Gli studi di settore per l’anno 2011

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 16 luglio 2012



un riassunto di tutti i chiarimenti offerti dall'Agenzia delle Entrate per il corretto utilizzo degli studi di settore ai fini del calcolo dei redditi 2011

Con circolare del 11/07/2012 n. 30 la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate fornito una corposo documento sugli Studi di settore per il periodo di imposta 2011.

In questo nostro intervento focalizziamo la nostra attenzione sulle novità normative introdotte.

 

LA REVISIONE DEGLI STUDI

Innanzitutto, il primo elemento di novità è rappresentato dalla pubblicazione dei decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 dicembre 2011 con cui sono stati approvati 69 studi di settore che costituiscono la revisione di altrettanti studi precedentemente in vigore.

In particolare, i complessivi 69 studi interessati dalla revisione riguardano le evoluzioni di:

  • 18 studi relativi ad attività economiche del settore delle manifatture;

  • 17 studi relativi ad attività economiche del settore dei servizi;

  • 6 studi relativi ad attività professionali;

  • 28 studi relativi ad attività economiche del settore del commercio.

 

La revisione di tali studi è stata effettuata sulla base del programma approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31 gennaio 2011.

 

L’inutilizzabilità diretta per l’azione di accertamento

L’art. 6 del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 28 dicembre 2011, relativo all’approvazione di 28 studi relativi ad attività economiche del settore del commercio, ha confermato, con riferimento al periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2011, l’inutilizzabilità “diretta” dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore per l’azione di accertamento nei confronti di:

  • società cooperative a mutualità prevalente;

  • soggetti IAS;

  • soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 64.92.01 – “Attività dei consorzi di garanzia collettiva fidi” o dal codice 66.19.40 – “Attività di Bancoposta”.

 

Inoltre, tale decreto ha previsto, per il solo periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2011, tale diverso utilizzo dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore anche nei confronti dei soggetti esercenti attività d’impresa, cui si applicano gli studi di settore, per il periodo d’imposta in cui cessa di avere applicazione il regime dei “minimi” e dei soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 68.20.02 – “Affitto di aziende”.

 

IL D.M. 26 aprile 2012

Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 26 aprile 2012 sono state inoltre approvate, a decorrere dal periodo d’imposta 2011, le integrazioni agli studi di settore, indispensabili per tenere conto degli andamenti economici e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali, o per aggiornare o istituire gli indicatori di coerenza, compresi quelli previsti dall'art. 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146.

Le novità riguardano:

a) i nuovi indicatori di coerenza economica basati su anomalie nei dati dichiarati;

b) il nuovo indicatore di normalità economica in assenza del valore dei beni strumentali;

c) l’aggiornamento dei valori di soglia per l'indicatore di coerenza «ricarico» per lo studio di settore VM04U;

d) l’aggiornamento della “Territorialità dei Factory Outlet Center”;

e) le modifiche allo studio VM05U con gli aggiornamenti per le regioni Abruzzo, Campania e Sicilia;

f) l’aggiornamento delle analisi territoriali per il comune di Gravedona ed Uniti;

g) l’aggiornamento della territorialità del commercio.

I 69 studi approvati con decreti del 28 dicembre 2011 non si applicano, in fase di accertamento, nei confronti dei contribuenti che dichiarano compensi di cui all’articolo 54, comma 1, ovvero ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), del TUIR, di ammontare superiore a euro 5.164.569.

L’evoluzione è stata condotta analizzando i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore relativi al periodo d’imposta 2009.

 

PRINCIPALI NOVITÀ

Come è noto, l’art. 8 del decreto legge n. 16 del 2012, che ha modificato la precedente disposizione introdotta dal decreto legge n. 98 del 2011, ha previsto la possibilità, per l’Agenzia delle Entrate, di ricorrere all’accertamento induttivo, ai sensi del comma 2 dell’articolo 39 del D.P.R. n. 600 del 1973, “in caso di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al quindici per cento, o comunque ad euro cinquantamila, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione”.

In particolare, il legislatore, sostituendo la lettera d-ter) del comma 2 dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ha previsto che l’omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore e l’indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti consente ora di ricorrere all’accertamento induttivo, senza subordinare tale possibilità alla condizione che siano irrogabili le sanzioni di cui al comma 2-bis dell’articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.

Tale condizione è stata eliminata anche con riferimento all’ipotesi di infedele compilazione dei predetti modelli anche se, in quest’ultimo caso, è possibile il ricorso all’accertamento induttivo quando l’infedele compilazione dei predetti modelli comporta una differenza superiore al quindici per cento, o comunque ad euro cinquantamila, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.

