Novità fiscali del 16 ottobre 2012: i tagli agli sconti fiscali retroattivi potrebbero essere rivisti

indice TFR del mese di settembre 2012; tutela dei beni culturali: differiti i termini per la ripartizione del 5 per mille; riforma del catasto; contrasto all’evasione e all’elusione fiscale; abuso del diritto e tax compliance; riforma fiscale: apparato sanzionatorio e sistema dei controlli; riscossione degli enti locali e tutela dei contribuenti; tassazione dei redditi d’impresa; delega in materia di giochi; al via accertamenti fiscali misti: studi di settore e altri metodi sintetici; attività lavorativa e integrazione salariale; fatturazione false per camuffare l’illecita interposizione di manodopera; governo: i tagli agli sconti fiscali retroattivi potrebbero essere rivisti

 

 

Indice:

1) Indice TFR del mese di settembre 2012

2) Tutela dei beni culturali: differiti i termini per la ripartizione del 5 per mille

3) Riforma del catasto

4) Contrasto all’evasione e all’elusione fiscale

5) Abuso del diritto e tax compliance

6) Riforma fiscale: apparato sanzionatorio e sistema dei controlli

7) Riscossione degli enti locali e tutela dei contribuenti

8) Tassazione dei redditi d’impresa

9) Delega in materia di giochi

10) Al via accertamenti fiscali misti: studi di settore e altri metodi sintetici

11) Attività lavorativa e integrazione salariale

12) Fatturazione false per camuffare l’illecita interposizione di manodopera

13) Governo: i tagli agli sconti fiscali potrebbero essere rivisti

 

 

1) Indice TFR del mese di settembre 2012

L’indice TFR del mese di settembre 2012 è 2,855769.

Indice dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie

Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi.

Indice generale

106,4

Variazione percentuale rispetto al mese precedente

    0,0

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente

 +3,1

Variazione percentuale rispetto allo stesso mese di due anni precedenti

 +6,2

Il FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente operaio o impiegato. Tale indice si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.

A partire dai dati di gennaio 2011 la base di riferimento dell’indice FOI è il 2010 (la base precedente era 1995=100). Al fine di garantire la comparabilità della serie viene reso disponibile il corrispondente coefficiente di raccordo

 

2) Tutela dei beni culturali: differiti i termini per la ripartizione del 5 per mille

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, n. 239 del 12 ottobre 2012, il DPCM del 04 ottobre 2012 recante “Differimento, per il solo anno finanziario 2012, dei termini della procedura di riparto della quota del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche destinata, in base alla scelta del contribuente, alla finalità del  finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2012”.

Differimento dei termini per l’anno 2012

Per il solo anno finanziario 2012, i termini della procedura di riparto della quota del cinque per mille dell’IRPEF destinata, in base alla scelta del contribuente, alla finalità del finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e  paesaggistici, stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2012, sono differiti come segue:

– Il termine del 31 maggio 2012, per la presentazione delle domande di iscrizione all’elenco dei soggetti che intendono partecipare al riparto della quota del cinque per mille é differito al 31 ottobre 2012;

– il termine del 15 giugno 2012, per la redazione dell’elenco degli enti che hanno presentato istanza di iscrizione all’elenco dei soggetti che intendono partecipare al riparto della quota del cinque per mille é differito al 15 novembre 2012;

– il termine del 30 giugno 2012, per la pubblicazione sul sito web del Ministero dell’elenco dei soggetti iscritti é differito al 30 novembre 2012;

– il termine del 15 luglio 2012, per consentire la rilevazione di eventuali errori relativi all’iscrizione all’elenco é differito al 15 dicembre 2012;

– il termine del 31 luglio 2012, per la pubblicazione sul sito web del Ministero dell’eventuale versione aggiornata dell’elenco é differito al 30 dicembre 2012;

– il termine del 31 agosto 2012, per la sottoscrizione e spedizione, da parte dei soggetti iscritti nell’elenco aggiornato, della dichiarazione sostitutiva dell’atto di

notorietà relativo alla persistenza dei requisiti é differito al 31 gennaio 2013;

