Novità fiscali del 31 luglio 2012: boom di segnalazioni antiriciclaggio

Pubblicato il 31 luglio 2012



società in perdita sistematica: le istanze di disapplicazione presentate il 3 luglio sono valide; proroghe fiscali e contributive: al 20 agosto anche i versamenti rateali; dai controlli dell’Inps si arriva subito all’accertamento fiscale di tipo induttivo; controversie in materia di invalidità civile: circolare Inps; azione di responsabilità verso amministratori e sindaci: lo statuto sociale non può disporre limiti alle regole; diffide Inps, verifiche rinviate a settembre; part-time e contratto di lavoro a chiamata: nota dei Consulenti del lavoro; antiriciclaggio: boom di segnalazioni di operazioni sospette da parte dei notai

 

 

Indice:

1) Società in perdita sistematica: le istanze di disapplicazione presentate il 3 luglio sono valide

2) Proroghe fiscali e contributive: al 20 agosto anche i versamenti rateali

3) Dai controlli dell’Inps si arriva subito all’accertamento fiscale di tipo induttivo

4) Controversie in materia di invalidità civile: circolare Inps

5) Azione di responsabilità verso amministratori e sindaci: lo statuto sociale non può disporre limiti alle regole

6) Diffide Inps, verifiche rinviate a settembre

7) Part time e contratto di lavoro a chiamata: nota dei Consulenti del lavoro

8) Antiriciclaggio: boom di segnalazioni di operazioni sospette da parte dei notai

 

 

1) Società in perdita sistematica: le istanze di disapplicazione presentate il 3 luglio sono valide

Le istanze di disapplicazione presentate dalle società in perdita sistematica il 3 luglio 2012 sono valide.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 81/E del 27 luglio 2012 ha, infatti, chiarito che lo slittamento del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi da domenica 30 settembre all’1 ottobre 2012 incide anche sulla scadenza per presentare l’istanza d’interpello.

Pertanto, è il 3 luglio e non il 2 luglio l’ultimo giorno da considerarsi utile per l’interpello, in quanto le istanze devono essere inviate 90 giorni prima della scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.

Devono, quindi, considerarsi tempestive le istanze di interpello presentate il 3 luglio 2012 dalle società in perdita sistematica, soggette alla nuova disciplina contenuta nel D.L. n. 138/2011.

Le società in perdita sistematica, in particolare, sono disciplinate dall’art. 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del citato D.L. n. 138/2011.

Tale norma prevede che a queste società si applicano le disposizioni dell’art. 30 della Legge n. 724/1994 che:

- individuano le cosiddette cause di esclusione previste nell’ambito della disciplina antielusiva sulle società di comodo;

- consentono di presentare l’istanza di disapplicazione della predetta disciplina al ricorrere di situazioni oggettive;

- attribuiscono al direttore dell’Agenzia la possibilità di individuare, con un apposito provvedimento (nel caso di specie, del 11 giugno 2012), ulteriori situazioni oggettive, al ricorrere delle quali è consentito disapplicare automaticamente la disciplina sulle società non operative (C.M. n. 23/2012).

Ne consegue che le società in perdita sistematica, nei cui confronti non  ricorrono le predette cause di esclusione ovvero di disapplicazione automatica, possono chiedere la disapplicazione della disciplina antielusiva presentando apposita istanza di interpello ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del D.p.r. n. 600/1973 (art. 30, comma 4-bis, Legge n. 724/1994 e C.M. 23/2012).

Le domande di disapplicazione di norme antielusive devono essere presentate almeno 90 giorni prima della scadenza del termine ordinario di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Difatti, l’Agenzia delle Entrate, con la C.M. n. 32/2010, ha chiarito che le istanze per le quali il comportamento rilevante, oggetto di interpello, trova attuazione nella dichiarazione dei redditi, vale a dire le istanze di disapplicazione della disciplina antielusiva e di quella Cfc, devono essere presentate rispettivamente 90 e 120 giorni prima del termine ordinario di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per il 2011, i contribuenti Ires con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare devono presentare la dichiarazione dei redditi entro il 1° ottobre prossimo, poiché il termine ordinario del 30 settembre cade di domenica.

