L’abuso del diritto ed il contribuente – parte II

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 maggio 2012



continuiamo a presentare nuove interessanti massime sul discusso tema dell'abuso del diritto come strumento di mero risparmio fiscale

Premessa

Continuiamo l’illustrazione delle sentenze che affrontano il tema dell’abuso di diritto. E’ utile ricordare che in materia fiscale non esiste una norma che lo disciplini, essendo dunque tale istituto frutto della giurisprudenza di legittimità e di merito. In questa puntata pubblichiamo sentenze rese note nell’anno 2009, per arrivare, nelle prossime puntate, a quelle via via sempre più recenti.

 

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L’operazione di sale and lease back

L'operazione di sale and leaseback, posta in essere fra due società appartenenti al medesimo gruppo, integra una fattispecie elusiva e concreta di un'ipotesi di abuso di diritto per effetto della detrazione dei canoni della locazione finanziaria e della duplicazione della procedura (e deduzione delle quote) di ammortamento.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 8481/2009)

 

Ancora sul sale and lease back

Nella ricostruzione della comune volontà delle parti, secondo la disciplina dettata dalle disposizioni del codice civile, in sede di determinazione degli effetti traslativi di un negozio di compravendita collegato alla concessione in leasing degli stessi beni deve aversi riguardo al momento del trasferimento della proprietà del cespite, nella specie, immediato e non differito come preteso dal contribuente, giusta il tenore delle clausole esaminate dal giudice del merito con motivazione congrua ed immune da vizi.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 10388/2009)

 

Vietato il mero risparmio fiscale

Ai fini del concorso alla formazione della base imponibile del reddito di impresa, l’elemento rilevante è il reddito prodotto dal contribuente senza potersi fare riferimento alle posizioni giuridiche di terzi, ancorché soci, i quali fiscalmente conservano identità ed autonomia. Né è consentito al contribuente, secondo il principio fondamentale di divieto di abuso del diritto di conseguire vantaggi fiscali utilizzando in modo difforme da quanto previsto dalla relativa disciplina istituti e strumenti giuridici al solo scopo di conseguire un risparmio d’imposta in carenza di ragioni economiche meritevoli di apprezzamento.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 10981/2009)

 

Il principio base dell’abuso di diritto

L’ordinamento tributario è informato al principio fondamentale, che trae fonte dall’ordinamento comunitario e dal disposto dell’art. 53 della Costituzione in relazione alla capacità contributiva, per il quale non è ammissibile l’utilizzo di strumenti giuridici, negoziali e - più in generale - dei mezzi accordati dall’autonomia privata e dalla libertà d’iniziativa economica (parimenti di rilevanza costituzionale ex art. 41) con lo scopo di conseguire risparmi d’imposta altrimenti non ottenibili od indebiti. Deve, pertanto, trovare conferma la pronuncia del giudice del merito il quale, con motivazione immune da vizi logico-giuridici, ha escluso dal valore di un compendio aziendale le passività di natura finanziaria iscritte al solo fine di incidere sulla base imponibile dell’imposta di registro applicabile alla cessione d’azienda. In difetto di esplicita motivazione, deve trovare accoglimento la domanda del contribuente circa la disapplicazione delle sanzioni in dipendenza della violazione di un principio generale quale l’abuso del diritto.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 12042/2009)

 

La simulazione del negozio giuridico

L’Amministrazione finanziaria è legittimata alla deduzione della simulazione (assoluta o relativa) del negozio giuridico poste in essere dai privati nonché l’eventuale nullità per frode alla legge, secondo il disposto dell’art. 1344 c.c.. L’utilizzo di strumenti giuridici all’unico scopo del risparmio di imposte costituisce abuso del diritto  laddove  non  sussistano ragioni economicamente apprezzabili.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 15029/2009)

Abuso anche in dogana

Il principio del c.d. “abuso del diritto” trova applicazione anche in materia doganale, ove, sebbene l’Ufficio non possa procedere ad una riqualificazione degli atti posti in essere dal contribuente, ha comunque il potere di verificarne la reale diversa dimensione e portata, nella misura in cui tali elementi influiscano sul presupposto dell’imposta.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 19827/2009)

 

Al Giudice il compito di valutare

L’ordinamento giuridico, pur accordando al privato l’autonomia e la tutela degli atti posti in essere per il perseguimento di interessi meritevoli, disconosce validità all’esercizio di poteri, diritti ed interessi in violazione del principio di buona fede oggettiva. È devoluto al giudice il compito di esaminare il regolamento negoziale posto liberamente in essere fra le parti al fine di verificare la rispondenza del contegno dei contraenti con il principio della buona fede oggettiva.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 20106/2009)

 

15 maggio 2012

Danilo Sciuto