Novità fiscali del 5 aprile 2012: confermate le prime regole di applicazione per l’IMU

Pubblicato il 5 aprile 2012



corrispettivo per la costituzione del diritto di superficie su un immobile: trattamento fiscale; giurisprudenza: fatture false, no rimborso IRAP professionisti, occultamento libri contabili, incertezza normativa, contestazione credito; le polizze assicurative per i dipendenti: parere della Fondazione Studi n. 14/2012; Camera dei Deputati: sì definitivo al Decreto in materia di semplificazione e sviluppo; credito d'imposta per acquisto carta: nuovo codice tributo; energia elettrica da impianti fotovoltaici senza Iva: i chiarimenti dalle Entrate per gli enti pubblici; Senato: via libera al Disegno di Legge di conversione del D.L. sulle semplificazioni fiscali, confermate le prime regole di applicazione per l’IMU

 

 Indice:

 1) Corrispettivo per la costituzione del diritto di superficie su un immobile: trattamento fiscale

 2) Giurisprudenza: fatture false, no rimborso Irap professionisti, occultamento libri contabili, incertezza normativa, contestazione credito

 3) Le polizze assicurative per i dipendenti: parere della Fondazione Studi n. 14/2012

 4) Camera dei Deputati: sì definitivo al Decreto in materia di semplificazione e sviluppo

 5) Credito di imposta per acquisto carta: nuovo codice tributo

 6) Energia elettrica da impianti fotovoltaici senza Iva: i chiarimenti dalle Entrate per gli enti pubblici

 7) Senato: via libera al Disegno di Legge di conversione del D.L. sulle semplificazioni fiscali, confermate le prime regole di applicazione per l’IMU

 

 

1) Corrispettivo per la costituzione del diritto di superficie su un immobile: Trattamento fiscale

Come è noto (si veda tra le novità fiscali di marzo 2012), l’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (AIDC), con la norma di comportamento del n. 183 del 01.03.2012 si è occupata del trattamento ai fini delle imposte dirette ed indirette del corrispettivo per la costituzione del diritto di superficie su un immobile.

Adesso vediamone di seguito tutti i relativi particolari.

Ai sensi dell’art. 9, comma 5, del T.U.I.R. il trattamento del corrispettivo conseguito per la costituzione di un diritto di superficie a favore di terzi su un bene immobile è equiparato, ai fini delle imposte dirette, a quello relativo alla cessione di un bene immobile a titolo oneroso.

Per i cedenti persone fisiche non imprenditori, l’eventuale plusvalenza è imponibile con il criterio di cassa solo se compresa tra quelle di cui all’art. 67, comma 1, lett. b), del T.U.I.R..

Per i cedenti imprenditori (persone fisiche o società) la plusvalenza è imponibile ai sensi dell’art. 86, comma 1, lett. a), se il bene immobile oggetto di concessione di diritto di superficie rientra tra le immobilizzazioni; nel caso in cui l’immobile sia un bene alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell'impresa, il provento concorre a formare il reddito nel rispetto di quanto disciplinato dal 2° comma, lett. a, dell'art. 109 del T.U.I.R.

Per i soggetti Iva, la costituzione di un diritto di superficie è equiparata alla cessione di un bene immobile in base all’art. 2 del D.P.R. n. 633/1972, con esclusione da Iva per i terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria di cui alla lett. c), comma 3, del suddetto art. 2, esenzione nei casi previsti per i fabbricati dai punti 8- bis e 8- ter dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972 ed imponibilità ad aliquota IVA ordinaria negli altri casi.

La costituzione del diritto di superficie, se non rientra nel campo di applicazione dell’IVA, è soggetta ad imposta proporzionale di registro.

I proprietari di un terreno (agricolo o edificabile) o di un fabbricato (abitativo o strumentale) possono concedere a favore di terzi un diritto di superficie, che - non sempre ma nella maggior parte dei casi - è a tempo determinato.