In tal caso, infatti, trova applicazione il principio generale secondo cui i termini che scadono in un giorno festivo sono prorogati di diritto al primo giorno seguente feriale, principio sancito espressamente con riferimento ai versamenti e gli adempimenti in materia fiscale dall’art. 7, comma 2, lettera l), del D.L. n. 70/2011.

In tale fattispecie era sorto il dubbio se calcolare il termine di 90 giorni facendo riferimento alla data ordinaria del 30 settembre ovvero a quella legalmente prorogata del 1° ottobre 2012.

A tal fine, la neo risoluzione ha chiarito che lo slittamento del termine finale di presentazione della dichiarazione dei redditi, a partire dal quale calcolare il termine di presentazione dell’istanza di interpello in argomento, produce effetti anche su quest’ultimo che, di conseguenza, deve essere calcolato facendo riferimento al 1° ottobre.

Quindi, le istanze presentate il 3 luglio scorso dalle società in perdita sistematica devono considerarsi valide, per cui l’Agenzia delle entrate ha precisato che, nel caso in cui le stesse istanze siano state dichiarate erroneamente inammissibili, gli uffici competenti provvederanno a revocare il precedente parere fornendo, sempre che non ostino ulteriori circostanze, la risposta al contribuente entro il termine ordinariamente previsto per la relativa tipologia di interpello.

 

2) Proroghe fiscali e contributive: al 20 agosto anche i versamenti rateali

I versamenti di imposte con rata scadente l’8 agosto potranno essere eseguiti entro il 20 agosto 2012.

A seguito delle recenti modifiche normative, infatti, i versamenti, con la maggiorazione dello 0,4% a titolo di interesse corrispettivo, delle imposte e dei contributi derivanti dai modelli Unico 2012 ed Irap 2012 potranno essere effettuati entro il 20 agosto, anziché entro l’8 agosto 2012.

Prorogati al 20 agosto i termini che scadono nel periodo feriale

In particolare, entro il 20 agosto 2012 dovranno essere effettuati adempimenti fiscali e versamento delle somme in scadenza dal 1° al 20 agosto.

Ciò poiché gli adempimenti fiscali ed il versamento delle somme di cui agli artt. 17 e 20, comma 4, del DLgs. n. 241/97, in scadenza dal 1° al 20 agosto di ogni anno, possono essere effettuati entro il giorno 20 dello stesso mese, senza alcuna ulteriore maggiorazione.

Per effetto del contenuto dell’art. 3-quater, comma 1, del D.L. n. 16/2012, converito in  Legge n. 44/2012, il quale, inserendo il comma 11-bis all’art. 37 del D.L. n. 223/2006, convertito in Legge n. 248/2006, ha  previsto “a regime” il differimento dei termini per i versamenti con il modello F24 e gli adempimenti fiscali che scadono nel periodo dal 1° al 20 agosto di ogni anno, riprendendo quanto stabilito negli scorsi anni con appositi DPCM.

In considerazione di tale differimento legale dei termini estivi, il DPCM 6 giugno 2012 ha stabilito che i versamenti, con la maggiorazione dello 0,4% a titolo di interesse corrispettivo, delle imposte e dei contributi derivanti dai modelli UNICO 2012 e IRAP 2012 potranno essere effettuati entro il 20 agosto, anziché entro l’8 agosto 2012.

Rientrano nel differimento al 20 agosto 2012, senza ulteriori maggiorazioni di interessi, anche i versamenti degli importi rateizzati da parte dei contribuenti titolari di partita IVA che, in base alle regole ordinarie, scadrebbero il 16 agosto 2012.

Fruiscono della proroga anche gli altri pagamenti rientranti nella disciplina dei versamenti unificati (Modello F24), scadenti nel periodo dal 1° al 20 agosto 2012:
- dei tributi (es. IVA mensile e trimestrale, ritenute);

- dei contributi (es. contributi INPS mensili dipendenti e collaboratori, seconda rata contributi “fissi” artigiani e commercianti);

- dei premi INAIL (nota Inail del 18 luglio 2012).

