Novità fiscali del 25 settembre 2012: S.r.l. a 1 euro: sono solo un flop?

Pubblicato il 25 settembre 2012



le fatture per acquisto di beni strumentali si conservano fino a dieci anni; il preliminare per le agenzie immobiliari è un documento contabile fiscalmente rilevante; dimissioni: invito del datore di lavoro anche immediato; stretta sugli associati: commissione di certificazione nella redazione del contratto; contratti di lavoro determinato di durata non superiore all’anno; extra-ue: ancora incertezze su documenti validi per attestare la presenza in Italia; no ad indicazioni generiche in fattura; s.r.l. a 1 euro: sono solo un flop?; Rimini: presentazione il 28 settembre della guida per il cittadino “Donazioni consapevoli. Per disporre dei propri beni in sicurezza”

 

 

Indice:

1) Le fatture per acquisto di beni strumentali si conservano fino a dieci anni

2) Il preliminare per le agenzie immobiliari è un documento contabile fiscalmente rilevante

3) Dimissioni: invito del datore di lavoro anche immediato

4) Stretta sugli associati: commissione di certificazione nella redazione del contratto

5) Contratti di lavoro determinato di durata non superiore all’anno

6) Extraue: ancora incertezze su documenti validi per attestare la presenza in Italia

7) No ad indicazioni generiche in fattura

8) S.r.l. a 1 euro: sono solo un flop?

9) Rimini: presentazione il 28 settembre della Guida per il Cittadino “Donazioni consapevoli. Per disporre dei propri beni in sicurezza”

 

 

1) Le fatture per acquisto di beni strumentali si conservano fino a dieci anni

Le fatture per acquisto di beni strumentali si conservano fino a dieci anni. Trascorso tale termine vale solo l’esibizione del registro dei beni ammortizzabili, correttamente tenuto.

E’ quanto, sostanzialmente, ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale della Puglia, con la sentenza n. 175/23/12 del 14 settembre 2012, che si è pronunciata sulla delicata questione del termine di conservazione delle fatture relative a beni strumentali delle aziende.

Nel caso di specie, nel corso di una verifica tributaria, i funzionari del fisco avevano contestato al contribuente la deduzione fiscale delle quote di ammortamento, poiché non più in grado di esibire anche le fatture di acquisto di acquisto del cespite ammortizzabile essendo trascorsi ormai dieci anni e quindi passate in prescrizione.

Secondo i giudici in tale ipotesi, non é al contribuente che spetta dimostrare l’abuso della norma tributaria (art. 22 del D.P.R. n. 600/1973) poiché sarebbe prevalente su quella civilistica (art. 2220 c.c.), riguardo i termini di conservazione delle scritture contabili.

In particolare, la Commissione Tributaria ha rilevato che l’Agenzia delle Entrate non ha messo in discussione né l’inerenza né la competenza delle quote di ammortamento dedotte, ovvero non ha sollevato dubbi sulla regolare tenuta del registro dei beni ammortizzabili, dove, invece, sono risultati regolarmente registrati il costo del bene ammortizzabile nell’anno di acquisizione e le quote annuali di ammortamento.

 

2) Il preliminare per le agenzie immobiliari è un documento contabile fiscalmente rilevante

Il contratto preliminare di vendita per le agenzie immobiliari è un documento contabile fiscalmente rilevante, ma non anche per le piccole imprese.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36624/2012, si è pronunciata sulla natura di “documento contabile” a seguito di un caso di mancata conservazione di contratti preliminari di compravendita immobiliare.

Nel caso di specie, il Tribunale dichiarava il non luogo a procedere nei confronti di un titolare di agenzia immobiliare in ordine al reato di cui all’art. 10 del D.Lgs. n. 74 del 2000 perché il fatto non sussiste.

A fronte della contestazione di avere, al fine di evasione, occultato plurimi contratti preliminari riguardanti vendite immobiliari, il Giudice osservava che il contratto preliminare non poteva di per sé costituire oggetto di occultamento/distruzione secondo quanto richiesto dal citato art. 10, giacché da un lato lo stesso non poteva essere considerato “scrittura contabile”, e dall'altro neppure “documento di cui è obbligatoria la conservazione” ex art. 22, comma 3 D.P.R. n. 600/73 posto che in esso si fa testualmente riferimento agli “originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse”.

Di parere opposto, invece, il Procuratore della Repubblica che ha proposto ricorso, secondo cui i preliminari rientrano tra le scritture contabili dell’impresa (art. 2214, comma 2, c.c.).

