Novità fiscali del 12 marzo 2012: la fattura del professionista non subisce la revocatoria fallimentare

Pubblicato il 12 marzo 2012



modello IVA TR 2012: bozza recepisce le novità della disciplina IVA; dipendenti PPAA: risoluzione del rapporto di lavoro per permanente inidoneità psicofisica; pubblici esercizi: lavoro extra da prevedere; parcella del professionista: non rientra nella revocatoria fallimentare; determinazione del compenso: non è nullo l’accordo verbale tra il professionista e il proprio cliente anche dopo il decreto liberalizzazioni; nuove misure in materia di diritto nazionale e comunitario: modifiche anche in materia di sovraindebitamento; approvata riforma “golden share”; IVA al 21% sui cavalli d’allevamento non a destinazione agricola; flusso telematico Mod. 730-4: entro il 31 marzo la comunicazione

 

Indice:

1) Modello Iva TR 2012: Bozza recepisce le novità della disciplina Iva

2) Dipendenti PPAA: Risoluzione del rapporto di lavoro per permanente inidoneità psicofisica

3) Pubblici esercizi: Lavoro extra da prevedere

4) Parcella del professionista: Non rientra nella revocatoria fallimentare

5) Determinazione del compenso: Non è nullo l’accordo verbale tra il professionista e il proprio cliente anche dopo il decreto liberalizzazioni

6) Nuove misure in materia di diritto nazionale e comunitario: Modifiche anche in materia di sovra indebitamento; approvata riforma “golden share”

7) Iva al 20% sui cavalli d’allevamento non a destinazione agricola

8) Flusso telematico Mod. 730-4: Entro il 31 marzo la comunicazione

 

1) Modello Iva TR 2012: Bozza recepisce le novità della disciplina Iva

È ormai disponibile, dal giorno 08.03.2012, sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate la bozza del Modello Iva TR che andrà utilizzato a partire dal prossimo mese di aprile per chiedere il rimborso o utilizzare in compensazione il credito Iva maturato nel primo trimestre del 2012.

Il modello è stato adeguato alle novità introdotte nella disciplina Iva.

Causa la modifica dell’aliquota Iva ordinaria

Nei quadri TA e TB i righi riservati, rispettivamente, all’esposizione delle operazioni attive con applicazione dell’aliquota del 20% (TA11) e all’esposizione degli acquisti e delle importazioni con aliquota del 20% (TB11) sono stati modificati per tenere conto della nuova aliquota del 21% che, a decorrere dal 17.09.2011, costituisce l’aliquota Iva ordinaria (art. 2, D.L. n. 138 del 2011).

Queste le altre novità

Nel quadro TE, riservato all’ente o società controllante di un gruppo Iva di cui all’art. 73 del D.p.r. n. 633 del 1972, sono stati eliminati i righi previsti per l’esposizione dei crediti relativi a periodi precedenti e trasferiti al gruppo dalle controllate nel primo anno di partecipazione alla procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo.

Sulla base della normativa vigente e delle interpretazioni fornite con diversi documenti di prassi non è più consentito alle controllate il trasferimento al gruppo Iva dei crediti maturati in periodi antecedenti l’ingresso nel gruppo stesso.

Inoltre, nel quadro TD è stato previsto il nuovo presupposto “operazioni non soggette” riservato ai contribuenti che hanno effettuato nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al 50% dell’ammontare di tutte le operazioni effettuate, determinate prestazioni di servizi per le quali non sussiste il requisito territoriale (lavorazioni relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, ovvero prestazioni di servizi di cui all’art. 19, comma 3, lettera a-bis).

 

2) Dipendenti PPAA: Risoluzione del rapporto di lavoro per permanente inidoneità psicofisica

L’Inps, con la circolare n. 33 del 08.03.2012, ha fornito indicazioni riguardo l’applicazione dei contenuti del Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali, in caso di permanente inidoneità psicofisica, con particolare riguardo alla procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico.

