Decreto per la crescita: le norme di natura fiscale e lavoristica di interesse per il settore delle costruzioni

di Massimo Pipino

Pubblicato il 8 agosto 2012



il Decreto per la crescita appena approvato contiene alcune misure di favore per contrastare la crisi del settore edile: il nuovo bonus ristrutturazioni, il ritorno dell'applicazione dell'IVA sulle costruzioni, la defiscalizzazione del finanziamento alle imprese...

Integrazione della disciplina relativa all’emissione di obbligazioni e di titoli di debito da parte delle società di progetto – project bond (Articolo 1)

La norma prevede un regime fiscale agevolato per gli interessi derivanti dalle obbligazioni che sono emesse dalle società di progetto per finanziare gli investimenti in infrastrutture o nei servizi di pubblica utilità (project bond). Tale agevolazione, che sarà applicata alle obbligazioni emesse nei tre anni successivi al 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto in esame), consiste in una tassazione sostitutiva con aliquota al 12,5 per cento, analoga, quindi, a quella applicata ai titoli emessi dallo Stato. Con la medesima decorrenza, viene specularmente riconosciuta, per le società emittenti (società di progetto e società titolari degli altri contratti di parternariato pubblico-privato), la piena deducibilità dalle imposte sul reddito degli interessi passivi derivanti dai titoli che sono da queste emessi.

Un’ulteriore agevolazione è prevista, poi, relativamente alle garanzie connesse all’emissione di tali obbligazioni e titoli di debito, per le quali le imposte di Registro e le Ipocatastali sono applicate nella misura fissa di 168 euro ciascuna (per un totale pari a 504 euro complessivi). In questo modo si vuole incentivare l’utilizzo di tale strumento per il finanziamento delle infrastrutture nel più generale contesto europeo che prevede lo sviluppo di forme analoghe di finanziamento delle infrastrutture pubbliche attraverso un maggiore coinvolgimento di capitale privato. In particolare, con la recente iniziativa “Project bond 2020”, la Commissione europea sta orientando gli investitori istituzionali verso il finanziamento a lungo termine di progetti infrastrutturali rilevanti nei settori del trasporto, dell’energia e della banda larga attraverso l’emissione di obbligazioni da parte delle società di progetto per finanziare i relativi progetti infrastrutturali con un sistema di garanzie della BEI. La disciplina di tali strumenti è stata oggetto di modifica con l’articolo 41 del D.L. n. 1 del 2012 (cd. “liberalizzazioni”) che, intervenendo sull’articolo 157 del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 163/2006), ha consentito alle società di progetto e alle società titolari di un contratto di parternariato pubblico-privato di emettere obbligazioni, anche in deroga ai limiti previsti dal Codice civile (vedi nota), con lo scopo di realizzare una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilità.

I project bond dovranno essere sottoscritti da investitori qualificati (banche, società di gestione del risparmio, Sicav, fondi pensione, imprese di assicurazione, fondazioni bancarie). Tali obbligazioni possono essere garantite, sino all’avvio della gestione dell'infrastruttura da parte del concessionario, dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo modalità da definire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze (MEF) di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Si ritiene che lo strumento dei project bond possa contribuire allo sviluppo economico del nostro Paese e al sostegno del settore delle costruzioni, se riuscirà a raccogliere capitali privati per finanziare la realizzazione di nuove infrastrutture in grado di aumentare la dotazione infrastrutturale italiana.

Qualora, invece, fossero limitati esclusivamente al rifinanziamento di opere già realizzate e in fase di gestione, spesso affidate a soggetti che hanno ottenuto la concessione senza un confronto concorrenziale, si rivelerebbero uno strumento privo di effetti sulla competitività e sulla crescita. Un altro aspetto che è importante evidenziare è legato al taglio degli interventi che saranno finanziati. È fondamentale che i project bond vengano utilizzati non solo per poche, grandissime infrastrutture, ma anche per le numerose opere di media dimensione, delle quali il Paese ha un’assoluta necessità.

