Novità fiscali dell’11 maggio 2012: la comunicazione del licenziamento tramite raccomandata

Pubblicato il 11 maggio 2012



cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione; chi risponde per i debiti fiscali della società estinta?; nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo i recenti provvedimenti normativi; spending review: decreto pubblicato in Gazzetta; osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2012, aumentano le nuove partite IVA; bonus “reti”: entro il 23 maggio la comunicazione via web; ristrutturazione edilizia e detrazione del 36%: l’abrogazione dell’obbligo riguarda anche le fatture emesse in acconto: efficacia del licenziamento intimato per raccomandata AR; Dogane: esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise; semplificazione adempimenti doganali rilascio automatizzato certificati P2

 

 

 

Indice:

1) Cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione; chi risponde per i debiti fiscali della società estinta?

2) Nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo i recenti provvedimenti normativi

3) Spending review: decreto pubblicato in Gazzetta

4) Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2012, aumentano le nuove partite Iva

5) Bonus “reti”: entro il 23 maggio la comunicazione via web

6) Ristrutturazione edilizia e detrazione del 36%: l’abrogazione dell’obbligo riguarda anche le fatture emesse in acconto

7) Efficacia del licenziamento intimato per raccomandata AR

8) Dogane: Esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise; semplificazione adempimenti doganali rilascio automatizzato certificati P2

 

 

1) Cessazione attività: per le imprese individuali non è obbligatoria la fase della liquidazione

 

Per le imprese individuali, non è possibile ritenere che la fase di liquidazione sia obbligatoria, come invece accade per le società commerciali.

 

Lo precisa il Consiglio Nazionale del Notariato all’interno dello studio n. 226-2011/T, approvato dalla Commissione Studi tributari il 14.12.2011 e relativo ai profili fiscali della cessazione della impresa.

 

Peraltro, tale documento è poi stato pubblicato dal Notariato sul proprio sito il 09.05.2012 (si veda l’articolo sulle novità fiscali del 10.05.2012), insieme ad altre tre nuovi studi in materia tributaria.

 

L’imprenditore individuale, infatti, non fruisce di autonomia patrimoniale e la liquidazione “è un puro fatto interno all’organizzazione amministrativa dell’impresa”, con la conseguenza che i beni non venduti continueranno ad essere nella titolarità giuridica dello stesso soggetto, così come per i debiti vi sarà ancora la responsabilità del medesimo creditore (e del proprio patrimonio), anche dopo la cessazione della impresa.

 

Dal punto di vista tributario, poi, l’impresa assume rilevanza in quanto esercizio concreto, per professione abituale, di una attività, senza che sia di per sé significativo l’apparato organizzativo, che anzi è espressamente svalutato dagli artt. 4, D.P.R. 633/72 e 55, Tuir.

 

Ne deriva che è del tutto ammissibile la cessazione di una impresa individuale che avvenga senza che i beni aziendali siano venduti e che i rapporti di debito/credito siano definiti.

 

Sulla base dei principi del sistema tributario, secondo il Notariato, le imprese individuali possono cessare anche senza il compimento di una attività liquidatoria, oppure anche se, una volta iniziata, la fase della liquidazione non è portata a termine.

 

La questione principale è quella di fissare il momento conclusivo di vita della impresa, una volta terminata la fase di gestione.

 

In tale circostanza rileva la data di presentazione della dichiarazione di cessazione Iva.

 

Peraltro, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la tendenziale coincidenza tra presentazione della dichiarazione di cessazione e termine della vita fiscale dell’impresa.

 

Tassazione per destinazione a finalità estranee dei beni residui

 

A parere del Notariato, inoltre, la cessazione dell’impresa è in grado di determinare la destinazione a finalità estranee dei beni aziendali non liquidati e, quindi, a fare sorgere il presupposto impositivo per l’applicazione dell’Iva (c.d. auto-fatturazione) e del reddito di impresa.

 

Qualora alla presentazione della dichiarazione di cessazione dell’attività sia accompagnata la tassazione per destinazione a finalità estranee dei beni d’impresa, l’imprenditore potrà avere la certezza della chiusura del ciclo impositivo d’impresa, con la conseguenza che le operazioni successivamente compiute sui beni stessi dovranno essere considerate come effettuate da un soggetto non imprenditore.

