Regime dei minimi e partita IVA inattiva, coefficienti di ammortamento, contributo ACE permanente, cessazione attività e riporto delle perdite, agevolazione del 36% e spese condominiali

QUESITO N. 1: Partita Iva inattiva e accesso al regime dei minimi
Un contribuente ha aperto la Partita Iva nel 2009 per poi cessarla nel 2010. Nell’arco di questo periodo non ha emesso alcuna fattura e nemmeno ha ricevuto fatture. Adesso nel 2012 è possibile accedere al regime dei minimi?
 
RISPOSTA
Secondo quanto disposto dall’art. 27 del D.L. 98/2011 “il regime di cui all’articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244” (regime dei minimi), è applicabile a decorrere dal 2012 esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo o hanno intrapreso un’attività d’impresa o di lavoro autonomo dal 2008.
Tra i requisiti richiesti per l’applicazione del nuovo regime in esame figura anche il fatto che il contribuente non deve aver esercitato, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare.
Si ritiene che il mero possesso della partita Iva, avvenuto dal 2009 fino al 2010, non costituisca una causa ostativa alla possibilità di fruire del nuovo regime dei minimi con decorrenza dal 1° gennaio 2012. Infatti, affinché si verifichi tale condizione prevista dall’articolo 27, comma 2, del Dl 98/2011, è necessario che il contribuente abbia effettivamente esercitato un’altra attività nei tre anni precedenti.
Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate, in occasione di un incontro con la stampa specializzata del 18 ottobre 2011, ha affrontato casi concreti di “mera prosecuzione” di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo. Per l’agenzia delle Entrate, l’apertura della partita Iva, senza però materiale esercizio dell’attività, non preclude l’accesso al regime.
Si ritiene quindi che il contribuente indicato nel quesito possa accedere al regime dei minimi.
 
QUESITO N. 2: Coefficienti di ammortamento
Nel bilancio 31.12.2011 si applicano ancora le vecchie percentuali di ammortamento sui beni strumentali con la riduzione al 50% della quota 2011 per i beni nuovi acquistati nel 2011?
 
RISPOSTA
L’art. 23 c. 47 del D.L. 98/2011 conv. con modif. nella L. 15 luglio 2011 n. 111, (Manovra estiva 2011) ha rivisto la disciplina dei coefficienti di ammortamento prevedendo che “in attesa della riforma fiscale, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2012, con regolamento da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è rivista la disciplina del regime fiscale degli ammortamenti dei beni materiali e immateriali sulla base di criteri di sostanziale semplificazione che individuino attività ammortizzabili individualmente in base alla vita utile e a quote costanti e attività ammortizzabili cumulativamente con aliquota unica di ammortamento”.
Il nuovo sistema prevede solo quattro categorie di beni (materiali e immateriali), di cui:

tre “individuali” da ammortizzare in base alla vita utile e a quote costanti;

una “cumulativa” che comprenderebbe anche beni di natura del tutto diversa da ammortizzare con unica aliquota (paniere).

In particolare le tre categorie “individuali” e i rispettivi coefficienti di ammortamento, dovrebbero essere le seguenti: immobili in 40 anni attività materiali di lunga durata in 15 anni attività immateriali in 15 anni. Nella quarta categoria (il paniere) sarebbero compresi tutti gli altri beni per i quali si applicherebbe un’aliquota unica. In sostanza, la manovra sembra cerchi di ridurre l’impatto degli ammortamenti sui bilanci, attraverso:l’allungamento del periodo utile di ammortamento (i.e. gli edifici da 33 anni a…

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