Novità fiscali del 3 ottobre 2012: le nuove tariffe delle banche dati catastali

Pubblicato il 3 ottobre 2012



IVA al 4% sulle patate prefritte surgelate; tariffe della banca dati ipotecaria e catastale dal 1° ottobre; INPS: distribuzione dei voucher per lavoro occasionale accessorio; processo amministrativo: nuovo codice in vigore da oggi; PVC e interruzione della prescrizione dei reati fiscali; gestione autonomi equiparata ai subordinati ai fini della prescrizione; MEF e Minlavoro: comunicato stampa congiunto e dall’INPS arrivano le istruzioni per gli iscritti alle gestioni ex INPDAP; nella frode carosello l’onere probatorio ricade sul contribuente; chiusura delle liti ultradecennali in Commissione tributaria centrale: circolare delle Entrate illustrativa

 

 

Indice:

 

1) IVA al 4% sulle patate prefritte surgelate

2) Tariffe della banca dati ipotecaria e catastale dal 1° ottobre

3) INPS: distribuzione dei voucher per lavoro occasionale accessorio

4) Processo amministrativo: nuovo codice in vigore da oggi

5) PVC e interruzione della prescrizione dei reati fiscali

6) Gestione autonomi equiparata ai subordinati ai fini della prescrizione

7) MEF e Minlavoro: comunicato stampa congiunto

8) e dall’INPS arrivano le istruzioni per gli iscritti alle gestioni ex INPDAP

9) Nella frode carosello l’onere probatorio ricade sul contribuente

10) Chiusura delle liti ultradecennali in Commissione tributaria centrale: circolare delle Entrate illustrativa

 

 

1) Iva al 4% sulle patate prefritte surgelate

Si applica l’Iva al 4% sul prodotto parzialmente cotto nell’olio e poi surgelato, diversamente da quello contenente anche le spezie, al quale si applica l’imposta al 10%.

Dunque, Iva al 4% per le patate prefritte surgelate. Il prodotto, infatti, composto esclusivamente da patate e olio può essere assimilato agli alimenti come “ortaggi e piante mangerecce, anche cotti, congelati” per i quali è prevista l’aliquota ridotta (voce n. 6, parte II, Tabella A, Dpr 633/1972).

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 92/E del 1 ottobre 2012, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la corretta aliquota Iva da applicare alle cessioni del prodotto.

La precisazione è, peraltro, giunta dopo un precedente interpello (risoluzione n. 13/E del 2004), con cui l’Agenzia aveva stabilito che scontavano l’Iva al 10% le “patate prefritte alle spezie”, prodotto contenente, a differenza di quello in esame, anche aglio, sale, rosmarino, e così via.

Le Entrate hanno, quindi, chiarito i dubbi, anche sulla base del parere tecnico rilasciato dall’Agenzia delle Dogane.

Quest’ultima, infatti, ha precisato che nel caso di specie il prodotto non contiene spezie o erbe aromatiche.

Considerato, poi, che, con l’entrata in vigore della nuova Nomenclatura combinata degli alimenti (del 1° gennaio 1988) le “patate prefritte surgelate”, senza aggiunta di altri ingredienti al di fuori di patate e olio, possono rientrare tra gli “ortaggi e piante mangerecce, anche cotti, congelati”, per i quali è prevista l’aliquota Iva al 4% (voce n. 6, parte II, Tabella A, D.p.r. n. 633/1972).

 

2) Tariffe della banca dati ipotecaria e catastale dal 1° ottobre

Banca dati ipotecaria e catastale: Dal 1° ottobre tariffe aggiornate. Come è noto, l’Agenzia del Territorio, con la circolare n. 4 del 28 settembre 2012, ha illustrato le novità in materia di accesso e consultazione delle informazioni, introdotte dal D.L. n. 16 del 2012, cd. decreto “semplificazioni tributarie”.

E’ gratuito l’accesso alle banche dati ipotecarie e catastali, a fini istituzionali, per la Pubblica amministrazione. Gratuite anche le visure e le ispezioni cd. “personali”, quelle, cioè, richieste dallo stesso intestatario del bene.

