Novità fiscali del 26 marzo 2012: si può sanare il DURC negativo

Pubblicato il 26 marzo 2012



sanabile il Durc negativo; è legge il D.L. liberalizzazioni; redditi di capitale: decorrenza tassazione; Cassazione: evadere l’IRAP non è reato; detrazione IVA anche senza utilizzo immediato; enti non commerciali: in scadenza il Modello Eas; scade anche la comunicazione per la tonnage tax; modifica del saggio di interesse legale ai fini previdenziali; gestioni artigiani e commercianti: all’INPS istanze solo on line; mercato del lavoro: il governo approva la riforma

Novità fiscali del 26 marzo 2012

 

 

Indice:

 

1) Sanabile il Durc negativo

 

2) E’ Legge il D.L. liberalizzazioni

 

3) Redditi di capitale: decorrenza tassazione

 

4) Cassazione: evadere l’Irap non è reato

 

5) Detrazione Iva anche senza utilizzo immediato

 

6) Enti non commerciali: in scadenza il Modello Eas

 

7) Scade anche la comunicazione per la tonnage tax

 

8) Modifica del saggio di interesse legale ai fini previdenziali

 

9) Gestioni artigiani e commercianti: all’Inps istanze solo on line

 

10) Mercato del lavoro: il governo approva la riforma

 

 

1) Sanabile il Durc negativo

Sanabile il Durc negativo: Il committente paga i premi dell’appaltatore. In materia di intervento sostitutivo della stazione appaltante in caso di Durc negativo, l’Inail, con la nota n. 2029 del 2012, ha precisato che il committente, che intenda sostituirsi all’appaltatore nel pagare il debito Inail, deve preventivamente in formare l’Istituto per la verifica dell’attualità dell’inadempienza contributiva.

Secondo quanto stabilito dalla normativa (art. 4 del D.p.r. n. 207 del 2010), in presenza di un Durc negativo, le stazioni appaltanti si sostituiscono al debitore pagando il debito contributivo.

 

 

2) E’ Legge il D.L. liberalizzazioni

Sì definitivo al decreto sulla concorrenza e la competitività. La Camera dei Deputati, dopo aver votato gli ordini del giorno, il 22.03.2012, ha approvato in via definitiva il Disegno Di Legge, già approvato dal Senato, di conversione del D.L. n. 1 del 24.01.2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.

Per i particolari, si rinvia alla lettura dei precedenti articoli sulle novità fiscali pubblicati sul sito del Commercialista Telematico, per ultimo quello sulle novità fiscali del 22.03.2012 dal titolo “Votata la fiducia al Decreto sulla concorrenza e la competitività: Ecco le misure”.

A parte ciò, le misure che più possono interessare i professionisti sono le seguenti:

Articolo 2 (Tribunale delle imprese);

Articolo 3 (Società a responsabilità limitata semplificata);

Articolo 9 (Disposizioni sulle professioni regolamentate);

Articolo 9-bis (Società tra professionisti);

Articolo 10 (Estensione ai liberi professionisti della possibilità di partecipare al patrimonio dei confidi);

Articolo 57 (Ripristino IVA per housing sociale);

Articolo 59 (Extra gettito IVA per le società di progetto per opere portuali);

Articolo 59-ter (Semplificazione nella navigazione da diporto);

Articolo 60 (Regime doganale delle unità da diporto);

Articolo 61 (Anticipo recupero accise per autotrasportatori);

Articolo 65 (Impianti fotovoltaici in ambito agricolo);

Articolo 67-bis (Accertamenti contributivi in caso di dismissione di bandiera per vendita della nave a stranieri o per demolizione);

Articolo 67-ter (Adempimenti in materia di lavoro per le cooperative di pesca);

Articolo 87 (Prestazione transfrontaliera di servizi in Italia dei consulenti in materia di brevetti);

Articolo 88 (Applicazione del regime ordinario di deducibilità degli interessi passivi per le società, a prevalente capitale pubblico, fornitrici di acqua, energia e teleriscaldamento, nonché servizi di smaltimento e depurazione);

