Novità fiscali del 16 marzo 2012: spesometro, quali operazioni non comunicare?

Pubblicato il 16 marzo 2012



operazioni escluse dallo spesometro; chiusura delle liti fiscali minori: tutti i chiarimenti; pensioni 2012: fasce di retribuzione e reddito pensionabili; gestione separata: tutela della maternità anche online; patto di non concorrenza: trattamento contabile, fiscale e previdenziale; deduzione spese di sponsorizzazione e di pubblicità; applicazione della disciplina dei diritti degli azionisti; approvato il Decreto in materia ambientale

 

Indice:

1) Operazioni escluse dallo spesometro

2) Chiusura delle liti fiscali minori: Tutti i chiarimenti

3) Pensioni 2012: Fasce di retribuzione e reddito pensionabili

4) Gestione separata: Tutela della maternità anche online

5) Patto di non concorrenza: Trattamento contabile, fiscale e previdenziale

6) Deduzione spese di sponsorizzazione e di pubblicità

7) Applicazione della disciplina dei diritti degli azionisti

8) Approvato il Decreto in materia ambientale

 

 

1) Operazioni escluse dallo spesometro

Rispondendo ai quesiti proposti dalle associazioni di categoria di operatori finanziari e dell’ANIA (Associazioni Nazionale tra le imprese assicuratrici), l’Agenzia delle Entrate, con il documento del 06.03.2012, ma pubblicato sul sito internet delle Entrate il 14.03.2012 (si veda a tal fine l’articolo sulle novità fiscali del 15.03.2012) ha ribadito che, in base a quanto disposto dal provvedimento direttoriale del 22.12.2010, non devono essere comunicate le operazioni oggetto di segnalazione all’Anagrafe tributaria ai sensi dell’art. 7 del DPR n. 605/73.

L’Agenzia ha poi chiarito che vanno escluse dallo spesometro anche le operazioni finanziarie esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del DPR n. 633/72.

Per ultimo é stato chiarito che non costituiscono oggetto di comunicazione ai sensi dell’art. 21 del D.L. n. 78/2010:

- Le operazioni relative a rapporti finanziari con finalità di mero regolamento contabile;

- rapporti e operazioni di tipo finanziario effettuati tra compagnie di assicurazione e operazioni riguardanti coassicurazione e riassicurazione, in quanto si tratta di operazioni tipiche dell’attività assicurativa, in cui il rischio viene ripartito tra più società di assicurazione, senza variazioni delle condizioni

contrattuali nei confronti del cliente.

 

2) Chiusura delle liti fiscali minori: Tutti i chiarimenti

Ecco, a pochi giorni dalla scadenza, le indicazioni delle Entrate sulla proroga. Il 02.04.2012 scadrà il termine per presentare la domanda e, quindi, per versare gli importi relativi alla definizione delle liti minori pendenti al 31.12.2011.

Rientrano nella proroga sia le controversie già pendenti alla data del 01.05.2011 sia quelle instaurate tra il 02.05.2011 e il 31.12.2011.

Ciò consentirà di beneficiare della definizione agevolata anche agli eventuali “ritardatari”, che non avevano eseguito il versamento alla precedente scadenza (30.11.2011), ma anche a coloro che hanno presentato ricorso in Commissione tributaria provinciale nel periodo compreso tra il 02.05.2011 e il 31.12.2011, ma non desiderano più proseguire nel giudizio.

Sono questi, alcuni degli aspetti trattati dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 7/E del 15.03.2012, con cui ha fornito chiarimenti riguardo la riapertura dei termini per la definizione delle liti di valore non superiore a 20 mila euro.

Ampliata la possibilità di accedere alla chiusura agevolata

Spazio anche alle controversie instaurate in primo grado nel periodo compreso tra il 02.05.2011 e il 31.12.2011. La lite può essere chiusa a patto che non sia già intervenuta una pronuncia giurisdizionale definitiva prima del 28.02.2012, data di entrata in vigore della Legge n. 14 del 2012.

Tuttavia, viene precisato che non è possibile sanare le liti per le quali al momento della presentazione della domanda di definizione, sia già stata depositata una sentenza o un’ordinanza decisoria della Corte di Cassazione.

