Novità fiscali del 16 aprile 2012: responsabilità del commercialista per la tentata evasione del cliente? Pubblicati i codici tributo per l’I.M.U.

Pubblicato il 16 aprile 2012



pagamento IMU con F24: dal prossimo 18 aprile si utilizzano i nuovi codici tributo; contenzioso tributario riguardante atti della riscossione: istruzioni operative; evasione fiscale sia pure non realizzata: è anche responsabile il commercialista; i tributaristi non sono professionisti abusivi; è stato aggiornato il Modello Unico PF 2012; F24 accise: dal 10.04.2012 in uso il nuovo modello per i versamenti unitari; la rilevazione in bilancio dei titoli di efficienza energetica denominati “certificati bianchi”; contratto a tempo determinato: circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

 

 

Indice: 1) Pagamento IMU con F24: dal prossimo 18 aprile si utilizzano i nuovi codici tributo 2) Contenzioso tributario riguardante atti della riscossione: Istruzioni operative 3) Evasione fiscale sia pure non realizzata: E’ anche responsabile il Commercialista 4) I tributaristi non sono professionisti abusivi 5) E’ stato aggiornato il Modello Unico PF 2012 6) F24 Accise: dal 10.04.2012 in uso il nuovo modello per i versamenti unitari 7) La rilevazione in bilancio dei titoli di efficienza energetica denominati “certificati bianchi” 8) Contratto a tempo determinato: Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro  

 

1) Pagamento IMU con F24: dal prossimo 18 aprile si utilizzano i nuovi codici tributo

Dal 18.04.2012 decorrono i nuovi codici tributo da indicare nel Modello F24 per pagare l’IMU.

Si tratta dei codici tributo che sono stati istituiti dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 35/E del 12.04.2012.

Per pagare l’IMU il contribuente deve indicare separatamente la quota destinata al Comune e quella allo Stato.

L’Agenzia delle Entrate ha, infatti, istituito il codice tributo 3912 per pagare allo Stato in sede di acconto tutto il tributo relativo all’abitazione principale e le sue pertinenze.

Per gli altri fabbricati il tributo dovrà essere versato per il 50% al comune con il codice 3918 e l’altro 50% allo Stato con il codice 3919.

A completamento della neo disciplina stati approvati due provvedimenti direttoriali concernenti l’approvazione dei nuovi modelli di delega F24 e le modalità di versamento dell’IMU.

Come è noto, l’art. 13 del D.L. n. 201 del 2011 (Legge n. 214 del 2011), disciplina l’anticipazione sperimentale dell’imposta municipale propria (IMU).

Quindi, per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a titolo di IMU, l’Agenzia ha istituito i seguenti codici tributo:

- “3912” - denominato: “IMU - imposta municipale propria su abitazione principale e relative pertinenze - articolo 13, c. 7, d.l. 201/2011 – COMUNE”;

- “3913” - denominato “IMU - imposta municipale propria per fabbricati rurali ad uso strumentale - COMUNE”;

- “3914” - denominato: “IMU - imposta municipale propria per i terreni –

COMUNE”;

- “3915” - denominato: “IMU - imposta municipale propria per i terreni – STATO”;

- “3916” - denominato: “IMU - imposta municipale propria per le aree fabbricabili - COMUNE”;

- “3917” - denominato: “IMU - imposta municipale propria per le aree fabbricabili - STATO”;

- “3918” - denominato: “IMU - imposta municipale propria per gli altri fabbricati – COMUNE”;

- “3919” - denominato “IMU - imposta municipale propria per gli altri fabbricati - STATO”;

- “3923” - denominato “IMU - imposta municipale propria – INTERESSI DA ACCERTAMENTO - COMUNE”;

- “3924” - denominato “IMU - imposta municipale propria – SANZIONI DA ACCERTAMENTO - COMUNE”.

Viene poi precisato che in caso di ravvedimento le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.