Accessi gratuiti

Riguardo la consultazione dei dati ipotecari e catastali da parte della Pa e degli agenti della riscossione, viene precisato che tali soggetti accedono in esenzione da tributi e oneri.

Una novità di rilievo è la gratuità delle visure e delle ispezioni “personali” se sono richieste “presso gli uffici in relazione a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento”, previsione immediatamente operativa dal 29 aprile scorso (con la conversione in Legge del Dl 16/2012) per le ispezioni ipotecarie, esecutiva dal 1° ottobre, invece, per le consultazioni degli atti catastali.

È prevista, inoltre, la riduzione del 10% del tributo nel caso di consultazione telematica delle banche dati ipotecaria e catastale.

Tabella dei tributi speciali catastali

Si applica l’imposta catastale sugli atti cartacei (registri di partita, tipi di frazionamento, ecc.) gli atti disponibili nella banca dati censuaria (visura per immobili e per soggetto, attuale e storica, per partita ed elenco immobili), la mappa catastale informatizzata.

Gli importi per ogni consultazione, a partire dal 1° ottobre, sono:

- per la visura degli atti cartacei, 5 euro per ogni richiedente e per ogni giorno o frazione;

- per la visura per immobile degli atti censuari e della cartografia da base informativa, 1 euro per ogni identificativo catastale richiesto;

- per ogni altro documento, compresa la visura per soggetto, 1 euro ogni 10 unità immobiliari o frazione di 10;

- per ogni visura negativa stampata, 1 euro.

La circolare, ha, inoltre, precisato che se la richiesta di visura si riferisce al foglio di mappa si applica il tributo speciale catastale di 1 euro per ciascuna particella richiesta.

Per la visura dei registri e delle schede di partita, acquisiti nel data base e consultabili per numero di partita, il tributo si applica sulla base della tariffa di 1 euro ogni 10 unità immobiliari o frazione di 10 presenti nel documento prodotto.

Per i prontuari di numero di mappa informatizzati, il costo è di 1 euro per ogni particella richiesta.

Nessun tributo, invece, in caso di navigazione a video sui sistemi informativi se non viene richiesta la produzione del documento visualizzato, per il servizio di consultazione delle rendite catastali disponibile sul sito del Territorio e per il servizio di ricerca dati catastali per codice fiscale accessibile dal sito delle Entrate.
Tabella delle tasse ipotecarie

Sempre dal 1° ottobre 2012, per la “trasmissione telematica dell’elenco dei soggetti”, sono dovuti 0,15 euro per ogni soggetto (si tratta dell’elenco delle persone e della tipologia di atto in cui compaiono, come trascrizione, iscrizione o annotazione).

 

 3) INPS: distribuzione dei voucher per lavoro occasionale accessorio

Distribuzione buoni lavoro: Adesione Banche del Gruppo CARIGE e Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Nell’ambito del progetto realizzato grazie alla convenzione tra l’Inps e l’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (ICBPI) per l’erogazione dei Voucher per Lavoro Occasionale Accessorio attraverso il canale bancario, hanno aderito alla gestione del servizio di vendita e di riscossione dei buoni lavoro tutte le Banche del Gruppo CARIGE e la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Le Banche del Gruppo CARIGE che erogheranno il servizio (sono coinvolti complessivamente 667 sportelli) sono le seguenti:

Banca Carige S.p.A.

Cassa di Risparmio di Savona S.p.A.

Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.

Banca del Monte di Lucca S.p.A.

Banca Cesare Ponti S.p.A.

Ad esse si aggiungono le 184 filiali della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.
I buoni lavoro emessi saranno pagabili presso il circuito delle banche ad oggi aderenti al servizio attraverso ICBPI.

Il numero di sportelli complessivamente coinvolti rendono ancor più rilevante l’ampliamento dell’operatività del servizio voucher, favorendo la diffusione dei buoni lavoro e consentendo così l’emersione di attività occasionali e saltuarie eventualmente svolte in “nero”.

Viene infine ricordato che la vendita dei voucher è possibile anche presso le sedi Inps, la rete dei tabaccai aderenti alla Fit, nelle Banche Popolari aderenti e negli uffici postali.