La circolare delle Entrate ha poi fornito indicazioni su come regolarsi in casi particolari, come ad es., in presenza di ricorsi tardivi, di ruoli emessi ai fini della liquidazione di redditi soggetti a tassazione separata o in caso di definizione degli avvisi di liquidazione (ex art. 12, D.L. n. 70 del 1988), nell’ipotesi un cui viene impugnato.

Effetti sulla sospensione delle liti e dei termini

Il differimento del termine di pendenza comporta che anche per tutte le nuove liti definibili opera la sospensione dei giudizi fino al 30.06.2012, secondo quanto stabilito dall’art. 39, comma 12, lettera c), del D.L. n. 98/2011.

La sospensione riguarda gli atti e le attività successivi al 28.02.2012 (data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 216/2011), mentre restano salvi e validi gli atti e le attività compiuti nel processo precedentemente.

Ad es., un ricorso in CTP notificato in data 20.05.2011, depositato in data 05.06.2011, deciso con sentenza depositata il 30.10.2011, notificata il 14.11.2011 e non impugnata, non beneficerà della sospensione del termine per proporre appello, che risulta spirato il 13.01.2012, dunque prima dell’entrata in vigore il 28.02.2012 della legge che ha esteso la definizione, con l’ulteriore conseguenza che, essendosi realizzato il giudicato, la lite non risulterà definibile.

Proroga del versamento

Il nuovo termine del 02.04.2012 per il versamento di quanto dovuto riguarda sia le controversie entrate nella definizione per effetto della modifica normativa, sia quelle già pendenti alla data del 01.05.2011 per le quali alla data di entrata in vigore dell’art. 29, comma 16-bis, del D.L. n. 216/2011, non sia intervenuta una decisione definitiva.

Entro la stessa data dovranno essere versate eventuali integrazioni dovute nell’ipotesi in cui successivamente al pagamento e prima della presentazione della domanda sia intervenuta una decisione che abbia reso necessario un versamento integrativo.

Sentenze definitive

Possono essere definite anche le controversie interessate da sentenza già emessa alla data in cui si intende chiedere la definizione purché i relativi termini di impugnazione – anche per effetto di sospensione – alla stessa data non siano scaduti, occorre riscontrare volta per volta che – alla predetta data – non siano decorsi i termini per impugnare la sentenza emessa dalle Commissioni tributarie provinciali, regionali, centrale, dai Tribunali o dalle Corti

d’appello.

Le cause pendenti innanzi alla Corte di cassazione possono essere oggetto di definizione soltanto se alla data di presentazione della domanda non sia stata depositata la sentenza o l’ordinanza decisoria di cassazione.

Perfezionamento, efficacia e validità della definizione

A seguito delle recenti modifiche normative, la definizione si perfeziona con il versamento dell’intera somma dovuta nonché con la presentazione della relativa domanda di definizione entro il 02.04.2012.

Restano confermate le precedenti indicazioni, secondo cui il pagamento va effettuato con modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, qualunque sia il tipo di tributo cui la lite si riferisce, con l’indicazione del codice tributo “8082”. In proposito viene precisato che qualora i tributi oggetto della lite da definire si riferiscano ad anni anteriori al 1972, nello spazio “anno di riferimento” del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” va inserito l’anno 1972.

La domanda di definizione deve essere presentata esclusivamente in via telematica, compilando il modello conforme a quello approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 13.09.2011 attraverso l’ausilio dell’apposito software reso disponibile per gli utenti abilitati in ambiente “Entratel” o “Fisconline”.

Per quanto concerne le modalità di trasmissione telematica della domanda di definizione, restano valide le precedenti indicazioni fornite con la circolare n. 48/E del 2011.

Non è consentito il versamento in forma rateale degli importi dovuti, che devono essere, pertanto, integralmente effettuati entro il 02.04.2012. L’omesso versamento, entro tale termine, dell’importo dovuto comporta l’inefficacia della sanatoria.

E’ confermato che gli uffici competenti trasmettono alle commissioni tributarie, ai tribunali e alle corti di appello nonché alla Corte di cassazione, entro il 15.07.2012, un elenco delle liti pendenti per le quali è stata presentata domanda di definizione.

Tali liti sono sospese fino al 30.09.2012. La comunicazione degli uffici attestante la regolarità della domanda di definizione ed il pagamento integrale di quanto dovuto deve essere depositata entro il 30.09.2012.