In sede di compilazione del modello F24 i suddetti codici tributo vanno esposti nella sezione “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati” con le seguenti indicazioni:

- nello spazio “codice ente/codice comune” è riportato il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili, reperibile nella tabella pubblicata sul sito Internet www.agenziaentrate.gov.it. ;

- nello spazio “Ravv.” barrare la casella se il pagamento si riferisce al ravvedimento;

- nello spazio “Acc.” barrare se il pagamento si riferisce all’acconto;

- nello spazio “Saldo” barrare se il pagamento si riferisce al saldo. Se il pagamento è effettuato in unica soluzione per acconto e saldo, barrare entrambe le caselle;

- nello spazio “Numero immobili” indicare il numero degli immobili (massimo 3

cifre);

- nello spazio “Anno di riferimento” deve essere indicato l’anno d’imposta cui si

riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

Inoltre, i seguenti codici tributo, istituiti con risoluzione n. 201 del 2002 per il versamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), ferma restando l’esposizione nella “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” in corrispondenza delle somme indicate esclusivamente nella colonna “importi a debito versati” e la modalità di compilazione del modello F24, sono così ricodificati:

- da “3901” a “3940” denominato “Imposta comunale sugli immobili (ICI) per l’abitazione principale”;

- da “3902” a “3941” denominato “Imposta comunale sugli immobili (ICI) per i

terreni agricoli;

- da “3903” a “3942” denominato “Imposta comunale sugli immobili (ICI) per le aree fabbricabili”;

- da “3904” a “3943” denominato “Imposta comunale sugli immobili (ICI) per

gli altri fabbricati”.

Viene, infine, precisato che i codici “3901”, “3902”, “3903” e “3904” non sono più utilizzabili.

Mentre, invece, i codici tributo istituiti con la risoluzione n. 32 del 2004 per il versamento degli interessi e sanzioni relativi all’imposta comunale sugli immobili restano invariati.

L’efficacia operativa di quanto previsto nella presente risoluzione decorre dal 18.04.2012.

Comunque, è stato reso noto che il vecchio modello F24 potrà essere utilizzato fino a maggio 2013.

L’IMU si pagherà in tre rate

L’IMU quest’anno si dovrebbe pagare in tre rate. Lo ha affermato il relatore al D.L. fiscale, preannunciando il contenuto di un emendamento in presentazione alla Commissione Finanze della Camera. Nel frattempo vengono preannunciate ulteriori modifiche alla disciplina dell’IMU.

 

2) Contenzioso tributario riguardante atti della riscossione: Istruzioni operative

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/E del 12.04.2012, preventivamente condivisa da Equitalia S.p.A., ha diffuso le istruzioni agli Uffic in merito alla gestione delle controversie riguardanti atti della riscossione relativi ad entrate amministrate dall’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente che intende impugnare dinanzi al giudice tributario un atto della riscossione deve ricorrere contro l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate se contesta vizi concernenti la legittimità della pretesa; deve invece ricorrere contro l’Agente della riscossione se contesta vizi che riguardano l’attività svolta dopo la consegna del ruolo.

L’Agente della riscossione, quindi, è legittimato passivo nei giudizi in cui si controverte in merito a vizi relativi alla formazione della cartella, come ad es. errori di individuazione del contribuente, vizi di notifica, mancanza della sottoscrizione o del responsabile del procedimento di emissione o di notificazione della cartella di pagamento.

Qualora oggetto dell’impugnazione siano atti dell’Agente della riscossione diversi dalla cartella (iscrizione di ipoteca, fermo di beni mobili registrati, ecc.), legittimato passivo è sempre l’Agente della riscossione, tranne i casi in cui nei motivi di ricorso venga contestata la mancata notifica degli atti “presupposti” o la legittimità della pretesa tributaria.

Gli Uffici, per le questioni di competenza dell’Agenzia delle Entrate, sono tenuti a valutare preliminarmente la fondatezza dei motivi di ricorso, evitando di resistere in giudizio o di coltivare la controversia quando la stessa non sia sostenibile.

In particolare, nel caso in cui l’Ufficio, per le questioni di propria competenza, ossia riguardanti la propria attività, ritenga di non costituirsi in un giudizio in cui è parte anche l’Agente della riscossione e di dover procedere allo sgravio del ruolo, deve darne notizia all’Agente stesso almeno 20 giorni prima della scadenza del termine per la costituzione, per le sue conseguenti valutazioni.

Analogamente, l’eventuale acquiescenza a sentenza sfavorevole all’Ufficio per le questioni di propria competenza, deve essere comunicata all’Agente della riscossione almeno 2 mesi prima della scadenza del termine lungo o 20 giorni prima della scadenza del termine breve in caso di notifica della sentenza.

