Novità fiscali del 30 agosto 2012: l’autoconsumo degli immobili é esente IVA

Pubblicato il 30 agosto 2012

le novità nel PVC richiedono la motivazione rafforzata da parte del fisco; i calcoli errati rendono nullo il ravvedimento operoso; immobili: l’autoconsumo é esente IVA; Commercialisti: il tirocinio è breve; immobili rurali: scadrà il prossimo 1 ottobre il termine per le autocertificazioni; nuova società a responsabilità limitata semplificata: attenzione, non sono previste semplificazioni ai fini contabili e fiscali

 

 

 

 

Indice:

1) Le novità nel PVC richiedono la motivazione rafforzata da parte del fisco

2) I calcoli errati rendono nullo il ravvedimento operoso

3) Immobili: l’autoconsumo é esente IVA

4) Commercialisti: il tirocinio è breve

5) Immobili rurali: scadrà il prossimo 1 ottobre il termine per le autocertificazioni

6) Nuova società a responsabilità limitata semplificata: attenzione, non sono previste semplificazioni ai fini contabili e fiscali

 

 

 

 

1) Le novità nel PVC richiedono la motivazione rafforzata da parte del fisco

 

PVC: L’ufficio del fisco deve redigere la motivazione rafforzata quando le informazioni fornite dal contribuente contengono elementi dotati del carattere di “novità”.

 

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 84/2012, si è occupata della querelle degli oneri motivazionali che l’ufficio tributario deve assolvere nell’atto impositivo, quando questi deriva da un processo verbale di constatazione e il contribuente si sia avvalso della facoltà prevista dall’ultimo comma dell’art. 12 dello Statuto del contribuente, presentando osservazioni difensive in relazione ai rilievi mossi nello stesso verbale di constatazione.

 

Rispetto ad altre pronunce di merito della stessa specie, la neo decisione giurisprudenziale consente di potere fare alcune riflessioni riguardo la “qualità” delle osservazioni presentate dal contribuente e alla ricaduta che il loro contenuto può avere sugli oneri motivazionali degli uffici tributari.

 

Di rilievo è anche l’affermazione di un importante principio sull’onere probatorio: Il contribuente che, in sede contenziosa, intenda eccepire il difetto di motivazione dell’atto impositivo che non espliciti l’esito del procedimento (istruttorio) di valutazione delle osservazioni, deve provare di aver fornito all’Amministrazione informazioni ed elementi dotati di “novità” rispetto alle risultanze istruttorie cristallizzate nel verbale di constatazione.

 

Difatti, il comma 7, art. 12, dello Statuto (legge 212/2000) attribuisce al contribuente il diritto di muovere rilievi o formulare osservazioni difensive in merito alle contestazioni contenute nel processo verbale che i funzionari redigono al termine delle operazioni ispettive.

 

Nel caso di specie esaminato dalla Ctp di Milano, gli atti impositivi impugnati sono scaturiti da un processo verbale redatto dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate a seguito di una verifica fiscale condotta nei confronti di una S.p.A. in regime di consolidato.

 

Contro tali atti la società ha opposto distinti ricorsi, nei quali, tra l’altro, ha eccepito la violazione dell’art. 12, comma 7, dello Statuto del contribuente e la conseguente violazione dell’art. 42 del Dpr 600/1973, dal momento che l’ufficio, nella parte motiva degli avvisi di accertamento, non aveva specificamente indicato le ragioni della reiezione delle deduzioni difensive presentate dal contribuente in ordine ai rilievi contenuti nel verbale di constatazione.

 

Ha, quindi, chiesto, in via pregiudiziale, l’annullamento degli atti per carenza di motivazione.

 

Dal canto suo, l’Ufficio del fisco ha rilevato che le osservazioni della ricorrente erano state opportunamente valutate, così come stabilito dall’ultimo comma dell’articolo 12, e che la citata disposizione non prescrive che

 

l’Amministrazione finanziaria sia tenuta, altresì, a “motivare” il rigetto delle stesse all’interno dell’avviso di accertamento.

 

Secondo la Ctp, l’ufficio ha sì l’onere di valutare le deduzioni difensive, ma se esse non forniscono elementi ulteriori, dotati del carattere di novità, lo stesso ufficio non è tenuto a esplicitare, nella motivazione dell’atto, le ragioni per cui tali allegazioni sono state ritenute non valorizzabili.

 

La motivazione dell’atto deve essere, quindi, “rafforzata” unicamente nel caso in cui il contribuente introduca (nella fase istruttoria che segue alla verifica) prove, eccezioni o altri elementi di giudizio “nuovi”, cioè ulteriori o integrativi, rispetto a quelli già raccolti in sede ispettiva.

 

 

 

2) I calcoli errati rendono nullo il ravvedimento operoso

 

Ai fini del perfezionamento dell’istituto del ravvedimento operoso previsto dalle norme tributarie, i calcoli di quanto dovuto e i relativi versamenti devono essere perfetti, anche quelli degli interessi.

 

La Corte di Cassazione ha stabilito, con la sentenza 14298 del 2012, che è nullo il ravvedimento operoso Iva se il contribuente versa qualche euro in meno di interessi in quanto, in questo caso, non opera il principio di buona fede tra Amministrazione finanziaria e cittadino sancito dalla Statuto del contribuente.

 

Nel caso di specie, una società ha effettuato il ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del Dlgs 472/1997, a fronte di un omesso versamento Iva, versando meno interessi di quanto, invece, previsto, tant’è che la validità della particolare definizione è stata negata dal competente ente impositore, con la conseguenza che al contribuente é stato richiesto il pagamento dell’intero importo delle sanzioni, in pratica nella misura del 30%, oltre a