Il regolamento distingue tra inidoneità psicofisica permanente assoluta, intesa come assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, e relativa, intesa come stato del dipendente impossibilitato, in via permanente, a svolgere alcune o tutte le mansioni dell’area, categoria o qualifica di inquadramento.

La procedura di verifica per l’accertamento dell’’inidoneità al servizio può essere attivata ad istanza del dipendente o d’ufficio.

Ambito oggettivo e soggettivo di applicazione

Il regolamento citato disciplina la procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico relativi all’accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti, ivi compresi i dirigenti, delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca e delle università, delle agenzie di cui al DLgs. n. 300/1999, ai sensi dell’art. 55-octies del D.Lgs. n. 165/2001.

Definizione di “inidoneità psicofisica”

Tale regolamento, all’art. 2, definisce il concetto di “inidoneità psicofisica”, operando la distinzione tra “inidoneità psicofisica permanente assoluta” e “inidoneità psicofisica permanente relativa”.

In particolare, per “inidoneità psicofisica permanente assoluta” si intende lo stato del dipendente che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nella assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, mentre per “inidoneità psicofisica permanente relativa” si intende lo stato del dipendente che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, risulti impossibilitato, in via permanente, a svolgere alcune o tutte le mansioni dell’area, categoria o qualifica di inquadramento.

Organi di accertamento sanitario

Ai fini dell’accertamento dell’inidoneità psicofisica, il dipendente deve essere sottoposto a visita dagli organi medici competenti.

Con decreto del 12.02.2004, emanato in attuazione dell’art. 6, comma 13, del D.P.R. n. 461/01, sono stati fissati i criteri organizzativi per l’assegnazione delle domande agli organismi di accertamento sanitario ed approvati i modelli di verbale utilizzabili, anche per la trasmissione in via telematica, con le specificazioni sulle tipologie di accertamenti sanitari eseguiti e sulle modalità di svolgimento dei lavori delle Commissioni mediche.

L’art. 3, comma 2, del su citato decreto ministeriale stabilisce che “Nei confronti dei dipendenti di enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, gli accertamenti sanitari di cui al regolamento sono effettuati dalla Commissione medica ASL territorialmente competente in relazione alla sede di ultima assegnazione del dipendente o se, collocati in quiescenza, dalla stessa Commissione operante presso l’Azienda sanitaria locale competente in relazione al luogo di residenza dei pensionati. Quest’ultima Commissione si pronuncia anche sulle infermità o lesioni nei confronti dei dipendenti deceduti”.

Presupposti ed iniziativa per l’avvio della procedura di verifica dell’idoneità al servizio

La procedura di verifica per l’accertamento dell’idoneità al servizio può essere attivata:

- ad istanza del dipendente;

- d’ufficio.

Avvio della procedura di verifica ad istanza del dipendente

Il dipendente interessato all’accertamento presenta apposita istanza al Direttore regionale, per il tramite del Responsabile della struttura cui è assegnato, corredandola di idonea documentazione sanitaria (refertazione medica rilasciata da strutture sanitarie pubbliche, presidi privati convenzionati con il S.S.N. ovvero strutture sanitarie private), contenuta in plico chiuso recante la dicitura “contiene documentazione sanitaria riservata”.

Il dipendente assegnato presso la Direzione generale presenta l’istanza al Direttore centrale risorse umane per il tramite del Responsabile della struttura di appartenenza, con le modalità di cui sopra.

L’istanza deve essere trasmessa, senza indugio, a cura del Direttore regionale e del Direttore centrale risorse umane, alla Commissione medica della ASL territorialmente competente in relazione alla sede di servizio dell’interessato, unitamente alla documentazione sanitaria da quest’ultimo prodotta, inserita in busta chiusa recante la dicitura “contiene documentazione sanitaria riservata”.

L’istanza di cui trattasi non può, in ogni caso, essere presentata dal dipendente interessato prima del superamento del periodo di prova.