Per quanto riguarda la mediazione tributaria viene fatto rinvio alla precedente circolare n. 9/E del 19.03.2012.

Coordinamento delle difese

Vengono poi illustrati i singoli comportamenti da tenere in giudizio, avuto riguardo alle peculiarità delle singole controversie.

Chiamata in causa esclusivamente dell’Ufficio

Se il debitore propone ricorso solo contro l’Ufficio per questioni concernenti esclusivamente la legittimità di atti dell’Agente della riscossione, viene ritenuto necessario che lo stesso Ufficio eccepisca il difetto di legittimazione passiva.

Comunque, in via prudenziale e in attesa che si consolidi al riguardo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, occorre che l’Ufficio chiami in causa l’Agente della riscossione.

L’istanza per la chiamata in causa dell’Agente della riscossione va fatta nelle controdeduzioni dell’Ufficio, da depositare presso la Commissione tributaria entro il termine di 60 giorni.

Ottenuta l’autorizzazione del Giudice, va predisposto l’atto di chiamata in causa, nel quale, dopo aver illustrato le precedenti vicende processuali, l’Ufficio riproduce integralmente il contenuto del ricorso introduttivo del contribuente, delle proprie controdeduzioni, di eventuali altri atti processuali e dell’autorizzazione del Giudice. Esso va notificato dall’Ufficio all’Agente della riscossione nel termine stabilito e poi depositato in Commissione, unitamente alla documentazione comprovante la notifica dell’atto di chiamata in causa e a una copia dello stesso per il contribuente.

Nel diverso caso in cui i motivi di ricorso riguardano anche l’attività dell’Ufficio, questo deve chiamare in causa l’Agente della riscossione, provvedendo in ogni caso a controdedurre, nell’atto di costituzione in giudizio, in merito alle questioni riguardanti il proprio operato.

In ogni caso, prima ancora del deposito delle controdeduzioni è comunque opportuno inviare informalmente all’Agente della riscossione copia del ricorso presentato dal contribuente, affinché lo stesso possa valutare l’opportunità, o

meno, di intervenire volontariamente.

Va da sé che l’intervento volontario in giudizio dell’Agente della riscossione fa venir meno la necessità di provvedere alla chiamata in causa del medesimo.

Qualora l’Agente della riscossione, nonostante la chiamata in causa, non si sia costituito in giudizio, l’Ufficio provvede a trasmettergli l’eventuale sentenza favorevole al contribuente per motivi addebitabili all’Agente stesso, almeno 3 mesi prima della scadenza del termine lungo di impugnazione ovvero almeno 30 giorni prima della scadenza del termine breve.

L’invio informale della sentenza all’Agente può avvenire tramite posta elettronica o altro mezzo, a condizione che venga assicurato il tempestivo e sicuro ricevimento da parte dell’Agente della riscossione, in base alle intese raggiunte a livello locale.

Chiamata in causa esclusivamente dell’Agente della riscossione

Nel caso in cui il contribuente ricorra solo contro l’Agente della riscossione, eccependo anche, o solo, vizi riferibili all’attività dell’Ufficio, è onere dell’Agente effettuare la chiamata in causa dell’Ufficio (art. 39 del D.Lgs. n. 112/1999).

L’Ufficio chiamato in causa provvede di conseguenza a costituirsi in giudizio tempestivamente, curando tutti gli adempimenti connessi alla lite limitatamente alle questioni concernenti la propria attività.

Chiamata in causa dell’Ufficio e dell’Agente della riscossione

Nel caso in cui il contribuente ricorra sia contro l’Ufficio sia contro l’Agente della riscossione, muovendo contestazioni che riguardano solo l’operato dell’Agente, l’Ufficio nel costituirsi in giudizio è tenuto ad eccepire il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedere l’estromissione dalla lite, mentre spetta all’Agente della riscossione controdedurre puntualmente, nel proprio atto di costituzione in giudizio, sui motivi del ricorso e quindi seguirne le vicende  processuali nei successivi gradi del giudizio, ponendo in essere i necessari adempimenti, di cui pertanto non si deve fare carico l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Al contrario, se le contestazioni riguardano solo l’operato dell’Ufficio delle Entrate, sarà questo a costituirsi in giudizio per difendere nel merito il proprio operato.

