Novità fiscali del 29 marzo 2012: i chiarimenti sulla tassazione delle attività finanziarie

Pubblicato il 29 marzo 2012



Decreto semplificazione e sviluppo: questione di fiducia; rateazione cartelle esattoriali: novità a favore dei contribuenti; istanza per la disoccupazione da presentare entro il 31.03.2012; telematizzazione istanze su sanzioni e cartelle di pagamento; applicazione dell’inversione contabile: individuazione del debitore dell’IVA in specifici settori; comunicazione del lavoro usurante notturno: proroga al 31 maggio; commercialisti: quale compenso applicare ai clienti per l’invio dello spesometro; tribunali: sezioni specializzate in materia di impresa; modifiche alla disciplina della Società a responsabilità limitata semplificata; norme in tema di tutela dei consumatori e delle microimprese; unificazione dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria: maxi circolare delle Entrate

 

Indice:

1) Decreto semplificazione e sviluppo: questione di fiducia

2) Rateazione cartelle esattoriali: novità a favore dei contribuenti

3) Istanza per la disoccupazione da presentare entro il 31.03.2012

4) Telematizzazione istanze su sanzioni e cartelle di pagamento

5) Applicazione dell’inversione contabile: individuazione del debitore dell’Iva in specifici settori

6) Comunicazione del lavoro usurante notturno: proroga al 31 maggio

7) Commercialisti: quale compenso applicare ai clienti per l’invio dello spesometro

8) Tribunali: sezioni specializzate in materia di impresa

9) Modifiche alla disciplina della Società a responsabilità limitata semplificata

10) Norme in tema di tutela dei consumatori e delle microimprese

11) Unificazione dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria: maxi circolare delle Entrate

 

1) Decreto semplificazione e sviluppo: Questione di fiducia

Il Senato, con il comunicato del 28.03.2012, ha reso noto che il Governo ha posto la questione di fiducia sull’appprovazione di un emendamento interamente sostitutivo del DDL 3194 di conversione del Decreto Legge n. 5 del 2012, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo (approvato dalla Camera; scade il 9 aprile).

La discussione sulla questione di fiducia ha avuto luogo nella seduta pomeridiana; le dichiarazioni di voto ed il voto finale è previsto il 29.03.2012 a partire dalle ore 9.

 

2) Rateazione cartelle esattoriali: Novità a favore dei contribuenti

Rate con Equitalia più facili e veloci: Ecco le principali novità a favore dei contribuenti. Più tempo per pagare a rate le cartelle, importo variabile a seconda delle necessità, meno documenti da presentare allo sportello per debiti fino a 20 mila euro. Sono solo alcune delle novità recentemente introdotte dal Parlamento per consentire a cittadini e imprese di mettersi in regola con il fisco in modo più agevole.

Grazie a una serie di interventi normativi (decreto Salva Italia e decreto sulla semplificazione fiscale) e regolamentari (direttiva 7/2012 di Equitalia) oggi si può accedere con più facilità alla rateizzazione delle cartelle. Quella delle rate è una modalità di pagamento particolarmente apprezzata dai contribuenti: dal 2008, anno in cui questo strumento è stato affidato direttamente a Equitalia, sono state concesse più di un milione e mezzo di rateizzazioni per un importo che sfiora i 20 miliardi di euro.

Rate in proroga fino a 6 anni

Il decreto Salva Italia (decreto legge n. 201 del 2011) ha prorogato i termini per beneficiare della rateizzazione: i contribuenti che dimostrino un peggioramento della loro situazione economica potranno richiedere la proroga della rateizzazione già concessa, per un periodo ulteriore e fino a settantadue mesi (sei anni), purché non sia intervenuta decadenza. Con la proroga della rateizzazione il contribuente può chiedere rate di importo variabile e crescente per ciascun anno. Le rate variabili di importo crescente rispondono all’esigenza di agevolare il contribuente nella fase di difficoltà economica, con la previsione che in futuro la sua condizione migliorerà.