 

Cessazione della società commerciale

 

Rileva il Notariato che ai sensi dell’art. 2495, c.c. (in vigore dal 01.01.2004) è oggi possibile affermare che con la iscrizione della cancellazione dal registro delle imprese si verifica la sicura estinzione della società di capitali, anche qualora, successivamente, emergano rapporti societari non risolti e, in particolare, debiti non soddisfatti.

 

Non solo ma, in base all’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenze del 22.02.2010 nn. 4060, 4061, 4062), la cancellazione produce per le società di persone registrate una presunzione di estinzione che consente la opponibilità ai terzi, con una soluzione che, in termini operativi, finisce per parificare le due tipologie societarie.

 

Ciò comporta che eventuali rapporti di debito/credito non soddisfatti che dovessero emergere successivamente, così come beni che fossero ancora intestati alla società cancellata, non possono essere ricondotti alla sfera giuridica del soggetto societario ormai irrimediabilmente estinto.

 

Per quanto riguarda i debiti della società cancellata, si pone il problema della responsabilità di altri soggetti (ex soci, amministratori, liquidatori) per simili obbligazioni.

 

Per quanto attiene ai beni societari non ceduti nella fase di liquidazione (e verosimilmente non compresi nel bilancio finale di liquidazione) ed ancora intestati alla società, sembra doversi ritenere che gli stessi ricadano nel regime di comunione tra gli ex soci, come peraltro recentemente affermato dall’Amministrazione finanziaria.

 

Secondo l’opinione attualmente prevalente, i rapporti giuridici attivi e passivi non risolti al momento della estinzione della società entrerebbero nella sfera giuridica del socio per l’operare di un meccanismo di tipo “derivativo-successorio”, da taluni qualificabile come successione a titolo universale e da altri quale successione a titolo particolare.

 

Dovrebbe allora affermarsi un passaggio della proprietà dei beni, per effetto della chiusura della fase di liquidazione, analogamente ad una “assegnazione” ai soci, che troverebbe peraltro, secondo una importante ricostruzione, nella stessa fase liquidatoria il titolo necessario per attuare le formalità della pubblicità immobiliare (o mobiliare).

 

Responsabilità per i debiti fiscali della società estinta

 

Nel caso di società di capitali e società di persone iscritte nel registro delle imprese, la cancellazione dal registro medesimo determina la estinzione del soggetto e quindi dell’esercizio fiscale di impresa. Ciò determina alcuni importanti problemi con riferimento ai rapporti non definiti.

 

Per le società di persone, registrate e non, vale la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali, anche di natura fiscale, tale responsabilità sussistendo tanto durante la vita della società, quanto dopo la cancellazione/estinzione, ai sensi dell’art. 2312 c.c.

 

Se la società è registrata, quindi, la cancellazione dal registro delle imprese ne comporterà la definitiva estinzione giuridica, con conseguente responsabilità dell’ex socio, in base all’art. 2312 c.c..

 

La responsabilità per i debiti sociali dopo la liquidazione della società di capitali è disciplinata sia dal codice civile (art. 2495 c.c.), sia codice tributario (art. 36, D.P.R. 602/73).

 

L’art. 36, D.P.R. 602/1973, in particolare, afferma la responsabilità di tre categorie di soggetti per il debito Ires non assolto dalla società di capitali.

 

In primo luogo, si fa riferimento ai liquidatori. In tale ipotesi la responsabilità scatta qualora il liquidatore, che è a conoscenza del debito di imposta, scelga di assegnare i beni ai soci oppure di soddisfare crediti di ordine inferiore (considerando dunque l’ordine dei crediti ex artt. 2745 e ss. c.c.).

 

L’art. 36 di tale Decreto fa riferimento alla responsabilità degli amministratori in carica all’atto dello scioglimento della società o dell’ente, se non si sia provveduto alla nomina dei liquidatori, e degli amministratori che hanno compiuto operazioni di liquidazione o hanno occultato attività sociali (anche mediante omissioni nelle scritture contabili) nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione.

 

L’art. 36 prevede poi la responsabilità dei soci che hanno ricevuto denaro e altri beni sociali, nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione, o che hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori.