 

3) Evasione fiscale sia pure non realizzata: E’ anche responsabile il Commercialista

Ok al sequestro per equivalente al Commercialista che aiuta il cliente ad evadere l’Iva.

Lo sostiene la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13982 del 12.04.2012 che ha condannato un professionista per concorso in evasione riconoscendogli il ruolo di istigatore del reato di evasione fiscale.

Difatti, l’art. 110 del codice penale prevede la responsabilità anche nel caso in cui l’obiettivo di evasione fiscale non venga realizzato.

Nel caso di specie il professionista aveva annotato nella contabilità dei clienti fatture relative a operazioni inesistenti, partecipando attivamente all’operazione di frode fiscale, rendendosi, quindi, complice.

Per il professionista l’infedele dichiarazione non è legata all’incasso delle fatture

E’ responsabile del reato di infedele dichiarazione dell’Iva il professionista che omette di dichiarare le fatture emesse anche se non ha incassato i relativi compensi.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13926 del 12.04.2012.

Se il professionista non ha incassato le somme non ha alcun obbligo di emettere la fattura. Ma nonostante ciò se poi procede ad emettere tale documento é tenuto ad indicare nella dichiarazione annuale la relativa Iva. Dall’omissione di tale adempimento, secondo i giudici supremi,  deriva la fattispecie delittuosa di dichiarazione infedele Iva.

Per questo reato, precisa la pronuncia di legittimità, non è rilevante il conseguimento di un profitto, ma è sufficiente l’infedeltà dichiarativa.

Mini-ipoteche vietate anche per il passato

Il divieto di procedere alle ipoteche per debiti inferiori agli 8 mila euro vale anche per il passato.

Non rileva il fatto che la Legge n. 73/2010 abbia previsto questo limite solo per il futuro.

Tutto dipende dal numero di iscrizioni ipotecarie ancora in essere per debiti inferiori agli 8 mila euro.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5771 del 12.04.2012, a sezioni unite, si é pronunciata su una vicenda che trae origine dall’annullamento dell’ipoteca richiesta da una società perché relativa a debiti inferiori al predetto importo.

Il contribuente ha poi presentato ricorso contro il rifiuto di Equitalia, accolto dai giudici di merito.

La società di riscossione, a sua volta, ha fatto ricorso in Cassazione che a sezioni unite ha precisato che la nuova norma ha solo fissato un limite coincidente con quello dell’espropriazione.

 

4) I tributaristi non sono professionisti abusivi

I tributaristi non ci stanno e respingono al mittente le accuse di esercizio abusivo della professione di commercialista.

Il Cndcec nei giorni scorsi ha inviato una nota ai responsabili delle sedi territoriali al fine di attivarsi per scovare e denunciare all’autorità giudiziaria chi esercita la professione di commercialista senza averne i requisiti.

Le quattro associazioni che rappresentano i tributaristi Int, Lapet, Ancit e Ancot non si sentono coinvolte in questa caccia alle streghe.

I loro associati non si qualificano per quello che non sono e operano nel campo della consulenza fiscale poiché questa è libera.

Per la Lapet la decisione della Corte di Cassazione (n. 11545/2012) non comporta alcuna preclusione a chi eserciti, con continuità e organizzazione, attività di tenuta di contabilità e dichiarazioni fiscali, come tributarista e, dunque, con un titolo diverso dall’iscrizione all’albo degli esperti contabili.

 

5) E’ stato aggiornato il Modello Unico PF 2012

L’Agenzia delle Entrate il 13.04.2012 ha ripubblicato le istruzioni relative al Fascicolo 1 del Modello Unico Persone fisiche 2012, nonché le istruzioni e il modello del Fascicolo 2, per correggere alcuni errori materiali ed apportare alcune integrazioni resesi necessarie a seguito di disposizioni normative emanate dopo la pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate del predetto modello.

Tali rettifiche saranno incluse in un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di prossima pubblicazione.

