Regime dei minimi e partita IVA inattiva, coefficienti di ammortamento, contributo ACE permanente, cessazione attività e riporto delle perdite, agevolazione del 36% e spese condominiali

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 11 giugno 2012



le utilissime risposte ai quesiti del dott. Antonio Gigliotti per affrontare al meglio i dubbi professionali in periodo di dichiarazione dei redditi

QUESITO N. 1: Partita Iva inattiva e accesso al regime dei minimi

Un contribuente ha aperto la Partita Iva nel 2009 per poi cessarla nel 2010. Nell’arco di questo periodo non ha emesso alcuna fattura e nemmeno ha ricevuto fatture. Adesso nel 2012 è possibile accedere al regime dei minimi?

 

RISPOSTA

Secondo quanto disposto dall’art. 27 del D.L. 98/2011 “il regime di cui all’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244” (regime dei minimi), è applicabile a decorrere dal 2012 esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo o hanno intrapreso un’attività d’impresa o di lavoro autonomo dal 2008.

Tra i requisiti richiesti per l’applicazione del nuovo regime in esame figura anche il fatto che il contribuente non deve aver esercitato, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare.

Si ritiene che il mero possesso della partita Iva, avvenuto dal 2009 fino al 2010, non costituisca una causa ostativa alla possibilità di fruire del nuovo regime dei minimi con decorrenza dal 1° gennaio 2012. Infatti, affinché si verifichi tale condizione prevista dall’articolo 27, comma 2, del Dl 98/2011, è necessario che il contribuente abbia effettivamente esercitato un’altra attività nei tre anni precedenti.

Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate, in occasione di un incontro con la stampa specializzata del 18 ottobre 2011, ha affrontato casi concreti di “mera prosecuzione” di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo. Per l’agenzia delle Entrate, l’apertura della partita Iva, senza però materiale esercizio dell’attività, non preclude l’accesso al regime.

Si ritiene quindi che il contribuente indicato nel quesito possa accedere al regime dei minimi.

 

QUESITO N. 2: Coefficienti di ammortamento

Nel bilancio 31.12.2011 si applicano ancora le vecchie percentuali di ammortamento sui beni strumentali con la riduzione al 50% della quota 2011 per i beni nuovi acquistati nel 2011?

 

RISPOSTA

L’art. 23 c. 47 del D.L. 98/2011 conv. con modif. nella L. 15 luglio 2011 n. 111, (Manovra estiva 2011) ha rivisto la disciplina dei coefficienti di ammortamento prevedendo che “in attesa della riforma fiscale, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2012, con regolamento da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è rivista la disciplina del regime fiscale degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali sulla base di criteri di sostanziale semplificazione che individuino attività ammortizzabili individualmente in base alla vita utile e a quote costanti e attività ammortizzabili cumulativamente con aliquota unica di ammortamento”.

Il nuovo sistema prevede solo quattro categorie di beni (materiali e immateriali), di cui:

  • tre “individuali” da ammortizzare in base alla vita utile e a quote costanti;

  • una “cumulativa” che comprenderebbe anche beni di natura del tutto diversa da ammortizzare con unica aliquota (paniere).

In particolare le tre categorie “individuali” e i rispettivi coefficienti di ammortamento, dovrebbero essere le seguenti: immobili in 40 anni attività materiali di lunga durata in 15 anni attività immateriali in 15 anni. Nella quarta categoria (il paniere) sarebbero compresi tutti gli altri beni per i quali si applicherebbe un'aliquota unica. In sostanza, la manovra sembra cerchi di ridurre l'impatto degli ammortamenti sui bilanci, attraverso:l’allungamento del periodo utile di ammortamento (i.e. gli edifici da 33 anni a 40 anni);la riduzione del numero dei coefficienti;l’aggregazione degli stessi;la previsione di un'aliquota specifica per determinati beni, ma senza introdurre un vero e proprio aggiornamento degli stessi coefficienti. I nuovi coefficienti si renderanno applicabili a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31/12/2012 che, per i solari, corrisponde al 2013. Conseguentemente i coefficienti di ammortamento fiscali applicabili nell'anno 2011 sono ancora quelli stabiliti nel DM 31/12/1988. E' inoltre confermata la riduzione alla metà del coefficiente di ammortamento applicabile nel primo anno di entrata in funzione del bene.

 

QUESITO N. 3: Ace permanente

Nel caso in cui una società di capitali decidesse di non distribuire gli utili prodotti nel 2011 ed usufruire dell'incentivo ACE per l'abbattimento del reddito imponibile (come variazione in diminuzione al rigo RF50 di Unico SC 2012), la stessa agevolazione è valevole per il solo anno 2012 o anche per gli anni successivi? Per quanto anni in caso affermativo?