 

Disposizioni in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione (Articolo 2)

L’articolo 2 apporta modifiche alla normativa in materia di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione contenuta nella legge di stabilità 2012 (art. 18, legge n. 183 del 12 novembre 2011 - cd. “Tremonti infrastrutture”). La norma estende l‘ambito di applicazione delle misure di defiscalizzazione alla realizzazione di tutte le nuove infrastrutture in parternariato pubblico-privato. Nella sua formulazione precedente, la possibilità di prevedere agevolazioni fiscali in favore delle società di progetto era limitata alla realizzazione di specifiche opere pubbliche (stradali e autostradali, anche di carattere regionale, ferroviarie, metropolitane e portuali appartenenti alla rete strategica transeuropea di trasporto essenziale). La norma precisa che tali interventi agevolativi compensano il contributo pubblico a fondo perduto, in modo da assicurare la sostenibilità economica dell‘operazione di partenariato pubblico privato, tenuto conto delle condizioni di mercato. Viene ampliato anche il novero dei destinatari delle misure agevolative, che riguardano in generale tutti i soggetti interessati, a seconda delle diverse tipologie di contratto, e non solo le società di progetto. La norma interviene inoltre sulla disciplina della defiscalizzazione relativa alle opere portuali, sopprimendo la norma che subordinava l‘attribuzione del maggior gettito IVA registrato per la nuova opera all'andamento del gettito dell'intero sistema portuale nazionale.

 

Regime IVA delle cessioni e locazioni di immobili (Articolo 9)

La disposizione interviene complessivamente sul regime IVA delle operazioni immobiliari. In particolare, per quanto riguarda la cessione delle abitazioni da parte delle imprese edili, viene introdotto il regime di imponibilità ad “IVA su opzione” in caso di trasferimento effettuato oltre i 5 anni dall’ultimazione dei lavori e, in ogni caso, per la cessione di alloggi sociali, come individuati dal D.M. 22 aprile 2008. Complessivamente, il regime IVA delle cessioni di abitazioni (fissato dal “nuovo” articolo 10, comma 1, n. 8-bis, D.P.R. 633/1972) è il seguente:

  • imponibilità ad “IVA obbligatoria” delle cessioni di abitazioni effettuate entro i 5 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione;

  • imponibilità ad “IVA su opzione” dell’impresa costruttrice/ristrutturatrice cedente, da manifestare direttamente nel rogito, delle cessioni di abitazioni effettuate oltre i 5 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione;

  • imponibilità ad “IVA su opzione” per le cessioni di “alloggi sociali”;

  • esenzione da IVA delle cessioni di abitazioni effettuate da impresa diversa da quella che ha costruito o ristrutturato le medesime unità, salvo l’ipotesi di cessione di “alloggi sociali”.

  • In caso di esercizio dell’opzione per l’imponibilità, se acquirente è un soggetto IVA (esercente attività d’impresa, arte o professione), si applica il meccanismo del “reverse charge”, in base al quale:

 

  • il cedente fattura all’acquirente il corrispettivo di vendita dell’immobile senza addebito dell’IVA e con l’indicazione della norma che lo esenta dall’applicazione dell’imposta (articolo 17, comma 6, lettera a-bis, del D.P.R. 633/1972),

  • l’acquirente integra la fattura ricevuta, con l’indicazione dell’aliquota (10% o 21%, a seconda che si tratti o meno di “abitazioni non di lusso”) e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro dei corrispettivi (di cui all’articolo 24 del D.P.R. 633/1972), sia in quello degli acquisti (di cui all’articolo 25 del citato D.P.R. 633/1972).

 

A tal proposito, si ricorda che il meccanismo non opera mai quando acquirente è un privato persona fisica e che comunque l’adozione del “reverse charge” comporta unicamente un’inversione degli obblighi di liquidazione e versamento dell’imposta, senza incidere in alcun modo sul diritto dell’impresa cedente alla detrazione dell’IVA pagata in sede di costruzione o ristrutturazione dell’abitazione ceduta.