Dal canto suo, l’Inps, con il messaggio n. 12052 del 18 luglio 2012, ha confermato che la scadenza del 20 agosto 2012 riguarda tutti i versamenti unitari che devono essere effettuati con il modello F24, ivi compresi, quindi, quelli aventi ad oggetto i contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro, dai committenti di collaboratori coordinati e continuativi e venditori a domicilio, dagli associanti per i rapporti di associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro e dai titolari di posizioni assicurative in una delle Gestioni amministrate dall’Inps.

Prorogati anche i termini per effettuare il ravvedimento operoso

Infine, sono prorogati al 20 agosto 2012 anche i termini per effettuare il ravvedimento operoso che scadono nel periodo dal 1° al 20 agosto.

 

3) Dai controlli dell’Inps si arriva subito all’accertamento fiscale di tipo induttivo

Prima arriva la verifica dell’Inps e poi il fisco può dichiarare la contabilità come inattendibile, purché il contribuente conosca i risultati verbalizzati dall’ente previdenziale.

Secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 13027 del 24 luglio 2012) é legittimo l’accertamento induttivo compiuto dall’Agenzia delle entrate sulla base di un verbale emesso dall'Inps, a seguito di ispezione in azienda, senza la necessità che l'Amministrazione finanziaria effettui un’ulteriore ispezione o che rediga un altro verbale, quando, ad es., dal verbale dell’Istituto previdenziale emerga la presenza di lavoratori in nero, indice evidente di un maggior volume di affari per il contribuente/datore di lavoro. La portata dell’accertamento induttivo viene in tal modo ampliata. Non occorre, infatti, che i dati finalizzati alla ricostruzione del reddito siano direttamente raccolti dalla Guardia di finanza, ma è sufficiente che gli stessi vengano estratti da un verbale d’ispezione dell’Inps, a condizione che il contribuente sia a conoscenza dell’atto.

 

4) Controversie in materia di invalidità civile: circolare Inps

Saranno operative dal 1 ottobre 2012 le nuove disposizioni organizzative.

L’Inps, con la circolare n. 103 del 30 luglio 2012, ha fissato i criteri generali sulla base dei quali procedere alla gestione del contenzioso giudiziario di secondo grado in materia di invalidità civile.

Per motivi economici, i giudizi di secondo grado saranno curati dalle Direzioni provinciali dei capoluoghi sede di Corte di Appello.

I giudizi di appello in materia di invalidità civile saranno così trattati:

- Contenzioso passivo: l’Istituto potrà essere rappresentato e difeso dai Funzionari Inv.Civ. della Direzione provinciale del capoluogo sede di Corte d’Appello;

- contenzioso attivo: la rappresentanza e difesa dell’Istituto dovrà essere garantita unicamente dai professionisti legali dell’Avvocatura distrettuale.

Vengono poi esaminate le principali categorie di procedimenti di secondo grado in materia di invalidità civile, alla luce del nuovo quadro normativo.

Giudizi di secondo grado relativi al contenzioso pendente alla data del 1 ottobre 2012

Relativamente ai giudizi di primo grado in materia di invalidità civile pendenti alla data del 1 ottobre 2012 già affidati ai funzionari Inv. Civ., la rappresentanza e difesa dell’Istituto in secondo grado sarà curata sulla base del principio sopra enunciato e pertanto il contenzioso passivo potrà essere affidato ai funzionari Inv.Civ. della Direzione provinciale del capoluogo sede di Corte d’Appello.

Il contenzioso attivo sarà trattato dai professionisti legali, i quali cureranno anche gli appelli relativi alle sentenze di primo grado già depositate alla data del 1° ottobre 2012 e gli appelli passivi relativi ai giudizi di primo grado in carico agli Uffici legali alla medesima data.

