Studi di settore 2012: le cause di esclusione

di Mario Agostinelli

Pubblicato il 23 giugno 2012



con la nuova normativa in vigore in materia di studi di settore è molto importante verificare attentamente se si ricade in una causa di esclusione dall'applicazione di tali strumenti

Con l’approvazione dei correttivi per il periodo di imposta 2011, pubblicati in gazzetta ufficiale del 13 giugno 2012, si apre ufficialmente la stagione degli studi di settore. In attesa della circolare dell’Agenzia delle Entrate in fase di elaborazione, contribuenti e professionisti devono fin da subito confrontarsi con le numerose novità introdotte con i decreti emanati nel 2011 e nel 2012.

Le rilevanti modifiche introdotte, con riferimento alle norme di applicazione degli studi di settore, alle norme in materia di sanzioni in caso di omessa o infedele presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, nonché alle norme che disciplinano il nuovo regime premiale per i soggetti congrui e coerenti, implicano una particolare attenzione dell’analisi delle ipotesi di esclusione e di non applicazione degli studi di settore.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8/E del 16 marzo 2012, ha fornito importanti precisazioni non solo in relazione alle nuove disposizioni in materia di sanzioni per l’omessa o infedele presentazione dei modelli studi di settore e del regime premiale per i contribuenti congrui e coerenti, introdotte con i DL 98/2011, 138/2011, 201/2011 e DL 16/2012, ma anche con riferimento alle ipotesi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore.

Se l’indicazione di cause di esclusione non sussistenti potrà essere causa di applicazione di sanzioni maggiorate e dell’accertamento induttivo puro, appare di assoluto interesse approfondire, in sede di presentazione delle dichiarazioni UNICO 2012, le ipotesi di non applicazione dello strumento di accertamento parametrico.

 

PERIODO DI INIZIO DELL’ATTIVITA’

CAUSA DI ESCLUSIONE DEGLI STUDI DI SETTORE

L’accertamento sulla base degli studi di settore non si applica ai contribuenti che hanno iniziato o cessato l’attività nel periodo di imposta.

Le sopra dette cause di esclusione sono previste dalla lettera b del comma 4 dell’articolo 10 della L. 146/1998.

Con riferimento all’individuazione del concetto di inizio attività l’AE ha fornito un rilevante chiarimento con la circolare 8/E del 16 marzo 2012 precisando al paragrafo 6.1 che, la causa di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, legata all’inizio attività nel corso del periodo di imposta, deve essere riferita all’attività svolta nel suo complesso dal contribuente e pertanto si perfeziona nel periodo di imposta in cui il contribuente ha iniziato l’attività di impresa (o di lavoro autonomo).

Come più diffusamente argomentato avanti, l’ufficio precisa che, l’ipotesi per la quale il contribuente che ha avviato l’attività produttiva X contemplata dallo studio di settore Y nell’anno 2008 e nell’anno 2011 avvia una nuova attività K contemplata dallo studio di settore Z, che per entità di ricavi risulta nell’anno 2011 prevalente rispetto all’attività X (già esercitata da anni), non potrà avocare la causa di esclusione di “inizio dell’attività nel periodo di imposta” ben potendo, tuttavia, fruire dell’esclusione riconducibile all’ipotesi prevista per i contribuenti che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell’attività ai sensi dell’articolo 10 co. 4 lett. c) della Legge 146/1998.

Se quindi il periodo di imposta di avvio delle attività deve essere verificato con riferimento all’attività esercitata nel suo complesso, la verifica della sussistenza della causa di esclusione comporta che la verifica del periodo di imposta di inizio attività deve essere effettuata con riferimento al periodo in cui il contribuente ha in concreto iniziato l’attività di impresa (o lavoro autonomo).

In tal contesto tuttavia appare opportuno esaminare la ricorrete ipotesi in cui l’avvio concreto delle attività avvenga in un periodo successivo rispetto a quello di acquisizione della partita IVA. Potrebbe essere il caso in cui il contribuente abbia acquisito la partita IVA negli ultimi mesi dell’anno (es. il 10 ottobre 2010) per poi in concreto avviare l’attività di impresa nel periodo di imposta successivo (acquisto dei beni strumentali e avvio dell’attività con decorrenza marzo 2011). L’ufficio, a ben vedere non ha mai chiarito il caso sopra esposto ne tanto meno la corretta modalità di rappresentazione tale ipotesi nella dichiarazione dei redditi.

