Novità fiscali del 24 settembre 2012: pagamenti fra imprese in 30 giorni?

Pubblicato il 24 settembre 2012



è già in vigore il nuovo provvedimento di semplificazione per l’inizio attività di servizi; bozza del nuovo decreto semplificazioni allo studio del Governo; entro 30 giorni i pagamenti tra imprese; operazioni inesistenti: quando i costi sono indeducibili; dichiarazione IMU: la scadenza slitta di un mese; revisione contabile: guida ai principi di revisione internazionali delle PMI; rimborsi IVA Ue residenti entro l'1 ottobre 2012

 

 

Indice:

1) E’ già in vigore il nuovo provvedimento di semplificazione per l’inizio attività di servizi

2) Bozza del nuovo decreto semplificazioni allo studio del Governo

3) Entro 30 giorni i pagamenti tra imprese

4) Operazioni inesistenti: quando i costi sono indeducibili

5) Modello Imu: la scadenza slitta di un mese

6) Revisione contabile: guida ai principi di revisione internazionali delle PMI

7) Rimborsi Iva Ue residenti entro l'1 ottobre 2012

 

 

1) E’ già in vigore il neo provvedimento di semplificazione per l’inizio attività di servizi

E’ in vigore dal 14 settembre 2012, il provvedimento che prevede per l’avvio delle attività di impresa (disciplinate dal D.Lgs. n. 147 del 06 agosto 2012, pubblicato sulla G.U. n. 202 del 30 agosto 2012 e non soggette a programmazione, ma solo a verifica dei requisiti) la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).

Per tutti i casi in cui rimane la programmazione e quindi i regimi autorizzatori, le procedure sono assoggettate al silenzio assenso, come previsto dall’art. 20 della Legge n. 241 del 1990.

Il Ministero dello Sviluppo economico ha fornito precisazioni sulle modalità applicative delle modifiche introdotte dal provvedimento con la circolare n. 3656/C del 12 settembre 2012.

Si tratta, dunque, di un passaggio decisivo per rendere più rapido e semplice l’avvio di nuove attività nel settore dei servizi.

Altre novità importanti hanno riguardato i numerosi interventi di immediata semplificazione in diversi settori:

- Attività di commercio all’ingrosso nel settore alimentare;

- facchinaggio;

- intermediazione commerciale e di affari;

- spedizionieri;

- acconciatori, estetista, lavanderia;

- magazzini generali e mulini.

Abrogati, inoltre, alcuni Albi e Ruoli, tra i quali: Commissari, mandatari, astatori ortofrutticoli, carnei, ittici, stimatori e pesatori pubblici e mediatori per unità di diporto.

Riguardo le attività di vendita di prodotti alimentari e di somministrazione di alimenti e bevande, non è più obbligatorio il possesso di uno dei requisiti professionali nel caso di attività di vendita di prodotti alimentari e di somministrazione di alimenti e bevande, effettuate non al pubblico, ma nei confronti di una cerchia determinata di soggetti. Trattasi, con riferimento all’attività di vendita, di tutti i casi in cui la vendita è effettuata con modalità o in spazi nei quali l’accesso non è consentito liberamente. Ciò significa che si applica o nei casi in cui l’accesso è consentito solo previo possesso di un titolo di ingresso o nei casi in cui è riservato a determinati soggetti.

In particolare, il requisito non può essere richiesto per l’avvio delle attività degli spacci interni.

Comunque, l’eliminazione dell’obbligo pubblicistico del possesso del requisito professionale per il soggetto titolare delle attività per le quali vige tale semplificazione non esime tale soggetto dalla necessità di rispettare tutte le disposizioni vigenti in materia igienico sanitaria, sia in relazione ai luoghi e agli ambiti spaziali utilizzati, che alle risorse umane impiegate, né impedisce ai soggetti cui eventualmente spetta regolare l’accesso delle persone nei relativi spazi e concedere l’uso degli stessi al predetto soggetto titolare, di individuare nell’ambito dei relativi rapporti di diritto privato le modalità più idonee per garantire la massima tutela e qualità dei servizi ai propri associati, ospiti o utenti.

