Novità fiscali del 13 marzo 2012: nuove regole in arrivo per il reverse charge

Pubblicato il 13 marzo 2012



in aumento il numero delle partite IVA in Italia; tonnage tax: versione software aggiornata per comunicare l’opzione; attivazione del canale telematico per la richiesta all’INPS delle visite mediche di controllo: istruzioni operative; recesso del socio di Srl previa trasformazione in Snc; nuove regole sul reverse charge dal 17.03.2012; ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: rateizzazione oneri per domande presentate nel 2012; tariffa rifiuti senza IVA; per il taglio dell’IRAP sconti regionali dal 2013; il nuovo redditometro sarà on line prima del termine per le dichiarazioni dei redditi; Onlus: termine perentorio per le risposte al fisco

 

 

Indice:

 

1) In aumento il numero delle partite Iva in Italia

 

2) Tonnage tax: Versione software aggiornata per comunicare l’opzione

 

3) Attivazione del canale telematico per la richiesta all’Inps delle visite mediche di controllo: Istruzioni operative

 

4) Recesso del socio di Srl previa trasformazione in Snc

 

5) Nuove regole sul reverse charge dal 17.03.2012

 

6) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: Rateizzazione oneri per domande presentate nel 2012

 

7) Tariffa rifiuti senza Iva

 

8) Per il taglio dell’Irap sconti regionali dal 2013

 

9) Il nuovo redditometro sarà on line prima del termine per le dichiarazioni dei redditi

 

10) Onlus: Termine perentorio per le risposte al fisco

 

 

1) In aumento il numero delle partite Iva in Italia

Rispetto al precedente mese si è incrementato il numero delle partita Iva nella misura del 4,5%.

Lo rende noto il MEF - Dipartimento delle Finanze - Osservatorio sulle partite IVA, nel documento di sintesi dei dati di gennaio 2012, pubblicato il 12.03.2012.

Dunque, nel mese gennaio 2012 sono state aperte 87.553 nuove partite Iva. Con un incremento rispetto al mese di dicembre 2011.

La distribuzione per natura giuridica mostra la forte preponderanza delle persone fisiche nelle aperture di partita Iva (la loro quota si attesta all’81,8%) e, tra le altre forme giuridiche, le società di capitali raggiungono il 10,7%. Confrontando tali dati con il gennaio 2011, si nota che proprio grazie alle persone fisiche il mese si chiude con l’aumento sopra menzionato, in quanto il loro incremento (+ 8,2%) permette di bilanciare il calo di aperture relativo alle forme societarie.

Riguardo alla ripartizione territoriale delle aperture, il 45,4% di esse si è registrato al Nord, il 22,7% al Centro, il 32% al Sud ed Isole; il confronto con gennaio 2011 denota un lieve calo di aperture al Nord-Est mentre il resto delle regioni è in aumento, più marcato al Centro-Sud ed Isole.

La classificazione per settore produttivo evidenzia che nelle attività professionali si registra il maggior numero di aperture di partite Iva: il 22,2% del totale, seguito dal commercio con il 20%.

Nel complesso, il gruppo dei servizi raccoglie il 57,3% delle aperture totali, con un aumento, rispetto al gennaio 2011, dell’8,6%; anche il settore agricolo mostra un deciso aumento di aperture, mentre in flessione appare quello industriale, sostanzialmente stabile il commercio.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso vede i maschi aprire circa il 64% di partite Iva; da notare, comunque, il sensibile incremento di aperture Iva da parte delle femmine, rispetto al gennaio 2011: +11,3%. Il 53,2% delle aperture è dovuto a giovani fino a 35 anni e tale classe di età è l’unica che mostra un aumento di aperture rispetto allo scorso anno.

 

 

2) Tonnage tax: Versione software aggiornata per comunicare l’opzione

Aggiornato il software di compilazione della comunicazione per l’opzione regime di tassazione della “tonnage tax”.

Ha dunque subito l’aggiornamento la “datata” versione software: 1.0.0 del 26.09.2005, cioè del software “tonnage-tax” che consente la compilazione e la predisposizione del tracciato telematico della comunicazione relativa al regime di determinazione della base imponibile delle imprese marittime di cui agli artt. da 151 a 161 del TUIR.

In particolare, la nota dell’Agenzia delle Entrate del 12.03.2012, precisa che per le comunicazioni da inviare a partire dal 2012 è disponibile un aggiornamento software da eseguire dopo avere installato la versione 1.0.0 del 26.09.2005.