L’U.O. Gestione organizzativa ricorsi amministrativi che ha gestito il procedimento di 1° grado dovrà, comunque, garantire la tempestiva e completa trasmissione alla Direzione provinciale che seguirà il 2° grado di giudizio, del fascicolo di causa e di tutti gli atti ed i documenti necessari per un’efficace difesa dell’Istituto.

Giudizi relativi al contenzioso instaurato a decorrere dalla data del 1 ottobre 2012

Relativamente ai procedimenti giudiziari instaurati dal 1 gennaio 2012, opera “a regime” , per tutte le cause in cui sia controverso unicamente il requisito sanitario, il grado unico per il giudizio di merito, che segue l’espletamento dell’accertamento tecnico preventivo ATPO.

Al riguardo si ribadisce quanto disposto dalla Circolare n. 168/2011 e, pertanto, i Funzionari Inv.Civ seguiranno i procedimenti in materia di invalidità civile fino alla definizione della fase relativa all’ATPO.

Il successivo ed eventuale giudizio di merito, che si instaura in caso di contestazione dell’ATPO, sarà curato unicamente dall’Avvocatura territoriale competente.

A decorrere dalla data del 1 ottobre 2012 i funzionari Inv. Civ. cureranno la rappresentanza e difesa dell’Istituto anche in tutti i giudizi di primo grado non preceduti da ATPO (quali, a titolo esemplificativo, i giudizi conseguenti alla mancata esecuzione del decreto di omologa per carenza dei requisiti amministrativi o i giudizi scaturenti dall’interruzione del pagamento delle provvidenze, le richieste di provvedimenti cautelari), nonchè nell’eventuale contenzioso passivo di 2° grado. A tal fine, dalla medesima data, sarà nuovamente consentita, a parziale modifica del messaggio numero 5776 del 2 aprile 2012, l’acquisizione dei ricorsi di primo grado nel SISCO-IC.

I professionisti legali garantiranno la rappresentanza e la difesa dell’Istituto nel contenzioso attivo di 2° grado relativo ai giudizi di cui al precedente capoverso e, in considerazione della specialità del rito, negli eventuali giudizi di opposizione avverso decreti ingiuntivi, atti di precetto e di pignoramento aventi ad oggetto le provvidenze economiche, gli accessori e le spese legali in materia di invalidità civile.

Ruolo delle Direzioni regionali

All’Inps viene riconosciuta la facoltà di affidare ai funzionari amministrativi la propria rappresentanza e difesa legale nel contenzioso in materia di invalidità civile, con esclusione del giudizio di cassazione.

L’esercizio di tale opzione gestionale deve rispondere necessariamente a concrete esigenze operative di decongestionamento degli Uffici Legali, attraverso l’affidamento delle relative attività di minore complessità a risorse appositamente individuate e formate.

La maggiore complessità professionale ed organizzativa che caratterizza il giudizio d’appello rispetto a quello di primo grado, richiede, per il concreto esercizio della facoltà introdotta dalla Legge n. 35/2012, una preventiva valutazione delle criticità prevedibili e dei benefici attesi.

Per tale motivo ed in considerazione del ruolo che la Determinazione commissariale n. 140 del 29 dicembre 2008 attribuisce alle Direzioni regionali, alle quali è riconosciuta nell’ambito della responsabilità complessiva della gestione, quella di esercitare la verifica della qualità dei servizi e di assicurarne l’integrazione e lo sviluppo equilibrato in tutte le strutture, i Direttori regionali, sulla base dei carichi di lavoro gravanti sugli Uffici, sentiti i Coordinatori distrettuali con funzioni di coordinamento regionale, con propria determinazione individueranno le strutture territoriali sedi di Corte d’Appello presso le quali attiveranno, con le modalità definite nella presente circolare, tale opzione organizzativa ed operativa, informandone la Direzione Centrale Organizzazione e la Direzione Centrale Pianificazione e controllo di gestione.