Nel caso in cui il dipendente interessato all’ accertamento dell’idoneità presti temporaneamente servizio in Amministrazione diversa, come, per esempio, nel caso di comando, il procedimento in parola, è attivato dall’Istituto, su segnalazione dell’Amministrazione ove il dipendente medesimo presta servizio.

In tal caso, il dipendente presenterà l’istanza all’Amministrazione presso la quale presta servizio che provvederà ad inoltrarla all’Istituto.

Avvio della procedura di verifica d’ufficio

L’attivazione d’ufficio della procedura può avvenire, successivamente al superamento del periodo di prova del dipendente interessato, in presenza dei seguenti presupposti:

- superamento del primo periodo di conservazione del posto di lavoro del dipendente assente per malattia, di cui all’art. 21 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto del personale degli Enti pubblici non economici, quadriennio normativo 94-97 e biennio economico 94-95;

- disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio del dipendente;

- condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente o relativa al servizio del dipendente.

L’istanza suddetta è trasmessa, per il tramite del Responsabile della struttura di appartenenza dell’interessato, al Direttore regionale, il quale, qualora intenda accogliere la richiesta, prima di adottare il relativo provvedimento, avvia la procedura di accertamento dello stato di salute del dipendente, interessandola Commissione medica della ASL territorialmente competente sulla base della sede di servizio del dipendente medesimo.

Per il personale della Direzione generale, il Responsabile della struttura di appartenenza del dipendente interessato trasmette l’istanza del dipendente al Direttore centrale risorse umane, il quale, qualora intenda accogliere la richiesta, procede analogamente a quanto sopra.

Dell’avvio della procedura viene data preventiva comunicazione all’interessato.

Sospensione cautelare dal servizio

L’Istituto può disporre la sospensione cautelare dal servizio del dipendente nelle seguenti fattispecie:

- evidenti comportamenti che fanno ragionevolmente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica, laddove gli stessi generano pericolo per la sicurezza o per l’incolumità del dipendente interessato, degli altri dipendenti o dell’utenza;

- sussistenza di condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio, quando le stesse generano pericolo per la sicurezza o per l’incolumità del dipendente interessato, degli altri dipendenti o dell’utenza.

La sospensione cautelare dal servizio non può avere una durata superiore a 180 giorni, salvo rinnovo o proroga in presenza di giustificati motivi.

Al dipendente sospeso in via cautelare dal servizio, nei casi previsti, compete un’indennità pari al trattamento retributivo spettante in caso di assenza per malattia, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge e contrattuali, ovvero, in altro caso, compete l’indennità pari al trattamento previsto in caso di sospensione cautelare dal servizio in corso di procedimento penale.

Il periodo di sospensione cautelare è valutabile ai fini dell’anzianità di servizio.

(Inps, circolare n. 33 del 08.03.2012)

 

3) Pubblici esercizi: Lavoro extra da prevedere

E’ stata eliminata la possibilità di comunicazione posticipata delle assunzioni per lavori “extra” nel turismo.

Dopo l’intervento del D.L. 5/12 (c.d. decreto semplificazioni) arrivano le circolari ministeriale n. 2/12 a conferma della restrizione delle regole e la n. 2369/12 con gli indirizzi operativi.

Fino al 9.2 per il settore del turismo, nel caso si fossero presentate necessità improvvise di incremento di personale per eventi imprevedibili (es. banchetti, convegni, fiere, ecc.) e limitati nel tempo (3 giorni), era possibile avviare il lavoratore e comunicare l’assunzione on line al Centro impiego (UNILav) entro i 5 giorni successivi.

Le esigenze di flessibilità del settore sono evidenti, molte volte le imprese si trovano di fronte ad eventi imprevedibili e devono gestire gli avviamenti repentinamente.

L’ultimo intervento normativo, invece (nonostante si tratti del testo sulle semplificazioni), limita proprio questa circostanza che era stata prevista dall’art. 10 del D.Lgs. n. 368/01 per il lavoro “extra”.