Alla scadenza del termine, il diritto di superficie si estingue ed in base al principio di accessione si ripristina la piena proprietà.

Essendo il diritto di superficie un diritto reale di godimento, ai fini delle imposte sui redditi si applicano, ai sensi dell’art. 9, comma 5, del T.U.I.R., le disposizioni relative alle cessioni di un bene immobile a titolo oneroso.

Il trattamento ai fini delle imposte dirette del corrispettivo pattuito a fronte della costituzione del diritto di superficie è subordinato sia alle caratteristiche del soggetto che lo concede, sia a quelle del bene su cui il diritto è costituito.

Il trattamento dei diversi casi è il seguente:

Caso 1

 

Persona fisica non imprenditore cedente il diritto di superficie su un terreno agricolo oppure su un fabbricato posseduto da più di 5 anni o pervenuto per successione oppure su una unità immobiliare urbana che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione è stata adibita ad abitazione principale dal cedente o dai suoi familiari:

L’art. 67, comma 1, lett. b, del T.U.I.R. esclude espressamente tali fattispecie dai “redditi diversi”.

Il cedente non realizza alcun reddito imponibile ai fini IRPEF.

Caso 2

Persona fisica non imprenditore cedente il diritto di superficie su un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria o su un fabbricato posseduto da meno di 5 anni:

L’art. 67, comma 1, lett. b, del T.U.I.R. qualifica “reddito diverso” la plusvalenza che, in base all'art. 68, comma 1, del T.U.I.R., è calcolata come differenza tra corrispettivo percepito e costo di acquisto.

Ai fini dell'individuazione del periodo di tassazione deve applicarsi il criterio di cassa, che riconduce il reddito imponibile al periodo in cui il corrispettivo è percepito.

Caso 3

Imprenditore (società - escluse solo le società semplici - oppure persone fisiche) cedente il diritto di superficie di un bene immobile alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa (con contabilizzazione tra le rimanenze nell’attivo circolante):

Il concedente consegue un “ricavo” ex art. 85, comma 1, lett. a), del T.U.I.R. che quindi, in base a quanto previsto dall’art. 109, comma 1, del T.U.I.R., concorre a formare il reddito nell'esercizio di competenza, mentre il costo di raffronto comporterà la riduzione delle rimanenze, da determinarsi secondo i principi sopra indicati.

Dato che il già citato art. 9, comma 5, del T.U.I.R. equipara ai fini delle imposte sui redditi la costituzione di un diritto reale di godimento alla cessione a titolo oneroso dell’immobile, ai fini fiscali il corrispettivo per la concessione del diritto di superficie è per il percipiente imprenditore integralmente di competenza dell’esercizio in cui viene stipulato l'atto pubblico di costituzione di detto diritto reale di godimento ai sensi dell’art. 109, comma 2, lett. a), del T.U.I.R. ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo del diritto reale.

Se ai fini civilistici il corrispettivo fosse dal concedente considerato come la contropartita della concessione di un diritto di fare (obbligo di permettere per il concedente) per la durata di “n” anni - con qualificazione dell’operazione non più assimilabile alla cessione di beni, ma alla prestazione di servizi (con connesse conseguenze anche ai fini IVA) - e quindi lo stesso utilizzasse contabilmente lo strumento dei risconti per fare affluire a conto economico i ricavi per una quota di 1/n all’anno, sarebbe necessario apportare delle variazioni positive nel primo anno e negative negli altri n-1 anni per determinare l'imponibile IRES o IRPEF del concedente, al fine di applicare le inderogabili disposizioni sopra riportate del 2° comma, lett. a), dell’art. 109 del T.U.I.R.; in tal caso sarebbe necessario anche effettuare la quantificazione e contabilizzazione delle imposte differite, ove ne sussistano i presupposti al riguardo previsti dai principi contabili.