Riprendendo l’esempio proposto, e di cui sopra, si ritiene che una modalità di rappresentazione conforme alle ipotesi di cause di esclusione indicate nei modelli dichiarativi possa essere la seguente:

  • Per il periodo di imposta 2010 indicare la causa di esclusione cod. 1 (periodo di inizio dell’attività) (si veda la tabella codici di esclusione di seguito);

  • Per il periodo di imposta 2011 indicare la causa di esclusione cod. 7 (periodo di non normale svolgimento dell’attività) con raccomandazione di riportare dettagliatamente la circostanza nelle note aggiuntive.

Tale rappresentazione appare conforme all’orientamento maturato in giurisprudenza ed in particolare dalla CTP di bari che ha avuto modo di chiarire che i periodi di imposta di avvio delle attività dell’impresa, tipicamente definiti di start-up, quelli nei quali le attività sono svolte in un contesto di marginalità ed in particolare in condizioni di non normalità economica, non avendo la struttura produttiva raggiunto gli ordinari regimi produttivi e di redditività del settore economico di appartenenza, non costituiscono periodi di normale svolgimento delle attività imprenditoriali e pertanto gli studi di settore non possono trovare applicazione. Solo quando è raggiunto il regime ordinario di produttività del settore economico di appartenenza lo studio di settore potrà trovare applicazione.

Tale conclusione, per altro perfettamente condivisa, porta a ritenere che solo a partire dal periodo di imposta in cui le attività sono a regime lo studio potrà trovare corretta applicazione mentre, con riferimento ai periodi di imposta precedenti, sussiste un’evidente periodo di non normale svolgimento delle attività produttive che è causa di esclusione di applicazione.

 

CESSAZIONE E INIZIO DELLA ATTIVITA’

LA CAUSA DI ESCLUSIONE NON OPERA

Le ipotesi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, riferite alla inizio o cessazione dell’attività nel periodo di imposta, non operano nel caso di cessazione e inizio della stessa attività, da parte del medesimo soggetto, entro il termine di sei mesi dalla data di cessazione.

La norma, di natura antielusiva1, a ben vedere non ha poi un’amplissima area di applicazione richiedendo tre condizioni/requisiti di applicazione:

  • Che l’attività nuova iniziata venga svolta dallo stesso soggetto che precedentemente ha cessato la (medesima) attività;

  • Che l’attività venga nuovamente iniziata entro il termine di sei mesi dalla sua cessazione;

  • Che l’attività presenti il carattere della omogeneità rispetto a quella preesistente.

La circolare 31/E del 2007 ha fornito i chiarimenti in ordine a tutte e tre le condizioni sopra indicate.

Condizione soggettiva

Il soggetto che inizia l’attività deve essere il medesimo soggetto che l’ha cessata. Deve sussistere perfetta coincidenza ed identità della posizione fiscale del soggetto che ha cessato e il soggetto che ha iniziato l’attività.

Tale condizione potrà essere verificata senza alcun dubbio con riferimento al soggetto fiscale “persona fisica”, quale l’imprenditore individuale ovvero l’impresa familiare (non sussistendo differenza nella soggettività passiva tra impresa familiare e imprenditore individuale). La regola peraltro è verificabile anche con riferimento agli esercenti arti e professioni.

In tali ipotesi soggettive sussiste una naturale ed insita coincidenza tra il soggetto che cessa e il soggetto che inizia l’attività anche se ciò avvenga con attribuzione di una nuova partita IVA. Nel caso delle persone fisiche la cessazione dell’attività non estingue la posizione fiscale che è correlata alla stesso “soggetto” persona fisica.

A diverse conclusioni si dovrà pervenire con riferimento ai soggetti diversi dalle persone fisiche, quali le società di persone, le società di capitali e gli enti commerciali e non commerciali.

Per tali soggetti la cessazione dell’attività è, in genere, causa di estinzione della posizione fiscale. Pertanto per tali soggetti non potrà mai configurarsi un’ipotesi di “continuazione delle attività” a seguito di cessazione ed inizio della medesima attività.

L’amministrazione ha precisato che la norma non potrà trovare applicazione anche nel caso in cui la cessazione delle attività avvenga mediante la messa in liquidazione dell’entità, in quanto il periodo precedente alla messa in liquidazione è considerato il periodo di cessazione delle attività, e il periodo di liquidazione, che entra in modo trasversale nel presupposto di fatto su cui si fonda la norma in argomento, è un periodo di non normale svolgimento delle attività costituendo causa autonoma di esclusione degli studi di settore.

