La sospensione feriale dei termini

L’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 – che trova applicazione anche nel processo tributario -, dispone che “il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie ed a quelle amministrative è sospeso di diritto dal 1° agosto al 15 settembre di ciascun anno e riprende a decorrere alla fine del periodo di sospensione”.
Pertanto, durante questa pausa di 45 giorni tutte le scadenze processuali si interrompono.
Ciò sta a significare che nel caso in cui, per esempio, un avviso di accertamento sia stato notificato prima del 1° agosto, il tempo assegnato dal legislatore per la presentazione del ricorso riprenderà a decorrere al termine del periodo di sospensione, con ciò determinandosi una parentesi temporale durante la quale non maturano né decadenza, né prescrizione.
LA NOVITA’ DELLA MEDIAZIONE
L’art. 39, c. 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, l’art.17-bis, rubricato “Il reclamo e la mediazione”, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012, pena l’inammissibilità del ricorso.
Il nuovo istituto si caratterizza per la presenza sostanzialmente di tre criteri individuati dalla norma, la cui contestuale sussistenza impone di esperire preventivamente e obbligatoriamente la procedura di mediazione, prima di adire il giudice:
– tipologia di atto impugnato;
– parte resistente nell’eventuale giudizio;
– valore della controversia.
 
Il contribuente deve esperire la fase amministrativa ogni qual volta intenda impugnare uno degli atti individuati dall’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, emessi dall’Agenzia delle entrate, e il valore della controversia non sia superiore a ventimila euro, e pertanto:
– avviso di accertamento;
– avviso di liquidazione;
– provvedimento che irroga le sanzioni;
– ruolo;
– rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori non dovuti;
– diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
– ogni altro atto emanato dall’Agenzia delle entrate, per il quale la legge preveda l’autonoma impugnabilità innanzi alle Commissioni tributarie.
 
Non sono, invece, oggetto di mediazione le controversie concernenti i seguenti atti:
– cartella di pagamento;
– avviso di mora, oggi avviso di intimazione;
– iscrizione di ipoteca sugli immobili;
– fermo di beni mobili registrati;
– atti relativi alle operazioni catastali.
 
Nel caso tuttavia in cui il contribuente eccepisca la mancata notifica di un atto presupposto riconducibile all’attività dell’Agenzia delle entrate, il contribuente è comunque obbligato a presentare preliminarmente l’istanza di mediazione.
Sono escluse espressamente dalla mediazione le controversie concernenti il recupero di aiuti di Stato.
Il nuovo istituto trova applicazione con riferimento alle controversie di valore non superiore a ventimila euro, determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 dell’articolo 12, del D.Lgs. n. 546/92.
In pratica, per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.
In presenza di impugnazione cumulativa avverso una pluralità di atti, in relazione agli atti aventi un valore non superiore a ventimila euro, il contribuente è tenuto ad esperire il tentativo di mediazione.
Relativamente alle controversie aventi ad oggetto il rifiuto espresso o …

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