Sempre in tema di fabbricati abitativi, viene riscritto il regime IVA delle locazioni, che risulta il seguente (“nuovo” articolo 10, comma 1, n. 8, D.P.R. 633/1972):

  • imponibilità ad “IVA su opzione” delle locazioni di abitazioni effettuate dalle imprese costruttrici o ristrutturatrici;

  • imponibilità ad “IVA su opzione” delle locazioni di abitazioni destinate ad “alloggi sociali”, come individuati dal D.M. 22 aprile 2008;

  • esenzione da IVA delle locazioni di abitazioni in ogni altro caso.

 

Per ciò che concerne l’aliquota IVA, in entrambi i casi di imponibilità “su opzione”, viene ammessa l’applicabilità dell’aliquota ridotta al 10%.Per esigenze di coordinamento, inoltre, la medesima disposizione riscrive e semplifica anche il regime IVA applicabile alle cessioni e locazioni di fabbricati “strumentali” (ossia di quelli accatastati nella categoria A/10 e nei Gruppi B, C, D ed E). In estrema sintesi, in deroga al generale principio di esenzione da IVA, le cessioni di immobili strumentali sono imponibili al tributo:

  • in via “obbligatoria”, se effettuate entro 5 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione;

  • su opzione” in ogni altro caso.

 

Anche in tal caso, se acquirente è un soggetto IVA (esercente attività d’impresa, arte o professione), l’opzione per l’imponibilità comporta l’applicazione del meccanismo del “reverse charge”. Anche per quanto riguarda le locazioni di immobili strumentali (n. 8 dell’articolo 10, comma 1, del D.P.R. 633/1972), viene fissato il seguente regime IVA:

  • imponibilità ad “IVA su opzione” delle locazioni di fabbricati strumentali per tutte le imprese locatrici;

  • esenzione da IVA in tutti i casi in cui non venga esercitata l’opzione per l’imponibilità.

 

Il nuovo impianto normativo consente, quindi, di superare tutte le criticità derivanti dal porre in essere operazioni (cessioni e locazioni) esenti da imposta, in termini di rettifica della detrazione inizialmente operata in fase di costruzione delle abitazioni (articolo 19-bis2, D.P.R. 633/1972), nonché di incidenza sulla detraibilità generale dell’IVA (cd. “pro-rata generale”, di cui agli artt. 19 e 19-bis, del medesimo D.P.R.).

 

Incentivi alla ristrutturazione e all’efficienza energetica degli edifici (Articolo 11) Potenziamento” delle agevolazioni per le ristrutturazioni

L’articolo 11, comma 1, introduce importanti novità sulla detrazione IRPEF del 36% per la ristrutturazione degli immobili abitativi. In particolare, dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto) al 30 giugno 2013, la suddetta detrazione spetta:

  • in misura pari al 50% (al posto del 36%) delle spese sostenute e rimaste a carico del contribuente,

  • per un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 euro (al posto dei 48.000 euro) per unità immobiliare.

 

In pratica, per le spese pagate con bonifico tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013, i contribuenti possono fruire di una detrazione massima pari a 48.000 euro (anziché 17.280 euro), da ripartire obbligatoriamente in 10 anni. Per il resto, anche in questo periodo di “temporaneo potenziamento” dell’agevolazione, vengono confermate tutte le disposizioni operative già applicabili “a regime” (ivi comprese le recenti semplificazioni in ordine al venir meno dell’obbligo di preventiva comunicazione al Centro di Pescara e dell’indicazione in fattura del costo della manodopera), nonché l’ambito soggettivo e gli interventi di recupero per i quali viene riconosciuta la detrazione. I nuovi importi operano anche per la realizzazione o l’acquisto di box (o posti auto) di nuova costruzione, pertinenziali ad abitazioni, per i quali la percentuale del 50% si deve comunque applicare sui costi di costruzione attestati dall’impresa cedente, da assumere sino ad un massimo di 96.000 euro.

Diversamente, dal tenore letterale della norma, non è chiaro se i maggiori importi detraibili siano riconosciuti anche per l’acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati dalle imprese di costruzioni cedenti (vedi nota n. 2).