– il termine del 30 ottobre 2012, per lo svolgimento di controlli, anche a campione, circa la veridicità delle dichiarazioni sostitutive presentate é differito

al 31 marzo 2013;

– il termine del 15 novembre 2012, per la pubblicazione sul sito web del Ministero dell’elenco dei soggetti ammessi al beneficio, nonché di quello dei soggetti esclusi dal riparto, é differito al 15 aprile 2013;

– il termine del 30 novembre 2012, per la presentazione, da parte di ciascuno dei soggetti iscritti nell’elenco, del programma delle attività e degli interventi che intende realizzare con il contributo proveniente dalla quota del cinque per mille,  è differito al 30 aprile 2013;

– il termine del 15 aprile 2013, per il riparto ad opera del Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, é differito al 30  settembre 2013, salvo le disponibilità finanziarie assegnate dal MEF.

Tutto confermato per il resto.

 

3) Riforma del catasto

L’assemblea della Camera ha avviato in questi giorni l’esame DDL di delega per la revisione del sistema fiscale, presentato al Parlamento lo scorso 18 giugno (A.C. 5291).

Con la riforma del catasto degli immobili, il Legislatore si intende correggere le sperequazioni insite nelle attuali rendite, accentuate dall’aumento generalizzato disposto con il D.L. n. 201 del 2011, che ha introdotto l’Imposta municipale sperimentale (IMU).

Tra i principi e criteri direttivi da applicare per la determinazione del valore catastale degli immobili la delega indica, in particolare, la definizione degli ambiti territoriali del mercato, nonché la determinazione del valore patrimoniale utilizzando la superficie in luogo del numero dei vani attualmente utilizzato.

Nel corso dell’esame in sede referente è stato assicurato il coinvolgimento dei comuni nel processo di revisione delle rendite.

Inoltre, per gli immobili di riconosciuto interesse storico e artistico il valore patrimoniale deve essere determinato tenendo conto degli oneri di manutenzione e dei vincoli legislativi.

La riforma deve avvenire a invarianza di gettito, con particolare riferimento alle imposte sui trasferimenti e all’IMU tenendo conto, in quest’ultimo caso, delle condizioni socio-economiche e dell’ampiezza e composizione del nucleo familiare, così come riflesse nell’ISEE.

I contribuenti potranno chiedere la rettifica delle nuove rendite attribuite, con obbligo di risposta entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza. Contestualmente dovranno essere aggiornati i trasferimenti perequativi ai comuni.

Saranno ridefinite le competenze delle commissioni censuarie, in particoalre attribuendo loro il compito di validare le funzioni statistiche utilizzate per determinare i valori patrimoniali e le rendite.

 

4) Contrasto all’evasione e all’elusione fiscale

La riforma fiscale (DDL) è anche orientata a proseguire il contrasto all’evasione e all’elusione nonché il riordino dei fenomeni di erosione fiscale (cd. tax expeditures) – ferma restando la tutela, oltre che della famiglia e della salute, dei redditi di lavoro dipendente e autonomo, dei redditi da imprese minori e dei redditi da pensione.

A questo fine, nelle procedure di bilancio sono inseriti un rapporto sulle spese fiscali e un rapporto in materia di contrasto all’evasione fiscale i cui contenuti sono stati precisati nel corso dell’esame in sede referente.

Sono stati altresì precisati i contenuti del rapporto sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale, redatto da una Commissione di esperti istituita presso il MEF (e non presso l’Istat come nel testo originario).

Tale rapporto reca una stima ufficiale dell’ammontare delle risorse sottratte al bilancio pubblico dall’evasione, con la massima disaggregazione possibile dei dati a livello territoriale, settoriale e dimensionale, con l’obiettivo, tra l’altro, di individuare le linee di intervento e prevenzione contro la diffusione del fenomeno dell’evasione, nonché per stimolare l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali.

E’ stata quindi inserita una delega al governo a coordinare le disposizioni in tema di monitoraggio dell’evasione e dell’erosione fiscale con le procedure di bilancio, definendo in particolare le regole di alimentazione del Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale, istituito dal D.L. n. 138/11.