Modifiche procedurali

La procedura Sisco verrà implementata per consentire la gestione del contenzioso giudiziario in materia di invalidità civile, così come previsto dalla presente circolare. In particolare, i giudizi per i quali sarà adottata la opzione gestionale dell’impiego dei Funzionari amministrativi Inv.Civ. saranno incardinati nel settore SISCO-IC, mentre quelli che saranno affidati agli Avvocati, nel settore SISCO-CO. Nel caso in cui i Direttori regionali abbiano adottato la determinazione che individua le strutture territoriali presso le quali attivare la suddetta opzione gestionale, l’amministratore della sede abiliterà la gestione del contenzioso nel settore SISCO-IC dei Funzionari amministrativi Inv.Civ..

Con successivo messaggio Hermes verranno fornite le indicazioni operative, anche con riferimento alle nuove funzionalità della procedura SISCO.

Al fine di consentire la corretta individuazione e allocazione delle risorse umane impiegate nella gestione del contenzioso di invalidità civile, sia di 1° sia di 2° grado, le Direzioni regionali invieranno alla DCPCG l’elenco dei funzionari (file formato excel contenente: sede/matricola/cognome-nome) impiegati nella difesa dell’Istituto ai sensi di quanto previsto dalla circolare n. 93/2009; tali funzionari saranno attribuiti ad uno specifico CIC (xxxx3206) in modo da permetterne la rilevazione puntuale e il successivo trattamento della presenza nell’ambito delle misure di produzione.

Attività di Formazione

Al fine di consentire l’impiego ottimale dei Funzionari amministrativi Inv.Civ. nella gestione del contenzioso giudiziario di secondo grado, i Direttori regionali, previa valutazione dello stato di professionalizzazione raggiunto dai funzionari, cureranno, d’intesa con i Coordinatori distrettuali con funzione di coordinamento regionale, l’organizzazione dei necessari interventi formativi sul territorio, informando dei piani predisposti la Direzione centrale Risorse Umane.

Per consentire un corretto monitoraggio centrale di tali interventi, è necessario che tutti i corsi di formazione regionale vengano denominati con il seguente titolo: “Funzionari Inv.Civ.: la gestione del contenzioso”.

Attività centrali di supporto e monitoraggio

Come di consueto, per garantire una corretta attuazione delle disposizioni operative contenute nella presente circolare, la Direzione generale effettuerà attività di monitoraggio e verifica delle azioni svolte, nonché supporto e affiancamento alle Direzioni regionali e provinciali.

Le sedi potranno inviare comunicazioni e qualsiasi richiesta di informazioni e chiarimenti all’indirizzo GestioneContenzioso.DCOrg@inps.it.

 

5) Azione di responsabilità verso amministratori e sindaci: lo statuto sociale non può disporre limiti alle regole

È nulla la clausola dello statuto della società che attribuisce alla sola assemblea straordinaria la facoltà di proporre azione di responsabilità contro gli amministratori o sindaci.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13279 del 26 luglio 2012, che ha rigettato il ricorso del sindaco di una società cooperativa (s.c.r.l.) nei cui confronti era stata deliberata l’azione di responsabilità, confermata sia in primo grado sia in grado di appello.

Nel caso di specie, l’azione di responsabilità era stata disposta in sede di riunione assembleare tenutasi con le modalità proprie della forma ordinaria (come disposto dall’art. 2364 c.c. per la delibera sulla responsabilità di amministratori e sindaci), sorvolando, così, sulla clausola statutaria che, per le riunioni indette dopo il mese di marzo prevedeva esclusivamente la forma straordinaria.

Dunque, se ne deduceva la inesistenza della delibera, essendo mancata la verbalizzazione dell’assemblea ad opera di un notaio ex art. 2375, comma 2, c.c.
Sulla questione, prima il giudice di primo grado, poi il giudice dell’appello hanno sostenuto come la distinzione tra assemblea ordinaria e assemblea straordinaria non possa dipendere dal momento in cui è convocata la riunione (prima o dopo il mese di marzo, come previsto nello statuto della società), ma unicamente dall’oggetto che deve essere deliberato, ai sensi degli artt. 2364 e 2365 c.c.