(INPS, nota del 02 ottobre 2012)

 

4) Processo amministrativo: nuovo codice in vigore da oggi

Dal 3 ottobre 2012 è vigore il nuovo codice del processo amministrativo (D.Lgs. n. 160 del 14 settembre 2012, pubblicato in G.U. n. 218 del 18 settembre 2012).

Tra le novità, ivi contenute, quella che la competenza territoriale é inderogabile, viene poi completamente modificata la disciplina sul rilievo dell’incompetenza, ai fini della razionalizzazione dei tempi del processo.

La nuova disciplina mette poi ordine anche alle spese di giudizio. Il giudice, nell’adottare il provvedimento sulle spese, deve tenere conto dei principi di chiarezza e sinteticità.

La norma, inoltre, elenca i vari contenuti che può avere la sentenza di merito del giudice amministrativo.

Il contenuto del ricorso resta analogo, ma viene prevista l’inammissibilità dei motivi di ricorso che non siano specifici. Adeguata la disciplina dell’appello cautelare.

Non manca poi l’impugnazione incidentale nell’ambito del processo amministrativo, viene, infatti, modificato il termine di deposito dell’appello incidentale. In luogo del termine di 10 giorni, viene previsto un termine di 30 giorni.

Viene, inoltre sancito un termine perentorio di 90 giorni, entro cui le parti devono riassumere il processo, in caso di rimessione del processo al giudice di prime cure.

Ed ancora, viene previsto che copia dell’ordinanza con cui il CdS sospende l’esecutività della sentenza o adotta le opportune misure cautelari venga trasmessa alla cancelleria della Cassazione.

Viene allargata la competenza funzionale del Tar Lazio all’impugnazione delle ordinanze derogatorie rispetto alla legge, previste in caso di dichiarazione di stato di emergenza.

Infine, Viene sancita la possibilità di sottoscrivere gli atti processuali ed i provvedimenti tramite firma digitale.

 

5) PVCe interruzione della prescrizione dei reati fiscali

Il processo verbale di constatazione interrompe la prescrizione della frode fiscale, a prescindere dalla notifica al contribuente.

In tal senso, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 37933 del 1 ottobre 2012, che ha accolto il ricorso della Procura di Teramo che contestava il proscioglimento pronunciato dal Tribunale in relazione a delle accuse di frode fiscale.

La pubblica accusa lamentava che al contribuente fosse stato notificato un processo verbale di constatazione, idoneo, secondo il pm, a interrompere la prescrizione.

Il verbale di constatazione formato dall’Agenzia delle dogane, riguardo le frodi finite nel mirino degli inquirenti, ha, dunque, interrotto il corso della prescrizione. La tesi ha convinto anche il giudice di legittimità che, nelle motivazioni, ha precisato che “il processo verbale constatazione di un reato finanziario è idoneo ad interromperne la prescrizione”.

 

6) Gestione autonomi equiparata ai subordinati ai fini della prescrizione

L’Inps inverte la rotta, dopo 5 anni diritto alle prestazioni, infatti, nel messaggio n. 15279/12, a rettifica del messaggio n. 9869/12 precisa che anche i contributi indebiti pagati dai cocopro, cococo e professionisti senza cassa, dopo 5 anni danno diritto alle prestazioni.

Nel precedente messaggio n. 9869/12 l’Inps aveva equiparato i contributi versati alla gestione separata a quelli dovuti dagli autonomi (artigiani, commercianti) per i quali vige il principio secondo il quale i contributi versati indebitamente non sono computabili agli effetti del diritto alle prestazioni e della misura di esse e, salvo il caso di dolo, sono restituiti, senza interessi, all’assicurato o ai suoi aventi causa.

Con il messaggio n. 15279/12 l’Istituto ritorna sui propri passi affermando che la contribuzione alla gestione separata non può essere assimilata a quella degli autonomi, della quale assume soltanto i criteri per il computo del periodo assicurabile e delle sanzioni civili per ritardato versamento. Per la prescrizione, invece, la gestione separata è regolamentata dall’art. 3, comma 9, della Legge n. 335/95.