E’ tale ultima tesi ha convito la Corte di Cassazione, la quale ha precisato che per le imprese di costruzioni il preliminare di compravendita degli immobili riveste natura contabile ed assume anche la funzione di ricevuta (pagamenti a titolo di caparra) e come tale rilevante ai fini fiscali.

Tuttavia, ha infine concluso la Suprema Corte l’obbligo di conservazione dei contratti preliminari di compra-vendita immobiliare non vale se il soggetto sia un piccolo imprenditore (art. 2214 c.c.).

La Corte di Cassazione ha, dunque, annullato la sentenza poiché rientrano nelle scritture contabili da conservare obbligatoriamente ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 74/2000 i contratti preliminari stipulati da impresa di costruzioni che non sia piccolo imprenditore.

 

3) Dimissioni: invito del datore di lavoro anche immediato

Dimissioni, l’invito del datore può anche essere effettuato subito dopo il ricevimento della lettera che annuncia il preavviso.

Così risponde la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro risponde al quesito reso noto il 24 settembre 2012.

In seguito alle novità introdotte dalla Riforma Fonero, l’efficacia delle dimissioni del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla convalida effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l'impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

In mancanza della convalida ovvero della sottoscrizione, il rapporto di lavoro si intende risolto, per il verificarsi della condizione sospensiva, qualora la lavoratrice o il lavoratore non aderisca, entro sette giorni dalla ricezione, all’invito a presentarsi presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’impiego territorialmente competenti ovvero all'invito ad apporre la predetta sottoscrizione, trasmesso dal datore di lavoro, tramite comunicazione scritta, ovvero qualora non effettui la revoca delle dimissione o della risoluzione consensuale.

Ai fini della validità della comunicazione contenente l’invito, è necessario che essa venga recapitata al domicilio della lavoratrice o del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato al datore di lavoro, ovvero che sia consegnata alla lavoratrice o al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta.

Nei sette giorni suddetti, che possono sovrapporsi con il periodo di preavviso, la lavoratrice o il lavoratore ha facoltà di revocare, anche in forma scritta, le dimissioni o la risoluzione consensuale.

(Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, parere del 24 settembre 2012)

 

4) Stretta sugli associati: commissione di certificazione nella redazione del contratto

Anche l’istituto dell’associazione in partecipazione è finito sotto la scure della riforma del mercato del lavoro (Legge n. 92/2012).

L’intervento punta a rendere più restrittive le condizioni di utilizzo:

La conseguenza è un aumento del rischio, in capo al datore di lavoro che se ne avvalga, di vedersi considerato il contratto di associazione come un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Nella stipula di questi contratti sarà necessario osservare alcuni parametri che, in caso di mancato rispetto, trascineranno il rapporto nell’ambito della subordinazione, senza che sia ammessa prova contraria da parte dell’associante.

E’ quanto si rileva in una nota del 24 settembre 2012 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro.

In primo luogo, la riforma del lavoro introduce una condizione per il ricorso al contratto di associazione consistente in un limite numerico, secondo il quale il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, pena la conversione dei contratti in lavoro subordinato.

Dalla riconduzione sono esclusi soltanto gli associati legati all’associante con rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo; sfuggono altresì alle limitazioni numeriche descritte i contratti in essere all’entrata in vigore della riforma, fino alla loro naturale scadenza, purché certificati ai sensi della Legge Biagi.

L’istituto della certificazione avrà dunque carattere dirimente rispetto alla legittimità o meno dei contratti: considerando che la riforma ha introdotto anche altri vincoli nell’applicazione del contratto di associazione in partecipazione, ricorrere a questa possibilità è quanto mai opportuno.

Coloro che vogliano ricorrere a questo iter potranno rivolgersi alle commissioni di certificazione costituite presso i Consigli Provinciali degli Ordini dei Consulenti del lavoro, secondo le disposizioni di legge.

La commissione di certificazione potrà anche prestare attività di consulenza nella redazione del contratto, valutando le altre condizioni, mancando le quali, il rapporto si considera subordinato:

Effettiva partecipazione dell’associato agli utili; consegna del rendiconto economico; ovvero qualora l’apporto di lavoro non sia connotato da competenze di grado elevato.

 

5) Contratti di lavoro determinato di durata non superiore all’anno

Come osservato dai Consulenti nel lavoro (nota del 24 settembre 2012) la c.d. riforma Fornero, tra le numerose novità introdotte, ha previsto la parziale riscrittura del contratto a tempo determinato.

Tra le novità è stata introdotta la possibilità di stipula di un contratto a causale di durata massima pari a 12 mesi.