Entro la stessa data deve essere comunicato e notificato l’eventuale diniego della definizione.

Se la data di trattazione della lite era stata già fissata nel periodo compreso tra la data del 28.02.2012 di entrata in vigore della legge n. 14 del 2012 (di conversione del D.L. n. 216 del 2011) ed il 15.07.2012, il contribuente può chiederne la sospensione, rappresentando la volontà di avvalersi della definizione ovvero di essersene avvalso.

La richiesta di sospensione non potrà più formularsi qualora il contribuente non abbia effettuato il versamento di quanto dovuto entro il 02.04.2012 o, nel caso in cui non sia dovuto alcun versamento, qualora non abbia presentato domanda di definizione entro il 02.04.2012.

Qualora il contribuente non si avvalga della definizione agevolata, la sospensione cessa il 30.06.2012, con la conseguenza che i termini processuali riprenderanno a decorrere dal 01.07.2012.

Definibilità della lite concernente il ricorso proposto oltre i termini di decadenza dell’impugnazione

Secondo quanto enunciato dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 19693 del 27.09.2011), è comunque necessario, ai fini della definibilità della controversia, che questa sia stata instaurata per tutelare un obiettivo interesse ad agire, diverso dalla mera aspettativa della definizione.

In concreto, non possono ammettersi alla definizione domande riferite a controversie tardivamente instaurate ove, sulla base di elementi oggettivi desumibili dalla complessiva vicenda giudiziaria e amministrativa, da indicare tassativamente nella motivazione del diniego, si possa ritenere fondatamente che il contribuente abbia precostituito la pendenza della controversia al solo fine di beneficiare della definizione.

Definibilità ruoli relativi a redditi soggetti a tassazione separata

La nozione di “atto impositivo” che rileva per la definibilità della lite presuppone la rettifica della dichiarazione, mentre il ruolo emesso per la tassazione separata dei redditi è atto ricognitivo di quanto indicato dal contribuente o dal sostituto d’imposta nella dichiarazione.

L’imposta relativa ai redditi in questione non è liquidata, come invece per la tassazione ordinaria, dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi, ma è

determinata dall’Amministrazione finanziaria sulla base delle informazioni indicate dallo stesso contribuente o dal sostituto nella propria dichiarazione.

Pertanto, l’Ufficio provvederà a notificare al ricorrente e a depositare presso l’organo giurisdizionale il diniego della domanda di definizione della lite fiscale pendente dopo che saranno rese disponibili le funzionalità informatiche di controllo delle domande presentate.

Diversamente, nei casi in cui il contribuente con il ricorso, tramite l’impugnazione del ruolo, abbia contestato l’eventuale rettifica dei dati indicati in dichiarazione operata in attuazione dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 assume rilievo la natura impositiva dell’atto sicché la lite rientrerebbe nel novero di quelle definibili.

Definibilità avvisi di liquidazione adottati ai sensi dell’art. 12 del D.L. n. 70 del 1988

Dal principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con

la sentenza n. 5289 del 2010, l’avviso di liquidazione di cui al citato art. 12 assume natura di atto impositivo ed è, quindi, definibile ai sensi dell’art. 39, comma 12, del D.L. n. 98/2011, a condizione che contestualmente e/o separatamente sia stato impugnato anche l’atto “presupposto” di attribuzione della rendita catastale.

Resta inteso che la lite relativa alla determinazione della rendita e quella concernente la quantificazione dell’imposta richiesta sulla base della rendita contestata costituiscono contenziosi separati e scindibili.

In particolare, la controversia derivante dall’impugnazione dell’avviso di liquidazione è definibile. Di contro, la causa avverso l’atto di classa mento prosegue, in quanto la definibilità della lite, ai sensi del citato articolo 39, concerne solamente controversie riferite ad atti che determinano una maggiore imposta nelle quali è parte l’Agenzia delle entrate.