Articolo 90 (Interventi per favorire l’afflusso di capitale di rischio verso le nuove imprese);

Articolo 91 (Modifiche alla disciplina del trasferimento all’estero della residenza fiscale dei soggetti che esercitano imprese commerciali. Procedura d’infrazione n. 2010/4141);

Articolo 91-bis (Norme sull’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili non commerciali);

Articolo 92 (Tutela procedimentale dell’operatore in caso di controlli eseguiti successivamente all’effettuazione dell’operazione doganale);

Articolo 93 (Preclusione all’esercizio della rivalsa al cessionario o committente dell’imposta pagata in conseguenza di accertamento o rettifica);

Articolo 94 (Domanda di sgravio dei diritti doganali);

Articolo 95 (Modifiche alla unificazione dell’aliquota sulle rendite finanziarie);

Articolo 96 (Residenza OICR).

 

 

3) Redditi di capitale: Decorrenza tassazione

Redditi di capitale: La tassazione scatta quando il contribuente ha diritto di riscuotere gli interessi

Per i finanziamenti dei soci la ritenuta è, dunque, ancorata all’esigibilità.

Il D.L. n. 138 del 2011 ha coinvolto anche gli interessi derivanti dai contratti di finanziamento.

In tale contesto, l’art. 29, comma 2 del D.L. n. 216 del 2011 ha chiarito che per tali interessi la nuova misura della ritenuta decorre dal 01.01.2012 e gli interessi maturati fino al 31.12.2011 verranno tassati secondo la precedente aliquota.

Le nuove norme, assai complesse, hanno indotto il Legislatore ad intervenire con il cd. “milleproroghe” con il quale ha chiarito che per gli interessi derivanti da conti correnti e depositi bancari e postali la nuova ritenuta del 20%, in luogo di quella al 27%, decorre da quelli maturati a partire dal 01.01.2012.

 

 

4) Cassazione: Evadere l’Irap non è reato

In tale ipotesi, non è, quindi, possibile disporre il sequestro per equivalente.

Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11147 del 22.03.2012, ha stabilito che l’evasione dell’Irap non ha rilevanza penale almeno sulla base di quanto indicato nell’art. 2 del D.lgs. 247 del 2000 che sanziona la dichiarazione fraudolenta; non può, quindi, essere disposto il sequestro per equivalente di un profitto di reato che includa anche il mancato pagamento di quest’imposta.
Nel caso di specie, un rappresentante legale di una società aveva realizzato secondo l’accusa un’ingente evasione mediante emissione di fatture false.

 

 

5) Detrazione Iva anche senza utilizzo immediato

La Corte di giustizia, Ue con la sentenza 22.03.2012, causa C-153/11, ha stabilito che ha diritto alla detrazione Iva il soggetto passivo che acquista un bene d’investimento destinandolo poi al patrimonio dell’impresa.

Ciò anche se il bene non viene utilizzato immediatamente nell’attività. Spetta al giudice nazionale accertare che il soggetto abbia proceduto all’acquisto del bene per l’attività economica e valutare se, invece, sussistono circostanze fraudolente.

 

 

6) Enti non commerciali: In scadenza il Modello Eas

Per gli enti non commerciali restano ancora pochi giorni di tempo per presentare il Modello Eas.

Entro il 02.04.2012, gli enti non profit devono segnalare le eventuali variazioni del 2011 rispetto a comunicate nella precedente comunicazione.

In tali ipotesi, devono, quindi, compilare nuovamente e ritrasmettere il modello Eas.

Il termine é slittato di due giorni, poiché la scadenza fissata per il 31 marzo cade di sabato.

Gli enti associativi interessati potranno segnalare le variazioni utilizzando i canali telematici messi a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate.

Se si tratta di variazioni di dati poco significative , la trasmissione del modello non va effettuata.

La prossima scadenza vale anche per i nuovi enti non commerciali, nello specifico, quelli nati da due mesi, o meglio, da 60 giorni (la comunicazione, infatti, va inoltrata per via telematica, entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’organismo).