Viene, infatti, ricordato che fino ad ora, la stipula di un contratto a tempo determinato prevedeva sempre la determinazione di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.

A decorrere dal 18 luglio 2012 per i contratti di durata pari o inferiore ai 12 mesi, è prevista la possibilità di non determinare la causa di stipula dello stesso.

Parametri di applicazione del nuovo contratto a causale

Si deve trattare del primo rapporto di lavoro dipendente o primo contratto di somministrazione e l’instaurazione di un rapporto a tempo determinato o indeterminato - sia questo di lavoro dipendente che di somministrazione - tra le parti esclude la passibilità di una successiva stipula di un contratto a causale.

Il rapporto tra le parti deve essere di durata pari o inferiore a un anno, per lo svolgimento di qualsiasi mansione.

Esiste la possibilità, per le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, di prevedere, sia a livello centrale che decentrato, diverse ipotesi per cui non sia richiesta la determinazione della causale.

Tale possibilità è prevista nell’ambito di un processo organizzativo per le seguenti motivazioni: Avvio di una nuova attività, lancio di un prodotto o di un servizio innovativo, implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico, fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo, rinnovo o proroga di una commessa consistente.

In tal caso l’utilizzo del contratto a causale potrà raggiungere il limite massimo del 6% del personale in forza nell’unità produttiva.

Non potrà essere effettuata alcuna proroga di tale contratto, così come previsto dal comma 2 bis dell’art. 4 del D.Lgs. n. 368/2001.

Tuttavia, l’instaurazione di un contratto a causale è solo una possibilità riconosciuta alle parti.

Infatti, conclude la nota del CNCL, nel caso siano presenti motivazioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive alla base del contratto di durata pari o inferiore ai 12 mesi ed esista la possibilità di eventuale proroga, sarà sempre possibile instaurare il rapporto con determinazione puntuale della causa.


6) Extraue: ancora incertezze su documenti validi per attestare la presenza in Italia

Extraue: ancora incertezze su documenti validi per attestare la presenza in Italia almeno dal 31/12/2011. Nelle FAQ del ministero solo alcuni esempi di documentazione con valore di prova, deciderà il SUI.

Si tratta della segnalazione fatta dai Consulenti del lavoro con una nota del 24 settembre 2012.

Secondo il CNCL, nelle recenti FAQ pubblicate dal ministero dell’Interno sul proprio sito web, non ci sono gli attesi chiarimenti su cosa si intenda per organismi pubblici, solo un elenco di pochi documenti che potrebbero considerarsi valida prova della presenza in Italia dello straniero nel 2011 (FAQ43).

Peraltro, uno dei requisiti essenziali per accedere alla regolarizzazione degli stranieri occupati irregolarmente almeno dal 9 maggio 2012, quello rimasto più incerto anche dopo le circolari ministeriali, è proprio la presenza in modo ininterrotto in Italia dell’extracomunitario almeno dal 31 dicembre 2011.

Una presenza che deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici.

Il D.Lgs. n. 109/2012, il Decreto interministeriale del 29 agosto 2012 e le circolari emesse finora non specificano quali siano le attestazioni valide (salvo alcuni esempi contenuti, appunto, nelle FAQ) e nemmeno quali siano gli organismi pubblici che potrebbero aver titolo per attestare la presenza, lasciando così ampio margine di discrezionalità al SUI che valuterà l'istanza e la documentazione relativa presentate dal datore di lavoro.

Una volta provata la presenza in Italia almeno dal 31/12/201, rileva il CNCL, la sua mancata interruzione (elemento indispensabile) si deve presumere salvo evidenze contrarie (FAQ 27).

L’aleatorietà sulla documentazione valida per provare i suddetti requisiti, viste anche le conseguenze sanzionatorie collegate al mancato buon fine dell'istanza, fa rallentare l’invio delle domande per le quali, peraltro, rimane tempo solo fino al 15 ottobre 2012.

 

7) Niente generiche indicazioni in fattura

<<Generiche indicazioni in fattura: dubbia la congruità del corrispettivo. La legge Iva prevede la specificazione di natura, qualità e quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione e altri dati necessari per determinare la base imponibile. La questione del contenuto della fattura ricevuta da un soggetto passivo Iva al fine di consentirgli la detrazione dell’imposta corrisposta all’altro soggetto passivo del tributo, che in quanto cedente i beni o prestatore dei servizi ha indicato nel relativo documento, attiene a due distinti profili, il primo afferente all’indicazione minima della fattura e il secondo alla congruità tra i servizi o i beni ricevuti e il corrispettivo (e conseguente Iva) versato.

