Novità fiscali dell’11 maggio 2012: la comunicazione del licenziamento tramite raccomandata

Pubblicato il 11 maggio 2012

cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione; chi risponde per i debiti fiscali della società estinta?; nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo i recenti provvedimenti normativi; spending review: decreto pubblicato in Gazzetta; osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2012, aumentano le nuove partite IVA; bonus “reti”: entro il 23 maggio la comunicazione via web; ristrutturazione edilizia e detrazione del 36%: l’abrogazione dell’obbligo riguarda anche le fatture emesse in acconto: efficacia del licenziamento intimato per raccomandata AR; Dogane: esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise; semplificazione adempimenti doganali rilascio automatizzato certificati P2

 

 

 

Indice:

1) Cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione; chi risponde per i debiti fiscali della società estinta?

2) Nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo i recenti provvedimenti normativi

3) Spending review: decreto pubblicato in Gazzetta

4) Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2012, aumentano le nuove partite Iva

5) Bonus “reti”: entro il 23 maggio la comunicazione via web

6) Ristrutturazione edilizia e detrazione del 36%: l’abrogazione dell’obbligo riguarda anche le fatture emesse in acconto

7) Efficacia del licenziamento intimato per raccomandata AR

8) Dogane: Esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise; semplificazione adempimenti doganali rilascio automatizzato certificati P2

 

 

1) Cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione

 

Per le imprese individuali, non è possibile ritenere che la fase di liquidazione sia obbligatoria, come invece accade per le società commerciali.

 

Lo precisa il Consiglio Nazionale del Notariato all’interno dello studio n. 226-2011/T, approvato dalla Commissione Studi tributari il 14.12.2011 e relativo ai profili fiscali della cessazione della impresa.

 

Peraltro, tale documento è poi stato pubblicato dal Notariato sul proprio sito il 09.05.2012 (si veda l’articolo sulle novità fiscali del 10.05.2012), insieme ad altre tre nuovi studi in materia tributaria.

 

L’imprenditore individuale, infatti, non fruisce di autonomia patrimoniale e la liquidazione “è un puro fatto interno all’organizzazione amministrativa dell’impresa”, con la conseguenza che i beni non venduti continueranno ad essere nella titolarità giuridica dello stesso soggetto, così come per i debiti vi sarà ancora la responsabilità del medesimo creditore (e del proprio patrimonio), anche dopo la cessazione della impresa.

 

Dal punto di vista tributario, poi, l’impresa assume rilevanza in quanto esercizio concreto, per professione abituale, di una attività, senza che sia di per sé significativo l’apparato organizzativo, che anzi è espressamente svalutato dagli artt. 4, D.P.R. 633/72 e 55, Tuir.

 

Ne deriva che è del tutto ammissibile la cessazione di una impresa individuale che avvenga senza che i beni aziendali siano venduti e che i rapporti di debito/credito siano definiti.

 

Sulla base dei principi del sistema tributario, secondo il Notariato, le imprese individuali possono cessare anche senza il compimento di una attività liquidatoria, oppure anche se, una volta iniziata, la fase della liquidazione non è portata a termine.

 

La questione principale è quella di fissare il momento conclusivo di vita della impresa, una volta terminata la fase di gestione.

 

In tale circostanza rileva la data di presentazione della dichiarazione di cessazione Iva.

 

Peraltro, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la tendenziale coincidenza tra presentazione della dichiarazione di cessazione e termine della vita fiscale dell’impresa.

 

Tassazione per destinazione a finalità estranee dei beni residui

 

A parere del Notariato, inoltre, la cessazione dell’impresa è in grado di determinare la destinazione a finalità estranee dei beni aziendali non liquidati e, quindi, a fare sorgere il presupposto impositivo per l’applicazione dell’Iva (c.d. auto-fatturazione) e del reddito di impresa.