L’ufficio tuttavia non ha mai ben chiarito la fattispecie della revoca della liquidazione da parte delle società. Stante l’indirizzo dell’ufficio si ritiene che il periodo ante liquidazione debba essere considerato periodo di cessazione delle attività, il periodo (o i periodi) di liquidazione e quello di revoca della liquidazione con inizio dell’attività debbano essere considerati di non normale svolgimento delle attività, non trovando mai di fatto applicazione la norma in argomento.

In conclusione, il regime di operatività degli studi di settore per le ipotesi di continuazione delle attività cessate e riavviate potrà operare solo con riferimento alle persone fisiche (esercenti imprese e si ritiene anche lavoro autonomo nonostante la circolare 31/E 2007 faccia riferimento al soggetto “persona fisica/imprenditore individuale). Infine anche per tali soggetti si ritiene che laddove accedano alla cessazione dell’attività passando per la fase di liquidazione dell’impresa, la norma non possa trovare applicazione per interpretazione analogica a quella fornita per le società dalla stessa agenzia delle entrate.

 

Condizione temporale

La causa di esclusione per cessazione ed inizio non opera se il riavvio dell’attività interviene entro il termine di sei mesi computando per intero le frazioni di essi pari o superiori a 15 giorni.

I termini a cui fare riferimento sono la data di chiusura dell’attività, che risulta dalla comunicazione all’AE, e la data di inizio dell’attività (che ugualmente dovrà risultare dalla comunicazione effettuata all’ufficio finanziario).

Con riferimento alla condizione temporale si segnala, come anche facilmente desumibile dalle istruzione alla compilazione degli studi di settore, che la stessa è verifica anche quando perfezionata a cavallo dell’anno.

 

Condizione oggettiva di omogeneità dell’attività

Le attività cessate ed iniziate devono essere omogenee e l’omogeneità deve essere verificata con riferimento a quelle attività che, ancorché contraddistinte da codici ATECO differenti, sono attratte dal medesimo studio di settore.

Come chiarito dall’AE con circolare 31/E del 2007 la causa di esclusione non opera se le due attività (quella cessata e quella iniziata) sono contraddistinte da codici attività compresi nel medesimo studio.

In tale senso occorre prestare attenzione ad eventuali effetti derivanti dall’evoluzione degli studi che potrebbero far confluire attività “marcatamente distinte” nel medesimo studio di settore evoluto.

L’amministrazione ha inoltre chiarito che è irrilevante la circostanza che l’attività nuovamente iniziata o proseguita si differenzi dalla precedente in relazione a caratteristiche quali:

  • Differente localizzazione in cui l’attività è esercitata;

  • Modifiche della struttura organizzative;

  • Diverso numero di dipendenti.

Si consiglia, per le ipotesi di cui sopra, di segnalare la circostanza nelle note aggiuntive, ed in ogni caso tali situazioni potranno essere tenute in considerazioni in sede di contraddittorio ai fini della corretta valutazione della posizione del contribuente.

 

MERA CONTINUZIONEDELL’ATTIVITA’

PIENA APPLICAZIONE DELLO STUDIO DI SETTORE

L’ipotesi di esclusione relativa all’inizio delle attività nel periodo di imposta non opera quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.

Le fattispecie che perfezionano l’ipotesi prevista dall’ultimo periodo della lettera b) del co. 4 dell’articolo 10 della L. 146/1998 (e di cui sopra), sono molto ricorrenti e si riferiscono, in particolare, alle situazioni di inizio attività derivanti da operazioni quali:

  • Acquisto o affitto d’azienda;

  • Successione o donazione d’azienda;

  • Operazioni di trasformazione;

  • Operazioni di scissione e fusione d’azienda.

Anche in tal caso occorre verificare la sussistenza della mera prosecuzione con riferimento alla condizione di oggettiva omogeneità delle attività.

L’amministrazione ha precisato che la valutazione della mera prosecuzione dovrà essere attentamente verificata con conferimento ad operazioni diverse da quelle sopra elencate ed in particolare con riferimento all’operazione di conferimento di azienda, fattispecie questa che non garantisce la mera continuazione dell’attività esercitata dalla conferente, potendo ben avvenire il conferimento nell’ambito di una struttura produttiva già diversamente avviata.

