Novità fiscali del 14 settembre 2012: entro un anno la riduzione dei tribunali

Pubblicato il 14 settembre 2012



eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto; amministrazione finanziaria: trasferimento uffici Dipartimento delle Finanze; Agenzia del territorio: trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità - sanzioni; il diritto alla detrazione Iva non può essere negato al destinatario; beni concessi in godimento a soci o familiari: questioni applicative; regime fiscale del margine solo previa verifica dei requisiti; tribunali: riduzione entro un anno; credito esposto in dichiarazione: rimborso Iva prescritto in 10 anni; Fisco: on-line la guida al risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012; aggiornate le procedure di controllo dei vari Modello Unico 2012, per gli enti risolto il problema con gli studi di settore

 

 

Indice:

1) Eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto

2) Amministrazione finanziaria: trasferimento uffici Dipartimento delle Finanze

3) Agenzia del territorio: trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità - sanzioni

4) Il diritto alla detrazione Iva non può essere negato al destinatario

5) Beni concessi in godimento a soci o familiari: questioni applicative

6) Regime fiscale del margine solo previa verifica dei requisiti

7) Tribunali: riduzione entro un anno

8) Credito esposto in dichiarazione: rimborso Iva prescritto in 10 anni

9) Fisco: on-line la guida al risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012

10) Aggiornate le procedure di controllo dei vari Modello Unico 2012, per gli enti risolto il problema con gli studi di settore

 

 

1) Eliminazione delle merci in magazzino per avvenuto superamento del prodotto

Ai fini dell’Iva, ove risulti che le giacenze effettive sono inferiori a quelle contabili, è consentito agli Uffici finanziari considerare ceduti, senza pagamento di tale imposta, i beni mancanti (art. 1 comma 1, D.P.R. 10 novembre 1997, n. 441).

Tuttavia, con la circolare n. 31/E del 2 ottobre 2006, l’Agenzia delle Entrate è tornata sul fenomeno delle differenze inventariali, chiarendo che “le differenze inventariali non necessariamente sono riconducibili a fenomeni di evasione di imposta, ma si generano anche in modo fisiologico in relazione alla ordinaria dinamica gestionale di un magazzino”, “conseguentemente, se nel corso del controllo dovessero riscontrarsi le rettifiche contabili sopra descritte, sarà cura del verificatore non limitarsi alla ripresa a tassazione sic et simpliciter degli importi corrispondenti al valore delle predette differenze, ma esaminare il processo di formazione delle stesse e la loro natura fisiologica o patologica in relazione all’attività in concreto svolta dall’impresa e in relazione agli elementi ed alle informazioni eventualmente forniti dal contribuente”.

Peraltro, già la circolare Min. Finanze n. 23 del 29/09/1988 ha precisato che la prevista “rigida” procedura, ai fini di evitare le presunzioni di avvenuta cessioni delle merci mancanti in magazzino, non si applica nei casi di cali naturali, di sfridi usuali, di distruzione ricorrenti per alterazione naturale del prodotto, nonché nell’ipotesi di trasformazione delle merci in beni residuali che rientri nell’attività propria dell'impresa.

Tesi poi avallata dalla successiva circolare n. 193/E del 23/07/1998, secondo cui “Rimangono, pertanto, sottratte alla procedura in rassegna tutte quelle distruzioni non dipendenti dalla volontà dell’imprenditore e dall’eccezionalità dell'operazione, ma normalmente connesse a situazioni ricorrenti, quali sfridi, cali naturali, alterazione o superamento del prodotto per le quali permangono le specifiche procedure autorizzate con la prassi precedente”.

La “normalità” delle differenze inventariali

La suddetta circolare n. 31/2006, manifesta un logico orientamento dell’Amministrazione finanziaria al problema delle differenze inventariali: La loro emersione viene considerata fatto “normale” nell'attività di impresa. L'Agenzia delle Entrate, non valuta più il fenomeno delle differenze inventariali quale fenomeno sintomatico di evasione, ma quale fenomeno fisiologico della ordinaria dinamica gestionale, ammette, quindi, che la differenza tra le rimanenze contabili e le rimanenze reali del magazzino possa conseguire ad eventi ordinari e non necessariamente a fenomeni elusivi.