Caso 4

Imprenditore (società o persona fisica) cedente il diritto di superficie su un bene immobile contabilmente iscritto nell’attivo immobilizzato:

Per effetto del combinato disposto dell’art. 9, comma 5, e dell’art. 86, comma 1, lett. a), del T.U.I.R., il concedente consegue una “plusvalenza” che, ai sensi del comma 4 dello stesso art. 86 T.U.I.R., concorre a formare il reddito per l’intero ammontare nell’esercizio in cui la plusvalenza è stata realizzata (ossia, in base all'art. 109, comma 2, lett. a, del T.U.I.R., nell’esercizio in cui viene stipulato l’atto di concessione del diritto, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo del diritto reale), salva la facoltà del concedente di far concorrere all’imponibile la plusvalenza in quote costanti nell’esercizio di stipulazione dell'atto e nei successivi, ma non oltre il quarto, nel caso i beni oggetto della concessione siano posseduti da non meno di tre anni.

Aspetti Iva e registro

La normativa comunitaria (art. 14 della direttiva 2006/112/CE) definisce la cessione di beni come “il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario”.

La definizione di prestazione di servizi è in via residuale e comprende “ogni operazione che non costituisce una cessione di beni” (art. 24 della direttiva 2006/112/CE).

Secondo le disposizioni della norma comunitaria, gli Stati membri hanno la facoltà di assimilare a “beni materiali” i diritti reali che conferiscono un potere d’uso su beni immobili (art. 15 della direttiva 2006/112/CE).

Conformemente a tale facoltà di opzione, la legge Iva nazionale riconduce la costituzione o il trasferimento di diritti reali di godimento su beni mobili o immobili nell’alveo delle “cessioni di beni”, definite come “atti a titolo oneroso che importano trasferimento della proprietà ovvero costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento su beni di ogni genere” (art. 2 del D.P.R. n. 633/1972).

Costituiscono, invece, prestazioni di servizi, “le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte” (art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972).

Secondo le definizioni della normativa interna, nell’ambito della dicotomia cessione di beni / prestazione di servizi, la costituzione o il trasferimento di un diritto di superficie - espressamente compreso nell’ambito dei diritti reali di godimento - è qualificata come cessione di beni.

Conclusioni

Pertanto, nel caso il cedente il diritto di superficie sia un soggetto IVA, ne deriva che:

- se il terreno oggetto di costituzione del diritto di superficie non è suscettibile di utilizzazione edificatoria, ai sensi della lett. c) del comma 3 dell’art. 2 del D.P.R. n. 633/1972, l’operazione non rientra nel campo di applicazione dell'IVA ed è “fuori campo IVA”;

- se il fabbricato oggetto di costituzione del diritto di superficie rientra tra quelli previsti dai punti 8-bis e 8-ter dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972, l’operazione è “esente da IVA”;

- in tutti gli altri casi, l’operazione è imponibile IVA con l’aliquota ordinaria (21%).

La costituzione o il trasferimento del diritto di superficie acquisisce rilievo ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n. 131/1986, laddove l’operazione posta in essere dalle parti non rientri nel campo di applicazione dell’IVA.

In tal caso, l’atto costitutivo, modificativo o estintivo del diritto di superficie è soggetto ai sensi dell’art. 1 della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 alla registrazione in termine fisso ed alla applicazione dell’imposta di registro con l’aliquota proporzionale.

2) Giurisprudenza: Fatture false, no rimborso Irap professionisti, occultamento libri contabili, incertezza normativa, contestazione credito

Diverse le decisioni giurisprudenziali che si sono avute nei primi giorni di aprile, eccone di seguito alcune tra le più rilevanti:

- Fatture false: Possibile la confisca anche se l’Iva è assolta

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12490 del 03.04.2012, ha stabilito che in caso di emissione di fatture false scatta la confisca per equivalente sui beni dell’imprenditore anche se questo ha comunque assolto il suo debito Iva.