Rate sprint per i debiti fino a 20 mila euro

Con la direttiva n. 7 del 01.03.2012 Equitalia ha portato da 5 a 20 mila euro la soglia per ottenere la rateizzazione soltanto con una semplice richiesta motivata che attesti la propria situazione di temporanea difficoltà economica. Pertanto, non occorrono più documenti per dimostrare la situazione economico-finanziaria del contribuente, che restano necessari solo se il debito supera la nuova soglia.

Importanti novità in favore delle aziende

L’indice alfa, parametro prima utilizzato per ottenere il rateizzo, servirà ora solo per determinare il numero massimo di rate che possono essere concesse. Si amplia così la platea delle aziende che possono beneficiare del pagamento dilazionato dei tributi non pagati.

Il decreto sulla semplificazione fiscale (decreto legge 02.03.2012, n. 16) ha introdotto una serie di importanti novità.

Rate flessibili

Fin dalla prima richiesta di dilazione è possibile chiedere un piano di ammortamento a rate variabili e crescenti anziché a rate costanti. Pertanto, le prime rate saranno più leggere e cresceranno nella prospettiva di un miglioramento della situazione economica del contribuente.

Il pagamento a rate sterilizza l’ipoteca

Equitalia non iscrive ipoteca nei confronti di un contribuente che ha chiesto e ottenuto di pagare il debito a rate.

La rata apre la strada alle gare d’appalto

Il contribuente che ha ottenuto la rateizzazione non è più considerato inadempiente e può partecipare alle gare d’appalto.

Il mancato pagamento di una rata non implica la decadenza. Si decade dalla rateizzazione solo se non sono pagate due rate consecutive. Prima era prevista la decadenza con il mancato pagamento della prima rata o successivamente, di due rate, anche non consecutive.

(Equitalia, comunicato del 27.03.2012)

 

3) Istanza per la disoccupazione da presentare entro il 31.03.2012

Sabato 31 marzo è l’ultimo giorno utile per la presentazione delle domande di disoccupazione agricola e di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti.

Il termine di presentazione delle domande di indennità di disoccupazione agricola e di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti è perentoriamente fissato alla data del 31 marzo, a meno che tale data non cada di domenica o in un giorno festivo.

Poiché quest’anno il 31 marzo cade di sabato, giorno considerato non festivo, tale data è utile per la presentazione delle domande.

Pertanto, nonostante la chiusura delle strutture territoriali Inps nella giornata del sabato, in considerazione dell’avvenuta telematizzazione delle domande in questione, della residualità delle domande presentate presso gli sportelli Inps e della possibilità di presentazione delle stesse tramite più canali (servizi online per il cittadino, enti di Patronato, Contact Center 803164, nonché per posta o per fax), non saranno ritenute valide le domande di indennità di disoccupazione agricola e non agricola con requisiti ridotti presentate in data successiva al 31 marzo 2012.

(Inps, nota del 28.03.2012)

 

4) Telematizzazione istanze su sanzioni e cartelle di pagamento

A decorrere dal 21.03.2012 le domande di dilazione e riduzione delle sanzioni civili delle aziende con dipendenti che operano con il sistema UniEmens devono essere trasmesse con modalità telematica.

Dalla stessa data, le aziende con dipendenti che operano con il sistema UniEmens, gli iscritti alle gestioni degli artigiani e dei commercianti, le aziende assuntrici di manodopera e i lavoratori autonomi agricoli, committenti e liberi professionisti, dovranno trasmettere in via telematica le istanze di sospensione e di sgravio della cartella di pagamento e di sospensione, di annullamento e comunicazione di avvenuto pagamento su avviso di addebito.

Nella circolare Inps n. 48 del 27.03.2012 vengono descritte in dettaglio le modalità di inoltro delle istanze attraverso i servizi online disponibili sul portale dell’Istituto.

