Ex minimi e fatture incassate nel 2012, il regime premiale della trasparenza, imposta di successione e determinazione dell’imponibile, associazione sportiva dilettantistica e studi di settore

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 15 ottobre 2012

le utilissime e pratiche risposte ai quesiti del dott. Antonio Gigliotti per affrontare i più svariati casi della vita professionale

QUESITO N. 1: Ex minimi tassati con scaglioni Irpef ordinari per la fattura 2011 pagata nel 2012

Un lavoratore autonomo minimo nel 2011 fuoriesce dal regime per mancanza dei nuovi requisiti previsti dal D.L. 98/2011. Una fattura emessa nel 2011 viene però incassata nel 2012, in vigenza del regime ordinario.

Come va tassato il ricavo? Con sostitutiva al 5%, al 20% o con scaglioni Irpef ordinari?

 

RISPOSTA

I compensi non percepiti dal lavoratore autonomo nel 2011, quando risultava applicabile il regime dei minimi, ma nel 2012 sono soggetti al regime di tassazione ordinario, al fine di evitare un salto della tassazione.

La tassazione avviene secondo i criteri ordinari previsti dall’art. 54 del Tuir, ossia applicando il principio di cassa e il compenso verrà assoggettato a ritenuta al 20%.

L’art. 1 comma 112 della L. 244/2007 afferma, infatti, che “nel caso di passaggio da un periodo d’imposta soggetto al regime previsto dai commi da 96 a 117 a un periodo d’imposta soggetto a regime ordinario, al fine di evitare salti o duplicazioni d’imposizione, i ricavi, i compensi e le spese sostenute che, in base alle regole del regime di cui ai predetti commi, hanno già concorso a formare il reddito non assumono rilevanza nella determinazione del reddito dei periodi d’imposta successivi ancorché di competenza di tali periodi; viceversa quelli che, ancorché di competenza del periodo soggetto al regime di cui ai citati commi, non hanno concorso a formare il reddito imponibile del periodo assumono rilevanza nei periodi d’imposta successivi nel corso dei quali si verificano i presupposti previsti dal regime di cui ai medesimi commi. Corrispondenti criteri si applicano per l'ipotesi inversa di passaggio dal regime ordinario di tassazione a quello previsto dai commi da 96 a 117.”

La norma analizza quindi due casi.

Primo caso: ricavi, compensi e spese che hanno già concorso a formare il reddito.

Vale a dire che, per quanto riguarda i componenti di reddito a “cavallo” dei due esercizi (2011-2012), il principio generale è quello secondo il quale qualora i ricavi o i costi abbiano concorso a formare il reddito nel 2011, gli stessi non concorreranno a formare il reddito nei periodi d’imposta successivi. Da tale principio ne consegue che:

  • i ricavi incassati nel 2011, ma di competenza del 2012, sono soggetti ad imposizione nel 2011;

  • i costi pagati nel 2011, ma di competenza del 2012, sono deducibili nel 2011 (es: nel 2011 è stata pagata un’assicurazione relativa al periodo 10 maggio 2011 - 9 maggio 2012);

  • i ricavi incassati nel 2012, ma di competenza del 2011, sono soggetti a imposizione nel 2012;

  • i costi pagati nel 2012, ma di competenza del 2011, sono deducibili nel 2012 (es: merci consegnate in data 28 dicembre 2011 e pagate il 5 gennaio 2012).

Per le merci consegnate nel 2011, si deve determinare se il pagamento è avvenuto prima o dopo il 31 dicembre 2011.

Infatti, qualora le merci siano state:

  • pagate entro il 31 dicembre 2011: il costo è deducibile nel 2011;

  • pagate nel corso del 2012: il costo è deducibile nel 2012.

E’ quindi necessario monitorare con attenzione la data dei pagamenti, valutazione che va fatta attraverso la ricostruzione del pagamento in via extra contabile, dato il particolare regime semplificato dei minimi.

L’Agenzia delle Entrate ribadisce tale concetto nella Circolare 21 dicembre 2007, n. 73/E (paragrafo 4.4), ribadendo che le rimanenze di merci, il cui costo dedotto in vigenza del regime dei minimi, non assumono rilevanza come rimanenze finali al momento della fuoriuscita dal regime dei minimi. Al contrario, qualora per le merci in rimanenza non sia stato ancora effettuato il pagamento, le stesse rilevano come esistenze iniziali e si applicheranno le ordinarie regole di competenza previste dal Tuir.