- Professionisti: Ipotesi in cui è dovuta l’Irap e, quindi, non spetta il rimborso

La Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n. 5320 del 03.04.2012, ha affermato che paga l’Irap il professionista che usa attrezzature tecnologiche avanzate e dà in outsourcing alcuni servizi.

In particolare, i giudici supremi hanno dato torto ad un medico specialista in otorinolaringoiatra che aveva chiesto il rimborso dell’imposta nonostante i mezzi sofisticati usati a studio e le attività esternalizzate.

- Doppio reato per chi occulta atti contabili

La Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza n. 12455 del 03.04.2012, ha stabilito che chi distrugge documenti contabili può commettere sia il reato proprio (occultamento ex art. 10 del D.Lgs. n. 74/2000) sia quello di dichiarazione fraudolenta di cui all’art. 3 del medesimo Decreto.

E’ ciò poiché il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili concorre con il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, anche se gli artifici utilizzati per conseguire l’evasione siano consistiti proprio nell’occultamento dei documenti.

- La successione di disposizioni non crea incertezza normativa

Infine, sempre la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5324 del 03.04.2012, ha stabilito che un’eccessiva sovrapposizione di norme attraverso anche la decretazione di urgenza non può definirsi incertezza normativa da costituire causa di esenzione di responsabilità amministrativa tributaria da parte del contribuente.

- Per contestare al contribuente il credito d’imposta serve l’accertamento

Il fisco non può disconoscere al contribuente il credito d’imposta avvalendosi La procedura automatizzata di cui agli artt. 36-bis del D.P.R. n. 600/73 e 54-bis del D.P.R. n. 633/72, la quale, peraltro, può essere adottata solo ove sia necessario un controllo meramente cartolare della dichiarazione, sulla base dei dati forniti dal contribuente, o quando sia necessaria una semplice correzione di errori materiali o di calcolo.

Viceversa, è necessario procedere mediante avviso di accertamento qualora sorga la necessità di risolvere questioni giuridiche o esaminare atti diversi dalla

dichiarazione stessa.

Per questo, nel caso in cui in dato anno la dichiarazione dei redditi sia stata omessa e poi il credito derivante da detta dichiarazione sia stato riportato in quella dell’anno successivo.

Ebbene per tale ultima annualità non si può applicare la liquidazione automatica, non bastando un semplice controllo cartolare della dichiarazione.

(Corte di Cassazione ,sentenza n. 5318 del 03.04.2012)

3) Le polizze assicurative per i dipendenti: Parere della Fondazione Studi n. 14/2012

Qual è il corretto trattamento fiscale delle polizze di assicurazione stipulate dal datore di lavoro per i lavoratori dipendenti?

Il parere n. 14 del 04.04.2012 della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha analizzato le diverse forme assicurative, alla luce delle norme contenute nel Tuir, delle sentenze della Cassazione e delle risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate in materia.

L’art. 51, comma 1 del Tuir prevede una nozione omnicomprensiva di reddito di lavoro dipendente, stabilendo che esso è costituito da tutte le somme e i valori (ossia beni e servizi ricevuti in luogo o in aggiunta al denaro), a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, in relazione al rapporto di lavoro, ad eccezione di una serie di elementi (elencati al comma 2) che, invece, non concorrono alla sua formazione (es. prestazioni di servizi di trasporto collettivo alla generalità o a categorie di dipendenti, servizi di mensa, buono pasto entro un prefissato valore, ecc.).

In particolare, in linea di principio, per comprendere quali valori formano reddito per il lavoratore, occorre distinguere tra:

- beni o servizi che il datore attribuisce al dipendente per una propria utilità ovvero un proprio interesse, i quali non concorrono a formare il reddito del dipendente;

- beni o servizi che il datore attribuisce al dipendente per una utilità o interesse del medesimo che, invece, rientrano nella base imponibile per il calcolo del reddito del lavoratore.