 

Qualora alla presentazione della dichiarazione di cessazione dell’attività sia accompagnata la tassazione per destinazione a finalità estranee dei beni d’impresa, l’imprenditore potrà avere la certezza della chiusura del ciclo impositivo d’impresa, con la conseguenza che le operazioni successivamente compiute sui beni stessi dovranno essere considerate come effettuate da un soggetto non imprenditore.

 

Cessazione della società commerciale

 

Rileva il Notariato che ai sensi dell’art. 2495, c.c. (in vigore dal 01.01.2004) è oggi possibile affermare che con la iscrizione della cancellazione dal registro delle imprese si verifica la sicura estinzione della società di capitali, anche qualora, successivamente, emergano rapporti societari non risolti e, in particolare, debiti non soddisfatti.

 

Non solo ma, in base all’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenze del 22.02.2010 nn. 4060, 4061, 4062), la cancellazione produce per le società di persone registrate una presunzione di estinzione che consente la opponibilità ai terzi, con una soluzione che, in termini operativi, finisce per parificare le due tipologie societarie.

 

Ciò comporta che eventuali rapporti di debito/credito non soddisfatti che dovessero emergere successivamente, così come beni che fossero ancora intestati alla società cancellata, non possono essere ricondotti alla sfera giuridica del soggetto societario ormai irrimediabilmente estinto.

 

Per quanto riguarda i debiti della società cancellata, si pone il problema della responsabilità di altri soggetti (ex soci, amministratori, liquidatori) per simili obbligazioni.

 

Per quanto attiene ai beni societari non ceduti nella fase di liquidazione (e verosimilmente non compresi nel bilancio finale di liquidazione) ed ancora intestati alla società, sembra doversi ritenere che gli stessi ricadano nel regime di comunione tra gli ex soci, come peraltro recentemente affermato dall’Amministrazione finanziaria.

 

Secondo l’opinione attualmente prevalente, i rapporti giuridici attivi e passivi non risolti al momento della estinzione della società entrerebbero nella sfera giuridica del socio per l’operare di un meccanismo di tipo “derivativo-successorio”, da taluni qualificabile come successione a titolo universale e da altri quale successione a titolo particolare.

 

Dovrebbe allora affermarsi un passaggio della proprietà dei beni, per effetto della chiusura della fase di liquidazione, analogamente ad una “assegnazione” ai soci, che troverebbe peraltro, secondo una importante ricostruzione, nella stessa fase liquidatoria il titolo necessario per attuare le formalità della pubblicità immobiliare (o mobiliare).

 

Responsabilità per i debiti fiscali della società estinta

 

Nel caso di società di capitali e società di persone iscritte nel registro delle imprese, la cancellazione dal registro medesimo determina la estinzione del soggetto e quindi dell’esercizio fiscale di impresa. Ciò determina alcuni importanti problemi con riferimento ai rapporti non definiti.

 

Per le società di persone, registrate e non, vale la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali, anche di natura fiscale, tale responsabilità sussistendo tanto durante la vita della società, quanto dopo la cancellazione/estinzione, ai sensi dell’art. 2312 c.c.

 

Se la società è registrata, quindi, la cancellazione dal registro delle imprese ne comporterà la definitiva estinzione giuridica, con conseguente responsabilità dell’ex socio, in base all’art. 2312 c.c..

 

La responsabilità per i debiti sociali dopo la liquidazione della società di capitali è disciplinata sia dal codice civile (art. 2495 c.c.), sia codice tributario (art. 36, D.P.R. 602/73).

 

L’art. 36, D.P.R. 602/1973, in particolare, afferma la responsabilità di tre categorie di soggetti per il debito Ires non assolto dalla società di capitali.

 

In primo luogo, si fa riferimento ai liquidatori. In tale ipotesi la responsabilità scatta qualora il liquidatore, che è a conoscenza del debito di imposta, scelga di assegnare i beni ai soci oppure di soddisfare crediti di ordine inferiore (considerando dunque l’ordine dei crediti ex artt. 2745 e ss. c.c.).

 

L’art. 36 di ta