(Inps, nota del 28.03.2012)

 

5) Applicazione dell’inversione contabile: Individuazione del debitore dell’Iva in specifici settori

Nell’ambito delle cessioni di rottami il debitore dell’IVA va individuato in ogni caso nel cessionario (qualora sia soggetto passivo ai fini di tale imposta) anche se non avente né sede né stabile organizzazione in Italia, indipendentemente dal fatto che il soggetto passivo cedente abbia la sede o la stabile organizzazione in Italia e dal fatto che tale ultimo soggetto sia identificato ai fini IVA in Italia.

Per assolvere il predetto obbligo, dunque, il cessionario - in assenza di sede o di stabile organizzazione nel territorio dello Stato - dovrà identificarsi ai fini IVA in Italia oppure dovrà provvedere alla nomina di un rappresentante fiscale.

E’ questa la risposta conclusiva che ha fornito l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 28/E del 28.03.2012, riguardo ad un quesito posto sulla seguente fattispecie:

È stato chiesto, da parte di alcune associazioni di categoria, di specificare quale sia il regime IVA della cessione di rottami, cascami e avanzi di metalli, stoccati in depositi ubicati sul nostro territorio, che avvenga fra rappresentanti fiscali in Italia di operatori stranieri, ed in particolare quale sia il soggetto debitore dell’imposta.

Il caso oggetto di dubbio interpretativo riguarda numerosi operatori e si può esemplificare nella situazione seguente: un soggetto residente in Svizzera, non stabilito ma con un rappresentante fiscale in Italia, cede sul territorio nazionale

rottami, cascami e avanzi di metalli di cui all’articolo 74, commi settimo ed ottavo, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, ad un soggetto residente nella Repubblica Ceca, anch’esso non stabilito, sia nel caso in cui abbia nominato un rappresentante fiscale in Italia sia nel caso in cui ciò non sia avvenuto.

Si chiede quale sia il trattamento, ai fini IVA, della cessione dei rottami rilevante nel territorio italiano, ed in particolare da chi e come debba essere assolta l’imposta”.

I dubbi interpretativi sono scaturiti dalle numerose modifiche che hanno interessato la normativa IVA, se cioè dopo gli interventi operati dal D.Lgs. n. 18 del 2010, per l’inversione contabile prevista dall’art. 74 del D.P.R. n. 633/1972 sia applicabile, anche dopo al 01.01.20120, o se invece prevalgano le diposizioni dell’art. 17 del medesimo Decreto Iva.

Tali disposizioni hanno previsto una specifica fattispecie di inversione contabile, dal momento che il soggetto che cede i beni citati emette fattura senza addebitare l’IVA, mentre il cessionario ha l’obbligo di integrare la fattura con la relativa imposta (c.d. reverse charge).

L’art. 17 del D.P.R. n. 633/1972 (a partire dal 01.01.2010) prevede che, nel caso di cessioni di beni e di prestazioni di servizi territorialmente rilevanti in Italia, effettuate da soggetti non residenti nei confronti di soggetti ivi stabiliti, il debitore d’imposta debba essere individuato nel cessionario del bene o nel committente del servizio.

Tale estensione del meccanismo dell’inversione contabile non trova applicazione nel caso in cui le cessioni di beni o le prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti in Italia, siano effettuate da un soggetto passivo non residente e privo di stabile organizzazione nel territorio dello Stato nei confronti di cessionari o committenti soggetti passivi che siano anch’essi stabiliti fuori del territorio dello Stato.

In tale caso, vale la regola generale che individua il debitore dell’imposta nel cedente o prestatore.

Tuttavia, tale regola generale va derogata tutte le volte in cui, in forza di disposizioni speciali, il debitore di imposta sia espressamente individuato, anche per le operazioni tra soggetti stabiliti in Italia, nel cessionario o committente.

Questo è il caso dell’inversione contabile prevista dai commi 5, 6 e 7 del medesimo art. 17, per le operazioni riguardanti determinati prodotti o settori, nonché, nel caso di specie, dai commi 7 e 8 dell’art. 74 del D.P.R. n. 633/1972, riguardanti le cessioni di rottami. Tali disposizioni si applicano nei casi in cui il debitore dell’IVA non sia già individuato, sulla base di altre norme, nel cessionario o committente.