Assicurazioni stipulate nell’interesse del datore di lavoro

Per le polizze stipulate nell’interesse del datore di lavoro, la Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro ritiene che i premi siano deducibili secondo il criterio della competenza temporale (ex art. 109, co. 2, lett. b) Tuir); la deducibilità va

rapportata al periodo di maturazione.

L’interesse del datore di lavoro si evidenzia nelle seguenti tipologie di polizze assicurative:

Assicurazioni per infortuni/morte per motivi professionali

La polizza assicurativa con cui il datore si assicura contro il rischio di morte del dipendente per motivi professionali, ha il fine di tutelare il datore medesimo contro il rischio di un eventuale richiesta di risarcimento danni da parte dei suoi eredi.

In questo caso l’interesse prevalente del datore di lavoro determina, da un punto di vista fiscale:

- la deducibilità per il datore dei premi pagati;

- la non imponibilità in capo al dipendente, dei suddetti premi, in quanto gli stessi non costituiscono compensi per il dipendente (circolare n. 326 del 1997).

Lo schema di rilevanza fiscale non muta ove beneficiario della polizza per rischio professionale sia il datore, laddove vi siano poi degli accordi che prevedono la retrocessione delle somme incassate a titolo di indennità agli eredi. Anche in questo caso, infatti, è prevalente l’interesse della società che in questo modo si tutela dal rischio di dover risarcire il danno agli eredi del proprio dipendente.

Viene poi osservato che l’indennizzo corrisposto al dipendente beneficiario della polizza per l’infortunio professionale deve considerarsi un provento tassabile poiché conseguito in sostituzione di redditi ex art. 6, comma 2 del Tuir.

Assicurazioni per responsabilità civile

Nel caso di polizze per responsabilità civile - che garantiscono la copertura delle perdite di carattere patrimoniale conseguenti ad azioni per risarcimento danni intentate da terzi nei confronti dei dipendenti, o direttamente nei confronti del datore, per atti compiuti nell’esercizio del loro ufficio - l’interesse prevalente del datore medesimo comporta che i premi da questo pagati non costituiscono fringe benefit e, quindi, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

Infatti, l’interesse della società consiste (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 178 del 2003):

- nella tutela nel caso di danni a terzi ove quest’ultima sia chiamata a rispondere, direttamente o indirettamente (in virtù di specifiche disposizioni contrattuali o di legge), del danno provocato dal dipendente a causa di un’attività da cui trae beneficio la società;

- nella necessità di assicurare una tranquillità psicologica ai propri dipendenti per il perseguimento di politiche aziendali più efficaci

Assicurazioni c.d. temporanee caso morte/infortuni con beneficiario il datore

Queste forme di assicurazione possono essere considerate, ai fini fiscali, alla stregua di polizze stipulate per il danneggiamento o la distruzione di un bene aziendale.

Hanno lo scopo di precostituire le somme necessarie per minimizzare i danni derivanti dalla repentina sostituzione di dipendenti (soprattutto quelli che ricoprono ruoli chiave o dispongono di un know how specifico).

In sintesi, sono usualmente sottoscritte per fronteggiare la perdita di capacità di reddito conseguente al venir meno della figura del c.d. key man della società.

Il beneficiario della polizza c.d. “temporanea caso morte” per rischi extra professionali è il datore il quale si tutela dall’eventualità del danno derivante dalle ripercussioni negative sulla propria attività conseguenti alla scomparsa della figura del dipendente.

In questo caso, dunque, il premio non costituisce (ovviamente) compenso in natura per il dipendente e, quindi, non rientra nella sua base imponibile, poiché quest’ultimo non beneficia di alcun arricchimento patrimoniale dal momento che l’indennizzo è incassato dal datore.