 

I soci sono responsabili del pagamento delle imposte nei limiti del valore dei beni ricevuti, regola che risulta perfettamente coerente con la responsabilità limitata dei soci nelle compagini di capitale e che appare più ampia rispetto a quella di cui all’art. 2495 c.c., visto che comprende anche i due periodi di imposta anteriori alla fase di liquidazione, per determinare la responsabilità dei soci e valutare le assegnazioni fatte a questi ultimi.

 

A differenza della responsabilità dei liquidatori (e degli amministratori), la responsabilità dei soci è subordinata (e quantitativamente limitata) alle assegnazioni ricevute durante la liquidazione e nei due precedenti.

 

L’Amministrazione finanziaria può contare, sulla base dell’art. 36 D.P.R. 602/73, su diversi soggetti per soddisfare il debito tributario della estinta società.

 

Tuttavia, la responsabilità di tali soggetti è attivabile sussistendo le specifiche condizioni che è onere dell’Amministrazione finanziaria dimostrare.

 

L’art. 36 citato regola la responsabilità con riferimento alla sola Ires non assolta dalla società di capitali liquidata.

 

Per le altre tipologie di debiti fiscali (Irap, Iva, imposta di registro, ecc.), occorre invece rifarsi alla norma “comune” di cui all’art. 2495 c.c..

 

In questa prospettiva, quindi, il Fisco potrebbe avvalersi, così come ogni altro debitore insoddisfatto, della regola di carattere generale che prevede la responsabilità individuale dei singoli soci, solo se e nei limiti di ciò che è stato assegnato in base al bilancio finale di liquidazione e la responsabilità dei liquidatori, dimostrando che il mancato soddisfacimento del debito è dipeso da colpa di questi ultimi.

 

La portata generale dell’art. 2495 c.c., rileva ulteriormente il Notariato, induce a ritenere che lo stesso sia attivabile non solo per i debiti tributari che siano stati accertati e/o iscritti a ruolo prima della estinzione della società (mediante la notifica di un apposito avviso di accertamento o cartella di pagamento) ma anche per i debiti che siano stati accertati successivamente alla estinzione.

 

Per questi, la responsabilità dei soci sarà comunque oggettiva, ossia legata alla entità di quanto ricevuto nel bilancio finale di liquidazione; per i liquidatori sarà invece necessaria la dimostrazione della colpa e quindi l’Agenzia dovrà dimostrare che il liquidatore ha proceduto alla cancellazione della società e/o alla assegnazione di beni ai soci e/o al soddisfacimento di crediti inferiori pur essendo a conoscenza della possibile responsabilità tributaria della società.

 

 

 

2) Nuova rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni dopo l’approvazione del Decreto Sviluppo

 

L’art. 7 del D.L. n. 70 del 13.05.2011, cd. Decreto sviluppo, ha riproposto ancora una volta la riapertura dei termini per poter rideterminare il valore delle partecipazioni e dei terreni posseduti al 1° luglio 2011, non in regime d’impresa.

 

Su tale argomento verte lo studio n. 213-2011/T del Notariato, approvato il 14.12.2011, ma pubblicato sul sito del relativo Consiglio Nazionale il 09.05.2012.

 

Disciplina generale

 

Possono costituire oggetto di rivalutazione il valore delle partecipazioni e dei terreni (edificabili e con destinazione agricola) posseduti alla data del 1° luglio 2011, non in regime d’impresa, da parte di persone fisiche, società semplici e associazioni professionali, nonché da enti non commerciali.

 

Possono altresì beneficiare della rivalutazione i soggetti non residenti limitatamente alle partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni.

 

Sono, invece, esclusi i soggetti che posseggono partecipazioni le cui plusvalenze risulterebbero non imponibili per effetto di apposite previsioni contenute in convenzioni per evitare la doppia imposizione sul reddito.

 

Sono, quindi, esclusi dal lato soggettivo:

 

I possessori di partecipazioni (e terreni) nell’ambito di imprese commerciali; i soggetti, diversi dalle persone fisiche, quali lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri soggetti di cui all’art. 74, comma 1 del D.P.R. n. 917/1986.

 

Ai sensi dell’art. 7, comma 2, lett. dd), del D.L. n. 70/2011, i contribuenti possono rivalutare, in presenza di tutti i presupposti oggettivi, i terreni e le partecipazioni posseduti alla data del 1° luglio 2011.

