla Politica agricola comune (PAC).

Ai sensi dell’art. 2, comma 33, del D.L. n. 262 del 2006, le dichiarazioni relative all'uso del suolo devono contenere anche le informazioni necessarie per consentire l’aggiornamento del catasto.

Con la presentazione della domanda, si assolvono anche gli obblighi in materia catastale conseguenti alle variazioni colturali.

A tale scopo, nelle dichiarazioni sono riportati i dati identificativi della particella di terreno e le informazioni sulle caratteristiche colturali.

L’AGEA, sulla base degli elementi indicati nelle dichiarazioni, predispone, per ogni particella, una proposta di aggiornamento che consente all’Agenzia del Territorio di inserire negli atti catastali i nuovi redditi oggetto delle variazioni colturali.

Il completamento delle operazioni di aggiornamento è reso noto con apposito comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e i relativi esiti sono pubblicizzati presso i Comuni interessati e sul sito internet dell’Agenzia.

Con il Provvedimento, l’Agenzia del Territorio e l’AGEA realizzano così un’importante attività di collaborazione per l’aggiornamento delle informazioni di reciproco interesse, al fine di fornire ai cittadini, ai professionisti e agli enti un servizio sempre più efficiente ed efficace.

 

3) MEF: trasmessa al parlamento la relazione annuale sull’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel 2011

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunica che è stata trasmessa al Parlamento la Relazione annuale sulle politiche e le attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo attuate nel corso del 2011 dall’Unità di informazione finanziaria (UIF), dalle autorità di vigilanza, dagli organi di polizia e dalle amministrazioni competenti.

Nel documento sono riportati dati e informazioni relativi all’analisi finanziaria delle segnalazioni di operazioni sospette effettuata dalla UIF e il successivo loro sviluppo investigativo ad opera della Guardia di finanza e della Direzione investigativa antimafia; sull’attività ispettiva e di controllo sui soggetti tenuti a applicare gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio; viene anche reso noto il monitoraggio della circolazione transfrontaliera di denaro contante, strumento utile per intercettare proventi di riciclaggio ed evasione fiscale, nonché fonti di finanziamento al terrorismo.

La Relazione contiene anche un riassunto delle principali novità.

Particolare attenzione è dedicata ai nuovi standard internazionali contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo (le 40 Raccomandazioni), adottati nel mese di febbraio 2011 dal Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI) sotto Presidenza italiana.

Le nuove Raccomandazioni introducono misure per combattere il finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa, potenziano gli strumenti di contrasto del riciclaggio dei proventi dei reati di corruzione e degli illeciti fiscali, e rendono più stringenti gli obblighi per garantire la trasparenza di società e trust.

Infine, vengono illustrate le sanzioni finanziarie adottate nei confronti dei paesi che adottano programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa e che minacciano la pace e la sicurezza internazionale. La Relazione è disponibile all’indirizzo www.mef.gov.it

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato del 17 ottobre 2012)

 

4) Ulteriore stretta sui pagamenti tracciabili

Le novità sui pagamenti tracciabili sono in vigore dal 17 ottobre 2012. Il D.Lgs. n. 169 del 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 230 del 02 ottobre 2012, contiene rilevanti modifiche alla disciplina antiriciclaggio di cui al D.Lgs. n. 231/2007, in particolare, quelle riguardanti l’obbligo di astensione e la misura delle sanzioni sulle infrazioni legate ai libretti al portatore e agli assegni.

Sono state aumentate le sanzioni correlata alla eventuale violazione delle norme antiriciclaggio relativamente all’emissione di assegni bancari e postali (cioè, privi della clausola di non trasferibilità per importi pari o superiori a 1.000 euro), ove la sanzione minima prevista è di 3.000 euro.

Un altro intervento ha riguardato l’aumento delle sanzioni nel caso di violazioni antiriciclaggio per i libretti di deposito bancari e postali al portatore, per i casi di saldo di importo pari o superiore a 1.000 euro.