In ordine a tale secondo profilo, la sentenza n. 12663/2012 della Corte di cassazione parte dal presupposto che la determinazione della base imponibile Iva e la verifica della congruità della spesa si pongono su piani distinti, “venendo in questione solo nel secondo caso la verifica di congruità del valore della prestazione e la prova del carattere <inerente> della spesa (e cioè della connessione strumentale del bene o servizio con la produzione - anche solo potenziale - di reddito)”.

Tale ultima indicazione della pronuncia della Corte regolatrice del diritto in rassegna evidenzia come il riferimento è a quella giurisprudenza di legittimità in tema di accertamento ai fini delle imposte dirette espressa nelle decisioni - alcune citate da questa in nota - 13 febbraio 2006 n. 3106, 24 marzo 2006 n. 6650, 9 agosto 2006 n. 18013, 18 dicembre 2006 n. 27095, 16 maggio 2007 nn. 11204, 11205 e 11206, 5 ottobre 2007 n. 20858, 4 aprile 2008 n. 8744, 26 maggio 2008 nn. 13480 e 13481, 30 maggio 2008 n. 14504, 18 giugno 2008 n. 16423, 25 novembre 2008 nn. 28016, 28017 e 28018, 7 aprile 2009 n. 8416, 27 gennaio 2010 n. 1655, 2 aprile 2010 nn. 8072 e 8073, 30 dicembre 2010 n. 26480, 21 aprile 2011 nn. 9195 e 9196, 4 aprile 2012 n. 5374).

La tematica della congruità dei corrispettivi trova un’ulteriore complicanza nelle cessioni di beni e nelle prestazioni di servizi effettuati - come nel caso di specie - da società infragruppo, nei cui riguardi la decisione in rassegna cita il precedente espresso nella sentenza del Supremo collegio 21 dicembre 2009, n. 26851 proprio in tema di imposta sul valore aggiunto e, secondo la quale, l’onere della prova in ordine all’esistenza e all’inerenza dei costi sopportati incombe sulla società che affermi di aver ricevuto il servizio. La questione atteneva alle cosiddette spese di regia e, nella citata pronuncia, venne affermato che, qualora la società capofila di un gruppo di imprese, al fine di coordinare le scelte operative delle aziende formalmente autonome e ridurre i costi di gestione attraverso economie di scala, fornisca servizi e curi direttamente le attività di interesse comune alle società del gruppo ripartendone i costi fra le affiliate, occorre, affinché il corrispettivo riconosciuto alla capogruppo sia detraibile ai sensi dell’articolo 19 del Dpr n. 633/1972, che la controllata tragga dal servizio remunerato un’effettiva utilità e che quest’ultima sia obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata.

Orbene, ad onta della specifica individuazione del riferimento al valore normale dei beni o delle prestazioni di servizi effettuata dal legislatore Iva, la sentenza in commento ribadisce - in ambito Iva - che negare all’ufficio finanziario il sindacato sul contenuto della fattura “paleserebbe evidente il pregiudizio per l’Erario conseguente alla possibilità di una indiscriminata deducibilità dal reddito imponibile di costi inerenti sovradimensionati in quanto non corrispondenti al valore di mercato della controprestazione”.

Il secondo corno della tematica attiene al mancato rispetto della disciplina sulla fatturazione regolata dall’articolo 21 del Dpr n. 633/1972, il cui secondo comma, per quanto in questa sede interessa, prevede l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione e dei corrispettivi e altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compreso il valore normale dei beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono di cui all’articolo 15, n. 2. La questione riguarda il grado di specificità dell’indicazione dei beni ceduti o dei servizi prestati che non possono - di certo - essere rilevati in fattura in termini di generiche prestazioni di assistenza, come nel caso di specie “elaborazione CED, locazione o comodato di locali o fruizione delle strutture aziendali da parte dei dipendenti della società beneficiaria”.

A tal fine, vanamente, la società destinataria dei servizi indicati ha tentato di far rilevare - per relationem - a una lettera commerciale, il contenuto delle obbligazioni assunte e soddisfatte come corrispondenti a quelle indicate nella fattura ricevuta, atteso che il giudice di merito ha accertato che tale lettera evidenziava soltanto una mera proposta e non certo faceva emergere la conclusione del relativo negozio.