 

Pertanto l’opportunità risulta preclusa per le acquisizioni effettuate dopo la predetta data.

 

Al fine di effettuare la rivalutazione il contribuente possessore dei beni oggetto di rivalutazione è tenuto a porre in essere una serie di adempimenti.

 

In particolare è necessario:

 

- redigere e giurare una perizia di stima entro il 30.06.2012 che determini il valore del terreno o della partecipazione alla data del 1° luglio 2011;

 

- versare un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 4% sul valore periziato dei terreni e delle partecipazioni qualificate e del 2% delle partecipazioni non qualificate.

 

Il valore delle partecipazioni alla data del 1° luglio 2011 è determinato sulla base della corrispondente frazione di patrimonio netto della società, ente o associazione partecipata, calcolato in base ad una perizia di stima riferita all’intero patrimonio sociale.

 

La perizia necessaria per l’affrancamento può essere redatta anche successivamente alla cessione delle partecipazioni purché entro la scadenza del 30.06.2012.

 

In buona sostanza è possibile che la cessione delle partecipazioni oggetto di rivalutazione preceda la redazione della perizia di stima fatta salva una specifica eccezione.

 

Infatti, la predisposizione della predetta perizia deve essere effettuata ante cessione solo nel caso in cui il contribuente opti per il regime del risparmio amministrato o del risparmio gestito.

 

Invece, per i terreni la perizia di stima deve essere sempre precedente rispetto alla vendita in considerazione del fatto che nell’atto di cessione deve essere riportato il valore del terreno periziato.

 

La perizia di stima deve essere conservata dal contribuente ed esibita o trasmessa a richiesta dell’Amministrazione finanziaria.

 

Invece, il pagamento dell’imposta sostitutiva può essere effettuato anche dopo rispetto alla cessione dei beni oggetto di rivalutazione, purché entro il 30.06.2012.

 

La rivalutazione si considera perfezionata con il versamento dell’intero importo dell’imposta sostitutiva, ovvero con il pagamento della prima rata entro il 30.6.2012.

 

Conseguentemente:

 

- se il versamento avviene successivamente alla predetta data la rivalutazione non produce effetti;

 

- nel caso in cui sia stata pagata la prima rata entro tale scadenza del 30.06.2012, ma sia stato omesso il versamento delle rate successive, quest’ultime saranno iscritte a ruolo.

 

In tale eventualità è possibile regolarizzare l’omesso versamento utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso.

 

Nel caso il cui il contribuente opti per il pagamento rateale le scadenze della seconda e terza rata sono, rispettivamente, il 30.06.2013 e il 30.06.2014. Devono essere però aggiunti all’imposta sostitutiva oggetto di versamento anche gli interessi annui nella misura del 3%.

 

Le novità del Decreto sviluppo: esteso l’ambito soggettivo

 

Il Decreto sviluppo ha esteso la possibilità di avvalersi della rivalutazione del valore delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e di terreni edificabili e con destinazione agricola anche alle società di capitali, sia pure al verificarsi di determinate condizioni.

 

Tale opportunità è limitata ai beni (posseduti dalle società di capitali) oggetto di misure cautelari per il periodo di applicazione della normativa sulla rivalutazione.

 

Questa possibilità è condizionata al fatto che l’esito del giudizio abbia consentito agli interessati di riacquistare la piena titolarità dei beni.

 

La disposizione di riferimento, che ha ampliato il presupposto soggettivo, è costituita dall’art. 7, comma 2, lettera dd-bis) del D.L. n. 70/2011.

 

In presenza dei medesimi presupposti la disposizione si applica anche alle società non residenti che esercitano la propria attività nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni.

 

La procedura di rideterminazione del valore è relativa ai beni posseduti alla data del 1° luglio 2011 e risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso alla medesima data.

 

Il maggior valore attribuito in sede di rivalutazione si considera fiscalmente riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi a decorrere dall’esercizio in cui è effettuato il versamento dell’intera imposta sostitutiva ovvero della prima rata.

 

Lo scomputo dell’imposta sostitutiva versata a seguito di precedenti rivalutazioni

 

Una delle novità più significative prevista dal cd. Decreto sviluppo riguarda il caso in cui il contribuente ridetermini il valore dei terreni delle partecipazioni o dei soli terreni alla data del 1° luglio 2011, nell’ipotesi in cui abbia già fruito di un’analoga rivalutazione.