La modifica normativa si applica con riferimento agli accertamenti notificati a partire dal 2 marzo 2012, mentre per gli accertamenti già notificati in precedenza continua ad applicarsi quanto previsto dalla previgente lettera d-ter) del comma 2 dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Nella circolare n. 8/E del 2012, con riferimento alla precedente formulazione della lettera d-ter) del comma 2 dell’articolo 39 del D.P.R., n. 600/73, introdotta dal decreto legge n. 98 del 2011, era stato precisato che “La norma in commento, riferendosi alla potestà accertativa degli uffici, ha natura procedimentale e, pertanto, esplica effetti con riguardo a tutti i periodi d’imposta accertabili alla data di effettuazione del controllo cui risulta “teoricamente” applicabile la sanzione di cui all’articolo 1, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 471 del 1997… Si ritiene tuttavia, alla luce dei principi di trasparenza e di collaborazione cui sono improntati i rapporti tra Amministrazione e contribuenti, che gli uffici applicheranno ordinariamente la facoltà introdotta dalla citata disposizione del decreto legge n. 98 del 2011, e modificata dal decreto legge n. 16 del 2012, soltanto a partire dal controllo delle dichiarazioni relative al periodo di imposta 2010”.

A differenza quindi di quanto avvenuto con il decreto legge n. 98 del 2011, la data a partire dalla quale è possibile emettere gli accertamenti fondati sulla base della lettera d-ter) del comma 2 dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è fissata dallo stesso articolo 8 del decreto legge n. 16 del 2012, rafforzando dunque l’interpretazione fornita nella circolare n. 8/E del 2012, in relazione alla precedente disposizione introdotta con il decreto legge n. 98 del 2011.

Le Entrate, tuttavia, per le stesse motivazioni indicate nel predetto documento di prassi, ritengono che gli uffici utilizzeranno ordinariamente la facoltà introdotta dalla citata disposizione del decreto legge n. 16 del 2012, soltanto a partire dal controllo delle dichiarazioni relative al periodo di imposta 2010.

Per le annualità precedenti il 2010, laddove il contribuente spontaneamente o a seguito di eventuale invito comunichi correttamente i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, gli uffici procederanno, qualora se ne ravvisasse l’interesse, con ricostruzioni di tipo analitico o analitico presuntivo evitando, in tali casi, per le ragioni su esposte, il ricorso a metodi di accertamento del tipo induttivo “puro”.

La previsione di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 16 del 2012 non trova applicazione laddove il contribuente spontaneamente, o a seguito di eventuale invito, comunichi correttamente i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore. A tal fine, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza, la predetta comunicazione potrà essere effettuata presentando una dichiarazione integrativa entro i termini previsti dall’articolo 2, comma 8, del D.P.R. 322 del 1998.

Sul punto la C.M. n.30/2012 riporta due diverse ipotesi di comportamento del contribuente e le relative conseguenze sulle possibilità di effettuare un accertamento induttivo.

 

Ipotesi 1

Il contribuente non presenta il modello studi di settore nei termini ordinari e prima dell’inizio di controlli fiscali (accessi, ispezioni, verifiche, inviti di cui all’art. 32, c. 1, del D.P.R. 600/73, accertamenti) presenta dichiarazione integrativa entro i termini di cui all’articolo 43 del D.P.R. n. 600 del 1973 (articolo 2 comma 8 del D.P.R. n. 322 del 1998). In tale caso, se la dichiarazione integrativa è presentata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale e' stata commessa la violazione, le sanzioni sono ravvedibili secondo le regole generali previste dall’articolo 13 del DLgs n. 472 del 1997 (come chiarito con la circolare n. 8/E del 2012).

Inoltre, laddove si verifichi quanto evidenziato in precedenza, l’Ufficio non potrà procedere ad accertamento induttivo.

 

Ipotesi 2

Il contribuente non presenta il modello studi di settore nei termini ordinari, ma solo dopo l’inizio di controlli fiscali (accessi, ispezioni, verifiche, inviti di cui all’art. 32, comma1, del D.P.R. 600/73, accertamenti). In tal caso:

  • le sanzioni non sono ravvedibili (come previsto dall’articolo 13 del DLgs n. 472 del 1997);

  • l’Ufficio può procedere ad accertamento induttivo ai sensi dell’articolo 39 comma 2 del D.P.R. n. 600 del 1973, come modificato dal decreto legge n. 98 del 2011 e dal D.L. n. 16 del 2012, poiché al momento dell’attivazione dei controlli il contribuente non ha presentato il modello.

 

Le Entrate, inoltre, precisano che l’inciso riportato nella circolare n. 8/E del 2012 (già citato in precedenza e che, per maggior chiarezza, si riporta di seguito) è applicabile anche in relazione alla novella normativa in commento, laddove il contribuente adempia agli obblighi dichiarativi dopo che i controlli sono già iniziati. “Per le annualità precedenti il 2010, invece, laddove il contribuente spontaneamente o a seguito di eventuale invito comunichi correttamente i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, gli uffici procederanno, qualora se ne ravvisi l’interesse, con ricostruzioni di tipo analitico o analitico presuntivo evitando, in tali casi, per le ragioni su esposte, il ricorso a metodi di accertamento del tipo induttivo “puro””.

 

16 luglio 2012

Roberta De Marchi