Secondo caso: ricavi, compensi e spese che non hanno già concorso a formare il reddito.

Le valutazioni in tal caso sono speculari a quelle viste nel primo caso.

Per i professionisti tuttavia nulla cambia. Questi infatti continuano, anche dopo la fuori uscita del regime dei minimi, ad applicare il principio di cassa nella determinazione del loro reddito.

 

QUESITO N. 2: Opzione per il regime premiale

Il nuovo regime premiale introdotto dal D.L. 201/2011 potrà essere fruito a condizione che il contribuente opti per tale regime nell’anno precedente a quello di entrata. Si chiede come deve essere effettuata tale opzione.

 

RISPOSTA

L'art. 10, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, c.d. "decreto Salva Italia", ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, l'istituzione di un nuovo regime premiale per promuovere la trasparenza e favorire l'emersione di base imponibile.

In sostanza si tratta di un regime contabile facoltativo che potrà essere adottato dai contribuenti lavoratori autonomi o imprenditori che intendono operare in modo trasparente nei confronti dell'Agenzia delle Entrate.

Il regime premiale è applicabile previa opzione da esercitare nella dichiarazione dei redditi presentata nel periodo d'imposta precedente a quello di applicazione dello stesso. Pertanto, i contribuenti che vorranno usufruire di tale regime già a decorrere dalla sua entrata in vigore (1° gennaio 2013) devono esercitare l'opzione nel modello Unico 2012 da presentare entro il prossimo 1° ottobre 2012 (essendo il 30 settembre festivo), barrando l'apposita casella.

 

Con uno o più Provvedimenti del Direttore dell'Agenzia delle Entrate, da emanare entro 180 giorni dall'entrata in vigore del D.L. 201/2011, dovranno essere regolate le relative disposizioni di attuazione. La norma prevede la possibilità di esercitare l'opzione per il regime premiale solo nella dichiarazione dei redditi del periodo d'imposta precedente a quello di prima applicazione dello stesso. Se interpretata letteralmente, tale disposizione non consentirebbe di esercitare l'opzione in sede di apertura della partita Iva.

Si presume al riguardo che i provvedimenti attuativi estenderanno tale possibilità anche alle ipotesi di inizio dell'attività di lavoro autonomo o imprenditoriale senza dover attendere l'esercizio successivo per poter esercitare l'opzione.

 

QUESITO N. 3: Imposta di successione e determinazione base imponibile

Ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta di successione possono essere dedotti anche i debiti incerti che verranno accollati dagli eredi?

 

RISPOSTA

Per il calcolo della base imponibile dell’imposta di successione sono ammessi in deduzione i debiti esistenti alla data di apertura della stessa successione purché la loro esistenza sia comprovata o da un atto scritto con data certa, quindi un atto pubblico, o una scrittura privata autenticata o una scrittura privata non autenticata, ma con data certa (acquisita prima dell’apertura della successione) ai sensi degli articoli 2699 e 2704 del Codice Civile.

Possono essere comprovati anche da un provvedimento giurisdizionale definitivo (ad esempio una sentenza passata in giudicato).

La Circolare Ministeriale del 15 marzo 1991 n. 117, ha precisato che la possibilità di avvalersi per alcune categorie di debiti, di oneri probatori diversi dal titolo, è stata prevista in funzione alternativa, e non sostitutiva o aggiuntiva rispetto alla prova costituita dal titolo valevole per i debiti di ogni specie.

Per i debiti inerenti l’esercizio d’impresa, è previsto che la suddetta prova alternativa possa fondarsi soltanto sulle scritture contabili obbligatorie del defunto e non anche qualora il “de cuius” non si sia obbligato su quelle del creditore.

La Circolare Ministeriale del 1991 n. 17, evidenzia che la possibilità di avvalersi quale mezzo probatorio delle scritture contabili obbligatorie non è estesa ai debiti inerenti all’esercizio di attività professionali.

Questo sulla base della considerazione che nelle scritture contabili obbligatorie dei professionisti devono essere annotati soltanto i pagamenti e le riscossioni ai sensi dell’art. 19 D.P.R. 600/1973, quindi gli eredi non possono avvalersene per provare i debiti del defunto.