 

Diversamente da un’interpretazione fornita in passato dall’Agenzia delle entrate il contribuente può scomputare dall’imposta sostitutiva dovuta l’imposta sostitutiva già versata in occasione di precedenti procedure di rideterminazione del valore facenti riferimento ai medesimi beni.

 

Non si tratta, però, di un cambiamento di orientamento, ma la possibilità di compensazione è stata prevista espressamente dall’art. 7, comma 2, lett. ee) del D.L. n. 70/2011.

 

In questo caso, qualora il contribuente abbia optato con riferimento ad una precedente rivalutazione per il versamento rateale, non sarà tenuto al versamento delle rate ancora pendenti e potrà considerare a scomputo le rate già versate.

 

La differenza rappresenta l’importo dovuto per la “nuova” rivalutazione relativamente al quale potrà ancora una volta avvalersi della possibilità di rateazione.

 

Il rimborso dell’imposta sostitutiva

 

Un’ulteriore novità prevista dal Decreto sviluppo riguarda coloro che, avendo beneficiato di una precedente rivalutazione intendono ora effettuare la rideterminazione del valore versando l’imposta sostitutiva in misura piena, cioè senza effettuare la compensazione con l’imposta sostitutiva già versata.

 

In quest’ultimo caso il citato Decreto sviluppo prevede la possibilità per il contribuente di chiedere il rimborso del tributo precedentemente versato entro 48 mesi (termine decadenziale previsto dall’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973) decorrenti, però, dal versamento relativo all’ultima rivalutazione.

 

Infatti, “il termine di decadenza per la richiesta del suddetto rimborso decorre dalla data in cui si verifica la duplicazione del versamento e cioè dalla data di pagamento dell’intera imposta sostitutiva dovuta per effetto dell’ultima rideterminazione effettuata ovvero dalla data di versamento della prima rata”.

 

E’ stata così eliminata alla radice, tramite una specifica disposizione, ed a favore dei contribuenti, la fonte di un possibile contenzioso.

 

I dubbi sono stati eliminati dall’art. 7, lett. gg) del decreto. Infatti, al fine di evitare che alcuni “vecchi” versamenti non fossero rimborsabili per lo spirare del termine decadenziale di 48 mesi, il decreto ha previsto che per i versamenti già eseguiti alla data del 14 maggio 2011, la richiesta di rimborso sia eseguibile entro 12 mesi dalla medesima data.

 

In sostanza anche un versamento eseguito nel 2001 e non più rimborsabile (essendo decorso il termine di 48 mesi per la presentazione dell’istanza), potrà essere oggetto di rimborso, con istanza da presentare entro il 14 maggio 2012.

 

Risulta così superata definitivamente l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 236/E del 2008 la quale affermava che il termine di 48 mesi decorreva dal versamento dell’imposta relativa alla precedente rivalutazione.

 

La disposizione contenuta nel decreto sviluppo, cioè la previsione di cui alla citata lettera gg) si applica anche ai giudizi in corso.

 

Pertanto se il contribuente ha presentato l’istanza di rimborso entro il termine di 48 mesi decorrenti dal versamento dell’imposta sostitutiva (o della prima rata) relativa all’ultima rivalutazione, gli uffici provvederanno a richiedere la cessazione della materia del contendere.

 

Invece, qualora alla data del 14 maggio 2011 il predetto termine decadenziale sia già spirato, il contribuente potrà richiedere il rimborso con la presentazione di una nuova istanza entro il 14 maggio 2012 e solo dopo l’ufficio chiederà la cessazione della materia del contendere.

 

Nel caso specifico “la norma non integra una ipotesi di sospensione dei termini processuali, ma si limita a disporre una “rimessione in termini” per la presentazione dell’istanza di rimborso, che non produce effetti sull’esito del giudizio finché detta istanza non venga ripresentata”.

 

 

 

3) Spending review: Decreto pubblicato in Gazzetta

 

Si tratta del Decreto Legge n. 52 del 07.05.2012. Sono, dunque, state pubblicate in Gazzetta Ufficiale del 08.05.2012 le norme in materia di revisione della spesa pubblica (spending review).