A tal riguardo nella seduta del 25 luglio scorso, è stato approvato alla Camera un Ordine del Giorno – n.9/5312/26 (primo firmatario On.le Margiotta) che impegna il Governo «ad assumere leopportune iniziative affinché sia definitivamente precisato, in via normativa oattraverso una specifica circolare, che i maggiori benefici fiscali introdotti daldecreto legge in commento si applicano a tutti gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all'articolo 16-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 (TUIR), ivi compreso l'acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese».

Tale precisazione appare necessaria tenuto conto che gli interventi di recupero integrale degli edifici sono perfettamente in linea con gli obiettivi del “Decreto Crescita” diretti a favorire la riqualificazione urbanistica del territorio, e non la semplice manutenzione di singoli appartamenti, già ampiamente coperta dai limiti previgenti.

Resta fermo che, a decorrere dal 1° luglio 2013, la detrazione riprenderà ad operare secondo la percentuale (36%) ed i limiti massimi di spesa (48.000) previsti a regime dall’articolo 16-bis del D.P.R. 917/1986 – TUIR.

 

Proroga della detrazione per la riqualificazione energetica

Durante l’esame parlamentare del DdL di conversione del D.L. 83/2012, è stata riscritta la norma, contenuta nel testo originario del Decreto, che, nel prorogare sino al 30 giugno 2013 la detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici, ne riduceva la quota spettante (dal 55%) al 50% delle spese sostenute. Con le modifiche approvate, è stata eliminata tale riduzione, per cui dal 1° gennaio al 30 giugno 2013, la detrazione continuerà ad operare nella misura del 55%, secondo le modalità applicative dell’agevolazione ad oggi in vigore.

 

Responsabilità solidale ai fini fiscali (Articolo 13 ter)

Il “Decreto Crescita” interviene nuovamente sul tema della responsabilità fiscale negli appalti, disciplinata dall’articolo 35, comma 28, del D.L. 223/2006 (convertito, con modificazioni, nella legge 248/2006) e già oggetto di recenti modifiche da parte del “decreto sulle semplificazioni fiscali”, che ha introdotto la responsabilità solidale del committente, imprenditore o datore di lavoro, con l’appaltatore ed eventuali subappaltatori, in relazione al versamento all’Erario delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA relativa alle fatture dei lavori effettuati. In particolare, l’articolo 13 ter, riscrivendo integralmente la disciplina, prevede, in estrema sintesi:

  • l’operatività della responsabilità solidale nei soli rapporti tra appaltatore e subappaltatore, escludendo quindi il committente. Quest’ultimo sarà assoggettato ad una sanzione amministrativa pecuniaria, di importo compreso tra 5.000 e 200.000 euro, qualora provveda ad effettuare il pagamento del corrispettivo senza chiedere l’esibizione, da parte dell’appaltatore, della documentazione idonea a dimostrare il corretto assolvimento degli obblighi fiscali sia dell’appaltatore che del subappaltatore e se, effettivamente, siano riscontrate inadempienze in capo all’appaltatore o al subappaltatore;

  • la possibilità, per l’appaltatore, di evitare la responsabilità solidale, qualora, prima di pagare il corrispettivo, acquisisca dal subappaltatore un’asseverazione, rilasciata dai CAF o dai soggetti iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro , che attesti il corretto assolvimento degli adempimenti (già scaduti) connessi al versamento dell’IVA e delle ritenute fiscali sui redditi dei lavoratori dipendenti;

  • la limitazione della responsabilità solidale all’ammontare del corrispettivo dovuto;

  • l’esclusione, dalla nuova disciplina, delle stazioni appaltanti pubbliche (di cui all’articolo 3, comma 33, del D.Lgs. 163/2006 ).

 

Come evidente, le modifiche approvate, anche se costituiscono un miglioramento della normativa vigente, non risolvono le criticità evidenziate da più parti in ordine alla disciplina sulla responsabilità solidale in materia fiscale, introdotta dalla legge 44/2012. Infatti, risulta apprezzabile:

  • l’esclusione delle committenti pubbliche dalla nuova disciplina, che avrebbe comportato un ulteriore allungamento dei tempi di pagamento dei corrispettivi, già oggi insostenibile;

  • l’intento di individuare normativamente una documentazione idonea ad escludere la responsabilità solidale, senza ricorrere a “nuovi” adempimenti e modelli di versamento tributari (quale un F24 specifico per singolo cantiere, paventato in passato dall’abrogato D.M. 25 febbraio 2008).

