Novità fiscali dell'11 aprile 2012 - riforma del mercato del lavoro: ecco tutti i progetti in cantiere

 

 

Indice:

 

1) Riforma del lavoro: contratto a tempo determinato

 

2) Riforma del lavoro: apprendistato

 

3) Riforma del lavoro: contratto di lavoro a tempo parziale

 

4) Riforma del lavoro: contratto di lavoro intermittente

 

5) Riforma del lavoro: lavoro a progetto

 

6) Riforma del lavoro: associazione in partecipazione con apporto di lavoro

 

7) Riforma del lavoro: lavoro accessorio

 

8) Riforma del lavoro: prima circolare della fondazione studi CDL

 

9) Decreto semplificazioni e sviluppo in G.U.

 

10) Diritto societario: mancata nomina dell’organo di controllo

 

11) Pubblicato il nuovo Modello F24 accise

 

12) MEF – Dipartimento delle Finanze – Osservatorio sulle partite IVA: sintesi dei dati di Febbraio 2012

 

  

1) Riforma del lavoro: contratto a tempo determinato

Revisionati gli istituti contrattuali esistenti: Tra gli interventi più significativi della riforma del lavoro, approvata dal governo il 04.04.2012 con disegno di legge trasmesso al Parlamento per la discussione e la conversione in legge, vi rientra il contratto a tempo determinato

Si stabilisce, intanto, che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.

Non occorre tale requisito nel caso del primo rapporto a tempo determinato di durata non superiore a sei mesi, concluso tra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore, per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato (co. 4, art. 20 del D.Lgs. n. 276/2003).

Non vengono più richieste le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. Inoltre, rispetto a tale primo contratto non trova applicazione l’istituto della proroga.

Il contrasto all’utilizzo eccessivo e reiterato del contratto a termine è attuato anche mediante:

– Il prolungamento del periodo entro il quale il rapporto può proseguire oltre la scadenza, è passato da 20 a 30 giorni se la durata è inferiore a 6 mesi, e da 30 a 50 giorni per contratti di durata superiore a 6 mesi. In tali ipotesi il datore di lavoro deve comunicare al Centro per l’impiego territorialmente competente, entro la scadenza del termine inizialmente fissato, la continuazione del rapporto;

– l’aumento dell’intervallo di tempo necessario alla stipula di un nuovo contratto a tempo determinato con lo stesso soggetto, a 60 giorni nel caso di contratto di durata fino a 6 mesi, e a 90 giorni se la durata è superiore.

Inoltre, viene stabilito che ai fini del computo dei 36 mesi di durata massima comprensivi di proroghe e rinnovi, devono essere considerati anche i periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti tra i medesimi soggetti,

nell’ambito del contratto di somministrazione.

La disciplina in tema di licenziamenti individuali, così come modificata dal collegato lavoro (art. 32, Legge n. 183/2010), si applica rispetto ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative:

– Alla qualificazione del rapporto di lavoro, ovvero;

– alla nullità del termine apposto al contratto (ex artt. 1, 2 e 4 del D.Lgs n. 368/2001).

In quest’ultimo caso, il termine per l’impugnazione del licenziamento, (decorrente dalla cessazione del contratto, è fissato in 120 giorni, mentre il successivo termine per il deposito del ricorso o la comunicazione della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato è stabilito in 180 giorni.

Tali novità si applicano per le cessazioni di contratti a tempo determinato verificatesi a partire dal 01.01.2013.

Infine, viene chiarito che la disposizione di cui al comma 5 dell’art. 32 della Legge n. 183/2010, si interpreta nel senso che l’indennità ivi prevista ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, ivi comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso tra la scadenza del…

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