Si ricorda, infine, che il modello va ripresentato anche se si perdono i requisiti qualificanti, compilando l’apposita sezione; in questo caso, l’adempimento va effettuato entro 60 giorni dalla data in cui si verifica la circostanza.

Il modello Eas é indispensabile per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da presentare da parte degli enti no profit, ai sensi dell’art. 30 del D.L. n. 185/2008.

La mancata presentazione del modello Eas comporta la perdita dei benefici fiscali.

Il modello, disponibile in formato elettronico sul sito dell’Agenzia, consente agli organismi di tipo associativo non commerciali di usufruire di un regime fiscale agevolato, vale a dire la non imponibilità dei corrispettivi, dei contributi e delle quote di cui all’art. 148 del Tuir (ai fini delle imposte sui redditi) e dell’art- 4 del Dpr 633/1972 (ai fini Iva).

Presupposto per l’applicazione di tali disposizioni è la qualificazione dell’associazione come ente non commerciale, motivo per cui nell’Eas vanno riportati i dati e le notizie fiscalmente rilevanti, permettendo così la verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria dell’esistenza dei requisiti necessari, così come riportato nella circolare 12/2009.

Sono obbligati alla presentazione gli:

- enti privati non commerciali di tipo associativo (art. 148, comma 1, Tuir);

- enti privati associativi privilegiati (art. 148, commi 3, 5, 6 e7, del Tuir).

Sono, invece, esonerate le:

- associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del Coni che non svolgono attività commerciali;

- associazioni pro loco che optano per il regime contabile di cui alla legge 398/1991;

- organizzazioni di volontariato, iscritte nei registri (o albi) regionali (o provinciali) di cui alla legge 266/1991, che non svolgono attività commerciali diverse da quelle “marginali” individuate con decreto del ministro delle Finanze del 25 maggio 1995;

- organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

La circolare 45/2009 ha indicato quali sono gli enti associativi che hanno l’obbligo di compilazione parziale.

Si tratta di enti già iscritti in albi o registri di competenza della Pubblica amministrazione, ai quali è richiesta la compilazione del primo riquadro e alcune specifiche parti del secondo, come, tra le altre, le associazioni religiose riconosciute dal ministero dell’Interno o quelle politiche, sindacali e di categoria.

 

 

7) Scade anche la comunicazione per la tonnage tax

Scadrà anche il 02.04.2012 il termine ultimo per trasmettere alle Entrate la comunicazione che deve essere presentata esclusivamente in via telematica ai fini dell’opzione per la tassazione Ires secondo il regime della tonnage tax. Tonnellaggio e anzianità delle imbarcazioni sono i due parametri di riferimento del regime fiscale forfetario. Interessate all’adempimento sono le imprese marittime che intendono avvalersi del regime forfetario di determinazione della base imponibile del reddito prodotto dalle navi.

Per esercitare o rinnovare l'opzione è attivo un servizio telematico e la comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in formato elettronico utilizzando il modello disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

I principali soggetti Ires che possono esercitare l'opzione per il regime di tassazione forfetaria, rispetto a quello ordinario, a condizione che siano residenti nel territorio dello Stato e operino nel settore marittimo, sono i seguenti:

- società per azioni e in accomandita per azioni;

- società a responsabilità limitata;

- società cooperative o di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;

- società in nome collettivo e in accomandita semplice.

L’opzione è esercitabile anche dalle società e dagli enti non residenti nel territorio nazionale ma dotati di stabile organizzazione in Italia.

Opzione individuale e di gruppo

L’opzione per il regime tonnage tax è individuale se il riferimento è a una singola impresa di navigazione che non fa parte di alcun gruppo ed è invece di gruppo se si riferisce a un gruppo di imprese. In entrambi i casi la scelta si perfeziona unicamente con la trasmissione della comunicazione per via telematica all'Agenzia delle Entrate.

La comunicazione

Se è la prima volta che si esercita l’opzione, la comunicazione deve essere presentata entro tre mesi dall’inizio del periodo d’imposta a partire dal quale si intende usufruirne.

Nel caso di nuove imprese, il termine decorre dalla data di costituzione.