Per quest’ultimo l’indennizzo percepito costituisce una sopravvenienza attiva da assoggettare a tassazione ai fini delle imposte sui redditi, mentre i premi pagati, secondo la citata Fondazione, possono essere dedotti dal reddito e dalla base imponibile Irap poiché inerenti.

Tale deducibilità, tuttavia, è talvolta contestata in sede di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate poiché viene eccepita la mancanza di inerenza all’attività d’impresa di detti premi assicurativi.

A favore della inerenza di tali costi - con specifico riferimento alle polizze vita con assicurato l’amministratore - è stato affermato dall’Associazione Dottori Commercialisti di Milano che “il decesso o l’infortunio dell’amministratore costituiscono eventi forieri di conseguenze sfavorevoli per la società”, a causa del venir meno delle capacità e conoscenze di cui è portatore.

Secondo l’Associazione la società, con la polizza assicurativa, “ha come fine la tutela degli interessi e del patrimonio aziendale minacciati dall’occorrere di tali sinistri”, pertanto, il contratto è pienamente giustificato sotto il profilo economico e civilistico (Norma di comportamento n. 154 dell’Associazione Dottori Commercialisti di Milano).

Per quanto riguarda le polizze infortuni dipendenti per rischi extraprofessionali, la Cassazione (centenza n. 28004 del 2009) ha ritenuto non deducibili per il datore i costi relativi all’assicurazione per infortuni del personale con qualifica di dirigente, di impiegato e di quadro, laddove, al verificarsi dell’evento assicurato, il risarcimento sia di esclusiva spettanza del datore.

Secondo la Suprema Corte tali costi, ai sensi dell’art. 109 del Tuir, pur se inerenti alla gestione dell’impresa, non sono tuttavia deducibili poiché non riconducibili ai ricavi o proventi aziendali.

La sentenza desta forti perplessità, rileva la Fondazione studi dei CDL, poiché è consolidato il principio che l’inerenza debba essere riferita all’attività svolta e non ai ricavi dell’impresa.

Peraltro, l’eventuale risarcimento assicurativo percepito dal datore va tassato come sopravvenienza attiva.

Assicurazioni stipulate nell’interesse del dipendente

La polizza assicurativa può essere uno strumento utilizzato dal datore per attribuire al dipendente un beneficio.

In questo caso i premi pagati dal datore sono assimilati ai compensi corrisposti ai dipendenti e, pertanto, deducibili dal reddito d’impresa nell’esercizio di competenza.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 326 del 1997, ha indicato le seguenti fattispecie come somme costituenti fringe benefit che concorrono a formare il reddito del lavoratore:

- i contributi versati dal datore di lavoro (o dal dipendente) a casse o enti con finalità di assistenza sociale, indipendentemente dal loro importo;

- i contributi versati dal datore di lavoro (o dal dipendente) a casse o enti con finalità di assistenza sanitaria o per previdenza complementare, superiori a euro 3.615,20 annui;

- i contributi la cui obbligatorietà non è stabilita da una disposizione di legge (ad es., quelli la cui obbligatorietà discende da contratto, accordo o regolamento aziendale, come quelli versati al FASI dai dirigenti di azienda;

- i premi per assicurazioni sanitarie, sulla vita e sugli infortuni extra professionali pagati dal datore di lavoro con beneficiario il dipendente. Assimilabile alla polizza con beneficiario il dipendente, è la polizza vita per rischi extraprofessionali del dipendente, in cui il beneficiario sia il datore, ma sia stato sottoscritto un accordo per la retrocessione agli eredi delle stesse somme incassate come indennità.

L’esistenza dell’accordo sposta l’interesse prevalente alla sottoscrizione della polizza dal datore al dipendente, per cui, i premi si configurano come compensi in natura, restando comunque irrilevante per gli eredi l’indennizzo percepito (in questo caso “girato” dalla società).

