Novità fiscali del 14 settembre 2012: entro un anno la riduzione dei tribunali

Pubblicato il 14 settembre 2012

eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto; amministrazione finanziaria: trasferimento uffici Dipartimento delle Finanze; Agenzia del territorio: trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità - sanzioni; il diritto alla detrazione Iva non può essere negato al destinatario; beni concessi in godimento a soci o familiari: questioni applicative; regime fiscale del margine solo previa verifica dei requisiti; tribunali: riduzione entro un anno; credito esposto in dichiarazione: rimborso Iva prescritto in 10 anni; Fisco: on-line la guida al risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012; aggiornate le procedure di controllo dei vari Modello Unico 2012, per gli enti risolto il problema con gli studi di settore

 

 

Indice:

1) Eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto

2) Amministrazione finanziaria: trasferimento uffici Dipartimento delle Finanze

3) Agenzia del territorio: trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità - sanzioni

4) Il diritto alla detrazione Iva non può essere negato al destinatario

5) Beni concessi in godimento a soci o familiari: questioni applicative

6) Regime fiscale del margine solo previa verifica dei requisiti

7) Tribunali: riduzione entro un anno

8) Credito esposto in dichiarazione: rimborso Iva prescritto in 10 anni

9) Fisco: on-line la guida al risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012

10) Aggiornate le procedure di controllo dei vari Modello Unico 2012, per gli enti risolto il problema con gli studi di settore

 

 

1) Eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto

Ai fini dell’Iva, ove risulti che le giacenze effettive sono inferiori a quelle contabili, è consentito agli Uffici finanziari considerare ceduti, senza pagamento di tale imposta, i beni mancanti (art. 1 comma 1, D.P.R. 10 novembre 1997, n. 441).

Tuttavia, con la circolare n. 31/E del 2 ottobre 2006, l’Agenzia delle Entrate è tornata sul fenomeno delle differenze inventariali, chiarendo che “le differenze inventariali non necessariamente sono riconducibili a fenomeni di evasione di imposta, ma si generano anche in modo fisiologico in relazione alla ordinaria dinamica gestionale di un magazzino”, “conseguentemente, se nel corso del controllo dovessero riscontrarsi le rettifiche contabili sopra descritte, sarà cura del verificatore non limitarsi alla ripresa a tassazione sic et simpliciter degli importi corrispondenti al valore delle predette differenze, ma esaminare il processo di formazione delle stesse e la loro natura fisiologica o patologica in relazione all’attività in concreto svolta dall’impresa e in relazione agli elementi ed alle informazioni eventualmente forniti dal contribuente”.

Peraltro, già la circolare Min. Finanze n. 23 del 29/09/1988 ha precisato che la prevista “rigida” procedura, ai fini di evitare le presunzioni di avvenuta cessioni delle merci mancanti in magazzino, non si applica nei casi di cali naturali, di sfridi usuali, di distruzione ricorrenti per alterazione naturale del prodotto, nonché nell’ipotesi di trasformazione delle merci in beni residuali che rientri nell’attività propria dell'impresa.

Tesi poi avallata dalla successiva circolare n. 193/E del 23/07/1998, secondo cui “Rimangono, pertanto, sottratte alla procedura in rassegna tutte quelle distruzioni non dipendenti dalla volontà dell’imprenditore e dall’eccezionalità dell'operazione, ma normalmente connesse a situazioni ricorrenti, quali sfridi, cali naturali, alterazione o superamento del prodotto per le quali permangono le specifiche procedure autorizzate con la prassi precedente”.

La “normalità” delle differenze inventariali

La suddetta circolare n. 31/2006, manifesta un logico orientamento dell’Amministrazione finanziaria al problema delle differenze inventariali: La loro emersione viene considerata fatto “normale” nell'attività di impresa. L'Agenzia delle Entrate, non valuta più il fenomeno delle differenze inventariali quale fenomeno sintomatico di evasione, ma quale fenomeno fisiologico della ordinaria dinamica gestionale, ammette, quindi, che la differenza tra le rimanenze contabili e le rimanenze reali del magazzino possa conseguire ad eventi ordinari e non necessariamente a fenomeni elusivi.

Viene riconosciuto che, nella gestione ordinaria di un’attività, vi possano essere delle perdite che non necessariamente nascondono ricavi in nero e si consente al contribuente di dimostrare l’adozione di meccanismi idonei adatti a limitare quanto più possibile il fenomeno.

In particolare, si consente di produrre:

- Verbali di ricognizione con i quali si procede ad un riscontro continuo e periodico delle differenze inventariali;

- elementi in merito alle misure di sicurezza adottate per il contenimento di furti che comportino una perdita involontaria dei beni;

- elementi che attestino la propensione e la tendenza dell’azienda a migliorare i propri processi interni al fine di ridurre e limitare il più possibile i fenomeni che portano alla formazione di differenze inventariali, le quali non hanno una rilevanza solo fiscale, ma anche e significativamente un impatto importante sulla gestione economica e finanziaria della stessa azienda.

La dimostrazione di tali elementi consente al contribuente di escludere a monte la stessa operatività delle presunzioni in esame.

Sono state così chiarite le possibili distonie della precedente prassi operativa dell’Amministrazione finanziaria, ciò nonostante lo stesso D.P.R. n. 441/1997 consentisse un diverso approccio.

L’art. 5 D.P.R. n. 441/1997 invitava, infatti, il Ministero delle Finanze a stabilire, per specifici beni soggetti a cali e sfridi, le percentuali di cali naturali e di sfridi usuali consentite per superare le presunzioni di cui allo stesso decreto.

Alla mancata attuazione di tali decreti avevano, solo parzialmente, sopperito gli Uffici sottraendo dal regime delle differenze inventariali:

- Le operazioni di distruzione assimilabili ai cali naturali che si verificano nel tempo per effetto di fenomeni chimici, fisici o biologici;

- i cali e le perdite avvenuti nella fase della produzione o dello stoccaggio o nella commercializzazione;

- le distruzioni che riguardano prodotti non più commercializzabili, perché alterati o scaduti, prodotti dalla stessa impresa.

Adesso, con le ultime interpretazioni in materia, oltre tali tipi di perdite già escluse dal regime delle presunzioni, vanno ad aggiungersi le differenze derivanti da fatti naturali o ordinari nella gestione, purché adeguatamente monitorati e provati dal contribuente.

Distruzione a causa di eventi volontari

Riguardo, invece, l’ipotesi di distruzione, la citata circolare n. 193/1998 afferma che i contribuenti, che necessitano di avviare a distruzione i propri beni, devono provvedere inizialmente (almeno 30 gg. prima), all’invio di una comunicazione agli Uffici delle Entrate e ai Comandi della Guardia di Finanza, al fine di consentire ai suddetti uffici di assicurare l’effettiva presenza dei funzionari alle operazioni.

La comunicazione deve contenere: il luogo, la data e l’ora in cui verranno poste in essere le operazioni, le modalità di distruzione o di trasformazione; la natura, qualità e quantità dei beni; l’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni da dist