 

5) Abuso del diritto e tax compliance

Tra gli obiettivi delineati dal governo, nell’ambito della riforma fiscale (DDL), emerge inoltre la certezza del sistema tributario, da perseguire in particolare attraverso la definizione dell’abuso del diritto, inteso come uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d’imposta, ancorché la condotta non sia in contrasto con alcuna specifica disposizione; deve essere garantita la scelta tra regimi alternativi quando l’operazione è giustificata da ragioni extrafiscali “non marginali”.

In sede referente è stato precisato che, in caso di ricorso, le sanzioni (e non anche gli interessi) sono riscuotibili dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale.

Per stimolare l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali la delega introduce norme volte alla costruzione di un migliore rapporto tra fisco e contribuenti attraverso forme di comunicazione e cooperazione rafforzata.

Le imprese di maggiori dimensioni dovranno costituire sistemi aziendali strutturati di gestione e controllo del rischio fiscale, con una chiara attribuzione di responsabilità nel sistema dei controlli interni.

A fronte di ciò saranno previsti minori adempimenti per i contribuenti, con la riduzione delle eventuali sanzioni, nonché – secondo le modifiche introdotte in sede referente – forme premiali, consistenti in una riduzione degli adempimenti, in favore dei contribuenti che aderiscano ai predetti meccanismi di tutoraggio, i quali potranno utilizzare, inoltre, un interpello preventivo specifico con procedura abbreviata.

Nel corso dell’esame in sede referente, sono state poi introdotte norme volte ad ampliare l’ambito applicativo degli istituti del tutoraggio e della rateazione dei debiti tributari, attraverso la semplificazione degli adempimenti amministrativi e patrimoniali nonché la possibilità di richiedere la dilazione del pagamento prima dell’affidamento in carico all’agente della riscossione, nei casi di obiettiva difficoltà.

Viene poi disciplinata la revisione generale della disciplina degli interpelli. Si intende inoltre attuare una semplificazione sistematica dei regimi fiscali, al fine di eliminare “complessità superflue”.

 

6) Riforma fiscale: apparato sanzionatorio e sistema dei controlli

Sempre nell’ambito della riforma fiscale  (DDL) viene poi prevista la revisione delle sanzioni penali e amministrative secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti, dando rilievo alla configurazione del reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa per i quali – secondo quanto previsto in sede referente – non possono comunque essere ridotte le pene minime; si prevede, al riguardo, la revisione del regime della dichiarazione infedele e la possibilità di ridurre le sanzioni per le fattispecie meno gravi, ovvero di applicare sanzioni amministrative anziché penali, tenuto anche conto – secondo le modifiche introdotte in sede referente – di adeguate soglie di punibilità.

Il Governo, inoltre, è delegato a definire la portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini, prevedendo che tale raddoppio si verifichi soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia entro un termine correlato allo spirare del termine ordinario di decadenza, fatti comunque salvi gli effetti dei controlli già notificati alla data di entrata in vigore dei decreti delegati. Con una modifica approvata in sede referente è previsto che l’Autorità giudiziaria possa affidare i beni sequestrati in custodia giudiziale agli organi della polizia giudiziaria, al fine di utilizzarli direttamente per le proprie esigenze operative.

Sono poi indicati i principi e i criteri da perseguire per il rafforzamento dei controlli fiscali, in particolare contrastando le frodi carosello, gli abusi nelle attività di money transfer e di trasferimento di immobili.

Nell’attività di controllo deve essere, tra l’altro, rispettato il principio di proporzionalità e rafforzato il contraddittorio con il contribuente.

Si prevede poi che siano espressamente previsti i metodi di pagamento sottoposti a tracciabilità promuovendo adeguate forme di coordinamento con i Paesi esteri.

Infine, si prevede il potenziamento della fatturazione elettronica.

Si prevede inoltre il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente,attraverso l’estensione della conciliazione giudiziale alle controversie di competenza delle Commissioni tributarie; il miglioramento dell’efficienza delle Commissioni medesime.