Infine occorre evidenziare, peraltro, come, con la pronuncia 21 maggio 2010, n. 12554 (conforme alla coeva sentenza n. 12555 e alla successiva pronuncia 30 novembre 2011, n. 25501), il Supremo collegio abbia ritenuto che, in tema di IVA, ai sensi degli articoli 19 e 21 del Dpr n. 633/1972, nelle ipotesi di fatturazione di operazioni soggettivamente inesistenti (cessioni di beni e/o prestazioni di servizi), il cessionario e/o committente non può legittimamente esercitare il diritto alla detrazione del tributo versato in via di rivalsa al soggetto cedente e/o prestatore, risultato privo di effettiva capacità operativa, salvo che dimostri l’inerenza dell’acquisto all’attività d’impresa e la non conoscenza dello status del soggetto emittente le fatture.

Da ciò, l’effetto che, in tale contesto interpretativo, i giudici di legittimità hanno statuito che le dichiarazioni rese da terzi agli organi dell’Amministrazione finanziaria assumono rilievo probatorio se trovano riscontro nelle risultanze dell’accesso dei verbalizzanti.>>.

(a cura di “Giurisprudenza delle Imposte” edita da Assonime)

 

8) S.r.l. a 1 euro: sono solo un flop?

Le S.r.l. semplificate generano solo illusione. E’ questa l’opinione di Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, in un’intervista pubblicata ieri sul quotidiano Repubblica a commento di un’indagine della Fondazione Studi.

Da un lato si dà la possibilità ai giovani di costituire, senza pagare alcun onorario al notaio, una Srl con un euro di capitale; dall’altro, si impedisce loro di operare, perché questa società non riceverà né credito dalle banche né fiducia dal mercato, e quindi dai fornitori”.

Dall’analisi fatta dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro è emerso che i  costi di inizio attività, per le iscrizioni ai vari istituti (Inps, Inail, CCIAA, TCG, ecc.), ammontano ad almeno € 8.000,00. E’ gratis solo il costo del Notaio e basta.

 

 

9) Rimini: presentazione il 28 settembre della Guida per il Cittadino “Donazioni consapevoli. Per disporre dei propri beni in sicurezza”

“Donazioni consapevoli. Per disporre dei propri beni in sicurezza”, è il titolo della Guida per il Cittadino che verrà presentata la prossima settimana, venerdì 28 settembre a Rimini. In questa occasione, i notai riminesi - con la collaborazione delle Associazioni dei Consumatori e il patrocinio del Comune di Rimini e del Consiglio Nazionale del Notariato - organizzano un Forum sul tema “Donazioni. Strumento di trasferimento della proprietà immobiliare alle nuove generazioni, tra incertezza e crisi del mercato immobiliare (ore 18-20 presso la Palazzina Roma, a Marina Centro di Rimini, ingresso libero).

Dopo l’introduzione dei rappresentanti del Comune di Rimini, del Presidente del Consiglio Notarile di Forlì e Rimini Marco Gori, e delle Associazioni dei Consumatori, porteranno il loro contributo anche i rappresentanti dei media: i giornalisti Marco Bellinazzo (Il Sole 24 Ore), Franco Fregni (Voce di Romagna), Pierluigi Martelli (Il Resto del Carlino). A loro spetterà portare la loro riflessione su un tema che sempre più interessa le famiglie italiane e cioè l’utilizzo delle donazioni come strumento per aggirare la crisi e le sue conseguenze, assicurando sicurezza economica alle nuove generazioni. E’ previsto anche l’intervento di un rappresentante di un Istituto di Credito locale, che spiegherà le difficoltà connesse alla concessione dei mutui ipotecari garantiti da beni di provenienza donativa (conduce il Forum il notaio Giannantonio Pennino).

La nuova Guida “Donazioni consapevoli. Per disporre dei propri beni in sicurezza”.

Si tratta di un vademecum frutto della collaborazione tra Notariato e Associazioni dei Consumatori, che offre consigli utili per affrontare correttamente il tema delle donazioni, per chi intenda disporre in vita di tutto o parte del proprio patrimonio e scelga, per riconoscenza, la donazione come strumento per trasferire un proprio diritto o assumere un obbligo senza pretendere nulla in cambio.

La Guida sulle Donazioni viene ad aggiungersi ai vademecum dedicati al Mutuo Informato, al Prezzo Valore, al Preliminare, all’Acquisto in Costruzione, all’Acquisto Certificato e alle Successioni. Sono 11 le Associazioni dei Consumatori che hanno dato il loro contributo alle Guide del Cittadino: Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.

(Consiglio Nazionale del Notariato, comunicato stampa del 24 settembre 2012)


Vincenzo D’Andò