IMU, questa sconosciuta (prima parte)

PREMESSA

Federalismo fiscale uguale incremento del carico tributario in capo alla maggior parte dei contribuenti italiani. O almeno questo pare il risultato tendenziale dell’introduzione seppur in via sperimentale dell’Imposta Municipale propria meglio conosciuta come IMU.

L’articolo 13 del D.L. 6 dicembre 2011, convertito nella legge 22 dicembre 2011, numero 214, il decreto Salva – Italia, ha mandato in soffitta la vecchia Imposta Comunale sugli Immobili (I.C.I.) e ha chiamato al debutto, peraltro anticipato, la nuova IMU, che avrebbe dovuto entrare nel panorama tributario nazionale solo nel 2015.

La modificazione della nomenclatura e l’anticipazione dell’operatività non saranno di certo indolori per due ordini di ragioni: il primo poiché le abitazioni principali tornano ad essere percosse dall’imposta e in via secondaria a causa dell’incremento dei moltiplicatori determinanti la base imponibile. Senza dimenticare poi un incremento delle aliquote della stessa imposta e una sensibile riduzione delle agevolazioni un tempo presenti nel mondo ICI.

A parziale consolazione viene riconosciuta su determinate tipologie di immobili l’esenzione dall’imposizione a livello reddituale I.R.Pe.F..

In soccorso dei contribuenti e dei loro consulenti, al fine di consentire loro una corretta quantificazione del proprio debito tributario, è finalmente giunta la Circolare numero 3/DF dello scorso 18 maggio 2012 avente ad oggetto i necessari chiarimenti in materia.

Procediamo allora con l’analisi del nuovo istituto tributario.

 

OGGETTO DELL’IMPOSTA

L’Imu sostituisce l’imposta comunale sugli immobili (Ici) e, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fìsiche (Irpef) e le relative addizionali dovute in riferimento ai redditi fondiari concernenti i beni non locati.

È opportuno precisare che la locuzione «beni non locati» ricomprende sia i fabbricati sia i terreni, per cui, detti immobili rientrano nell’oggetto dell’imposta non solo nel caso in cui non risultino locati ma anche in quello in cui non siano affittati.

In merito al passaggio dall’Ici all’Imu bisogna precisare che l’articolo 13 del D.L.n. 201 del 2011, nel delineare la disciplina del nuovo tributo, ha espressamente richiamato soltanto alcune delle disposizioni concernenti la ormai consolidata disciplina dell’Ici, che era contenuta non solo nelle norme contenute nel decreto istitutivo dell’imposta comunale – D. lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 – ma anche da quelle intervenute successivamente sul tributo e previste da altri provvedimenti legislativi, la novella normativa conferma, inoltre, la potestà regolamentare in materia di entrate degli enti locali già prevista dall’articolo 52 del Dlgs 15 dicembre 1997, n. 446.

Va, comunque, sottolineato come ai fini Imu il potere regolamentare in materia di entrate conferito agli enti locali dovrà essere coordinato con la disciplina del nuovo tributo che pone dei limiti stringenti a tale potestà soprattutto in considerazione della previsione della riserva di una quota erariale del tributo in analisi

 

Il presupposto impositivo dell’Imu è costituito dal possesso di un qualunque immobile, ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa.

In questa nuova accezione devono, quindi, essere ricondotti anche, ad esempio, i terreni incolti. Lo scopo dei vari richiami normativi alla previgente disciplina, contenuti nel testo di legge, deve essere ricercato nella volontà di mantenimento anche ai fini Imu delle definizioni che risultavano già utilizzate ai fini Ici.

  • Per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza; il fabbricato di nuova costruzione è soggetto all’imposta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato.

  • Per area fabbricabile si intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità. Si deve precisare che,almeno tributariamente, viene considerata fabbricabile a scopo edificatorio un’area come tale inclusa, in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo, in questa categoria. Non saranno però considerati fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, quando iscritti nella previdenza agricola, ossia coloro che dedichino alle attività agricole identificate dall’articolo 2135 del c.c., direttamente, o in qualità di socio, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavino dalle attività agricole almeno il 50% del reddito globale di lavoro,terreni sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.

  • Per terreno agricolo, infine, si intende il terreno adibito all’esercizio delle attività indicate nell’articolo 2135 del Codice civile.

 

30 maggio 2012

Mauro Nicola

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