Dal 10 febbraio, quindi, l’unica ipotesi concessa ai datori di lavoro del settore turistico che si trovino in un momento di difficoltà operativa, è rimasta la possibilità di comunicare preventivamente in via telematica con modello UNIUrg i dati sintetici per un eventuale lavoratore del quale non conoscono tutti i dati, integrandolo nei 3 giorni successivi con UNILav.

Il Ministero precisa che, pur salvaguardando la peculiarità organizzativa del settore turismo, solo la comunicazione preventiva garantisce la corretta instaurazione del rapporto di lavoro ed evita l'applicazione della maxi sanzione per il lavoro nero.

Restano ancora in vigore, per tutti i settori, le deroghe alla preventiva comunicazione per i casi di urgenza e forza maggiore appositamente regolati. Le assunzioni effettuate a causa di forza maggiore, sono quelle avvenute a seguito di avvenimenti o esigenze di carattere straordinario che il datore di lavoro non avrebbe potuto oggettivamente prevedere con l’esercizio dell'ordinaria diligenza e che sono tali da imporre un'assunzione immediata.

In via esemplificativa (ma non esaustiva) sono da ricomprendere: gli eventi naturali catastrofici (incendi, alluvioni, uragani; terremoti, ecc.) e le ipotesi di assunzione non procrastinabile per sostituzione di lavoratori che comunicano la propria indisponibilità alla prestazione lavorativa il giorno stesso dell'assenza (es. i supplenti del settore scolastico).

Decreto flussi extraue per 35.000 stagionali pronto per la firma

Invii on line solo dopo la pubblicazione in GU, no click day. E’ pronto il decreto che autorizzerà l’ingresso di 35.000 extracomunitari stagionali in Italia da impiegare nei settori dell’agricoltura e turistico-alberghiero.

Il decreto attende ora la firma del Premier Monti, le domande di assunzione potranno essere inviate telematicamente solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (attesa per le prossime settimane).

Nella domanda di assunzione sarà possibile chiedere l’autorizzazione all’ingresso pluriennale. In questo modo, i datori potranno far entrate in Italia gli stessi lavoratori nei prossimi anni con una procedura più semplice e veloce e senza dover aspettare nuovi flussi d’ingresso.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 09.03.2012)

 

4)Parcella del professionista: Non rientra nella revocatoria fallimentare

La parcella del professionista, anche se liquidata solo qualche giorno prima dello stato di dissesto, non può essere oggetto di revocatoria fallimentare.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3686 del08.03.2012.

La vicenda ha riguardato il caso di una società fallita che qualche giorno prima della dichiarazione di dissesto da parte del Tribunale aveva liquidato al proprio Commercialista una parcella di 7 mila euro.

Su tale operazione si era opposta la curatela chiedendo la revoca del pagamento sulla base del fatto che il professionista, in quanto tale, non poteva essere all’oscuro delle condizioni economiche dell’azienda sua cliente.

Secondo i giudici supremi, si è trattato di una linea difensiva non condivisibile perché il Tribunale aveva valutato attentamente le intenzioni della commercialista, escludendo la piena consapevolezza della crisi dell’impresa.

Pertanto, la Suprema Corte di Cassazione ha chiesto l’esclusione della revocatoria nei confronti del Commercialista per la parcella riscossa a ridosso della dichiarazione di fallimento.

 

5) Determinazione del compenso: Non è nullo l’accordo verbale tra il professionista e il proprio cliente anche dopo il decreto liberalizzazioni

L’art. 9 del Decreto liberalizzazioni (n. 1 del 24.01.2012) non prevede che la mancata pattuizione del compenso al momento del conferimento dell’incarico, ovvero la mancata formulazione del preventivo, configuri un ipotesi di nullità del contratto.

Pertanto, ogni qualvolta il compenso non sia stabilito tra le parti, il professionista potrà ricorrere al giudice per la liquidazione del compenso ai sensi dell’att. 2233 c.c.

Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, con il documento, prot. 2858 del 09.03.2012, che ha rettificato la nota informativa n. 21 del 07.03.2012 (si veda, a tal fine, il mio articolo sulle novità fiscali del 08.03.2012) relativa ai pareri di liquidazione e la disciplina dei compensi a seguito dell’emanazione del citato decreto sulle liberalizzazioni.

Tra gli altri argomenti trattati, da evidenziare:

E’, comunque, preferibile, utilizzare la forma scritta sia per il preventivo sia per pattuire il compenso, nonché per l’indicazione degli estremi della polizza professionale.

Secondo il parere del CNDCEC, per il compenso dovuto per l’esecuzione di prestazioni giudiziarie, i giudici dovrebbero continuare ad utilizzare le tariffe giudiziarie. Invece, per la liquidazione giudiziale dei compensi dovuti per l’esecuzione di prestazioni professionali i giudici dovranno continuare ad applicare le tariffe professionali almeno fino all’emanazione dei parametri stabiliti dal Ministero vigilante (Ministero di Grazia e Giustizia).

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, documento rettificato, prot. 2858 del 09.03.2012)

 

6) Nuove misure in materia di diritto nazionale e comunitario: Modifiche anche in materia di sovra indebitamento; approvata riforma “golden share”

Misure del governo in materia di diritto nazionale e comunitario: Sono state adottate dal Consiglio dei Ministri nella seduta n. 18 del 09.03.2012.

Il Consiglio dei Ministri è, infatti, intervenuto su una vasta gamma di materie, relative a profili di diritto nazionale e comunitario.

Le misure adottate hanno riguardato:

- l’istituzione della “Giornata dell’Anniversario dell’Unità d’Italia”;

- la nuova disciplina in materia di poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale (cd. “golden share”);

- le nuove disposizioni in materia di sovraindebitamento;

- le modifiche alla legislazione italiana sul controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito di materiali da armamento;

- lo statuto dell’Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali;

- la ratifica della Carta europea delle lingue regionali e comunitarie;

- l’attuazione della normativa europea in tema di norme tecniche per le navi da passeggeri;

- l’esame di alcune leggi regionali.

Poteri speciali del governo (cd. “golden share”)

Il termine Golden share indica comunemente l’istituto giuridico, di origine anglosassone, grazie al quale un Governo può esercitare poteri speciali a seguito della privatizzazione o della vendita di parte del capitale di un’impresa pubblica.

La normativa, introdotta negli anni Novanta del secolo scorso, in concomitanza con l’avvio dei processi di privatizzazione delle imprese pubbliche, mira a salvaguardare l’interesse della società civile del Paese interessato.

Ad oggi, sono numerosi i Paesi europei che si sono dotati dello strumento, la cui compatibilità con il diritto UE è stata frequentemente vagliata in sede europea.

Con il Decreto Legge, approvato il 09.03.2012, in tema di poteri speciali del Governo sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e in quelli dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni, proposto dal Ministro per gli affari europei, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell’interno, della difesa, dell’economia e finanze e dello sviluppo economico, l’Italia si uniforma alla disciplina giuridica di cui alla normativa dell’UE, attribuendo all’Esecutivo poteri di intervento per tutelare gli interessi legittimi, essenziali e strategici del Paese.

Per il settore della difesa e della sicurezza nazionale, in caso di minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza, possono essere esercitati tre poteri speciali:

a) l’imposizione di specifiche condizioni nel caso di acquisto, a qualsiasi titolo, di partecipazioni in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale;

b) il veto all’adozione di delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione di un’impresa che svolge la predetta attività, aventi ad oggetto modifiche all’assetto societario, al mutamento dell’oggetto sociale, allo scioglimento delle società, alle cessioni di diritti reali o di utilizzo relativi a beni materiali o immateriali o l’assunzione di vincoli che ne condizionino l’impiego;

c) l’opposizione all’acquisto, a qualsiasi titolo, di partecipazioni in un’impresa che svolge attività di rilevanza strategica nel sistema della difesa e della sicurezza nazionale, da parte di un soggetto diverso dallo Stato italiano, o da enti pubblici italiani, qualora l’acquirente venga a detenere, direttamente o indirettamente, una partecipazione al capitale con diritto di voto in grado di compromettere nel caso specifico gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale.