La sanzione proposta va da un minimo del 30% del saldo del libretto al portatore, in luogo del 20%.

Inoltre, per tutti i pagamenti, la soglia limite di contante che si può utilizzare è 999,99 euro. La sanzione base quando si supera il limite di 1000 euro per i pagamenti in contanti, va da un minimo dell’1% ad un massimo del 40% dell’importo trasferito, con un minimo di 3.000 euro.

Adeguata verifica e normativa antiriciclaggio

Gli obblighi in materia di antiriciclaggio prevedono una adeguata verifica della clientela, che consiste nelle seguenti attività:

- identificare il cliente e verificarne l’identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente;

- identificare l’eventuale titolare effettivo e verificarne l’identità;

- ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale;

- svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

Nel caso in cui non sia possibile rispettare gli obblighi di adeguata verifica relativamente a rapporti continuativi già in essere, operazioni o prestazioni professionali in corso di realizzazione, gli enti o i professionisti restituiscono al cliente i fondi, gli strumenti e le altre disponibilità finanziarie di spettanza, liquidandone il relativo importo tramite bonifico su un conto corrente bancario indicato dal cliente stesso.

 

5) Lavoro a chiamata: le sanzioni sono irrogate dalla Dtl

Agli enti previdenziali compete il recupero contributivo. Essendo gli Uffici territoriali del Ministero del lavoro i soli destinatari della comunicazione preventiva di effettuazione del lavoro intermittente, nonché in ragione dell’assenza di previsioni di senso contrario, la competenza ad irrogare la sanzione amministrativa relativa alla comunicazione, nell’ipotesi di inadempimento dell’obbligo, è attribuita in via esclusiva al personale di vigilanza in servizio presso i suddetti Uffici.

Lo precisa il Ministero lavoro con la nota n. 18271 del 12 ottobre 2012.

Riguardo la problematica sulla competenza ad irrogare la sanzione amministrativa per omessa comunicazione preventiva dell’utilizzo di prestazioni di lavoro intermittente di cui al comma 3 bis, art. 35 del D.Lgs. n. 276/2003, per i profili di stretta competenza, il welfare ha fornito le seguenti precisazioni.

A seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 92/2012 (cd. riforma Fornero), come già evidenziato dallo Ministero con circolare n. 20/2012, alla disposizione normativa di cui all’art. 35 del D.Lgs. n. 276/2003 è stato aggiunto il comma 3 bis, che prevede un obbligo di comunicazione, da parte del datore di lavoro, circa l’utilizzo di prestazioni di natura intermittente alla Direzione del lavoro competente per territorio.

In particolare, la norma citata dispone l’assolvimento del suddetto obbligo prima dell'inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, mediante fax o posta elettronica, anche non certificata, utilizzando gli indirizzi istituzionali delle Direzioni territoriali ovvero quelli appositamente creati dalle medesime (attualmente risulta in via di implementazione l'ulteriore modalità di trasmissione della comunicazione mediante SMS).

Alla luce di ciò, essendo gli Uffici territoriali di questo Ministero i soli destinatari della comunicazione in esame nonché in ragione dell’assenza di previsioni di senso contrario, il Ministero del lavoro ritiene che la competenza ad irrogare la sanzione amministrativa di cui al comma 3 bis, nell’ipotesi di inadempimento dell’obbligo, debba essere attribuita in via esclusiva al personale di vigilanza in servizio presso i suddetti Uffici.

Resta forma l’adozione, da parte del personale di vigilanza degli Istituti, di provvedimenti di recupero contributivo qualora risultino premiazioni di lavoro non “registrate” e rispetto alle quali non siano stati assolti relativi obblighi di natura previdenziale.

 

6) L’esenzione Iva non spetta per le prestazioni rese dai massofisioterapisti diplomati dopo una certa data

Soltanto i trattamenti professionali del massofisioterapista diplomato entro il 17 marzo 1999, come quelli del fisioterapista, possono fruire dell’esenzione Iva.

