Novità fiscali del 13 aprile 2012: attenzione al limite per l’utilizzo dei crediti IVA in compensazione

Pubblicato il 13 aprile 2012



stazione appaltante: attivati i codici identificativi da indicare nel Modello F24; imprese: aggiornati i coefficienti per determinare il valore dei fabbricati classificabili nel gruppo D ai fini dell’IMU; accertamento tributario: per il raddoppio dei termini occorre prima esaminare la copia della denuncia penale; a giorni partono le compensazioni IVA con il limite a 5.000 euro; è sequestrabile la contabilità in corso in presenza di affari illeciti; Decreto sviluppo: prorogato il bonus per il Sud ma è ancora inutilizzabile; CNDCEC: massimo contrasto all’esercizio abusivo della professione; CIGS - lavoratori beneficiari in caso di trasferimento d’azienda; sentenza della Cassazione sull’esercizio abusivo della professione: nessun pericolo per i Consulenti del Lavoro

 

 Indice:

 1) Stazione appaltante: attivati i codici identificativi da indicare nel Modello F24

 2) Imprese: aggiornati i coefficienti per determinare il valore dei fabbricati classificabili nel gruppo D ai fini dell’IMU

 3) Accertamento tributario: per il raddoppio dei termini occorre prima esaminare la copia della denuncia penale

 4) A giorni partono le compensazioni Iva con il limite a 5mila euro

 5) E’ sequestrabile la contabilità in corso in presenza di affari illeciti

 6) Decreto sviluppo: prorogato il bonus per il Sud ma è ancora inutilizzabile

 7) CNDCEC: massimo contrasto all’esercizio abusivo della professione

 8) CIGS - lavoratori beneficiari in caso di trasferimento d’azienda

 9) Sentenza della Cassazione sull’esercizio abusivo della professione: nessun pericolo per i Consulenti del Lavoro

 

1) Stazione appaltante: attivati i codici identificativi da indicare nel Modello F24

Per consentire la corretta identificazione nel Modello F24 del soggetto obbligato in solido ovvero del soggetto stazione appaltante o amministrazione procedente, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 34/E del 11.04.2012, ha istituito i seguenti codici identificativi:

- “50” denominato “ Obbligato solidale - art. 29, c. 2, d.lgs. n. 276/2003 e art. 35, l. n. 248/2006 ”;

- “51” denominato “ Intervento sostitutivo - art. 4 del d.P.R. n. 207/2010 ”.

Nella compilazione della sezione “Contribuente” del modello F24, da predisporre per ogni singolo contratto di appalto/subappalto, il campo “codice identificativo” è valorizzato con il codice :

- “50” unitamente al codice fiscale del soggetto obbligato solidale al pagamento da riportare nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”;

- “51” unitamente al codice fiscale del soggetto stazione appaltante o amministrazione procedente da riportare nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”.

In entrambi i casi, il campo relativo al codice fiscale del contribuente intestatario della delega è valorizzato con il codice fiscale del contribuente responsabile dell’inadempimento.

Come è noto, l’art. 35, comma 28, del D.L. n. 223/2006 (Legge n. 248/2006), ha introdotto la responsabilità solidale dell’appaltatore per i versamenti delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori, dovuti dal subappaltatore per le prestazioni di lavoro dipendente riferite ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi.

L’art. 29, comma 2, del D.Lgs. n. 276/2003, modificato dal D.L. n. 5/2012, prevede che “In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento”.

In attuazione del D.Lgs. n. 163/2006, recante “ Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”, l’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 5ottobre 2010, n. 207, prevede l’intervento sostitutivo della stazione appaltante in caso di inadempienza contributiva dell’esecutore e del subappaltatore.

In particolare il comma 2 dell’art. 4 del D.P.R. n. 207/2010, dispone che nei casi previsti dall’art. 6, commi 3 e 4, nell’ipotesi di ottenimento da parte del responsabile del procedimento del documento unico di regolarità contributiva che segnala un’inadempienza contributiva relativa a uno o più soggetti impiegati nell'esecuzione del contratto, il medesimo trattiene dal certificato di pagamento l'importo corrispondente all’inadempienza.