 

MODIFICA DELL’ATTIVITA’ NEL PERIODO DI IMPOSTA

STUDI DI SETTORE ESCLUSI

La modifica in corso d’anno dell’attività svolta è una causa di non normale svolgimento dell’attività e quindi ipotesi di non applicazione degli studi di settore ai sensi della lettera c) del co. 4 dell’articolo 4 della L. 146/1998.

E’ la stessa AE (circolare 29/E del 18/06/2009) che ha chiarito che, la modifica dell’attività esercita nel corso d’anno rientra tra le cause di esclusione riconducibili a quelle previste per i contribuente che si trovano in un periodo di NON NORMALE svolgimento delle attività.

Tanto premesso occorre verificare in concreto le diverse ipotesi in cui si perfeziona la fattispecie di esclusione in argomento. Le istruzioni, parte generale, rappresentano che la modifica in corso d’anno dell’attività esercitata può verificarsi quando, ad esempio, fino al mese di aprile è svolta l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti di salumeria (Studio settore VM21E) e dal mese di maggio è svolta l’attività di trasporto con Taxi (studio di settore VG72A). le istruzioni precisano inoltre che la causa di esclusione non opera laddove le due attività (quella cessata e quella iniziata) sono contraddistinte da codici ATECO compresi nel medesimo studio di settore.

Se la fattispecie proposta rappresenta senza dubbio il caso più chiaro, tuttavia le ipotesi di variazione dell’attività esercitata in concreto possono essere diverse e particolarmente articolate.

Si pensi ai seguenti due casi:

  • Esercizio dell’attività A contemplata dallo studio di settore AA dall’anno 2008 e avvio di una nuova attività B nel corso dell’anno 2011 contemplata dallo studio BB, laddove i ricavi conseguiti nell’anno 2011 dall’attività A sono pari ad € 100,00 e quelli dell’attività B sono pari a 1.000,00;

  • Esercizio contestuale , fin dal periodo di imposta 2008 di due attività, l’Attività A (studio AA) e l’attività B (Studio BB) laddove, fino all’anno 2010 è sempre risultata prevalente l’attività A per i seguenti volume dei ricavi: Attività A € 1.000,00 attività B € 10,00; dall’anno 2011, in ragione di una radicale modifica strutturale dell’impresa, l’attività prevalente risulta essere l’attività B per i seguenti volume dei ricavi: Attività A € 10,00 attività B € 1.000,00.

E’ evidente che i due casi di cui sopra sono poi suscettibili di infinite varianti e la corretta applicazione degli studi di settore passa anche attraverso l’osservazione delle norme che disciplinano gli studi di settore per i contribuenti multiattività.

Con la recente circolare 8/E del 16 marzo 2012 l’Agenzia delle Entrate ha fornito un rilevante chiarimento con particolare riferimento al primo dei casi sopra formulati, precisando che tale ipotesi costituisce una fattispecie di esclusione per modifica dell’attività prevalente esercitata.

Più specificatamente la circolare precisa che “le circostanze descritte (si veda il caso n. 1 di cui sopra), consentono di ricondurre la situazione della predetta società ad una modifica nel corso del periodo di imposta dell’attività esercitata, in quanto la nuova attività iniziata nel corso dell’anno sostituisce, in termini di prevalenza dei ricavi, l’attività precedente esercitata”.

L’affermazione è di assoluta rilevanza e deve condurre alla seguente conclusione:

gli studi di settore si applicano con riferimento all’attività prevalente esercitata, pertanto, se l’attività prevalente esercitata è modificata rispetto a quella dei periodi di imposta precedenti si perfeziona la causa di esclusione per svolgimento delle attività in condizioni di non normalità di cui alla fattispecie di modifica dell’attività (prevalente) esercitata nel periodo di imposta.

Ne deriva che il riferimento alla modifica in corso d’anno dell’attività esercitata deve essere riferito all’”attività prevalente esercitata”, attività che battezza lo studio da applicare.

In conclusione, se a seguito di variazioni intervenute nell’organizzazione delle attività produttive si determina una situazione che è causa di applicazione di uno studio di settore diverso da quello applicato nel periodo di imposta precedente, si perfeziona l’ipotesi di esclusione per modifica dell’attività esercitata da rappresentare in UNICO 2012 con il codice 11.