 

7) Riscossione degli enti locali e tutela dei contribuenti

Il DDL di riforma fiscale dispone poi il riordino della riscossione delle entrate locali, anche revisionando e coordianndo la procedura dell’ingiunzione fiscale e le ordinarie procedure di riscossione coattiva dei tributi, per adattarle alla riscossione locale. Si dovrà procedere inoltre alla revisione dei requisiti per l’iscrizione all’albo dei concessionari, all’emanazione di linee guida per la redazione di capitolati, nonché a introdurre strumenti di controllo e a garantire la pubblicità. Le attività di riscossione dovranno essere assoggettate a regole pubblicistiche; i soggetti ad essa preposte opereranno secondo un codice deontologico, con specifiche cause di incompatibilità per gli esponenti aziendali chi riveste ruoli apicali negli enti affidatari dei servizi di riscossione.

Tra i principi e i criteri direttivi per la tutela dei contribuenti si ricordano: l’impignorabilità di alcuni beni di impresa; l’estensione della rateazione dei debiti tributari e la riduzione delle sanzioni in caso di regolare adempimento degli obblighi dichiarativi; il superamento del principio della compensazione delle spese all’esito del giudizio.

 

8) Tassazione dei redditi d’impresa

Il DDL di riforma fiscale reca anche la ridefinizione dell’imposizione sui redditi di impresa e dei regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni. Anzitutto si prevede l’assimilazione delle imposte sui redditi di impresa (anche in forma associata) dei soggetti IRPEF, con assoggettamento a un’imposta sul reddito imprenditoriale, con aliquota proporzionale ed allineata a quella dell’IRES.

Le somme prelevate dall’imprenditore e dai soci concorreranno alla formazione del reddito IRPEF.

Sono introdotti regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni e, per i contribuenti “minimi”, regimi sostitutivi forfetari con invarianza del quantum dovuto, nonché istituti premiali per le nuove attività produttive.

Infine, si delega il Governo a introdurre “forme di opzionalità”.

Nel corso dell’esame in sede referente, il governo è stato altresì delegato a chiarire la definizione di “autonoma organizzazione” ai fini IRAP per professionisti e piccoli imprenditori.

Allo stesso tempo, la revisione del reddito d’impresa è volta a migliorare la certezza e la stabilità del sistema fiscale, con l’introduzione di norme volte a favorire l’internazionalizzazione dei soggetti economici operanti in Italia, rivedere la disciplina impositiva delle operazioni transfrontaliere, con particolare riferimento, tra l’altro, al regime dei lavoratori all’estero, rivedere i regimi di deducibilità di ammortamenti, spese e costi.

Durante l’esame in sede referente è stato inserito un ulteriore principio, ai sensi del quale si dovrà procedere alla revisione della disciplina delle società di comodo e del regime dei beni assegnati ai soci o ai loro familiari, per evitare vantaggi fiscali dall’uso dei predetti istituti e dare continuità all’attività produttiva in caso di trasferimento della proprietà, anche tra familiari.

L’attuazione della delega in materia di IVA deve avvenire attraverso la semplificazione dei sistemi speciali e l’attuazione del regime del gruppo IVA. Allo stesso tempo, il governo è delegato ad introdurre norme per la revisione delle altre imposte indirette, attraverso la semplificazione degli adempimenti, la razionalizzazione delle aliquote nonché l’accorpamento o la soppressione di fattispecie particolari.

 

9) Delega in materia di giochi

Il DDL di riforma fiscale chiude, infine, con la riscrittura della disciplina dei giochi pubblici, prevedendo – oltre ad una raccolta sistematica della disciplina e ad un riordino del prelievo erariale sui singoli giochi – specifiche disposizioni volte, tra l’altro: A tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi e a recuperare i fenomeni di ludopatia; a definire le fonti di regolazione dei diversi aspetti legati all’imposizione, nonché alla disciplina dei singoli giochi, per i quali si dispone una riserva di legge esplicita alla legge ordinaria; alla rivisitazione degli aggi e compensi spettanti ai concessionari; ai controlli ed all’accertamento dei tributi gravanti sui giochi, nonché al sistema sanzionatorio.

Viene, quindi, confermato il modello organizzativo fondato sul regime concessorio ed autorizzatorio, ritenuto indispensabile per la tutela della fede, dell’ordine e della sicurezza pubblici, per la prevenzione del riciclaggio dei proventi di attività criminose, nonché per garantire il regolare afflusso del prelievo tributario gravante sui giochi.