Il pagamento di quanto dovuto per le inadempienze accertate mediante il documento unico di regolarità contributiva è disposto dai soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera b), direttamente agli enti previdenziali e assicurativi, compresa, nei lavori, la cassa edile.

 

2) Imprese: aggiornati i coefficienti per determinare il valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D ai fini dell’IMU

Il Decreto del 05.04.2012, pubblicato sulla G.U. n. 85 del 11.04.2012, si è occupato dell’aggiornamento dei coefficienti per i fabbricati a valore contabile delle imprese.

Ai fini dell’applicazione dell’IMU (ex ICI), dovuta per l’anno 2012, per la determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, i coefficienti di aggiornamento sono stabiliti nelle seguenti misure:

per l'anno 2012 = 1,03; per l'anno 2011 = 1,07; per l'anno 2010 = 1,09; per l'anno 2009 = 1,10; per l'anno 2008 = 1,14; per l'anno 2007 = 1,18; per l'anno 2006 = 1,21; per l'anno 2005 = 1,25; per l'anno 2004 = 1,32; per l'anno 2003 = 1,36; per l'anno 2002 = 1,41; per l'anno 2001 = 1,45; per l'anno 2000 = 1,49; per l'anno 1999 = 1,52; per l'anno 1998 = 1,54; per l'anno 1997 = 1,58; per l'anno 1996 = 1,63; per l'anno 1995 = 1,68; per l'anno 1994 = 1,73; per l'anno 1993 = 1,76; per l'anno 1992 = 1,78; per l'anno 1991 = 1,81; per l'anno 1990 = 1,90; per l'anno 1989 = 1,99; per l'anno 1988 = 2,07; per l'anno 1987 = 2,25; per l'anno 1986 = 2,42; per l'anno 1985 = 2,59; per l'anno 1984 = 2,77; per l'anno 1983 = 2,94; per l'anno 1982 e anni precedenti = 3,11”.

 

3) Accertamento tributario: per il raddoppio dei termini occorre prima esaminare la copia della denuncia penale

Sul raddoppio dei termini nell’ambito dell’accertamento tributario, secondo il parere della Commissione Tributaria Provinciale di Brescia (sentenza 40/16/12 del 10.04.2012), per rendere efficace la valutazione fatta in materia dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 247/2011, il collegio dei giudici tributari deve necessariamente esaminare la copia della denuncia presentata all’Autorità Giudiziaria.

L’Agenzia delle Entrate non può limitarsi a richiamare gli estremi del fascicolo della Procura con la notizia di reato.

In attesa che l’annunciata delega fiscale possa abolire in toto il raddoppio dei termini, nel frattempo la giurisprudenza sta tentando di circoscrivere gli spazi d’azione del fisco.

 

4) A giorni partono le compensazioni Iva con il limite a 5mila euro

Dal prossimo 16 aprile decorrono le compensazioni dei crediti Iva con il nuovo limite di 5mila euro.

La modifica è stata introdotta dall’art. 8 del D.L. n. 16/2012 sulle semplificazioni tributarie.

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 16.03.2012 ha fissato la decorrenza a partire dal 01.04.2012.

Interessati al provvedimento sono, in particolare, i contribuenti che intendono compensare il credito Iva del primo trimestre 2012, che dal mese di aprile potranno utilizzare solo 5mila euro, mentre per l’utilizzo dell’eccedenza dovranno aspettare il mese prossimo.

Possono accedere alla compensazione del credito infrannuale solo i contribuenti che si trovano nelle condizioni di accesso al rimborso dello stesso credito previste dall’art. 38-bis del Dpr 633/72.

L’istanza, redatta sul modello TR, va presentata esclusivamente per via telematica.

 

5) E’ sequestrabile la contabilità in corso in presenza di affari illeciti

Affari illeciti: Contabilità in corso sequestrabile. Stretta della Suprema Corte contro gli imprenditori coinvolti in affari illeciti.