Se l’interpretazione di cui sopra sarà confermata dall’ufficio finanziario allora anche l’ipotesi descritta nel precedente punto 2 rappresenta una fattispecie di esclusione dall’applicazione degli studi di settore.

L’Agenzia delle Entrate ha in ogni caso precisato che poiché l’articolo 1, comma 19 della Legge n. 296 del 2006 prevede la compilazione del modello per l’applicazione degli studi di settore anche per i soggetti esclusi perché versanti in una condizione di non normale svolgimento dell’attività, i contribuenti per i quali si verificano le ipotesi di modifica dell’attività prevalente esercitata devono presentare lo studio di settore relativo all’attività per la quale si sono conseguiti i maggiori ricavi/compensi nel periodo di imposta, a nulla rilevando che detta attività sia quella iniziata o cessata.

 

CAUSE DI UTILIZZO RIDOTTO 2011

L’Articolo 5 del DM 11 febbraio 2008 (rubricato “Utilizzo dei risultati derivanti dall'applicazione degli studi di settore”), come modificato dall’articolo 6 del Decreto del MEF del 28 dicembre 2011, individua le ipotesi di diverso utilizzo dei risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore nei confronti dei seguenti soggetti:

  1. Società cooperative a mutualità prevalente;

  2. Soggetti IAS;

  3. Soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 64.92.01 – “attività dei consorzi di garanzia collettiva fidi” o dal codice 66.19.40 – “attività di Bancoposta”;

  4. Esercenti attività di impresa soggetti agli studi di settore per il periodo di imposta in cui cessa di avere applicazione il regime dei minimi;

  5. Soggetti che esercitano in maniera prevalente l’attività contraddistinta dal codice 68.20.02 – “affitto di azienda”.

Per questi soggetti, ai sensi dell’articolo 2 co. 2 del DM 11 febbraio 2008, i risultati dell’applicazione degli studi di settore non possono essere utilizzati per l’azione di accertamento di cui all’articolo 10 della Legge 8 maggio 1998 n. 146, ma possono essere utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.

Le prime tre ipotesi (numeri da 1 a 3) erano già previste con riferimento al periodo di imposta 2010, mentre le ipotesi n. 4) e n. 5) costituiscono una novità e trovano applicazione per la prima volta per il periodo di imposta 2011.

Si segnala che ai sensi dell’articolo 5 del DM 11 febbraio 2008, le causa di applicazione diversa di cui ai numeri 4 e 5 di cui sopra, trovano applicazione esclusivamente per il periodo di imposta 2011.

Tanto detto si analizzano nel merito le due ipotesi.

 

Cessazione del regime dei minimi.

La norma prevede l’inutilizzabilità “diretta” degli studi di settore per l’azione di accertamento nei confronti dei soggetti esercenti attività di impresa, cui si applicano gli studi di settore, per il periodo d’imposta in cui cessa di avere applicazione il regime dei minimi.

Attenzione: Va subito premesso che la disposizione in rassegna di applicazione parziale dei risultati degli studi di settore interessa solo gli esercenti attività di impresa e non anche i lavoratori autonomi. Ciò trova giustificazione nella marcata differenza di determinazione del reddito che sussiste tra il regime dei minimi (criterio di cassa) e le regole di determinazione del reddito di impresa in regime ordinario (criterio di competenza sia in regime di contabilità semplificata che ordinaria), differenza che non sussiste per gli esercenti le attività di arti e professioni.

Le fattispecie a cui fa riferimento la norma possono essere come di seguito sintetizzate:

  • Uscita dal regime dei minimi nell’anno 2011 per il venire meno nell’anno 2010 dei requisiti e delle condizioni previste dai commi 96 e seguenti dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

  • Uscita dal regime dei minimi nell’anno 2011 per il superamento di oltre il 50% del limite dei ricavi nell’anno 2011;

  • Uscita dal regime dei minimi per scelta del contribuente mediante opzione per il regime ordinario di determinazione del reddito nell’anno 2011.

Per queste ipotesi cessa di avere applicazione il regime dei minimi nel periodo di imposta 2011 e il contribuente, pur essendo tenuto alla trasmissione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore (fatto salva la sussistenza di altre cause di esclusione), non è soggetto all’accertamento sulla base dei risultati generati dallo stesso studio di settore. Tali risultati potranno essere impiegati ai fini della selezione delle posizioni da sottoporre a controllo.