Viene riconosciuto che, nella gestione ordinaria di un’attività, vi possano essere delle perdite che non necessariamente nascondono ricavi in nero e si consente al contribuente di dimostrare l’adozione di meccanismi idonei adatti a limitare quanto più possibile il fenomeno.

In particolare, si consente di produrre:

- Verbali di ricognizione con i quali si procede ad un riscontro continuo e periodico delle differenze inventariali;

- elementi in merito alle misure di sicurezza adottate per il contenimento di furti che comportino una perdita involontaria dei beni;

- elementi che attestino la propensione e la tendenza dell’azienda a migliorare i propri processi interni al fine di ridurre e limitare il più possibile i fenomeni che portano alla formazione di differenze inventariali, le quali non hanno una rilevanza solo fiscale, ma anche e significativamente un impatto importante sulla gestione economica e finanziaria della stessa azienda.

La dimostrazione di tali elementi consente al contribuente di escludere a monte la stessa operatività delle presunzioni in esame.

Sono state così chiarite le possibili distonie della precedente prassi operativa dell’Amministrazione finanziaria, ciò nonostante lo stesso D.P.R. n. 441/1997 consentisse un diverso approccio.

L’art. 5 D.P.R. n. 441/1997 invitava, infatti, il Ministero delle Finanze a stabilire, per specifici beni soggetti a cali e sfridi, le percentuali di cali naturali e di sfridi usuali consentite per superare le presunzioni di cui allo stesso decreto.

Alla mancata attuazione di tali decreti avevano, solo parzialmente, sopperito gli Uffici sottraendo dal regime delle differenze inventariali:

- Le operazioni di distruzione assimilabili ai cali naturali che si verificano nel tempo per effetto di fenomeni chimici, fisici o biologici;

- i cali e le perdite avvenuti nella fase della produzione o dello stoccaggio o nella commercializzazione;

- le distruzioni che riguardano prodotti non più commercializzabili, perché alterati o scaduti, prodotti dalla stessa impresa.

Adesso, con le ultime interpretazioni in materia, oltre tali tipi di perdite già escluse dal regime delle presunzioni, vanno ad aggiungersi le differenze derivanti da fatti naturali o ordinari nella gestione, purché adeguatamente monitorati e provati dal contribuente.

Distruzione a causa di eventi volontari

Riguardo, invece, l’ipotesi di distruzione, la citata circolare n. 193/1998 afferma che i contribuenti, che necessitano di avviare a distruzione i propri beni, devono provvedere inizialmente (almeno 30 gg. prima), all’invio di una comunicazione agli Uffici delle Entrate e ai Comandi della Guardia di Finanza, al fine di consentire ai suddetti uffici di assicurare l’effettiva presenza dei funzionari alle operazioni.

La comunicazione deve contenere: il luogo, la data e l’ora in cui verranno poste in essere le operazioni, le modalità di distruzione o di trasformazione; la natura, qualità e quantità dei beni; l’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni da distruggere o trasformare, nonché il valore ottenibile dalla distruzione o trasformazione; successivamente, alla redazione di apposito verbale compilato dai funzionari dell'Amministrazione finanziaria, dagli ufficiali di polizia tributaria o dai notai che hanno presenziato alle operazioni ovvero alla redazione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15.

Da tale verbale o dichiarazione di atto notorio devono risultare: data, ora e luogo in cui avvengono le operazioni, nonché natura, quantità, qualità e ammontare del costo dei beni distrutti o trasformati;  infine, alla compilazione obbligatoria del documento di trasporto di cui al D.P.R. 14 agosto 1996, n. 472 progressivamente numerato dall'emittente, quando si provveda alla movimentazione dei beni che si ottengono dalla distruzione o dalla trasformazione.

 

 

2) Amministrazione finanziaria: trasferimento uffici Dipartimento delle Finanze

E’ stato completato il trasferimento nella nuova sede di Via dei Normanni 5 degli uffici I, II, III e IV alle dirette dipendenze del Direttore Generale e delle Direzioni Legislazione tributaria, Studi e ricerche economico-fiscali e Relazioni internazionali.