E’ legittimo il sequestro delle scritture contabili anche se questo impedisce il regolare svolgimento dell’attività aziendale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13423 del 11.04.2012, che ha così confermato la misura sulle scritture di cui due soci si erano indebitamente appropriati.

In particolare, se hanno a che vedere con il reato commesso, le scritture possono essere sequestrate ai fini probatori.

Cessione fittizia anche se parziale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13421 del 11.04.2012, ha fissato criteri più restrittivi per il trasferimento di società in capo a persone indagate. L’intestazione pro quota di una società può rappresentare un indizio di aggiramento della normativa. Il reato ipotizzato è quello dell’intestazione fittizia con finalità di riciclaggio. Inoltre, il reddito elevato del ricevente non basta a fugare il sospetto che si tratti solo di un prestanome.

Accertamenti induttivi con dipendenti in nero

Anche se le scritture contabili sono corrette, è legittimo l’accertamento induttivo nel caso in cui nell’azienda sono presenti lavoratori in nero.

Lo ha confermato la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5731 del 11.04.2012.

L’inattendibilità della documentazione può desumersi anche dalla presenza di lavoratori irregolari.

Il giudice di merito qualora ritenga di voler giungere a conclusioni differenti deve fornire un’idonea motivazione.

La decisione dei giudici supremi è derivata da una rettifica induttiva nei confronti di una società alla quale erano stati rideterminati i ricavi sulla base della presenza di due lavoratori in nero.

Codice attività sbagliato, verifica sugli studi annullata

La Suprema Corte di cassazione, con la sentenza n. 5399 del 04.04.2012, ha stabilito che è nullo l’accertamento basato sugli studi di settore relativi a un codice attività indicato erroneamente in dichiarazione dal contribuente.

Iva, Equitalia nel mirino dell’Ue per l’esenzione dall’Iva

La Commissione europea vuole capire perché Equitalia, la società di riscossione dei tributi in Italia, sia esentata dal pagamento dell’Iva.

Alla richiesta di chiarimenti si è arrivati in seguito all’Eu Pilot, ovvero la procedura che viene adottata in ambito Ue per fornire risposte veloci ed esaurienti alle domande relative all’applicazione delle leggi europee.

Si tratta di una richiesta del tutto preliminare, da non confondere con l’attivazione di una procedura di infrazione, anche se si potrebbe arrivare a ciò.

 

6) Decreto sviluppo: prorogato il bonus per il Sud ma è ancora inutilizzabile

Il decreto semplificazioni e sviluppo (art. 59 del D.L. n. 5/2012), convertito in Legge n. 35/2012, ha prorogato fino a maggio 2013 le agevolazioni per le assunzioni nel Mezzogiorno.

Scopo dell’incentivo è innalzare i livelli occupazionali nelle aree più depresse del Paese. Tuttavia, rimane ancora tutto fermo poiché in atto il tema della distribuzione dei fondi non è stato nemmeno posto all’ordine del giorno della Conferenza Stato e regioni.

A parte ciò, i datori di lavoro che assumeranno nuovi lavoratori avranno diritto, per ogni nuovo assunto, ad un credito d’imposta pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei 12 mesi successivi all’assunzione.

L’incentivo, però, riguarda solo i soggetti svantaggiati, cioè coloro che sono privi di un impiego regolare da almeno sei mesi, ovvero privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, ovvero che abbiano superato i 50 anni di età.

Rientrano nella categoria anche i membri di una minoranza nazionale, i lavoratori che vivano soli con una o più persone a carico e gli occupati in settori ad alto tasso di disparità uomo-donna.

 

7) CNDCEC: massimo contrasto all’esercizio abusivo della professione

Dai Commercialisti arriva la stretta sugli abusivi. E’ ora lotta dura contro l’esercizio abusivo della professione di Dottore Commercialista ed Esperto Contabile.

Il CNDCEC ha, infatti, inviato ai consigli provinciali una nota informativa con la quale si invitano i presidenti territoriali a vigilare al fine di promuovere azioni di tutela nei confronti di chi pone in essere fattispecie riconducibili al reato previsto dall’art. 348 del codice penale.