 

6) Comunicazione del lavoro usurante notturno: Proroga al 31 maggio

Comunicazione telematica lavoro notturno, spostato al 31 maggio l’invio delle denuncie. Concesso più tempo per l’invio della denuncia anche a causa delle novità intervenute.

Sarebbe scaduto il 31.03.2012 il termine previsto per i datori di lavoro per l’invio telematico alle Direzioni Provinciali del Lavoro della comunicazione del lavoro notturno effettuato dai propri dipendenti nel corso del 2011.

Il Ministero del Lavoro, con la nota protocollo n. 4383 del 27.03.2012, ha, infatti, prorogato la scadenza al 31.05.2012.

La proroga, osserva una nota della Fondazione studi dei CDL del 28.03.2012, è dettata dalle novità introdotte dalla normativa e dai quesiti giunti sulla materia.

L’obbligo di cui all’art. 5 commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 67/2011 riguarda tutti i datori di lavoro che svolgono lavorazioni particolarmente faticose e pesanti ai sensi dell'art. 1 lettere da a) a d) del citato decreto.

Rientra nel novero dei lavori usuranti anche l’attività svolta dai lavoratori notturni ossia quei lavoratori che prestino attività lavorativa nel periodo notturno, come identificato dall’art. 1 comma 2 del D.Lgs. n. 66/2003, per almeno 6 ore e per un numero minimo di 78 o 64 giorni all’anno a seconda che i requisiti per l'accesso anticipato siano maturati tra il 1.7.2008 ed il 30.6.2009 o dopo il 1.7.2009.

Per tali lavoratori dovrà essere indicato il numero di giorni di lavoro notturno svolti.

La comunicazione dovrà essere effettuata tramite il modello LAV US disponibile sul sito del Ministero del Lavoro http://www.lavoro.gov.it e sul portale del lavoro http://www.cliclavoro.gov.it e potrà essere inoltrata telematicamente dai datori di lavoro o per il tramite di intermediari abilitati.

In caso di mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione viene prevista l’applicazione di una sanzione di importo compreso tra 500 e 1.500 euro.

Per tale violazione è prevista la diffida obbligatoria ai sensi dell’art. 13, comma 2 del D.Lgs. n. 124/2004.

 

7) Commercialisti: Quale compenso applicare ai clienti per l’invio dello spesometro

Il Compenso spettante al Commercialista per l’invio telematico dello spesometro può variare da € 50,00 a € 100,00.

In particolare, riguardo gli onorari specifici per la trasmissione telematica, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialistied Esperti Contabili “consiglia” (dopo l’avvenuta abrogazione delle tariffe professionali), nella nota informativa n. 2519 del 02.03.2012, l’applicazione delle seguenti misure:

Da un minimo di € 50 euro ad un massimo di € 100,00, ciò dipende se la comunicazione sia stata predisposta dal professionista oppure dal contribuente.

E’ poi possibile tenere conto degli onorari graduali, secondo scaglioni legati al valore della pratica:

- fino a € 51.645,68: da € 38,73 a € 232,41;

- oltre € 51.645,69 e fino a € 516.456,90: da € 154,93 a € 774,69 euro;

- oltre € 516.456,90: da € 387,34 a € 2.324,05.

 

8) Tribunali: Sezioni specializzate in materia di impresa

La norma che ha introdotto nel nostro sistema giudiziario sezioni specializzate in materia di impresa presso alcuni tribunali e corti d’appello (art. 2 del D.L. n. 1/2012) è stata sostituita dalla Legge di conversione 24.03.2012, n. 27.

Nel quadro normativo che risulta dai recenti provvedimenti, la competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale istituite con il Decreto Legislativo 27.06.2003, n. 168 è estesa a nuove materie e la loro denominazione diviene quella di “sezioni specializzate in materia di impresa”.

Il numero delle sezioni specializzate viene contestualmente aumentato, da 12 a 21.

Ne è prevista l’istituzione presso i tribunali e le corti d’appello che hanno sede nel capoluogo di ogni regione, se in queste città già non operavano sezioni specializzate.