Nell’ipotesi in cui l’atto di attribuzione della rendita catastale non sia stato notificato dall’Ufficio dell’Agenzia del territorio e avverso l’avviso di liquidazione di cui all’art. 12 del D.L. n. 70/1988 sia stato presentato ricorso per far valere anche le contestazioni relative alla rendita catastale, la legittimazione passiva spetta sia all’Agenzia del territorio che all’Agenzia delle entrate, considerato che i rapporti giuridici in contestazione sono distinti. Infatti, l’Agenzia delle entrate non ha una “autonoma legittimazione nella controversia concernente la rendita catastale” e “le questioni di merito e di valutazione della rendita catastale devono essere fatte valere, dunque, con l’impugnazione del provvedimento di attribuzione della rendita in un giudizio nel quale il contraddittore è individuato nell’ufficio provinciale dell’Agenzia del territorio, cui sono attualmente rimesse le operazioni catastali”.

Ne discende che l’Ufficio dell’Agenzia delle entrate non può controdedurre in ordine a questioni concernenti la rendita e, quindi, è onere del contribuente chiamare in giudizio ritualmente il competente Ufficio dell’Agenzia del territorio. Anche in tale ipotesi é definibile la controversia relativa alla determinazione della maggiore imposta (di competenza dell’Agenzia delle entrate), ma non quella instaurata attraverso l’impugnazione dell’atto di classamento (di competenza dell’Agenzia del territorio).

Determinazione dell’aliquota da applicare all’importo dovuto per la definizione della lite, in caso di pronuncia di rinvio emessa dalla Corte di Cassazione

Infine, in caso di cassazione con rinvio per la definizione deve essere applicata l’aliquota del 30%, prevista dall’art. 16, comma 1, lettera b), n. 3) delle legge n. 289 del 2002, che, per effetto del rinvio operato dall’art. 39, comma 12, del D.L. n. 98 del 2011, trova applicazione anche per la definizione delle liti “minori”.

 

Soggetti interessati

Contribuenti con liti fiscali pendenti alla data del 31.12.2011 con valore non superiore ad euro 20.000.

Modalità operative

Le liti fiscali pendenti dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado del giudizio ed anche a seguito di rinvio possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle seguenti somme se il valore della lite è di importo fino a 2.000 euro: 150 euro.

Se il valore della lite è di importo superiore a 2.000 euro:

- il 10% del valore della lite in caso di soccombenza dell’Amministrazione finanziaria;

- il 50% del valore della lite, in caso di soccombenza del contribuente;
- il 30% del valore della lite nel caso in cui la lite penda ancora nel primo grado di giudizio e non sia stata già resa alcuna pronuncia giurisdizionale non cautelare sul merito ovvero sull’ammissibilità dell'atto introduttivo del giudizio.

Sono scomputabili le somme iscritte a ruolo provvisorio, pagate a titolo di tributo, sanzioni amministrative, interessi ed indennità di mora di spettanza dell’Agenzia delle entrate, limitatamente alla parte commisurata alla pretesa impositiva ancora in contestazione nella lite

Codice tributo

 

8082 “Liti fiscali pendenti – Definizione ai sensi dell’articolo 39, comma 12, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98”.

 

3) Pensioni 2012: Fasce di retribuzione e reddito pensionabili

L’Inps, con la circolare n. 38 del 14.03.2012, ha fornito le tabelle, aggiornate con la perequazione automatica del 2,70% comunicata dall’Istat ad inizio anno, relative alle fasce di retribuzione e di reddito pensionabili per le pensioni con decorrenza nell’anno 2012, minimali e massimali per l’accredito dei contributi ai fini del diritto a pensione e i limiti di reddito per la riduzione della percentuale delle pensioni ai superstiti e degli assegni di invalidità.

Gestione ex-Inpdap

Sempre l’Inps, con la circolare n. 37 del 14.03.2012, acquisito il parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha fornito le indicazioni per quanto concerne le disposizioni in materia di trattamenti pensionistici e di trattamenti di fine servizio e fine rapporto per gli iscritti alle casse gestite dall’ex-Inpdap. In particolare, sono descritte in dettaglio le nuove disposizioni legislative che regolamentano il riconoscimento dell’equo indennizzo e delle pensioni privilegiate, i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata e i termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio e di fine rapporto in relazione a cessazioni dal servizio connesse a pensionamenti con 40 anni di anzianità.

Gestione ex-Enpals

Ed ancora, l’Inps, con la circolare n. 36 del 14.03.2012, ha comunicato le nuove disposizioni in materia previdenziale apportate dalla legge 214/2011, di conversione del decreto legge 201/2011, con riferimento ai fondi per i lavoratori dello spettacolo e degli sportivi professionisti.