Pertanto, per i riflessi sulla contribuzione indebitamente versata, quella versata alla gestione separata soggiace all’ordinario termine quinquennale.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 02 ottobre 2012)

 

7) MEF e Minlavoro: comunicato stampa congiunto

<<Diramato un comunicato stampa congiunto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Con riferimento all’articolo “La mina statale sui conti INPS: la cassa degli statali manda in rosso l’Inps”, pubblicato sul Corriere della Sera del 1 ottobre 2012, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e quello dell’Economia e delle Finanze, precisano quanto segue.

Nell’articolo si richiama l’attenzione sugli effetti dell’accorpamento di INPDAP ed ENPALS nell’INPS disposto dal decreto-legge n. 201 del 2011, sostenendo che tale operazione avrebbe determinato effetti di deterioramento del bilancio dell’INPS, tali da comportare «un problema di sostenibilità dell'intero sistema pensionistico». L'affermazione è del tutto infondata e dà luogo a letture distorsive e a possibili strumentalizzazioni.

Al riguardo, nel rilevare che si tratta di questione già richiamata nello scorso mese di luglio dalla stampa, in coincidenza con l’approvazione della prima nota di variazione al bilancio INPS 2012, si fa presente che gli effetti negativi sul bilancio dell’INPS cui fa riferimento l'articolo riguardano una rappresentazione meramente contabile e come tale ampiamente prevista al momento dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, per effetto dell’incorporazione.
In proposito, occorre evidenziare che l’operazione di accorpamento ha determinato, nel suo insieme, i seguenti effetti:

a) L’INPS, pur mantenendo la stessa denominazione, diviene nella sostanza l’ente previdenziale della generalità dei lavoratori italiani, acquisendo tre milioni di nuovi assicurati;

b) dal punto di vista meramente contabile, il nuovo ente risultante dall’accorpamento nell’INPS di INPDAP e ENPALS assorbe il disavanzo INPDAP;
c) nel nuovo INPS, dopo l’accorpamento, confluiscono tutti i trasferimenti a differente titolo dal bilancio dello Stato all’INPDAP;

d) dal punto di vista della finanza pubblica, l’accorpamento non determina alcun effetto negativo, in quanto interviene sulla regolazione dei trasferimenti tra enti della pubblica amministrazione, con effetti di neutralità sulle singole voci (contributi/prestazioni previdenziali) del conto economico consolidato della amministrazioni pubbliche non venendo modificate le norme sostanziali che le regolano.
Per quanto concerne poi l’affermazione – riportata in virgolettato dal Corriere della Sera, ma che in realtà non risulterebbe presente in alcun documento ufficiale dell’INPS – secondo cui le amministrazioni dello Stato hanno versato «solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (8,75%, ndr ) e non la quota a loro carico» pari al 24,2%, si fa presente che la stessa risulta, per quanto dato di conoscere, del tutto infondata, e che conseguentemente risulterebbero prive di fondamento le affermazioni in merito agli effetti sul conto economico e sul conto patrimoniale dell’INPS determinati da tale presunta inadempienza.

In definitiva, l’operazione di accorpamento non comporta alcun effetto sulla sostenibilità del sistema previdenziale, che resta pienamente confermata, soprattutto per effetto delle modifiche ai diversi regimi pensionistici conseguenti alle riforme degli ultimi anni. L’operazione comporta invece sicuri effetti positivi per la finanza pubblica, realizzando una notevole riduzione, crescente nel tempo, delle spese di funzionamento, attraverso l’eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni negli apparati, nella logistica, nelle dotazioni strumentali, ecc., in piena rispondenza all’azione del Governo in materia di spending review. Inoltre, l’aver creato un unico referente per l’intero settore in concomitanza con i percorsi di convergenza dei diversi regimi pensionistici risponde a una logica di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa, funzionale a garantire più elevati e omogenei livelli di servizio a tutti gli utenti.>>.