 

RISPOSTA

L'agevolazione ACE, introdotta dall’art. 1 del Decreto Salva Italia e la cui applicazione è stata disciplinata dal Decreto attuativo del 14 marzo 2012, ha carattere strutturale e permanente, e pertanto vale ai fini dell’abbattimento del reddito imponibile non solo dell'anno in cui si realizza l'incremento patrimoniale, ma anche per gli anni successivi, fino a quando gli utili non distribuiti restano nel patrimonio della società. L’agevolazione basata sul rendimento nozionale del nuovo capitale proprio, è calcolata, infatti, in ciascun periodo di imposta sull'incremento del patrimonio (scaturente da conferimenti in denaro e/o accantonamenti di utili a riserva disponibile) . Si tratta quindi di una norma strutturale: sull’eventuale incremento del capitale si applica il 3% e ciò determina una deduzione dall’imponibile Ires (o Irpef) valida nell’anno dell’aumento e in ciascun esercizio successivo fino a quando il patrimonio non diminuisce a seguito di assegnazioni o rimborsi ai soci. Considerando l’aliquota Ires del 27,5%, si può affermare che il risparmio fiscale effettivo dell’ACE (con il rendimento del 3%) è, per ogni anno, pari allo 0,825% dell’incremento patrimoniale. Si ricorda che il beneficio non rileva ai fini Irap in quanto si esprime mediante una variazione fiscale in diminuzione extra-contabile che, peraltro, non può determinare una perdita ma un eventuale riporto in avanti.

 

QUESITO N. 4: Cessazione attività e riporto perdite

Una società a responsabilità limitata ha cessato la propria attività in data 31/12/2011. Il reddito fiscale conseguito è pari a € 100.000. Si chiede in che limite si può abbattere tale utile avendo perdite pregresse (non illimitate) di € 130.000?

 

RISPOSTA

L’art. 23, c. 9, D.L. n. 98/2011 c.d. “Manovra correttiva” ha modificato l’art. 84, cc. 1 e 2, TUIR, prevedendo che le perdite fiscali conseguite in un periodo d’imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi dei periodi successivi:

      • in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascun periodo d’imposta, per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare;

      • entro il limite del reddito imponibile di ciascun periodo d’imposta successivo e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare se relative ai primi 3 periodi d’imposta dalla data di costituzione, sempreché si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

In merito, i novellati commi 1 e 2 del citato art. 84, dispongono che:

  1. la perdita di un periodo d'imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi in misura non superiore all'ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza in tale ammontare […];

  2. le perdite realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono […] essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva”.

Si rammenta che anteriormente a tale modifica le perdite erano riportabili non oltre il 5° periodo successivo (salvo il riporto illimitato se conseguite nei primi 3 periodi d’imposta dalla data di costituzione riferite a una nuova attività produttiva).

L'articolo 84 del Tuir nella formulazione novellata dall'art. 23, comma 9 del D.L. 6 luglio 2011, n. 98 non prevede alcuna espressa deroga particolare per le società che “cessano l'attività”. Per il caso esposto nel quesito la srl potrà, quindi, utilizzare perdite pregresse in misura pari a Euro 80.000, per abbattere l'imponibile di Euro 100.000.

 

QUESITO N. 5: Detrazione 36% e lavori condominiali

A seguito di lavori condominiali (lavori straordinari di ristrutturazione) iniziati a giugno 2011, quali sono gli adempimenti a carico dell’amministratore affinché ogni condomino possa beneficiare della detrazione d’imposta del 36%? Vi sono problemi in merito alla detrazione, se alcuni condomini non pagano?

 

RISPOSTA

La detrazione del 36% dal 1° gennaio 2012 entra a far parte degli oneri detraibili in pianta stabile. Il nuovo articolo 16-Bis del Testo Unico, prevede la detrazione del 36% dell’IRPEF delle spese sostenute e rimaste a carico dei contribuenti fino a un importo massimo di 48.000 euro per unità immobiliare, per interventi di recupero di fabbricati residenziali, da ripartire in dieci quote annuali di pari importo a partire dalla dichiarazione dei redditi del periodo d’imposta in cui vengono eseguiti i lavori. Con riferimento ai lavori condominiali, le circolari 57/E e 121/E del 1998 hanno precisato che per tali lavori il diritto alla detrazione compete solo ai condomini in regola con i pagamenti degli interventi che fruiscono del 36% (articolo 16 bis del TUIR 917/86).

Nell’ipotesi di spese sostenute per lavori sulle parti condominiali, le fatture o le ricevute devono essere intestate direttamente al condominio, la detrazione compete a ciascun condomino, con riferimento all’anno di effettuazione del bonifico da parte dell’amministratore e limitatamente alla quota di spese imputata (su base millesimale) ed effettivamente pagata al condominio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Le spese relative al 2011, che sono pagate in ritardo, conferiscono il diritto alla detrazione ai condomini morosi se il pagamento delle quote avviene entro il termine di presentazione della prossima dichiarazione dei redditi (settembre 2012).

L’amministratore deve rilasciare l’attestato relativo alla quota detraibile per il 2011 anche ai condomini che pagheranno entro settembre 2012. Per le spese pagate dall’amministratore nel 2011, entro il 31 dicembre la detrazione, secondo gli stessi principi, compete a partire dalla dichiarazione dei redditi relativa al 2011. La detrazione non compete ai condomini non paganti nemmeno entro il prossimo 30 settembre. Per quanto riguarda l’emissione della fattura, l’impresa emette fattura solo per gli importi pagati con bonifico e con riferimento a tutti i lavori e a tutti i condomini (fattura intestata al condominio). L’amministratore successivamente dovrà ripartire la spesa nei limiti della tabella millesimale tra i condomini paganti. Per i lavori iniziati dal 14 maggio 2011, l’amministratore non è più tenuto a inviare la comunicazione preventiva all’inizio dei lavori al Centro operativo di Pescara, rileva infatti la data effettiva dell’inizio dei lavori (giugno 2011), e non quella della delibera condominiale.

 

11 giugno 2012

Antonio Gigliotti