 

 

3) Attivazione del canale telematico per la richiesta all’Inps delle visite mediche di controllo: Istruzioni operative

Riguardo le numerose richieste di chiarimenti da parte dei datori di lavoro pubblici e privati in merito all’attivazione del canale telematico per la richiesta all’Inps delle visite mediche di controllo domiciliare e/o ambulatoriale da parte dei datori di lavoro e alle relative indicazioni fornite con la circolare n. 118/2011, l’Istituto previdenziale ha precisato che la suddetta modalità di richiesta - che regolamenta unicamente il servizio offerto da Inps - è offerta ai datori di lavoro nel rispetto della normativa già esistente che riconosce all’Inps la titolarità all’effettuazione dei controlli medico legali ai lavoratori assenti per malattia anche nel caso in cui si tratti di soggetti non tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto.

Resta ferma naturalmente la possibilità per i datori di lavoro pubblici di far riferimento alle ASL territorialmente competenti, secondo le modalità previste da tali Strutture.

L’obiettivo, infatti, della circolare in questione è unicamente quello di disciplinare le modalità di richiesta del servizio nel caso in cui, invece, il datore di lavoro pubblico opti per l’utilizzo della prestazione fornita dall’Inps.

L’Inps ha poi precisato riguardo ai lavoratori del settore pubblico, che il servizio fornito dall’Inps non potrà coprire - allo stato attuale - l’intero orario di reperibilità previsto dalle disposizioni vigenti per tali lavoratori (9.00-13.00/15.00-18.00) essendo possibile infatti effettuare le visite mediche di controllo unicamente nelle fasce di reperibilità relative ai lavoratori del settore privato (10.00-12.00/17.00-19.00).

Con il nuovo sistema di richiesta on line sarà possibile per il datore di lavoro inoltrare richieste in qualsiasi momento nell’arco delle 24 ore; tuttavia, saranno elaborate e smistate giornalmente ai medici di competenza le richieste pervenute entro le ore 9.00 per la fascia antimeridiana e ore 12.00 per quella pomeridiana.

Per consentire il controllo medico legale domiciliare, è di fondamentale importanza che il lavoratore verifichi, con la massima attenzione e precisione, l’inserimento nel certificato telematico dei dati riferiti all’indirizzo per la reperibilità. Anche per tale aspetto, infatti, nulla è innovato rispetto al passato e, pertanto, la responsabilità circa la correttezza delle informazioni riportate ricade unicamente sul lavoratore che ha il diritto e l’onere di controllare i suddetti dati al momento dell’inserimento da parte del medico o successivamente visualizzando la copia stampata del certificato stesso.

E’ stato segnalato da diverse Strutture territoriali che continuano a pervenire richieste di visite mediche domiciliari da parte dei datori di lavoro mediante utilizzo del fax.

Come è noto, ai sensi del D.L. n. 78 del 31.05.2010 convertito nella Legge 30.07.2010, n. 122 - recepito dall’Istituto con la determinazione Presidenziale n. 75 del 30.07.2010 - l’Inps ha facoltà di definire “termini e modalità per l’utilizzo esclusivo dei propri canali telematici…anche per l’utilizzo dei servizi…resi”.

Pertanto, le istanze di visite mediche di controllo che pervengono via fax potranno essere accolte solo in eventuali possibili casi di interruzione del servizio telematico connessi a problematiche di tipo tecnico.

Viene ritenuto opportuno, dunque, avvertire il datore di lavoro che eventualmente inoltri richieste con le pregresse modalità, circa l’esigenza di utilizzare esclusivamente il canale telematico, non potendo più accettare richieste di diversa tipologia.

Del pari, sono abolite tutte le pregresse modalità informative circa l’esito delle Visite domiciliari (invio per lettera della copia per il datore di lavoro) poiché di tale esito ne saranno informati sempre per via telematica, utilizzando l’apposita sezione a loro disposizione sul Portale.

Resta salva ogni altra comunicazione resa disponibile dalla procedura a seguito dell’apposizione di specifici codici di trattazione (ad es. per sanzioni, giustificazioni ecc.)

(Inps, messaggio n. 4344 del 12.03.2012)

 

 

4) Recesso del socio di Srl previa trasformazione in Snc

In ipotesi di recesso societario è conveniente, prima dell’uscita del socio, che la Srl venga trasformato in Snc. Ciò produce la deducibilità della differenza da recesso attribuita al socio che recede. Occorre, tuttavia, giustificare la trasformazione non soltanto per ragioni fiscali, altrimenti si corre il rischio che l’operazione possa essere considerata di tipo elusivo (art. 37-bis del D.P.R. n. 600/73).