In particolare, la Corte d’Appello evidenziava come la clausola statutaria in questione, nel prevedere le formalità dell’assemblea straordinaria per ogni riunione successiva alla data del 31 marzo, implicava, nella sostanza, una deroga al riparto di competenza delineato dagli artt. 2364 e 2365 c.c., da ritenere invece inderogabile con riguardo alla delibera di esercizio dell’azione di responsabilità.
Il Giudice delle leggi ha condiviso le argomentazioni della Corte di merito in ordine alla inderogabilità della norma codicistica che attribuisce all’assemblea ordinaria la facoltà di deliberare l’azione di responsabilità contro amministratori e sindaci. Inderogabilità dalla quale deriverebbe la invalidità della clausola statutaria ove interpretata nel senso di attribuire la natura di ordinaria o straordinaria alla riunione assembleare a seconda della data in cui si tiene. In pratica, l’autonomia dei soci nel regolamentare le norme di funzionamento degli organi deve arrestarsi innanzi alla tutela di beni giuridici di rango superiore, quali l’integrità del patrimonio aziendale e l’affidamento dei terzi che vengono in contatto con l’ente, i quali su tale patrimonio fanno affidamento, “in un sistema incentrato sulla responsabilità limitata dei soci che nella responsabilità di amministratori e sindaci trova chiusura e garanzia”.

E’ stato, peraltro, osservato dalla Suprema Corte come la clausola statutaria de qua contribuiva a rendere più gravoso l’esercizio dell’azione di responsabilità, in contrasto con la norma di cui all’art. 2364 c.c. la cui ratio va individuata, in coerenza con il disposto di altre norme codicistiche, nella esigenza di facilitare l’esercizio dell’azione di responsabilità.

La Corte di Cassazione ha concluso affermando che non è nella facoltà dei soci derogare al descritto sistema normativo.

 

6) Diffide Inps, verifiche rinviate a settembre

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro (nota del 27 luglio 2012) avverte che l’Inps sta inviando delle comunicazioni con cui diffida le aziende a pagare entro 30 giorni le differenze derivanti dai versamenti al Fondo di Tesoreria, ex. art. 1 commi 755 e seguenti della Legge 296/2006.

Si tratta di richieste che, ovviamente, creano scompiglio e disagio negli studi dei Consulenti del Lavoro attualmente impegnati nelle numerose e complesse scadenze di natura fiscale e del lavoro.

Peraltro, il termine dei 30 giorni andrebbe scadere in pieno periodo di ferie del mese di agosto.

Le differenze segnalate risalgono all’anno 2007 e sono causate da difformità fra i dati esposti nelle dichiarazioni Emens e i relativi versamenti: Si tratta quindi, probabilmente, di posizioni da regolarizzare senza alcun contributo.

Lettera di diffida che comunque potrà essere opposta davanti il Comitato Provinciale, entro 90 giorni dal ricevimento.

Il Consiglio Nazionale è immediatamente intervenuto presso la Direzione Generale dell’ Istituto per giungere a una soluzione che contemperasse le esigenze di Istituto, aziende e professionisti.

Il Vice Presidente del Consiglio Nazionale, Vincenzo Silvestri, ha avuto assicurazione che la diffida ricevuta sarà da intendersi esclusivamente come interruzione della prescrizione, ma che il presunto debito indicato non transiterà in avviso di addebito prima delle verifiche che dovranno concordarsi con le locali sedi dell’Inps.

Tali verifiche saranno però espressamente reinviate al mese di settembre, previo accordo sulle modalità che verranno stabilite in una riunione che avverrà la prossima settimana con i vertici nazionali dell’Istituto.

“L’Inps si è impegnata a spostare i termini della risoluzione a settembre" - ha dichiarato Vincenzo Silvestri - “Abbiamo avuto assicurazione che dalla Direzione Generale arriverà la formalizzazione di quanto ci è stato comunicato: rimaniamo quindi in attesa dell’atto ufficiale. Ma vigileremo su eventuali comportamenti difformi da quanto indicato”.


7) Part time, minore flessibilità dopo l’intervento dei contratti collettivi

Il lavoro a tempo parziale subisce una limitazione alla facoltà di variare l'orario di lavoro e di modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa.

