Novità fiscali del 23 luglio 2012: IVA sulle auto aziendali, quanti dubbi….

Pubblicato il 23 luglio 2012

detrazione dell’IVA delle auto aziendali ad uso promiscuo: occorre la dimostrazione dell’inerenza con l’attività di impresa?; nota Inps sul contributo di solidarietà; certificati e dichiarazioni sostitutive; indeducibilità dei costi da reato: dalla Consulta un sì allo jus superveniens; per i reati penali l’adesione al condono non basta; esame delle misure per la crescita: lunedì in Aula (ecco una panoramica delle principali misure); piano operativo per la verifica del diritto a pensione a favore dei lavoratori salvaguardati

 

 

Indice:

1) Detrazione dell’IVA delle auto aziendali ad uso promiscuo: occorre la dimostrazione dell’inerenza con l’attività di impresa ?

2) Nota Inps sul contributo di solidarietà

3) Certificati e dichiarazioni sostitutive

4) Indeducibilità dei costi da reato: dalla Consulta un sì allo jus superveniens

5) Per i reati penali l’adesione al condono non basta

6) Esame delle misure per la crescita: lunedì in Aula (ecco una panoramica delle principali misure)

7)  Piano operativo per la verifica del diritto a pensione a favore dei lavoratori salvaguardati

 

 

1) Detrazione dell’IVA delle auto aziendali ad uso promiscuo: occorre la dimostrazione dell’inerenza con l’attività di impresa?

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 11943 del 13 luglio 2012 ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate scaturito dal rifiuto di una richiesta di rimborso IVA (risalente al 2004) pagata durante l’acquisto di automezzi da parte di una società per essere utilizzati dai dipendenti in maniera promiscua.

Secondo la Suprema Corte, in tema di IVA, in base alla disciplina dettata dagli artt. 4 e 19 del D.P.R. n. 633/1972 (ed anche alla luce della sesta direttiva del Consiglio del 17 maggio 1977, n. 77/388/CEE), in ordine agli acquisti di beni ed in generale alle operazioni passive occorre accertare, ai fini della detraibilità dell’imposta, che ricorra l’effettiva inerenza all’esercizio dell'impresa, cioè il loro compimento in stretta connessione con le finalità imprenditoriali.

Tali principi sono rimasti anche dopo la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 14 settembre 2006 nella causa C-228/05 - con la quale è stato affermato che la sesta direttiva 77/388 deve essere interpretata nel senso che essa non autorizza uno Stato membro ad escludere alcuni beni dal regime delle detrazioni dell’IVA senza previa consultazione del comitato consultivo.

La detta disposizione non autorizza nemmeno uno Stato membro ad adottare provvedimenti che escludano alcuni beni dal regime delle detrazioni di tale imposta ove siano privi di indicazioni quanto alla loro limitazione temporale e/o facciano parte di un insieme di provvedimenti di adattamento strutturale miranti a ridurre il disavanzo di bilancio e a consentire il rimborso del debito pubblico.

Nel caso di specie, peraltro, non è stato possibile applicare il contenuto del D.L. n. 258 del 15 settembre 2006 poiché sopravvenuto dopo la presentazione della domanda di rimborso dell’Iva sull’acquisto dell’auto aziendale ad uso promiscuo.

Peraltro, dopo i successivi sviluppi normativi, la R.M. n. 6 del 2008 ha rimarcato la detraibilità al 100% dell’IVA degli autoveicoli assegnati in uso ai dipendenti, a condizione che vi sia l’addebito con IVA della quota di uso personale sul dipendente.

La detrazione la detrazione IVA del 40% e le norme collegate si applicano dal 28.06.2007.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 11943 del 13 luglio 2012)

 

2) Nota Inps sul contributo di solidarietà

Con la circolare Inps n. 99 del 18 luglio 2012, sono state illustrate le disposizioni per l’applicazione delle norme relative al contributo di solidarietà a carico degli iscritti e dei pensionati delle gestioni previdenziali confluite nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e del Fondo di previdenza per il personale di volo dipendente da aziende di navigazione aerea, introdotte – a decorrere dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2017 - dal Decreto Legge n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge 214/2011.

(Inps, nota del 20 luglio 2012)

 

3) Certificati e dichiarazioni sostitutive

Con le circolari n. 5 del 23 maggio e n. 6 del 31 maggio 2012, il Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione ha emanato alcune direttive in merito, rispettivamente, al rilascio dei certificati per l’estero ed ai certificati da depositare nei fascicoli delle cause giudiziarie, e all’applicazione al documento unico di regolarità contributiva (DURC) delle disposizioni previste in materia di certificazione.

Con la circolare Inps n. 98 del 18 luglio 2012, vengono adeguate alle direttive ministeriali le indicazioni già fornite dall’Istituto con la circolare n. 47 del 27 marzo 2012.

(Inps, nota del 20 luglio 2012)

 

4) Indeducibilità dei costi da reato: dalla Consulta un sì allo jus superveniens

La Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 190 depositata il 16 luglio 2012, ha confermato la portata retroattiva della disciplina della indeducibilità dei costi di reato, in linea con quanto affermato recentemente dalla dalla Corte di Cassazione con le tre recenti sentenze (nn. 10167, 10168 e 10169, del 20 giugno 2012).

Il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 4-bis della Legge 24 dicembre 1993, n. 537, aggiunto al comma 8 dell’art. 2 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289, era stato promosso dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto in relazione ad una sentenza in cui era stato ritenuto illegittimo il recupero a tassazione di costi sostenuti in relazione a fatture emesse per operazioni soggettivamente inesistenti.

In particolare, la questione di legittimità era sta avanzata in riferimento agli artt. 3, 25, 27, 53 e 97 della Costituzione in relazione alle novità apportate in materia dal c.d. Decreto semplificazioni (D.L. n. 16 del 2 marzo 2012).

Infatti, il Decreto ha ristretto la indeducibilità dei costi da reato ai soli oneri relativi a beni o prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività illecite, nel caso in cui il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o comunque il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio, ovvero sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato.

In sostanza, con il D.L. 16/2012, intervenuto nelle more della decisione della Consulta, si è passati da una generica riconducibilità a fatti qualificabili come reato, a spese e costi direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività illeciti.

La Corte Costituzionale, inoltre, ha rilevato che il comma 3 dell’art. 8 del D.L. 16/2012 ha previsto l’applicazione dei commi 1 e 2 dello stesso art. 8 in luogo di quanto disposto in precedenza dal comma 4-bis dell’art. 14 della Legge 537/1993 anche per fatti, atti o attività posti in essere prima dell’entrata in vigore degli stessi commi 1 e 2, ove più favorevoli, tenuto conto anche degli effetti in termini di imposte o maggiori imposte dovute, salvo che i provvedimenti emessi in base al citato comma 4-bis previgente non si siano resi definitivi.

Pertanto, ha ribadito la Corte Costituzionale,