Circoli sportivi

Particolare rilievo assume la modifica allorchè determina la soppressione dell’obbligo del possesso dei requisiti professionali in caso di attività di somministrazione di alimenti e bevande nei circoli privati.

Tale disciplina correla strettamente la normativa amministrativa concernente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande da parte dei circoli privati alla normativa di carattere fiscale: trattasi nello, specifico, delle disposizioni fiscali applicabili agli enti non commerciali quali individuati dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 “Testo unico delle imposte dei redditi” (TUIR).

L’appartenenza a detta specifica categoria dalla quale consegue, per effetto delle disposizioni del TUIR, l’applicazione di un favorevole regime fiscale, determina conseguenze anche sul fronte amministrativo ai fini della disciplina applicabile per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande

effettuata dalle associazioni o dai circoli che vi rientrano.

In merito alla disciplina applicabile il decreto n. 235 del 2001 distingue tra le associazioni e i circoli privati aderenti ad enti ed organizzazioni nazionali aventi finalità assistenziali riconosciute dal Ministero dell’interno e le associazioni e circoli che, invece, non aderiscono a tali enti ed organizzazioni.

All’interno delle predette due categorie, poi, distingue le associazioni e i circoli in possesso delle caratteristiche richieste dal TUIR e quelli che non ne sono in possesso.

Con riferimento alle caratteristiche delle predette quattro tipologie di associazione o circolo, il decreto n. 235 del 2001 stabilisce i casi in cui sussiste l’obbligo del possesso del requisito professionale previsto, ivi compreso il caso dell’affidamento in gestione dell’attività ad altro soggetto.

Non si applica l’obbligo del possesso dei requisiti professionali sia nel caso di attività di somministrazione di alimenti e bevande nei circoli privati, sia nel caso di circoli aderenti che non e sia nel caso in cui i medesimi non rispondano alle caratteristiche degli artt. 111 e 111-bis del TUIR, nonché, infine, nel caso in cui l’attività in discorso sia affidata in gestione a terzi.

Invece, rimane per tutte le tipologie di associazioni e circoli, il possesso dei requisiti di onorabilità. La norma infatti, dispone l’obbligatorietà del possesso di tali requisiti per tutti coloro che intendano esercitare l’attività di vendita e di somministrazione, senza fare alcuna distinzione tra le attività rivolte al pubblico e quelle riservate a determinate categorie di soggetti.

Infine, per la somministrazione di alimenti e bevande presso enti collettivi o circoli privati, anche se la vendita o il consumo siano limitati ai soli soci, è necessaria la comunicazione al questore.

Commercio all’ingrosso

L’obbligatorietà del possesso dei requisiti professionali è rimasta solo nel caso di commercio al dettaglio dei prodotti alimentari, con conseguente soppressione di tale obbligo nel caso di commercio all’ingrosso.

La modifica consegue alla circostanza che la ratio che a suo tempo aveva giustificato la necessità di una qualificazione specifica, ossia la finalità di tutela della salute dei consumatori, stante l’attuale vigenza di numerose e stringenti norme generali di tutela con le medesime finalità, è risultata non determinante nel commercio all’ingrosso in cui il rapporto è fra professionisti con la conseguenza che tale requisito appare non più proporzionato.

Preposto in possesso dei requisiti professionali

Per effetto della modifica diviene ammissibile l’utilizzo di un soggetto in qualità di preposto in possesso dei requisiti professionali anche in caso di impresa individuale. Ciò significa che è ammessa, ai fini dell’avvio dell’attività di vendita nel settore merceologico alimentare e/o di somministrazione di alimenti e bevande, la possibilità che il requisito professionale richiesto dalla disciplina possa essere posseduto dal soggetto preposto, in alternativa al titolare o al rappresentante legale.