Viceversa, non concorrono alla formazione della base imponibile del reddito del dipendente:

- i contributi previdenziali e assistenziali versati dal datore di lavoro o dal lavoratore in ottemperanza a disposizione di legge, senza alcun limite (articolo 51, co. 2 lett. a);

- i contributi per assistenza sanitaria, versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale dal datore di lavoro o dal dipendente, in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, per un importo complessivamente non superiore a euro 3.615,20 annui, a condizione che gli enti o le casse cui sono versati operino negli ambiti di intervento stabiliti con il decreto del Ministero della salute di cui all’art. 10, comma 1 lett. e-ter (articolo 51, co. 2 lett. a).

L’eccedenza rispetto a tale limite costituisce reddito imponibile per il lavoratore dipendente.

Il limite è fissato cumulativamente per i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore; è irrilevante la circostanza che il versamento avvenga eventualmente da parte soltanto di uno soltanto dei soggetti.

Eventuali contributi versati in eccedenza al predetto limite complessivo concorrono (per l’eccedenza) a formare il reddito di lavoro dipendente;

- i contributi per previdenza complementare versati dal datore di lavoro alle forme pensionistiche complementari sulla base di accordo sindacale rappresentano contribuzione di natura facoltativa, in quanto versati a favore del dipendente su base volontaria e non in forza di una disposizione di legge. Sono, pertanto deducibili dal reddito complessivo per un importo non superiore a 5.164,57 euro ex art. 10 del TUIR.

La parte non dedotta costituisce reddito di lavoro dipendente (risoluzione n. 380 del 2007).

4) Camera dei Deputati: Sì definitivo al Decreto in materia di semplificazione e sviluppo

E’ stato approvato in via definitiva il Disegno di Legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, di conversione del Decreto Legge n. 5 del 09.02.2012, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo.

E’ pertanto Legge tale disposizione voluta per iniziare a snellire i meccanismi burocratici che attanagliano il nostro paese.

(Camera dei Deputati, nota del 04.04.2012)

5) Credito di imposta per acquisto carta: Nuovo codice tributo

Istituito il nuovo codice tributo per il credito di imposta a favore di imprese editoriali per l’acquisto di carta utilizzato per la stampa.

Si tratta del codice tributo “6837”, denominato: “Credito di imposta per l’acquisto della carta” (art. 1, comma 40, Legge 13.12.2010, n. 220) e reso noto dall’Agenziadelle Entrate con la risoluzione n. 31/E del 04.04.2012.

6) Energia elettrica da impianti fotovoltaici senza Iva: I chiarimenti dalle Entrate per gli enti pubblici

La gestione di più impianti fotovoltaici da parte degli enti pubblici non costituisce attività commerciale, anche se gli impianti complessivamente considerati superano la potenza di 20 Kw.

Ciò che conta è che ciascuno di essi sia di potenza inferiore ai 20 Kw e soddisfi le necessità energetiche di una specifica sede dell’ente.

Lo ha chiarito l’Agenziadelle Entrate con la risoluzione n. 32/E del 04.04.2012.

Riguardo lo scambio sul posto, viene precisato che l’utilizzo in proprio dell’energia autoprodotta da parte dell’ente non assume rilevanza fiscale ai fini Iva, se l’ente stesso gestisce impianti singolarmente di potenza non superiore a 20 Kw.

Mentre lo scambio a distanza costituisce una nuova e distinta modalità di scambio sul posto che persegue sempre l’intento di destinare l’energia prodotta da impianti fotovoltaici prevalentemente alle proprie necessità.

Ciò nonostante si differenzia tecnicamente dallo scambio sul posto in quanto non prevede l’obbligo di coincidenza tra il punto di immissione in rete dell’energia ed il punto di prelievo (consumo) della stessa.

Mediante lo scambio a distanza, infatti, è possibile associare ad uno o più punti di produzione di energia uno o più punti di consumo della stessa ubicati in luoghi diversi.