Ciò poiché, avvertono i Consulenti del lavoro nella nota di ieri, dal 18 luglio 2012, con l’entrata in vigore della riforma (Legge 92/2012) i contratti collettivi stabiliscono le condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere l'eliminazione o la modifica delle clausole flessibili ed elastiche.

La contrattazione collettiva adesso può stabilire condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa e variare in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché stabilire i limiti massimi di tale variabilità in aumento.

Con la nuova norma la contrattazione collettiva potrà anche definire condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere la eliminazione, o la modifica delle clausole flessibili (mutamento della collocazione temporale della prestazione) e delle clausole elastiche (variazione in aumento dell’orario di lavoro per part-time verticali o misti).

Non solo. Al lavoratore è riconosciuta la facoltà, in determinati casi, di revocare il consenso prestato all’inserimento di clausole flessibili o elastiche. Si tratta di una previsione tassativa di ipotesi che, senza necessità di un intervento della contrattazione collettiva, permettono al lavoratore di annullare i patti siglati per la flessibilità di orario.

Nella norma, però non vengono stabiliti i termini entro i quali il lavoratore deve manifestare la propria volontà di recedere dagli accordi di flessibilità presi e questo mancato paletto potrebbe creare una situazione di difficoltà nell’organizzazione del lavoro nell’ipotesi in cui avvenga a ridosso della programmata prestazione.

Le ipotesi previste per la revoca del consenso sono quelle contenute nella norma che disciplina il part time e nello Statuto dei lavoratori e riguardano la convivenza con figli di età non superiore a 13 anni portatori di handicap, la presenza di patologie oncologiche per le quali sussista una ridotta capacità lavorativa, o quelle riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore, o di convivenza con familiari portatori di handicap, i lavoratori studenti iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale abilitate la rilascio di titoli di studio legali.

Contratto di lavoro a chiamata

Inoltre, prosegue la nota dei Consulenti del lavoro, dal 18 luglio 2012 il contratto di lavoro a chiamata non potrà più essere instaurato nei fine settimana e neanche durante ferie estive, vacanze natalizie e pasquali.

Ciò a seguito dell’entrata in vigore la Riforma del Mercato del lavoro che modifica le regole per uno dei contratti introdotti dalla Riforma Biagi nel mese di ottobre 2003.

Il contratto di lavoro intermittente potrà riguardare:

- soggetti con più di cinquantacinque anni di età e con soggetti con meno di ventiquattro anni di età;

- secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi.

Nel primo caso, tuttavia, tuttavia, le prestazioni lavorative potranno essere effettuate fino al compimento del venticinquesimo anno di età; in buona sostanza, il lavoratore potrà essere chiamato fino a 24 anni e 364 giorni. Se lavorerà successivamente, il contratto di intenderà trasformato a contratto a tempo pieno ed indeterminato.

Nella seconda ipotesi, invece, il Ministero ha chiarito con la circolare n. 18/2012 diffusa il giorno di entrata in vigore della legge, che continuerà ad essere efficace il DM 23 ottobre 2004 e pertanto, in attesa che i contratti collettivi regolamenteranno il contratto autonomamente, avrà valore l’intervento sostitutivo ministeriale che ha individuato numerose attività che consentono di assumere lavoratori con lavoro a chiamata per prestazioni di carattere discontinuo.

Peraltro tale provvedimento rinvia ad una tabella analitica di numerose attività allegata al R.D. n. 2357/1923.

Un altro elemento di novità che ha previsto la riforma é l’obbligo per i datori di lavoro di effettuare una comunicazione preventiva alle Direzioni Territoriali del Lavoro.

La finalità è quella di prevenire ipotesi elusive in quanto finora la comunicazione veniva effettuata solo prima dell’assunzione ma le prestazioni venivano indicate dai datori di lavoro sul libro unico del lavoro e quindi a consuntivo (il LUL va stampato nel mese successivo alla prestazione).