Esercizio congiunto dell’attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio

Intanto, è stato eliminato il divieto di esercizio congiunto dell’attività di vendita all’ingrosso e al dettaglio.

Ne deriva, che, nel caso di esercizio promiscuo nello stesso locale delle due attività, l’intera superficie di vendita è presa in considerazione ai fini dell’applicazione di entrambe le discipline vigenti per le due tipologie di attività con la conseguenza che risultano applicabili le disposizioni più restrittive fra quelle vigenti per le due attività in questione.

Ciò significa che in caso di esercizio congiunto l’intera superficie di vendita è sottoposta alle disposizioni previste per l’esercizio del commercio al dettaglio, essendo quelle relative al commercio all’ingrosso liberalizzate anche in caso di grandi superfici di vendita.

Attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio

La norma esclude per la figura dell’incaricato alle vendite (occasionale o abituale) la necessità della segnalazione certificata di inizio di attività e richiama esclusivamente la presenza dei requisiti di onorabilità, l’obbligo di comunicazione dei nominativi alla Autorità di Pubblica Sicurezza e il rilascio del tesserino di riconoscimento, a differenza di quanto previsto per gli Agenti di commercio.

Viene specificato ulteriormente che l’attività degli incaricati in questione è da intendersi abituale e, quindi, rilevante ai fini IVA, se nell’anno solare per la stessa è percepito un reddito, al netto della deduzione forfetaria delle spese indicata al comma 6 dell’art. 25-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, superiore a 5.000 euro ed è estranea al rapporto di agenzia fintanto che l’incaricato operi, in assenza di esclusiva di zona e vincoli di durata della prestazione, a fronte della semplice autorizzazione scritta di cui al comma 2, dell’articolo 4, della legge 17 agosto 2005, n. 173, e senza aver assunto contrattualmente nei confronti dell’impresa affidante alcun obbligo vincolante di svolgere attività promozionale.

L’incaricato alla vendita, pertanto, rispetto a chi è vincolato da un contratto di agenzia, opera a fronte di una semplice autorizzazione dell’impresa e non in forza di un mandato obbligatorio assunto stabilmente.

Lo stesso non assume, pertanto, nei confronti dell’impresa alcun obbligo vincolante di svolgere attività promozionale e non gode, nello svolgimento della propria attività, dell’esclusiva di zona, né è soggetto a vincoli di durata della prestazione e/o raggiungimento di risultati di vendita.

Attività di lavanderia

Anche per le imprese di lavanderia self-service restano fermi sia la necessità della segnalazione certificata di inizio di attività, che il richiamo alle altre disposizioni applicabili alle tintolavanderie, con particolare riferimento ai principi in materia di tutela dei consumatori e dell’ambiente, alle competenze delle regioni in materia di impatto territoriale e ambientale degli insediamenti produttivi, alla regolamentazione dei requisiti di sicurezza e igienico-sanitari dei locali, degli impianti e delle apparecchiature, alle eventuali sanzioni specificamente applicabili alle violazioni concernenti tale tipologia di attività.

 

2) Bozza del nuovo decreto semplificazioni allo studio del Governo

In anteprima il testo della bozza del provvedimento (in attesa della valutazione definitiva del Ministero del Lavoro).

Previste nuove disposizioni in materia di:

- Misure di semplificazione per le prestazioni lavorative di breve durata;

- Misure di semplificazione in materia di sorveglianza sanitaria e in relazione ai rapporti tra medico competente e servizio sanitario nazionale;

- Misure di semplificazione del documento di valutazione dei rischi da interferenza delle lavorazioni;

- Misure di semplificazione del documento di valutazione dei rischi;

- Semplificazione di adempimenti in materia di sicurezza nei cantieri;

- Misure di semplificazione in materia di comunicazioni e notifiche;

- Misure di semplificazione in relazione ai lavori nei cantieri temporanei e mobili;

- Verifiche periodiche della attrezzature di lavoro;

- Collocamento obbligatorio. Criteri di computo della quota di riserva;

- Collocamento obbligatorio;

- Esclusioni;

- Pagamento dilazionato dei crediti contributivi;

- Prosecuzione volontaria;

- Armonizzazione base di calcolo delle prestazioni non pensionistiche INPS;

- Regime previdenziale per i lavori all’estero;

- Proposte in materia di Durc.