Riguardo, invece, i settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni è prevista anzitutto una notifica al Governo delle delibere adottate da una società che abbia per effetto modifiche della titolarità, la fusione o la scissione.

È poi prevista la possibilità per il Governo di sottoporre a specifiche condizioni delibere, atti o operazioni che diano luogo ad una situazione di eccezionale minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti.

Infine, il Governo ha la possibilità di esercitare il potere di veto nel caso in cui il soggetto acquirente originario di un Paese extra-europeo si stabilisca all’interno dell’Unione attraverso l’acquisto di un’azienda o di un suo ramo.

In questi casi sono però necessari due presupposti supplementari:

a) la presenza di legami tra gli operatori coinvolti e organizzazioni criminali o con soggetti o enti ad esse collegati;

b) l’intervento sulla società deve essere idoneo a garantire la continuità degli approvvigionamenti; il mantenimento, la sicurezza e l’operatività delle reti e degli impianti; il libero accesso al mercato.

Con queste nuove norme il Governo mira anche a chiudere la procedura d’infrazione aperta nel 2009 dalla Commissione europea, in relazione alle disposizioni di cui alla legislazione attualmente vigente in Italia.

Disposizioni che oggi, sono oggetto di un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea deciso dalla Commissione europea lo scorso mese di novembre 2011.

Disposizioni in materia di sovra indebitamento

Il Consiglio dei Ministri ha poi approvato, su proposta del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e finanze, un disegno di legge di modifica della Legge 27.01.2012, n. 3, in materia di sovra indebitamento.

Il provvedimento, che trova giustificazione nell’attuale contesto di crisi economica che investe indifferentemente famiglie ed imprese, è volto, sul piano macroeconomico, a stimolare la spesa per beni di consumo e investimenti da parte delle PMI, allo scopo di invertire il trend negativo della domanda interna.

Il nuovo strumento per la gestione delle situazioni di conflitto nell’ambito dei rapporti civili ed economici pone il Paese in linea con la legislazione vigente negli altri Stati membri dell’area euro, già da tempo muniti di procedimenti esdebitatori, anche per i consumatori e le piccole imprese (da ultimo la Grecia con la legge n. 3869 del 2010).

Le norme si prefiggono inoltre l’obiettivo di provocare una deflazione del contenzioso in sede civile derivante dall’attività di recupero forzoso dei crediti.

Queste le novità principali:

In precedenza la legge prevedeva l’obbligatorietà dell’accordo tra debitore e creditori. La nuova impostazione introduce un criterio in base al quale anche i creditori che non aderiscono all’accordo possono essere assoggettati agli effetti della procedura in forza di un provvedimento di omologazione adottato dal tribunale.

In tal modo anche i creditori privilegiati che non aderiscono all’accordo perdono il diritto di vedersi soddisfatti integralmente e subito.

I creditori privilegiati potranno infatti essere vincolati dal provvedimento del tribunale che ritenga che non avrebbero potuto comunque ottenere di più.

Viene ridotta dal 70% al 60% la soglia prevista per il raggiungimento dell’accordo tra debitore non consumatore e creditori.

Si introduce una procedura dedicata per il consumatore debitore in base alla quale non è previsto l’accordo, ma la predisposizione (a spese del debitore) di un “piano” da parte di un apposito organismo di composizione della crisi che opera in veste di garante della fattibilità del piano di ristrutturazione.

Sicurezza per le navi da passeggeri

Per quanto riguarda le prescrizioni tecniche in per le navi da passeggeri, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, e dell’economia e finanze, ha recepito la direttiva comunitaria in tema di navigazione marittima.

Il provvedimento, doveroso per armonizzare la normativa comunitaria e quella nazionale, migliora i requisiti tecnici per le navi da passeggeri adibite a viaggi nazionali.