Anche la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro dice la sua (dopo l’interpretazione data di recente dal Consiglio Nazionale del Notariato) riguardo il recesso da Srl, tutto questo attraverso il seguente parere n. 8 del 12.03.2012.

In base all’art. 2473 c.c., che disciplina l’uscita del socio di Società a responsabilità limitata (S.r.l.), il recesso può comportare:

- La vendita in opzione ai soci rimanenti delle quote possedute dal socio che recede;

- la vendita a terzi non soci delle quote possedute dal socio che recede;

- il rimborso delle quote al socio, in base al valore di mercato (cd. recesso proprio).

In tale ultimo caso, il codice civile precisa che la società rimborsa il socio attingendo dalle riserve disponibili.

Nei primi due casi le risorse provengono dai soci, mentre nell’ultimo caso le risorse provengono dalla società, la quale può anche indebitarsi sul mercato per reperire la necessaria liquidità.

Motivazioni fiscali

La trasformazione della Srl in Snc potrebbe avere come obiettivo la deducibilità fiscale in capo alla società trasformata della eventuale “differenza da recesso” che, ove riferibile alla Srl, è quanto meno dubbio che possa essere considerata componente negativo di reddito (sul punto in assenza di interpretazioni dell’agenzia e di giurisprudenza, vi è un vivace dibattito dottrinale), cosa invece pacifica nell’ipotesi in cui la “differenza da recesso” si verifichi nell’ambito di una società di persone.

Premesso che la “differenza da recesso” è costituita dal maggior valore attribuito alla quota del socio receduto, rispetto ai valori contabili del patrimonio che la stessa rappresenta, contabilmente il recesso, in base a quanto previsto dall’art. 2473 c.c. (recesso del socio di Srl), avviene come segue: “il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o, in mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest'ultimo caso si applica l’articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.”.

In definitiva, una volta concordato il valore da attribuire al socio receduto, in contropartita della iscrizione di un debito verso il medesimo, la Srl storna le proprie riserve di patrimonio netto.

Ove queste non siano sufficienti, deve ridurre il capitale sociale. Nel caso neanche questo basti, o i soci effettuano versamenti a fondo perduto per costituire le necessarie riserve di patrimonio netto per garantire il recesso e ricostituire il capitale sociale alla consistenza minima, diversamente la società è posta in liquidazione.

In tal caso il recesso non ha più effetto e il socio recedente concorre insieme a tutti gli altri alla ripartizione degli eventuali avanzi di liquidazione.

Così non è nel recesso del socio di società di persone, poiché il codice civile non prevede alcuna “sequenza” per attribuire al socio receduto le somme spettanti.

Al riguardo L’Agenzia delle Entrate nella Ris. n. 64 del 2008, affrontando la specifica problematica, ha sostenuto che l’importo corrisposto al socio di società di persone in occasione del recesso risulta costituito da due componenti:

- La prima, afferente alla quota di patrimonio netto spettante al socio in proporzione alla quota di partecipazione detenuta, risulta costituita dal rimborso della quota di capitale sociale versato dal socio e dalla distribuzione delle riserve, sia di utili che di capitale, eventualmente esistenti;

- la seconda, relativa al riconoscimento dell’eventuale maggior valore economico del complesso aziendale alla data dello scioglimento del rapporto sociale rispetto ai valori contabili del patrimonio di sua pertinenza, e che costituisce la cosiddetta “differenza da recesso”.

Dunque, la differenza è sostanziale nel recesso dalle due tipologie societarie, posto che:

- Nella Srl si attinge a tutte le riserve per liquidare la quota al socio receduto, mentre nelle società di persone si attinge solo alla quota parte di riserve in proporzione alla partecipazione del socio al capitale sociale;

- nella Srl solo dopo utilizzate tutte le riserve si riduce, se occorre, il capitale sociale, mentre nelle società di persone la riduzione del capitale sociale avviene immediatamente per la quota parte di pertinenza del socio receduto;

- nella Srl la differenza da recesso (incapienza delle riserve e del capitale sociale), comporta salvo versamenti dei soci a fondo perduto, la messa in liquidazione della società, mentre nelle società di persone la differenza da recesso, ossia il maggior valore tra somme da liquidare al socio receduto e storno di quota parte del capitale e delle riserve di pertinenza del socio, confluisce a conto economico e costituisce (Ris. n. 64/2008) un componente deducibile per la società.