Per il territorio della Valle d’Aosta sono competenti le sezioni specializzate di Torino.

Viene inoltre istituita una sezione specializzata a Brescia.

Le sezioni specializzate in materia di impresa rimangono competenti sui procedimenti in materia di proprietà industriale e intellettuale, di concorrenza sleale e di diritto d’autore, già affidati alle preesistenti sezioni specializzate.

Le sezioni specializzate in materia di impresa diventano inoltre competenti:

a) sulle controversie relative alla violazione della normativa antitrust nazionale ed europea; l’art. 33, comma 2, della Legge n. 287/1990 è modificato in modo da introdurre il doppio grado di giudizio anche per le violazioni del diritto antitrust nazionale;

b) sulle controversie societarie relative alle S.p.A., S.a.p.A., S.r.l., società cooperative, società europee, società cooperative europee, nonché alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato delle società costituite all’estero e alle società che rispetto alle stesse esercitano o sono sottoposte a direzione e coordinamento.

In particolare le sezioni specializzate sono competenti per le cause e i procedimenti relativi a:

- Rapporti societari compresi quelli concernenti l’accertamento, la costituzione, la modificazione o l’estinzione di un rapporto societario; le azioni di responsabilità contro i componenti degli organi amministrativi o di controllo, il liquidatore, il direttore generale, il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari e il soggetto incaricato della revisione contabile; le opposizioni dei creditori alla riduzione del capitale sociale, alla deliberazione di costituzione di patrimoni destinati, alla revoca dello stato di liquidazione, alla fusione e alla scissione;

- trasferimento delle partecipazioni sociali o ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti;

- patti parasociali;

- azioni di responsabilità promosse dai creditori delle società controllate contro le società che le controllano;

- rapporti di controllo, direzione e coordinamento e gruppo cooperativo paritetico;

c) sui procedimenti relativi a contratti pubblici di appalto di lavori, servizi o forniture di rilevanza comunitaria, di competenza del giudice ordinario, quando sono coinvolte società di capitali.

Sono attribuite alle sezioni specializzate anche le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione con quelle sopra elencate.

Il contributo unificato previsto per i processi di competenza delle sezioni specializzate è raddoppiato.

Le disposizioni in materia di tribunale delle imprese si applicano ai giudizi instaurati dopo 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione.

(Assonime, nota del 27.03.2012)

 

9) Modifiche alla disciplina della Società a responsabilità limitata semplificata

La Legge 24.03.2012, n. 27, con la quale è stato convertito il cd. Decreto Liberalizzazioni, ha modificato la disciplina della società a responsabilità limitata semplificata da quest’ultimo introdotta per agevolare la costituzione di imprese da parte dei giovani con età inferiore ai trentacinque anni.

Fermo restando il limite di età, che deve sussistere al momento della costituzione della società, la nuova disciplina non prevede più l’esclusione di diritto del socio al compimento del trentacinquesimo anno, né l’obbligo di trasformazione della società al superamento del limite di età da parte di tutti i soci.

E’ stato, invece, introdotto il divieto di cessione delle quote a soci non aventi il requisito di età. Il trasferimento effettuato in violazione di tale disposizione è nullo.

L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità ad un modello standard tipizzato con decreto ministeriale, ma la sua iscrizione al registro delle imprese è esente da diritti di bollo e segreteria e non devono essere sostenuti oneri notarili.

Con riguardo al suo contenuto, in aggiunta a quanto già previsto dal decreto liberalizzazioni, l’atto deve contenere l’indicazione degli amministratori, che devono essere scelti tra soci.

Accanto alla soglia minima di capitale, che rimane fissata in un euro, è stato introdotto un limite massimo: Esso deve, infatti, essere inferiore a 10.000 euro.

Tale limite corrisponde all’ammontare minimo di capitale necessario per la costituzione della S.r.l. ordinaria.

Il capitale deve essere integralmente sottoscritto e versato in denaro nelle mani dell’organo amministrativo.