Mentre, invece, l’esenzione Iva non si può applicare alle prestazioni rese dai massofisioterapisti diplomati dopo tale data (17 marzo 1999) dopo aver frequentato corsi biennali o triennali.

La precisazione è contenuta nella risoluzione n. 96/E del 17 ottobre 2012 dell’Agenzia delle entrate, rilasciata a seguito di una istanza presentata da un contribuente che sosteneva, invece, che l’esenzione da IVA dovesse essere estesa anche ai massofisioterapisti con formazione biennale.

Parere dell’Agenzia delle Entrate

Riguardo l’applicabilità del regime di esenzione di cui all’art. 10, n. 18), del D.P.R. n. 633/1972, ai massofisioterapisti con formazione biennale, l’Agenzia delle entrate ha chiesto un parere al competente Ministero della Salute, che, con la nota 7 agosto 2012, ha chiarito che il D.M. 17 maggio 2002 (concernente l’“Individuazione delle prestazioni sanitarie esenti dall’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto”) ha individuato tra le prestazioni di diagnosi cura e riabilitazione esenti, oltre quelle rese nell’esercizio delle professioni sanitarie indicate all’art. 99 del TULS, quelle rese da biologi, psicologi, odontoiatri e da “operatori abilitati all’esercizio delle professioni elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001 che eseguono una prestazione sanitaria prevista dai decreti ministeriali di individuazione dei rispettivi profili”.

Il citato D.M. 29 marzo 2001, a sua volta, nell’individuare le figure professionali del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione che sono assoggettate alla disciplina delle professioni sanitarie ai sensi dalla legge 10 agosto 2000, n. 251, non contempla la figura del massofisioterapista, ma solo quella del fisioterapista.

La legge 26 febbraio 1999, n. 42, contenente “Disposizioni in materia di professioni sanitarie” all’articolo 4, comma 1, ha, tuttavia, previsto l’equipollenza di diplomi ed attestati, conseguiti in base alla normativa precedente a quella attuativa dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (concernente il “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421”), ai diplomi universitari dell’area sanitaria (ora Lauree triennali), ai fini dell’esercizio professionale e dell’accesso alla formazione post-base.

In forza di tale previsione, osserva il Ministero della Salute, il D.M. 27 luglio 2000 ha equiparato il diploma universitario di fisioterapista al diploma di massofisioterapista conseguito entro la data di entrata in vigore della legge n. 42/99 (17 marzo 1999), a compimento di corsi regionali di formazione specifica di durata triennale [cfr. sezione B (titoli equipollenti) della tabella allegata al citato D.M.].

Pertanto, tenuto conto di ciò, è stato ritenuto che “il diploma di Massofisioterapista con formazione triennale, conseguito entro il 17 marzo 1999, è equipollente al titolo universitario abilitante all’esercizio della professione sanitaria di Fisioterapista, ai fini dell’esercizio professionale e della formazione post-base; pertanto i possessori di tale titolo rientrano tra gli esercenti le professioni sanitarie di cui al punto c) del comma 1, dell’articolo 1 del DM 15.05.2002.

Per conseguenza, viene evidenziato che i possessori di un titolo di Massofisioterapista conseguito dopo l’entrata in vigore della legge n. 42/99, al termine di corsi di durata biennale o triennale, possono svolgere la propria attività tanto in regime libero professionale, quanto come dipendente presso strutture sanitarie private e private convenzionate, ma non potranno usufruire, in caso di emissione di documentazione fiscale per prestazioni rese in regime libero professionale, dell’esenzione IVA prevista dal citato D.M. 17 maggio 2002”.

Alla luce di tali chiarimenti forniti dal Ministero della Salute, l’Agenzia delle entrate ha, dunque, confermato le istruzioni fornite con la precedente risoluzione (n. 70/E del 13 aprile 2007), che indicavano applicabile il regime di esenzione solo ai massofisioterapisti con formazione triennale, il cui titolo era equiparato a quello di fisioterapista in base al D.M. 27 luglio 2000, e, pertanto, conseguito anteriormente al 17 marzo 1999.