Alla luce di ciò viene evidenziata la convenienza fiscale a trasformare la Srl in Snc allo scopo di rendere deducibile la differenza da recesso.

Per completezza viene ribadito che la deducibilità delle differenza da recesso nell’ambito della Srl è frutto di acceso dibattito le cui conclusioni sono per la maggior parte orientate, seppure con diverse motivazioni, verso la non deducibilità per la società interessata.

Convenienza finanziaria

Una seconda motivazione, che prende spunto sempre dalla diversa modalità di imputazione contabile della somma da recesso nelle due tipologie societarie, potrebbe essere costituita, nell’ambito della Srl, proprio dall’ipotesi in cui il patrimonio netto contabile della stessa sia non sufficiente a garantire la liquidazione della quota al socio receduto.

Tale circostanza costringerebbe i soci ad effettuare versamenti a fondo perduto allo scopo di costituire la necessaria consistenza patrimoniale in capo alla società.

Se questi ultimi, tuttavia non dispongono delle relativa somme, l’operazione non risulterebbe realizzabile.

Per inciso, a nulla varrebbe reperire da parte della Srl sul mercato finanziario finanziamenti per garantire al socio il pagamento della somma concordata per il recesso, poiché si creerebbe in questo modo una posta di debito (Finanziamenti da banca) e non certamente una posta di patrimonio netto.

Diverse sono le conclusioni nel caso di recesso da società di persone, poiché non essendovi l’obbligo di un capitale sociale minimo e potendo in linea di principio la società avere anche un patrimonio netto negativo (rispondono comunque i soci con i propri beni delle obbligazioni sociali), sarebbe sufficiente - per portare a termine l’operazione - reperire da parte della Snc sul mercato finanziario le somme necessarie per pagare il debito del socio derivante dal recesso.

Conclusioni

Viene ritenuto che le motivazioni che spingono i soci della Srl alla trasformazione siano da ricercarsi tra quelle sopra individuate. Sul punto, tuttavia, occorre grande cautela posto che l’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/73 prevede le trasformazioni tra le operazioni i cui vantaggi fiscali possono essere disconosciuti dall’amministrazione finanziaria ove realizzate con intenti elusivi. Si rende, quindi, necessario, nella delibera di trasformazione dettagliare analiticamente le motivazioni (non fiscali) che hanno comportato la trasformazione.

Tutto quanto sopra rappresentato, tuttavia, configge con gli interessi del socio persona fisica receduto poiché:

- Nell’ipotesi in cui il recesso avvenga nell’ambito di una Srl, la differenza positiva (30), tra somme ottenuta a seguito del recesso (100) e costo fiscalmente riconosciuto della sua partecipazione (70) costituisce, ai sensi dell’art. 47, comma 7 del Tuir, utile, ossia reddito di capitale: “Le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci in caso di recesso, …. costituiscono utile per la parte che eccede il prezzo pagato per l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.”. Ne consegue che a seconda che il socio detenga una partecipazione qualificata o meno (art. 67, Tuir) la tassazione avverrà rispettivamente sul 49,72% dell’utile, ovvero mediante tassazione a titolo d’imposta del 12,5%, al momento dell’incasso della relativa somma;

- nell’ipotesi in cui il recesso avvenga nell’ambito di una Snc, la differenza positiva (30), tra somme ottenuta a seguito del recesso (100) e costo fiscalmente riconosciuto della sua partecipazione (70) costituisce, invece, ai sensi dell’art. 20-bis del Tuir, reddito di partecipazione (quadro RH) ossia reddito d’impresa, che concorre alla tassazione del socio per l’intero ammontare a prescindere dall’incasso (principio di competenza), salva la possibilità, ove la società si sia costituita da oltre cinque anni (si cumula l’anzianità della Srl con quella della Snc) di tassazione separata sulla base del reddito medio del biennio precedente.

 

 

5) Nuove regole sul reverse charge dal 17.03.2012

Dal 17.03.2012 saranno in vigore le modifiche introdotte dalla Legge comunitaria 2010 riferite alla disciplina Iva relativa agli acquisti di servizi forniti da soggetti non residenti.

Lo ha ricordato la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con il parere n. 7 del 08.03.2012.

Sotto osservazione alcune tipologie di servizi, poiché le nuove disposizioni hanno impatto sull’individuazione del momento di effettuazione dell’operazione e, dunque, sui conseguenti adempimenti contabili e fiscali del soggetto passivo Iva nazionale che riceve il servizio stesso.