Per quanto non espressamente disciplinato rimane fermo il rinvio alla disciplina della S.r.l..

(Assonime, nota del 27.03.2012)

 

10) Norme in tema di tutela dei consumatori e delle microimprese

Il D.L. n. 1/2012, convertito dalla Legge 24.03.2012, n. 27, contiene alcune disposizioni a tutela dei consumatori e delle microimprese.

Queste di seguito sono quelle in materia di clausole vessatorie (articolo 5), azione di classe (articolo 6), tutela delle microimprese dalle pratiche commerciali scorrette e aggressive (articolo 8) e carte di servizio (articolo 9), tenendo conto delle modifiche apportate dalla legge di conversione.

Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie

L’articolo 5 del decreto legge introduce nel codice del consumo un nuovo articolo 37 bis, che istituisce un sistema di tutela amministrativa contro le clausole vessatorie inserite nei contratti cosiddetti “di massa” o standardizzati tra imprese e consumatori. Al nuovo sistema di tutela è preposta l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

L’Autorità, d’ufficio o su denuncia, potrà dichiarare la vessatorietà delle clausole dei contratti che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari. Essa potrà avvalersi dei poteri istruttori previsti dalla legge n. 287/1990 (chiedere informazioni e documenti, ordinare ispezioni, disporre perizie) e irrogare sanzioni pecuniarie per inottemperanza alla richiesta di informazioni o documenti o se le informazioni o i documenti forniti non sono veritieri. E’ previsto un ruolo consultivo delle associazioni di categoria, camere di commercio e loro unioni.

La dichiarazione di vessatorietà è destinata ad essere portata a conoscenza dei consumatori mediante uno specifico sistema informativo: essa è diffusa su apposita sezione del sito internet dell’Autorità, sul sito dell’impresa e su “ogni altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all’esigenza di informare compiutamente i consumatori”, a cura e spese dell’operatore. Sono previste sanzioni da 5.000 a 50.000 euro in caso di inottemperanza.

Le imprese hanno la facoltà di interpellare preventivamente l’Autorità circa la vessatorietà delle clausole che intendono utilizzare nei propri contratti di massa o standardizzati con i consumatori. L’Autorità si pronuncia entro 120 giorni dalla richiesta, salvo il caso in cui le informazioni fornite dal professionista risultino gravemente inesatte, incomplete o non veritiere. Per le clausole non ritenute vessatorie a seguito di interpello è precluso un successivo intervento dell’Autorità. E’ specificato che resta in ogni caso ferma la responsabilità dell’impresa verso i consumatori.

Sui ricorsi contro i provvedimenti dell’Autorità in materia di clausole vessatorie è competente il giudice amministrativo. E’ fatta salva la giurisdizione del giudice ordinario sulla validità delle clausole vessatorie e sul risarcimento del danno.

La procedura istruttoria in materia di clausole vessatorie, le modalità di consultazione di associazioni di categoria e camere di commercio e la procedura dell’interpello preventivo saranno disciplinate dall’Autorità con proprio regolamento.

Norme per rendere efficace l’azione di classe

Con l’articolo 6 del decreto legge vengono apportate modifiche e integrazioni alla disciplina dell’azione di classe di cui all’articolo 140 bis del Codice del consumo.

Si prevede che l’azione di classe tuteli, oltre ai diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti, anche gli “interessi collettivi”.

Viene specificato che “l’azione di classe ha per oggetto l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni nei confronti degli utenti consumatori”.

Il requisito dell’identità delle situazioni e dei diritti interessati è sostituito da quello della loro omogeneità.

Viene introdotta la possibilità di aderire all’azione tramite posta elettronica certificata e fax.

Si prevede infine che il giudice, quando emette sentenza di condanna e stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione delle somme agli aderenti all’azione, assegna alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per raggiungere un accordo sulla liquidazione del danno. Il processo verbale dell’accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice, costituisce titolo esecutivo. Scaduto il termine senza che l’accordo sia stato raggiunto, sarà il giudice, su istanza di almeno una delle parti, a liquidare le somme dovute ai singoli aderenti.

