L'abuso di diritto e il contribuente - parte IV

Premessa

Quarta puntata dedicata al tema dell’abuso del diritto, con il solito occhio di riguardo alle sentenze della Suprema Corte di cassazione.

In questa puntata è il turno delle sentenze rese note nell’anno 2011.

 

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Onere della prova

L’applicazione del principio giurisprudenziale dell’abuso del diritto, inteso come non ammissibilità per l’ordinamento tributario dell’utilizzo distorto dell’autonomia contrattuale e della libera iniziativa privata con finalità esclusivamente rivolte al risparmio d’imposta, comporta per l’Amministrazione finanziaria l’onere di provare le anomalie o le inadeguatezze delle operazioni intraprese dal contribuente al quale compete allegare le finalità perseguite – diverse dal mero vantaggio consistente nella diminuzione del carico tributario.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 1372/2011)

 

Abuso di diritto anche nel concordato fallimentare

Deve ritenersi applicabile anche allo strumento concordatario il concetto di abuso del diritto il quale tuttavia non è riconducibile alla violazione della par condicio creditorum intesa come trattamento paritario trattandosi di ricostruzione esclusa dallo stesso legislatore dal momento che è ammesso un trattamento differenziato non solo per quanto attiene ai mezzi satisfattivi ma anche in relazione alla percentuale offerta con il solo limite del trattamento uguale all’interno delle singole classi.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 3274/2011)

 

Frode nei contratti ed abuso di diritto

Nel contratto di sale and lease back con il quale una impresa commerciale o industriale vende un bene immobile di sua proprietà ad un imprenditore finanziario che ne paga il corrispettivo, diventandone proprietario, e contestualmente lo cede in locazione finanziaria (leasing) alla stessa venditrice, la vendita ha scopo di leasing e non di garanzia.

L’operazione contrattuale può dunque definirsi fraudolenta nel caso di compresenza delle seguenti circostanze: l’esistenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l’impresa venditrice utilizzatrice, le difficoltà economiche di quest’ultima, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato dall’acquirente.

L’antieconomicità delle singole operazioni poste in essere dall’imprenditore commerciale contestata dall’Amministrazione finanziaria comporta l’onere del contribuente di dimostrare la liceità fiscale dell’operazione negoziale unitariamente considerata nel suo complesso, e il giudice tributario non può al riguardo limitarsi a constatare la mera regolarità formale della documentazione cartacea.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 5583/2011)

 

Abuso di diritto nei rapporti commerciali con i paradisi fiscali.

La disposizione del Tuir relativa alla determinazione del valore dei beni e servizi relativi alle operazioni con società residenti in stati aventi regimi fiscali privilegiati impone di considerare il criterio del “valore normale” in luogo di quello ordinario del “corrispettivo” convenuto. Conseguentemente, non si contempla alcuna presunzione di percezione di un corrispettivo diverso da quello convenuto; semplicemente, detta l’unico criterio legale da adottare per la valutazione reddituale della particolare operazione economica, a prescindere, quindi, dal corrispettivo effettivamente pattuito e con assoluta irrilevanza delle concrete ragioni economiche per le quali lo stesso è stato fissato dai contraenti in misura minore.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 7343/2011)

 

Abuso di diritto nella costituzione di imprese in zone svantaggiate.

Il perseguimento del risparmio fiscale concesso dal legislatore tributario ad un insediamento produttivo nelle zone svantaggiate costituisce scopo lecito dell’attività giuridica ed economica rilevante ai fini della costituzione dell’insediamento, della produzione e del conseguente commercio del prodotto ottenuto. Pertanto, la mera costituzione di…

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