(Ministero dell'Economia e delle Finanze, comunicato stampa n. 133 del 01 ottobre 2012)

 

8) Dall’INPS le istruzioni per gli iscritti alle gestioni ex INPDAP

L’INPS ha pubblicato il messaggio n. 15914 del 02 ottobre 2012 teso a fornire le istruzioni per gli iscritti alle gestioni ex INPDAP riguardo il versamento degli oneri relativi ai piani di ammortamento scaturiti da provvedimenti di riscatto e di ricongiunzione, nelle ipotesi di impossibilità per l’ente datore di lavoro di effettuare le trattenute sulle retribuzioni.

In particolare, con tale messaggio l’Istituto ha fornito indicazioni sulle modalità di versamento delle rate scaturenti da provvedimenti di riscatto ai fini pensionistici e ai fini previdenzali (TFS/TFR), nonché di ricongiunzione ai fini pensionistici, nelle seguenti casistiche:

- cessazione o sospensione dal servizio (es.: aspettativa non retribuita, sospensione cautelare, ecc.);

- incapienza - anche temporanea - delle retribuzioni (es.: part-time, assegno alimentare, ecc.)

- mobilità tra amministrazioni pubbliche, iscritte o meno alle gestioni ex INPDAP;

- cessazione dal servizio senza diritto a pensione prima della richiesta o dell’adozione dei provvedimenti di definizione degli oneri di riscatto o ricongiunzione ai fini pensionistici.

In presenza delle suddette casistiche, rilevano, ai presenti fini, quattro diverse fattispecie:

- autonoma prosecuzione del versamento;

- mancato versamento di rate;

- interruzione dei versamenti a seguito di formale dichiarazione in tal senso da parte dell’iscritto;

- successiva assunzione (a seguito di cessazione dal servizio) presso ente o azienda non iscritta alle gestioni ex Inpdap.

(INPS, messaggio n. 15914 del 02 ottobre 2012)


9) Nella frode carosello l’onere probatorio ricade sul contribuente

Nell’ipotesi di interposizione fittizia, non è l’Agenzia delle Entrate che deve dare prova dell’accordo simulatorio tra l’effettivo fornitore della merce, la cartiera che ha emesso le fatture e l’effettivo acquirente.

L’onere probatorio grava, invece, sul contribuente acquirente, che è tenuto a dimostrare anche la sua estraneità al disegno fraudolento.

La contestazione del fisco ha riguardato la detrazione dell’imposta, ritenuta collegata a operazioni soggettivamente inesistenti e fatturate al contribuente da “cartiere” costituite al solo scopo di frodare l’Iva, interponendosi fittiziamente tra i reali fornitori esteri e le società acquirenti nazionali.

I giudici tributari, in primo e secondo grado, avevano accolto il ricorso del contribuente perché, a loro avviso, l’ufficio non era riuscito a dare prova dell’accordo simulatorio tra reale cedente, reale cessionario e soggetto fittiziamente interposto.

In particolare, secondo i giudici, l’Amministrazione finanziaria non era stata in grado di provare la frode né poteva ritenersi sufficiente a dimostrare il coinvolgimento del ricorrente in un disegno fraudolento il solo intrattenimento di rapporti con un fornitore abituale evasore.

Dal canto suo, la Corte di Cassazione ha, invece, contestato l’errore di fondo ovvero l’avere ignorato l’elaborazione giurisprudenziale tributaria in materia di elusione, la quale è basata non sulla simulazione ma sull’abuso di strumenti giuridici formali in assenza della concreta sostanza economica a essi corrispondente al fine di utilizzarne gli effetti per eludere l’imposizione.

Nel caso della frode carosello, come ha precisato la Cassazione, il passaggio intermedio non corrisponde a un’effettiva intermediazione commerciale, ma alla finalità di fare apparire acquirente e quindi cessionario un evasore per potersi successivamente avvantaggiare del non pagamento dell’Iva da parte sua.

La Corte di cassazione, evidenziando che spesso le due pratiche fraudolente sono commesse contemporaneamente, ha ritenuto che, anche nell’ipotesi in cui dovrebbe essere il Fisco a dare prova del coinvolgimento dell’acquirente, grava in realtà sul contribuente l’onere di dimostrare “la verità dell’inverosimile”, ovvero l’interposizione fittizia tra l’effettivo fornitore della merce e le cartiere nonché la sua estraneità al disegno fraudolento.