Tutela delle microimprese da pratiche commerciali ingannevoli e aggressive

L’articolo 7 del decreto legge estende alle microimprese il regime di tutela dalle pratiche commerciali ingannevoli e aggressive previsto dal codice del consumo per i consumatori-persone fisiche.

In particolare, viene introdotta nel codice del consumo la definizione di microimprese (nuova lettera d bis dell’articolo 18, comma 1) formulata nei seguenti termini: “entità, società o associazioni che, a prescindere dalla forma giuridica, esercitano un’attività economica, anche a titolo individuale o familiare, occupando meno di dieci persone e realizzando un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a due milioni di euro, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 3, dell’allegato alla raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003”.

Si prevede quindi che il titolo III del codice del consumo, su “Pratiche commerciali, pubblicità e altre comunicazioni commerciali”, si applichi anche alle pratiche scorrette tra professionisti e microimprese. Viene però specificato che per le microimprese la tutela in materia di pubblicità ingannevole e comparativa illecita è assicurata in via esclusiva dal decreto legislativo n. 145/2007.

Contenuto delle carte di servizio

Il decreto legge stabilisce, all’articolo 8, che le carte di servizio dei gestori dei servizi pubblici, anche locali, o di un’infrastruttura “necessaria per l’esercizio di attività d’impresa o per l’esercizio di un diritto della persona costituzionalmente garantito” devono indicare in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti dei gestori.

Il compito di definire gli specifici diritti da includere nelle carte di servizio è affidato alle Autorità indipendenti di regolazione e a ogni altro ente pubblico, anche territoriale, dotato di competenze di regolazione sui servizi pubblici, anche locali, con l’obiettivo di “tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle relative prestazioni”. Vengono fatte salve le ulteriori garanzie in favore degli utenti definite autonomamente dalle imprese che gestiscono il servizio o l’infrastruttura.

(Assonime, nota del 28.03.2012)

 

11) Unificazione dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria: Max circolare delle Entrate

Con il D.L. n. 138 del 2011, convertito dalla Legge 14.09.2011, n. 148, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, è stato attuato il criterio di unificazione dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria, e cioè dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria.

Su tale disciplina l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 11/E del 28.03.2012, composta da ben 108 pagine.

E’ stata, quindi, prevista l’introduzione di un’aliquota unica, intermedia, pari al 20%, in luogo delle previgenti aliquote stabilite in relazione alle diverse tipologie di strumenti finanziari, disciplinando gli aspetti giuridici connessi a tale unificazione e prevedendo un’attenta disciplina transitoria.

Le modifiche sono intervenute in un contesto normativo indirizzato all’accorpamento delle aliquote delle ritenute alla fonte e delle imposte sostitutive sui redditi di capitale intorno alle due misure del 12,50% e del 27%, a seconda che gli strumenti utilizzati rispondano o meno a finalità agevolative, nonché sull’applicazione dell’imposta sostitutiva del 12,50% sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate e sugli altri redditi diversi di natura finanziaria.

Le ultime disposizioni perseguono l’obiettivo di unificare l’aliquota di imposizione dei redditi di natura finanziaria sia con riferimento all’applicazione delle ritenute (d’imposta o d’acconto) sia con riferimento all’applicazione delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi su tali tipologie di reddito.

Sono stati comunque confermati gli attuali regimi di esenzione tra cui quello previsto per :

- Gli investimenti effettuati da taluni soggetti non residenti;

- i dividendi corrisposti da società “figlie” italiane a società “madri” nell’ambito della Direttiva madre-figlia ;

- gli interessi corrisposti da società italiane consociate di società europee nell’ambito della Direttiva interessi e canoni.

Allo stesso modo, rimane fermo il regime di esenzione previsto dall’art. 31, comma 4, del D.L. n. 98 del 2011 per i proventi di cui alla lettera g), comma 1, dell’art. 44 del TUIR derivanti dalla partecipazione ai “Fondi per il Venture Capital” (FVC).

 

Vincenzo D’Andò