Fascicolo 1 – Istruzioni

- alla pagina 31, le istruzioni relative alla colonna 8 del rigo RB11 sono sostituite dalle istruzioni relative alla colonna 9 dello stesso rigo, e viceversa;

- alla pagina 46, nelle istruzioni al rigo RP15, dopo le parole “Nel limite di reddito deve essere computato anche il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni” sono aggiunte le seguenti: “e l’agevolazione ACE”;

- alla pagina 48, nelle istruzioni al codice “24” e al codice “27”, nel testo tra parentesi, dopo le parole “che in tal caso comprende anche il reddito dei fabbricati assoggettato a cedolare secca” sono aggiunte le seguenti: “e l’agevolazione ACE”;

- alla pagina 48, nelle istruzioni al codice “25”, dopo le parole “entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi” sono aggiunte le seguenti: “ovvero da apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (art. 47 D.P.R. n. 445/2000), presentata al Ministero per i beni e le attività culturali”; inoltre è eliminato il successivo periodo “Se tale condizione non si verifica la detrazione spetta nell’anno d’imposta in cui è stato completato il rilascio della certificazione.”;

- alla pagina 49, nelle istruzioni al codice “28”, nel testo tra parentesi, dopo le parole “che in tal caso comprende anche il reddito dei fabbricati assoggettato a cedolare secca” sono aggiunte le seguenti: “e l’agevolazione ACE”;

- alla pagina 54, nelle istruzioni relative alla Sezione III A, nel paragrafo “Spese sostenute per la ristrutturazione di immobili”, il testo corrispondente al primo punto elenco è eliminato;

- alla pagina 61, in corrispondenza dei righi da RP61 a RP64, colonna 3 (Casi particolari), la parte di istruzioni relativa al codice ‘2’ è sostituita dal seguente periodo: “ ‘2’ nel caso in cui le spese sostenute in anni precedenti al 2011 riguardino un immobile ereditato, acquistato o ricevuto in donazione nell’anno 2009, 2010 o 2011”;

- alla pagina 63, nel rigo RP82, al penultimo rigo, le parole all’interno della parentesi sono sostituite con le seguenti: “(rigo RE37, col. 4 ÷ 5, del mod. 730/2011 o rigo RP45, col. 4 del mod. UNICO PF/2011)”

- alla pagina 64, nello schema riepilogativo dei redditi e delle ritenute, al punto 23, i riferimenti a “rigo RS37 col. 11” sono sostituiti da “rigo RS37 col. 12”;

- alla pagina 65, nel rigo RN1 colonna 5, le parole “rigo RS37, colonna 11” sono sostituite da “rigo RS37, colonna 12”.

- alla pagina 90, nel rigo CS2, nelle istruzioni relative alla colonna 1 (Contributo dovuto), le parole “nella colonna 6” sono sostituite dalle seguenti: “nella colonna 5”;

- alla pagina 97, nell’Appendice, alla voce “Eventi eccezionali”, codice “5”, le parole “in corso di conversione” sono sostituite dalle seguenti: “convertito in legge dalla L. 24 febbraio 2012, n.14”;

- alla pagina 97, nell’Appendice, alla voce “Eventi eccezionali”, al codice “6”, alla fine della denominazione del codice, dopo la parola “Genova”, è aggiunto il seguente periodo “e di quella di Livorno, nonché nel territorio del comune di Ginosa e nel territorio della provincia di Matera”; nel terzo rigo del testo relativo al codice “6” dopo la parola “Genova”, è aggiunto il seguente periodo:“e di quella di Livorno, nonché nel territorio del comune di Ginosa e nel territorio della provincia di Matera,”; tra il terzultimo ed il quartultimo rigo del testo relativo al codice “6” le parole “in corso di conversione” sono sostituite dalle seguenti: “convertito in legge dalla L. 24 febbraio 2012, n.14”;

- alla pagina 100, nell’Appendice, nelle istruzioni relative alla casella 10, la formula è sostituita con la seguente: “(RN1, col. 1 x 12/100) – casella 1”;

Fascicolo 2 – Modello

- la sezione XVI del quadro RM, relativa all’imposta sugli immobili e sulle attività finanziarie detenute all’estero, è stata modificata per adeguarla alle disposizioni previste dall’art. 8, comma 16, lettere da e) a h), del decreto legge 3 marzo 2012, n. 16.