Il nuovo numero di centralino è: 069383061.

Nell’organigramma sono disponibili i numeri telefonici delle segreterie delle Direzioni del Dipartimento e dei relativi dirigenti.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, nota del 13 settembre 2012)

 

3) Trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità: profili sanzionatori

Non è sanzionabile la trascrizione nei Registri immobiliari dell’accettazione tacita dell’eredità se richiesta oltre i 30 giorni dalla data dell’atto notarile che rende possibile la pubblicità dell’evento da cui discende l’acquisto tacito della qualità dell’erede.

L’argomento a supporto di questa affermazione è che l’accettazione tacita non è operata sulla base di una dichiarazione espressa del chiamato all’eredità in un atto con le forme appropriate per essere trascritto nei Registri immobiliari né è necessariamente correlata a un atto trascrivibile potendo consistere in un comportamento.

E’ stata pubblicata il 12 settembre 2012 la circolare n. 3/T del 2012 della Direzione centrale Pubblicità immobiliare e affari legali, con cui l’Agenzia del Territorio ha fornito chiarimenti in merito all’applicabilità delle sanzioni previste dall’art. 9 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 347 alle formalità di trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità.

La circolare, dopo aver inquadrato l’istituto sotto il profilo civilistico e ricordato che per i pubblici ufficiali che hanno ricevuto o autenticato un atto “soggetto a trascrizione” vi è l’obbligo di curare la relativa pubblicità immobiliare, opera un preciso distinguo tra le ipotesi di accettazione espressa e quelle di accettazione tacita.

Nel caso in cui l’accettazione dell’eredità consegua ad una espressa dichiarazione di volontà in tal senso – anche derivante dall’assunzione del titolo di erede - contenuta in un atto pubblico o in una scrittura autenticata, viene confermata l’applicabilità delle sanzioni previste dal citato art. 9 del D. Lgs. n. 347 del 1990.

Con riferimento, invece, all’ipotesi di accettazione tacita, la circolare parte dalla

considerazione che può configurarsi tale accettazione non solo in presenza di atti di disposizione, ma anche in virtù di comportamenti che presuppongono necessariamente la volontà di accettare. Il documento di prassi evidenzia, quindi, che l’atto con forma qualificata, dal quale desumere l’esistenza di tale volontà, non è, in sé, atto - di accettazione - soggetto a trascrizione, ma il veicolo documentale che consente di curare la relativa pubblicità immobiliare.

La circolare conclude, pertanto, che l’eventuale richiesta di trascrizione effettuata oltre il termine di trenta giorni dalla data dell’atto da cui può essere desunta, non risulta suscettibile di configurare una violazione tributaria sanzionabile.

 

4) Il diritto alla detrazione Iva non può essere negato al destinatario

Secondo la Corte di giustizia UE, nel procedimento C-324/11, l’eventuale inadempienza del produttore di servizi (emittente) sull’obbligo di dichiarare l’inizio della sua attività imponibile, non può condizionare il diritto alla detrazione spettante al destinatario dei servizi, riguardo l’Iva pagata.

Pertanto, il destinatario beneficia del diritto alla detrazione anche nel caso in cui il prestatore di servizi (emittente) sia un soggetto passivo non registrato ai fini Iva, sempre che le fatture contengano le informazioni necessarie alla identificazione della persona che le ha emesse e della natura di tali servizi.

La corte di Giustizia ha, infatti, esaminato la questione che riguarda l’interpretazione della direttiva UE 112 del 2006 e il principio di neutralità fiscale.

L’art. 168 della direttiva 2006/112 prevede che il soggetto passivo sia legittimato, nello Stato in cui effettua tali operazioni, e nella misura in cui i beni siano impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, a detrarre dall’importo dell’imposta di cui sia debitore.

Ciò in relazione all’IVA dovuta o assolta in tali Stati membri per i beni che gli sono stati o saranno ceduti e per i servizi resi o che saranno resi da altro soggetto passivo.

