L’abuso di diritto e il contribuente – parte IV

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 16 luglio 2012



nella rassegna di giurisprudenza tributaria del mese di luglio continuiamo ad evidenziare le novità in tema di abuso del diritto, argomento discusso in attesa di sistemazione normativa

Premessa

Quarta puntata dedicata al tema dell’abuso del diritto, con il solito occhio di riguardo alle sentenze della Suprema Corte di cassazione.

In questa puntata è il turno delle sentenze rese note nell’anno 2011.

 

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Onere della prova

L’applicazione del principio giurisprudenziale dell’abuso del diritto, inteso come non ammissibilità per l’ordinamento tributario dell’utilizzo distorto dell’autonomia contrattuale e della libera iniziativa privata con finalità esclusivamente rivolte al risparmio d’imposta, comporta per l’Amministrazione finanziaria l’onere di provare le anomalie o le inadeguatezze delle operazioni intraprese dal contribuente al quale compete allegare le finalità perseguite - diverse dal mero vantaggio consistente nella diminuzione del carico tributario.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 1372/2011)

 

Abuso di diritto anche nel concordato fallimentare

Deve ritenersi applicabile anche allo strumento concordatario il concetto di abuso del diritto il quale tuttavia non è riconducibile alla violazione della par condicio creditorum intesa come trattamento paritario trattandosi di ricostruzione esclusa dallo stesso legislatore dal momento che è ammesso un trattamento differenziato non solo per quanto attiene ai mezzi satisfattivi ma anche in relazione alla percentuale offerta con il solo limite del trattamento uguale all’interno delle singole classi.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 3274/2011)

 

Frode nei contratti ed abuso di diritto

Nel contratto di sale and lease back con il quale una impresa commerciale o industriale vende un bene immobile di sua proprietà ad un imprenditore finanziario che ne paga il corrispettivo, diventandone proprietario, e contestualmente lo cede in locazione finanziaria (leasing) alla stessa venditrice, la vendita ha scopo di leasing e non di garanzia.

L’operazione contrattuale può dunque definirsi fraudolenta nel caso di compresenza delle seguenti circostanze: l’esistenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l’impresa venditrice utilizzatrice, le difficoltà economiche di quest’ultima, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato dall’acquirente.

L’antieconomicità delle singole operazioni poste in essere dall’imprenditore commerciale contestata dall’Amministrazione finanziaria comporta l’onere del contribuente di dimostrare la liceità fiscale dell’operazione negoziale unitariamente considerata nel suo complesso, e il giudice tributario non può al riguardo limitarsi a constatare la mera regolarità formale della documentazione cartacea.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 5583/2011)

 

Abuso di diritto nei rapporti commerciali con i paradisi fiscali.

La disposizione del Tuir relativa alla determinazione del valore dei beni e servizi relativi alle operazioni con società residenti in stati aventi regimi fiscali privilegiati impone di considerare il criterio del “valore normale” in luogo di quello ordinario del “corrispettivo” convenuto. Conseguentemente, non si contempla alcuna presunzione di percezione di un corrispettivo diverso da quello convenuto; semplicemente, detta l’unico criterio legale da adottare per la valutazione reddituale della particolare operazione economica, a prescindere, quindi, dal corrispettivo effettivamente pattuito e con assoluta irrilevanza delle concrete ragioni economiche per le quali lo stesso è stato fissato dai contraenti in misura minore.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 7343/2011)

 

Abuso di diritto nella costituzione di imprese in zone svantaggiate.

Il perseguimento del risparmio fiscale concesso dal legislatore tributario ad un insediamento produttivo nelle zone svantaggiate costituisce scopo lecito dell’attività giuridica ed economica rilevante ai fini della costituzione dell’insediamento, della produzione e del conseguente commercio del prodotto ottenuto. Pertanto, la mera costituzione di iniziative produttive incentivate non può mai ritenersi integrare abuso del diritto anche nei confronti dei soggetti che intrattengono rapporti economici con l’impresa “beneficiata” perchè l’esenzione fiscale costituisce la contropartita incentivante di detta costituzione e non una finalità contra ius.

 (Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 10383/2011)

 

Il potere del Giudice di merito

L’ordinamento tributario vieta al contribuente di conseguire indebiti vantaggi dall’utilizzo legittimo di strumenti giuridici i quali non siano fondati su valide ragioni economiche le quali devono essere apprezzate dal giudice del merito anche in ordine ad operazioni indirizzate alla copertura delle perdite.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 10549/2011)

 

Riflessi penali dell’abuso di diritto

Deve confermarsi la misura cautelare applicata al contribuente indagato per il delitto di dichiarazione infedele allorquando il quadro probatorio ed indiziario sia sufficiente ad integrare il fumus boni iuris della fattispecie incriminatrice in relazione all’adozione di atti e comportamenti elusivi o connotati da abuso del diritto.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 26723/2011)

 

Ribaditi i principi generali alla base dell’abuso di diritto

In materia tributaria, il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici: tale principio trova fondamento, in tema di tributi non armonizzati, nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione, e non contrasta con il principio della riserva di legge, non traducendosi nell’imposizione di obblighi patrimoniali non derivanti dalla legge, bensì nel disconoscimento degli effetti abusivi di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l’applicazione di norme fiscali. Esso comporta l’inopponibilità del negozio all’Amministrazione finanziaria, per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall’operazione elusiva, anche diverso da quelli tipici eventualmente presi in considerazione da specifiche norme antielusive entrate in vigore in epoca successiva al compimento dell’operazione.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 16431/2011)

 

Opponibilità del giudicato esterno

In tema di opponibilità del giudicato esterno in materia tributaria deve distinguersi tra l’ipotesi in cui un’unica imposta venga frazionata in più anni ed il differente caso in cui pur ricorrendo un identico rapporto giuridico d’imposta nei giudizi che lo riguardano vengano in considerazione diversi periodi di imposta. Nel primo caso, il giudicato relativa ad una annualità coinvolge anche le altre, poiché la questione - concernente un unico periodo di imposta - è identica in tutti i suoi aspetti, divergendo solo le modalità temporali di imputazione. Nella seconda ipotesi, quando da un’unica fonte scaturiscano diversi periodi di imposta, il giudicato non può che coinvolgere solo quella specifica annualità che costituisce oggetto del giudizio.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 18907/2011)

15 luglio 2012

Danilo Sciuto