Nei prossimi giorni sarà inviato ai dirigenti di categoria il fac-simile di esposto da inoltrare all’autorità giudiziaria che gli Uffici del Consiglio nazionale stanno predisponendo. Nel frattempo il Ministero dell’Istruzione ha chiarito che l’esame di Stato per accedere alla professione di commercialista e quello di revisore legale sono equipollenti.

 

8) CIGS - lavoratori beneficiari in caso di trasferimento d’azienda

Anche se si verifica il trasferimento dell’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che discendono dal rapporto di lavoro precedentemente instaurato con il cedente.

In altre parole, nell’ipotesi disciplinata dall’art. 2112 c.c. muta il titolare dell’azienda senza che la modificazione soggettiva del datore di lavoro comporti alterazioni nell’ambito dei rapporti di lavoro già stipulati.

Lo ha precisato il Ministero del lavoro, con linterpello n. 9 del 10.04.2012, a seguito di istanza presentata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro tendente a chiarire se, ai fini dell’anzianità necessaria per accedere agli ammortizzatori sociali, ivi compresa la CIG in deroga, per l’anzianità dei lavoratori occupati presso aziende interessate da procedure rientranti nel disposto dell’art. 2112 c.c., si deve tener conto della data di prima assunzione in quanto, in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua ad ogni effetto.

Per usufruire degli ammortizzatori sociali devono sussistere condizioni oggettive legate alle vicende aziendali nonché alcuni requisiti soggettivi in capo ai lavoratori interessati, tra i quali una durata minima dell’anzianità di servizio.

Così, ad esempio, ai fini dell’accesso alla CIGS, occorre la sussistenza di un valido rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della azienda e almeno 90 giorni di anzianità di servizio presso l’azienda richiedente il trattamento (si veda in tal senso l’art. 8, comma 3, L. n. 160/1988 e INPS circ. n. 171/1988). Invece, per quanto riguarda la mobilità, la relativa indennità spetta ai lavoratori in possesso di una anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno 6 di effettivo lavoro (art. 16, comma 1, L. n. 223/1991).

La durata del rapporto di lavoro con l’azienda risulta, pertanto, requisito essenziale per l’erogazione della prestazione e, in caso di trasferimento d’azienda ai sensi dell’art. 2112 c.c., ai fini del raggiungimento di tale requisito soggettivo, si deve tenere conto anche dell’anzianità maturata presso l’azienda di provenienza.

Pertanto, a norma dell’art. 2112 c.c.,  il lavoratore “conserva” le prestazioni soggettive che trovano fondamento nell’originario contratto di lavoro, i diritti acquisiti e maturati nel proprio patrimonio e il complessivo regolamento negoziale del rapporto di lavoro senza che i motivi che hanno spinto l’impresa alla cessione influiscano negativamente sul rapporto di lavoro dei dipendenti della stessa, anche - e a maggior ragione - in caso di crisi aziendale.

La continuità del rapporto di lavoro deve essere considerata, pertanto, come tutela che opera sia sul piano individuale che sostanziale del dipendente.

In tale contesto la salvaguardia di tutti i diritti del lavoratore conferiti dal contratto o dal rapporto di lavoro comporta, tra l’altro, il mantenimento dell’anzianità di servizio maturata utile, ad esempio, per il calcolo del TFR o per la maturazione delle ferie e, per quanto attiene la questione proposta dall’interpellante, anche per l’accesso alle prestazioni a sostegno del reddito.

 

9) Sentenza della Cassazione sull’esercizio abusivo della professione: nessun pericolo per i Consulenti del Lavoro

Lo precisa la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, con il parere n. 15 del 10.04.2012 sugli effetti della sentenza della Corte di cassazione, Sez. Unite Penali, sent. n. 11545 del 23.03.2012.

“Concreta esercizio abusivo di una professione, punibile a norma dell’art. 348 cod. pen., non solo il compimento senza titolo, anche se posto in essere occasionalmente e gratuitamente, di atti da ritenere attribuiti in via esclusiva a una determinata professione, ma anche il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva, siano univocamente individuati come di competenza specifica di una data professione, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e (almeno minimale) organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato”.