Dal momento che per i lavoratori iscritti a tali fondi non esiste distinzione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, le due tipologie di rapporto di lavoro sono sempre inquadrate con le medesime tutele previdenziali a prescindere dalla natura del rapporto di lavoro.

La nuova disciplina pensionistica viene illustrata in dettaglio per quanto riguarda i requisiti anagrafici e contributivi necessari per poter accedere alle prestazioni introdotte dalla riforma (pensione di vecchiaia e pensione anticipata) in sostituzione di quelle previgenti, a decorrere dal 1° gennaio 2012.

 

4) Gestione separata: Tutela della maternità anche online

L’Inps ha attivato anche per gli iscritti alla Gestione separata la possibilità di inviare online le domande di maternità/paternità e congedo parentale.

Il servizio è accessibile utilizzando i consueti tre canali (Web, contact center e patronati) validi per inviare le domande relative ai diversi tipi di evento legati alla maternità/paternità e ai congedi parentali (parto, interruzione di gravidanza, adozione/affidamento nazionale e adozione/affidamento preadottivo internazionale).

 

5) Patto di non concorrenza: Trattamento contabile, fiscale e previdenziale

La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, con il parere n. 9 del 15.03.2012, è intervenuta in merito al trattamento contabile, fiscale e previdenziale del cd. “patto di non concorrenza”.

Difatti, l’art. 1751-bis c.c. stabilisce che agente e impresa preponente possono prevedere contrattualmente un patto che limiti la concorrenza dell'agente alla cessazione del rapporto di agenzia.

Qualora l’agente si sia vincolato a non svolgere attività in concorrenza, il preponente è tenuto, secondo quanto stabilito dall’art. 23 della Legge n. 422 del 2000, a corrispondere all’agente un’indennità, all’atto dello scioglimento del rapporto.

Tale accordo, deve essere riferito alla stessa zona, clientela e genere di beni o servizi oggetto del mandato originario.

La finalità della somma corrisposta all’agente è quella di garantire al medesimo un indennizzo per il fatto che gli è inibita la possibilità di sfruttare, a proprio favore, la clientela acquisita offrendo in concorrenza gli stessi beni e servizi.

In sostanza, in base alla predetta disposizione del codice civile, l’agente, a seguito della sottoscrizione del patto di non concorrenza, ha diritto ad una indennità di natura “non provvisionale”.

Tale indennità deve essere commisurata:

- Alla durata del patto di non concorrenza, non superiore a due anni dopo l’estinzione del contratto;

- alla natura del contratto di agenzia;

- all’indennità di fine rapporto.

La sua determinazione, basata sui menzionati parametri, è affidata alla contrattazione tra le parti, tenendo conto degli accordi economici nazionali di categoria. In assenza di accordo tra le parti, tale indennità viene determinata dal giudice in via equitativa anche in relazione:

a) alla media dei corrispettivi riscossi dall’agente in vigenza di contratto e alla loro incidenza sul volume d’affari complessivo nello stesso periodo;

b) alle cause di cessazione del contratto di agenzia;

c) all’ampiezza della zona assegnata all'agente;

d) all’esistenza o meno del vincolo di esclusiva per un solo preponente.

La disposizione in argomento, si applica esclusivamente agli agenti che esercitano in forma individuale, di società di persone o di società di capitali con un solo socio, nonché, ove previsto da accordi economici nazionali di categoria, a società di capitali costituite esclusivamente o prevalentemente da agenti commerciali.

Criteri di tassazione per l’agente

L’eventuale accettazione del patto di non concorrenza comporta la corresponsione all'agente di una specifica indennità di natura non provvigionale, avente quindi natura risarcitoria, la cui ratio sta nel garantire all’agente un indennizzo per il divieto di sfruttare, a proprio favore, la clientela

acquisita offrendo gli stessi beni e servizi (ma concorrenti) nella medesima zona.

Il risarcimento per un “danno” subito è volto a porre rimedio al pregiudizio arrecato da una condotta “non iure e contra iure”, circostanza che nel caso di specie non emerge.

Diversamente, l’indennità percepita viene corrisposta per compensare (seppur parzialmente) il futuro mancato reddito derivante dalla chiusura del rapporto di agenzia.