Leggi regionali

Il Consiglio dei Ministri ha, infine, esaminato 10 leggi regionali.

 

7) Iva al 21% sui cavalli d’allevamento non a destinazione agricola

Secondo la Corte Ue, sentenza Corte UE del 08.03.2012 procedimento C-596/10, si applica l’aliquota Iva nella misura ordinaria (21%) sui cavalli d’allevamento che non siano destinati all’attività agricola (o alimentare).

Gli eurogiudici sono giunti alla seguente conclusione: Non è conforme ai principi stabiliti nella sesta direttiva Iva una normativa nazionale, come quella di cui alla causa principale, che estende la possibilità di usufruire di un’aliquota Iva ridotta anche alla negoziazione di animali vivi, nello specifico equini, destinati a un uso diverso dalla destinazione alimentare o agricola.

E anche l’estensione della riduzione di aliquota Iva a operatori non soggetti passivi Iva è stata giudicata negativamente e i giudici hanno accolto, di conseguenza, la richiesta della parte ricorrente.

In atto nel nostro paese, ai fini IVA l’attività di allevamento dei cavalli effettuata nell’ambito agricolo, è disciplinata dall’art. 34 del D.P.R. n. 633 del 1972, mentre le attività connesse sono disciplinate dal successivo articolo 34/bis. A differenza dal settore impositivo diretto, sono destinatari del regime speciale anche le società. Ai fini IVA sono considerati destinatari del regime speciale anche gli organismi agricoli di intervento, e le cooperative e loro consorzi per la cessione (anche previa manipolazione o trasformazione) dei prodotti conferiti dai soci produttori agricoli.

L’allevamento di cavalli, in linea generale, anche a fini IVA è considerato attività agricola. La peculiarità consiste nel fatto che per l’applicazione dello speciale regime necessita la sussistenza congiunta di due requisiti:

- esercizio di una delle attività indicate dall’art. 2135 c.c., anche in forma associata;

- commercializzazione dei prodotti indicati nella tabella A parte prima allegata al DPR 633/1972.

Sebbene operante nel settore agricolo, il soggetto IVA non potrà applicare lo speciale regime se non produce i prodotti agricoli

Nel settore dell’allevamento equino, sulla vendita di cavalli vivi si applica l’aliquota IVA del 10%.

 

8) Flusso telematico Mod. 730-4: Entro il 31 marzo la comunicazione

Entro il 31 marzo i sostituti d’imposta devono comunicare all’Agenzia l’indirizzo telematico per ricevere i dati dei 730.

I centri di assistenza fiscale e i professionisti abilitati (iscritti all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e all’albo dei consulenti del lavoro) devono comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate il risultato contabile delle dichiarazioni 730 (modello 730-4).

L’Agenzia, entro 10 giorni dalla ricezione, mette a disposizione telematicamente questi dati ai sostituti d’imposta (datori di lavoro ed enti pensionistici) o a intermediari da questi incaricati.

Attenzione:

A partire dal 2012 tutti i sostituti d’imposta devono partecipare al flusso telematico inviando entro il 31 marzo i risultati finali dei modelli 730.

I sostituti d’imposta devono presentare il modello di Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate per comunicare l’indirizzo telematico dove ricevere il flusso delle comunicazioni relative ai 730-4.

La comunicazione non deve essere inviata dai sostituti d’imposta che hanno partecipato al flusso telematico dei modelli 730-4 nell’anno 2011.

La comunicazione deve contenere:

- l’utenza telematica presso cui il sostituto intende ricevere direttamente il mod. 730-4;

- se in possesso di più utenze, quella scelta per ricevere il modello;

- l’intermediario prescelto tra i soggetti incaricati alla trasmissione telematica.

Il modello deve essere presentato anche per comunicare la variazione dei dati già inviati (per es., intermediario incaricato, dati anagrafici, ecc.).

(Agenzia delle Entrate, nota del 09.03.2012)

 

Vincenzo D’Andò