S’intensificano i controlli sul no profit

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 14 giugno 2012



l'area del terzo settore ha presentato aspetti molto critici per quanto riguarda l'evasione fiscale, per il 2012 l'Agenzia intende combattere il fenomeno con controlli sempre più severi

La circolare n. 18/E del 31 maggio 2011 ha delineato l’attività di prevenzione e contrasto dell’evasione per il corrente anno.

Particolare attenzione viene dedicata all’intercettazione delle norme agevolative, in termini sia di recupero dell’evasione pregressa, sia dissuasivi, per la fuoriuscita dei soggetti privi degli specifici requisiti previsti dai settori agevolati.

Focalizziamo la nostra attenzione su questi aspetti.

 

ENTI NON COMMERCIALI, ONLUS E ALTRI SOGGETTI CHE FRUISCONO DI REGIMI AGEVOLATIVI (SOCIETÁ COOPERATIVE E SETTORE AGRICOLO)

La circolare appena diramata prende atto, innanzitutto, che l’attività di controllo sul comparto degli enti non commerciali, delle ONLUS e degli altri soggetti che fruiscono di regimi agevolativi, solo recentemente pianificata in modo distinto ed organico, sta dando risultati molto positivi e, nel 2011, ha registrato un importante salto di qualità.

Nel corso del 2012 occorre pertanto consolidare il detto trend positivo seguendo gli indirizzi operativi nel tempo forniti (in specie quelli contenuti nella circolare n. 21/E del 2011) tenendo conto di quanto di seguito specificato con riguardo alle varie tipologie di soggetti compresi nella platea in questione.

 

Enti non commerciali

Con riferimento all’utilizzo abusivo delle agevolazioni riservate agli enti non commerciali, anche quest’anno il budget di produzione contempla una quota di verifiche e di accertamenti destinati ai detti soggetti.

Nell’ambito della analisi di rischio effettuata con l’ausilio degli specifici applicativi a disposizione, saranno selezionati gli enti che, in base agli elenchi dei fornitori a suo tempo inviati dai soggetti obbligati, risultano aver emesso fatture ma non hanno presentato la dichiarazione IVA oppure hanno dichiarato un volume d’affari pari a zero.

Al contempo, viene evidenziata la necessità che, dopo aver individuato le posizioni da sottoporre a controllo secondo le indicazioni fornite con le apposite metodologie emanate dalla Direzione Centrale Accertamento, l’attività operativa sia svolta prioritariamente nei confronti dei soggetti che presentino abusi di particolare rilevanza economica, evitando di perseguire situazioni di minima rilevanza.

 

ONLUS

Ai fini dell’analisi di rischio delle ONLUS si deve tenere conto sia dei soggetti interessati dal procedimento per l’iscrizione nell’apposita Anagrafe (a prescindere dalla circostanza che siano stati iscritti, o meno, nell’Anagrafe), sia delle c.d. ONLUS “di diritto”.

Al riguardo, viene evidenziata l’importanza, soprattutto a fini di prevenzione, del controllo diretto all’iscrizione nell’Anagrafe delle Onlus da parte delle Direzioni regionali, che devono procedere alla tempestiva individuazione e segnalazione per il controllo sostanziale delle posizioni particolarmente a rischio.

Rispetto, invece, all’analisi di rischio riservata alle ONLUS “di diritto”, non iscritte nell’Anagrafe, l’attività deve essere prioritariamente indirizzata nei confronti:

-delle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti presso le Regioni o le Province ai sensi della Legge n. 266 del 1991, i cui dati vanno richiesti a detti soggetti pubblici ai sensi dell’art. 32, c. 1, n. 5, del D.P.R. n. 600 del 1973, al fine di intercettare specifici profili di rischio circa lo svolgimento di vere e proprie attività commerciali, come previsto dal D.M. 25 maggio 1995. Qualora venga riscontrato in capo alle organizzazioni di volontariato lo svolgimento di attività produttive e commerciali non marginali, si procede al recupero delle agevolazioni fiscali indebitamente fruite, ai sensi dell’art. 30, c. 5, del decreto-legge n. 185 del 2008, con contestuale comunicazione alla struttura regionale o provinciale competente per i controlli previsti dalla medesima Legge n. 266 del 1991;

- delle cooperative sociali, che devono risultare iscritte nell’apposita sezione dell’Albo nazionale delle società cooperative, i cui dati sono rilevabili dal collegamento con le Camere di Commercio e dall’apposito elenco trasmesso centralmente. Nei casi in cui risulti che il soggetto non rispetta le condizioni previste dalla Legge n. 381 del 1991, si procede al recupero delle agevolazioni fiscali indebitamente fruite, dandone contestuale comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico per i seguiti di competenza.

 

Società cooperative

Con riferimento all’attività di controllo nei confronti delle società cooperative, l’analisi di rischio deve in specie garantire la individuazione di elementi che possano far supporre la mancanza delle finalità mutualistiche e, di conseguenza, l’abusivo ricorso alla forma cooperativa allo scopo di fruire indebitamente dei benefici fiscali previsti.

La selezione deve riguardare, oltre ai soggetti che si qualificano come cooperative ma non risultano iscritte nel relativo Albo, anche quelli per i quali sono riscontrati specifici indicatori di rischio costituiti, tra gli altri, da crediti IVA di importo elevato non giustificati in base al settore di attività o al volume d’affari, da perdite di esercizio sistematiche che denotano situazioni apparentemente antieconomiche, da brevi periodi di attività, da evidenti incoerenze degli indicatori gestionali (quale, ad esempio, il costo del lavoro rispetto ai ricavi di vendita) o dall’omessa dichiarazione degli elementi rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

 

Settore agricolo

Ai fini dell’analisi di rischio si deve tenere conto dei requisiti che qualificano i soggetti che operano nel settore in argomento, esaminando prioritariamente le imprese che svolgono le attività “connesse” (commercializzazione, trasformazione...) aventi ad oggetto prodotti agricoli acquisiti prevalentemente da terzi. Inoltre, un’attenzione specifica richiedono le posizioni dei soggetti che si qualificano come esercenti di attività agricola e nel contempo svolgono attività di prestazione di servizi o per i quali le informazioni a disposizione evidenzino la possibile esistenza di vere e proprie imprese commerciali di ristorazione ed alberghiere, dissimulate sotto forma di agriturismo.

Vanno altresì considerati altri elementi che potrebbero costituire indicatori di rischio, quali la presenza di volumi d’affari non coerenti con l’estensione dei terreni posseduti, l’esistenza di rapporti con soggetti non residenti, la somministrazione di alimenti e bevande, l’organizzazione di eventi, e così via.

 

14 giugno 2012

Roberta De Marchi