Tale somma, dunque, ha natura reddituale poiché volta a compensare il c.d. lucro cessante relativo alla chiusura dall'attività oggetto di prestazione del contratto di mandato.

Viene, quindi, ritenuto che l’indennità possa essere classificata tra i ricavi, di cui all’art. 85, comma 1, lettera a) del TUIR.

Per quanto concerne le (sole) imprese individuali e società di persone l’art. 17 comma 1, lett. d) del Tuir, prevede la tassazione separata delle indennità per cessazione di rapporti di agenzia.

La dottrina che fornisce una interpretazione ampia della disposizione ritiene plausibile che questo corrispettivo si possa ricomprendere tra le indennità di cui all’art. 1751-bis c.c. e, dunque, fruire per opzione della tassazione separata ex art. 17 del Tuir.

Al riguardo, sorgono alcune perplessità su tali conclusioni, poiché la finalità della tassazione separata è quella di tassare in via favorevole somme che sono maturate nel tempo (come il TFR dei lavoratori dipendenti) ma percepite in unica soluzione.

L’indennità da patto di non concorrenza sembra, invece, proiettarsi nel futuro posto che la finalità è quella di compensare mancati guadagni dell’agente negli anni di copertura del patto.

Resta il fatto che non vi sono pronunciamenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle entrate, viene, quindi, auspicato un immediato intervento ufficiale atto a dissipare i dubbi sorti in materia.

Per completezza, la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro è del parere che nell’ipotesi in cui l’indennità venga corrisposta ad un agente in forma individuale o sotto di società di persone, la stessa non deve concorrere alla formazione della base imponibile Irap poiché non avendo natura provvigionale “fuoriesce” dalla formazione del reddito d’impresa e, dunque, attiene alla sfera personale della persona.

Sembra, invece, che l’indennità formi base imponibile Irap nel caso l’agente sia costituito sotto forma di società di capitali.

In materia di IVA, viene segnalato che l’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un quesito dell’Assonime, con la nota del 17.12.2001, n. 2001/179539, ha precisato che le somme spettanti all’agente, in dipendenza dell’accettazione del patto di non concorrenza dopo lo scioglimento del contratto di agenzia, non rappresentano, in virtù della natura non provvigionale, il corrispettivo per una prestazione di servizi, ma una forma di risarcimento.

L’Agenzia ritiene che la sua corresponsione rimanga esclusa dall’ambito di applicazione dell’IVA per mancanza del presupposto oggettivo.

Per cui la predetta indennità non è soggetta a contribuzione Enasarco.

Tassazione dell’impresa mandante

Le somme corrisposte dall’impresa preponente costituiscono costi inerenti e dunque deducibili ai fini delle imposte sui redditi ai sensi dell’art. 109 del Tuir. Ugualmente detta indennità concorre alla formazione della base imponibile Irap con i criteri oltre rappresentati.

L’aspetto inesplorato attiene alle modalità di deduzione della indennità. In particolare ci si chiede se debba essere interamente portata a conto economico e dedotta nel periodo d’imposta in cui l’accordo si è perfezionato o se il relativo costo debba essere ripartito lungo la durata del patto.

In quest’ultima ipotesi si accede alla tesi che il costo di cui trattasi abbia natura pluriennale e sia dunque capitalizzabile in bilancio tra gli oneri pluriennali immateriali e conseguentemente ammortizzabile.

Il codice civile non affronta il problema e così i principi nazionali OIC. Tuttavia, i principi contabili internazionali (ISFR 3) individuano, a titolo esemplificativo alcuni elementi che possiedono i requisiti per essere iscritti tra le attività immateriali, tra i quali compare proprio il patto di non concorrenza.

Tale elemento è contenuto nell’Illustrative examples dell’IFRS 3 - Aggregazioni aziendali, ma anche il par. 119 dello IAS 38, nel definire il concetto di classe di

attività immateriali (gruppo di attività di natura e utilizzo simile), fornisce uno spunto laddove include tra i costi pluriennali capitalizzabili gli “Accordi di licenza, di royalty e di obbligo di non fare (standstill agreement)”.