La Corte UE ha dovuto verificare se la direttiva 2006/112 e il principio di neutralità fiscale debbano essere interpretati nel senso che impediscono all’Amministrazione finanziaria di negare a un soggetto passivo il diritto di detrarre l’IVA dovuta o assolta per i servizi ad esso forniti sulla base del fatto che la licenza di imprenditore individuale dell’emittente la fattura sia stata revocata prima che quest’ultimo abbia fornito i servizi o emesso la corrispondente fattura.

In base ad un consolidato orientamento giurisprudenziale, il diritto spettante ai soggetti, di detrarre dall’Iva di cui sono debitori, l’IVA dovuta o assolta per i beni da essi acquistati e per i servizi da essi dovuti a monte, costituisce un principio fondamentale dell’IVA.

Dunque, il diritto alla detrazione disciplinato dalla direttiva 2006/112 costituisce parte integrante dei meccanismi Iva e non può essere in linea di principio soggetto a limitazioni.

 

5) Beni concessi in godimento a soci o familiari: questioni applicative

Per contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati, il Legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento apposite disposizioni (art. 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito in Legge 14 settembre 2011, n. 148).

Un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 13 marzo 2012 ha poi prorogato al 15 ottobre 2012 il termine per l’invio della prima comunicazione dei beni ai soci relativamente al periodo 2011.

In particolare, il Legislatore ha disciplinato fiscalmente la suddetta fattispecie prevedendo, per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali, la tassazione di un reddito diverso determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento e per il soggetto concedente i beni in godimento, l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti.

Tale fattispecie si differenzia dall’autoconsumo familiare, dall’assegnazione dei beni a soci, nonché dalla destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, in quanto, diversamente dai casi sopra richiamati, la disposizione riguarda beni che non fuoriescono dal regime di impresa.

Al fine di monitorare tali fattispecie è stato, inoltre, introdotto l’obbligo, per i soggetti interessati, di comunicare i dati relativi ai beni dell’impresa concessi o ricevuti in godimento.

In tale contesto, si è inserita la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 24/E del giugno 2012, recante chiarimenti su talune questioni.

Riguardo l’ambito soggettivo, destinatari delle disposizioni introdotte sono, pertanto, sia i soggetti che concedono in godimento i beni (concedenti), sia quelli che li ricevono (utilizzatori).

In particolare, gli utilizzatori che rientrano nell’ambito applicativo della norma sono i soggetti che beneficiano dei beni relativi all’impresa nella propria sfera privata.

In particolare, sono interessati sia i soci e familiari, sia l’imprenditore individuale e familiari.

Sono interessati anche gli enti privati di tipo associativo limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale.

Riguardo l’ambito oggettivo rientrano i beni strumentali, i beni-merce e gli immobili-patrimonio.

In particolare, per l’imprenditore individuale, si considerano relativi all’impresa, quelli di cui all’art. 65 del TUIR, vale a dire i beni indicati nell’inventario.

Per le società, sia di persone sia di capitali, tutti i beni ad esse appartenenti.

Per le società di fatto assumono, invece, rilevanza i beni-merce e i beni strumentali, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci ed utilizzati esclusivamente come strumentali per l’esercizio dell’impresa.

Si tratta di tutti i beni di cui l’impresa ha conseguito la disponibilità, posseduti in proprietà o in base ad un diritto reale ovvero detenuti in locazione, anche finanziaria, noleggiati o ricevuti in comodato.

Sono esclusi dalla disciplina tutti i beni che hanno un valore non superiore a tremila euro al netto dell’Iva applicata.

Sono, inoltre, esclusi dall’ambito oggettivo di applicazione i beni di società e di enti privati di tipo associativo che svolgono attività commerciale, residenti o non residenti, concessi in godimento a enti non commerciali soci che utilizzano gli stessi beni per fini esclusivamente istituzionali.

Si considerano, altresì, esclusi dalla norma gli alloggi delle società cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai propri soci, atteso che lo scopo mutualistico di tali cooperative consiste proprio nell’assegnare in godimento ai soci le abitazioni a condizioni migliori di quelle del libero mercato.