Fascicolo 2 – Istruzioni

- alla pagina 20, nelle istruzioni della sezione XIV, al terzo rigo, il periodo: “L’addizionale, in particolare, si applica agli emolumenti variabili, corrisposti sotto forma di bonus e stock options, per la parte degli stessi che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione.” è sostituito con il seguente: “L’addizionale si applica sugli emolumenti variabili corrisposti sotto forma di bonus e stock option, per la parte che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione (erogata prima dell’entrata in vigore del decreto-legge del 6 luglio 2011, n. 98), nonché sulla parte che eccede la parte fissa della retribuzione erogata dopo l’entrata in vigore del decreto-legge del 6 luglio 2011, n. 98.”; alla fine istruzioni della colonna 2 della sezione XIV sono aggiunte le seguenti parole: “, nonché l’importo che eccede la parte fissa della retribuzione.”;

- a pagina 20 e 21 sono state aggiornate le istruzioni della sezione XVI del quadro RM, relativa all’imposta su immobili e attività finanziarie detenute all’estero, per effetto delle disposizioni previste dall’art. 8, comma 16, lettere da e) a h), del decreto legge 3 marzo 2012, n. 16.

 

6) F24 Accise: dal 10.04.2012 in uso il nuovo modello per i versamenti unitari

Dal 10.04.2012, è in uso il nuovo modello “F24 Accise” che i contribuenti devono utilizzare per eseguire i versamenti unitari di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997.

Il nuovo modello, approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 12 marzo scorso (prot. n. 2012/29824), sostituisce quello approvato con il provvedimento del 23 ottobre 2007.

Le novità apportate al modello “F24 Accise” sono volte principalmente a consentire una più efficiente gestione dei versamenti eseguiti dai contribuenti nel caso di pagamento rateale delle somme dovute, anche a seguito di avviso di accertamento, avviso di irrogazione sanzioni o atto di contestazione delle sanzioni, accertamento con adesione, conciliazione giudiziale ed altri istituti deflattivi del contenzioso.

Per tenere conto delle predette novità, con un ulteriore provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (prot. n. 2012/29947, del 12 marzo scorso) sono state apportate modifiche al modello di quietanza dei versamenti eseguiti, con modalità telematiche, mediante il modello F24. Tali modifiche consistono, in particolare, nell’inserimento – nell’ambito della legenda della quietanza di versamento F24 – del campo “rateazione” nella sezione ACCISE/MONOPOLI. Anche le modifiche apportate al modello di quietanza trovano applicazione dal 10.04.2012.

Assonime, circolare n. 10: Imposte sui redditi – Modello 730/2012

La circolare di Assonime pubblicata il 12.04.2012 illustra il modello 730/2012 che dovrà essere consegnato dai lavoratori dipendenti entro il 30.04.2012 ai propri sostituti d’imposta che abbiano comunicato di voler prestare assistenza fiscale, oppure entro il 31.05.2012 ad un Caf dipendenti o ad un professionista abilitato.

Vengono segnalate le principali modifiche e integrazioni apportate al modello rispetto a quello dello scorso anno.

 

7) La rilevazione in bilancio dei titoli di efficienza energetica denominati “certificati bianchi”

Assonime, con il Caso n. 2/2012 del 12.04.2012, afferma che il meccanismo dei “certificati bianchi” costituisce uno degli strumenti creati dal legislatore al fine di incentivare la riduzione nel consumo energetico.

Si tratta di titoli emessi dal Gestore dei mercati energetici, a favore di determinati soggetti a seguito di interventi che comportano risparmi di energia, i quali possono essere scambiati sul mercato e devono essere trasmessi all’Autorità per l’energia in misura pari all’ammontare degli obiettivi di risparmio assegnati.

 

8) Contratto a tempo determinato: Circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 8 del 13.04.2012, ripropone una ulteriore analisi tecnica delle disposizioni contenute nel CAPO III, sezione III – Rito speciale per le controversie in tema di licenziamenti (Atto Senato 3249).

Ambito di applicazione

Il nuovo rito processuale si applica per le controversie aventi ad oggetto l’impugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dall’art. 18 della Legge, n. 300/1970, anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro.