In definitiva, tenuto conto che i principi contabili internazionali sono improntati, con riferimento alle voci in parola, ad un rigido principio della prudenza, sembra ragionevole che anche coloro i quali non adottano per obbligo tali principi si possano ad essi rifare per i criteri di contabilizzazione.

Dal punto di vista fiscale, una volta adottata la scelta della capitalizzazione tra le spese pluriennali immateriali, la deducibilità è una diretta conseguenza dell’ammortamento iscritto nel conto economico dell’esercizio, calcolato in base alla durata del patto.

Ai fini Irap gli ammortamenti rientrano tra i componenti deducibili dell’imposta.

(Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, parere n. 9 del 15.03.2012)

 

6) Deduzione spese di sponsorizzazione e di pubblicità

L’Agenzia delle Entrate, riprendendo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3433 del 05.03.2012, ha colto l’occasione per riepilogare la relativa problematica.

Come è noto, la Suprema Corte ha affermato, sostanzialmente, che le spese di sponsorizzazione possono essere dedotte soltanto se producono maggiori ricavi.

Nel caso di specie, è, infatti, emerso che promuovere un’auto da corsa con il nome dell’impresa non rientra nelle spese di pubblicità ma in quelle di rappresentanza, se non viene dimostrato l’incremento commerciale.

Le spese di sponsorizzazione per l’attività di un pilota professionista attraverso l’apposizione della scritta sociale sulla vettura sarebbero idonee ad accrescere di più il prestigio dell’impresa, anziché incrementare la vendita dei prodotti commercializzati, e ciò comporterebbe la deducibilità limitata.

È stato, quindi, messa in risalto la diversa natura delle spese di pubblicità e quelle di rappresentanza.

Quello che conta è, quindi, potere dimostrare, in maniera concreta, che le spese non sono di sponsorizzazione, ma di pubblicità poiché di fatto sono aumentati, grazie a tale evento, i ricavi dell’impresa.

L’ordinanza della Cassazione

La Suprema Corte ha affermato “…che costituiscono spese di rappresentanza quelle affrontate per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l'immagine dell’impresa ed a potenziarne le possibilità di sviluppo, mentre vanno qualificate come spese pubblicitarie o di propaganda quelle erogate per la realizzazione di iniziative tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi, o comunque dell'attività svolta”.

A differenza delle spese di rappresentanza che non sono finalizzate a incrementare l’attività commerciale ma a diffondere tra il pubblico il nome e/o il marchio della società, quelle di pubblicità o propaganda, invece, sono sostenute per determinare un incremento delle vendite, attraverso l’acquisizione di nuova clientela o l’incremento delle vendite verso la clientela già esistente. I messaggi promozionali possono essere diffusi, non solo tramite strumenti mediatici, ma anche attraverso altri mezzi di propaganda (dépliant illustrativi, cataloghi descrittivi dei prodotti commercializzati, campioni gratuiti ecc.).

Le spese di rappresentanza coincidono con la crescita d'immagine ed il maggior prestigio nonché con il potenziamento delle possibilità di sviluppo della società, mentre, le spese di pubblicità o propaganda consistono in una diretta finalità promozionale e di incremento commerciale, normalmente, concernente la produzione realizzata in un determinato contesto.

Nel caso di specie, la Cassazione ritiene che la società contribuente, che esercita l’attività nel settore degli imballaggi, non ha provato il ritorno commerciale che la sponsorizzazione di un pilota professionista avrebbe apportato alla stessa, né ha dimostrato “…quale potesse essere la concreta finalità d'incremento commerciale, concernente la produzione di impiantistica per imballaggi, nel contesto delle corse automobilistiche”.

Pertanto, in tale fattispecie, le spese di sponsorizzazione, poiché sono idonee solo ad accrescere il prestigio dell'impresa, ma non riescono a incrementarne la vendita dei prodotti dalla stessa commercializzati, devono trattate come spese di rappresentanza, deducibili nei limiti di cui all’ex art. 108 del Tuir.

Le novità in materia illustrate dalle Entrate

Per completezza, occorre tenere presente che, a decorrere dal 2008, l’art. 108 del Tuir, nella parte relativa alle spese di rappresentanza, è stato modificato dall’art. 1 della Legge 244/2007, con l’effetto che le stesse sono state sostanzialmente equiparate a quelle di pubblicità.