Se invece l’opzione viene rinnovata, il modello telematico deve pervenire all’Agenzia entro tre mesi dall'inizio dell'esercizio successivo al periodo di efficacia dell'opzione esercitata in precedenza.

Nel caso di  variazione del gruppo, é previsto il termine di tre mesi dall’evento che ha prodotto la variazione. L’opzione è irrevocabile per dieci esercizi sociali.

La tipologia delle navi

Il reddito, che viene determinato a forfait, si riferisce alle navi che esercitano le attività di trasporto merci, trasporto passeggeri, soccorso, rimorchio, realizzazione e posa in opera di impianti e altre attività di assistenza marittima da svolgersi in alto mare o altre attività direttamente connesse o strumentali a quelle appena indicate, sono iscritte nel Registro internazionale e hanno un tonnellaggio superiore alle 100 tonnellate di stazza netta.

Il calcolo del reddito

Le imprese che optano per il regime della tonnage tax calcolano il reddito imponibile in modo forfetario sulla base del reddito giornaliero di ogni nave. Quest’ultimo, in base a quanto previsto dalla normativa vigente (art. 156 comma 1 del Tuir), è calcolato sulla base di importi in cifra fissa per i seguenti scaglioni di tonnellaggio:

- per navi da 0 a 1.000 tonnellate di stazza netta, il reddito giornaliero è di 0,0090 euro per tonnellata;

- per navi da 1.001 a 10.000 tonnellate di stazza netta, il reddito giornaliero è di 0,0070 euro per tonnellata;

- per navi da 10.001 a 25.000 tonnellate di stazza netta, il reddito giornaliero è di 0,0040 euro per tonnellata;

- per navi con una stazza netta superiore a 25.000 tonnellate, il reddito giornaliero è di 0,0020 euro per tonnellata.

Esclusione dal computo del reddito

Dal calcolo del reddito relativo all’esercizio (art. 156, comma 2, del Tuir) sono escluse:

- le giornate di mancata utilizzazione della nave per operazioni di manutenzione, riparazione ordinaria e straordinaria, ammodernamento e trasformazione;

- le giornate di disarmo temporaneo della nave.

Gruppi di imprese

Qualora si tratti di gruppi di imprese, è la società controllante che deve presentare la comunicazione.

La comunicazione dell’esercizio dell’opzione alla controllante tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, spetta invece alle controllate.

L’opzione, anche in questo caso, deve essere esercitata per tutte le navi con i requisiti previsti dalla legge, gestite dal gruppo di imprese alla cui composizione concorrono, secondo la normativa vigente, la società controllante e le controllate (art. 2359 c.c.).

Non può scegliere il regime della tonnage tax (art. 160, comma 1, del Tuir) la società controllante o la controllata che ha esercitato l'opzione per il consolidato nazionale o mondiale. Inoltre, prima che sia decorso il decennio originariamente previsto, non è possibile optare nuovamente per la tonnage tax nel caso in cui, per un qualsiasi motivo, venga meno l'efficacia dell'opzione esercitata.

 

 

8) Modifica del saggio di interesse legale ai fini previdenziali

A seguito della variazione al 2,50% del saggio di interesse legale dal 01.01.2012, l’Inps, con la circolare n. 44 del 23.03.2012, si è soffermato sui riflessi sul calcolo delle somme aggiuntive per omesso o ritardato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Interessi legali sulle prestazioni pensionistiche

La misura dell’interesse del 2,50% si applica alle prestazioni pensionistiche in pagamento dal 01.01.2012.

 

 

9) Gestioni artigiani e commercianti: All’Inps istanze solo on line

Gestioni artigiani e commercianti: Telematizzazione in via esclusiva delle domande di prestazione/servizio gestione artigiani e commercianti.

Su tale argomento verte il messaggio Inps n. 5197 del 23.03.2012.

Terminato il periodo transitorio, dal 01.04.2012 le istanze citate dovranno essere obbligatoriamente presentate con le modalità telematiche e non sarà più possibile acquisire le istanze cartacee.