 

Con tale Decreto il Governo intende procedere, tra luglio e dicembre di questo anno, a tagli corrispondenti ad un importo pari a 4,2 miliardi di euro.

 

Le nuove norme, contenute in 16 articoli, riguardano l’acquisto di beni e servizi e l’aggiudicazione di appalti secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.

 

Le amministrazioni pubbliche entro 24 mesi dall'adozione del provvedimento saranno, inoltre, obbligate al contenimento dei consumi di energia e all’efficientamento degli usi finali della stessa.

 

La razionalizzazione della spesa pubblica avverrà nel seguente modo:

 

- Nomina da parte del Presidente del Consiglio di un Commissario straordinario che avrà “il compito di definire il livello di spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche”, il quale inoltre supervisionerà e coordinerà l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle p.a.;

 

- presentazione entro 15 giorni, da parte del Commissario, di un cronoprogramma la cui attuazione sarà verificata dal Consiglio dei Ministri tramite le relazioni mensili del Commissario stesso.

 

Il Governo ha attivato sul proprio sito un form diretto attraverso il quale i cittadini possono esprimere la propria opinione ed inviare suggerimenti in merito alle spese inutili da tagliare.

 

(Altalex, nota del 09.05.2012)

 

 

 

4) Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di marzo 2012, aumentano le nuove partite Iva

 

Nello scorso mese di marzo sono state aperte 62.284 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese del 2011 si registra un incremento del 7,4%, mentre, rispetto al mese precedente, l’aumento è pari al 12,4%.

 

La distribuzione per natura giuridica conferma la netta preponderanza delle persone fisiche nelle aperture di partita Iva (quota del 77,7%) e, tra le altre forme giuridiche, le società di capitali raggiungono il 14,2%.

 

Confrontando tali dati con il marzo 2011, si nota che, anche questo mese, l’incremento generale è dovuto alle persone fisiche che, con il loro aumento del 14,3% controbilanciano abbondantemente il calo di aperture relativo alle forme societarie.

 

Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, il 41,5% di esse si è registrato al Nord, il 23,2% al Centro, il 35,2% al Sud ed Isole; il confronto con marzo dello scorso anno mostra aumenti superiori al 10% al Centro-Sud, anche se non mancano forti difformità (in Campania si raggiunge il +21%, in Molise il -8,8%), mentre al Nord-ovest l’incremento è assai più contenuto e quasi nullo al Nord-Est.

 

La classificazione per settore produttivo evidenzia che il commercio registra il maggior numero di aperture di partite Iva: il 22,2% del totale, seguito dalle attività professionali con il 15,8%.

 

In totale, il gruppo dei servizi raccoglie il 51,8% delle aperture totali, con un aumento, rispetto al marzo 2011, del 10,8%; all’interno di tale gruppo emerge il dato delle attività professionali (+11%) ma si segnalano anche alcuni cali, in particolare quello delle attività immobiliari (-12,6%).

 

Anche il settore agricolo mostra un deciso aumento di aperture (+14,3%), mentre un leggerissimo calo si nota nel gruppo industriale (-0,8%), causato dal settore edilizio (-2,4%).

 

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso vede i maschi aprire circa il 65% di partite Iva.

 

Il 51,3% delle aperture è dovuto a giovani fino a 35 anni e tale classe di età mostra anche il maggior aumento rispetto al corrispondente mese del 2011: +23,4%.

 

(MEF - Dipartimento delle Finanze, nota del 10.05.2012)

 

 

 

5) Bonus “reti”: entro il 23 maggio la comunicazione via web

 

L’importo non può essere superiore a un milione di euro, anche nell’ipotesi di un maggiore accantonamento di utili a riserva e nel caso di adesione a più accordi.

 

Dal 2 al 23 maggio, le imprese aderenti a un contratto di rete sono chiamate a presentare il modello “Reti” per l’accesso al regime di sospensione d’imposta sugli utili d’esercizio accantonati ad apposita riserva, introdotto dall’art. 42, commi da 2-quater a 2-septies, del D.L. n. n. 78/2010.

 

Le risorse a disposizione per il 2012 ammontano a 14 milioni di euro, meno rispetto all’anno scorso, quando gli stanziamenti ammontavano a 20 milioni di euro.