 

3) Entro 30 giorni i pagamenti tra imprese

Lo scorso 20 settembre la commissione Attività produttive della Camera ha approvato un Disegno Di Legge (DDL) che recepisce la direttiva Ue del 2011 contro i ritardi nei pagamenti.

Il provvedimento, che ora deve ottenere il via libera dell’Aula per poi passare al Senato, prevede pagamenti tra imprese entro 30 giorni (o al massimo entro 60 giorni, se concordato tra le parti).

Il disegno di legge non riguarda i crediti verso le pubbliche amministrazioni, infatti, il governo ha tempo fino a novembre per esercitare la delega.

Nel suddetto DDL viene anche previsto che:

- Le associazioni di categoria rappresentate nelle CCIAA o nel Cnel possono proporre azioni in giudizio contro clausole contrattuali particolarmente inique;

- l’impresa creditrice può chiedere alla CCIAA la certificazione del proprio credito con cui ottenere dal giudice competente l’ingiunzione di pagamento; la ditta debitrice, una volta ricevuta l’ingiunzione, potrà chiedere alla CCIAA una mediazione con l’impresa creditrice;

- gli interessi legali di mora (nono occorre inviare un sollecito) decorrono dal giorno successivo alla data di scadenza o alla fine del periodo di pagamento stabiliti nel contratto (se, invece, i termini non sono previsti nel contratto, il conteggio dei 30 giorni inizia dalla data in cui il debitore ha ricevuto la richiesta di pagamento o da quella in cui il debitore ha ricevuto le merci o la prestazione).

 

4) Operazioni inesistenti: quando i costi sono indeducibili

Non sono ammessi in deduzione i costi utilizzati per il compimento di delitti non colposi per i quali il pubblico ministero abbia emesso il decreto che dispone il giudizio dell’azione penale.

L’Agenzia delle Entrate (con C.M. 32/E del 03.08.2012, R.M. 83/E del 07.08.2012) ha fornito chiarimenti in merito alla dis­ciplina, relativa all’indeducibilità dei costi derivanti da attività illecite, resa ora più favorevole dal Legislatore.

Costi indeducibili

Il mancato riconoscimento della deducibilità riguarda non solo i costi dei fattori produttivi diret­tamente, anche se non esclusivamente, utilizzati per il compimento di delitti non colposi, ma anche la quota dei costi afferenti all’ordinaria attività che abbiano avuto un rapporto di stru­mentalità con la commissione del reato, seppure sostenuti non esclusivamente per il compi­mento dello stesso.

Oltre al disconoscimento dei costi dedotti per attività delittuose, con il recupero della maggiore imposta, il contribuente è esposto all’applicazione della sanzione dal 100% al 200% della maggiore imposta per infedeltà della dichiarazione.

Irrilevanza dei ricavi inerenti a fatture per operazioni oggettivamente inesistenti

Non concorrono a formare il reddito  i ricavi direttamente afferenti ai costi relativi ad operazioni inesistenti (nel limite dell’ammontare indeducibile dei costi).

La sanzione amministra­tiva dal 25% al 50% (dell’ammontare delle spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati) si applica se e quando sono stati riconosciuti ricavi non imponibili, per pari importo, direttamente afferenti ai predetti costi.

Il versamento della sanzione va effettuato con il Modello F24 (codice tributo 9695).

Sentenza definitiva di assoluzione

Qualora in seguito dovesse essere emessa una sentenza definitiva di assoluzione o una sentenza definitiva di non luogo a pro­cedere fondata sulla sussistenza di motivi diversi dalla prescrizione, o una sentenza defini­tiva di non doversi procedere, al contribuente compete non solo il rimborso delle maggiori imposte versate e dei relativi interessi, ma anche quello delle sanzioni.