In particolare, per la gestione dei lavoratori autonomi artigiani e commercianti, le domande interessate a tale innovazione sono le seguenti:

- Compensazione contributiva ed autoconguaglio;

- variazione della data di inizio attività, per i soggetti non iscritti in CCIAA;

- riduzione contributiva ex art.59, comma15, L.n. 449/97;

- rimborso contributi.

 

 

10) Mercato del lavoro: il governo approva la riforma

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 23.03.2012, salvo intese, il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro.

Precisa il comunicato del governo che si tratta di una riforma lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall’Europa, e per questo discussa con le Parti Sociali con l’intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace cioè di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo e la competitività delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini.

Il disegno di legge è il frutto del confronto con le parti sociali. Ne emerge una proposta articolata che, una volta a regime, introdurrà cambiamenti importanti, che vengono così sintetizzati dallo stesso governo:

Favorirà, anzitutto, la distribuzione più equa delle tutele dell’impiego, contenendo i margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent’anni e adeguando all’attuale contesto economico la disciplina del licenziamento individuale;

Renderà più efficiente, coerente ed equo l’assetto degli ammortizzatori sociali e delle relative politiche attive;

Introdurrà elementi di premialità per l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili;

Favorirà, infine, il contrasto più incisivo agli usi elusivi degli obblighi contributivi e fiscali degli istituti contrattuali.

Per ottenere questi risultati, il disegno di legge individua alcune macro-aree di intervento. Sono coinvolti gli istituti contrattuali, le tutele dei lavoratori nel caso di licenziamento illegittimo, la flessibilità e le coperture assicurative, i fondi di solidarietà, l’equità di genere e le politiche attive.

Di seguito, in sintesi, le novità più importanti illustrate nel comunicato del 23.03.2012 dallo stesso governo:

La prima area riguarda gli istituti contrattuali esistenti. Con la riforma se ne preservano gli usi virtuosi, limitano quelli impropri. Il nuovo impianto del mercato delle professioni attribuisce massimo valore all’apprendistato – inteso nelle sue varie formulazioni e platee – che diviene il “trampolino di lancio” verso la maturazione professionale dei lavoratori. È un punto sul quale tutte le parti coinvolte nella concertazione si sono trovate d’accordo.
È per questo motivo che la riforma insiste fortemente sul valore formativo dell’apprendistato. Si introduce, a tal fine, un meccanismo che collega l’assunzione di nuovi apprendisti al fatto di averne stabilizzati una certa percentuale nell’ultimo triennio (50%); si prevede la durata minima di sei mesi del periodo di apprendistato (ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali); infine, si innalza il rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall’attuale 1/1 a 3/2.

La seconda area di intervento riguarda le tutele del lavoratore nel caso di licenziamento illegittimo.

Con la riforma si riduce l’incertezza che circonda gli esiti dei procedimenti eventualmente avviati a fronte del licenziamento. A tal fine, si introduce una precisa delimitazione dell’entità dell’indennità risarcitoria eventualmente dovuta e si eliminano alcuni costi indiretti dell’eventuale condanna (ad es. le sanzioni amministrative dovute a fronte del ritardato pagamento dei contributi sociali). Grazie a questi provvedimenti il costo sostenuto dal datore di lavoro in caso di vittoria del lavoratore è “svincolato” dalla durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario.

Si prevede inoltre che il diritto alla reintegrazione nel posto del lavoro debba essere disposto dal giudice nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. Negli altri casi, tra cui il licenziamento per motivi economici, il datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un’indennità. Particolare attenzione è riservata all’intento di evitare abusi. È prevista, infine, l’introduzione di un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurrà ulteriormente i costi indiretti del licenziamento.

La terza area riguarda il Fondo di solidarietà per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti da Cassa Integrazione Straordinaria.

La riforma prevede la salvaguardia e l’estensione della Cassa integrazione guadagni: un importante istituto assicurativo che ha permesso alle imprese italiane di affrontare la crisi meglio che in altri Paesi.