Scambio a distanza

Al pari dello scambio sul posto (per il relativo trattamento fiscale si veda la circolare n. 46/E del 2007 e la risoluzione n. 13/E del 2009), anche lo scambio a distanza non configura lo svolgimento di un’attività commerciale quando ricorrono determinate condizioni.

In particolare, lo “scambio a distanza” non configura lo svolgimento di un’attività commerciale da parte dell’ente pubblico quando, analogamente a quanto avviene nel sistema dello “scambio sul posto”, l’energia derivante dagli impianti fotovoltaici di cui l’ente è soggetto responsabile, a prescindere dalla loro collocazione, risulta destinata a soddisfare i bisogni energetici delle sedi istituzionali dell’ente medesimo nel limite di 20 Kw per ciascuna di esse.

In altri termini perché l’attività di produzione e immissione in rete di energia si possa qualificare non commerciale è necessario che ad ogni sede istituzionale dell’Ente, corrispondente ad un codice POD, risulti associato virtualmente un impianto di potenza non superiore a 20 kw.

A tal fine, è, quindi, necessario ripartire la potenza complessiva degli impianti di cui l’Ente pubblico è “soggetto responsabile” per il numero delle sedi istituzionali cui gli impianti sono posti a servizio.

Laddove da tale ripartizione risulti che ad ogni sede istituzionale dell’ente è virtualmente associato un impianto di potenza fino a 20 kw, l’ente dovrà considerare la produzione di energia elettrica non commerciale e dunque irrilevante ai fini dell’IVA.

Diversamente, l’ente dovrà considerare la produzione dell’energia elettrica quale attività commerciale rilevante ai fini dell’IVA e, conseguentemente, dovrà emettere fattura nei confronti del GSE in relazione al contributo in conto scambio ricevuto.

Per assicurare il corretto trattamento fiscale del predetto contributo in conto scambio, l’ente dovrà comunicare al GSE se l’attività dallo stesso svolta è commerciale o meno, avendo cura di segnalare anche le eventuali variazioni che dovessero intervenire nel tempo rispetto alla comunicazione originaria, in relazione alla potenza complessiva degli impianti e/o al numero delle sedi cui gli impianti sono posti a servizio.

7) Senato: Via libera al Disegno di Legge di conversione del D.L. sulle semplificazioni fiscali, confermate le prime regole di applicazione per l’IMU

Nell’Aula del Senato, il 04.04.2012, con 241 voti favorevoli, 29 contrari e due astensioni il Senato ha dato il via libera al Disegno di Legge 3184, di conversione del Decreto Legge n. 16 del 2012, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, votando un emendamento interamente sostitutivo, sulla cui approvazione il Governo aveva posto la questione di fiducia; la parola passa ora alla Camera.

Per l’Imu si chiarisce che la prima rata consiste nel 50% del dovuto applicando l’aliquota base.

Mentre, per i fabbricati rurali la prima rata sarà pari al 30% con saldo (70%) a dicembre. Sono esentati dall’Imu i fabbricati rurali dei comuni montani.

E' stato spostato dal 31 luglio al 10 dicembre il termine entro il quale il governo deve emanare il decreto del Presidente del Consiglio per eventuali modifiche alle aliquote Imu che verranno fatte sulla base del gettito che arriverà dalla prima rata (che si paga con le aliquote di base).

L’imposta dovuta al Comune per l’anno 2012 andrà versata in due rate la prima entro il 18.06.2012 (il 16 giugno cade di sabato), la seconda entro il 17.12.2012 (il 16 dicembre cade di domenica).

L’emendamento al D.L. n. 16/2012 consente, quindi, di effettuare il versamento dell’acconto dell’IMU per l’anno 2012 in misura pari al 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base (0,4% per l’abitazione principale e relative pertinenze e 0,76% per gli altri immobili) e le detrazioni previste (200 euro per l’abitazione principale più 50 euro per ogni figlio di età inferiore ai 26 anni).

Vincenzo D’Andò