Costi da reato deducibili

I costi per l’acquisto sostenuti nell’esercizio dell’ordinaria attività d’impresa sono deducibili se non direttamente utilizzati nell’evento criminoso (attività delittuosa).

Sono, inoltre, deducibili i costi direttamente utilizzati per la commissione di reati contravvenzionali (reato meno grave di delitti).

Aspetti Irap

Infine, le medesime disposizioni si applicano riguardo la disciplina dell’Irap.

 

5) Dichiarazione IMU: la scadenza slitta di un mese

Si va verso la proroga di un mese per la scadenza della dichiarazione Imu.

Il Ministero dell’Economia dovrebbe rinviare la scadenza dal 30 settembre  al prossimo 31 ottobre.

La proroga si allineerebbe così alla scadenza dell’intero pacchetto Imu per la delibera dei regolamenti e delle aliquote comunali e per la chiusura, da parte degli enti locali, dei bilanci preventivi.

I tempi supplementari per la dichiarazione Imu sono dovuti alle lungaggini con cui i nuovi modelli di dichiarazione stanno arrivando.

L’obbligo è stato introdotto dal decreto salva-Italia che salva solo le vecchie dichiarazioni Ici “in quanto compatibili”.

Sono tanti, quindi, i casi in cui i contribuenti italiani dovranno compilare la dichiarazione a cominciare da chi, titolare di immobile, gode di sconti.

Nella platea figurano, poi, gli immobili locati, quelli strumentali all’attività d’impresa e in generale quelli di soggetti Ires e gli immobili storici o inagibili.

 

6) Revisione contabile: guida ai principi di revisione internazionali delle PMI

Lo scorso 20 settembre 2012 sul sito del CNDCEC è stata pubblicata la guida all’utilizzo dei principi di revisione internazionali nella revisione contabile delle piccole e medie imprese, volumi I e II, con aggiornamento al 20 settembre 2012.

La presente guida all’utilizzo dei principi di revisione internazionali nella revisione contabile delle piccole e medie imprese – Terza edizione predisposta dal Small and Medium Practices Committee dell’International Federation of Accountants (IFAC) nel novembre 2011 in lingua inglese, è stata tradotta in italiano dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili nel febbraio 2012 e riprodotta con il permesso dell’IFAC.

La Guida è stata elaborata dal Small and Medium Practices Committee, un comitato di IFAC che rappresenta gli interessi dei professionisti contabili che operano nei piccoli e medi studi professionali e di altri professionisti contabili che prestano i propri servizi alle piccole e medie imprese.

È possibile scaricare gratuitamente la Guida dal sito web di IFAC all’indirizzo: www.ifac.org.

Questa Guida, tradotta oggi nelle principali lingue, è ormai nota nel mondo come “ISA Guide” ed è stata scaricata, nelle tre edizioni succedutesi dal 2007 ad oggi, in centinaia di migliaia di copie; è stato il primo progetto di portata globale intrapreso dall’SMP Committee ed ha impegnato grandemente le risorse dei volontari membri del comitato e dello staff di IFAC, coinvolgendo centinaia di revisori provenienti da molti tra gli Istituti membri di IFAC in un lavoro collettivo che ha consentito di raccogliere idee e contributi preziosi e condensarli in una pubblicazione che non ha confronti nel panorama internazionale.

La Guida è nata dall’esigenza di aiutare i professionisti ad utilizzare correttamente gli ISA - International Standards on Auditing - nella revisione contabile delle piccole e medie imprese, una necessità che diviene oggi di grande attualità, nel momento in cui l’adozione degli ISA nella revisione si profila come una concreta possibilità nell’ambito della riforma della regolamentazione della revisione in ambito europeo.