 

7) Contributi sospesi a seguito del sisma in Abruzzo 2009: chiarimenti dall’Inps

Contributi sospesi a seguito del sisma in Abruzzo 2009: Chiarimenti sui termini di presentazione della domanda di definizione agevolata e della dichiarazione “de minimis”. Rilascio del DURC.

L’Inps, con il messaggio n. 16832 del 17 ottobre 2012, ha fornito chiarimenti in ordine ad alcune disposizioni contenute nella circolare n. 116/2012, relativa al recupero dei contributi sospesi a seguito del sisma in Abruzzo del 2009.

Termine di presentazione della domanda di definizione agevolata e della dichiarazione “de minimis”

La circolare n. 116/2012 stabilisce un termine di 30 giorni dalla pubblicazione per la presentazione della domanda di rateazione e di definizione agevolata con abbattimento del debito contributivo al 40%, accompagnata dalla dichiarazione “de minimis” relativa alla mancata percezione di aiuti nel triennio eccedenti la soglia fissata dai Regolamenti comunitari di settore per la legittimità dell’agevolazione.

Rilevata la difficoltà dei soggetti interessati in ordine alla quantificazione degli aiuti “de minimis” percepiti e da inserire in dichiarazione, l’Inps ritiene opportuno consentire la proroga del termine di presentazione delle sole dichiarazioni “de minimis”.

Tali dichiarazioni sono necessarie per consentire all’Istituto la verifica della corretta applicazione della misura della contribuzione dovuta.

Pertanto, mentre le istanze di rateazione dovranno essere presentate entro la scadenza del 19 ottobre 2012, le dichiarazioni “de minimis” potranno essere presentate fino alla data del 16 dicembre 2012 (data ultima per il pagamento differito in unica soluzione delle rate da gennaio a settembre 2012, già scadute), fermo restando il mantenimento dell’obbligo di versamento delle rate successive a quella iniziale, la cui entità dovrà essere determinata in relazione a quanto dichiarato nella domanda di rateazione da parte dell’azienda.

Per i soggetti che hanno avviato la regolarizzazione in misura inferiore a quanto risulterà dovuto in applicazione del “de minimis”, dovrà essere ridefinito un nuovo piano di ammortamento a decorrere dalla rata di gennaio con versamento nella stessa rata delle differenze relative alle rate già scadute, comprensive degli interessi di legge, secondo quanto indicato al punto 9 della circolare n. 116 del 19 settembre 2012.

Rilascio del DURC

L’Inps, infine, precisa che, al fine della verifica della regolarità contributiva, potranno essere considerati regolari, fino alla data del 16 dicembre 2012, tutti i soggetti interessati che abbiano avviato il versamento delle rate previste, almeno nella misura del 40%.

 

8) Anche la deduzione delle spese contributive si salva dalla stretta retroattiva

Per i contributi previdenziali rimangono gli attuali limiti di deduzione fiscale disposti dal TUIR (D.P.R. n. 917/1986).

Come è noto, già a decorrere dal periodo 2012, la Legge di stabilità per il 2013 (approvata dal governo lo scorso 9 ottobre) restringe i benefici riguardanti gli oneri deducibili e detraibili ai fini IRPEF disciplinati dagli artt. 10 (oneri deducibili) e 15 (detrazioni per oneri) del TUIR.

Per i contribuenti con redditi superiori a 15.000 euro, viene, infatti, introdotta la franchigia di 250 euro per buona parte delle voci relative alle deduzioni e detrazioni Irpef e, per le sole detrazioni, si fissa il limite massimo di detraibilità a 3.000 euro.

I nuovi limiti, in deroga allo Statuto del contribuente, verranno applicati con efficacia retroattiva, vale a dire dalle prossime dichiarazioni dei redditi per il periodo d’imposta 2012 (Modello 730/2013 e Unico 2013).