 

Tuttavia, è evidente il sovraccarico di costi gestionali che si ripercuotono sulle imprese, considerata l’onerosità dell’asseverazione richiesta quale esimente dalla responsabilità. Allo stesso modo, continua a permanere la problematica relativa all’estensione della responsabilità ai fini IVA, che non tiene conto del fatto che, proprio nel subappalto di lavori edili, opera il meccanismo del “reverse charge”, per cui il responsabile dell’applicazione e del versamento dell’imposta è in realtà l’appaltatore e non già il subappaltatore. In sostanza, alla luce delle modifiche apportate, che escludono la responsabilità solidale tra committente ed appaltatore, appare inapplicabile, nei rapporti tra appaltatore e subappaltatore ed in presenza di “reverse charge”, la disposizione che prevede l’asseverazione del corretto assolvimento di un adempimento che, in realtà, non spetta al

subappaltatore, ma all’appaltatore.

 

Strumenti per il finanziamento per le imprese (Articolo 32)

La norma integra e semplifica l’attuale ordinamento degli strumenti di finanziamento dell’attività d’impresa, adeguando le disposizioni del sistema nazionale a quelle europee. In particolare, viene modificata la disciplina relativa alle cambiali finanziarie, strumenti di debito a breve termine, la cui emissione potrà essere, ora, effettuata anche dalle società di capitali non quotate dipiccola e media dimensione, dalle cooperative e dalle mutue assicuratrice. La scadenza delle cambiali finanziarie è stata portata da un minimo di unmese ad un massimo di 36 mesi.

La norma definisce i requisiti per l’emissione delle cambiali finanziarie:

 

  • L’emissione deve essere assistita da uno sponsor, che affianca l’emittente nella procedura di emissione dei titoli e lo supporta nella fase di collocamento dei titoli stessi. Lo sponsor, inoltre, deve mantenere nel proprio portafoglio, fino alla naturale scadenza, una quota di titoli emessi, variabile in base al valore stesso dei titoli. Lo sponsor deve rendere nota la classificazione relativa alla qualità creditizia dell’emittente elaborata al momento dell’emissione, distinguendo almeno tra cinque categorie di qualità creditizia: ottima, buona, soddisfacente, scarsa e negativa. Tale valutazione rifletterà il livello di garanzia connessa alle cambiali finanziarie emesse: garanzia elevata, normale o bassa.

  • Per poter emettere cambiali finanziarie, l’ultimo bilancio dell’emittente deve essere certificato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili.

  • Le cambiali finanziarie devono essere emesse e girate esclusivamente in favore di investitori professionali che non siano, direttamente oindirettamente, soci della società emittente.

 

Le cambiali finanziarie possono essere emesse anche in forma dematerializzata.

 

IVA per cassa (Articolo 32 bis)

Viene incrementato il limite del volume d’affari che consente di optare per il regime cd. di “IVA per cassa”, che, al ricorrere di determinate condizioni, permette ai cedenti/prestatori di versare l’IVA solo al momento dell’effettiva riscossione dei corrispettivi contrattuali (in deroga al principio generale stabilito dall’art.6, del D.P.R. 633/1972 ).

In particolare, viene stabilito che tale meccanismo, oggi riconosciuto ai soggetti passivi d’imposta con volume d’affari non superiore a 200.000 euro, si applichi per le operazioni effettuate da soggetti passivi con volume d’affari fino a 2 mln di euro, nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione.