La Commissione Europea ed il CNDCEC hanno sottolineato la necessità di applicare gli ISA in maniera proporzionata alle dimensioni ed alle effettive esigenze delle piccole e medie imprese, al fine di consentire lo svolgimento dell’attività di revisione in maniera efficace sotto il profilo del costo e della qualità del risultato finale. La risposta più immediata e concreta a questa esigenza di proporzionalità sta proprio in questa Guida pratica, che consente ai professionisti della revisione, ed in particolare a coloro che operano nei piccoli e medi studi professionali, a stretto contatto con la realtà delle piccole e medie imprese, di approcciare i principi ISA in maniera semplice ed efficace, focalizzandosi sulle effettive casistiche che si rinvengono nelle imprese piccole e medie.

La Guida viene pubblicata in due volumi separati. Il primo volume presenta i fondamenti teorici dei principi ISA che più frequentemente trovano applicazione nella revisione delle PMI, con una tecnica espositiva che fa ampio uso di schemi e diagrammi e facilita la comprensione e l’apprendimento; il risultato è un testo che può essere utilizzato sia come manuale didattico, sia come riferimento operativo nell’attività professionale quotidiana. Il secondo volume presenta invece un approccio pratico alla revisione delle PMI, accompagnando il lettore attraverso tutte le fasi dell’incarico, e svolge completamente due casi pratici che illustrano la revisione di una microimpresa e di una piccola impresa.

La traduzione italiana della Guida fa seguito alla pubblicazione della traduzione integrale in lingua italiana dei principi di revisione ISA, disponibili anch’essi sul sito del CNDCEC.

 

7) Rimborsi Iva Ue residenti entro l'1 ottobre 2012

Le istanze di rimborso relative all’anno d’imposta 2011 devono essere presentate entro il 01 ottobre, poiché 30 settembre 2012 cadrà di domenica.

Dal 1° gennaio 2010 è in vigore una nuova disciplina per il rimborso dell’Iva ai contribuenti stabiliti in uno Stato membro diverso da quello che effettua il rimborso.

Per richiedere il rimborso dell’Iva allo Stato comunitario in cui è stata versata, il contribuente italiano deve presentare domanda di rimborso all’Agenzia delle Entrate (Direttiva 2008/9/CE del 12 febbraio 2008, recepita con Dlg n. 18/2010).

Come e quando presentare la richiesta

Le istanze di rimborso devono essere presentate esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline a seconda del canale a cui si è abilitati), la quale poi provvede ad inoltrarla all’amministrazione estera competente.

Il termine previsto per la presentazione è il 30 settembre dell’anno solare successivo a quello per il quale si chiede la somma.

Il contribuente che dovesse accorgersi di aver commesso un errore in una richiesta di rimborso già inviata, potrà presentare una seconda istanza, rispettando però le stesse modalità e lo stesso termine di presentazione della richiesta originaria.

Le informazioni che devono essere indicate nella richiesta di rimborso possono variare a seconda del Paese a cui viene inviata l’istanza e sono riassunte nell'apposita "Tabella contenente le preferenze espresse dal singolo Stato comunitario".

Nella domanda di rimborso inviata via web, la descrizione dei beni deve essere inserita in base alla “Tabella contenente i codici da utilizzare per la descrizione dei beni acquistati”.

L’operazione di controllo e gestione delle domande, prima della trasmissione allo Stato competente per il rimborso, è effettuata dal Centro Operativo di Pescara - Via Rio Sparto, 21 - 65100 Pescara - fax:0039 0855772325- telefono: +39 085 5772369; +39 085 5772204 - email: cop.pescara.ivanonresidenti@agenziaentrate.it

Le informazioni inerenti allo stato di lavorazione delle istanze, successivamente all’invio al competente Stato comunitario, dovranno essere richieste all’Amministrazione fiscale estera competente, i cui recapiti sono indicati nell’elenco delle amministrazioni fiscali estere.