In virtù di tale modifica, in atto, le spese di rappresentanza “…sono deducibili nel periodo d'imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse, del volume dei ricavi dell'attività caratteristica dell'impresa e dell'attività internazionale dell'impresa. Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a euro 50”.

Inoltre, in base all’art. 1 del D.M. del 19.11.2008 (di attuazione della norma) “…si considerano inerenti, sempreché effettivamente sostenute e documentate, le spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi, effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell'obiettivo di generare anche potenzialmente benefici economici per l'impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore…”.

Si tratta, in particolare, delle spese sostenute per viaggi turistici in occasione dei quali siano programmate e in concreto svolte significative attività promozionali dei beni o dei servizi la cui produzione o il cui scambio costituisce oggetto dell'attività caratteristica dell'impresa; per feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di ricorrenze aziendali o di festività nazionali o religiose; per feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione dell'inaugurazione di nuove sedi, uffici o stabilimenti dell'impresa; per feste, ricevimenti e altri enti di intrattenimento organizzati in occasione di mostre, fiere, ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall'impresa; in generale, di ogni altra spesa per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, inclusi i contributi erogati gratuitamente per convegni, seminari e manifestazioni simili il cui sostenimento risponda ai criteri di inerenza precedentemente indicati.
Tali spese, tuttavia, sono deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento, in misura percentuale rispetto all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa, risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo.

 

7) Applicazione della disciplina dei diritti degli azionisti: Esiti del questionario Assonime

Assonime, il 07.02.2012, ha presentato, nel corso di una riunione con le società associate, gli esiti del questionario sull’applicazione della disciplina sui diritti degli azionisti, recepita con il D.Lgs. n. 27/2010 e le disposizioni attuative; il questionario è stato inviato a 114 società quotate e 42 hanno risposto.
Nel questionario sono state poste alcune domande, per esempio, su:

- ambito di applicazione della disciplina sui diritti degli azionisti (estensione ad assemblee degli obbligazionisti, assemblee di azioni di risparmio e privilegiate); - previsione della facoltà di convocazione unica dell’assemblea;

- informativa pre-assembleare (numero di giornali su cui è stato pubblicato l’avviso di convocazione, pubblicazione anche in inglese, costi collegati alla pubblicazione);

- casi di integrazione dell’ordine del giorno;

- diritto di porre domande (eventuale previsione di una cut-off date per il ricevimento delle domande, attestazione della legittimazione mediante certificazione, previsione di una sezione del sito che raccoglie domande e risposte, percentuali di azioni detenute dai soci che hanno poste domande);

- modalità di trasmissione delle deleghe di voto e di notifica elettronica delle deleghe previste;

- nomina del rappresentante designato, modalità con cui sono state conferite le deleghe a tale soggetto, ammontare dei costi sostenuti;

- previsione di modalità di voto a distanza;

- casi di utilizzo delle sollecitazioni delle deleghe di voto;

- esistenza di rapporti con proxy advisors;

- previsione, in statuto, della facoltà di shareholder identification e di maggiorazione del dividendo.

Dal questionario è emerso che buona parte delle società:

- ha previsto la convocazione unica dell’assemblea con clausola statutaria che ha demandato la facoltà al Cda;

- ha pubblicato l’avviso in inglese sul proprio sito internet;

- ha previsto una cut-off date per il ricevimento delle domande. La percentuale di azioni detenute, nella maggior parte dei casi, è stata irrisoria (meno dello 0,01% del capitale sociale);

- ha nominato un rappresentate designato per la ricezione delle deleghe che è stato scarsamente utilizzato dagli azionisti;

- non ha avuto rapporti con proxy advisors che, nella maggior parte dei casi, non hanno richiesto chiarimenti sulla documentazione assembleare;

- non ha previsto, in statuto, la facoltà di shareholder identification e di maggiorazione del dividendo.

(Assonime, nota del 15.03.2012)

 

8) Approvato il Decreto in materia ambientale

La Camera dei Deputati, dopo la trattazione degli ordini del giorno, ha approvato il Disegno Di Legge, con modificazioni, già approvato dal Senato, di conversione del Decreto Legge 25.01.2012, n. 2, recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale (C. 4999-A).

Il provvedimento è adesso tornato all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

(Camera dei Deputati, nota del 15.03.2012)

 

Vincenzo D’Andò