La comunicazione riguarderà le singole prestazioni o un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni e potrà essere effettuata mediante una e-mail anche non certificata, un fax ma anche un sms. Quest’ultima ipotesi tuttavia si presta a qualche perplessità alla luce della impossibilità, salvo procedure specifiche, di dimostrare l’avvenuto invio nel tempo.

Eventuali violazioni comporteranno l'applicazione la sanzione amministrativa (non diffidabile) da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

 

8) Antiriciclaggio: boom di segnalazioni di operazioni sospette da parte dei notai

Sul sito della Banca d’Italia è stato pubblicato il Bollettino semestrale U.I.F. contenente i dati relativi alle segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio e finanziamento di terrorismo effettuate nel primo semestre 2012.

Il Consiglio Nazionale del Notariato, nel comunicato del 27 luglio 2012, riporta la nota di presentazione:

“È proseguita nel primo semestre del 2012 la cospicua crescita delle segnalazioni di operazioni sospette inoltrate all’UIF: sono state infatti 34.458 le segnalazioni pervenute attraverso il nuovo sistema di raccolta e gestione “RADAR”, con un incremento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 44,3%.

Per la prima volta si è assistito a una robusta crescita - anche se i valori assoluti restano modesti - delle segnalazioni inoltrate dai professionisti e operatori non finanziari, passate da 223 nel primo semestre 2011 a 1113 nel primo semestre dell’anno in corso, soprattutto per il contributo dato dal notariato (dalle 195 nell’intero 2011 a 844 nel periodo in esame).

Di contro, si è accentuata la flessione delle segnalazioni di sospetto finanziamento del terrorismo e dei programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa, che sono passate da 239 nell’anno 2011 a 83 nel primo semestre 2012.

Sono stati 756 i soggetti obbligati delle varie categorie che hanno effettuato nel corso del semestre almeno una segnalazione. Di questi, 521 sono banche, che continuano a essere di gran lunga le più attive dal punto di vista segnaletico. Limitato è il numero dei segnalanti che ha trasmesso più di 500 segnalazioni (12). Sono stati invece 613 i soggetti obbligati che hanno inviato fino a 20 segnalazioni e 131 quelli che ne hanno effettuate da 21 a 500. Il 71,3% delle segnalazioni inviate da banche trae origine da rilevazioni di sportello, mentre l’11,6% da controlli delle strutture centrali antiriciclaggio. Una quota pari al 10,7% deriva da anomalie riscontrate da sistemi automatici.

Sotto il profilo territoriale, in merito alle segnalazioni di sospetto riciclaggio trasmesse dagli intermediari finanziari, si confermano ai primi posti la Lombardia (18% del totale), la Campania (11,6%), il Lazio (11,5%) e l’Emilia Romagna (8%).

È proseguita intensa la collaborazione con l’Autorità Giudiziaria: nel primo semestre l’Unità ha ricevuto 96 richieste di informazioni da parte dell’AG.

L’attività ispettiva e le verifiche cartolari hanno fatto emergere sia violazioni di possibile rilievo penale sia infrazioni di natura amministrativa: nel corso del semestre sono state avviate 10 procedure amministrative sanzionatorie e individuate 55 fattispecie di rilevanza penale tradottesi in 51 denunce ex art. 331 c.p.p. e 4 informative utili a fini di indagine.

Parimenti intenso è stato lo scambio informativo con le FIU estere: per il tramite dei circuiti di scambio internazionali (Egmont e FIUNET) sono pervenute all’UIF 349 richieste di informazioni e ne sono state inoltrate 99, delle quali 67 per rispondere ad esigenze dell’AG e 32 per l’analisi finanziaria delle segnalazioni.

Nel corso del semestre l’Unità ha proseguito la propria attività di predisposizione e diffusione degli schemi e modelli di comportamento anomalo sul piano economico e finanziario, pubblicando gli schemi operativi sul rischio di frodi nell’attività di factoring e sull’operatività connessa con le frodi internazionali e nelle fatturazioni, atteso che evasione fiscale e riciclaggio sono fenomeni strettamente collegati.”

 

Vincenzo D’Andò