Si dispone, altresì, il rilancio del settore ippico anche attraverso l’istituzione dell’Unione ippica italiana, con funzioni, tra l’altro, di organizzazione degli eventi ippici, controllo di primo livello sulla regolarità delle corse, ripartizione e rendicontazione del fondo per lo sviluppo e la promozione del settore ippico.

 

10) Al via accertamenti fiscali misti: studi di settore e altri metodi sintetici

In tema di accertamento induttivo dei redditi, l’Amministrazione finanziaria può – ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, – fondare il proprio accertamento sia sull’esistenza di gravi incongruenze tra ì ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili “dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell’attività svolta”, sia sugli studi di settore, come nella specie, nel quale ultimo caso l’Ufficio non è tenuto a verificare tutti i dati richiesti per uno studio generale di settore medesimo, potendosi basare anche solo su alcuni elementi ritenuti sintomatici per la ricostruzione del reddito del contribuente.

Del resto in tema di accertamento tributario, la necessità che lo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli studi di settore testimonia una “grave incongruenza”, espressamente prevista, ai fini dell’avvio della procedura finalizzata all’accertamento, deve ritenersi implicitamente confermata, nel quadro di una lettura costituzionalmente orientata al rispetto del principio della capacità contributiva, dalla L. 8 maggio 1998, n. 146, art. 10, comma 1, il quale, pur richiamando direttamente l’art. 62 sexies cit., non contempla espressamente il requisito della gravità dello scostamento, come nel caso in esame.

Nel caso di specie, il contribuente, pur lamentando una crisi del proprio settore, aveva acquistato un’autovettura Mercedes ed un’imbarcazione negli anni successivi in aggiunta a tre altre auto possedute, oltre ad un grosso immobile di otto vani.

Peraltro si trattava di presunzione legale relativa, che poteva essere vinta dall’interessato, che tuttavia non ha ottemperato al relativo onere.

Per cui, in tale fattispecie, ne è uscita vittoriosa l’Agenzia delle entrate.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 16939 del 04 ottobre 2012)

 

11) Attività lavorativa e integrazione salariale

Niente più obbligo per il lavoratore di comunicare all’INPS lo svolgimento di attività lavorativa, pena la decadenza dal diritto di integrazione salariale, non trova più applicazione.

Il Ministero del Lavoro con l’interpello n. 19/2012 pone meno adempimenti e meno rischi per il lavoratore.

Il D.L. 86/88 all’art. 8 comma 4 prevede che, qualora il lavoratore svolga attività lavorativa di tipo autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale, il trattamento economico non è dovuto per le giornate di lavoro effettuate ma il percettore di integrazione salariale non ha più l’obbligo di comunicazione dello svolgimento dell’attività lavorativa. Precedentemente l’eccezione era solo per i lavoratori che svolgevano attività accessoria nel limite massimo di €. 3.000,00 per anno solare.

I chiarimenti a seguito dell’interpello del Ministero del Lavoro n. 19/2012, in particolare in merito alle disposizioni del 6° comma. L’interpello ritiene non più applicabile l’obbligo imposto al lavoratore di comunicare all’INPS lo svolgimento dell’attività lavorativa per le tipologie di lavoro oggetto della comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto.

La norma del comma 6, infatti, è stata introdotta in un periodo in cui non vigeva l’obbligo di comunicazione preventiva. Sono stati il D.Lgs. 181/2000 e successivamente la Legge Finanziaria 2007 a prevedere l’obbligo di comunicazione entro le 24 ore del giorno antecedente l’instaurazione del rapporto di lavoro in un’ottica di semplificazione degli adempimenti del datore di lavoro in materia di instaurazione, trasformazione e cessazione del rapporto di lavoro.

Ciò significa che le comunicazioni inviate al Servizio competente, tramite i servizi informatici resi disponibili, sono valide ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione nei confronti delle Direzioni Regionali e Territoriali del lavoro, dell’INPS, dell’INAIL, di altre forme previdenziali sostitutive o esclusive e della Prefettura.

Il datore di lavoro, nonché il lavoratore, sono esonerati dall’adempimento di ogni altro obbligo di comunicazione connesso all’instaurazione del rapporto di lavoro, quindi anche da quello previsto dal citato comma 6 D.L. 86/88.