 

 

6) Regime fiscale del margine solo previa verifica dei requisiti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15219 del 12 settembre 2012, ha stabilito che il regime fiscale del margine non si applica al rivenditore nazionale di auto usate se non verifica anticipatamente che il fornitore straniero abbia i requisiti per accedere al beneficio fiscale.

Dunque, nell’ambito delle operazioni intracomunitarie, il rivenditore nazionale di auto usate non fruisce del regime fiscale del margine se non verifica anticipatamente che il fornitore straniero abbia i requisiti per accedere al beneficio fiscale.

La Suprema Corte con tale decisione ha confermato l’accertamento della maggiore Iva e, quindi, la decisione della Commissione Tributaria Regionale perché il rivenditore italiano non aveva fornito la prova che i precedenti intestatari dei veicoli non avessero utilizzato le auto come beni strumentali dell’attività fruendo della relativa detrazione Iva.

 

7) Tribunali: riduzione entro un anno

Con la pubblicazione sulla G.U. n. 213 del 12 settembre 2012, viene fissato in dodici mesi il termine, decorso il quale diventano efficaci le disposizioni sulla riduzione degli uffici giudiziari ordinari, sulle ricadute di soppressioni e accorpamenti sui magistrati e personale amministrativo e personale di polizia giudiziaria.

Oltre alla soppressione di circa 220 sedi distaccate di tribunale, si provve altresì alla ridistribuzione sul territorio del personale amministrativo e dei magistrati restanti, per i quali non sono previsti né esuberi né messa in mobilità.

 

8) Credito esposto in dichiarazione: rimborso Iva prescritto in 10 anni

L’istanza di rimborso Iva presentata nella dichiarazione dei redditi è soggetta alla prescrizione decennale e non biennale anche se il contribuente ha solo esposto il credito in dichiarazione senza presentare istanza nell’apposito modello.

Dunque, secondo la Corte Cassazione, con la sentenza n. 15229 del 2012, si prescrive in dieci anni l’istanza di rimborso Iva presentata nella dichiarazione dei redditi. E non in due anni. Ciò, anche se il contribuente ha solo esposto il credito in dichiarazione senza presentare l'istanza con l’apposito modello.

I giudici supremi hanno respinto il ricorso del fisco sostenendo che va tenuta distinta la domanda di rimborso del credito d’imposta maturato dal contribuente, da considerarsi presentata con presentazione della dichiarazione annuale, rispetto alla presentazione del modello di rimborso che costituisce solo un presupposto per l’esigibilità del credito

 

9) Fisco: on-line la guida al risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012

Agenzia delle Entrate: Pubblicata sul proprio sito la guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico aggiornata al 13 settembre 2012.

Nella guida sono descritti i vari tipi di intervento per i quali si può fruire della detrazione del 55% e gli adempimenti necessari per ottenerla.

La detrazione fiscale del 55% è stata prorogata al 30 giugno 2013 dal Decreto Legge n. 83/2012 (convertito dalla legge n. 134 del 7 agosto 2012).

Dal 1° luglio 2013 l’agevolazione sarà invece sostituita con la detrazione fiscale del 36% prevista per le spese di ristrutturazioni edilizie che, dal 2012, non ha più scadenza.

Grazie, infatti, all’introduzione nel Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 917/1986) dell’art. 16-bis (Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici), l’agevolazione del 36% è stata resa strutturale e definitiva.

Le disposizioni che regolano la materia dei benefici fiscali per il risparmio energetico sono state più volte modificate e, di conseguenza, negli ultimi anni sono cambiate anche le procedure da seguire per poterne usufruire.

Per esempio:

- è stato previsto l’obbligo di inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, quando i lavori proseguono oltre un periodo d’imposta;

- è stato modificato il numero di rate annuali in cui deve essere ripartita la detrazione;

- è stata sostituita la tabella dei valori limite della trasmittanza termica;

- è stato previsto l’esonero della presentazione dell’attestato di certificazione (o qualificazione) energetica per la sostituzione di finestre, per l’installazione dei pannelli solari e per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;

- è stata ridotta (dal 10% al 4%) la percentuale della ritenuta d’acconto sui bonifici che banche e Poste hanno l’obbligo di operare;

- dal 2012, la detrazione è stata estesa alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria;

- è stato eliminato l’obbligo di indicare il costo della manodopera, in maniera distinta, nella fattura emessa dall’impresa che esegue i lavori.