Con l’esercizio dell’opzione per l’“IVA per cassa”, da manifestare con specifica annotazione in fattura e sulla base di modalità da definire con apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate:

 

il cedente/prestatore

  • è obbligato al versamento dell’IVA solo al momento del ricevimento dei corrispettivi relativi ai beni ceduti o alle prestazioni rese nei confronti dei propri cessionari/committenti,

  • può detrarre l’imposta relativa agli acquisti di beni o dei servizi al momento del pagamento dei corrispettivi ai propri fornitori/prestatori;

 

il cessionario/committente

  • ha diritto alla detrazione dell’imposta dovuta al momento dell’effettuazione dell’operazione, a prescindere dall’avvenuto pagamento del relativo corrispettivo al proprio cedente/prestatore. L’IVA diventa, comunque, esigibile decorso 1 anno dall’effettuazione dell’operazione, ad eccezione dell’ipotesi in cui, prima della scadenza di tale termine, il cessionario/committente sia stato assoggettato a procedure concorsuali.

 

Dall’ambito applicativo della nuova “IVA per cassa” vengono escluse, tra l’altro, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari/committenti a cui si applica il meccanismo dell’inversione contabile (cd. reverse charge” – articolo 17, co.6, lettera a), D.P.R. 633/1972). Pertanto, l’opzione per tale regime è preclusa ai subappaltatori nel settore edile. Restano, altresì, escluse da tale meccanismo di liquidazione dell’IVA le operazioni effettuate da soggetti passivi nei confronti di privati consumatori.

Le modalità applicative della disposizione verranno stabilite con Decreto del Ministro dell’economia e finanze, da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del “Decreto Crescita”. E fino ad allora continuerà ad essere operante l’attuale regime dell’ ”IVA per cassa” (articolo 7 del D.L. 185/2008, convertito, con modificazioni, nella legge 2/2009), limitato ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che, nell’anno precedente, abbiano dichiarato (o, in caso di inizio dell’attività, prevedano di realizzare) un volume d’affari non superiore a 200.000 euro.

In ogni caso, l’estensione dell’ “IVA per cassa” deve essere valutata positivamente anche per le imprese del settore delle costruzioni, perché evita l’esposizione finanziaria di numerose imprese associate, costrette a versare l’IVA molto prima dell’incasso del corrispettivo.

 

Crisi di impresa e procedure fallimentari (Articolo 33)

L’articolo 33 contiene la disciplina di revisione della legge fallimentare al fine di favorire la continuità aziendale. Nel testo in questione sono stati accolti due importanti emendamenti proposti dalle associazioni di categoria: il primo, diretto a sottrarre all’azione revocatoria le vendite ed i preliminari di vendita aventi ad oggetto immobili ad uso non abitativo, destinati a costituire il luogo principale ove il debitore esercita attività di impresa, ed il secondo, relativo a misure di semplificazione alla disciplina delle adesioni dei creditori alla proposta di concordato.

 

Contratto di rete (Articolo 45)

La norma interviene sul contratto di rete di cui all’art. 3 del DL 5/2009 e successive modificazioni. In particolare, la norma stabilisce che nel caso di costituzione del fondo

comune, la rete acquista soggettività giuridica con l’iscrizione presso il registro delle imprese. L’attribuzione della soggettività giuridica, di fatto, risolve i dubbi in merito al regime della responsabilità delle reti d’impresa. La rete infatti, acquista la funzione di autonomo centro di imputazione dei rapporti e effetti giuridici quindi in caso di obbligazioni assunte dall’organo comune i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo comune. Ciò renderà tale strumento maggiormente attrattivo per le imprese che, in contesto di crisi come quello attuale, si mostrano sempre più interessate ad aggregarsi per aumentare la propria competitività sul mercato.