Ne deriva che le controversie interessate dalla procedura speciale sono quelle inerenti al:

- licenziamento discriminatorio (art. 18, comma 1, L. 300/70, come modificato dall’art. 14 DDL);

- licenziamento per giustificato motivo soggettivo e per giusta causa (art. 18, comma 4, L. 300/70, come modificato dall’art. 14 DDL);

- licenziamento senza motivazione (art. 18, comma 6, L. 300/70, come modificato dall’art. 14 DDL);

- licenziamento per violazione della procedura ex art. 7 L. 300/70 (art. 18, comma 6, L. 300/70, come modificato dall’art. 14 DDL);

- licenziamento per motivo oggettivo consistente nell’idoneità fisica o psichica del lavoratore o intimato in violazione dell’art. 2110, comma 2°, c.c. (art. 18, comma 7, L. 300/70, come modificato dall’art. 14 DDL);

- licenziamento collettivo in caso di violazione dei criteri di scelta (art. 5, comma 3, L. n. 223/1991 come modificato dall’art. 15 DDL);

- interruzione di rapporto di parasubordinazione ritenuto licenziamento in virtù di una contestuale rivendicazione di sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

La scelta del legislatore sembra essere quella di indirizzare obbligatoriamente le controversie inerenti alle indicate materie verso la procedura in esame, sottraendola al rito ordinario di cui agli artt. 409 e ss del cpc. Questo aspetto crea non poche perplessità. La posizione difensiva del datore di lavoro, a cui incombe generalmente l’onere della prova, assume toni particolarmente gravi e difficili.

Forma della domanda e procedimento sommario

La domanda si propone con ricorso nel rispetto dei requisiti di cui all’art. 125 c.p.c.1 e non possono essere proposte domande diverse da quelle di cui all’art. 16 DDL, salvo che siano fondate sugli stessi fatti costitutivi. Sembra potersi rilevare che il legislatore voglia riferirsi alle richieste di ulteriori risarcimenti di danni patrimoniali e non, subiti dal lavoratore in conseguenza dell’illegittimo licenziamento, in riferimento ai quali, peraltro la forma del procedimento sommario risulterebbe essere sicuramente non adatta, attesa la necessità di indagini peritali, talora anche complesse e di fasi testimoniali. Rimangono dubbi circa la possibilità da parte del datore di lavoro di proporre domande riconvenzionali che trovino comunque il loro fondamento nelle ragioni del licenziamento (es. ipotesi di danni causati all’azienda anche nell’ipotesi dell’appropriazione indebita).

L’art. 17, poi, stabilisce che a seguito della presentazione del ricorso il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti, con decreto da notificarsi a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata. Tale puntualizzazione è sicuramente interessante, ma necessiterebbe di una più precisa regolamentazione delle notifiche con PEC.

Inoltre, la norma non regolamenta la costituzione del convenuto e tace in merito ai requisiti dell’atto costitutivo del convenuto medesimo.

L’udienza di comparizione deve essere fissata non oltre trenta giorni dal deposito del ricorso.

La norma, probabilmente, va intesa nel senso che l’udienza deve tenersi non oltre il trentesimo giorno dal deposito del ricorso; diversamente si vanificherebbe il senso dell’urgenza del rito.

Il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione indispensabili richiesti dalle parti o disposti d’ufficio.

Il legislatore, quindi, opta per un sistema in cui il giudice ha ampi poteri inquisitori e dispositivi, nel quale sembrerebbero non trovare cittadinanze le eccezioni processuali delle parti; l’unico obbligo formale in capo al giudicante è quello di sentire in via preliminare le parti.

Lo schema in parte riprende la struttura del procedimento d’urgenza ex art. 700 cpc, dove eventuali testimoni assumeranno la veste di semplici informatori.

Il giudice provvede, con ordinanza immediatamente esecutiva, all’accoglimento o al rigetto della domanda.

Si prevede poi che tale efficacia esecutiva del provvedimento non può essere sospesa o revocata fino alla pronuncia della sentenza con cui il giudice definisce il giudizio instaurato ai sensi del successivo articolo 18. Tale disposizione privilegia incomprensibilmente le risultanze del procedimento sommario rispetto allo sviluppo del procedimento di merito (fase di opposizione), durante il quale potrebbero emergere elementi importanti ai fini della sospensione dell’ordinanza .

Opposizione: Procedimento di merito

L’art. 18 comma 1 DDL stabilisce che contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto può essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti di cui

all’art. 414 del c.p.c., da depositare innanzi al Tribunale che ha emesso il provvedimento opposto entro trenta giorni dalla notificazione dello stesso, o dalla comunicazione se anteriore.