Infatti, come ribadito dai giudici, nelle frodi carosello il meccanismo dell’operazione e gli scopi che la stessa si propone fanno presumere la piena conoscenza della frode e la consapevole partecipazione all’accordo simulatorio del beneficiario finale.

La Corte di Cassazione ha, quindi, accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, negando al contribuente la detrazione dell’Iva relativa agli acquisti allo stesso fatturati dalle società cartiere.

La Suprema Corte ha pure la distinzione tra fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e frodi carosello, soffermandosi sulla ripartizione dell’onere probatorio tra Fisco e contribuente.

La fornitura è stata acquisita effettivamente dal contribuente, ma è stata fornita da un soggetto diverso dal fatturante.

L’Iva che il cessionario assume di aver pagato al cedente per la transazione fittizia (e cioè per la cessione non effettuata da quel preteso cedente) non è detraibile, perchè pagata a un soggetto non legittimato alla rivalsa né obbligato al pagamento dell’imposta.

In tal caso, l’onere della prova grava sul contribuente acquirente che, per detrarre l’Iva, deve dimostrare di non essere stato a conoscenza del fatto che il fornitore effettivo non era il fatturante ma un altro.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 15741 del 19 settembre 2012)

 

10) Chiusura delle liti ultradecennali in Commissione tributaria centrale: circolare delle Entrate illustrativa

Chiusura delle liti ultradecennali in Commissione tributaria centrale: rientrano anche le sconfitte parziali del fisco confermate in più gradi.

Si chiude definitivamente il contenzioso in Commissione tributaria centrale, quando si è in lite da oltre dieci anni con il Fisco e l’Amministrazione finanziaria è stata riconosciuta in torto, anche solo parzialmente, nei due gradi di giudizio precedenti.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare 39/E del 02 ottobre 2012, ha fornito chiarimenti sull’interpretazione autentica delle disposizioni contenute nel decreto “mille proroghe” (D.L. n. 216/2011) che, tra l’altro, proroga di ancora un anno, 31 dicembre 2013 anziché 31 dicembre 2012, l’attività residua della Ctc.

La norma in questione definisce il parametro applicativo delimitato dall’art. 3, comma 2-bis, del D.L. n. 40 del 2010, che si prefigge l’obiettivo di ridurre l’eccessiva durata dei processi tributari con particolare riferimento a quelli iniziati prima del 26 maggio 2000, e ancora pendenti presso la Commissione  tributaria centrale alla data del 26 maggio 2010.

Interpretazione del Milleproroghe

L’art. 29, comma 16-decies, del D.L. n. 216/2011 fornisce l’interpretazione autentica delle intenzioni del legislatore affermando che la chiusura automatica delle liti fiscali avviene anche se il Fisco aveva torto solo in parte nel giudizio di primo grado e la decisione viene ribadita nei successivi gradi.

La Corte di giustizia europea

Si è espressa, in favore della chiusura veloce delle liti fiscali datate, anche la Corte di giustizia europea che, tra l’altro, ha sancito la compatibilità della chiusura automatica con i principi comunitari in materia di Iva.

Liti pendenti in Corte di Cassazione

L’interpretazione fornita dal Milleproroghe riguarda solo le controversie pendenti presso la Commissione tributaria centrale.

Pertanto, nessuna innovazione è stata apportata alla definizione delle controversie ultradecennali pendenti in Cassazione, per le quali rimane necessaria la sconfitta totale del Fisco in tutti i gradi precedenti.

Chi ne può usufruire

La nuova interpretazione fornita dal D.L. n. 216 del 2011 ha efficacia retroattiva, e quindi si applica a tutte le controversie pendenti in Ctc al 26 maggio 2010. Non si applica, invece, alle controversie per le quali, alla data di entrata in vigore della nuova norma (28 febbraio 2012), è stata già depositata la decisione. In ogni caso, per usufruire della definizione automatica delle liti ultradecennali, la controversia deve rispettare i presupposti stabiliti dal D.L. n. 40 del 2010.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 129 del 02 ottobre 2012)


Vincenzo D’Andò