Per il nuovo redditometro conta il reddito reale finanziario

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 19 marzo 2012



ecco un'interessante valutazione sul nuovo redditometro: il reddito che viene considerato dall’Ufficio ai fini dell'accertamento basato sul nuovo redditometro è la reale disponibilità finanziaria del contribuente, a prescindere da quanto fiscalmente dichiarato

Per l’accertamento fondato sull’applicazione del redditometro di cui al nuovo articolo 38 del DPR 600/19731 (come riformato dall’articolo 22 del DL 78/2010), l’Agenzia delle Entrate terrà conto non soltanto del reddito fiscale dichiarato dal contribuente, ma, se diverso, di quello effettivamente pervenuto nella disponibilità finanziaria di questi. È quanto emerso nel corso di Telefisco 2012.

In attesa dell’emanazione della consueta circolare da parte dell’Agenzia delle Entrate, si pongono all’attenzione taluni aspetti rilevanti emersi circa il nuovo strumento redditometrico nel corso dell’edizione 2012 del predetto evento. Ai funzionari della Direzione Centrale Accertamento sono stati posti i tre seguenti quesiti, invero piuttosto ricorrenti tra gli addetti ai lavori.

Con il primo, è stata focalizzata l’attenzione sulla tipica situazione di un contribuente percettore di solo reddito d’impresa: in tal caso, come noto, il risultato fiscale dell’attività d’impresa non coincide con quanto effettivamente “incassato” dal contribuente, atteso che in sede di dichiarazione vengono apportate tutta una serie di variazioni in aumento ed in diminuzione, in forza, tra l’altro, delle disposizioni limitative della deducibilità di alcune componenti di reddito o delle norme che prevedono la rateizzazione di componenti positive (plusvalenze, eccetera), che determinano il gap tra reddito fiscale e reddito reale finanziario.

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che ai fini dell’accertamento da redditometro assume rilievo soltanto quest’ultimo reddito, che coincide con la reale capacità di spesa del soggetto controllato.

Oggetto del secondo quesito, invece, sono stati i cosiddetti “incrementi patrimoniali”: è stato, infatti, domandato all’Amministrazione Finanziaria se, al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo, le spese rilevanti effettuate nel corso del periodo d’imposta, quali ad esempio l’acquisto di un’autovettura o di un immobile (tipicamente, l’abitazione), debbano essere valutate in rapporto al reddito fiscale risultante dalla dichiarazione oppure, anch’esse, in relazione al reddito reale finanziario effettivamente conseguito dal soggetto.

Anche in questa ipotesi, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che il confronto del reddito sinteticamente accertabile deve avvenire con la reale disponibilità finanziaria ritratta del contribuente nell’anno d’imposta, a prescindere dal risultato fiscale dichiarato, se diverso.

Per ben due volte è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate se tale operazione di “adeguamento” del reddito fiscale a quello effettivamente realizzato dal contribuente, sotto il profilo finanziario, debba essere posta in essere dagli Uffici anche nell’ipotesi in cui, a seguito del contraddittorio obbligatorio, non si sia addivenuti all’adesione. In sostanza, è stato domandato se di tale aspetto – la divergenza del reddito fiscale rispetto a quello reale – si tiene conto anche in sede di emissione dell’avviso di accertamento preceduto da contraddittorio con esito negativo.

La Direzione Centrale Accertamento, a tal proposito, ha risposto ripetutamente che “l’Ufficio effettuerà le opportune valutazioni caso per caso sulla base delle fattispecie concrete esaminate”.

Infine, con la risposta all’ultimo quesito, l’Amministrazione Finanziaria ha stabilito che per determinare l’accertabilità di un contribuente, il “quinto” di scostamento previsto dall’articolo 38 del DPR 600/1973 deve essere verificato sul reddito dichiarato. Esemplificando, nell’ipotesi in cui il reddito dichiarato dal contribuente sia di 82.000 euro e quello sinteticamente accertabile sia di 100.000 euro, occorre preliminarmente verificare si sia integrato, in tale situazione, lo scostamento di un quinto previsto dalla normativa: a tal fine, occorre, innanzitutto, calcolare il 20% di 82.000, che è uguale a 16.400 euro; poiché la scostamento tra reddito dichiarato ed accertabile (100.000 – 82.000 = 18.000 euro) è superiore a tale ultimo importo (16.400), che costituisce il quinto di quello dichiarato (82.000), l’Ufficio può allora procedere con l’accertamento redditometrico.

Non resta, quindi, che aspettare l’emanazione dei Provvedimenti attuativi del nuovo strumento redditometrico, che dovrebbe avvenire ormai a brevissimo, atteso che la fase di beta test dovrebbe essersi conclusa entro la fine di febbraio, per il rilascio definitivo del software di “autovalutazione” dei contribuenti entro il prossimo mese di giugno (almeno secondo le ultime dichiarazioni alla stampa).

 

19 marzo 2012

Alessandro Borgoglio

1 In particolare, il nuovo articolo 38, comma 4 e seguenti, prevede che “L'ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall'articolo 39, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d'imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d'imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. La determinazione sintetica può essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l'analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell'area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale. In tale caso è fatta salva per il contribuente la prova contraria di cui al quarto comma. La determinazione sintetica del reddito complessivo di cui ai precedenti commi è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato. L'ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l'obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917; competono, inoltre, per gli oneri sostenuti dal contribuente, le detrazioni dall'imposta lorda previste dalla legge”.