Le informazioni inerenti al rifiuto dell’istanza da parte dell’amministrazione fiscale estera, vanno preliminarmente chieste ad essa e solo successivamente al Centro Operativo di Pescara.

Presupposti per il rimborso

Per maturare il diritto al rimborso dell’Iva pagata negli altri Paesi dell’Unione europea devono sussistere, in capo al richiedente, gli stessi presupposti del diritto alla detrazione operanti in ambito nazionale (articolo 6 della direttiva).

In altre parole, è indispensabile che il soggetto passivo abbia posto in essere, nel Paese in cui è stabilito, operazioni che attribuiscono il diritto alla detrazione e che non vi siano limitazioni oggettive.

Ciò comporta che se la detrazione non trova limitazioni, il diritto al rimborso è riconosciuto integralmente; qualora, invece, siano effettuate operazioni con parziale diritto alla detrazione, il diritto al rimborso spetta in base al pro-rata determinato.
Per l’individuazione dell’assenza o della presenza di eventuali altre limitazioni oggettive, va operato un appuramento delle disposizioni normative operanti nel Paese del rimborso.

Per equità, infatti, non può essere rimborsata a soggetti passivi non stabiliti l’imposta che, per i soggetti passivi stabiliti, non è detraibile per determinati beni o servizi.

Altra condizione da appurare è che il richiedente, per il periodo cui si riferisce l’istanza, non abbia avuto una stabile organizzazione nello Stato membro in cui sono stati effettuati gli acquisti e che non abbia effettuato, sempre in tale Stato, cessioni di beni o prestazioni di servizi, ad eccezione delle seguenti operazioni:

- Cessioni di beni e prestazioni di servizi per le quali il debitore d’imposta è il committente o cessionario, mediante il meccanismo dell’inversione contabile;

- prestazioni di trasporto non imponibile e relative prestazioni accessorie.

Nell’ipotesi in cui il contribuente abbia disposto di una stabile organizzazione ovvero abbia effettuato operazioni attive nell’altro Stato membro non può essere inoltrata istanza di rimborso dell’Iva, ma è possibile recuperare l’imposta mediante la detrazione in capo alla stabile organizzazione ovvero, qualora non si disponga di una stabile, previa identificazione.

Periodo di riferimento e importo minimo

La richiesta di rimborso fa riferimento a un periodo non superiore a un anno, né inferiore a tre mesi.

Qualora la domanda attenga ad acquisti di un trimestre, l’importo minimo rimborsabile è di 400 euro.

Invece, se la somma da recuperare si riferisce ad acquisti realizzati nel corso dell’anno solare, l’importo minimo è di 50 euro.

I minimi non sono interessati

nel caso in cui l’Agenzia delle entrate accerti che nel periodo considerato il richiedente non abbia posto in essere attività rilevante ai fini Iva oppure abbia effettuato esclusivamente operazioni che non conferiscono il diritto alla detrazione ovvero si sia avvalso del regime dei contribuenti minimi o del regime speciale per i produttori agricoli, viene notificato al soggetto passivo, entro 15 giorni dal ricevimento, un provvedimento di rigetto dell’istanza, ricorribile secondo quanto disposto in materia di contenzioso tributario.

Parimenti, nel caso in cui la richiesta di rimborso non sia corretta in base ai controlli previsti (tra i quali, ad es., importo minimo, corretto utilizzo dei codici per la descrizione dell’attività e dei beni, ecc.), l’Agenzia emette provvedimento di rifiuto da notificare al richiedente anche mediante mezzi elettronici.

Rifiuto dell’istanza da parte dell’Amministrazione fiscale estera

Nel caso in cui la richiesta di rimborso sia rifiutata in tutto o in parte, il Paese membro competente notifica all’interessato i motivi del rifiuto unitamente alla decisione.
Per ottenere informazioni inerenti il diniego da parte dell’Amministrazione fiscale estera va inoltrata richiesta direttamente a detta amministrazione e solo successivamente al Centro operativo di Pescara.

 

Vincenzo D’Andò