 

Come stabilito dal provvedimento 14.04.2011, per accedere alla misura agevolativa, le imprese devono presentare all’Agenzia delle Entrate, dal 2 al 23 maggio di ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, tre singole comunicazioni in riferimento ai tre periodi d’imposta interessati dall’agevolazione, cioè ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre degli anni 2010, 2011 e 2012.

 

Lo ha ricordato l’articolo pubblicato il 10.05.2012 sulla Rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate (http://www.nuovofiscooggi.it), che fa il punto sulla situazione.

 

 

 

6) Ristrutturazione edilizia e detrazione del 36%: l’abrogazione dell’obbligo riguarda anche le fatture emesse in acconto

 

Ristrutturazione edilizia. Detrazione al 36% anche per le fatture in acconto. Costo manodopera nel 36%, abrogazione ampia.

 

Il sottosegretario all’Economia, nel corso del question time del 09.05.2012, ha chiarito che l’abrogazione dell’obbligo di indicare separatamente in fattura il costo della manodopera, per le detrazioni del 36%, riguarda anche le fatture emesse in acconto prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 70/2011.

 

Nelle fatture a saldo, emesse successivamente alla data di entrata in vigore del decreto citato, il contribuente non sarà obbligato ad indicare separatamente il costo della manodopera.

 

Peraltro, tale Decreto legge, è intervenuto modificando in parte le condizioni per il godimento del beneficio, abrogando le disposizioni per cui le detrazioni Irpef potevano essere applicate solo nel caso in cui il costo della manodopera fosse evidenziato in fattura.

 

Il dubbio avanzato in sede parlamentare riguardava tutti quegli interventi di ristrutturazione iniziati prima dell’entrata in vigore dell’abrogazione disposta dal D.L. n. 70/2011, per i quali erano state emesse fatture in acconto senza alcuna specificazione del costo della manodopera.

 

Il sottosegretario al Ministero dell’Economia ha ribadito che non spetterà alle fatture a saldo, emesse dopo l’abrogazione, sanare il vizio di mancata indicazione del costo della manodopera di quelle in acconto.

 

Il contribuente, pertanto, potrà beneficiare della detrazione piena anche in presenza di fatture non riportanti l’indicazione separata del costo della manodopera.

 

 

 

7) Efficacia del licenziamento intimato per raccomandata AR

 

In caso di intimazione di un licenziamento con effetto immediato comunicata a mezzo lettera raccomandata AR quale è il momento in cui si considera risolto il rapporto di lavoro?

 

Secondo il parere della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, pubblicato il 10.05.2012, la comunicazione del licenziamento ha natura di atto unilaterale ricettizio, e come tale, soggiace alle regole di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c. secondo cui gli atti unilaterali acquistano efficacia nel momento in cui

 

pervengono a conoscenza della persona cui sono destinati.

 

Per cui la dichiarazione di licenziamento si considera conosciuta quando è pervenuta all’indirizzo del lavoratore, dovendosi intendere per tale il luogo più idoneo per la ricezione e cioè il luogo che, in base ad un criterio di collegamento ordinario (dimora o domicilio) o di normale frequenza (luogo di esplicazione di un'attività lavorativa) o per preventiva comunicazione o pattuizione dell'interessato, risulti in concreto nella sfera di dominio o controllo del destinatario.

 

Sul punto, in ordine alla data di decorrenza del provvedimento, conclude la citata Fondazione, se le comunicazioni vengono effettuate al dipendente mediante lettere raccomandate spedite al domicilio a norma dell’art. 1335 c.c., si presumono conosciute dal momento in cui giungono al domicilio del destinatario, ovvero, nel caso in cui la lettera raccomandata non sia stata consegnata per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla, dal momento del rilascio del relativo avviso di giacenza presso l’ufficio postale.

 

Altri pareri rilasciati dalla Fondazione studi dei CDL hanno, infine, riguardato il congedo parentale, gli infortuni inferiori a tre giorni e la successione dei contratti a termine.

 

 

 

8) Dogane: esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise; semplificazione adempimenti doganali per il rilascio automatizzato dei certificati P2

 

Protocolli procedurali per l’esecuzione dei controlli nel settore impositivo delle accise: Revisionate le schede “Inventario Verif