Si segnala che le istruzioni nella parte generale indicano specifiche e particolari modalità di compilazione del modello proprio per i contribuenti che sono usciti dal regime dei minimi, alle quali si rimanda per attenzione.

 

Attività prevalente Affitto di Azienda.

Come noto, tra le ipotesi di “periodo di non normale svolgimento dell’attività”, è compresa quella del “periodo in cui l’imprenditore individuale o la società hanno ceduto in affitto l’unica azienda”.

Tale ipotesi deve essere distinta da quella in cui i detti soggetti affittano un ramo di azienda per esercitare, direttamente, altre attività.

Un caso ricorrente potrebbe essere quello per il quale l’imprenditore (sia esso un imprenditore individuale o una società) diano in affitto l’azienda e contestualmente diano in locazione anche l’immobile con atto e contratto distinto. Per tale fattispecie infatti si ritiene che si delineino due distinte attività, quella di affitto di azienda e quella di locazione di immobili (fatto salvo per l’imprenditore individuale la possibilità di perdita di tale qualifica di imprenditore). Tuttavia il caso di specie a cui fa riferimento la causa di applicazione limitata degli studi di settore in esame è quella in cui l’imprenditore dia in affitto un ramo di azienda ed esercita altra attività produttiva direttamente, laddove i ricavi di quest’ultima siano inferiore rispetto ai corrispettivi dell’affitto del ramo di azienda.

Anche per tale ipotesi i risultati degli studi di settore non potranno essere utilizzati per l’azione di accertamento, ma potranno essere utilizzati esclusivamente per la selezione delle posizioni soggettive da sottoporre a controllo con le ordinarie metodologie.

 

Le norme di riferimento

Art. 10 della L. 146/1998.

Comma 4. La disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti:

a) che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all'articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro;

b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta. La disposizione di cui al comma 1 si applica comunque in caso di cessazione e inizio dell'attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

c) che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività. (7)

 

Istruzioni Unico 2012 – tutti i casi di esclusione

Si riportano di seguito le codifiche per l’indicazione della sussistenza delle cause di esclusione da esprimere in UNICO 2012.

1 – inizio dell’attività nel corso del periodo d’imposta;

2 – cessazione dell’attività nel corso del periodo d’imposta (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore);

3 – ammontare di ricavi dichiarati di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), d) ed e) o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del TUIR, superiore a 5.164.569 e fino a 7,5 milioni di euro (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore);

4 – ammontare di ricavi dichiarati di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), d) ed e) o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del TUIR, superiore a 7,5 milioni di euro.

Ai fini del riscontro delle condizioni per l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore individuate ai punti 3 e 4, si evidenza che i decreti di approvazione degli studi di settore possono prevedere che ai ricavi o ai compensi debbano essere sommati o sottratti ulteriori componenti di reddito. Le istruzioni generali (ancorché in bozza alla data del presente documento) precisano che gli studi UG40U, VG50U, UG69U, UK23U ai fini della determinazione del limite di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, i ricavi devono essere aumentati delle rimanenze finali e diminuiti delle esistenze iniziali valutate in base a quanto previsto dagli articolo 92 e 93 del TUIR).

5 – periodo di non normale svolgimento dell’attività, in quanto l’impresa è in liquidazione ordinaria (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore);

6 – periodo di non normale svolgimento dell’attività, in quanto l’impresa è in liquidazione coatta amministrativa o fallimentare (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore);

7 – altre situazioni di non normale svolgimento dell’attività (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore);

8 – determinazione del reddito con criteri “forfetari”;

9 – incaricati alle vendite a domicilio;

10 – classificazione in una categoria reddituale diversa da quella prevista dal quadro degli elementi contabili contenuto nel modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dello studio di settore approvato per l’attività esercitata;

11 – modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata, nel caso in cui quella cessata e quella iniziata siano soggette a due differenti studi di settore (deve, comunque, essere compilato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore).

 

21 giugno 2012

Mario Agostinelli

1 La cir. 31/E 2007 al paragrafo 4.1 precisa che la norma “trova la sua ratio nella volontà del legislatore di contrastare diffusi fenomeni elusivi da parte di quei contribuenti che si sottraggono alla compilazione degli studi di settore con fittizie chiusure dell’attività”. Se la norma è antielusiva dovrebbero trovare applicazione le norme che disciplinano l’interpello disapplicativo.