In alternativa ai mezzi di prova dei debiti esistenti alla data di apertura della successione, è possibile utilizzare la certificazione prevista dall’articolo 23, co. 3 del D.Lgs 346/1990.

Per quanto concerne i debiti incerti, come quelli ad esempio soggetti a condizione, cioè derivanti da un contratto condizionale in base al quale le parti subordinano l’efficacia o la risoluzione del contratto a un avvenimento futuro e incerto e di cui le parti non hanno ancora stabilito l’ammontare, tali debiti sono deducibili dal valore netto del patrimonio trasmesso quando diventeranno certi per il verificarsi della condizione sospensiva o risolutiva oppure in conseguenza dell’esatta determinazione.

 

QUESITO N. 4: Le spese extra non si possono scalare dall’assegno di mantenimento

Mi sono separato l’anno scorso dalla mia ex moglie, concordando un assegno di mantenimento a favore dei miei due figli di 800 euro, pagato regolarmente alla madre. Quest’anno ho la possibilità di andare in vacanza per buona parte del mese di settembre e ho pensato di portare con me i bambini. Tuttavia, la madre non ha intenzione di contribuire alle spese della vacanza, anzi pretende che io versi l’assegno anche per tutto il mese di settembre. A questo punto come devo comportarmi? Posso astenermi al pagamento dell’assegno di mantenimento?

 

RISPOSTA

In via preliminare vale la pena precisare che per i principi generali, introdotti con la riforma del diritto di famiglia, le separazioni consensuali vengono omologate dal Tribunale se le norme relative all’affidamento e al mantenimento dei figli minori non risultano in contrasto con il loro interesse (art. 158 c.c.). E in caso di divorzio, per quanto il ricorso sia congiunto vi è sempre una sentenza che pronuncia le condizioni, quindi con una valutazione di merito.

Quanto alle condizioni economiche di una separazione consensuale omologata e quelle decise dai giudici, è possibile affermare che essi hanno uguale valore e sono senz’altro eseguibili. Eventuali successivi accordi informali non possono superare quanto stabilito in precedenza.

Arrivando al nocciolo della questione, se è stato sancito un accordo sul contributo mensile di mantenimento, come nel caso di specie, non si possono far valere le spese extra sostenute per la vacanza per non effettuare il pagamento della mensilità, soprattutto in mancanza di accordo.

Infatti, in caso di mancata corresponsione dell’assegno, l’ex coniuge potrebbe intraprendere un’esecuzione per ottenere la mensilità non pagata.

In definitiva, è possibile concludere che, indipendentemente dalle spese extra da sostenere per la vacanza, anche per il mese di settembre dovrà versare l’assegno per il mantenimento dei due figli.

 

QUESITO N. 5: Studi di settore per associazione sportiva dilettantistica

Una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata senza scopo di lucro, costituitasi nel 2009, ha optato, ai sensi dell'art. 90, Legge n. 289/2002, per il regime agevolato previsto dalla Legge n. 398/1991. Si chiede se si possa ritenere esclusa dagli studi di settore.

 

RISPOSTA

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 10 del 21/05/1999 ha precisato che l'accertamento sulla base degli studi di settore non si applica ai contribuenti il cui reddito è determinato con criteri di tipo forfetario.

Tali contribuenti sono, comunque, tenuti a compilare il modello per la comunicazione dei dati rilevanti per l'applicazione degli studi di settore con esclusione dei quadri relativi agli elementi contabili (quadro F/G dei dati contabili).

I dati comunicati con tali modelli saranno utilizzati per valutare se le caratteristiche strutturali dell'impresa siano coerenti con i ricavi dichiarati.

Alla luce di quanto sopraesposto i contribuenti che per la determinazione del reddito hanno optato per il regime forfetario previsto dalla Legge n. 398/1991 sono totalmente esclusi dall'applicazione degli studi di settore.

L’associazione sportiva dilettantistica indicata nel quesito è, quindi, esclusa dagli studi di settore, ma è tenuta a compilare il modello a eccezione dei quadri F o G.

A tal fine deve barrare nel frontespizio del modello Unico la casella studi di settore e successivamente come causa di esclusione il codice 8 “Determinazione del reddito con criteri forfetari”.

 

15 ottobre 2012

Antonio Gigliotti