Con il ricorso non possono essere proposte domande diverse da quelle previste (dall’art. 16) salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi o siano svolte nei confronti di soggetti rispetto ai quali la causa è comune o dai quali si intende essere garantiti.

Il giudice fissa con decreto l’udienza di discussione non oltre i successivi sessanta giorni, assegnando all’opposto termine per costituirsi fino a dieci giorni prima dell’udienza.

La fase di merito, successiva al procedimento sommario ha carattere facoltativo e viene proposta nelle forme ordinarie previste dall’art. 414 cpc entro il termine di decadenza di 30 giorni:

- Dalla notifica del provvedimento opposto (quindi dalla notifica effettuata dalla parte vittoriosa nel procedimento sommario);

- o dalla comunicazione (al termine di 30 giorni) se anteriore.

In tale ultima ipotesi viene rilevata la stranezza della scelta legislativa, che pare poco chiara per i seguenti motivi:

a) chi è il soggetto che deve effettuare la comunicazione (forse la cancelleria) ? b) quali forme deve avere la comunicazione (tramite ufficiali giudiziari , fax, posta elettronica)?

Sembrerebbe, poi, che il procedimento di merito possa avere un ambito più ampio di quanto deciso nell’ordinanza definitiva del procedimento sommario. Infatti, il comma 1 dell’art. 18 DDL, su riportato, prevede che “non possano essere proposte domande diverse da quelle di cui all’articolo 16 salvo …..”, non limitando i confini della controversia a quanto già contenuto nell’ordinanza citata.

In buona sostanza, il procedimento di merito non si configurerebbe come fase di impugnazione, ma come fase di ritrattazione della materia anche con nuovi argomenti e nuove allegazioni.

Il comma 7 regolamenta l’attività istruttoria: assumono rilievo, rispetto alla procedura sommaria, le allegazioni delle parti laddove ammissibili e rilevanti. Viene introdotta la possibilità di concedere un termine di 10 giorni prima dell’udienza di discussione per il deposito di note difensive.

La sentenza, che decide il giudizio, è immediatamente esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Lascia perplessi la scelta legislativa di non prevedere un tentativo di conciliazione in ambito giudiziale.

Reclamo e ricorso per cassazione

L’art. 19 prevede il reclamo alla Corte d’Appello entro 30 giorni dalla comunicazione della sentenza o dalla notificazione della sentenza stessa se anteriore.

Restano i dubbi sopra espressi in relazione all’opposizione ad ordinanza.

Il comma 4 prevede che in mancanza di comunicazione o notificazione della sentenza si applica l’art. 327 c.p.c.. Si evince che il reclamo è ontologicamente una impugnazione.

La Corte d'appello fissa con decreto l’udienza di discussione nei successivi sessanta giorni e si applicano i termini previsti dai commi 1, 2 e 3 dell’art. 18. Al riguardo, viene ritenuto che il legislatore abbia inteso la norma nel senso che l’udienza debba essere svolta entro i successivi 60 giorni; in caso contrario verrebbe meno il carattere di celerità della procedura.

Diversamente da quanto previsto nel procedimento di cui all’art. 18 , alla prima udienza, la Corte può sospendere l’efficacia della sentenza reclamata se ricorrono gravi motivi.

La norma è corretta, ma richiederebbe che una tale possibilità venisse concessa anche al giudice del procedimento di opposizione ad ordinanza.

La Corte d’Appello definisce il giudizio con sentenza, che deve essere depositata entro 10 giorni dall’udienza di discussione.

Avverso la suddetta sentenza è ammesso ricorso per Cassazione entro il termine a pena di decadenza di 60 giorni decorrenti:

a) dalla comunicazione della sentenza;

b) dalla notificazione della sentenza medesima se anteriore. Il legislatore introduce, quindi, il nuovo istituto di una notificazione atipica a decorrere dalla quale decorrono termini decadenziali.

Calendario udienze e regime transitorio

L’art. 20 DDL prevede che alla trattazione delle controversie regolate dagli artt. da 16 a 19 devono essere riservati particolari giorni nel calendario delle udienze.

Le nuove disposizioni in esame nella presente circolare si applicano alle controversie instaurate dopo l’entrata in vigore del disegno di legge.

 

Vincenzo D’Andò