Il principio (rectius, la lettura che talvolta si è voluto dare) ha suscitato particolare clamore.

Si è parlato di pronuncia “pericolosa”, di prospettive poco tranquillizzanti per i Consulenti del Lavoro.

In realtà la sentenza n. 11545/2012, che pure opera la affermata estensione della applicazione dell’art. 348 c.p., ha una portata e può ad essa essere riconosciuto un significato obiettivamente ancor più ampio, con ricadute però da leggersi esclusivamente in termini di tutela, tout court, del ruolo e delle funzioni delle professioni regolamentate.

Ciò peraltro nell’ambito di un filone giurisprudenziale non sconosciuto alla Corte, non a caso più volte richiamato dalla stessa Corte nell’occasione.

Le Sezioni unite tentano di risolvere il conflitto giurisprudenziale insorto in relazione alla interpretazione dell’art. 348 c.p., che punisce “chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”.

Nel testo sottolineato si rinviene la chiave risolutiva della determinazione dei confini del reato di esercizio abusivo di una professione, e la giustificazione della soluzione adottata dalla Corte con la sentenza de quo, superando la diatriba, talvolta speciosa, tra atti attribuiti in via esclusiva ad una particolare professione, ed atti “relativamente liberi”, non attribuibili con la stessa riserva di legge.

La Cassazione conclude nel senso di tutelare in ogni caso dall’esercizio abusivo anche questa ulteriore sottocategoria, quando a compiere tale tipo di atti sia un soggetto abusivo in quanto sprovvisto di qualsivoglia abilitazione legale.

Questa del 23.03.2012 è una sentenza comunque complessa, che investe – muovendo dal campo penale – l’alveo civilistico della regolamentazione dei rapporti professionali, con ulteriori distinguo conseguenti ai rilievi connessi a quest’ultimo particolare ambito. E però fondamenta di argini invalicabili talvolta reclamati da una particolare professione rispetto ad altra affine o con adempimenti e compiti comunque contigui, non può essere questa la chiave di lettura – obiettiva – che emerge dalla pronuncia, dalla quale è possibile in realtà ricavare, a conferma della portata del principio espresso nella massima premessa, quanto di seguito.

La questione concreta da cui è scaturita la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite è “se le condotte di tenuta della contabilità aziendale, redazione delle dichiarazioni fiscali ed effettuazione dei relativi pagamenti integrino il reato di esercizio abusivo della professione di ragioniere, perito commerciale o dottore commercialista, se svolte – da chi non sia iscritto al relativo albo professionale – in modo continuativo, organizzato e retribuito”.

Essa, peraltro, ne sottende un’altra, di carattere più generale, che attiene all’ambito applicativo della norma dell’art. 348 cod. pen., in riferimento in particolare al contrasto sulla delimitazione o meno di esso ai soli “atti” attribuiti in via esclusiva a una data professione.

La norma incriminatrice dell’art. 348 cod. pen., che punisce chi “abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”, trova la propria ratio nella necessità di tutelare l’interesse generale, di pertinenza della pubblica amministrazione, a che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge (in tal senso, testualmente, Sez. 6, n. 1207 del 15/11/1982, dep. 1985, Rossi, Rv. 167698). Il titolare dell’interesse protetto è, quindi, soltanto lo Stato, e l’eventuale consenso del privato destinatario della prestazione professionale abusiva non può avere valore scriminante.

In buona sostanza, questa la portata che in conclusione può essere assegnata alla sentenza in discorso: ampiezza applicativa dell’art. 348 c.p., ma strettamente destinata a tutelare gli interessi sottesi che lo Stato persegue con la norma medesima contro l’esercizio abusivo dell’attività professionale da parte di chi è privo di qualsiasi tipo di abilitazione. Questi i termini del rilievo penale della fattispecie. E ciò senza che le intenzioni della Corte possano essere malintese nel senso di assegnare loro chiavi di lettura che finiscano per privilegiare una particolare categoria professionale, in relazione ad una determinata tipologia di atti, rispetto ad altra categoria regolamentata e di pari dignità.

 

Vincenzo D’Andò