Rimane immutato, invece, il criterio che individua il soggetto debitore dell’Iva: Infatti, per le prestazioni di servizi effettuate da soggetti non residenti continua ad applicarsi l’inversione dell’onere tributario, cd. “reverse charge”, ai sensi dell’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972.

Ciò comporta che gli obblighi IVA relativi a tutte le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da operatori economici non residenti verso soggetti passivi stabiliti in Italia sono adempiuti da questi ultimi.

Operazioni effettuate a decorrere dal 17.03.2012

Per le prestazioni di servizi “generiche” rese da un soggetto passivo Iva estero nei confronti di un soggetto passivo Iva stabilito nel territorio dello Stato (art. 7-ter, comma 1, del Decreto IVA); da un soggetto passivo Iva stabilito nel territorio dello Stato verso un soggetto passivo Iva che non è ivi stabilito, effettuate dal 17.03.2012, cambia il criterio di individuazione del momento impositivo. Per esse, infatti, occorrerà fare riferimento: Al momento in cui la prestazione viene ultimata; o, laddove l’operazione sia di carattere periodico o continuativo, al momento di maturazione dei corrispettivi.

Laddove, poi, anteriormente a tale momento venga, in tutto o in parte, pagato il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo pagato, all’atto del pagamento.

Per le restanti prestazioni di servizi (prestazioni di servizi non “generiche” verso soggetti passivi, artt. 7-quater e seguenti del D.P.R. n. 633 del 1972) rimane, invece, immutato il criterio previgente, vale a dire il primo momento tra pagamento della fattura o ricevimento della fattura.

Ora, limitatamente alle prestazioni di servizi “generiche” rese da un soggetto passivo Iva stabilito in un altro Stato membro della UE nei confronti di un soggetto passivo Iva stabilito in Italia effettuate a partire dal 17.03.2012 viene prevista, obbligatoriamente (e non più facoltativamente), l’integrazione della fattura emessa dal fornitore estero, secondo le disposizioni di cui artt. 46 e 47 del D.L. n. 331/1993, vale a dire il metodo del reverse charge propriamente detto.

In questo caso, l’integrazione e la successiva annotazione sui registri IVA devono avvenire:

- entro il mese di ricevimento della fattura;

- anche dopo, ma in ogni caso prima dello scadere del termine di 15 giorni dal suddetto ricevimento.

In caso di mancata ricezione della fattura del prestatore UE, i suddetti adempimenti devono, invece, avvenire entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Per tutte le prestazioni di servizi rese da soggetti extra UE e per quelle cui si applicano criteri impositivi “in deroga” effettuate da soggetti UE (ad es., prestazioni di servizi relativi a beni immobili), continua, invece, ad applicarsi il meccanismo dell’autofatturazione.

Adempimenti Intrastat

Alla luce del nuovo obbligo di integrazione della fattura emessa dal fornitore UE in relazione alla effettuazione di prestazioni di servizi generiche, per queste operazioni l’esigibilità dell’imposta (la quale rileva anche ai fini degli adempimenti Intrastat) non coincide più con il momento di effettuazione dell’operazione, ma sorge:

- nel mese in cui la fattura perviene al destinatario;

- o, in assenza della fattura, entro il mese, successivo alla data in cui viene emessa l’autofattura che regolarizza l’operazione.

 

 

6) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti: Rateizzazione oneri per domande presentate nel 2012

I piani di rateizzazione degli oneri di ricongiunzione, relativi a domande presentate nel corso del corrente anno 2012 devono essere predisposti in base ai dei coefficienti.

Lo ha precisato l’Inps, con la circolare n. 34 del 12.03.2012 che riporta in allegato le tabelle di detti coefficienti.

Tale Istituto previdenziale, con la circolare n. 54 del 16.03.2011 aveva fornito le tabelle dei coefficienti da utilizzare per i piani di ammortamento degli oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel corso dell’anno 2011, aggiornati in base al tasso di variazione medio annuo dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’ISTAT per il 2010, come previsto dal comma 3 dell’art. 2 della Legge n. 45/90.

Adesso, ai fini della predisposizione dei piani di ammortamento degli oneri relativi alle domande di ricongiunzione presentate nel corrente anno 2012, l’Inps ha aggiornato le tabelle allegate alla citata circolare n. 54/2011 in base al tasso di variazione medio annuo dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall'ISTAT per il 2011, pari al 2,7%.