Sul fronte degli oneri deducibili previsti dall’art. 10 del TUIR, viene previsto che, in generale, la deducibilità si applica solo per la parte che eccede l’importo di 250 euro per i soggetti con un reddito superiore a 15.000 euro.

Tale franchigia si applica ad ogni tipologia di onere deducibile, con alcune eccezioni, per le quali rimangono fermi gli eventuali limiti di deducibilità già previsti:

- Contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori e quelli versati facoltativamente alla gestione previdenziale obbligatoria di appartenenza;

- contributi versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare;

- contributi e premi versati alle forme pensionistiche complementari (fondi pensione);

- erogazioni liberali per il sostentamento del clero della Chiesa Cattolica;

erogazioni liberali ad altre confessioni religiose riconosciute;

- somme restituite al soggetto erogatore che avevano concorso a formare il reddito.

Anche per quanto concerne gli oneri detraibili di cui all’art. 15 del TUIR opererà la franchigia di 250 euro.

Pertanto i contribuenti potranno beneficiare della detrazione IRPEF del 19% solo sulla parte eccedente.

I benefici fiscali della detrazione IRPEF del 19% sono, quindi, destinati a ridursi per tutte le altre voci di spesa come nel caso di: Interessi pagati su mutui ipotecari per l’acquisto o la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, spese sanitarie e veterinarie per le quali era già prevista una franchigia di 129 euro, spese per l’istruzione superiore e universitaria, spese per i canoni di locazione degli studenti universitari “fuori sede”, spese per la pratica sportiva dilettantistica dei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, premi per assicurazioni sulla vita, contro gli infortuni, sul rischio morte, invalidità permanente e non autosufficienza, spese per gli addetti all’assistenza delle persone non autosufficienti, spese funebri, oneri relativi ai beni soggetti a regime vincolistico, erogazioni liberali a favore di enti che operano nel settore culturale, artistico e dello spettacolo, erogazioni liberali a favore di ONLUS, di soggetti che svolgono attività umanitarie, di associazioni di promozione sociale, di società e associazioni sportive dilettantistiche, erogazioni liberali a favore di istituti scolastici e di partiti e movimenti politici.

La legge di stabilità, sempre nell’ambito della revisione complessiva degli sconti fiscali, introduce un limite massimo di 3.000,00 euro da considerare quale detrazione d’imposta massima ottenibile dalle voci che rientreranno nel nuovo plafond.

In pratica, il contribuente non potrà scaricare i documenti da cui deriva una detrazione per un importo superiore a 15.789,00 euro (infatti il 19% di tale importo è appunto 2.999,91 euro).

Dal nuovo plafond restano escluse le spese sanitari che subiscono solo il raddoppio della franchigia (da 129 euro a 250 euro).

Dai nuovi limiti rimangono fuori gli oneri detraibili non disciplinati dall’art. 15 del TUIR, in particolare:

- Le spese per interventi di recupero edilizio, già modificati con il D.L. n. 83/2012 che ha previsto, a partire dal 26 giugno 2012 e fino al 30 giugno 2013, una detrazione al 50% fino a 96.000 euro per unità immobiliare (invece che del 36% fino a 48.000 euro);

- le spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, la cui detrazione del 55% è stata prorogata fino alle spese sostenute entro il 30 giugno 2013;

- le varie tipologie di detrazione per canoni di locazione di cui all’art. 16 del TUIR (soggetti titolari di contratti di affitto ad uso prima casa di cui alla Legge 431/1998 e lavoratori dipendenti che hanno trasferito la propria residenza).

Riguardo alla franchigia di 250 euro, sono state previste ulteriori eccezioni. La franchigia, infatti, oltre alle spese sostenute dai soggetti sordi per i servizi di interpretariato e alle spese per il mantenimento del cane guida dei soggetti non vedenti, non si applica altresì:

- alle spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per i sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei soggetti portatori di handicap;

- alle spese, nel limite di 2.100 euro, sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (“badanti”).

 

Vincenzo D’Andò