 

10) Aggiornate le procedure di controllo dei vari Modello Unico 2012, per gli enti risolto il problema con gli studi di settore

Riguardo il Modello Unico ENC 2012, relativo al reddito degli enti non commerciali, è stato reso possibile l’invio telematico sia pure in presenza delle cause di esclusione degli studi di settore.

E’ stata, infatti, ricondotta ad un semplice warning la segnalazione relativa all’assenza di studi di settore nel caso di mancata impostazione delle caselle relative alle cause di esclusione ed inapplicabilità nei quadri RE, RF e RG.

Ciò con la versione software: 1.4.6 del 13/09/2012.

Le procedure di controllo consentono di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione e nei relativi allegati e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche e dalla circolare dei controlli.

Aggiornamenti

I motivi di ripubblicazione sono stati i seguenti:

Modello Unico PF versione 1.1.3 del 13/09/2012

E’ stato aggiornato il controllo relativo al campo “Categoria” della sezione “Canone RAI” per consentirne la mancata indicazione in caso di codice ‘1’ (Abbonamento speciale radio).

E’ stato aggiornato il controllo relativo al rigo RX19 per non consentire la richiesta a rimborso di importi inferiori a 13 euro.

Modello Unico SP versione 1.0.4 del 13/09/2012

E’ stato aggiornato il controllo relativo al campo “Categoria” della sezione “Canone RAI” per consentirne la mancata indicazione in caso di codice ‘1’ (Abbonamento speciale radio).

E’ stato aggiornato il controllo relativo ai righi RF1 e RG1 in caso di presenza della casella “Esclusione compilazione INE”.

Sono stati aggiornati alcuni controlli relativi alle sezioni XX e XXIV del quadro RU

Modello Unico SC versione 1.0.4 del 13/09/2012

E’ stato aggiornato il controllo relativo al campo “Categoria” della sezione “Canone RAI” per consentirne la mancata indicazione in caso di codice ‘1’ (Abbonamento speciale radio).

E’ stato aggiornato il controllo relativo al Risultato della gestione compensabile dei righi RH1, RH2 e RH3 del quadro RH.

E’ stato aggiornato il controllo relativo alla presenza della sezione XI-A del quadro RQ.

E’ stato aggiornato il controllo relativo all’Eccedenza riportabile nel quadro RQ della sezione relativa alla deduzione ACE presente nel quadro RS.

E’ stato aggiornato il controllo relativo al rigo RF1 in caso di presenza della casella “Esclusione compilazione INE”.

Sono stati aggiornati alcuni controlli relativi alle sezioni XX e XXIV del quadro RU.

E’ stato aggiornato il controllo relativo all’imputazione del reddito nel quadro TN - Sezione VII.

E’ stato aggiornato il controllo di coerenza tra il campo GN36 ed il campo RF120.

Modello Unico ENC versione 1.0.4 del 13/09/2012

E’ stato aggiornato il controllo relativo al campo “Categoria” della sezione “Canone RAI” per consentirne la mancata indicazione in caso di codice ‘1’ (Abbonamento speciale radio).

E’ stata ricondotta ad un semplice warning la segnalazione relativa all’assenza di studi di settore nel caso di mancata impostazione delle caselle relative alle cause di esclusione ed inapplicabilità nei quadri RE, RF e RG.

Modello Consolidato Nazionale e Mondiale versione 1.0.1 del 13/09/2012

Quadro NX - E’ stato aggiornato il controllo relativo al rigo NX28 in caso di presenza di più moduli.

Quadro CS – E’ stato aggiornato il controllo della rateazione degli Oneri per risparmio energetico nel caso in cui le spese siano state sostenute nel 2008.

 

Vincenzo D’Andò