Pertanto, l’Istituto ora allega alla neo circolare:

- Le istruzioni per il corretto uso delle tabelle (all. 1);

- la tabella I/2012 - Ammontare della rata mensile costante posticipata per ammortizzare al tasso annuo composto del 2,7% il capitale unitario da 2 a 120 mensilità (all. 2);

- la tabella II/2012 - Coefficienti per la determinazione del debito residuo in caso di sospensione del versamento delle rate mensili prima della estinzione del debito al tasso annuo del 2,7% (all.3).

 

 

7) Tariffa rifiuti senza Iva

Niente Iva sulla tariffa rifiuti: La Tia1 è un tributo. Non è, quindi, assoggettabile a Iva.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3796 del 09.03.2012 ha, infatti, censurato la tesi espressa dal dipartimento delle Politiche fiscali: La qualificazione patrimoniale della Tia2 non rileva perché sono due prelievi distinti.

Per i giudici la successione logico-giuridica di due entrate non può generare in automatico l’identità della loro natura.

Si riaprono, dunque, le possibilità di ottenere il rimborso dell’Iva pagata sulla Tia1.

 

 

8) Per il taglio dell’Irap sconti regionali dal 2013

Le deduzioni a fini Irap a modifica della base imponibile effettuate dalle Regioni a statuto ordinario per gli anni antecedenti il 2013 non sono legittime.

E’ quanto precisato nella sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del 05.03.2012, in cui la Consulta è stata chiamata a decidere sulla questione di legittimità sollevata dalla presidenza del Consiglio dei ministri nei confronti degli articoli 5 e 30 della legge regionale dell’Umbria n. 4/2011, l’ultimo dei quali riguardante, peraltro, materia diversa (personale sanitario regionale).

Sotto esame è finito l’art. 5, che prevede agevolazioni per una serie di soggetti citati dal comma 1, alle lettere a), b), c) e d), del D.Lgs. n. 446/1997 istitutivo dell’Irap.

Si tratta di società, ma anche di persone fisiche e produttori agricoli, ai quali, veniva concessa nell’anno d’imposta in corso al 31.12.2011 la possibilità di dedurre il costo del personale in più assunto con contratto a tempo indeterminato rispetto a quello contrattualizzato al 31.12.2010.

Una deduzione, secondo il comma 2 delle legge umbra, pari al 50% del costo di ogni nuovo dipendente incrementale assunto a tempo indeterminato, aumentabile al 75% nei casi di assunzione di personale dipendente disoccupato da oltre dodici mesi di età superiore a quarant'anni e di assunzione di persone di sesso femminile. In base al comma 4, la legge stabiliva, poi, che la deduzione spettasse per l’anno di imposta seguente quello in corso al 31.12.2010 e per i successivi quattro anni.

(Corte Costituzionale, sentenza n. 50 del 05.03.2012)

 

 

9) Il nuovo redditometro sarà on line prima del termine per le dichiarazioni dei redditi

Si allungano i tempi per il software di autodiagnosi sul redditometro. E anche se la scadenza per l’avvio dello strumento continua a essere calendarizzata, come confermato nei giorni scorsi dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, sarà on line in tempo per le dichiarazioni.

Da un incontro tenuto nei giorni scorsi tra Sose, società per gli studi di settore, rappresentanti di impresa e professionisti, e rappresentanti dell'Agenzia delle entrate è emerso che è necessario un supplemento di test per i questionari girati dalle categorie ai propri iscritti.

L’Agenzia pubblicherà sul sito internet il software prima del termine per le dichiarazioni dei redditi. L’avvio è stato più volte posticipato ma l’Amministrazione vuole stringere i tempi per la stagione dichiarativa 2012.

Poi a regime, sul predetto sito dell’Agenzia i contribuenti troveranno un software con cui calcolare la rispondenza dei loro dati alle regole del redditometro.

 

 

10) Onlus: Termine perentorio per le risposte al fisco

Il termine, di 30 giorni entro i quali la Onlus deve rispondere alla richiesta dell’Amministrazione finanziaria di fornire la documentazione per il controllo dei requisiti previsti dalla normativa ai fini delle agevolazioni fiscali, è perentorio.

In tal senso, il contenuto della sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 99 del 15.02.2012.

Linea “dura”, quindi, da parte della giurisprudenza di merito e di legittimità, secondo cui il termine di 30 giorni è da considerare perentorio, anche se la norma non lo preveda espressamente come tale. Si tratta di un termine che deve essere rigorosamente osservato.

 

Vincenzo D’Andò