La comunicazione all’INPS, rimarcano i consulenti del lavoro, a questo punto resterà obbligatoria per i rapporti di lavoro accessorio in caso di superamento di €. 3.000,00 per anno solare e per i rapporti di lavoro autonomo.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 15 ottobre 2012)

 

12) Fatturazione false per camuffare l’illecita interposizione di manodopera

Sono fatture false anche quelle che documentano operazioni diverse rispetto a quelle reali.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 38754 del 4 ottobre 2012, ha annullato l’assoluzione pronunciata in favore di un imprenditore.

Oltre alle conseguenze di natura amministrativa e penale in caso di interposizione illecita di manodopera, ove venga anche utilizzata una causale diversa nella fatturazione destinata all’utilizzatore, si viene a configurare il reato di uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti.

 

13) Governo: i tagli agli sconti fiscali potrebbero essere rivisti

Potrebbero essere modificati alcuni dei punti più contestati della Legge di Stabilità per il 2013. Secondo alcune fonti il governo starebbe valutando una modifica alla norma che introduce retroattivamente i tagli delle detrazioni.

Tra le possibili modifiche anche la stretta sui benefici per i permessi ai dipendenti pubblici che hanno parenti disabili.

Gli ultimi ritocchi alla Legge di Stabilità sarebbero ancora al vaglio dei tecnici e una decisione definitiva potrebbe essere presa a brevissimo.

Le ipotesi di modifica, sulle quali sarebbe intervenuto anche l’interessamento del Quirinale, riguarderebbero oltre alla retroattività delle detrazioni – contestata da tutte le forze politiche che sostengono il governo – anche la norma sui permessi in favore dei dipendenti pubblici con familiari disabili (per i quali sarebbero stati individuati profili di illegittimità costituzionale) e l’introduzione della tassazione piena, sopra i 15.000 euro di reddito, per le pensioni di invalidità.

Sui tagli di detrazioni e deduzioni, al momento, si starebbero cercando ipotesi alternative di copertura, per consentire il rinvio di un anno.

In base al testo arrivato al Consiglio dei Ministri dello scorso martedì, i tagli agli sconti sarebbero dovuti scattare sui redditi 2012, in deroga allo statuto del Contribuente.

Sul punto le ipotesi sono diverse anche se si starebbe valutando sia il rinvio del tetto di 3.000 euro per le detrazioni, sia la franchigia di 250 euro per detrazioni e deduzioni (che comunque non avrebbe toccato le spese sanitarie, le spese per le ristrutturazioni e quelle per gli interventi per il contenimento dei consumi energetici).

Diverse le ragioni che invece starebbero portando allo stralcio della norma, inserita tra quelle che interessano i dipendenti pubblici.

La norma tagliava del 50% la retribuzione per i tre giorni di permesso previsti per assistere un figlio o una moglie disabile ed escludeva completamente la possibilità di richiedere questa agevolazione anche per l’assistenza dei genitori. Il Colle avrebbe individuato possibili profili di incostituzionalità, perché la “stretta” avrebbe creato uno squilibrio tra i diritti dei dipendenti pubblici e quelli dei lavoratori del settore privato.

Tra le possibili misure nel mirino di modifiche ci sarebbe anche la tassabilità Irpef delle pensioni di invalidità e di guerra, genericamente indicata nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi il giorno dell’approvazione del ddl e che gli stessi ministri avevano spiegato si sarebbe applicata solo sopra i 15.000 euro di reddito.

L’aumento di 1 punto di Iva per le aliquote al 21% e al 10% comporterà per lo Stato una perdita di gettito di 3,280 miliardi di euro. E’ quanto si legge nella Relazione Tecnica nella quale si ricorda che era previsto, dalla legge vigente, un aumento di 2 punti.

Ammontano a 49,8 mln i risparmi che si otterrebbero con la stretta ai permessi della 104 per i lavoratori pubblici che assistono un parente disabile. E’ quanto si legge nella Relazione Tecnica al ddl stabilità su un punto che non è escluso possa essere modificato.

 

Vincenzo D’Andò

 

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