L’istituto, infatti, offre un’integrazione salariale in caso di riduzione dell’orario di lavoro durante una congiuntura sfavorevole, consentendo di adeguare rapidamente l’orario di lavoro al calo di domanda, preservando però i singoli rapporti di lavoro e il loro contenuto di professionalità e di investimento.

Allo stesso tempo, si potenzia l’istituto dell’assicurazione contro la disoccupazione estendendone l’accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie d’impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti).

La quarta area è quella della tutela dei lavoratori anziani.

La riforma crea una cornice giuridica per gli esodi con costi a carico dei datori di lavoro. A tal fine è prevista la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l’esodo dei lavoratori anziani.

La quinta area è quella dell’equità di genere.

Oggi, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta ancora limitata rispetto a quella degli uomini. Il divario risulta particolarmente ampio nel Mezzogiorno e tra le fasce meno qualificate è presente anche tra le fasce qualificate e di vertice (ad oggi, infatti, anche le giovani laureate trovano lavoro meno frequentemente dei colleghi maschi).

Per diminuire questo divario la riforma interviene su quattro ambiti. Il primo è l’introduzione (a favore di tutti i lavoratori, per quanto il fenomeno riguardi prevalentemente le lavoratrici) di norme di contrasto alla pratica delle cosiddette “dimissioni in bianco”, con modalità semplificate e senza oneri per il datore di lavoro e il lavoratore e il rafforzamento (con l’estensione sino a tre anni di età del bambino) del regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri. Il secondo ambito mira a favorire una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli.

Viene quindi introdotto il congedo di paternità obbligatorio. Il terzo ambito riguarda il potenziamento dell’accesso delle donne alle posizioni di vertice. Si approva il regolamento che definisce termini e modalità di attuazione della disciplina delle cd “quote rosa” alle società controllate da pubbliche amministrazioni.

L’ultima area di intervento riguarda le politiche attive e i servizi per l’impiego. In questa area, che prevede un forte concerto tra Stato e Regioni, ci si propone di rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell’occupabilità dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema mediante:

- Attivazione del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso o soprattutto beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione;

- qualificazione professionale dei giovani che entrano nel mercato del lavoro;

- formazione nel continuo dei lavoratori;

- riqualificazione di coloro che sono espulsi, per un loro efficace e tempestivo ricollocamento;

- collocamento di soggetti in difficile condizione rispetto alla loro occupabilità.

Si creano inoltre, attraverso le politiche attive, canali di convergenza tra l’offerta di lavoro (nuova o connessa a perdita del posto di lavoro) e la domanda (valutazione dei fabbisogni delle imprese e coerenza dei percorsi formativi dei lavoratori e delle professionalità disponibili), in un’ottica di facilitazione del punto di incontro tra chi offre lavoro e chi lo domanda.

In tale contesto, è necessario identificare i target su cui impostare le azioni:

- giovani al primo ingresso (per i quali l’azione prioritaria qualifica la formazione all’interno del contratto di apprendistato);

- lavoratori già inseriti o sospesi in via temporanea (occorre valutare ruolo e attività dei Fondi Interprofessionali per allargare la loro capacità di intervento e per rafforzare il loro ruolo nella sinergia tra politiche attive e politiche passive nonché sulla qualità della loro offerta formativa permanente);

- lavoratori espulsi o da ricollocare (è necessario evitare che i lavoratori sospesi per lungo tempo od espulsi siano progressivamente disconnessi dal mercato del lavoro e accrescano bacini di disoccupazione di lunga durata. Si devono porre, in particolare nei processi di ristrutturazione, specifici impegni - da inserire eventualmente all’interno di accordi di accesso a politiche passive- a carico delle Parti Sociali per il reimpiego di questi lavoratori, attraverso azioni di riqualificazione e di accesso a nuove opportunità di occupazione;

- soggetti con caratteristiche di difficile occupabilità e inattivi (occorre delimitare il target, prevederne il censimento e creare aree di accesso ai servizi del lavoro specifiche, rafforzando la rete di orientamento e di servizi per il loro inserimento nel mercato del lavoro e promuovendo politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

(Governo, comunicato del 23.03.2012)

 

Vincenzo D’Andò