 

Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92 e misure in materia di accordi di lavoro (Articolo 46-bis)

L’articolo, introdotto durante l’iter di conversione del Decreto legge, interviene sulla legge 92/2012, la cosiddetta Legge Fornero, prevedendo, tra l’altro, le seguenti novità:

 

a) Contratto a tempo determinato - articolo 1, comma 9, lettera h)

Con riferimento alla possibilità per i contratti collettivi di prevedere, stabilendone le condizioni, la riduzione dei periodi intercorrenti tra un contratto a tempo determinato e l’altro, fino a 20 e 30 giorni nell’ambito di un determinato processo organizzativo, è stata prevista l’applicazione di tale facoltà riguarderà ora anche le attività stagionali di cui all’art. 4-bis del D.Lgs n. 368/01 e in ogni altro caso previsto dai contratti collettivi stipulati ad ogni livello dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

b) Contratto di apprendistato - articolo 1, comma 17

Con l'inserimento del comma 17-bis è stata prevista la possibilità di concludere un contratto di somministrazione a tempo indeterminato in tutti i settori produttivi, in caso di utilizzo da parte del somministratore di uno o più lavoratori assunti con contratto di apprendistato.

c) Prestazioni rese in regime di lavoro autonomo - articolo 1, comma 26, lett. a) e b)

Relativamente ai presupposti che devono sussistere per escludere la presunzione di rapporto subordinato per le prestazioni rese da titolare di partita iva, è stato previsto che la durata della collaborazione con il medesimo committente dovrà essere complessivamente superiore ad 8 mesi annui perdue anni consecutivi, in luogo dei precedenti 8 mesi nell’arco dell’anno solare. Anche con riferimento al requisito legato ai corrispettivi annui

complessivamente percepiti dal collaboratore, è stata prevista l’estensione del computo nei due anni solari consecutivi e non più nel corso del medesimo anno solare.

d) Lavoro accessorio – articolo 1, comma 32, lett. a)

Al fine dell’applicazione delle prestazioni di lavoro accessorio, è stata prevista, per l’anno 2013, la possibilità, da parte di percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, di poter svolgere tali attività in tutti i settori produttivi, enti locali compresi, nel limite massimo di 3.000 euro di corrispettivo per anno solare. L’Inps provvederà, pertanto, a sottrarre dalla contribuzione figurativa delle prestazioni di integrazione salariale, gli accrediti derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

h) Abrogazioni - articolo 2, comma 70

Ferma restando l’abrogazione, a partire dal 1°gennaio 2016, dell’articolo 3 della Legge n. 223 del 23 luglio 1991, è stato come di seguito modificato, fino a tale data, il comma 1 del medesimo articolo. Pertanto, le parole: “qualora la continuazione dell’attività non sia stata dispostao sia cessata”, sono state sostituite dalle seguenti: “quando sussistonoprospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, ancheparziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base ai parametri oggettividefiniti con decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali”.

i) Abrogazioni - articolo 2, comma 70

È stato introdotto un ulteriore articolo, il 70-bis, che statuisce, per i contratti o gli accordi collettivi di gestione di crisi aziendali con ricorso agli ammortizzatori sociali, il deposito presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, secondo le modalità indicate con apposito decreto direttoriale.

l) Diritto al lavoro dei disabili – articolo 4, comma 27, lett. a)

Ai fini della determinazione del numero dei disabili da assumere, è stata introdotta l’esclusione, dalla base di computo, anche dei lavoratori occupati con contratto di lavoro a tempo determinato di durata fino a 6 mesi.

 

Note

1) L’articolo 41 del DL n. 1/2012 consente alle società di progetto e alle società titolari di un contratto di partenariato pubblico-privato di emettere obbligazioni anche in deroga ai limiti di cui agli articoli 2412 e 2483 del codice civile. In particolare, l’articolo 2412 del codice civile impone di garantire le obbligazioni tramite ipoteca se il loro importo supera il doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili - nel caso in cui le obbligazioni siano destinate alla sottoscrizione da parte solo di investitori qualificati.

  1. L’articolo 11, comma 1, del D.L. 83/2012, infatti, riconosce espressamente i maggiori importi detraibili per gli interventi “di cui all’articolo 16-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917” e non già anche a quelli di cui al comma 3 dello stesso articolo 16-bis, relativi all’acquisto di abitazioni ristrutturate da imprese. Tuttavia, si ritiene che l’estensione potrebbe essere riconosciuta anche in tal caso, tenuto conto che il citato comma 3 rinvia alle modalità generali, previste (dal comma 1) per tutti gli interventi agevolabili.

 

9 agosto 2012

Massimo Pipino